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Dittature e democrazie: EuropaLA REPUBBLICA DI WEIMAR
Dopo la sconfitta militare della prima guerra mondiale, in Germania era stata proclamata la repubblica. La repubblica tedesca fu detta di Weimar perché in questa piccola città (dove era vissuto il grande poeta Wolfgang Goethe, 1749-1832) venne trasferita la capitale. Il nuovo Stato si dette una costituzione democratica, parlamentare e federale. Presidente fu eletto il socialdemocratico Friedrich Ebert. La situazione politica, economica e sociale della
repubblica era tuttavia difficilissima e il paese era fortemente
lacerato da conflitti e disordini. Nazionalisti e militari
contestavano le punitive condizioni dei trattati di pace; altissimo
era il numero dei disoccupati perché l’industria non riusciva a
riprendersi; i socialisti rivoluzionari e i comunisti tentarono più
volte di ribellarsi, ma le rivolte furono schiacciate dall’esercito
e i loro capi, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, furono uccisi
(1919)
A causa delle spese affrontate per la guerra, della crisi dell’economia, delle forti somme (le "riparazioni") che la Germania era stata condannata a pagare ai paesi vincitori, crollò il valore della moneta tedesca(il marco). L’inflazione fece salire alle stelle il costo dei beni di prima necessità: una pagnotta, che nel 1915 costava un marco, si vendeva nel 1923 a circa 2 milioni di marchi. Vennero stampate miliardi di banconote che tuttavia non valevano nulla. Per fare la spesa giornaliera una famiglia tedesca spendeva nel 1923 da 2 a 3 miliardi di marchi. I moderati e i piccoli borghesi, rovinati dall’inflazione e spaventati dai disordini e dai tentativi rivoluzionari, si orientarono verso il nazionalismo e i partiti di destra, proprio mentre i governi socialdemocratici riuscivano lentamente a riprendere in mano l’economia e ad arrestare l’inflazione. Ma era ormai troppo tardi. In questo clima di grandi incertezze e di forti tensioni sociali, nel 1925 venne eletto presidente della repubblica (1925-34) il maresciallo Hindenburg, uno dei comandanti dell’esercito tedesco nella prima guerra mondiale. Egli era sostenuto dagli ambienti militaristi e nazionalisti, fautori di un governo autoritario. LA DOTTRINA DEL NAZISMO La dottrina nazista sosteneva la superiorità dei popoli nordici (ariani) e in particolare dei tedeschi su tutte le altre popolazioni mondiali. La Germania aveva il compito di affermare tale superiorità e di combattere chi si opponeva. Hitler affermava che erano gli ebrei a ostacolare il successo della razza tedesca sulle altre razze del mondo. Tale assurda dottrina si basava su un concetto, quello della superiorità di una razza sulle altre, che non ha nessun fondamento. Addirittura, scientificamente non ha senso l’idea stessa che esistano differenti razze umane; quello che differenzia gli individui provenienti da un luogo diverso della Terra (il colore della pelle, gli occhi più o meno allungati, i capelli ricci o lisci) sono solo caratteristiche fisiche che nei secoli e nei millenni si sono sviluppate in modo diverso. Ma queste caratteristiche fisiche non hanno niente a che vedere con l’intelligenza in generale, con le capacità e le qualità di ciascun individuo. Ogni popolo nella storia raggiunge un proprio livello di cultura e di sviluppo sulla base di un complesso di fattori, tra i quali la "razza", cioè l’origine (o etnia), non conta assolutamente nulla. In realtà dietro le assurdità del nazismo, dietro la pretesa superiorità del popolo tedesco, si nascondeva solo la volontà di rivincita di un paese sconfitto. La spinta decisiva verso l’affermazione del nazismo venne dalla grande crisi economica che nel 1929 colpì gli Stati Uniti e poi tutto l’Occidente: crebbe ancora il numero dei disoccupati, peggiorarono le condizioni di vita e si diffuse il malcontento. Nelle elezioni del 1930 il partito di Hitler ottenne 107 deputati. Nel frattempo le squadre armate costituite dai nazisti moltiplicarono gli atti di violenza contro gli avversari politici, senza che le autorità di governo riuscissero o volessero impedirlo. documento: LA GERMANIA DEVE CONQUISTARE IL MONDOPer rendersi conto dell'assurda follia della dottrina nazista non c'è modo migliore che rifarsi alle parole stesse di Hitler. Riproduciamo la prima pagina di Mein Kampf.
Il Reich non deve avere assemblee che decidono a maggioranza
né capi elettivi. Bisogna attribuire la direzione suprema alle migliori teste
della comunità nazionale. Non vi saranno maggioranze ma individui che comandano
e la decisione sarà affare di un uomo solo. Non si può giungere alla conquista
dei territori perduti innalzando preghiere a Dio o sperando nella società delle
Nazioni, ma soltanto con la forza armata. La Germania deve conquistare di nuovo
altri territori dell'Europa. Chiunque desidera la vittoria della pace in questo
mondo, deve dedicarsi con tutti i mezzi alla causa della conquista del mondo
da parte dei tedeschi. L'idea della pace troverà compimento solo il giorno in
cui l'uomo superiore a tutti avrà conquistato e soggiogato il mondo, diventando
padrone della Terra.
Il nazismo usò come suo simbolo preferito la svastica, o croce uncinata. Si trattava di una figura legata ad antichi culti del sole che furono attribuiti, pare sbagliando, a popolazioni di origine indoeuropea o ariana. Per questo motivo il simbolo della svastica fu adottato alla fine dell'ottocento da alcuni movimenti antiebraici, dai quali poi il nazismo lo riprese. Un altro simbolo usato di frequente dal nazismo e dal fascismo fu l'aquila. Animale maestoso e re dei cieli esso fu frequentemente adottato nel corso della storia da famiglie reali e imperiali fra cui gli Asburgo e i Romanov in Russia. Di origine militaresca fu invece il simbolo della fronda di quercia che tradizionalmente adornvano le decorazioni già in epoca prussiana.
Hitler nel gennaio del 1933 fu nominato cancelliere. Alla morte del presidente Hindenburg (1934) assunse la carica di capo dello stato. In questa veste Hitler prese una serie di decisioni che lo portarono a diventare capo assoluto della Germania e a riunire nelle sue mani un potere senza limiti e senza controllo:
La repubblica veniva sciolta e nasceva il terzo Reich. Reich significa impero: il primo era stato quello medievale, il secondo quello fondato da Guglielmo I e da Bismark nel 1871, il terzo quello del popolo tedesco guidato da Hitler stesso, il Fuhrer. "Un popolo, un capo" fu il motto del nazismo. Il partito nazista e lo stato tedesco divennero praticamente la stessa cosa. Nel 1934 Hitler creò la Gestapo, una polizia politica, e un tribunale speciale per i delitti di alto tradimento. Gli avversari politici del nazismo furono condannati a morte o imprigionati. Dalle università e dalle scuole tedesche furono espulsi tutti gli studenti e i docenti di origine ebraica. Coloro che non vollero sottoscrivere una dichiarazione di fede nazista furono allontanati. Dalla Germania emigrarono il fisico Albert Einstein, lo scrittore Tomas Mann, il filosofo Karl Jaspers ; dall'Austria fuggì Sigmund Freud fondatore della psicanalisi. A partire dal 1938 le persecuzioni contro gli Ebrei divennero ancora più dure e violente: essi furono esclusi da tutte le attività commerciali e industriali; le loro abitazioni vennero sequestrate e rivendute; molte famiglie furono inviate ai campi di concentramento. Iniziava così quella crudele politica che, nel corso della seconda guerra mondiale, avrebbe portato allo sterminio di cinque milioni di ebrei. Per difendere la purezza e la sanità della razza il nazismo perseguitò anche gli zingari, gli omosessuali, i malati di mente, i bambini handicappati o malformati. Una volta preso il potere Hitler mirò ad un unico obiettivo: la rivincita dopo la sconfitta del 1918 e, in prospettiva, il dominio mondiale. La Germania per realizzare questo progetto non poteva sperare in aiuti esterni, quindi indirizzò tutto lo sviluppo industriale a questo scopo. Venne potenziata l'agricoltura per poter alimentare tutta
la nazione in caso di guerra, senza dipendere dalle importazioni. All'industria
fu affidato un ruolo di primo piano nel riarmo del paese. Occorreva infatti
ricostruire una flotta da guerra, una forte aviazione, dotare l'esercito di
nuovi e moderni armamenti. Tutto ciò fu realizzato con il pieno sostegno dei
grandi gruppi industriali tedeschi.
Le crisi economiche seguite alla prima guerra mondiale, la rinascita del nazionalismo, il timore delle rivoluzioni rosse ebbero notevole peso anche in altre nazioni europee. Sembrò allora a molti che il ricorso a una politica autoritaria, o addirittura alla figura di un dittatore avrebbe potuto risolvere i gravi problemi del dopoguerra.
I PROBLEMI DELLA FRANCIA E DELL’INGHILTERRAIn Francia e Inghilterra il sistema democratico rimase ben saldo. Tuttavia le due nazioni conobbero tra le due guerre un periodo di scarsa stabilità politica, a causa della continua alternanza fra governi socialisti e conservatori. Ciò impedì una ferma opposizione ala minaccia per la pace rappresentata dal nazismo e dal fascismo. Gli anni fra le due grandi guerre mondiali furono difficili anche per la Francia. Nel giro di 21 anni furono costituiti ben 42 governi, della durata media di sei mesi. Destra e sinistra potevano contare più o meno sullo stesso numero di elettori ma erano frammentare in diversi partiti, spesso in disaccordo tra loro. Mancava invece un partito che, stando al centro, potesse allearsi con l’una o l’altra parte e costituire un governo più stabile. Vi furono tuttavia anche dei primi ministri abili e capaci, come il conservatore Raymond Poincaré e il socialista Léon Blum, che riuscirono ad affrontare con serietà le difficoltà economiche di tale periodo. E così in Francia rimase ben saldo il
sistema democratico fondato su libere elezioni: i movimenti autoritari non vi
trovarono spazio. L’alternarsi dei diversi governi è in
generale un fatto molto positivo per la democrazia. Il partito che governa è
infatti consapevole che gli elettori lo giudicano per ciò che fa e che, se non
sono soddisfatti, voteranno, nelle prossime elezioni, per il partito di opposizione.
Questo è un forte stimolo a governare bene, in modo da essere giudicati positivamente
dagli elettori. In questo particolare caso, tuttavia, l’alternarsi dei governi
di tendenze diverse in Francia e in Inghilterra ebbe anche un effetto negativo
in politica estera. Infatti, nei confronti della Germania di Hitler e dell’Italia
di Mussolini, Francia e Inghilterra ebbero una posizione oscillante.
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Ultimo aggiornamento:
30-09-10
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