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1 GLI STATI UNITI D’AMERICA
Rivoluzione americana La guerra di sette anni in Europa, nel 1756, che vedeva Austria, Francia e Russia da una parte e Inghilterra e Prussia dall’altra, ebbe un’influenza determinante anche nella storia americana. La guerra dei sette anni si combatteva in Europa, Africa e America.
Nel 1764 l'Inghilterra impose forti dazi sui prodotti importati dalle tredici colonie americane. L’anno seguente i dazi furono imposti anche sui documenti legali e sulla stampa. Contro questi dazi e contro la mancanza di loro rappresentanti nel parlamento inglese i coloni cominciarono a protestare. Nel 1773 Boston diventò il centro delle proteste dei coloni contro i dazi e contro la mancanza di rappresentanti nel parlamento inglese. Dal congresso di Filadelfia del 1774 nasce la
"Dichiarazione Dei Diritti" dei coloni. Il 3 Settembre 1783, a Parigi, fu firmata la pace.
Guerra di secessione La guerra trova la sua origine nella rivoluzione industriale. Prima del 1830 gli Stati Uniti erano una nazione senza industrie e l'insieme della popolazione viveva di auto-sussistenza e commercio minimo con l'Europa. Gli Stati Uniti vivevano come all'epoca dell'Impero britannico e delle Tredici Colonie. Il Sud era il gioiello di questa giovane nazione e le imponeva la sua volontà: i «gentiluomini del Sud» mantenevano il potere economico grazie alla ricchezza creata dalle esportazioni verso l'Europa di materie prime, e il potere politico anche grazie alla regola dei tre quinti, per cui gli schiavi, pur non avendo diritto di voto, venivano conteggiati nella popolazione degli Stati nel calcolo dei rappresentanti che spettavano a ciascuno. Ma il progresso tecnico portò una parte della società a progredire e a industrializzarsi. Il Nord esplose economicamente e demograficamente. Durante questa transizione il Sud conservò il suo potere politico ma il Nord progressivamente lo rivendicò. Fu uno scontro di interessi. La questione della schiavitù non fu un problema morale, ma economico: se gli uomini politici desideravano tanto "liberare" gli schiavi era perché essi rappresentavano una concorrenza e un freno alla liberalizzazione del commercio e all'industrializzazione. Nella seconda metà dell’ottocento le divergenze tra gli stati del sud e quelli del nord si inasprirono ed esplosero a causa del problema della schiavitù molto diffusa negli stati del sud. Lo schiavismo era combattuto dai nordisti non solo per motivi ideali, ma soprattutto per motivi economici. Le piantagioni del sud dipendevano totalmente dallo sfruttamento degli schiavi neri. I proprietari terrieri del sud ricavavano le loro ricchezze dallo sfruttamento degli schiavi di colore. Gli industriali del nord avevano bisogno di manodopera per le loro industrie. L’ideale erano i lavoratori neri, che venivano pagati poco. Nel 1860 Abramo Lincoln, antischiavista, fu eletto presidente degli Stati Uniti. Gli stati del Sud abbandonarono l’Unione per dare vita alla Confederazione degli Stati del Sud. Esplose nel 1861 la guerra di secessione che durò fino al 1865 e si concluse con la vittoria del Nord. La Confederazione degli Stati del Sud fu sciolta, la schiavitù fu abolita. Abramo Lincoln fu ucciso da un attentatore sudista. Alcuni Stati dichiararono inizialmente la loro neutralità, anche se poi le vicende del conflitto finirono per coinvolgerli ugualmente. Vi è infine da ricordare come numerose formazioni di volontari provenienti dagli Stati dell'Unione abbiano combattuto nei ranghi confederati e viceversa. Nuovo modello di sviluppo La vittoria del Nord industriale aveva anche deciso il nuovo modello di sviluppo della ricca nazione americana. La crescita degli Stati Uniti fu inarrestabile e ininterrotta. Ad un certo punto il primato mondiale inglese dovette cedere il passo. La costruzione della ferrovia che negli anni sessanta giunse a collegare l'intero continente fu una spinta poderosa all'industrializzazione perché mise in moto un processo a catena di crescita impetuosa di tutti i settori ad essa collegati. L'emigrazione assunse dimensioni gigantesche: milioni di Europei si riversarono in America in cerca di lavoro e di una nuova vita. Nel 1900 la popolazione raggiunse i 75 milioni. Rappresentava un mercato di consumatori senza pari nel mondo, che assicurava all'industria nazionale una domanda inesauribile. 2. IL GIAPPONE
Dal medioevo alla modernità
In Asia il Giappone fu l'unico stato che resistette all'offensiva imperialistica occidentale: sino alla metà del XIX secolo il Giappone era guidato da una sorta di primo ministro con pieni poteri, lo shogun (carica ereditaria) che governava in nome dell'imperatore. Poiché durante le guerre tra signori feudali (daimyo) essi si rifornivano di armi in Europa, lo shogun vietò il commercio con l'estero. Nel 1853 una flotta americana giunse in Giappone e l'ammiraglio Perry costrinse lo shogun a riaprire il paese al commercio internazionale. Questo portò un radicale cambiamento economico e politico. Nel 1868 fu abbattuto lo shogun e restaurato l'imperatore mentre Tokyo fu nuova capitale. L'imperatore nel 1868 riuscì a sconfiggere la potentissima famiglia feudale dei Tokugawa che da secoli dominava sul Giappone. I daimyo persero molta della loro influenza politica. L'imperatore avviò un programma di rapida modernizzazione dello stato e dell'economia che trasformò il Giappone in una potenza capace di competere con l'Occidente. Sul piano amministrativo, prendendo spunto dalla Francia, si divise in distretti a capo dei quali venne posto un funzionario. Venne inserita l'istruzione obbligatoria (accolta con ostilità poiché cancellava lo sfruttamento minorile). Sul piano bellico lo spunto era quello prussiano: fu introdotta la leva obbligatoria per tre anni. Fu creato anche un moderno sistema bancario basato sullo yen e si sviluppò l'industria tessile, principale esportatrice, finanziata da privati mentre quella siderurgica e navale fu finanziata dallo Stato anche se poi molte di queste industrie furono vendute a enti privati. Fu inoltre vietata ogni forma di organizzazione operaia e il partito socialdemocratico sorto nel 1901 fu sciolto. Potenza economica e militare
3 LA GERMANIA Unificazione tedesca Dopo il congresso di Vienna la Germania era formata da 39 stati riuniti in una confederazione presieduta dall'Austria. Durante i moti del 48 alcuni deputati dei diversi parlamenti offrirono al re di Prussia la corona di imperatore tedesco, ma questi rifiutò per non riconoscere la sovranità popolare e per non mettere in discussione la monarchia per diritto divino. Tornata la calma la Prussia ebbe comunque una costituzione che prevedeva una camera di nomina regia e una camera scelta dai sudditi. La costituzione Prussiana privilegiava borghesi e aristocratici. Il primo ministro non doveva rispondere del proprio operato alle camere, ma solo al re. Dopo una guerra contro la Danimarca nel 1863 Otto Von Bismarck, cancelliere aristocratico, nemico del liberalismo, si rese conto che esistevano le condizioni perché la Prussia assumesse il ruolo egemone nella confederazione a danno dell'impero asburgico: così nel 1866 dichiarò guerra all'Austria e riuscì a sconfiggerla a Sadowa, in Boemia, dove l'enorme esercito prussiano, trasportato dalla ferrovie e armato di innovativi fucili a canna rigata ( a retrocarica), sbaragliò quello Austriaco. Nascita dell’impero tedesco La Prussia si mise a capo di un vasto complesso politico tedesco comprendente gli stati a nord: poiché si trattava di un grande sconvolgimento degli equilibri fissati a Vienna, la Francia protestò chiedendo il cambio Belgio e Lussemburgo. In breve tempo si passò alla guerra franco-tedesca che si risolse nel 1870 a Sedan dove l'imperatore francese fu fatto prigioniero e il suo esercito sconfitto grazie alla superiorità dell'artiglieria prussiana. A Parigi fu proclamata la repubblica e fu indetto un governo di difesa nazionale che organizzò la difesa contro le truppe prussiane. Parigi fu circondata e bombardata senza tregua. Il 28 gennaio 1871 la Francia fu costretta a chiedere l'armistizio. Bismarck impose durissime condizioni di pace (cessione dell'Alsazia e della Lorena, presenza di truppe tedesche sul territorio francese). Il governo francese pretese di sciogliere la milizia cittadina armata (guardia nazionale) che aveva difeso Parigi dagli assalti dei Prussiani. Il popolo parigino insorse e nella città si formò una Comune di chiaro orientamento socialista e rivoluzionario. L'esercito regolare francese, appoggiato dagli stessi Prussiani, restaurò l'ordine massacrando circa 20.000 persone. La sconfitta della Francia aveva spalancato la porta alla nascita dell'Impero Federale Tedesco. Nel gennaio del 1871 Guglielmo I fu proclamato imperatore di Germania. |
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Ultimo aggiornamento: 06-02-10 |