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seconda parte

LO STERMINIO DEL POPOLO EBRAICO

Ancora peggiore fu il destino che Hitler riservò agli ebrei. Già nel 1938, con le leggi razziali, essi erano stati perseguitati, licenziati dagli impieghi, allontanati da ogni attività economica e isolati dal resto della popolazione.
Con lo scoppio della guerra, gli ebrei tedeschi che non erano riusciti a scappare furono imprigionati e internati nei campi di concentramento; lo stesso avvenne via via agli ebrei dei territori occupati. In alcuni paesi di tradizione civile e democratica la reazione a tali provvedimenti fu esemplare. La stessa Danimarca collaborazionista, per esempio, si rifiutò di consegnare gli elenchi dei suoi cittadini ebrei e riuscì a farne fuggire gran parte nella neutrale Svezia.
Molti non ebrei e lo stesso sovrano danese, Cristiano X, applicarono sui loro abiti la stella gialla, il contrassegno che Hitler aveva imposto agli ebrei per renderli riconoscibili.

A partire dal 1941-42 Hitler decise di far letteralmente scomparire il popolo ebraico dalla faccia della Terra. Per riuscire a comprendere la spaventosa realtà di quella che il nazismo chiamò soluzione finale della questione ebraica, sono sufficienti le cifre. In tutta l’Europa centrale e persino in Germania, ma soprattutto nella Polonia occupata, furono allestiti dei campi di sterminio (Dachau, Aushwitz, Bergen- Belsen, Chelmno, Belzec, Sobibor, Treblinka, Maidanek ecc.), destinati esclusivamente al massacro sistematico degli ebrei, con mezzi tecnici di un’efficienza e di una rapidità agghiaccianti: dalle camere a gas ai forni crematori per sbarazzarsi rapidamente dei cadaveri.
Qui venne sterminata una quantità impressionante di ebrei che ancora oggi gli studiosi stentano a ricostruire con precisione: un numero compreso fra i 5 e i 6 milioni di persone. È impossibile trovare nell’intera storia dell’umanità una tragedia e un crimine che possano essere anche solo lontanamente paragonati allo sterminio del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale.

 

LO STERMINIO DEGLI EBREI ITALIANI

Neppure l'Italia fu risparmiata dagli orrori della soluzione finale. Nel periodo della occupazione tedesca, dopo l'8 settembre del 1943, moltissimi ebrei furono perseguitati e inviati nei campi di sterminio. Purtroppo in molti casi i nazisti ebbero la collaborazione attiva dell'autorità fascista. Un caso tristemente noto è quello che riguarda gli ebrei di Roma.

Il 20 settembre del 1943 le autorità fasciste romane chiesero alla comunità ebraica di versare 50 chili d'oro tedeschi entro otto giorni. Con grande fatica l'oro fu raccolto e proprio l'enormità della richiesta convinse gli ebrei romani che i fascisti e tedeschi preferivano sfruttarli piuttosto che sterminarli. Ma il 16 ottobre 1943 il ghetto di Roma, il quartiere dove vivevano gli ebrei, fu recintato con transenne e le case furono perquisite e svuotate. In poche ore, 1022 ebrei romani, uomini e donne, adulti, bambini e lattanti, giovani e anziani e persino malati e paralitici, furono caricati sui carri - bestiame, chiusi con catene e lucchetti e portati al campo di sterminio di Auschwitz. Dei 1022 ebrei catturati solo 16 sopravvissero.

Non tutti gli ebrei del nostro paese, per fortuna subirono la stessa sorte. Molti fuggirono e si nascosero tenendo celata la loro identità, aiutati da moltissimi italiani che condannavano il razzismo, l'antisemitismo e le persecuzioni come una follia criminale.

 

LA RESISTENZA EUROPEA

In tutti i paesi occupati dai nazisti, dalla Francia alla Polonia, dal Belgio e dall’Olanda alla Iugoslavia e alla Grecia, nacquero e si svilupparono gruppi clandestini e di partigiani. Furono formazioni volontarie e spontanee di combattenti che presero le armi contro gli occupanti tedeschi, ostacolarono le loro attività e le loro comunicazioni con sabotaggi, agirono come informatori segreti degli anglo-americani. Molti di loro pagarono con la vita, con le torture, con il campo di concentramento il loro desiderio di battersi per la libertà dei loro paesi.

La resistenza ( così fu chiamata in tutti i paesi l’opposizione e la lotta all’occupazione tedesca) costò cara alle popolazioni. Le autorità naziste, infatti, moltiplicarono le rappresaglie, gli arresti, le fucilazioni, la distruzione di case e talvolta di interi villaggi o quartieri cittadini. Si calcola che nella sola Francia i nazisti abbiano fucilato 25000 persone tra partigiani e ostaggi civili.

I nuclei di partigiani che costituirono la Resistenza europea spesso operavano in contato con i loro governi democratici in esilio (quello polacco e quello francese i particolare) che si erano costituiti a Londra. Sempre da Londra, le trasmissioni radio destinate ai paesi occupati portarono ogni giorno notizie e messaggi di speranza per tutti coloro che non si rassegnavano alla dominazione nazista, e, spesso, segnali e informazioni in codice per i partigiani.

 

GLI ALLEATI ALLA CONTROFFESSIVA

A partire dalla metà del 1942 l'andamento della guerra ebbe una svolta a favore degli alleati. Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica vinsero tre importanti battaglie, dopo le quali il Giappone e la Germania iniziarono a perdere terreno.
Nel giugno 1942 la flotta americana, ormai riorganizzata, riportò una netta vittoria su quella Giapponese presso le isole Midway, nell'oceano Pacifico.
Nell'ottobre dello stesso anno, le truppe inglesi sconfissero quelle italo-tedesche a El Alemain, nel deserto egiziano e le obbligarono a ritirarsi, abbandonando man mano tutto il Nordafrica.
Inoltre, nell'inverno 1942-43 la controffensiva sovietica riportò un grande successo a Stalingrado dove, dopo accaniti combattimenti, oltre 200.000 soldati tedeschi furono costretti ad arrendersi.
Infine, allo scopo di distruggere le industrie e le comunicazione della Germania e di ridurre le capacità di resistenza della popolazione tedesca, gli alleati iniziarono a bombardare massicciamente le città, i porti, i nodi ferroviari, adottando nei confronti dei nazisti la strategia che questi avevano impiegato nel 1940 contro Londra e le città inglesi. Molte città tedesche furono distrutte dai Bombardamenti a tappeto, che fecero un numero altissimo di vittime fra la popolazione civile.

Gli scioperi e il malcontento popolare in Italia

In Italia le notizie dal fronte si facevano sempre più scoraggianti: neppure la propaganda fascista riusciva più a tenerle nascoste.
Anche la vita civile era divenuta particolarmente difficile. I prezzi salivano e gran parte dei prodotti di largo consumo, divenuti molto scarsi, venivano razionati. Furono introdotte tessere che davano diritto a un massimo giornaliero di generi alimentari( per esempio, 150 grammi di pane a testa).
Nel marzo del 1943 iniziarono a Torino e Milano i primi scioperi operai contro il carovita, la fame, le sofferenze e i sacrifici imposti da una guerra che ben pochi italiani avevano voluto.
Fu una grande manifestazione popolare contro la guerra e la dimostrazione di un'avversione al fascismo e ai tedeschi che la propaganda ufficiale non riusciva più a controllare. Molti ormai avevano capito che l'Italia non avrebbe mai dovuto mettersi al seguito della Germania nazista e, soprattutto, che non poteva continuare a fare.
Industriali, movimenti cattolici e autorità della chiesa, anziani uomini politici liberali o nazionalisti riemersi dal passato, generali e capi militari: molti iniziarono a premere sulla corte di Vittorio Emanuele III affinché si prendessero contatti con le potenze alleate per arrivare a svincolarsi dalla Germania e firmare una pace separata. Intanto il 9 luglio 1943 le truppe alleate sbarcarono in Sicilia e rapidamente la conquistarono. Questo convinse alcuni alti esponente del regime fascista che era necessario abbandonare Mussolini e porre fine alla guerra.

LA CADUTA DI MUSSOLINI

Il 25 luglio 1943 si tenne a Roma una seduta del Gran Consiglio del fascismo, assemblea che riuniva i più influenti gerarchi fascisti.
Essi approvarono a larga maggioranza un ordine del giorno contrario a Mussolini e firmato persino dal genero del duce Galeazzo Ciano.
Il documento invitava il re a intervenire, riprendendo i poteri dei quali Mussolini si era appropriato.
Prontamente Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e formò un nuovo governo presieduto dall'anziano maresciallo Pietro Badoglio.
Il governo Badoglio dichiarò la soppressione del partito fascista e dei tribunali speciali, rimettendo in libertà coloro che erano stati arrestati o inviati al confino dal regime.
Iniziarono in varie città italiane le prime riunioni dei partiti politici: cattolici, liberali, repubblicani, socialisti e comunisti tentavano di riprendere contatto con l'opinione pubblica, dopo quasi 20 anni di persecuzione e condanne.
Molti speravano in una pace imminente ma il maresciallo Badoglio dichiarò che la guerra a fianco dei tedeschi continuava, iniziando tuttavia caute trattative segrete con il comando anglo - americano. Naturalmente i tedeschi non si fidarono e iniziarono a inviare in Italia nuove truppe. Forse per accelerare le decisioni di Badoglio, gli alleati intensificarono i bombardamenti aerei sulle città italiane.
Nel mese di agosto Napoli, Milano, Torino la stessa Roma subirono pesanti bombardamenti, con gravi perdite per la popolazione civile.

 

L’ITALIA IN GUERRA CONTRO I TEDESCHI

L’8 settembre 1943 venne annunciato via radio che un armistizio con gli angloamericani era stato firmato a Cassìbile in Sicilia. Per timore delle rappresaglie tedesche, il re, il governo e gli alti comandi abbandonarono immediatamente Roma. Nella fretta di fuggire e di salvarsi nessuno pensò alla sorte dei soldati italiani lasciati privi di ordini a fronteggiare la reazione tedesca. La radio aveva detto soltanto che dovevano rispondere agli attacchi da qualunque parte provenissero.
Incredibilmente nessuno, né il governo né gli alti comandi, si occupò delle truppe italiane sparse in tutto il Mediterraneo, in Grecia, nei Balcani, mentre alla flotta da guerra venne semplicemente ordinato di recarsi a Malta.
Si abbandonarono, così, interi corpi d’armata mentre gruppi di soldati italiani spontaneamente combattevano contro i tedeschi. Infine, il 13 ottobre il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania. Nel frattempo interi reparti italiani erano stati massacrati dalle truppe tedesche in Corsica, nei Balcani e in Grecia.
L’Italia meridionale venne, nel frattempo, liberata dagli alleati, sbarcati a Reggio Calabria e a Salerno. Dopo numerosi esempi di lotta popolare contro i tedeschi (Capua, Bari, Lanciano, Matera), Napoli riuscì a liberarsi da sola, con l’insurrezione delle quattro giornate; l’esercito italiano si ricostituì e combatté per due anni a fianco degli angloamericani.
Il governo Badoglio, rimasto senza prestigio e senza effettivi poteri, fu tenuto in vita dagli alleati solo perché assicurava la continuità della Stato italiano e la fedeltà dell’armistizio.
Intanto, era rientrato dalla Russia dove aveva trovato rifugiato Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani. Con il suo appoggio furono poi fermati i successivi governi italiani che videro la partecipazione dei partiti antifascisti.

MUSSOLINI E LA REPUBBLICA DI SALO’

Subito dopo l’8 settembre 1943, un commando tedesco riuscì a liberare Mussolini. Quest’ultimo, con l’appoggio delle truppe tedesche, si insediò nell’Italia centro- settentrionale e vi costituì la Repubblica Sociale Italiana (RSI), detta anche Repubblica di Salò, dal nome della cittadina sul lago di Garda dove ebbe sede il governo.
La RSI cercò il consenso popolare e varò un programma che risentiva delle antiche origini socialiste del duce. Il consenso non ci fu; Mussolini riuscì tuttavia ad attirare svariati giovani nell’esercito di Salò, illudendoli con proclami ispirati al patriottismo e all’onore e poi destinandoli al servizio dei tedeschi.
La maggior parte dei richiamati alle armi, però, non si presentò alle caserme: si nascose o si unì ai partigiani. Scarso successo ebbero i tentativi di arruolare i soldati italiani prigionieri in Germania.
Molti preferirono il campo di concentramento. Alcuni aderirono alla Repubblica Sociale e più tardi, una volta in Italia, in gran parte disertarono e passarono alla Resistenza. Il governo si Salò mostrò il suo volto cupo e feroce in mille occasioni.
Nel cosiddetto processo di Verona furono condannati a morte i fascisti che avevano votato contro Mussolini il 25 luglio. Venne fucilato anche lo stesso Ciano che il duce rifiutò di salvare benché fosse il padre dei suoi nipoti. Vennero fucilati anche gli ammiragli Luigi Mascherpa e Inigo Campioni, colpevoli di aver comandato la Resistenza italiana contro i tedeschi nelle isole dell’Egeo. Alla fine del 1943 l’Italia si trovò così divisa in due:

  • nel Centro- nord, la Repubblica di Salò, appoggiata dai tedeschi;

  • nel Mezzogiorno, il Regno d’Italia, sostenuto dalle truppe anglo- americane.

LA PRESA DI COSCIENZA DEI GIOVANI ITALIANI

Nuto Revelli fu ufficiale degli alpini in Russia dove meritò una medaglia d’argento al valor militare. Partecipò poi alla Resistenza e fu decorato con altre due medaglie d’argento. Ha scritto una preziosa testimonianza della ritirata di Russia e della guerra partigiana in La Guerra dei poveri pubblicato nel 1962. La sua è una delle tante voci di molti giovani italiani che proprio durante al guerra, in Russia, in Africa o in Germania, scoprirono finalmente il vero volto del fascismo.

La mia scelta partigiana l’avevo maturata sul fronte russo: là avevo imparato a odiare i tedeschi a disprezzare i fascisti… Nel sonno riaffioravano le visioni della ritirata, le incursioni dei carri armati, i villaggi in fiamme, gli assalti, le notti al gelo, i morti, i feriti, i pazzi… Dopo l’8 settembre vennero i giorni dei sogni, dell’entusiasmo… proprio nel ricordo dei morti in Russia, nel ricordo delle vittime della guerra fascista… Non ero più monarchico, non credevo più nei gradi. Era stato fascista, avevo dovuto capire tutto da solo quando ormai era troppo tardi. Adesso vivevo nella paura di sbagliare. Cominciava tuttavia un’epoca nuova… Finiti i giorni dello sbandamento, delle illusioni, delle speranze vuote cominciava la guerra vera.

 

Il cln e la guerra partigiana

La caduta del fascismo i partiti politici avevano ripreso la loro attività. Per loro iniziativa si costituivano clandestinamente nell' Italia occupata dai tedeschi i comitati di liberazione nazionale (CLN). Essi coordinarono non solo la guerra partigiana , ma anche tutte le altre attività legate alla propaganda antifascista e ai contatti con le truppe alleate.
I partigiani e la popolazione che li aiutava , sempre più numerosa, rischiavano la vita: i tedeschi e i fascisti li consideravano banditi e combattenti non regolari: quindi spesso li uccidevano sul posto o li torturavano. Molti civili innocenti vennero coinvolti nelle feroci rappresaglie attuate dai tedeschi e dai fascisti. A Marzabotto presso Bologna furono massacrate 1830 persone; alle Fosse Ardeatine presso Roma vennero fucilati 335 civili.
La guerra partigiana era quella che oggi si chiama una guerriglia, fatta di rapidi spostamenti e di piccoli attacchi di sorpresa , non certo di grandi battaglie che i partigiani non avrebbero potuto sostenere contro un nemico assai più numeroso e meglio armato.
Eppure la resistenza riuscì a liberare alcune zone e a governarle anche per periodi abbastanza lunghi: furono le cosiddette repubbliche partigiane che si formarono in Piemonte nella Val D'Ossola nelle Langhe e in varie località dell' Appennino.

I SETTE FRATELLI CERVI

Il 28 dicembre 1943 nei pressi del comune di Bagnolo (Reggio Emilia) furono fucilati i sette fratelli Cervi, colpevoli di aver ospitato e nascosto nella loro fattoria sei prigionieri alleati in fuga e un soldato italiano. Si salvò solo il padre, anch’egli arrestato ma più tardi rilasciato. L’episodio destò enorme commozione in tutta Italia e, più tardi, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi consegnò personalmente al vecchio padre, Alcide Cervi, la medaglia d’oro della Resistenza. Un grande studioso di diritto, Piero Calamandrei, scrisse queste righe per la madre dei sette fratelli morta di dolore.

Quando la sera tornavano dai campi
sette figli ed otto col padre
il suo sorriso attendeva sull’uscio
per annunciare che il desco era pronto
ma quando in un unico sparo
caddero in sette dinanzi a quel muro
la madre disse
non vi rimprovero o figli
d’avermi dato tanto dolore
l’avete fatto per un’idea
perché mai più nel mondo altre madri
debban soffrire la stessa mia pena
ma che ci faccio qui sulla soglia
se più la sera non tornerete
il padre è forte e rincuora i nipoti
dopo un raccolto ne viene un altro
ma io sono soltanto una mamma
o figli cari
vengo con voi. (Piero Calamandrei)

(ho ricevuto la seguente e-mail che riporto tale e quale)

Buongiorno, mi chiamo Fabrizio Piccinini, scrivo da Reggio Emilia.
Mi permetto di segnalarLe alcune imprecisioni nelle righe dedicate ai sette fratelli Cervi http://it.geocities.com/storia_novecento/ 
1) La fucilazione avvenne  all'alba del 28 Dicembre 1943 a Reggio, nel poligono di tiro: Bagnolo in Piano è invece il comune reggiano in cui la sera prima venne ucciso dai gappisti un gerarca fascista, operazione che fece scattare la rappresaglia repubblichina - appunto l'esecuzione senza processo dei sette Cervi e del "disertore" Quarto Camurri, detenuti da un mese per la loro antica militanza antifascista e per la loro precoce attività resistenziale (fra cui anche l'ospitalità di decine di militari, alleati e italiani).
 
2) Il padre, Alcide Cervi, non fu rilasciato ma evase una decina di giorni dopo il martirio, la notte fra il 7 e l'8 Gennaio 1944, approfittando del bombardamento alleato su Reggio che colpì anche il carcere San Tommaso dov'era rimasto - lo stesso bombardamento centrò anche il piccolo cimitero di Ospizio, dov'erano stati segretamente sepolti i i Cervi, scoperchiandone le bare. 
 
3) A quanto mi risulta ai sette partigiani venne conferita alla memoria la medaglia d'argento al valor militare.
 
Nella speranza di aver fatto cosa utile, colgo l'occasione per complimentarmi per il sito e per inviare cordiali saluti.
 
Fabrizio Piccinini
                                                                           

LA LIBERAZIONE DELL’EUROPA

Dopo la sconfitta di Stalingrado, l’esercito tedesco dovette ritirarsi e abbandonare via via i territori dell’Unione Sovietica , quelli dell’Europa orientale e dei Balcani.

La Germania continuava però a occupare la Francia. Per liberarla e dare inizio al definitivo attacco contro la Germania, il 6 giugno 1944 gli alleati sbarcarono in Normandia realizzando una delle più colossali operazioni militari della storia. Dopo durissimi combattimenti, il generale De Gaulle poté entrare a Parigi, alla testa delle truppe alleate.

L’avanzata degli alleati, soprattutto in Francia e in Italia, fu duramente contrastata dai tedeschi, ma in ogni nazione occupata la Resistenza dette un’importante contributo alla liberazione. Nello stesso periodo le armate sovietiche erano all’offensiva sul fronte orientale costringendo così l’esercito tedesco a combattere contemporaneamente su più fronti. Nei Balcani un importante contributo alla lotta contro i tedeschi venne dato dai partigiani del comandante Josip Broz, conosciuto dai suoi uomini e poi da tutto il mondo come il maresciallo Tito.

L’ultima offensiva fu sferrata contemporaneamente contro la Germania da ovest a est mentre i bombardamenti alleati radevano al suolo intere città. Berlino venne circondata mentre sul fiume Elba le truppe americane si incontravano con quelle sovietiche. Il 30 aprile 1945 Hitler si uccise con la sua compagna Eva Braun e altri capi nazisti. Pochi giorno dopo le armate tedesche si arresero in tutta l’Europa.

LA LIBERAZIONE DEGLI ITALIANI

La lunga avanzata delle truppe alleate, che risalivano la penisola da sud, portò anche alla progressiva liberazione dell'Italia. Diverse città: Firenze, Genova, Milano, Bologna, Torino, furono liberate dalle formazioni partigiane che riuscirono a precedere l'ingresso delle truppe alleate.

Il 25 aprile 1945 il CLN ordinò l'insurrezione generale: i partigiani presero possesso di tutto il Nord, abbandonato dall'esercito tedesco in fuga.

Mussolini fu arrestato a Dongo, sul lago di Como mentre cercava di fuggire in Svizzera vestito da soldato tedesco, e venne fucilato sul posto con altri gerarchi fascisti.

 

IL SIGNIFICATO DELLA RESISTENZA

Per gli italiani la Resistenza fu un evento molto importante, che molti vissero come un secondo Risorgimento.

I combattimenti furono in numero variabile, come era logico che fosse per una guerra do popolo combattuta spontaneamente. Le stime degli studiosi parlano tuttavia di 100.000 partigiani che crebbero fino a 250.000 negli ultimi tempi. I caduti furono circa 35.000 e altrettanti i feriti. La Resistenza dimostrò così che il popolo italiano, prima trascinato dal fascismo in una guerra vergognosa al fianco dei nazisti e poi lasciato solo dal governo Badoglio, aveva ancora la capacità di ribellarsi e di combattere per la propria libertà.

LA SCONFITTA DEL GIAPPONE

La controffensiva americana nel Pacifico progredì più lentamente dell'avanzata in Europa. Pur perdendo via via terreno, il Giappone continuava a opporre una resistenza disperata e accanita. Piloti suicidi (i kamikaze = vento divino) si offrivano volontari per gettarsi contro le navi americane con i loro aerei carichi di esplosivo.
Il presidente americano Harry S. Truman, che aveva sostituito il defunto Roosevelt si trovò di fronte alla drammatica decisione se usare o no la bomba atomica, una nuova terribile arma appena messa a punto. Per abbreviare la durata della guerra ed evitare quindi la perdita di altri soldati, Truman decise per il sì.
Il 6 e il 9 agosto 1945 dei bombardieri americani lanciarono la bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Esse vennero totalmente distrutte: oltre 150.000 furono i morti e altrettanti i feriti. Molte altre persone morirono in seguito per le conseguenze delle radiazioni. Il Giappone si arrese il 2 settembre 1945.
Terminò così la seconda guerra mondiale, la guerra più crudele e sanguinosa della storia.

 

Ultimo aggiornamento: 22-04-08