Caratteri dell'Imperialismo fino agli anni 70
Caratteri.
Tra la fine dell'800 e gli inizi del 900 le grandi potenze europee e
mondiali attuarono una politica estera basata sulla sottomissione
politica, militare ed economica di molte regioni del mondo. A
giustificare tale politica la convinzione della superiorità della
civiltà europea e il conseguente diritto degli europei ad imporre il
proprio dominio.
L'imperialismo sanciva il diritto del più forte a far valere i propri
interessi sui più deboli.
I primi stati europei ad attuare tale politica furono Gran Bretagna e
Francia, seguiti poi dal Belgio, dalla Russia, dalla Germania,
dall'Italia.
I due stati imperialisti non europei furono il Giappone e gli Stati
Uniti d'America.
Limiti temporali
I limiti temporali dell'imperialismo di fine 800 sono precisi:
- 1876: gli inglesi entrano nell'amministrazione del Canale di
Suez
- 1878, Congresso di Berlino: le grandi potenze si accordano sulla
spartizione imperialista del pianeta.
- 1914: inizio della Grande Guerra.
Nei confini temporali suddetti assistiamo al massimo sviluppo della
potenza europea, al suo rapido declino a favore degli Stati Uniti
d'America, all'affermazione della potenza giapponese.
Inghilterra e Francia.
Agli inizi dell'ottocento la politica coloniale europea sembrava
aver raggiunto una certa stabilità. L'Inghilterra conservava il dominio
di vaste aree del mondo da cui ricavava le materie prime alla base del
suo predominio economico mondiale. Negli anni venti e trenta
l'Inghilterra iniziò una maggiore penetrazione nell'Africa del Sud, nel
Golfo di Guinea, nel Corno d'Africa, a Ceylon, in Birmania e in
Australia. La Francia a suo volta era impegnata nella costruzione di un
impero quasi altrettanto imponente: concentrò la sua attenzione su
Sudest asiatico e sul Mediterraneo Meridionale, in particolare
sull'Algeria, la Tunisia, e sulle parti del continente africano non
ancora conquistate dall'Inghilterra: Senegal, Costa d'Avorio.
Cina
La Cina era molto preoccupata del massiccio intervento delle potenze
europee nel continente asiatico. L'Impero cinese si sentiva sotto
assedio. La sconfitta nella prima guerra dell'oppio(1839-42) e i
successivi trattati commerciali imposti dalla Francia, dalla Gran
Bretagna e dagli Stati Uniti avevano minato l'autorità della dinastia
Manciù che regnava da due secoli.
Nel 1856 scoppiò una nuova guerra commerciale tra cinesi e
occidentali, che si concluse con la sconfitta cinese nei confronti di
inglesi e francesi. Furono istituiti nuovi porti franchi e la Cina fu
costretta ad accettare la legalizzazione dell'importazione dell'oppio.
Nuove potenze imperiali
Germania e Italia.
Dopo la vittoria sulla Francia del 1870 la Germania aveva mostrato poco
interesse per le conquiste coloniali che Bismarck considerava inutili e
costose. Secondo Bismarck lo stato tedesco doveva dimostrare la sua
forza in Europa, facendo da arbitro nei conflitti tra gli stati europei.
Nel 1888 salì al trono di Germania Guglielmo II e le cose cambiarono. Il
nuovo sovrano era in disaccordo con Bismarck e sosteneva che il Reich
tedesco doveva competere anche sul piano delle conquiste coloniali. Il
vecchio Bismarck si fece da parte ed ebbe inizio la nuova politica
imperiale tedesca. A partire dalla fine dell'800 la Germania prese a
prepararsi militarmente. In Asia occupò alcune isole del pacifico ed in
Africa s'impadronì del Togo e del Camerun e istituì le colonie
dell'Africa del Sud-Ovest (attuale Namibia) e dell'Africa Orientale
(attuale Tanzania).
Anche l'Italia intraprese in ritardo una politica imperialista
conquistando Eritrea, Somalia e Libia.
Giappone
Alla fine dell'800 il Giappone aveva raggiunto un alto grado di
industrializzazione diventando una potenza industriale e militare. Il
Giappone aveva un grande bisogno di materie prime per far fronte alle
aumentate esigenze delle sue industrie e della sua popolazione. La
politica imperialista fu per il Giappone anche una risposta alle sue
mutate esigenze economiche. Il Giappone occupò l'isola di Formosa, poi
rivolse la sua attenzione alla Corea. Tale comportamento indusse lo Zar
della Russia a dichiarare guerra al Giappone nel 1905. La Russia subì
una sconfitta durissima e il controllo della Corea rimase nelle mani dei
Giapponesi. Ora il mondo sapeva di aver a che fare, nel Pacifico, con
una nuova grande potenza ben decisa a far valere la sua forza.
Gli Stati Uniti econo dall'isolamento
Nel corso dell'800 gli Stati Uniti, impegnati nella conquista del
West, si disinteressarono di politica estera. A partire dalla fine del
secolo cambiarono completamente atteggiamento e nel 1898 si scontrarono
con la Spagna per il controllo di Cuba, che si era ribellata agli
Spagnoli. Gli Stati Uniti sconfissero facilmente la Spagna assicurandosi
il controllo di Cuba, divenuto stato indipendente e delle isole Samoa,
Caroline, Marianne e Hawaii.
Panama. Nel 1903 gli USA diedero un'altra dimostrazione della
loro nuova politica imperialista. Il governo americano aveva chiesto al
governo della Colombia di costruire un canale artificiale che unisse
l'Atlantico al Pacifico, in modo da facilitare le comunicazioni
commerciali fra le due sponde. La Colombia rifiutò e gli Stati Uniti
provocarono un'insurrezione indipendentista nella regione di Panama, che
si concluse con la nascita di un nuovo stato indipendente. Il neonato
stato di Panama concesse immediatamente agli USA ciò che la Colombia
aveva rifiutato.
Nazionalismo e imperialismo
Il sentimento di appartenenza nazionale, che oggi vediamo esprimersi
quasi solo quando gioca la nazionale di calcio, quando corre la
Ferrari, quando un nostro atleta partecipa da protagonista alle
olimpiadi, quando siamo all'estero e ci viene la nostalgia del nostro
paese, quando si arrabbiamo se qualcuno parla male del nostro paese,
ebbene, questo sentimento è nato alla fine del 700 con la Rivoluzione
Francese. Il popolo Francese nel suo insieme aveva cambiato il proprio
destino. In seguito i moti indipendentisti nei vari paesi occupati da
stranieri si colorarono di nazionalismo: questo in Europa e nei paesi
latinoamericani. Nel periodo dell'imperialismo, però, i governanti delle
diverse potenze associarono il sentimento nazionale a nuovi obiettivi
politici: non più la difesa della propria identità e libertà, ma
l'affermazione violenta della propria supremazia sugli stati più deboli.
Il concetto di nazione divenne uno strumento di rafforzamento politico
dei governi imperialisti. Esaltare l'appartenenza alla nazione era un
modo per accendere lo spirito di competizione fra gli stati e infondere
nei cittadini la convinzione della superiorità del proprio paese.
Dal punto di vista politico i nazionalisti non credevano nella
democrazia e disprezzavano il suffragio universale. Democrazia e
suffragio universale, a loro avviso, nascevano dalla convinzione errata
che tutti gli uomini fossero uguali. Secondo loro solo gli uomini più
valorosi avevano il diritto di decidere e di guidare le masse; lo stesso
diritto avevano le nazioni superiori nei confronti delle nazioni
inferiori. |