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Dagli anni 70 agli anni 90

 

manifestazioni studentesche represse dalla polizia

Gli studenti

Un forte movimento di contestazione studentesca caratterizza la fine degli anni 60.
Partendo dalla protesta contro la guerra nel Vietnam, il pacifismo giovanile americano si era trasformato in un rifiuto più generale dei valori del consumismo e il mito del benessere. Centro delle contestazioni erano state le università.

Quasi tutte le maggiori città europee furono testimoni di manifestazioni più o meno pacifiche. La primavera di Praga vide le lotte studentesche contro il modello sovietico: furono represse con i carri armati russi. Il maggio francese vide le contestazioni violente, da parte degli studenti, del sistema politico ed economico, con episodi di guerriglia urbana soprattutto nel quartiere latino.

Anche gli studenti itaaliani delle università e delle scuole superiori parteciparono ai movimenti di protesta contestando i metodi di insegnamento troppo autoritari, il sistema scolastico troppo selettivo, e chiedevano la possibilità di organizzare assemblee, di partecipare alle scelte educative, e il diritto allo studio per tutti.

Il movimento giovanile di protesta ebbe una diffusione a livello mondiale ed affascinò un'intera generazione perché basato su valori forti quali la giustizia sociale, la pace, la lotta alla povertà.
Non solo: si trattava di un movimento utopistico che s'innalzava al di sopra delle piccinerie della politica egoista progettata momento per momento.
Infatti gli slogan tipici erano:"Siate realisti, chiedete l’impossibile"; "L’immaginazione al potere"; "Vogliamo tutto".
Anche i rapporti tra le generazioni cambiarono a partire dal rifiuto dell'autoritarismo in famiglia e a scuola. Anche le donne svilupparono un movimento detto "femminista" che richiedeva la parità di diritti e la fine delle discriminazioni.

Gli studenti manifestarono per mesi occupando scuole e piazze; molti furono gli scontri con la polizia (specialmente a Milano e Roma) e gli scontri fra gruppi di destra e di sinistra. Nacquero i primi gruppi extraparlamentari di sinistra (Lotta Continua, Potere Operaio) che collegavano le lotte studentesche alle lotte operaie, con intenti dichiaratamente rivoluzionari.

 

L’autunno caldo

autunno caldoLa crisi politica, sociale ed economica nata dal movimento del 68 trascinò i suoi effetti per tutti gli anni 70Il Sessantotto diede inizio a un periodo di crisi politica, sociale ed economica che durò per tutti gli anni Settanta.

L'inflazione era aumentata fortemente. Molteplici le cause: le difficoltà dell'agricoltura, il peso dello stato sociale, gli aumenti di stipendio, il rapido sviluppo delle città. Lo stato aumentò le tasse, le banche diminuirono i crediti: la produzione industriale diminuì e aumentò la disoccupazione.

Le proteste dei lavoratori furono molto accese e culminarono nell'autunno caldo del 1969.

Scadeva il contratto di lavoro di diverse categorie, tra cui i metalmeccanici: le agitazioni furono molto forti e i risultati ottenuti buoni: riduzioni dell'orario di lavoro, accordi sulle pensioni, istituzione della scala mobile, un meccanismo automatico di recupero nel salario dell'aumento del costo della vita.

Nel 1970 il movimento operaio ottenne lo "Statuto dei Lavoratori", un documento che dava regole precise ai poteri del datore di lavoro tutelando la sicurezza e i diritti politici e sindacali dei lavoratori. Nel 1972 i tre sindacati principali: CGIL, CISL, UIL si unirono in confederazione e furono riconosciuti quali interlocutori stabili di governo e industriali.

 

Anni di piombo

Il lungo periodo del terrorismo italiano ebbe inizio il 25 aprile del 69 con la bomba esplosa alla fiera di Milano. Vista la data l'attentato fu attribuita alla destra neofascista.

Nel mese di dicembre dello stesso anno una bomba esplosa nella Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana, a Milano uccise 16 persone e ne ferì un centinaio. Non vi furono rivendicazioni dell'attentato. La popolazione cominciò ad avere l'impressione di lottare contro un nemico invisibile e potente.

Allo stesso modo non furono rivendicati altri sanguinosi episodi, come i due attentati del 1974 in piazza della Loggia a Brescia durante un comizio sindacale e sul treno Italicus; o come la strage alla stazione di Bologna nell’agosto 1980, dove persero la vita 80 persone.

Quasi tutti i commentatori furono d'accordo nell'attribuire una matrice di destra agli attentati, ma in effetti i mandanti non sono stati mai scoperti, anche se qualche esecutore materiale è stato rintracciato negli ambienti di estrema destra.

 

Strategia della tensione e mutamenti sociali

Per bloccare l'avanzato potere dsei sindacati e della sinistra e approfittando di una situazione politica instabile alcuni gruppi terroristici, con l'appoggio di settori deviati dei servizi segreti, diedero luogo alla strategia della tensione.

Terribili stragi, provocati da bombe, funestarono il clima italiano, allo scopo, molto pobabilmente, di instaurare un'atmosfera di terrore tesa a favorire una svolta autoritaria.

Intanto sulla scia del Sessantotto cominciarono a mutare convinzioni radicate nel tessuto sociale. Anche la famiglia fu interessata a fondo dal mutamento: nel 1970 venne emanata la legge sul divorzio, che poi scatenò la battaglia politica sul tema sino al referendum, effettuato nel 1974 e vinto dai divorzisti.
Il movimento femminista fece un passo avanti per la parità tra uomo e donna con l’approvazione del nuovo diritto di famiglia nel 1975, e nel 1978 ottenne, con forti lacerazioni nell’opinione pubblica, la legge che permette l’aborto.

 

Enrico BerlinguerIl "compromesso storico"Aldo Moro

Gli anni settanta videro la fine dei governi di centro-sinistra e la costante avanzata del PCI, guidato da Enrico Berlinguer.
Egli diede un nuovo indirizzo alla politica dei comunisti italiani, proponendo l’eurocomunismo, cioè una "terza via" tra socialismo democratico e comunismo sovietico, e il cosiddetto "compromesso storico", cioè una collaborazione fra il PCI e la Democrazia cristiana.

Nelle elezioni del 1976 i comunisti ragiunsero quota 34,4%, rimanendo comunque il secondo partito italiano.
Il paese si dibatteva tra le difficoltà economiche e la paura del terrorismo.
Alcune frange estremiste dei contestatori del Sessantotto erano passati alla lotta armata contro lo Stato:
rapine e rapimenti per finanziarsi, ferimenti alle gambe ("gambizzazioni") di giornalisti, dirigenti industriali e politici. I terroristi s'illudevano, mediante gli attentati, di trascinare dalla loro parte studenti e operai, ma questo non avvenne, e i piccoli nuclei terroristici rimasero sempre sostanzialmente isolati.
I più famosi divennero le "Brigate Rosse", con "Prima linea" e i NAR, "Nuclei armati rivoluzionari".

L’assassinio Moro

Pareva giunto il momento di dare all'Italia governi più stabili e per farlo occorreva coinvolgere anche il PCI.

Nel luglio 1976 per la prima volta il PCI non si oppose ad un governo democristiano, votando l’astensione. Nel 1978 Aldo Moro, già a suo tempo padre del centro sinistra, preparò la formazione di un monocolore DC appoggiato esternamente dal PCI, (governo di solidarietà nazionale) guidato da Giulio Andreotti. Proprio nel giorno in cui il Parlamento avrebbe dovuto discutere il programma del governo e votare la fiducia, 16 marzo 1978, un commando delle "Brigate Rosse" tese un agguato a Moro, che venne rapito e la sua scorta trucidata. Dopo alcune settimane di prigionia Moro fu assassinato, e l'esperienza della "solidarietà" nazionale ebbe termine l'anno dopo. Con il rapimento Moro il terrorismo raggiunse il suo bersaglio più alto, ma iniziò una rapida decadenza.

Gli omicidi politici delle "Brigate Rosse" e di "Prima Linea" erano cominciati nel 1976. Vittime degli attentati furono magistrati, giornalisti, funzionari e agenti di polizia, uomini politici, dirigenti industriali e sindacalisti. Fino al 1981 durò la fase più acuta di violenza terrorista, i cosiddetti "anni di piombo", un periodo di estrema difficoltà per lo Stato e di timore e insicurezza per la popolazione.

 

Il movimento femminista

Il movimento femminista degli ani sessanta è figlio di un lungo percorso iniziato con le suffragette del primo 900 e proseguito con la lotta per i diritti politici, la parità uomo-donna, la fine delle discriminazioni. corteo di donne In Italia le donne ottennero il diritto di voto nel 1946 e durante gli anni Sessanta vennero ammesse a tutte le professioni, anche a quelle sino ad allora esclusivamente svolte da uomini.

Ma le donne non si accontentarono: rimisero in discussione il loro posto nella società, i rapporti con l'altro sesso, i ruoli in famiglia, i luoghi comuni più diffusi riguardo all'immagine femminile. Negli anni Settanta sorsero nuovi movimenti di donne negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e in Italia definiti femministi, e non femminili, per avere un rilievo politico e ideologico.

Gli anni Ottanta

Il terrorismo è sconfitto

Sandro PertiniL'assassinio di Moro aveva costituito il punto di partenza della parabola discendente del terrorismo. Interprete del desiderio della nazione di riconoscersi nella democrazia e sconfiggere il terrorismo fu Sandro Pertini, eletto presidente  della Repubblica pochi mesi dopo l’uccisione dello statista democristiano.  La catena di delitti isolò sempre più i terroristi, ormai odiati dalla popolazione, anche da quella minoranza che all’inizio non li aveva decisamente condannati.

Vi fu una forte reazione dello Stato che negli anni seguenti sconfisse il terrorismo. Fu il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa a coordinare le indagini che scoprirono e spezzarono la struttura delle "Brigate Rosse".
I terroristi furono tutti arrestati e processati, grazie anche alla collaborazione di coloro che si pentirono e si dissociarono dal movimento armato.

Il PCI comincia a declinare

Intanto l'inflazione era sempre altissima, la disoccupazione e i licenziamenti aumentavano. Le aziende, potendolo fare, si ristrutturavano automatizzandosi e aggravando, in tal modo, il fenomeno della disoccupazione.
I sindacati reagirono con il blocco degli stabilimenti, appoggiati senza riserve dal PCI. Questo muro contro muro si risolse in una sconfitta: una contro manifestazione di 40.000 operai e impiegati FIAT chiesero la riapertura delle fabbriche e la ripresa della produzione.

Il PCI e la sinistra sindacale furono sconfitti di nuovo nel 1985 quando indissero un referendum per ripristinare la scala mobile che era stata abolita da una legge dello stato.

 

Il rilancio socialista

Bettino CraxiGli anni 80 sono il periodo d'oro del PSI e di Bettino Craxi.
Giovanni Spadolini, repubblicano, era stato nel 1981 il primo presidente del consiglio non democristiano dopo il 1945. Dopo Spadolini il Presidente Pertini affidò l'incarico a Bettino Craxi, segretario del PSI.

Approfittando del fatto che senza i socialisti non era possibile formare un governo, e del fatto che i democristiani erano indisponibili a nuove intese con i comunisti, Craxi tenne per 4 anni la presidenza del consiglio con un pentapartito (DC, PSI, PRI, PLI, PSDI) in un periodo segnato da una forte ripresa economica dovuta alla riduzione dei prezzi del petrolio, alla ristrutturazione tecnologica avvenuta nelle aziende italiane e alla ripresa dei mercati internazionali. Purtroppo, però, contemporaneamente, aumentava in modo mostruoso il deficit del bilancio statale.

Ad accrescere il prestigio di Craxi contribuì anche il nuovo Concordato con la Santa Sede, che aggiornava i Patti Lateranensi del 1929. Craxi inoltre permise alla NATO di schierare sul territorio italiano i missilòi nucleari in funzione anti Patto di Varsavia. Questo costituì un forte avvicinamento con gli USA, ma provocò l'opposizione forte dei movimenti pacifisti e del PCI.

La mafia

Le origini

La mafia nacque in Sicilia nel medioevo e si adattò a tutti i cambiamenti storici e di potere, conservando la sua influenza sul territorio. Dopo l'unità d'Italia la mafia allargò il suo raggio d'azione in tutta la penisola e negli Stati Uniti, veicolata dall'emigrazione.

I motivi della prosperità mafiosa sono fondamentalmente due:

  • l'arretratezza economica delle regioni meridionali italiane e

  • l'assenza dello Stato in quelle regioni.

I mafiosi nell'ottocento erano un potere parallelo, spesso più potente dello stato: proteggevano i proprietari terrieri contro i braccianti, ottenevano voti, favori e finanziamenti, si facevano eleggere nelle amministrazioni pubbliche.

Il prefetto Mori, durante il fascismo, represse le cosche, almeno in superficie; in effetti la mafia proseguì ad esercitare la sua influenza economica e sociale senza dare nell'occhio.

Nel 1943 la mafia fu rilanciata dagli alleati perché si prestò a facilitarne lo sbarco; in cambio ottenne posti nell'amministrazione e nelle attività produttive. Dopo la caduta della monarchia la mafia appoggiò in Sicilia il movimento separatista; in seguito entrò in contatto con i partiti di governo. Caratteristica costante della mafia fu la sua abilità di essere prossima ai detentori del potere per approfittarne e condizionarlo. La Commissione Antimafia, all'opera dal 1962, illustra nei suoi rapporti gli intricati rapporti tra mafia e potere.

documento: Qui è morta la speranza dei palermitani onesti


L’omicidio di Dalla Chiesa colpì pesantemente l’opinione pubblica. Un anonimo mise sul luogo dell’attentato un cartello con scritto: "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti". Ecco come Giuseppe Ceresa raccontò l’evento su "la Repubblica" del 18 agosto 1982.

 Generale Dalla Chiesa"La mafia ha ucciso il prefetto di Palermo generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Insieme a lui è morta la moglie Emanuela Setti Carraro, 32 anni. Nell’agguato è morto anche l’agente che guidava la macchina di servizio della prefettura, Domenico Russo, 32 anni. L’agguato mortale è avvenuto ieri sera, attorno alle ventuno e dieci, nella centralissima via Isidoro Carini. Dalla Chiesa era seduto accanto alla moglie che guidava una "Al 12 Elegant".

Probabilmente aveva lasciato da pochi attimi la Prefettura di Palermo in via Cavour. L’agguato è scattato a pochi metri dal comando della Guardia di Finanza di piazza Don Sturzo. I killer hanno affiancato l’auto del prefetto e hanno esploso una raffica mortale con il micidiale mitra Kalashnikov.

Proprio l’altro ieri Dalla Chiesa si era incontrato a Palermo con il ministro delle Finanze Rino Formica e il comandante delle Fiamme Gialle generale Nicola Chiari. Al prefetto di Palermo era stato consegnato un rapporto riservatissimo elaborato dalla Guardia di Finanza che aveva compiuto indagini su 3200 mafiosi palermitani, accertamenti patrimoniali su duemila imprese e società in odor di mafia.

Ed era questa la pista che avevano cominciato a seguire gli investigatori palermitani. Scovare la mafia proprio sul nuovo terreno degli affari, combatterla a viso aperto tentando di fare la radiografia del potere economico nato dal riciclaggio del denaro sporco, dal traffico dell’eroina, dal commercio d’armi, dal contrabbando, dal grossissimo giro dei racket delle estorsioni che proprio negli ultimi mesi aveva ripreso vigore in dimensioni prima mai vista. In città nel giro di trenta giorni erano stati compiuti 18 attentati dinamitardi contro aziende, negozi, grossi depositi. Unico scopo terrorizzare gli imprenditori, mettere in ginocchio una città che in un anno e mezzo ha visto cadere più di duecento persone uccise dalla mafia».

Le ramificazioni mafiose

La mafia nelle controversie sindacali fu sempre dalla parte dei padroni contro i lavoratori, si intromette negli appalti e nei lavori pubblici, influenza i grossi finanziamenti, si occupa di traffico di droga,  di armi e di uomini; chiede la tangente ai negozianti... insomma: dove ci sono soldi la mafia c'è.

In Italia la mafia si è "regionalizzata": in Calabria è la "ndrangheta", in Campania la camorra, in Puglia la Sacra Corona Unita.
La cosiddetta "mafia dei colletti bianchi" è però presente nei luoghi del potere politico, Roma, ed economico, le città industriali e finanziarie del Nord.

 

Una piccola schiera di ostinati avversari della mafia

La potenza della mafia è veramente notevole non solo perché minaccia, ma anche perché lusinga e fa intravedere ai suoi "amici" la possibilità di una via facile e sicura al successo in una gara di appalto,  in un concorso pubblico, in una contesa elettorale. Spesso si è costretti a scegliere tra un modo apparente facile e sicuro di ottenere un vantaggio e l'inimicizia minacciosa di nemici potenti. Molti imprenditori sono stati costretti con le minacce a cedere le loro attività a mafiosi o loro amici, tanti funzionari e politici La strage di Capacisono stati convinti con la corruzione, molti di più con le minacce. Però ci sono stati e ci sono alcuni testardi decisi a lottare contro questo nemico infido e seminascosto, anche a costo del rischio della vita. Molti sono stati uccisi in questa "guerra", particolarmente violenta negli anni Ottanta e Novanta: politici come il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella e il deputato Pio La Torre; Carlo Alberto Dalla Chiesa, nominato prefetto di Palermo dopo i successi ottenuti contro il terrorismo; i magistrati Rocco Chinnici, Rosario Livatino, Giovanni Falcone Paolo Borsellino. Grazie a loro lo stato ha ottenuto importanti vittorie, ma bisogna sempre stare all'erta, perché la mafia ha mille volti e mille nomi, si sa travestire e sa entrare anche nelle stanze dove si dovrebbe lottare contro di essa. Spesso capita anche di vedere gruppi di potere (stampa, politici, magistrati) scambiarsi reciproche accuse di collusioni mafiose.

 

Mino Martinazzoli I vecchi partiti entrano in crisi

Dopo le elezioni del 92 i partiti che avevano formato le precedenti maggioranze avevano in teoria i numeri per formare un nuovo governo, ma PLI, DC, PSI, erano profondamente divisi tra loro e in più avevano perso prestigio nell'opinione pubblica a causa della scoperta di una diffusa corruzione a cui si sottoponevano per avere finanziamenti in cambio di favori.

Il presidente della repubblica, per formare governi dal volto più presentabile sul piano dell'onestà e della competenza affidò l'incarico a personalità di alta competenza economica: Giuliano Amato nello stesso 1992 e Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia, nel 1993.

Travolti dagli scandali di "Tangentopoli" si dissolvono il PSI e la DC. Quest'ultimo partito si rifonda parzialmente come Partito Popolare Italiano, ma molti componenti si disperdono in altri partiti o ne fondano di nuovi. Inoltre, data la tendenza bopolare che si va sviluppando nel sistema italiano, gli ex democristiani si dividono attestandosi alcuni con la destra e altri con la sinistra. Il primo segretario del niovo PPI è Mino Martinazzoli.

Lega Lombarda, Forza Italia, PDS, AN

Umberto BossiIl vuoto creato al centro dello schieramento politico dalla scomparsa di Democrazia Cristiana e Partito Socialista fu occupato a sorpresa da un partito fondato in pochi mesi dall'imprenditore Milanese Silvio Berlusconi: "Forza Italia". Il partito nasceva dal nulla, Silvio Berlusconi non aveva esperienza, eppure nel giro di poco tempo questo partito s'impone prepotentemente sulla scena politica italiana contribuendo a mandare ancora più in crisi la sinistra guidata dal PCI.

Ma altre forze comparivano sulla scena: nel 1987 esordiva la Lega Lombarda, una formazione politica molto aggressiva, che accusava i partiti tradizionali di corruzione e inefficienza e accusava lo stato centralista di favorire il parassitismo soprattutto a danno delle regioni del Nord ricco e produttivo. Il Leader della Lega, Umberto Bossi, persona dal linguaggio immediato e pittoresco, molto diverso da quello usato dai politici tradizionali, propose un programma federalista nel quale il Nord, resosi autonomo dal potere centrale dello Stato, avrebbe dovuto governarsi in proprio.

Silvio Berlusconi Il movimento divenne Lega Nord nel 1989 coalizzandosi con altre formazioni di ispirazione federalista e separatista. Nelle elezioni del 1992 la Lega ottenne ottimi risultati concentrati però nelle regioni settentrionali: oltre 20% dei voti in Lombardia, 15% in Piemonte, 18% nel Veneto.

Nello stesso periodo il PCI, anche a causa dei rivolgimenti che avvenivano nei paesi dell'est, si vide costretto a trasformarsi per sopravvivere. Il suo segretario Achille Occhetto guidò il partito all'allineamento con i partiti socialdemocratici europei, chiese ed ottenne l'ingresso nell'Internazionale socialista", modificò lo stesso nome della sua formazione da PCI a PDS (partito dei democratici di sinistra). I dissidenti uscirono dal PCI fondando Rifondazione Comunista.

Gianfranco FiniNel 1994 anche il Movimento Sociale Italiano comprese che la fase dello scontro ideologico era terminata. Gianfranco Fini, alla guida della destra italiana dopo la morte del leader Giorgio Almirante, diede vita ad Alleanza Nazionale (AN), un soggetto politico che accantonò l’eredità fascista cercando di proporsi in veste nuova all’elettorato.

 

Dal proporzionale al maggioritario

Per tentare un rimedio ai mali provocati dalla partitocrazia Mario Segni, ex democristiano, promosse un movimento referendario per passare dal sistema proporzionale a quello maggioritario. Quest'ultimo sistema avrebbe dovuto garantire maggiore governabilità e stabilità, una forte riduzione del numero dei partiti, una più frequente alternanza tra schieramenti di destra e di sinistra. Infatti il sistema proporzionale aveva visto aggregarsi intorno alla DC per quasi cinquant’anni diverse forze politiche senza una vera alternanza di governo, anche per lo scenario mondiale bloccato dalla lunga guerra fredda. Nel 1993 il referendum con una schiacciante maggioranza abolì la legge elettorale al Senato. Il Parlamento allora modificò il sistema elettorale italiano da proporzionale a maggioritario. Ma i problemi non sono stati risolti: il numero dei partiti è aumentato, le parentele forzate tra partiti molto diversi per poter vincere le elezioni rendono i governi molto nervosi e rendono possibili rovesciamenti di maggioranze. Alla fine degli anni 90 sono ormai quasi tutti convinti del maggioritario, ma i vari partiti non sono capaci di accordarsi su una legge elettorale che soddisfi le esigenze di tutti.

Centrodestra e centrosinistra

Il nuovo sistema elettorale cambiò il quadro politico. in Italia e portò ad un bipolarismo, ma "imperfetto". Normalmente nelle nazioni democratiche con un sistema elettorale maggioritario si scontrano due partiti o due gruppi di partiti. Chi vince le elezioni ottiene anche il consenso per governare, chi perde fa l’opposizione e attende nuove elezioni per vincerle e andare al governo: ci sono così le condizioni per una regolare alternanza di forze politiche alla guida del Paese.

Massimo D'Alema In Italia si sono costituiti due gruppi di partiti o "poli". Il polo di centrodestra, il Polo delle libertà, che comprende Forza Italia, Alleanza Nazionale e altri piccoli partiti tra i quali il CCD (Centro cristiano democratico) nato dalla dissoluzione della DC come forza politica dei cattolici conservatori.

Dalla parte opposta c’è il centrosinistra (o Ulivo dal nome che la coalizione assunse nelle elezioni del 1996). Il centrosinistra comprende il PDS, il PPI, i Democratici (partito fondato da Romano Prodi e Antonio di Pietro, uno dei giudici di "tangentopoli" che ha scelto di dedicarsi alla politica) e formazioni minori di orientamento socialista e repubblicano. A causa del sistema elettorale non ancora perfezionato e per il persistere di un male antico nella politica italiana, il trasformismo, il sistema bipolare risultò alla fine del millennio imperfetto perché alcuni gruppi politici o singoli parlamentari potevano passare da uno schieramento all’altro cambiando così gli esiti delle elezioni e facendo mancare la maggioranza alla coalizione vincente. Nelle elezioni del 1994 si affermò il Polo, alleato con la Lega; Silvio Berlusconi divenne capo del governo ma pochi mesi dopo fu abbandonato da Bossi e gli mancò la maggioranza. Nelle successive elezioni del 1996 prevalse l’Ulivo guidato da Romano Prodi, nuovo primo ministro; ma nel 1998 Rifondazione comunista tolse i propri voti al governo, che appoggiava dall’esterno. Formò quindi il governo per il centrosinistra Massimo D’Alema, leader dei Democratici di sinistra (DS) evoluzione del PDS.

 

Ultimo aggiornamento: 22-04-08