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lo stadio di san siro |
Impero sovieticoIn base agli accordi di Jalta e Potsdam i paesi dell'Europa Orientale entrati nell'orbita sovietica (Polonia, Ungheria, Romania, Jugoslavia, Albania, Bulgaria) diventarono satelliti politici dell'URSS. Infatti nell'immediato dopoguerra in questi paesi vi fu un pluralismo di partiti di cui facevano parte anche i partiti comunisti. Ma all'URSS questo pluralismo non andava bene perché essa doveva ricostruire la propria economia facendo leva anche sulle risorse dei paesi controllati. Questa fedeltà diventava tanto più importante mentre cresceva la guerra fredda con gli USA. Così tutti i paesi dell'Europa Orientale passarono ad un governo a partito unico. Nel 1947 salì al potere in Polonia il Partito Operaio Unificato controllato dai comunisti. In Cecoslovacchia un colpo di stato nel 1948 eliminò i dirigenti democratici. In Ungheria, Romania, Bulgaria e Germania orientale L'URSS intervenne direttamente con la forza per imporre governi fedeli e sottomessi. Fu repressa ogni tipo do opposizione e qualunque libertà di stampa o di opinione; furono perseguitate anche le chiese cattolica e ortodossa e fu abolita la libertà di culto.
Il Patto di VarsaviaIl coordinamento dell'azione politica ed economica dei satelliti dell'URSS fu assicurato dal COMINFORM e dal COMECON. La prima sigla si riferisce all'organismo che coordinava i partiti comunisti al potere, la seconda all'organismo addetto all'armonizzazione dell'economia dei paesi orientali con i piani di sviluppo dell'URSS. I due organismi furono fondati nel 1947. Stalin morì nel 1953. Nel 1955 fu istituito il Patto di Varsavia in funzione anti NATO. Oltre che la difesa reciproca tale Patto prevedeva il principio d'intervento delle truppe del patto all'interno dei paesi aderenti in caso di rivolte. Già nel 1953 ne era scoppiata una a Berlino dove gli operai erano insorti contro le dure condizioni di lavoro ed erano stati repressi dalla polizia coadiuvata dalle truppe dell'Armata Rossa. Nel 1956 in Polonia una
serie di disordini fu risolta cambiando la classe dirigente al
potere, mentre per domare la rivolta ungherese dello stesso anno
occorse un intervento massiccio dei carri armati sovietici. La
sanguinosa repressione di Budapest ebbe forti ripercussioni
politiche in Occidente e servì da monito politico agli altri paesi
satelliti dell'URSS. Solo la Jugoslavia, che non aveva neanche
aderito al patto di Varsavia, mantenne la sua indipendenza
dall'Unione Sovietica. La Jugoslavia era stato l'unico paese dell'Est capace di liberarsi da solo dai tedeschi. Tito nel 1945 aveva proclamato la Repubblica Socialista Jugoslava, una federazione multietnica (serbi, montenegrini, sloveni, croati, bosniaci, macedoni, kosovari, musulmani). Tito volle un'economia meno centralizzata di quella sovietica, mantenne la piccola proprietà e introdusse l'autogestione nelle fabbriche. Accusata di deviazionismo la Jugoslavia fu espulsa dal Cominform. Questa posizione autonoma permise alla Jugoslavia di rivedere aiuti dall'Occidente e a Tito di affermarsi come leader di prestigio nei Paesi non allineati. Attacco al mito di StalinPur mantenendo il mondo in una situazione di tensione e paura continue, la guerra fredda non sfociò mai in un conflitto aperto tra le due superpotenze. Qualcosa sembrava potesse cambiare alla morte di Stalin. Questi aveva avuto il merito di sconfiggere il nazismo, ma aveva instaurato un controllo personale e totale della società russa facendo ricorso alla polizia segreta, al terrore, al carcere, ai campi di lavoro. Dopo una lunga lotta tra i candidati alla successione di Stalin l'ebbe vinta Nikita Krusciov. Questi rimase al potere per circa 10 anni ed impose la politica della destalinizzazione. Nel congresso del PCUS del 1956 Krusciov accusò Stalin di aver creato il culto della propria personalità a danno dello stato, e di aver commesso molti crimini contro gli oppositori. Krusciov valorizzò l'agricoltura, che era stata trascurata da Stalin, decentrò in parte le decisioni della programmazione economica e aprì qualche spiraglio alla libertà di espressione artistica. Il potere di Krusciov servì a sostituire la classe dirigente staliniana e a rompere qualche primo mattoncino del massiccio edificio dell'URSS. Nel periodo Kruscioviano si alternarono momenti di disgelo ad altri di contrasto duro, come nella crisi dei missili sovietici a Cuba. L'epoca di Krusciov è stata segnata da due avvenimenti storici di rilievo per l'umanità: il lancio del primo uomo nello spazio (Juri Gagarin 1961) che seguiva il lancio del primo satellite artificiale del 1957, e la costruzione del muro di Berlino.
Il muro di Berlino fu il simbolo visibile
della divisione tra i due blocchi. Ininterrotti furono i
tentativi di fuga dei cittadini della Germania Est verso la Germania Ovest;
molti pagarono con la vita questo loro desiderio di raggiungere la libertà e
condizioni di vita migliori. L’era BreznevKrusciov fu sostituito da una triade formata dal capo dello stato Podgorni, dal primo ministro Kossighin e dal capo del partito Breznev. Gradatamente fu quest'ultimo ad emergere fino ad assumere, nel 1977, anche la carica di capo dello stato. Durante l'epoca Breznev l'economia sovietica dette cenni di debolezza: lo stato spendeva molto in ricerca spaziale e armamenti, ma non produceva cereali a sufficienza, tanto da essere costretto ad acquistare grano dagli USA; d'altra parte anche l'industria dava segni di cedimento nei settori non direttamente interessati alla guerra e alla ricerca spaziale. Gli stati satelliti diventavano sempre più irrequieti e la politica di Breznev nei loro confronti fu dura e intransigente, applicando pienamente la dottrina della sovranità limitata sancita dal Patto di Varsavia. Nel 1968 i dirigenti comunisti cecoslovacchi capeggiati da Alexander Dubcek e appoggiati dalla popolazione vollero delle riforme verso una società più libera ed un socialismo dal volto umano. Questi esperimenti suscitarono gli entusiasmi dei giovani Cecoslovacchi, e nuove speranze nell'opinione pubblica mondiale, ma furono stroncati dai carri armati del Patto di Varsavia. Dubcek fu emarginato, Breznev impose alla Cecoslovacchia una classe dirigente più ortodossa rispetto alle direttive di Mosca. Primi scricchiolii del bloccoOltre alla Cecoslovacchia anche altri stati satelliti chiedevano maggiore autonomia da Mosca. Il dittatore romeno Ceausescu rivendicò un maggior distacco dalla politica moscovita, anche se negò sempre libertà e partecipazione al suo popolo. In Polonia negli anni settanta si susseguirono violente rivolte operaie sfociate, nel 1980, nella costituzione di un forte sindacato, Solidarnos, appoggiato dalla chiesa cattolica. Il regime comunista polacco reagì nel 1981 con il colpo di stato del generale Jaruselski, che mise fuori legge solidarnos e ne arresto i maggiori esponenti. Ma non solo tra i paesi satelliti crescevano le richieste di maggiore libertà, anche gli intellettuali dell'URSS esprimevano con forza l'esigenza di una vita più libera e degna di essere vissuta, e per questo subirono durissime repressioni da parte di Breznev.
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Ultimo aggiornamento:
06-02-10
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