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seconda parteLO STERMINIO DEL POPOLO EBRAICO Ancora
peggiore fu il destino che Hitler riservò agli ebrei. Già nel 1938, con
le leggi razziali, essi erano stati perseguitati, licenziati dagli impieghi,
allontanati da ogni attività economica e isolati dal resto della popolazione.
A
partire dal 1941-42 Hitler decise di far letteralmente scomparire il popolo
ebraico dalla faccia della Terra. Per riuscire a comprendere la spaventosa
realtà di quella che il nazismo chiamò soluzione finale della questione
ebraica, sono sufficienti le cifre. In tutta l’Europa centrale e persino
in Germania, ma soprattutto nella Polonia occupata, furono allestiti dei
campi di sterminio (Dachau, Aushwitz, Bergen- Belsen, Chelmno, Belzec,
Sobibor, Treblinka, Maidanek ecc.), destinati esclusivamente al massacro
sistematico degli ebrei, con mezzi tecnici di un’efficienza e di una rapidità
agghiaccianti: dalle camere a gas ai forni crematori per sbarazzarsi rapidamente
dei cadaveri. Neppure l'Italia fu risparmiata dagli orrori della soluzione finale. Nel periodo della occupazione tedesca, dopo l'8 settembre del 1943, moltissimi ebrei furono perseguitati e inviati nei campi di sterminio. Purtroppo in molti casi i nazisti ebbero la collaborazione attiva dell'autorità fascista. Un caso tristemente noto è quello che riguarda gli ebrei di Roma. Il 20 settembre del 1943 le autorità fasciste romane chiesero alla comunità ebraica di versare 50 chili d'oro tedeschi entro otto giorni. Con grande fatica l'oro fu raccolto e proprio l'enormità della richiesta convinse gli ebrei romani che i fascisti e tedeschi preferivano sfruttarli piuttosto che sterminarli. Ma il 16 ottobre 1943 il ghetto di Roma, il quartiere dove vivevano gli ebrei, fu recintato con transenne e le case furono perquisite e svuotate. In poche ore, 1022 ebrei romani, uomini e donne, adulti, bambini e lattanti, giovani e anziani e persino malati e paralitici, furono caricati sui carri - bestiame, chiusi con catene e lucchetti e portati al campo di sterminio di Auschwitz. Dei 1022 ebrei catturati solo 16 sopravvissero. Non tutti gli ebrei
del nostro paese, per fortuna subirono la stessa sorte. Molti fuggirono
e si nascosero tenendo celata la loro identità, aiutati da moltissimi
italiani che condannavano il razzismo, l'antisemitismo e le persecuzioni
come una follia criminale.
In tutti i paesi occupati dai nazisti, dalla Francia alla Polonia, dal Belgio e dall’Olanda alla Iugoslavia e alla Grecia, nacquero e si svilupparono gruppi clandestini e di partigiani. Furono formazioni volontarie e spontanee di combattenti che presero le armi contro gli occupanti tedeschi, ostacolarono le loro attività e le loro comunicazioni con sabotaggi, agirono come informatori segreti degli anglo-americani. Molti di loro pagarono con la vita, con le torture, con il campo di concentramento il loro desiderio di battersi per la libertà dei loro paesi. La resistenza ( così fu chiamata in tutti i paesi l’opposizione e la lotta all’occupazione tedesca) costò cara alle popolazioni. Le autorità naziste, infatti, moltiplicarono le rappresaglie, gli arresti, le fucilazioni, la distruzione di case e talvolta di interi villaggi o quartieri cittadini. Si calcola che nella sola Francia i nazisti abbiano fucilato 25000 persone tra partigiani e ostaggi civili. I
nuclei di partigiani che costituirono la Resistenza europea spesso operavano
in contato con i loro governi democratici in esilio (quello polacco e
quello francese i particolare) che si erano costituiti a Londra. Sempre
da Londra, le trasmissioni radio destinate ai paesi occupati portarono
ogni giorno notizie e messaggi di speranza per tutti coloro che non si
rassegnavano alla dominazione nazista, e, spesso, segnali e informazioni
in codice per i partigiani.
A partire dalla metà
del 1942 l'andamento della guerra ebbe una svolta a favore degli alleati.
Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica vinsero tre importanti battaglie,
dopo le quali il Giappone e la Germania iniziarono a perdere terreno. Gli scioperi e il malcontento popolare in ItaliaIn Italia le notizie
dal fronte si facevano sempre più scoraggianti: neppure la propaganda
fascista riusciva più a tenerle nascoste. LA CADUTA DI MUSSOLINIIl 25 luglio 1943
si tenne a Roma una seduta del Gran Consiglio del fascismo, assemblea
che riuniva i più influenti gerarchi fascisti. L’8
settembre 1943 venne annunciato via radio che un armistizio con gli angloamericani
era stato firmato a Cassìbile in Sicilia. Per timore delle rappresaglie
tedesche, il re, il governo e gli alti comandi abbandonarono immediatamente
Roma. Nella fretta di fuggire e di salvarsi nessuno pensò alla sorte dei
soldati italiani lasciati privi di ordini a fronteggiare la reazione tedesca.
La radio aveva detto soltanto che dovevano rispondere agli attacchi da
qualunque parte provenissero. MUSSOLINI E LA REPUBBLICA DI SALO’ Subito
dopo l’8 settembre 1943, un commando tedesco riuscì a liberare Mussolini.
Quest’ultimo, con l’appoggio delle truppe tedesche, si insediò nell’Italia
centro- settentrionale e vi costituì la Repubblica Sociale Italiana (RSI),
detta anche Repubblica di Salò, dal nome della cittadina sul lago di Garda
dove ebbe sede il governo.
LA PRESA DI COSCIENZA DEI GIOVANI ITALIANINuto Revelli fu ufficiale degli alpini in Russia dove meritò una medaglia d’argento al valor militare. Partecipò poi alla Resistenza e fu decorato con altre due medaglie d’argento. Ha scritto una preziosa testimonianza della ritirata di Russia e della guerra partigiana in La Guerra dei poveri pubblicato nel 1962. La sua è una delle tante voci di molti giovani italiani che proprio durante al guerra, in Russia, in Africa o in Germania, scoprirono finalmente il vero volto del fascismo. La mia scelta partigiana l’avevo maturata sul fronte russo: là avevo imparato a odiare i tedeschi a disprezzare i fascisti… Nel sonno riaffioravano le visioni della ritirata, le incursioni dei carri armati, i villaggi in fiamme, gli assalti, le notti al gelo, i morti, i feriti, i pazzi… Dopo l’8 settembre vennero i giorni dei sogni, dell’entusiasmo… proprio nel ricordo dei morti in Russia, nel ricordo delle vittime della guerra fascista… Non ero più monarchico, non credevo più nei gradi. Era stato fascista, avevo dovuto capire tutto da solo quando ormai era troppo tardi. Adesso vivevo nella paura di sbagliare. Cominciava tuttavia un’epoca nuova… Finiti i giorni dello sbandamento, delle illusioni, delle speranze vuote cominciava la guerra vera.
La caduta del fascismo
i partiti politici avevano ripreso la loro attività. Per loro iniziativa
si costituivano clandestinamente nell' Italia occupata dai tedeschi i
comitati di liberazione nazionale (CLN). Essi coordinarono non solo la
guerra partigiana , ma anche tutte le altre attività legate alla propaganda
antifascista e ai contatti con le truppe alleate. Il 28 dicembre 1943 nei pressi del comune di Bagnolo (Reggio Emilia) furono fucilati i sette fratelli Cervi, colpevoli di aver ospitato e nascosto nella loro fattoria sei prigionieri alleati in fuga e un soldato italiano. Si salvò solo il padre, anch’egli arrestato ma più tardi rilasciato. L’episodio destò enorme commozione in tutta Italia e, più tardi, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi consegnò personalmente al vecchio padre, Alcide Cervi, la medaglia d’oro della Resistenza. Un grande studioso di diritto, Piero Calamandrei, scrisse queste righe per la madre dei sette fratelli morta di dolore. Quando
la sera tornavano dai campi
LA LIBERAZIONE DELL’EUROPADopo la sconfitta di Stalingrado, l’esercito tedesco dovette ritirarsi e abbandonare via via i territori dell’Unione Sovietica , quelli dell’Europa orientale e dei Balcani. La Germania continuava però a occupare la Francia. Per liberarla e dare inizio al definitivo attacco contro la Germania, il 6 giugno 1944 gli alleati sbarcarono in Normandia realizzando una delle più colossali operazioni militari della storia. Dopo durissimi combattimenti, il generale De Gaulle poté entrare a Parigi, alla testa delle truppe alleate. L’avanzata degli alleati, soprattutto in Francia e in Italia, fu duramente contrastata dai tedeschi, ma in ogni nazione occupata la Resistenza dette un’importante contributo alla liberazione. Nello stesso periodo le armate sovietiche erano all’offensiva sul fronte orientale costringendo così l’esercito tedesco a combattere contemporaneamente su più fronti. Nei Balcani un importante contributo alla lotta contro i tedeschi venne dato dai partigiani del comandante Josip Broz, conosciuto dai suoi uomini e poi da tutto il mondo come il maresciallo Tito. L’ultima offensiva fu sferrata contemporaneamente contro la Germania da ovest a est mentre i bombardamenti alleati radevano al suolo intere città. Berlino venne circondata mentre sul fiume Elba le truppe americane si incontravano con quelle sovietiche. Il 30 aprile 1945 Hitler si uccise con la sua compagna Eva Braun e altri capi nazisti. Pochi giorno dopo le armate tedesche si arresero in tutta l’Europa. LA LIBERAZIONE DEGLI ITALIANILa lunga avanzata delle truppe alleate, che risalivano la penisola da sud, portò anche alla progressiva liberazione dell'Italia. Diverse città: Firenze, Genova, Milano, Bologna, Torino, furono liberate dalle formazioni partigiane che riuscirono a precedere l'ingresso delle truppe alleate. Il 25 aprile 1945 il CLN ordinò l'insurrezione generale: i partigiani presero possesso di tutto il Nord, abbandonato dall'esercito tedesco in fuga. Mussolini
fu arrestato a Dongo, sul lago di Como mentre cercava di fuggire
in Svizzera vestito da soldato tedesco, e venne fucilato sul posto
con altri gerarchi fascisti.
Per gli italiani la Resistenza fu un evento molto importante, che molti vissero come un secondo Risorgimento. I combattimenti furono in numero variabile, come era logico che fosse per una guerra do popolo combattuta spontaneamente. Le stime degli studiosi parlano tuttavia di 100.000 partigiani che crebbero fino a 250.000 negli ultimi tempi. I caduti furono circa 35.000 e altrettanti i feriti. La Resistenza dimostrò così che il popolo italiano, prima trascinato dal fascismo in una guerra vergognosa al fianco dei nazisti e poi lasciato solo dal governo Badoglio, aveva ancora la capacità di ribellarsi e di combattere per la propria libertà. LA SCONFITTA DEL GIAPPONELa controffensiva
americana nel Pacifico progredì più lentamente dell'avanzata in Europa.
Pur perdendo via via terreno, il Giappone continuava a opporre una resistenza
disperata e accanita. Piloti suicidi (i kamikaze = vento
divino) si offrivano volontari per gettarsi contro le navi americane con
i loro aerei carichi di esplosivo. |
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Ultimo aggiornamento: 22-04-08 |