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Il_trattato_di_Tordesillas
Conquistadores
I_Portoghesi_e_la_tratta_degli_schiavi
La_cacciata_degli_Ebrei_Spagnoli

Il trattato di Tordesillas

Nel 1494 Spagnoli e Portoghesi sembrano ormai avviati alla conquista del mondo. Per evitare una guerra tra le due grandi potenze marinare e cristiane esse chiedono l'arbitrato del papa e dividono l'oceano atlantico lungo il quarantasettesimo meridiano ovest (la raya). Le terre ad est di tale meridiano apparterranno al Portogallo, quelle ad ovest alla Spagna.

Il Trattato di Tordesillas del 7 giugno 1494 divise il mondo extraeuropeo in un duopolio Spagna-Portogallo lungo il 47 meridiano ovest. Le terre ad est di questa linea sarebbero appartenute al Portogallo e quelle ad ovest alla Spagna. Il Papa Giulio II sancì il trattato con una Bolla del 1506.

 La Spagna guadagnò territori comprendenti tutte le Americhe. La parte più orientale dell'odierno Brasile fu garantita al Portogallo. La linea si estendeva in Asia, ma all'epoca misurazioni accurate della longitudine erano impossibili. La linea non venne fatta rispettare rigorosamente. Non era chiaro dove questa dovesse essere tracciata dall'altra parte del mondo. Entrambe le nazioni sostenevano che le Molucche si trovassero nella loro metà. Col trattate di Saragozza del 1529 si stabilì che le Molucche sarebbero appartenute al Portogallo, mentre la Spagna avrebbe ricevuto un risarcimento in denaro.

Alle restanti nazioni europee che conducevano esplorazioni, fu negato l'accesso alle nuove terre fino a quando esse non rigettarono l'autorità papale.

Conquistadores

Dalla Spagna partirono soldati, esplortori, avventurieri che portarono gran parte delle Americhe sotto il dominio coloniale spagnolo.

 I conquistadores invocavano il nome di Santiago Matamoros  prima di scagliarsi in battaglia contro i nativi americani, lo stesso grido usato combattendo contro gli Arabi che occupavano la Spagna prima della Reconquista.   I conquistadores consideravano i nativi americani senza diritti perché pagani.  Le missioni cristiane spagnole sono state accusate di avere, l'obiettivo dell'occidentalizzazione forzata  dei nativi più docili e il genocidio dei nativi che opponevano resistenza. 

La maggior parte dei conquistadores erano poveri, molti erano Hidalgos, piccoli nobili in cerca di fortuna, privi di prospettive in Europa visto che le crociate erano terminate e l'onore proibiva ai nobili il lavoro manuale.

Alcuni dei nativi americani venuti in contatto con gli Europei nei primi anni del 1500 erano organizzati in stati evoluti, altri vivevano in tribù sparse su vasti territori, come in Argentina o in Nordamerica.

Quasi subito si evidenziarono contrasti e incomprensioni. L'esplorazione e la conquista era portata avanti da soldati senza controllo e dai missionari domenicani. Scopi dichiarati delle esplorazioni erano stati fin dall'inizio la diffusione del cristianesimo e la ricerca di ricchezza.

Militarmente i conquistadores possedevano un notevole vantaggio sui nativi grazie ai fucili e alle spade d'acciaio, ma  gli indigeni erano fino a cento volte più numerosi durante gli scontri. Molte popolazioni conoscevano la fusione di alcuni metalli, ma usavano tale tecnica per la costruzione di oggetti ornamentale e utensili. Gli Inca possedevano armi di rame, nettamente inferiori alle armi d'acciaio degli Spagnoli. Anche gli elmi di ferro costituivano una difesa eccezionale contro le pietre lanciate dai nemici. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le armi da fuoco avevano soprattutto un effetto psicologico, mentre invece le spade, i coltelli e le armature si dimostrarono molto più micidiali. Dopo la vittoria, gli spagnoli decisero di mantenere le armi di ferro fuori dalla portata degli indigeni.

I cavalli permisero ai conquistadores di circondare le città e di lanciare rapidi attacchi per ottenere cibi e vivande. I cani furono usati per scovare e attaccare gli uomini nascosti nelle foreste.

Un altro grave flagello a danno degli indigeni fu costituito da malattie e infezioni contro le quali essi non possedevano difese immunitarie: vaiolo, difterite, morbillo. Tuttavia anche gli spagnoli furono decimati dalle malattie tropicali a cui non erano abituati.

Il modo di fare guerra degli spagnoli era più cruento rispetto a quanto erano abituati i nativi. Le armi di ferro e di acciaio producevano un maggiore spargimento di sangue delle frecce. Inoltre i nativi non erano soliti uccidere i nemici sul campo di battaglia, piuttosto li catturavano per poi sacrificarli.

I conquistadores più famosi furono Hernàa Cortez e Francisco Pizarro che conquistarono gli imperi del Messico e del Perù.  Erano a capo di un numero esiguo di truppe però riuscirono abilmente a sfruttare gelosie e rivalità tra gli indigeni e a procurarsi numerose alleanze. 

Già fin dal 500 si è avuto un dibattito sulla moralità della conquista. Il frate domenicano Bartolomeo de Las Casas difese i nativi americani contro gli abusi dei conquistadores. La sua opera Brevísima relación de la destrucción de las Indias (Brevissima relazione della distruzione delle Indie) ebbe come conseguenza nel 1542 la promulgazione delle Leyes Nuevas  in cui si cercava di difendere i diritti dei primi abitanti del Nuovo Mondo.

  « Tutti gli eventi che sono successi dalla meravigliosa scoperta dell'America sono stati così straordinari da sembrare incredibili a chi non li avesse vissuti in prima persona. In realtà sembrano offuscarsi tutte le azioni delle persone famose del passato, non importa quali gesti eroici abbiano compiuto, e passano sotto silenzio tutte le cose raccontate delle altre meraviglie del mondo. »
 
(Bartolomeo de Las Casas)

Francisco PizarroNel 1615 Felipe Guaman Poma de Ayala inviò una relazione di 1200 pagine, intitolata Primer nueva corónica y buen gobierno, al re di Spagna Filippo II. Guaman Poma era un membro dell'antica nobiltà Inca che si rammaricava negli anni della sua vecchiaia di aver aiutato i conquistadores e desiderava informare il re di tutti i problemi che erano sorti. La sua cronaca conteneva la storia dell'Impero Inca, della sua conquista e dei maltrattamenti subiti dagli indigeni. Il libro però andò perduto fino al 1908, quando ricomparve nella libreria privata della Casa reale di Danimarca.

Nel 1550 a Valladolid, durante un consiglio del re, furono discussi i diritti umani dei popoli conquistati. Alcuni pensatori consideravano gli indigeni  degli schiavi naturali, barbari inumani , persone le cui magnifiche opere d'arte non erano prova della loro civiltà perché anche le api e i ragni costruiscono opere che gli uomini non possono neppure imitare.

Il frate domenicano Bartolemeo de Las Casas, portò al consiglio un'ampia documentazione di prima mano, che si rivelò una delle più convincenti condanne della crudeltà umana. La sua eloquente difesa dei nativi terminava con un appello alle coscienze: Tutti sono umani! Al re di Spagna non restò altro rimedio che fermare la conquista finché queste accuse non fossero state approfondite. Comunque diversi furono i conquistadores che manifestarono pentimento e rimorsi di coscienza per lo sterminio effettuato a danno delle popolazioni americane.

I Portoghesi e la tratta degli schiavi

Lo sterminio degli indios fece mancare la forza lavoro necessaria per coltivare le piantagioni degli Europei. I Portoghesi, circumnavigando l'Africa sulla via delle Indie, possedevano molti porti frequentati anche da mercanti islamici. Costoro vendevano armi, cavalli e stoffe e compravano oro e schiavi. I Portoghesi cominciarono ad acquistare schiavi africani dagli islamici. Navi appositamente attrezzate cominciarono a trasportare nel nuovo mondo centinaia di migliaia di persone schiavizzate dando inizio ad uno dei fenomeni più vergognosi della storia umana: la tratta degli schiavi.

La cacciata degli Ebrei Spagnoli

Il 31 marzo 1492, subito dopo la conquista del regno di Granada, il re Ferdinando il Cattolico firmò il decreto d'espulsione degli ebrei dalla Spagna. Finiva la lunga era della convivencia tra ebrei, musulmani e cristiani. 150.000 ebrei furono costretti a rifugiarsi in Italia o nei paesi musulmani, in Francia, in Germania, nei Paesi Bassi e in Inghilterra. La loro partenza impoverì la Spagna, che non aveva una classe media, ma un ristretto numero di nobili e una sterminata massa di contadini. La Spagna perse in un colpo solo artigiani, commercianti, banchieri iniziando un declino economico che col tempo sarebbe diventato irreversibile.

L'emigrazione degli Ebrei nelle nuove terre permise la formazione di una rete di affari tra i paesi del nord e i paesi mediterranei che giovò allo sviluppo dell'economia e della cultura.

Inizialmente gli Ebrei si asserragliavano volontariamente in quartieri riservati. In seguito tali ghetti furono oggetto di numerose norme antiebraiche.

 

 


 

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10