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- Filippo Il, re di Spagna, dedicò la potenza
e le immense ricchezze del suo paese alla difesa del cattolicesimo e
all’affermazione della superiorità della Spagna su tutta l’Europa.
- Egli intraprese, senza successo, una lunga
guerra contro i Paesi Bassi protestanti. Cercò di sottomettere
l’Inghilterra protestante di Elisabetta I, ma la sua flotta
(l’Invincibile Annata) subì una pesantissima sconfitta.
- Spinto dal suo fanatismo religioso, cacciò
dal paese tutti gli ebrei e i moriscos, che rappresentavano i gruppi
sociali più intraprendenti.Questa politica determinò duramente
l’economia spagnola.
- Aumentato il peso delle tasse, le ricchezze
delle colonie furono dilapidate per le spese militari, la maggior
parte delle risorse umane furono impiegate nell’esercito, invece che
nell’agricoltura e nelle attività manifatturiere.
- Alla morte di Enrico VIII d’Inghilterra,
dopo il breve regno dell’impopolare regina cattolica Maria I Tudor,
salì al trono la protestante Elisabetta I. Durante il suo governo
(il 558-1603), l’Inghilterra conobbe un periodo di splendore: la
Chiesa anglicana si affermò definitivamente; si sviluppò la
manifattura tessile; si estese il commercio marittimo, difeso e
sostenuto dalla Royal Navy (la marina da guerra); la cultura trovò
il suo massimo rappresentante nello scrittore di teatro William
Shakespeare.
- La Francia della fine del Cinquecento fu
travagliata dalle guerre tra i cattolici e i protestanti (ugonotti).
Il re Enrico IV di Borbone pose fine alle guerre di religione.
Convertitosi lui stesso al cattolicesimo, con l’editto di Nantes del
1598 concesse ai protestanti la libertà di culto.
- Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del
Seicento le province protestanti dei Paesi Bassi, che comprendevano
ricche ed evolute città mercantili, si ribellarono al pesante
dominio della Spagna di Filippo II Sotto la guida del nobile
Guglielmo d’Orange, le province ribelli ottennero l’indipendenza,
costituendo nel 1609 il nuovo Stato dell’Olanda.
FILIPPO II
Il nuovo
sovrano spagnolo, Filippo 11(1556-98), mise la sua potenza militare e le
immense ricchezze delle colonie americane al servizio di due traguardi:
sostenere il cattolicesimo, scosso dalla Riforma protestante, e
affermare la superiorità della Spagna su tutta l’Europa. Al suo modo di
vedere, il trionfo della "cattolicissima" Spagna e il trionfo della
religione cattolica dovevano andare di pari passo.Profondamente
religioso, solitario e diffidente, Filippo visse con una dedizione
vicina al fanatismo quella che considerava la sua missione. Isolato nel
grande palazzo dèll’Escoriale che aveva voluto simile a un monastero,
assunse tutte le responsabilità di governo senza giovarsi dell’aiuto di
alcuno.
ERRORI E DECADENZA DELLA SPAGNA
L’isolamento e il fanatismo portarono Filippo a commettere gravi errori.
Per affermare il cattolicesimo e la potenza spagnola egli dilapidò
enormi ricchezze. Le tasse vennero drasticamente aumentate e gli enormi
quantitativi di oro e di argento che la flotta spagnola portava
dall’America vennero spesi per finanziare le guerre. In tal modo
mancarono i mezzi per le attività produttive (agricoltura, manifatture)
e si determinò una grave crisi dell’economia spagnola. Grazie alle sue
disponibilità finanziarie, la Spagna poté ottenere alcune importanti
vittorie (come a Lepanto, insieme a Venezia, contro i Turchi), ma queste
non furono mai veramente risolutive. Quando la politica religiosa di
Filippo lì lo mise in contrasto con i domini nei Paesi Bassi, la Spagna
si trovò coinvolta in una guerra che costò moltissimo e non riuscì a
evitare l’indipendenza delle province di religione protestante. Filippo
Il tentò anche di sottomettere l’Inghilterra protestante di Elisabetta
I. Egli pensava, così, di liberarsi di una nazione che gli era nemica
sia per motivi religiosi, sia per motivi commerciali: gli Inglesi
finanziavano le rivolte dei protestanti olandesi, trafficavano con le
colonie americane in contrasto col monopolio spagnolo, assalivano i
galeoni spagnoli con le loro navi corsare e li depredavano. Nell’estate
del 1588 una grande spedizione navale, l’invincibile Armata, venne
inviata contro l’Inghilterra. La flotta inglese, tuttavia, riuscì a
tener lontane dalla Manica le navi spagnole. Queste non trovarono riparo
neppure nei porti olandesi bloccati dai ribelli. Furono allora costrette
a navigare intorno alle isole britanniche, senza potersi rifornire e
subendo gli attacchi nemici. Molte naufragarono e la spedizione finì in
un disastro. Infine, per motivi di intolleranza religiosa, Filippo
cacciò dalla Spagna tutti gli ebrei e i "moriscos" (gli arabi
convertiti), che costituivano i gruppi sociali più attivi e
intraprendenti. Artigiani abilissimi e operai specializzati, agricoltori
e mercanti furono costretti a lasciare il paese. L’economia della Spagna
subì un duro colpo. Al termine del lunghissimo regno di Filippo II
(15561598) la Spagna era ormai un paese in decadenza.
Essa continuò a esercitare un importante molo politico e militare per
tutta la prima metà del ‘600, ma solo a costo di sacrifici sempre più
grandi, che ormai non poteva più permettersi.
L'oro americano fa aumentare i prezzi
L'arrivo in Spagna dei metalli preziosi provenienti dalle colonie
americane non fu solo un vantaggio. AI contrario, creò difficoltà,
squilibri e problemi nell’economia della Spagna e, di rimbalzo, in tutta
Europa. Infatti l’oro e l’argento venivano usati soprattutto come
denaro. La Spagna li riceveva, li trasformava in moneta e li spendeva.
La quantità di moneta disponibile aumentò enormemente. Ma la quantità di
merci da comprare: bestiame, terre, vestiti, armi aumentò anch’essa? La
risposta è no: la quantità di merci non aumentò, semmai diminuì; la
Spagna, che improvvisamente si trovò a disporre di tanto oro e argento,
pensò più ad acquistare merci all’estero che non a produrre. Vediamo
allora che cosa avviene se, da un lato, aumenta la massa di denaro che
circola in un paese e, dall’altro, le merci disponibili non aumentano
affatto. Accadrà semplicemente che in cambio di quelle merci si darà
molto denaro, molto più di prima: in altre parole, i prezzi
aumenteranno. Inoltre, si cercherà di comprare in altri paesi le merci
che mancano: aumenteranno perciò le importazioni. Questo è quanto
avvenne nella Spagna del Cinquecento con l’arrivo dell’oro americano: i
prezzi aumentarono e l’economia spagnola peggiorò, diventò meno capace e
meno produttiva. Altri paesi, come l’Italia o la Francia, produssero le
merci per la Spagna. Delle difficoltà e della scarsa produzione
dell’economia spagnola approfittarono quindi altre nazioni, che poterono
sviluppare le loro economie. Leggiamo le parole di uno scrittore del
tempo: «il male è venuto dall’abbondanza di oro, argento e monete [...1.
Sì pensa che il denaro è quello che assicura il mantenimento, ma non è
così. Le terre lavorate di generazione in generazione, le greggi, la
pesca, ecco quello che garantisce la sopravvivenza delle città e delle
repubbliche. Invece l’agricoltore ha trascurato l’aratro, il mercante ha
scambiato il banco con la sella del cavaliere, gli artigiani hanno
sdegnato i loro strumenti».Il caso della Spagna del Cinquecento può oggi
essere confrontato con quello di alcuni paesi produttori di petrolio.
Essi realizzano enormi guadagni quando i paesi industrializzati lo
richiedono in grandi quantitativi. Ma, se non utilizzano tali ricchezze
per rafforzare le proprie economie, quando le vendite calano si trovano
in difficoltà.
INGHILTERRA ELISABETTIANA
Alla
morte di Enrico VIII l’Inghilterra ebbe per qualche anno una regina
cattolica: Maria I Tudor che, proprio per motivi religiosi, fu molto
impopolare. A lei seguì Elisabetta I, protestante, figlia di Anna Bolena,
che regnò dal 1558 al 1603.Con Elisabetta la Chiesa anglicana si affermò
pienamente. Sotto il suo governo religione protestante e sentimento
nazionale vennero a coincidere. La vittoria del 1588 sull’armata navale
spagnola rafforzò questo modo di sentire. La propaganda dipinse i
cattolici (definiti con disprezzo "papisti", cioè sostenitori del papa)
come servi del nemico Filippo Il. La ribellione della Scozia, guidata
dalla regina cattolica Maria Stuart, venne domata, e la stessa Maria,
cugina di Elisabetta, venne imprigionata e giustiziata. Elisabetta
governò il suo paese con abilità e saggezza e fece in modo di sviluppare
l’economia e il commercio marittimo. Per difenderlo e ampliarlo dette
vita a una potente marina da guerra (la Royal Navy), destinata nei
secoli seguenti a un ruolo davvero straordinario nella storia
d’Inghilterra.Uno strumento di cui la regina si servì per arricchire il
suo paese rapidamente e con molta spregiudicatezza fu la pirateria.
Muniti di permessi ufficiali della regina (le "patenti"), non solo
avventurieri, ma anche nobili e gentiluomini divennero corsari. La loro
fu una vera e propria guerra condotta contro le navi spagnole e le
colonie americane della Spagna.
IL PERIODO ELISABETTIANO:
SVILUPPO ECONOMICO
E RICCHEZZA CULTURALE
Elisabetta I regnò per quasi 45 anni. Il periodo elisabettiano fu per la
storia inglese un lungo e fortunato momento.
Oltre a sviluppare il commercio e l’economia (in quel periodo nacquero
le celebri manifatture tessili inglesi), la regina si occupò di favorire
la cultura. Elisabetta era infatti una grande ammiratrice del
Rinascimento italiano e fece della sua corte un importante centro
culturale. L’autore più importante dell’Inghilterra elisabettiana fu
William Shakespeare (1564-1616), forse il più grande scrittore di teatro
di tutti i tempi. Shakespeare fu l’autore di opere teatrali, spesso
ispirate alla storia inglese o a quella italiana, basate su una
straordinaria conoscenza della natura umana, dei sentimenti e delle
emozioni. L’Amleto, Giulietta e Romeo, l’Otello, il Macbeth e Riccardo
III, così come La bisbetica domata o Molto rumore per nulla vengono
rappresentate ancora oggi, con immutato successo.
LE GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA
Le
idee protestanti penetrarono anche in Francia, soprattutto ad opera di
Calvino. Qui i protestanti presero il nome di ugonotti.
In Francia la religione calvinista si diffuse soprattutto tra la nobiltà
feudale e la borghesia cittadina, due ceti che si ritenevano danneggiati
dal crescente potere del re. Per questo motivo, gli ugonotti francesi
non si limitarono a essere un movimento religioso, ma divennero un vero
e proprio partito politico, ostile alla monarchia.
Per diversi anni ugonotti e cattolici si fronteggiarono senza grandi
spargimenti di sangue. A partire dal 1570, però, si aprì una vera e
propria guerra civile. Resta tristemente famosa la cosiddetta strage di
San Bartolomeo (1572), nel corso della quale i cattolici massacrarono
gli ugonotti di Parigi, senza risparmiare né donne né bambini.
Dopo un lungo periodo di guerre e di congiure, la morte dei vari
contendenti lasciò un solo erede al trono di Francia: Enrico di Borbone,
di religione protestante.
Egli si rese conto di non potersi opporre alla maggior parte della
popolazione francese, rimasta cattolica. Allora si convertì solennemente
al cattolicesimo.
In cambio di questa conversione, che fu certamente un fatto politico più
che religioso, venne riconosciuto ufficialmente dal pontefice col nome
di Enrico IV re di Francia. La dinastia dei Borbone conquistò così il
trono di Francia e lo mantenne senza interruzione fino alla Rivoluzione
francese.
L’intelligenza politica fece di Enrico un re tollerante in un tempo nel
quale l’intolleranza era la regola. Per unificare definitivamente il
paese, con l’editto di Nantes egli concesse ai protestanti la libertà di
professare la loro fede (1598).
L’EDITTO DI NANTES
L ‘editto di Nantes (1598) rappresentò una delle prime formulazioni
della tolleranza religiosa. Pur riaffermando che il cattolicesimo era la
religione ufficiale del regno di Francia, esso concedeva la libertà di
culto ai protestanti. Grazie all’editto, la Francia, estenuata da
decenni di guerre civili, poté ritrovare la tranquillità politica e
iniziare un periodo di sviluppo economico.Ordiniamo che la Religione
cattolica, apostolica e romana sia ristabilita in tuffi i luoghi di
questo nostro regno e paesi di nostra obbedienza, dove l’esercizio di
essa è stato interrotto, per esservi pacificamente e liberamente
esercitata.E per non lasciare occasione alcuna di disordini e di
divergenze tra i nostri sudditi, abbiamo permesso e permettiamo a quelli
della cosiddetta religione riformata (i protestanti) di vivere ed
abitare in tutte le città ed in tutti i luoghi di questo regno e paesi
di nostra obbedienza, senza che debbano subire inquisizioni, vessazioni,
molestie, né essere obbligati a fare cose in materia di religione contro
la loro coscienza.
LA RIVOLTA DEI PAESI BASSI
Col nome di Paesi Bassi si indicavano 17 province sotto il dominio della
Spagna, corrispondenti circa agli attuali Stati del Belgio e dell’
Olanda. Si trattava di una regione economicamente molto florida, grazie
alla pesca, al commercio, alle fiorenti manifatture di tessuti. Città
come Anversa, Bruges o Gand commerciavano da secoli con tutta l’Europa
mentre i porti di Amsterdam e Rotterdam avevano anch’ essi iniziato il
loro sviluppo.Nel corso del ‘500 le province del nord aderirono alla
religione protestante e chiesero ai dominatori spagnoli maggiore
autonomia. Filippo Il inviò contro di loro un esercito comandato dal
durissimo e determinato duca d’Alba, col proposito di ristabilire il
cattolicesimo e di riportarli all’obbedienza. I ribelli trovarono in un
nobile locale, Guglielmo d’Orange, un capo abile e risoluto, e
nell’Inghilterra protestante una potenza disponibile a rifornirli di
armi. La guerra durò per circa mezzo secolo e finì con l’abbandono degli
Spagnoli. Nel 1609 nasceva ufficialmente l’Olanda, che raggruppava le
province protestanti. La parte meridionale della regione, all’incirca il
Belgio e il Lussemburgo di oggi, rimase cattolica, sotto il dominio
della Spagna.
LE RIVENDICAZIONI DEGLI OLANDESI
Gli Olandesi si preoccuparono di giustificare di fronte all’opinione
pubblica europea la loro ribellione contro la Spagna. Nel testo qui
riprodotto i capi della rivolta sostengono l’idea che il popolo ha
diritto di ribellarsi quando il sovrano si trasforma in tiranno. Si
trattò di un ‘idea destinata ad avere molta fortuna nella cultura
politica europea dei secoli successivi
Cosa nota ad ognuno che un principe viene posto da Dio a sovrano e capo
dei sudditi di un paese per difenderli e salvaguardarli da ogni offesa,
oppressione e minaccia, come ad un pastore sono affidate la difesa e la
tutela delle greggi; ed è altrettanto noto che i sudditi non vengono
creati da Dio a uso del principe, per prestare obbedienza a tutto ciò
che egli comanda, sia che si tratta di cosa pia o empia, giusta o
ingiusta, o per servirlo come schiavi (...). E quando il principe invece
di difendere i sudditi tenta di opprimerli ed annullarne i privilegi e
le antiche consuetudini o di comandarli e servirsene come schiavi egli
non deve essere considerato come principe, ma come tiranno, E come tale
i sudditi, secondo il diritto e la ragione, non possono più accettano
come loro principe. Ed in particolare quando ciò avviene stabilito
dall’autorità e deliberazione degli Stati del paese, allora lo si può
abbandonare ed in sua vece sceglierne un altro, senza vergogna. |