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LETTURA
ll mio amico Walter Ravagnati ha scritto questa curiosa, ma documentata
ricostruzione dell'attentato di Sarajevo che diede inizio alla grande guerra.
Ringrazio Walter e giro a voi il documento.
Il caso talvolta fa la storia - Sarajevo 24 giugno 1914
Talvolta i fatti storici possono far sorridere.
A lezione si è parlato del cannoneggiamento al limite della farsa del Convento
dei Cappuccini a Milano nel maggio 1898. In un altra occasione, il prof.
Canavero ha citato un documento di fureria in cui si attesta che durante i moti
di Milano i colpi di cannone usati sarebbero stati in tutto soltanto nove: il
brillante generale Bava Beccaris, oltre che brillante stratega era anche
economo; aveva anche risparmiato sui soldi pubblici risparmiando sulla polvere
pirica mentre apriva l'immortale Breccia del Monforte.
Un altro accenno è stato fatto su alcuni particolari dell'attentato di Sarajevo
del 28 giugno 1914, che fu il detonatore della prima guerra mondiale insieme al
terrificante ed inarrestabile ingranaggio automatico
mobilitazione-guerra-svolgimento dei piani di attacco predeterminati presente in
tutti gli eserciti delle grandi potenze (sarà vero l'aneddoto che narra la
risposta data da uno sconsolato Kaiser - che chiedeva di bloccare la guerra - a
Moltke il giovane - che rispondeva che dopo l'ordine di mobilitazione, la tappa
successiva del piano sarebbe stata la Tour Eiffel - "suo zio mi avrebbe dato una
risposta diverse"?): l'arciduca, piuttosto grassottello a giudicare dalle foto
d'epoca, portava per ragioni estetiche una giubba cucita e non abbottonata, e
ciò aiutò il suo decesso ritardando i soccorsi.
Ma altrettanto buffo è quanto avvenne in quella incredibile giornata dal lato
della teutonica organizzazione di sicurezza che avrebbe dovuto salvaguardare
l'incolumità dell'erede al trono.
Prima di leggere quanto abbastanza efficacemente descrive un resoconto trovato
in rete (banalmente, Wikipedia, il primo che ho trovato, abbastanza efficace,
pur essendo migliore sotto l'aspetto grottesco quella di Barbara Tuchman in "I
cannoni d'agosto"), si tengano presenti un paio di cose:
1) L'arciduca aveva scelto bene l'occasione e la data della visita: era in
Bosnia Erzegovina in visita a manovre militari, certamente ostentate nei
confronti della Serbia, e la visita a Sarajevo cadeva proprio nell'anniversario
della battaglia del Kosovo (o della piana dei Merli) 28 giugno 1389, considerata
fonte di gran parte del sentimento nazionale serbo. Se doveva quindi scegliere
data ed occasione, aveva scelto perfettamente quelle giuste per cercarsi un
attentato.
2) Gli attentatori erano sei-sette ragazzotti scalcinati e male assortiti;
tuttavia erano stati addestrati (addestrati???? parolone) dai servizi segreti
serbi direttamente in territorio serbo sotto la stretta supervisione di
organismi governativi. La richiesta contenuta nel successivo ultimatum austriaco
di condurre direttamente le indagini, anche sotto questo aspetto era ben mirata,
ed il rifiuto serbo a quella condizione è comprensibile anche sotto questa luce.
Gavrilo Princip, l'uccisore dell'erede al trono e della sua moglie morganatica,
era un ragazzo di vent'anni minato dalla tubercolosi, un male che allora
lasciava breve aspettativa di vita.
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I sette giovani cospiratori erano inesperti con le armi, e fu solo grazie ad una
straordinaria sequenza di eventi che ebbero successo. Attorno alle 10:00
Francesco Ferdinando, sua moglie e i loro accompagnatori, partirono dal campo
militare di Filipovic, dove avevano effettuato una rapida rivista delle truppe.
La colonna era composta da sette automobili:
Nella prima: l'ispettore capo di Sarajevo e tre altri agenti di polizia.
Nella seconda: Il sindaco di Sarajevo, Fehim Efendi Curcic; il commissario di
polizia di Sarajevo, dottor Edmund Gerde.
Nella terza: Francesco Ferdinando; sua moglie Sofia; il governatore generale di
Bosnia Oskar Potiorek; la guardia del corpo di Francesco Ferdinando, il tenente
colonnello conte Franz von Harrach.
Nella quarta: il capo della cancelleria militare di Francesco Ferdinando, barone
Carl von Rumerskirch; la damigella di Sofia, contessa Wilma Lanyus von
Wellenberg; l'aiutante capo di Potiorek, tenente colonnello Erich Edler von
Merizzi; il tenente colonnello conte Alexander Boos-Waldeck.
Nella quinta: Adolf Egger, direttore dello stabilimento Fiat di Vienna; il
maggiore Paul Höger; il colonnello Karl Bardolff; e il dottor Ferdinand Fischer.
Nella sesta: il barone Andreas von Morsey; il capitano Pilz; altri membri dello
staff di Francesco Ferdinando e ufficiali bosniaci.
Nella settima: il maggiore Erich Ritter von Hüttenbrenner; il conte Josef zu
Erbach-Fürstenau; il tenente Robert Grein.
Alle 10:15 il corteo passò davanti al primo membro del gruppo, Mehmed
Mehmedbašic. Costui si era piazzato ad una finestra di un piano alto, ma in
seguito sostenne che non riuscì ad avere il bersaglio libero e decise di non
sparare per non mandare all'aria la missione allertando le autorità. Il secondo
membro, Nedeljko Cabrinovic, lanciò una bomba (o un candelotto di dinamite,
secondo alcuni resoconti) contro l'auto di Francesco Ferdinando, ma la mancò.
L'esplosione distrusse l'auto che stava immediatamente dietro, ferendo
gravemente i suoi occupanti, un poliziotto e diverse persone che stavano nella
folla. Cabrinovic inghiottì la sua pillola di cianuro e si gettò nelle basse
acque del fiume Miljacka. Il corteo accelerò in direzione del municipio, e sulla
scena scoppiò il caos. La polizia trascinò Cabrinovic fuori dal fiume, ed egli
venne picchiato duramente dalla folla prima di venire preso in custodia. La sua
pillola di cianuro era vecchia o con un dosaggio troppo debole e non funzionò.
Il fiume era profondo solo 10 centimetri e non riuscì ad affogarvisi. Alcuni
degli altri assassini, o perché presunsero che Francesco Ferdinando era stato
ucciso, o perché persero i nervi, abbandonarono la scena.
Arrivando al municipio per un ricevimento programmato, Francesco Ferdinando
mostrò comprensibili segni di stress, interrompendo un discorso di benvenuto
preparato dal sindaco Curcic per protestare: "Veniamo qui e la gente ci tira
addosso delle bombe". L'arciduca si calmò e il resto del ricevimento fu teso ma
senza incidenti. Funzionari e membri del seguito dell'arciduca discussero su
come guardarsi da un altro tentativo di uccisione senza giungere ad una
conclusione coerente. Un suggerimento perché le truppe di stanza fuori dalla
città venissero schierate lungo le strade, sembra venne respinto perché i
soldati non si erano portati le loro uniformi da parata alle manovre. La
sicurezza venne quindi lasciata alla piccola forza di polizia di Sarajevo.
L'unica ovvia misura presa fu che uno degli aiutanti militari di Francesco
Ferdinando prendesse una posizione protettiva sulla predella sinistra della sua
autovettura. Ciò è confermato dalle fotografie della scena fuori dal municipio.
I cospiratori restanti erano stati ostruiti dalla folla densa, e sembrò che il
piano per l'assassinio fosse fallito. Comunque, dopo il ricevimento al
municipio, Francesco Ferdinando decise di recarsi all'ospedale per visitare i
feriti dalla bomba di Cabrinovic. Nel frattempo, Gavrilo Princip era andato in
un vicino negozio di alimentari, o perché aveva rinunciato o perché riteneva che
l'attacco con la bomba avesse avuto successo. Uscendo vide l'auto aperta di
Francesco Ferdinando tornare indietro dopo aver sbagliato a svoltare, nei pressi
del Ponte Latino. L'autista, Franz Urban, non era stato avvisato del cambio di
programma e aveva proseguito lungo il percorso che avrebbe portato l'arciduca e
il suo seguito direttamente fuori dalla città. Avanzando verso il lato destro
della vettura, Princip esplose due colpi della sua pistola semiautomatica (Fabrique
Nationale M 1910 calibro 7,65×17 mm di fabbricazione belga; numero di serie:
19074). Il primo proiettile trapassò la fiancata del veicolo e colpì Sofia
all'addome, mentre il secondo colpì Francesco Ferdinando al collo, dove non era
protetto dal giubbetto antiproiettile che indossava. Princip sostenne in seguito
che la sua intenzione era di uccidere il governatore generale Potiorek, e non
Sofia.
Entrambe le vittime rimasero sedute dritte sull'auto, ma morirono mentre
venivano portate alla residenza del governatore per i soccorsi. Le ultime parole
di Francesco Ferdinando dopo essere stato colpito vennero riportate da von
Harrach come le seguenti "Sofia cara, non morire! Resta in vita per i nostri
figli!" ("Sopherl! Sopherl! Sterbe nicht! Bleibe am Leben für unsere Kinder!")
Princip cercò di togliersi la vita, prima ingerendo cianuro, e quindi con la sua
pistola, ma vomitò il veleno apparentemente inefficace, e la pistola gli venne
strappata di mano dai passanti prima che avesse la possibilità di esplodere un
altro colpo.
Fine citazione --------------------
Gavrilo Princip, fra tutti i personaggi di questa storia, riuscì quasi a
sopravvivere alla guerra - morirà per tubercolosi nel 1918, mentre dei suoi
complici solo uno fu catturato, mentre gli altri riuscirono a dileguarsi.
Un vero monumento alla precisione ed all'organizzazione teutonica.
Se non fosse stata la causa diretta o indiretta di milioni di morti potrebbe
essere l'argomento di un'operetta (tra i protagonisti citabili, ci sarebbe anche
la società segreta della "Mano Nera").
Walter Ravagnati
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