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lo stadio di san siro |
Dopo BresnevAlla morte di Bresnev nel 1982 l'URSS
si trovava in una situazione molto difficile: povertà diffusa, tecnologia
superata in molti campi, mancanza di un'industria di consumo, che eleva il
livello di vita di una popolazione. Anche i trasporti erano insufficienti
e male organizzati, mancavano prodotti di ogni genere e si era costituito
un diffuso mercato nero. La libertà d'opinione era fortemente limitata,
molti intellettuali stavano nei gulag o in carcere. Gorbaciov: una riforma apparentemente timida, ma rivoluzionariaNel 1985 fu eletto
segretario del PCUS Michail Gorbaciov, il quale, per la sua
giovinezza, aveva iniziato ad avere responsabilità politiche
solo dopo la morte di Stalin. La trasparenza e la
ristrutturazione sembravano essere il primo passo verso una riforma
radicale dei componenti del sistema; era come se dicesse:
sostituiamo tutti i corrotti con gente onesta e capace, diamo al
popolo la possibilità di controllare le persone che prendono le
decisioni vitali, e in questo modo salviamo economia e sistema.
Infatti i principi dell'economia di piano e del sistema politico non
sono messi in discussione. Glasnost e perestroikaGlasnost e perestroika (trasparenza e ristrutturazione): in pratica allontanamento dei dirigenti corrotti e incapaci, elezioni a scrutinio segreto dei nuovi dirigenti, possibilità di eleggere ai posti di responsabilità anche persone non appartenenti al partito.
La nuova costituzione dell'URSS del 1987 prevedeva:
Gorbaciov diede anche una maggiore economia alle aziende e concesse legittimità alla libera iniziativa in agricoltura e nella distribuzione (limitando il mercato nero). Concesse inoltre maggiore libertà al dissenso, alle chiese, agli intellettuali. Gli ostacoli a Gorbaciov erano inevitabili: dall'interno del sistema perché in tanti perdevano privilegi consolidati da tempo, dall'esterno del partito perché si volevano cambiamenti più rapidi e radicali come l'instaurazione dell'economia di mercato e la nascita di partiti alternativi al PCUS. I successi più clamorosi e importanti furono ottenuti in politica estera: ritiro dell'esercito sovietico dall'Afghanistan nel 1989, annunciò la sospensione unilaterale degli esperimenti nucleari e propose il disarmo internazionale. Liberismo reaganiano e la sfida di Gorbaciov sul disarmo
Il programma di Reagan aveva tre punti base: 1) diminuzione delle tasse; 2) riduzione delle spese per l'assistenza pubblica el'istruzione; 3) aumento delle spese militari per la costruzione di uno scudo spaziale che difendesse l'America da eventuali attacchi nucleari. Gorbaciov sfidò Reagan sul piano del dialogo e del disarmo, Reagan raccolse la sfida. Riduzione degli armamenti e nuovi rapporti con Cina e Vaticano
Non soltanto la volontà di
pace spinse i due presidenti a iniziare un parziale disarmo, ma
anche interessi economici e politici concreti. L'opinione pubblica
europea protestava con molta decisione contro i nuovi missili
americani installati in Belgio, Olanda, Inghilterra e Germania
Occidentale e Reagan non voleva creare difficoltà agli alleati
europei. Gorbaciov da parte sua, mediante il disarmo, tendeva a due
risultati importanti: dare sollievo alla dissestata economia
sovietica e ottenere l'appoggio dei paesi occidentali alle sue
riforme. Più di 2500 missili nucleari furono eliminati dall'Europa. All’accordo
sui missili europei seguirono altre proposte per la distruzione
delle armi chimiche e dei missili intercontinentali. I satelliti vanno per conto proprioTutti gli stati satelliti
dell'URSS, tra l'89 e il 90, si resero autonomi e crearono governi
democratici seguiti a libere elezioni cui parteciparono diversi
partiti. Si trattava della fine dell'era dei blocchi. Era una svolta storica, il crollo del
bipolarismo, cioè del sistema dei blocchi che aveva segnato l’epoca
della "guerra fredda". Polonia
Ungheria, Cecoslovacchia e BulgariaIn Ungheria, Cecoslovacchia e Bulgaria il passaggio dal regime comunista a quello democratico fu ancora più pacifico. In Ungheria il POSU Partito operaio socialista ungherese, si era già aperto a riforme economiche e aveva cambiato la classe dirigente: nel 1989 fece passare una nuova Costituzione che prevedeva più partiti. Nel 1990 le elezioni furono vinte dal raggruppamento di partiti di ispirazione cristiana, il Forum democratico, guidato da Jozsef Antalì. Anche in Cecoslovacchia il passaggio alla democrazia fu naturale: imponenti manifestazioni di massa dall’agosto al novembre 1989 portarono a radicali trasformazioni nelle istituzioni. Alexander Dubcek, leader della "primavera di Praga", divenne capo della assemblea legislativa; Vaclaw Havel, che aveva guidato il movimento di opposizione Forum civico, ottenne la presidenza della Repubblica federale ceca. Nel 1993 la Slovacchia si costituì in repubblica autonoma, staccandosi dalla Repubblica ceca, formata da Boemia e Moravia. Le successive elezioni confermarono il ruolo ormai non più dominante del Partito comunista in entrambi gli Stati. In Bulgaria invece i dirigenti comunisti guidarono il processo di cambiamento, anche se spinti dalla pressione popolare. Stabilirono elezioni libere che nel 1990 confermarono al potere l’ex Partito comunista, ma in un quadro politico non più di regime e secondo garanzie volute da una nuova La RomaniaIn Romania il passaggio di regime fu invece travagliato e violento. Qui Nicolae Ceaucescu governava in modo autoritario e dispotico, proclamandosi Conducator, condottiero, della nazione e promuovendo una politica autonoma da Mosca: nel 1968 non era intervenuto a Praga, ora criticava le riforme di Gorbaciov. Voleva apparire come il difensore degli interessi nazionali rumeni, ma in realtà governava reprimendo spietatamente ogni forma di opposizione. La popolazione viveva in una diffusa povertà e priva di libertà. Alle rivolte di alcune città desiderose di riforme economiche e politiche il dittatore rispose con l’esercito provocando centinaia di morti. Nel dicembre 1989 la protesta si estese alla capitale Bucarest e parte dell’esercito solidarizzò con la popolazione. La guerra civile in Romania vide da una parte il Fronte di salvezza nazionale, formato da ex comunisti, militari e oppositori del regime, dall’altra i fedelissimi di Ceausescu e la polizia segreta. Il breve ma sanguinano conflitto si concluse con l’esecuzione sommaria di Ceausescu e con libere elezioni che segnarono la vittoria del Fronte.
La caduta del muro
L'URSS cessa di esistereLe riforme di Gorbaciov avevano anche lo scopo di far sopravvivere l'Unione Sovietica, ma le spinte liberalizzatrici creavano aspettative di libertà ed autonomia anche nelle repubbliche dello stato federale sovietico. L'Unione Sovietica era un mosaico complesso di nazioni ed etnie difficili da tenere insieme, ma sottomesse, fino ad allora dalla forza del partito comunista. Anche se Gorbaciov non intendeva rinunciare al partito unico, già con le elezioni del 1989 si manifestarono tendenze a promuovere la nascita di nuovi partiti; ma la nascita del pluralismo avrebbe avuto come conseguenza inevitabile la fine del controllo di Mosca sugli stati dell'Unione. Nel febbraio 1990 l’URSS divenne una Repubblica presidenziale e Gorbaciov, già segretario del Partito, venne eletto presidente nel marzo 1990. Ma fu la sua ultima vittoria perché lo Stato sovietico era ormai disgregato. I paesi baltici costituirono formazioni politiche non comuniste e cercarono di ottenere l'indipendenza. Nel Caucaso le forti rivalità religiose ed etniche tra l'Armenia cristiana e l'Arzebaigian musulmano degenerarono in eccidi delle minoranze armene in Azerbaigian e azere in Armenia. Le stragi terminarono grazie all'intervento dell'Armata Rossa. Gli stati sovietici dell'Asia Centrale, di religione musulmana, risentivano delle forti spinte autonomiste provenienti dal vicino mondo islamico. Tante diversità politiche,
etniche, religiose portarono al collasso dell'Unione Sovietica e
alla caduta di Gorbaciov. Nell'agosto del 91 i conservatori, legati al vecchio partito comunista e guidati da alcuni generali dell'esercito, tentarono un colpo di stato e arrestarono lo stesso Gorbaciov. Grazie alla ferma opposizione dela popolazione guidata da Boris Jeltzin, il principale rappresentante delle nuove forze politiche emergenti. Il fallimento del colpo di Stato fece precipitare rapidamente la situazione:
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Ultimo aggiornamento:
06-02-10
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