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lo stadio di san siro |
Dagli anni 70 agli anni 90
Gli studentiUn forte movimento di contestazione
studentesca caratterizza la fine degli anni 60. Quasi tutte le maggiori città europee furono testimoni di manifestazioni più o meno pacifiche. La primavera di Praga vide le lotte studentesche contro il modello sovietico: furono represse con i carri armati russi. Il maggio francese vide le contestazioni violente, da parte degli studenti, del sistema politico ed economico, con episodi di guerriglia urbana soprattutto nel quartiere latino. Anche gli studenti itaaliani delle università e delle scuole superiori parteciparono ai movimenti di protesta contestando i metodi di insegnamento troppo autoritari, il sistema scolastico troppo selettivo, e chiedevano la possibilità di organizzare assemblee, di partecipare alle scelte educative, e il diritto allo studio per tutti. Il movimento giovanile di protesta
ebbe una diffusione a livello mondiale ed affascinò un'intera generazione
perché basato su valori forti quali la giustizia sociale, la pace,
la lotta alla povertà. Gli studenti manifestarono per mesi occupando scuole e piazze; molti furono gli scontri con la polizia (specialmente a Milano e Roma) e gli scontri fra gruppi di destra e di sinistra. Nacquero i primi gruppi extraparlamentari di sinistra (Lotta Continua, Potere Operaio) che collegavano le lotte studentesche alle lotte operaie, con intenti dichiaratamente rivoluzionari.
L’autunno caldo
L'inflazione era aumentata fortemente. Molteplici le cause: le difficoltà dell'agricoltura, il peso dello stato sociale, gli aumenti di stipendio, il rapido sviluppo delle città. Lo stato aumentò le tasse, le banche diminuirono i crediti: la produzione industriale diminuì e aumentò la disoccupazione. Le proteste dei lavoratori furono molto accese e culminarono nell'autunno caldo del 1969. Scadeva il contratto di lavoro di diverse categorie, tra cui i metalmeccanici: le agitazioni furono molto forti e i risultati ottenuti buoni: riduzioni dell'orario di lavoro, accordi sulle pensioni, istituzione della scala mobile, un meccanismo automatico di recupero nel salario dell'aumento del costo della vita. Nel 1970 il movimento operaio ottenne lo "Statuto dei Lavoratori", un documento che dava regole precise ai poteri del datore di lavoro tutelando la sicurezza e i diritti politici e sindacali dei lavoratori. Nel 1972 i tre sindacati principali: CGIL, CISL, UIL si unirono in confederazione e furono riconosciuti quali interlocutori stabili di governo e industriali.
Anni di piomboIl lungo periodo del terrorismo italiano ebbe inizio il 25 aprile del 69 con la bomba esplosa alla fiera di Milano. Vista la data l'attentato fu attribuita alla destra neofascista. Nel mese di dicembre dello stesso anno una bomba esplosa nella Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana, a Milano uccise 16 persone e ne ferì un centinaio. Non vi furono rivendicazioni dell'attentato. La popolazione cominciò ad avere l'impressione di lottare contro un nemico invisibile e potente. Allo stesso modo non furono rivendicati altri sanguinosi episodi, come i due attentati del 1974 in piazza della Loggia a Brescia durante un comizio sindacale e sul treno Italicus; o come la strage alla stazione di Bologna nell’agosto 1980, dove persero la vita 80 persone. Quasi tutti i commentatori furono d'accordo nell'attribuire una matrice di destra agli attentati, ma in effetti i mandanti non sono stati mai scoperti, anche se qualche esecutore materiale è stato rintracciato negli ambienti di estrema destra.
Strategia della tensione e mutamenti sociali
Per bloccare l'avanzato potere dsei sindacati e della sinistra e approfittando di una situazione politica instabile alcuni gruppi terroristici, con l'appoggio di settori deviati dei servizi segreti, diedero luogo alla strategia della tensione.
Terribili stragi, provocati da bombe, funestarono il clima italiano, allo scopo, molto pobabilmente, di instaurare un'atmosfera di terrore tesa a favorire una svolta autoritaria. Intanto sulla scia del Sessantotto cominciarono a mutare convinzioni radicate nel tessuto sociale. Anche la
famiglia fu interessata a fondo dal mutamento: nel 1970 venne emanata la legge
sul divorzio, che poi scatenò la battaglia politica sul tema sino al
referendum, effettuato nel 1974 e vinto dai divorzisti.
Gli anni settanta videro la fine dei governi di centro-sinistra e la costante avanzata del PCI, guidato da Enrico Berlinguer. Nelle elezioni del 1976 i comunisti
ragiunsero quota 34,4%, rimanendo comunque il secondo partito italiano.
L’assassinio Moro
Nel luglio 1976 per la prima volta il PCI non si oppose ad un governo democristiano, votando l’astensione. Nel 1978 Aldo Moro, già a suo tempo padre del centro sinistra, preparò la formazione di un monocolore DC appoggiato esternamente dal PCI, (governo di solidarietà nazionale) guidato da Giulio Andreotti. Proprio nel giorno in cui il Parlamento avrebbe dovuto discutere il programma del governo e votare la fiducia, 16 marzo 1978, un commando delle "Brigate Rosse" tese un agguato a Moro, che venne rapito e la sua scorta trucidata. Dopo alcune settimane di prigionia Moro fu assassinato, e l'esperienza della "solidarietà" nazionale ebbe termine l'anno dopo. Con il rapimento Moro il terrorismo raggiunse il suo bersaglio più alto, ma iniziò una rapida decadenza. Gli omicidi politici delle "Brigate Rosse" e di "Prima Linea" erano cominciati nel 1976. Vittime degli attentati furono magistrati, giornalisti, funzionari e agenti di polizia, uomini politici, dirigenti industriali e sindacalisti. Fino al 1981 durò la fase più acuta di violenza terrorista, i cosiddetti "anni di piombo", un periodo di estrema difficoltà per lo Stato e di timore e insicurezza per la popolazione.
Il movimento femministaIl movimento femminista
degli ani sessanta è figlio di un lungo percorso iniziato con le suffragette
del primo 900 e proseguito con la lotta per i diritti politici, la parità
uomo-donna, la fine delle discriminazioni.
Ma le donne non si accontentarono: rimisero in discussione il loro posto nella società, i rapporti con l'altro sesso, i ruoli in famiglia, i luoghi comuni più diffusi riguardo all'immagine femminile. Negli anni Settanta sorsero nuovi movimenti di donne negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e in Italia definiti femministi, e non femminili, per avere un rilievo politico e ideologico. Gli anni Ottanta Il terrorismo è sconfitto
Vi fu una forte reazione dello Stato che
negli anni seguenti sconfisse il terrorismo. Fu il generale dei carabinieri
Carlo Alberto Dalla Chiesa a coordinare le indagini che scoprirono e spezzarono
la struttura delle "Brigate Rosse". Il PCI comincia a declinareIntanto l'inflazione era sempre
altissima, la disoccupazione e i licenziamenti aumentavano. Le aziende,
potendolo fare, si ristrutturavano automatizzandosi e aggravando, in tal
modo, il fenomeno della disoccupazione.
Approfittando del fatto che senza i socialisti non era possibile formare un governo, e del fatto che i democristiani erano indisponibili a nuove intese con i comunisti, Craxi tenne per 4 anni la presidenza del consiglio con un pentapartito (DC, PSI, PRI, PLI, PSDI) in un periodo segnato da una forte ripresa economica dovuta alla riduzione dei prezzi del petrolio, alla ristrutturazione tecnologica avvenuta nelle aziende italiane e alla ripresa dei mercati internazionali. Purtroppo, però, contemporaneamente, aumentava in modo mostruoso il deficit del bilancio statale. Ad accrescere il prestigio di Craxi contribuì anche il nuovo Concordato con la Santa Sede, che aggiornava i Patti Lateranensi del 1929. Craxi inoltre permise alla NATO di schierare sul territorio italiano i missilòi nucleari in funzione anti Patto di Varsavia. Questo costituì un forte avvicinamento con gli USA, ma provocò l'opposizione forte dei movimenti pacifisti e del PCI. La mafiaLe origini La mafia nacque in Sicilia nel medioevo e si adattò a tutti i cambiamenti storici e di potere, conservando la sua influenza sul territorio. Dopo l'unità d'Italia la mafia allargò il suo raggio d'azione in tutta la penisola e negli Stati Uniti, veicolata dall'emigrazione. I motivi della prosperità mafiosa sono fondamentalmente due:
I mafiosi nell'ottocento erano un potere parallelo, spesso più potente dello stato: proteggevano i proprietari terrieri contro i braccianti, ottenevano voti, favori e finanziamenti, si facevano eleggere nelle amministrazioni pubbliche. Il prefetto Mori, durante il fascismo, represse le cosche, almeno in superficie; in effetti la mafia proseguì ad esercitare la sua influenza economica e sociale senza dare nell'occhio. Nel 1943 la mafia fu rilanciata dagli alleati perché si prestò a facilitarne lo sbarco; in cambio ottenne posti nell'amministrazione e nelle attività produttive. Dopo la caduta della monarchia la mafia appoggiò in Sicilia il movimento separatista; in seguito entrò in contatto con i partiti di governo. Caratteristica costante della mafia fu la sua abilità di essere prossima ai detentori del potere per approfittarne e condizionarlo. La Commissione Antimafia, all'opera dal 1962, illustra nei suoi rapporti gli intricati rapporti tra mafia e potere.
Le ramificazioni mafiose La mafia nelle controversie
sindacali fu sempre dalla parte dei padroni contro i lavoratori, si
intromette negli appalti e nei lavori pubblici, influenza i grossi
finanziamenti, si occupa di traffico di droga, di armi e di uomini;
chiede la tangente ai negozianti... insomma: dove ci sono soldi la mafia
c'è. Una piccola schiera di ostinati avversari della mafia
Dopo le elezioni del 92 i partiti che avevano formato le precedenti maggioranze avevano in teoria i numeri per formare un nuovo governo, ma PLI, DC, PSI, erano profondamente divisi tra loro e in più avevano perso prestigio nell'opinione pubblica a causa della scoperta di una diffusa corruzione a cui si sottoponevano per avere finanziamenti in cambio di favori. Il presidente della repubblica, per formare governi dal volto più presentabile sul piano dell'onestà e della competenza affidò l'incarico a personalità di alta competenza economica: Giuliano Amato nello stesso 1992 e Carlo Azeglio Ciampi, ex governatore della Banca d’Italia, nel 1993. Travolti dagli scandali di "Tangentopoli" si dissolvono il PSI e la DC. Quest'ultimo partito si rifonda parzialmente come Partito Popolare Italiano, ma molti componenti si disperdono in altri partiti o ne fondano di nuovi. Inoltre, data la tendenza bopolare che si va sviluppando nel sistema italiano, gli ex democristiani si dividono attestandosi alcuni con la destra e altri con la sinistra. Il primo segretario del niovo PPI è Mino Martinazzoli. Lega Lombarda, Forza Italia, PDS, AN
Ma altre forze comparivano sulla scena: nel 1987 esordiva la Lega Lombarda, una formazione politica molto aggressiva, che accusava i partiti tradizionali di corruzione e inefficienza e accusava lo stato centralista di favorire il parassitismo soprattutto a danno delle regioni del Nord ricco e produttivo. Il Leader della Lega, Umberto Bossi, persona dal linguaggio immediato e pittoresco, molto diverso da quello usato dai politici tradizionali, propose un programma federalista nel quale il Nord, resosi autonomo dal potere centrale dello Stato, avrebbe dovuto governarsi in proprio.
Nello stesso periodo il PCI, anche a causa dei rivolgimenti che avvenivano nei paesi dell'est, si vide costretto a trasformarsi per sopravvivere. Il suo segretario Achille Occhetto guidò il partito all'allineamento con i partiti socialdemocratici europei, chiese ed ottenne l'ingresso nell'Internazionale socialista", modificò lo stesso nome della sua formazione da PCI a PDS (partito dei democratici di sinistra). I dissidenti uscirono dal PCI fondando Rifondazione Comunista.
Dal proporzionale al maggioritario Per tentare un rimedio ai mali provocati dalla partitocrazia Mario Segni, ex democristiano, promosse un movimento referendario per passare dal sistema proporzionale a quello maggioritario. Quest'ultimo sistema avrebbe dovuto garantire maggiore governabilità e stabilità, una forte riduzione del numero dei partiti, una più frequente alternanza tra schieramenti di destra e di sinistra. Infatti il sistema proporzionale aveva visto aggregarsi intorno alla DC per quasi cinquant’anni diverse forze politiche senza una vera alternanza di governo, anche per lo scenario mondiale bloccato dalla lunga guerra fredda. Nel 1993 il referendum con una schiacciante maggioranza abolì la legge elettorale al Senato. Il Parlamento allora modificò il sistema elettorale italiano da proporzionale a maggioritario. Ma i problemi non sono stati risolti: il numero dei partiti è aumentato, le parentele forzate tra partiti molto diversi per poter vincere le elezioni rendono i governi molto nervosi e rendono possibili rovesciamenti di maggioranze. Alla fine degli anni 90 sono ormai quasi tutti convinti del maggioritario, ma i vari partiti non sono capaci di accordarsi su una legge elettorale che soddisfi le esigenze di tutti. Centrodestra e centrosinistra Il nuovo sistema elettorale cambiò il quadro politico. in Italia e portò ad un bipolarismo, ma "imperfetto". Normalmente nelle nazioni democratiche con un sistema elettorale maggioritario si scontrano due partiti o due gruppi di partiti. Chi vince le elezioni ottiene anche il consenso per governare, chi perde fa l’opposizione e attende nuove elezioni per vincerle e andare al governo: ci sono così le condizioni per una regolare alternanza di forze politiche alla guida del Paese.
Dalla parte opposta c’è il centrosinistra (o Ulivo dal nome che la coalizione assunse nelle elezioni del 1996). Il centrosinistra comprende il PDS, il PPI, i Democratici (partito fondato da Romano Prodi e Antonio di Pietro, uno dei giudici di "tangentopoli" che ha scelto di dedicarsi alla politica) e formazioni minori di orientamento socialista e repubblicano. A causa del sistema elettorale non ancora perfezionato e per il persistere di un male antico nella politica italiana, il trasformismo, il sistema bipolare risultò alla fine del millennio imperfetto perché alcuni gruppi politici o singoli parlamentari potevano passare da uno schieramento all’altro cambiando così gli esiti delle elezioni e facendo mancare la maggioranza alla coalizione vincente. Nelle elezioni del 1994 si affermò il Polo, alleato con la Lega; Silvio Berlusconi divenne capo del governo ma pochi mesi dopo fu abbandonato da Bossi e gli mancò la maggioranza. Nelle successive elezioni del 1996 prevalse l’Ulivo guidato da Romano Prodi, nuovo primo ministro; ma nel 1998 Rifondazione comunista tolse i propri voti al governo, che appoggiava dall’esterno. Formò quindi il governo per il centrosinistra Massimo D’Alema, leader dei Democratici di sinistra (DS) evoluzione del PDS. |
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Ultimo aggiornamento:
06-02-10
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