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LARIVOLUZIONE INDUSTRIALE

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chiave: FABBRICA
Sin dalla Preistoria l'uomo ha avuto bisogno
di trasformare le materie prime in manufatti o prodotti adatti a
soddisfare le sue esigenze e a migliorare il suo tenore di vita:
già dall'antichità ha imparato a usare macchine sempre più
complesse.
Il
rapporto tra l'essere umano, la macchina e l'oggetto prodotto
cambia gradualmente, ma in maniera sempre più radicale: l'uomo
non lavora più nella bottega o nell'industria
famigliare, diviso dagli altri; non esegue
più il lavoro nella sua completezza; non produce più separato
dalla macchina. I:'uomo va a lavorare in fabbrica.
La.
fabbrica, luogo adeguatamente predi' sposto e attrezzato, è lo
stabilimento in cui si' svolge l'attività industriale, cioè la
produzione basata sull'uso della macchina, sulla divisione del
lavoro, sulla concentrazione di manodopera e sulla retribuzione
salariale.
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1. Le guerre di Successione
La prima metà del
Settecento europeo fu dominata da tre guerre di Successione,
scoppiate con il pretesto di contese dinastiche, cioè di successione al
trono. In realtà erano guerre di potenza, in cui ciascuno Stato
intendeva affermare la propria superiorità. Prima la Spagna, poi la
Polonia, infine l'Austria furono al centro di conflitti che
sconvolsero i precedenti equilibri.
La guerra di
Successione spagnola fu originata dalla pretesa di Luigi XIV di ottenere
la corona spagnola per il proprio nipote Filippo di Borbone: morto il re
di Spagna Carlo II, il Re Sole, che ne aveva sposato la figlia,
sosteneva il proprio diritto al trono. Ma le altre potenze europee
(prima Inghilterra, Olanda e Austria, poi anche Portogallo e Savoia)
videro in questo disegno una grave minaccia per la propria indipendenza
e scatenarono una guerra (1701) che si concluse con la sconfitta della
Francia.
La pace (Trattato di Utrecht, 1713) stabilì che
Filippo di Borbone sarebbe divenuto re di Spagna, ma gli impose di
cedere all'Austria i Paesi Bassi del Sud e i possedimenti italiani (la
Lombardia, il Regno di Napoli e la Sardegna). La Sicilia fu assegnata al
duca di Savoia Vittorio Amedeo II (nel 1713 ottenne il titolo di re di
Sicilia). Nel 1718 Amedo II scambiò la Sicilia con la Sardegna,
divenendo re di Sardegna.
Le guerre di Successione polacca (1733-1738) e di Successione
austriaca (1740-1748) rimisero in discussione la stabilità
dell'Europa alterando gli equilibri che si erano precedentemente
affermati. La pace di Aquisgrana (1748) ridisegnò la carta geopolitica
dell'Europa.
L'Italia ne uscì così
suddivisa:
- Regno di Sardegna
(che comprendeva il Piemonte con la capitale Torino, la Valle
d'Aosta, la Savoia, Nizza) a Carlo Emanuele III di Savoia;
- Ducato di Milano
all'Austria;
- Venezia repubblica
indipendente;
- Genova repubblica
indi pendente;
- Toscana ai
granduchi di Lorena (parenti degli Asburgo d'Austria);
- Ducato di Parma e
Pia cenza ai Borbone (parenti del re di Spagna);
- Stato pontificio
al papa;
- Regno delle Due
Sicilie (Napoli e la Sicilia) a Car lo III di Borbone.
2.
Le nuove potenze europee
In quegli stessi
anni alla ribalta dell'Europa si affacciavano nuove nazioni, sino ad
allora rimaste confinate nei loro territori ai margini del continente;
ma alcune di esse divennero col tempo tanto potenti, sul piano militare
ed economico, da assumere un peso crescente nella politica europea. La
Svezia, già protagonista della guerra dei Trent'Anni, era uno
Stato prospero grazie alle miniere di ferro e al commercio baltico,
mentre la debole Polonia fu vittima di una brutale spartizione
tra la Prussia, la Russia e l'Austria.
La
Prussia, una regione baltica incuneata nel regno di Polonia, durante
la Riforma luterana era stata riconosciuta come ducato protestante e
assegnata ai duchi di Hohenzollern (1515): costoro, partecipando a una
serie di guerre vittoriose, l'avevano considerevolmente ampliata.
Nel
1701 l'imperatore d'Austria, in cambio della neutralità della Prussia
nella guerra di Successione spagnola, concesse a Federico I Hohenzollern
il titolo di re. Da allora la Prussia praticò una politica di potenza
che aveva come obiettivo un sempre maggiore allargamento del territorio,
e come strumento un esercito numeroso, disciplinato e forte.
Altra
nazione con cui gli Stati europei dovettero imparare a misurarsi era la
Russia. Sino all'inizio del 1700 essa non aveva quasi avuto
rapporti con il resto dell'Europa, prima perché travolta dalle invasioni
dei Mongoli, poi perché occupata a reprimere le continue rivolte delle
popolazioni asiatiche sottomesse nel corso del XVI e del XVII secolo.
L'immenso Paese faceva capo ai principi di Mosca, che lo mantennero in
condizioni di grave arretratezza sociale ed economica sino a quando
prese il potere Pietro il Grande (1689): attraverso una serie di
riforme che si ispiravano al modello occidentale, imposte con
inesorabile fermezza, egli impresse alla Russia un volto più moderno.
Particolarmente efficaci furono la semplificazione dell'apparato
amministrativo e di quello fiscale, il finanziamento di manifatture, la
fondazione di Società di navigazione.
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DOCUMENTI E LETTURE
L'OPERA DI PIETRO IL
GRANDE
Quando, in seguito
alla morte precoce di tutti gli eredi al trono, Pietro
Alekseevic fu proclamato zar, era tanto impreparato a quel
compito da saper a malapena leggere e scrivere. Ma la prodigiosa
intelligenza, l'energia inarrestabile e la sicurezza di sé gli
permisero di ottenere, nel corso del suo regno (dal 1689 al
1725), una lunga serie di successi. Il prezzo fu pagato dal
popolo, sottoposto al, un regime spietatamente repressivo, ma le
trasformazioni attuate dal sovrano riuscirono in gran parte a
sollevare la Russia dalle condizioni medievali in cui sino
allora era vissuta.
Innanzitutto
Pietro consolidò il proprio potere personale: eliminò la
pericolosa opposizione dei Boiari (l'aristocrazia più
antica, abituata a far prevalere la propria volontà su
quella imperiale); represse sanguinosamente un seguito di
congiure famigliari (oltre a quella delta sua guardia
personale); istituì un Sinodo sotto la sua personale vigilanza,
per stroncare l'invadenza della Chiesa ortodossa.
Quindi si dedicò
al rinnovamento radicale delle strutture del suo Paese, sul
modello degli Stati occidentali che aveva visitato durante la
giovinezza.
Dapprima rafforzò
l'esercito e allestì una flotta, di cui in precedenza la Russia
non disponeva, quindi utilizzò l'uno e l'altra per combattere
con successo contro la Svezia e la Turchia.
In seguito fece
costruire una nuova capitale sul Golfo di Finlandia: San
Pietroburgo, aperta verso l'Occidente. Infine introdusse una
serie di importanti riforme:
-
istituì il
Consiglio della corona;
- snellì la
burocrazia;
-
semplificò il sistema fiscale (anche se
le imposte gravavano soltanto sui ceti deboli);
-
semplificò i
caratteri dell'alfabeto cirillico (in uso dal IX secolo)
rendendoli più accessibili, e quindi favorì la diffusione
dei libri;
-
impose per gli
uomini l'uso occidentale del volto rasato e dei pantaloni in
luogo della tradizionale veste russa, l'ampio e largo
caftano;
-
introdusse il
calendario gregoriano in sostituzione di quello russo (che
contava gli anni da quello che si credeva fosse l'anno 1
dopo la creazione del mondo, e calcolava i mesi a partire da
settembre);
-
istituì
Compagnie commerciali sul modello di quelle olandesi;
- finanziò
l'impianto di numerose manifatture.
Rimanevano però non risolti molti gravi
problemi del Paese: il territorio così vasto da non poter essere
controllato; l'isolamento delle regioni più orientali; la
mancanza di istruzione.
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L'uomo e i suo ambiente
La campagna inglese nel 700
AIla fine del
XVIII secolo in Inghilterra si verificò un notevole incremento
demografico (circa del 40%), dovuto a diversi elementi: l'opera
di bonifica e prosciugamento delle paludi; i progressi della
scienza medica; una più consapevole attenzione all'igiene
domestica e urbana.
Ma determinante fu
la trasformazione del settore agricolo, che permise
un'alimentazione migliore e a minor costo.
Nei secoli
precedenti la legge obbligava i proprietari inglesi a lasciare
una parte delle loro terre «aperte» ai contadini, ì quali
avevano il diritto di farvi pascolare gli animali e raccogliere
la legna e la vegetazione spontanea. Quando questo vincolo cadde
(all'inizio del Settecento), la superficie delle terre coltivate
crebbe notevolmente, in quanto i «campi aperti» vennero in gran
parte bonificati e dissodati. Forti del loro aumentato potere, i
proprietari terrieri finirono con l'impadronirsi anche delle
terre comunali e le recintarono (si chiamarono enclosures).
Con l'ampliamento delle aree utilizzate per
l'agricoltura, furono sperimentate nuove tecniche: venne
abbandonata la rotazione triennale a favore della quadruplice
rotazione (foraggio-orzo-trifoglio-grano), fu intensificata la
coltivazione dei cereali, venne selezionato l'allevamento del
bestiame (in particolare dei cavalli). Le zone destinate a
pascolo vennero ridotte, ma la quantità di animali allevati non
diminuì: tutto ciò naturalmente accrebbe la quantità di cibo
disponibile e migliorò la qualità e la durata della vita.
I piccoli
proprietari terrieri, già in difficoltà per la pesante
tassazione, spesso non riuscivanco ad adeguarsi ai cambiamenti
in atto: perciò furono costretti ad abbandonare le loro terre e
a trasferirsi in città, così come molti contadini e braccianti,
che le enclosures avevano privato delle possibilità di
lavoro e di sostentamento.
Inoltre chi
investiva il denaro nelle manifatture guadagnava di più e di
conseguenza le imprese agricole che rendevano poco furono
abbandonate: solo le più redditizie continuarono a sussistere e,
grazie alle novità introdotte, a produrre una quantità maggiore
di alimenti utilizzando una manodopera ridotta. |
3. L'Inghilterra e la
rivoluzione industriale
Nella
seconda metà del Settecento ebbe inizio in Inghilterra (e si diffuse
gradualmente in Europa e nell'America settentrionale) un processo di
industrializzazione che provocò cambiamenti tanto profondi in tutti gli
aspetti della vita umana da essere definito «rivoluzione
industriale». Si trattò di una rivoluzione tecnologica che comportò
trasformazioni sociali ed economiche sempre più rapide, oltreché in
continua evoluzione. Da quel momento la vita dell'uomo non fu più la
stessa: vennero gradatamente modificati o cancellati usi e costumi
radicati nel tempo; si aprirono tra i ceti sociali nuove tensioni che
avrebbero condizionato il successivo sviluppo della Storia.
Le conoscenze tecniche erano cresciute, ma non basterebbero a
giustificare una
rivoluzione sociale ed economica di tale portata se non vi avessero
concorso in uguale misura una serie di fattori:
- la grande
disponibilità di materie prime (in particolare ferro e carbone);
- l'aumento del
capitale e del risparmio;
- la
trasformazione tecnico-scientifica dell'agricoltura;
-
1'intraprendenza della borghesia agricola e commerciale;
- l'aumento della
popolazione e quindi la maggior disponibilità di manodopera.
A quell'epoca la Gran Bretagna era una grande potenza marittima,
mercantile e coloniale: ciò le aveva permesso di procurarsi fonti di
materie prime sempre più ampie e di aumentare le occasioni di
guadagno sia con il commercio di materiali preziosi, sia con la
tratta dei Neri. Molto sviluppato era anche il commercio interno,
soprattutto per opera di una borghesia operosa e risparmiatrice.
Tutto
il Paese traeva vantaggio anche dal fatto che, isolato geograficamente
dal resto dell'Europa, non era mai stato percorso da eserciti invasori e
non aveva subito sul suo territorio i danni di una guerra. Fu merito
dell'Inghilterra l'aver saputo sommare le ricchezze con l'intraprendenza
per trasformare in modo radicale i sistemi produttivi.
Nel
passato erano stati gli artigiani a produrre i manufatti, o nelle
botteghe, oppure nelle loro abitazioni (in Inghilterra, per esempio,
quando le enclosures causarono la disoccupazione di molti
contadini, l'artigianato domestico aumentò considerevolmente). Tra il
XVII e il XVIII secolo si erano diffuse le manifatture, dove il sistema
di produzione rimaneva lo stesso (manuale), ma essendo molto alto il
numero degli artigiani impiegati, la quantità di manufatti prodotti era
elevata.
IL CONSUMO
DEL COTONE
In
Inghilterra il settore industriale che per primo ebbe grande
sviluppo fu quello tessile, in particolare la
produzione di cotone. Tra i materiali che i vascelli inglesi
trasportavano attraverso l'Atlantico primeggiava sicuramente il
cotone, che veniva comprato grezzo nelle colonie americane: le
cotonine (tessuti) che uscivano poi dai numerosi opifici,
soprattutto quelli del Lancashire, riprendevano il largo verso
il Nordamerica e le Indie Occidentali. L'industria cotoniera tra
il 1783 e il 1798 increment_ la produzione del 6oo% e la
raddoppiò poi ogni io anni. |
4. Le innovazioni
tecnologiche
Nel passato
l'uomo aveva sempre costruito strumenti e macchine in grado di aiutarlo
nel suo lavoro, ma incapaci di sostituirlo. Le varietà di energia in uso
erano quelle prodotte dall'uomo, dagli animali o dalla natura, quindi
forze incostanti e disponibili solo in determinate circostanze e in
determinati luoghi (per esempio i mulini a forza eolica possono
funzionare solo se c'è il vento, quelli ad acqua solo in prossimità dei
fiumi).
Invece nel XVIII secolo gli uomini furono in grado di
costruire macchine più complesse e di produrre energia costante. Le
innovazioni furono graduali: alcune faticarono a imporsi e trovarono
applicazione soltanto nelle industrie tessili e metallurgiche.
Esemplare è il caso del congegno inventato da lohn
Kay nel 1733, la «spoletta volante», che permetteva a un solo operaio di
fabbricare più rapidamente pezze di stoffa di notevoli dimensioni:
inizialmente non fu né compresa né utilizzata.
Nel 1746 lames Hargreaves inventò la «jenny», un
filatoio meccanico azionato dall'uomo, in grado di far agire
contemporaneamente molti fusi: la sua diffusione fu più ampia e più
rapida di quella della «spoletta volante».
Successivamente Richard Arkwright costruì la «water
frame», una macchina filatrice con motore idraulico: la forza dell'uomo
era sostituita da quella dell'acqua.
Progettata da Samuel
Crompton, seguì la «mule», una macchina che univa i vantaggi della
«jenny» (tanti fusi contemporaneamente) con quelli della «water frame»
(motore idraulico). Il diffondersi della «mule» provocò la fusione di
tante piccole industrie in grandi complessi: da allora venne abbandonato
il lavoro a domicilio ed ebbero inizio le prime concentrazioni
industriali.
Tuttavia la «mule» poteva funzionare soltanto là dove c'era l'acqua, e
quindi la sua applicazione era limitata ad alcune zone.
Pertanto l'invenzione più importante, quella che rivoluzionò a fondo la
vita economica e sociale dell'Inghilterra prima, dell'Europa e del resto
del mondo poi, fu quella della macchina a vapore, in quanto produceva
energia costante in ogni luogo, indipendentemente dalla presenza di
forze naturali.
5. La macchina a vapore
Prima
dell'invenzione della macchina a vapore, numerosi scienziati avevano
cercato di sfruttare l'energia derivata dall'ebollizione dell'acqua. Nel
1681 il francese Denis Papin inventò la pentola a pressione, che
sfruttava la forza generata dal vapore per ottenere un movimento.
Trent'anni dopo un fabbro inglese, Newcomen, sviluppò
l'idea di Papin per costruire una pompa idraulica in grado di eliminare
l'acqua dalle miniere.
Fu l'ingegnere scozzese lames Watt, nel tentativo di
perfezionare la macchina di Newcomen, a costruire la prima vera macchina
a vapore (1775).
Costruita interamente in ferro, la macchina a vapore utilizzava come
combustibile il carbone: perciò rese possibile la sostituzione dei
materiali di base che da sempre venivano usati (il legno e l'acqua) e
diede un forte impulso all'estrazione dei minerali necessari alla sua
fabbricazione e al suo funzionamento.
La macchina a vapore
venne utilizzata soprattutto nell'industria tessile, ma anche in quella
mineraria: applicata agli impianti per il pompaggio dell'acqua e per il
sollevamento dei minerali, rese più economica l'estrazione del carbone
da giacimenti sempre più profondi e venne poi utilizzata per
l'attivazione degli altiforni.
La
produzione aumentò in maniera rilevante e ciò comportò necessariamente
un ampliamento della rete di distribuzione e di trasporto: i carri
trainati da animali non erano più sufficienti, come non lo era più il
trasporto fluviale.
6. Le grandi fabbriche
L'uso
delle macchine, sempre più perfezionate e quindi costose, richiedeva la
concentrazione di manodopera nelle fabbriche, dove gli operai dovevano
effettuare parti diverse ma complementari del lavoro. La meccanizzazione
ebbe per conseguenza la divisione del lavoro: nella fabbrica l'operaio
non realizzava l'oggetto in ogni sua parte sino a concluderlo, ma era
addetto a una mansione sola e ripetitiva.
Così
anche gli operai diventavano uno strumento di lavoro e dovevano
accontentarsi del salario che veniva loro imposto. Il vecchio
laboratorio artigiano e il lavoro realizzato all'interno delle mura
domestiche a poco a poco vennero sostituiti dalle grandi fabbriche. II
filatore isolato, non più in grado di sostenere la concorrenza delle
macchine, non possedeva il capitale necessario per adeguarsi al
progresso tecnologico: solo chi disponeva di ingenti capitali poteva
permettersi di aprire uno stabilimento e di acquistare nuovi macchinari.
Sempre
più evidente diventò il divario tra capitalisti e proletari.
Altra conseguenza della
rivoluzione industriale fu la nascita di nuove città in
vicinanza
delle miniere di carbone. Sia nei vecchi centri urbani sia in quelli di
recente fondazione, una nuvola di fumo aleggiava senza sosta sulle
fabbriche e sulle abitazioni.
Il carbone assumeva un'importanza sempre maggiore in quanto già
da tempo si stava verificando una grave crisi del legno, molto richiesto
per le costruzioni di navi e di case, ma anche per fondere il ferro. Ora
che le nuove tecnologie esigevano enormi quantità di ferro fuso, il
legno si rivelava un combustibile insufficiente, e veniva gradualmente
sostituito con il carbon "coke", prodotto dalla distillazione del
carbon fossile (materia prima molto abbondante nel sottosuolo inglese).
LA DIVISIONE DEL LAVORO
Considerato il
fondatore dell'economia classica, l'inglese Adam Smith sviluppò
i concetti di divisione del lavoro e di libertà economica
scaturiti dalla rivoluzione industriale.
«Prendiamo dunque come esempio della
divisione dei lavoro una manifattura di poca importanza, cioè
una fabbrica di spilli. Un operaio non addestrato a questa
attività, non abituato all'uso delle macchine che vi si
impiegano e all'invenzione delle quali la stessa suddivisione
del lavoro ha probabilmente dato occasione, con tutta la sua
fatica e attività potrà appena produrre uno spillo al giorno, e
certo non ne farà venti. Ma come oggi si esegue tale
manifattura, non solo essa è un mestiere speciale, ma si divide
in molti rami, dei quali i più sono altrettanti mestieri
particolari. Un uomo tira il filo di metallo, un altro lo
raddrizza, un terzo lo taglia, un quarto lo appunta, un quinto
lo arrotola all'estremità dove deve farsi la testa. Farne la
testa richiede due o tre distinte operazioni: collocarla è una
speciale occupazione, pulire gli spilli è un'altra, e un'altra
ancora è il disporli entro la carta; e così l'importante
mestiere di fare uno spillo si divide in circa diciotto distinte
operazioni.
Ho veduto una
piccola fabbrica di questa manifattura ove dieci uomini soli
erano impiegati e ciascuno eseguiva due o tre di queste
operazioni. Benché fossero poveri e non avessero macchine
moderne, pure riuscivano a fare 48.ooo spilli in un giorno. Se
avessero lavorato separatamente e indipendentemente l' uno
dall'altro, ciascuno di loro non avrebbe potuto compiere altro
che 20 spilli». |
7. Il nuovo volto delle città
Le fabbriche sorsero in tutta l'Inghilterra,
in particolare nelle regioni settentrionali e occidentali, più
ricche di carbone e di ferro. Intorno alla fabbrica prosperavano
tutte le attività utili per il sostentamento e per le necessità
quotidiane di un numero sempre crescente di operai, impiegati, addetti
ai servizi (cioè persone che, si dedicano non alla produzione, ma
all'organizzazione). Nei pressi si stabilì una folta schiera di
artigiani (sarti, calzolai, panettieri), piccoli e grandi commercianti.
Il settore impiegatizio, in forte espansione, richiedeva personale
sempre più qualificato e preparato a rispondere alle esigenze di una
città che si ingrandiva. Lo stile di vita cambiò completamente, ma le
città non erano strutturate in modo da ricevere un numero sempre
crescente di abitanti. All'incremento demografico urbano non
corrispose un adeguato sviluppo urbanistico: vennero occupati tutti gli
spazi liberi (piazze e giardini compresi) e costruiti nuovi quartieri
formati da una massa disordinata di edifici con strade strette, contorte
e sporche, quasi sempre prive dei più elementari servizi igienici. Le
case erano abitate dalle cantine sino alle soffitte, e spesso in una
sola stanza si affollavano tre generazioni. Tuttavia, nonostante le
pessime condizioni degli alloggi, gli affitti erano altissimi a causa
dell'enorme richiesta, conseguente al continuo afflusso di lavoratori
che abbandonavano la campagna per la città.
DOCUMENTI E LETTURE
OPERAI INGLESI
Nella relazione di
un'inchiesta parlamentare sul lavoro degli operai in fabbrica si legge:
«In certi casi il lavoro notturno è continuato con
ricambi per tutta la settimana, dalla notte della domenica fino alla
mezzanotte del sabato seguente. Il gruppo di operai della serie diurna
lavora cinque giorni
12
ore e un
giorno 18 ore; il gruppo della serie notturna lavora cinque notti
12
ore e una 6 ore ogni
settimana. In altri casi ciascuna delle serie lavora
24
ore
alternativamente. Una serie lavora 6 ore il lunedi e
18
il sabato
per completare le
24
ore. In altri casi si usa
un sistema intermedio, con il quale quelli che sono addetti alla
macchina che fa la carta lavorano ogni giorno della settimana
15
o 16 ore.
Questo
sistema pare riunisca in sé tutti i mali che portan seco i ricambi di
12
e
24
ore: dei ragazzi minori di
13 anni, degli adolescenti minori di 18 e delle donne vengono impiegati
in questo sistema al lavoro di notte. Spesso nel sistema delle
12
ore sono costretti a
lavorare, a causa della mancanza di personale per il ricambio, a una
serie doppia di
24
ore.
A
Tyldesley gli uomini lavorano a una temperatura da
29
a 30 gradi,
14
ore al giorno, compresa
l'ora del pranzo. Durante le ore di lavoro la porta è chiusa, salvo una
mezz'ora per il tè; gli operai non possono mandare a prendere dell'acqua
per rinfrescarsi nell'atmosfera soffocante della filatura; anche l'acqua
piovana è sottochiave, per ordine del padrone; altrimenti i filatori
sarebbero ben felici di accontentarsene».
______________________________________________
Non mancarono i
pensatori, i riformatori sociali e gli scrittori che presero posizione
contro i mali e le miserie delle fabbriche, lo sfruttamento di adulti e
bambini. Di fronte alle indagini parlamentari che accertavano lo
sfruttamento, i capitalisti si difendevano sostenendo che un
miglioramento delle condizioni dei lavoratori avrebbe rappresentato un
aumento dei costi tale che l'industria e l'intera economia del Paese ne
avrebbero subito grave danno.
_______________________________________________
DOCUMENTI E LETTURE
IL LAVORO MINORILE
Una
delle conseguenze più disumane dell'industrializzazione fu il lavoro
minorile. Bertrand Russeli, pensatore inglese dei XX secolo, così
descrive le sofferenze patite dai bambini in una filanda (uno
stabilimento per la lavorazione delle fibre tessili:
«I fanciulli entravano dai cancelli della filanda
alle cinque o alle sei di mattina, e ne uscivano alle sette o alle otto
di sera. (unica sosta durante questa reclusione di 14
0
15 ore era costituita dai
pasti, al massimo mezz'ora per la colazione e un'ora per la cena. Ma
questi intervalli significavano unicamente un mutamento di lavoro:
anziché badare a una macchina in azione, pulivano una macchina ferma,
sbocconcellando il loro pasto come meglio potevano in mezzo alla polvere
e alla lanugine che soffocava i loro polmoni. Le 40
0
50 ore di reclusione per
sei giomi la settimana erano ore regolari, ma nei momenti di gran lavoro
l'orario diventava elastico e talvolta si allungava a un punto quasi
incredibile. il lavoro dalle tre del mattino alle dieci di sera non era
sconosciuto. Era materialmente impossibile mantenere intatto questo
sistema se non con la forza del terrore. I sorveglianti non negavano che
i loro metodi fossero brutali, ma dovevano o esigere la quantità
completa di lavoro, o essere licenziati, e in queste condizioni la pietà
era un lusso che padri di famiglia non potevano permettersi.
Le
punizioni per il ritardo la mattina dovevano essere così crudeli da
vincere la tentazione, nei fanciulli stanchi, di restare a letto più di
tre o quattro ore.
In
alcune filande a malapena un'ora in tutta la giornata passava senza
rumore di battiture e grida di dolore. I padri picchiavano í figli per
salvarli da battiture peggiori da parte dei sorveglianti.
Nel
pomeriggio lo sforzo diventava così pesante che il bastone di ferro
usato dai sorveglianti per picchiare era continuamente in attività, e
anche allora non era raro il caso che un fanciullo più piccolo,
nell'addormentarsi, rotolasse dentro la macchina accanto alla quale
lavorava, in modo da rimanere storpio tutta la vita o, se era più
fortunato, da trovare la morte».
9. Il processo di
industrializzazione
Nel resto dell'Europa e
nell'America settentrionale il processo di industrializzazione si
avviò lentamente, in quanto mancavano alcuni dei fattori la cui
presenza aveva determinato lo sviluppo tecnologico e industriale in
Inghilterra. Alla fine del Settecento la Francia era ancora un Paese
prevalentemente agricolo. In Germania l'industrializzazione era frenata
dal permanere di strutture feudali, dall'opposizione dei grandi
proprietari terrieri, dalle corporazioni dei mestieri: ma se la
meccanizzazione del lavoro sarebbe stata tardiva, sarebbe stata però
talmente rapida da superare quella di tutti gli altri Paesi europei.
L'Italia era una delle nazioni più arretrate. Oltre alla mancanza di
materie prime ne ostacolavano lo sviluppo economico la divisione
politica e l'arretratezza economica.
Quanto agli Stati Uniti, l'industria più sviluppata era quella del
cotone, ma le macchine
a vapore erano poco utilizzate, anche se non mancavano né il carbone né
l'energia, offerta dai numerosi corsi d'acqua presenti sul territorio.
Gli operai erano pochi e i salari elevati: perciò gli opifici
ricorrevano al lavoro a buon mercato dei giovani che provenivano dalle
campagne e che erano disposti ad accettare paghe più
basse. |