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sommario del capitolo

  1. Cause

  2. La_spedizione_di_Carlo_VIII.

  3. La_conquista_di_Napoli._

  4. Girolamo_Savonarola.

  5. La_conquista_francese_di_Milano_e_quella_spagnola_di_Napoli._

  6. Cesare_Borgia._

  7. La_politica_di_Giulio_II_e_la_Lega_di_Cambrai

  8. La_guerra_della_Lega_Santa

  9. La_pace_di_Noyon._

  10. Carlo V

  11. Milano_e_Napoli_divennero_dominio_della_Spagna

  12. LO_STATO_DELLA_CHIESA_E_IL_GRANDUCATO_DI_TOSCANA

  13. LA_PACE_DI_CATEAU-CAMBRÉSIS

  14. TRE_STATI_ITALIANI_INDIPENDENTI

  15. LINDIPENDENZA_DI_VENEZIA

Cause

Tra la fine del quattrocento e il primo decennio del cinquecento ha inizio per la penisola italiana un declino che durerà oltre quattro secoli. Le cause più importanti sono: la caduta di Costantinopoli ad opera dei Turchi Ottomani, la nuova rotta per le Indie aperta dai Portoghesi circumnavigando l'Africa, la scoperta dell'America, la guerra tra Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia.

Fino a tutto il XV secolo i Veneziani detennero il monopolio del commercio delle merci provenienti da India e Cina. Navigatori Arabi facevano la spola tra il Golfo Persico e l'India. Le merci provenienti dall'India venivano trasportate a dorso di cammello presso i porti bizantini.  I Veneziani compravano tutta la merce: oro, seta, spezie e colla (gomma arabica) e la rivendevano al resto d'Europa.

La presa dei porti Bizantini da parte dei Turchi rese i prezzi dei prodotti dei mercanti Veneziani eccessivamente elevati, cosa questa che favorì i mercanti portoghesi una volta che questi ultimi ebbero raggiunto le coste indiane via mare.

La scoperta dell'America e la nascita degli imperi coloniali spagnolo e portoghese spostarono gran parte del commercio marittimo dal Mediterraneo all'Atlantico, con grave danno per le città italiane che vivevano del commercio mediterraneo.

I Veneziani compravano tutta la merce: oro, seta, spezie e colla (gomma arabica) e la rivendevano al resto d'Europa.

La spedizione di Carlo VIII

Carlo VIIINel 1491 salì al trono di Francia Carlo VIII (1483-1498), giovane di salute cagionevole, ritenuto sciocco e poco adatto agli affari di stato dai contemporanei. Anziché puntare ai domini ereditari della casa di Borgogna preferì concentrarsi sulla conquista del regno di Napoli, di cui si dichiarava erede dopo l'estinzione della casa d'Angiò.

Carlo VIII fu fortemente influenzato, nella sua decisione di scendere in Italia, da Ludovico Sforza, detto il Moro, ansioso di sbarazzarsi di un potenziale nemico, che gli poteva impedire di impadronirsi del trono ducale a spese del nipote Gian Galeazzo.

Molte speranze degli avversari del papa Alessandro VI si appuntavano sul re francese, invocato come restauratore della cristianità dalle prediche del SAVONAROLA ed aizzato dall'odio del cardinale GIULIANO DELLA ROVERE verso i Borgia.

Per guadagnarsi la neutralità degli altri sovrani europei Carlo paga una forte somma al re d'Inghilterra, concede la Franca Contea a Massimiliano d'Asburgo e la Cerdan e il Roussignon a Ferdinando il Cattolico.

La conquista di Napoli.

Nel settembre del 1494, il re prendeva il cammino dell'Italia con un esercito  di trentamila uomini con forti contingenti di mercenari svizzeri ed un'artiglieria, quale mai gl'italiani avevano vista nelle guerre degli anni passati.

La spedizione, sulle prime, sembrò un'innocua passeggiata militare. A Milano Ludovico il Moro accolse il sovrano francese con grandi feste, nella cui eco si spense la notizia della morte di Gian Galeazzo, avvenuta poco dopo la partenza di Carlo VIII dalla Lombardia ed attribuita da molti al veleno dello zio. A Firenze Piero dei Medici, benché alleato del re di Napoli, si arrese senza combattere, cedendo all'invasore le chiavi delle più importanti fortezze dello stato. L'indignazione destata dalla sua condotta, portò alla caduta della signoria medicea ed alla instaurazione di una repubblica di ispirazione savonaroliana. Anche questa però era animata da sentimenti amichevoli verso il re di Francia e non si oppose al suo ingresso in città.

La mancanza di senno politico del giovane sovrano apparve tale da arrivare, malgrado queste buone disposizioni dei fiorentini, al rischio di una rottura con Firenze. Mentre Pisa, profittando del suo passaggio, insorgeva contro l'odiato dominio di Firenze, Carlo VIII minacciava di volere restaurare in Firenze la signoria medicea e provocava l'indignazione della cittadinanza con le sue arroganti ed esose richieste di contributi finanziari. Anche questi incidenti però poterono essere superati con la rinunzia di Carlo VIII al suo progetto di restaurazione medicea, e la marcia dell'esercito francese poté proseguire per Napoli.

A Napoli  FERDINANDO II, da poco successo nel regno al padre Alfonso II, fuggì lasciando il paese ai francesi.

Il successo francese,allarmava tutti gli altri stati europei ed in particolare la Spagna, che non poteva vedere una forte potenza insediata nelle prossimità della Sicilia, che costituiva la fonte principale dei suoi rifornimenti di grano.

Contro il re Francese si formava una coalizione in cui entravano Ferdinando il Cattolico, Massimiliano d'Austria,che vedeva minacciate le prerogative imperiali in Italia, Venezia, timorosa per la sua supremazia marittima sull'Adriatico, il Papa, timoroso di un vicino troppo potente, Ludovico il Moro, che vedeva insediato il suo regno dalle pretese del duca Luigi d'Orleans. Vista la situazione , Carlo VIII si affrettò a fuggire, ma sulla via del ritorno, nei pressi di Parma, ricevette dalla Coalizione una sonora batosta che lo privò della sua poderosa artiglieria e lo costrinse a tornarsene a casa per il "rotto della cuffia".

La conquista francese dell'Italia meridionale era distrutta. Forze spagnole al comando del famoso condottiero CONSALVO DI Cordova, detto il Gran Capitano, costrinsero alla resa i presidi rimasti a difendere il regno di Napoli e tornarono ad insediare sul trono il re Ferrandino, mentre i Veneziani si impadronivano di alcuni porti della costa pugliese, come garanzia del proprio dominio navale sul basso Adriatico. La situazione della penisola tornava ad essere nelle sue grandi linee quella del 1494.

Girolamo Savonarola

Gravi erano le conseguenze degli errori politici di Carlo VIII all'interno dello stato fiorentino. I legami tra le banche ed i commercianti fiorentini e la monarchia francese, risalenti ai secoli del Medioevo, erano stati danneggiati dall'atteggiamento ostile preso inizialmente da Piero dei Medici nei confronti di Carlo VIII. Era stato facile perciò approfittare del malcontento per la condotta inetta e vile del Medici e dell'eccitazione creata dalle roventi prediche del Savonarola, che acclamava alla venuta di Carlo VIII, come liberatore della Chiesa, per abbattere la signoria medicea e ristabilire un regime repubblicano, amico della Francia.

Sotto l'influsso della vigorosa personalità del frate, Firenze si era data allora una nuova costituzione, a carattere popolare. Intanto un'ondata di fervore religioso sembrava scuotere la cittadinanza, attuando il sogno di rigenerazione politico-spirituale del Savonarola. Sulle piazze si bruciavano pubblicamente le gli oggetti di lusso o i quadri e i libri licenziosi, mentre in città si instaurava una rigida austerità morale, tra l'entusiasmo ed il consenso del popolo, che vedeva così depressi quei ricchi cittadini che avevano fatto corona alle feste medicee.

Ma gli entusiasmi popolari dovevano essere di breve durata. Carlo VIII non si curava di serbarsi amica Firenze. Grazie agli aiuti francesi prima, veneziani poi, Pisa si manteneva ribelle e costringeva Firenze ad affrontare una lunga e ingloriosa guerra per ridurla in soggezione. Le profezie del frate sul conto del re di Francia non si realizzavano nemmeno in parte. La continua ingerenza nella vita cittadina dei frati domenicani cominciava a sembrare vessatoria ed irritante a molti cittadini. L'introduzione della decima scalare, cioè di un'imposta progressiva che colpiva più fortemente i maggiori redditi, portava le grandi casate nel campo degli avversari del Savonarola: i Bigi o Palleschi, fautori dei Medici, e gli Arrabbiati, antimedicei ma contrari ugualmente alla repubblica popolare del frate e vagheggiatori di un regime più ristretto di carattere oligarchico. Né poteva mancare, tra gli avversari del Savonarola, il pontefice Alessandro VI, fieramente attaccato dal frate ferrarese nelle sue prediche sulla corruzione della chiesa.

Nel maggio 1497 era stata fulminata contro Savonarola la scomunica da parte del papa, con la minaccia dell'interdetto su Firenze, nel caso che il frate avesse avuto il permesso di continuare a predicare. La borghesia fiorentina non aveva alcun interesse ad affrontare un conflitto aperto con il pontefice, che per mezzo dell'interdetto avrebbe potuto sciogliere i debitori dei banchieri di Firenze dai loro impegni con questi ultimi e danneggiare gravemente gli interessi commerciali della città. Ai primi del 1498 le nuove elezioni portarono perciò al governo una maggioranza di Arrabbiati.

Per rialzare il suo prestigio ormai vacillante tra le folle, che, dopo aver creduto alle sue profezie, cominciavano adesso a voltarglisi contro, il Savonarola chiese di poter affrontare la prova del fuoco per dimostrare la falsità delle accuse di cui lo coprivano in modo particolare i predicatori francescani, nemicissimi dei domenicani. Ma per un seguito di lungaggini e di cavilli giuridici, la prova del fuoco, al cui spettacolo era accorsa la plebe fiorentina, non venne effettuata. Agli occhi del popolino superstizioso, il frate, che non aveva saputo fare il miracolo, apparve definitivamente screditato.

Arrestato e processato il Savonarola, assieme ad altri due frati del suo convento, venne impiccato ed arso come eretico nel maggio del 1498.

In Firenze, estinto il Savonarola, trionfavano le oligarchie dei grandi, cioè dei più ricchi banchieri e commercianti. Per dare una qualche stabilità al loro regime, essi cambiarono la costituzione fiorentina, con l'istituzione di un gonfaloniere a vita (1502), affiancato da magistrature collegiali per gli affari interni, gli esteri, la guerra ecc.

 

La conquista francese di Milano e quella spagnola di Napoli.

A Carlo VIII, morto subito dopo la sua spedizione in Italia, succedeva un lontano parente, Luigi XII (1498-1515). Questi, duca di Orleans, aggiungeva alle pretese sul regno di Napoli, in quanto erede degli Angiò, anche pretese sul ducato di Milano, essendo erede di VALENTINA VISCONTI, figlia di Gian Galeazzo, andata sposa ad un Orleans.

Prima che a Napoli, perciò, le ambizioni del re francese si rivolsero al ducato di Milano, di cui  preparò la conquista con abile lavoro di diplomazia. Si accordò con Venezia e ne ottenne l'aiuto contro Ludovico il Moro, promettendole ingrandimenti territoriali in Lombardia. Si guadagnò l'appoggio degli svizzeri, sostenendoli contro Massimiliano d'Austria, e quello del papa Alessandro VI, con la cessione al figlio Cesare Borgia del ducato di Valentinois in Francia e la mano di Carlotta d'Albret, discendente dei re di Navarra.

Così preparata, la conquista di Milano si ridusse ad una breve campagna, culminata nella capitolazione di Lodovico il Moro a Novara (9 aprile 1500), davanti all'esercito francese, rinforzato da mercenari svizzeri e guidato da un fuoruscito milanese, il maresciallo Gian Giacomo Triulzio. Venezia ottenne la città di Cremona, ed il territorio detto Ghiara d'Adda. Ludovico il Moro dovette fuggire e riparare in Germania, presso l'imperatore. Da qui, nel 1500, riuscì a raccattare ottomila Svizzeri per tentare di recuperare il trono perduto. Ma fu sconfitto a Novara, fatto prigioniero e relegato in Francia, dove finì i suoi giorni otto anni dopo. Per di più, gli Svizzeri da lui assoldati, ritornando nei loro paesi, si impadronirono di Lugano e di Bellinzona, che fin dai tempi dei Visconti appartenevano al ducato di Milano, e che in seguito furono aggregati alla Confederazione Elvetica, col nome di Canton Ticino.

Il re francese quindi cominciò a preparare la conquista di Napoli, dove nel 1496 a Ferdinando II era successo FEDERICO I D'ARAGONA. Un trattato segreto stipulato a Granata il 2 novembre 1500 con Ferdinando il Cattolico prevedeva la spartizione del regno meridionale tra francesi e spagnoli. La neutralità dei due maggiori stati italiani veniva guadagnata, garantendo a Venezia il possesso dei porti pugliesi da lei precedentemente occupati, ed a Cesare Borgia l'appoggio di truppe francesi per spodestare le signorie romagnole.

Anche l'invasione del regno di Napoli  poté avvenire quasi senza colpo ferire, nell'estate del 1501. La Spagna, data l'importanza dei suoi interessi nella vicina Sicilia, non poteva tollerare a lungo la presenza dei francesi a Napoli. Lo scoppio della guerra tra Francia e Spagna avvenne subito dopo la scomparsa della dinastia aragonese. Le forze francesi nel regno di Napoli, prive di rifornimenti dalla parte del mare, controllato dalla flotta di Ferdinando il Cattolico, furono sconfitte da Consalvo di Cordova dopo quasi due anni di resistenza. Il trattato di Lione (1504), stabilì che i Francesi si stanziassero a Milano e gli Spagnoli a Napoli.

Cesare Borgia.

Abbiamo già visto quale peso avesse nella politica di Alessandro VI la preoccupazione di assicurare al proprio figlio prediletto il modo per conquistarsi uno stato. Con forze militari ottenute dal re di Francia e con mezzi finanziari ricavati dal papa, Cesare Borgia, tra il 1499 ed il 1501, riuscì ad abbattere con la forza o il tradimento le piccole signorie romagnole come quella dei Riario di Forlì, dei Manfredi di Faenza, dei Malatesta di Rimini.

Uno dopo l'altro i signorotti emiliani dovettero cedere. Al figlio trionfatore  il pontefice poteva concedere allora  il titolo di duca di Romagna. Le sue conquiste tuttavia non bastavano ancora all'ambizioso avventuriero, che si gettò contro il ducato di Urbino, cacciandone i Montefeltro, e contro quello di Camerino, allargando i propri possessi verso le Marche.

Con i suoi metodi terroristici, il Valentino aveva saputo sfruttare una serie di contingenze fortunate, piuttosto che fondare una costruzione statale capace di sopravvivere. Mentre già macchinava piani di altre conquiste nell'Italia centrale, nell'agosto del 1503  egli si ammalava gravemente insieme al padre. Alessandro VI moriva entro pochi giorni e  saliva al trono papale il più fiero avversario dei Borgia, il cardinale GIULIANO DELLA ROVERE, col nome di Giulio II (1503-1513).

Lo stato borgiano cadde di colpo. Ad Urbino la popolazione stessa si affrettò a richiamare i Montefeltro: nelle Romagne l'ostilità di Giulio II impedì a Cesare di accorrere alla difesa. Fuggiasco a Napoli, il Valentino vi fu fatto arrestare da Consalvo di Cordova e tradurre prigioniero in Spagna. Evaso di là, poté ancora riparare presso i suoi parenti d'Albret in Francia e finì nel 1507 la sua esistenza combattendo per loro nella Navarra.

La politica di Giulio II e la Lega di Cambrai

Quasi per uno strano destino, proprio colui che durante la sua vita era stato l'avversario più implacabile dei Borgia, si trovava adesso, assunto al Papato, a continuarne la politica di sterminio delle signorie romagnole, risorte dopo la caduta dei Borgia, e quindi di ostilità contro Venezia, che appunto in codesto momento aveva potuto consolidare la propria egemonia sulla Romagna, occupando anche Cervia e Faenza.

Pontefice terribile, chiamarono i contemporanei questo vecchio dall'animo tempestoso. In Roma volle segnare un'orma incancellabile, lasciandola adorna delle opere di Michelangelo; allo stesso modo sognava di far inchinare tutta l'Italia di fronte alla potenza della chiesa.  Per questo sogno di dominio, sconvolse la penisola con una serie di guerre ininterrotte, alle quali talora partecipò in persona, incurante di disagi e di pericoli.

Purtroppo l'impeto di Giulio II non teneva conto del fatto che l'Italia non era ormai altro che la posta del giuoco di stati troppo superiori di armi e di potenza. E fu quindi fatale accecamento che il primo obiettivo dei suoi colpi fosse proprio l'unico stato italiano che ancora era in grado di tenere testa agli stranieri: Venezia.

Una costante della politica italiana era il timore degli stati minori per la potenza di Venezia. Fu quindi assai facile a Giulio II coalizzare contro di lei l'imperatore Massimiliano, desideroso di estendersi sulle terre del Veneto, il re di Francia, erede, col ducato di Milano, del tradizionale antagonismo tra quest'ultimo e la sua potente vicina, il re di Spagna, desideroso di riconquistare i porti pugliesi, occupati da Venezia durante la crisi della dinastia aragonese, il re di Ungheria, nonché diversi degli stati minori italiani, come il marchesato di Mantova ed il ducato di Ferrara, minacciati di assorbimento da Venezia, ed il duca di Savoia, che poté illudersi per un momento di trasformare in dominio effettivo il suo titolo fino allora puramente nominale di re di Cipro partecipando alla spartizione delle spoglie della Serenissima.

Dopo aver schiacciate le piccole signorie dei Baglioni di Perugia e dei Bentivoglio di Bologna, riconquistandone i territori alla Chiesa, Giulio II, conclusa la Lega di Cambrai (10 dicembre 1508) con tutti i nemici di Venezia, lanciava, ai primi del 1509, la scomunica contro la Serenissima. Di lì a pochi giorni, le forze terrestri veneziane subivano ad Agnadello (14 maggio 1309) una delle più tremende disfatte della storia della repubblica e ne lasciavano indifesi i territori alla invasione straniera. Mentre Ferdinando il Cattolico si affrettava a recuperare i porti della Puglia, Giulio II le città delle Romagne e Luigi XII i territori controversi della Lombardia, l'imperatore Massimiliano poteva occupare l'una dopo l'altra le città del retroterra veneto. L'ultima ora di Venezia pareva giunta senza riparo.

Proprio in quell'ora di crisi rifulsero però, per un lato l'energia e l'abilità del governo di Venezia, per un altro la fedeltà delle popolazioni del dominio, affezionate al giusto ed umano reggimento della repubblica. Mentre rivolte scoppiavano qua e là contro gl'invasori, la diplomazia veneta lavorava attivamente a dividere i propri nemici ed a concludere paci separate con i meno pericolosi di essi. Ferdinando il Cattolico, Giulio II e Luigi XII, una volta raggiunti i propri obiettivi, non avevan più interesse ad aiutare Massimiliano e si accordarono facilmente con Venezia, dietro riconoscimento da parte di quest'ultima della situazione di fatto. L'imperatore, contrattaccato dalla repubblica, si trovò in difficoltà e dovette cominciare a sgomberare il Veneto (1510).

Venezia era salva. Il colpo ricevuto ad Agnadello era però troppo forte per potere essere dimenticato. Già cauta per sua natura, data la necessità di coprire ad un tempo due fronti, quello marittimo nel Levante e quello terrestre nella Lombardia, la politica veneziana, da allora in poi, rinunziò definitivamente alla creazione di un vasto dominio nell'Italia settentrionale e si chiuse in una tattica puramente difensiva. Nel grande conflitto europeo per il dominio d'Italia, l'unica forza italiana che avrebbe potuto fare da contrappeso agli stati d'oltralpe, era così virtualmente eliminata dalla contesa.

La guerra della Lega Santa.

L'umiliazione di Venezia, invece di una calamità italiana, parve tuttavia a Giulio II l'inizio della realizzazione dei suoi sogni. Eliminata dalle Romagne l'influenza veneziana, sembrò perciò giunto il momento per lui di eliminare dal bacino padano anche la Francia.

Perno della politica antifrancese del papa fu l'alleanza da lui stretta ai primi del 1510 con la invincibile potenza militare svizzera, di cui erano note da tempo le ambizioni di dominio sulle fertili pianure lombarde. Fuori i barbari! fu il motto adoperato allora da Giulio II per dare calore di lotta nazionale italiana alla sua politica contro la Francia. Purtroppo si trattava assai più di contrapporre uno straniero all'altro, che di fare leva su forze italiane: la Lega Santa, come fu detta da Giulio II la coalizione da lui preparata contro Luigi XII, comprese, oltre al papa, alla Confederazione Svizzera ed a Venezia, comprensibilmente desiderosa di rifarsi della sconfitta, anche Ferdinando il Cattolico e, più tardi, Enrico VIII di Inghilterra.

La Francia reagì con energia. Luigi XII, minacciando a Giulio II il rinnovarsi degli antichi conflitti che mezzo secolo avanti avevano messo in tanto rischio l'autorità dei papi, radunò i vescovi francesi ed alleati nel concilio di Pisa (1511) con l'intento di dichiarare decaduto il pontefice. Un ardito condottiero francese, venticinquenne appena, Gastone Di Foix, sbaragliava a Ravenna (1512) le forze spagnole e pontificie. La sconfitta spagnola di Ravenna lasciava tuttavia intatta la potenza irresistibile degli svizzeri. E gli Svizzeri, calati in Lombardia, riuscirono in poche settimane a spazzarne via i francesi, restaurando sul trono ducale un figlio di Ludovico il Moro, MASSIMILIANO SFORZA, ed imponendo allo stato di Milano una specie di protettorato militare. Genova seguì, al solito, le sorti di Milano, cacciando i francesi. Forze spagnole entrarono in Toscana, abbattendo il governo dell'inetto Pier Soderini e restaurando la signoria medicea. Nella Penisola Iberica, Ferdinando il Cattolico schiacciava la dinastia d'Albret, impadronendosi della Navarra.

Non rassegnato ancora alla perdita di una posizione così importante come Milano, Luigi XII proseguiva la lotta, nel tempo stesso in cui, morto Giulio II, il cardinale GIOVANNI DEI MEDICI ascendeva al papato col nome di Leone X (1513-21). Il passaggio di Venezia dalla parte della Francia, non impediva però che gli svizzeri sconfiggessero daccapo i francesi alla battaglia di Novara (1513), mentre gli inglesi li battevano a loro volta a Guinegatte (1513) nella Francia settentrionale.

Soltanto dopo la morte di Luigi XII e l'avvento di Francesco I di Valois Angouléme (1515-47), il regno di Francia arrivava a risollevarsi da tanti disastri. Il nuovo sovrano, infatti, riusciva ad isolare gli svizzeri, accordandosi col pontefice Leone X, perché questi abbandonasse la lotta, in cambio dell'abbandono da parte della Francia del concilio di Pisa, ed iniziando trattative con il re di Spagna. Sceso finalmente di persona in Lombardia, Francesco I riusciva a vincere anche gli Svizzeri, dopo un combattimento durato due giorni e due notti intere presso Marignano (1515), l'odierna Melegnano, con tale accanimento da meritare l'appellativo di «battaglia dei giganti» e risolto dall'arrivo di forze veneziane, al comando di Bartolomeo di Alviano.

Per la prima volta nella loro storia, i terribili soldati svizzeri erano stati sconfitti in campo aperto. Vinti, sebbene non disfatti, essi ripiegarono verso le loro montagne, impadronendosi nella ritirata di quel Canton Ticino, che da allora in poi doveva per sempre far parte della loro Confederazione. Da quel momento però, la Svizzera cessava di essere una grande potenza dalle ambizioni espansionistiche e rimaneva un fattore di secondo piano nella storia europea.

La pace di Noyon

Eliminata la Svizzera dalla contesa per l'Italia, rimanevano ormai di fronte l'una all'altra la Francia e la Spagna. Ma fu facile, per il momento almeno, concludere un accordo tra le due corone. Poco dopo Marignano era morto anche Ferdinando il Cattolico, lasciando erede del trono il giovane nipote CARLO D'Asburgo. Se Francesco I, una volta riconquistato il Milanese, aveva maggiore convenienza nella pace che nella guerra, anche Carlo aveva necessità di respiro per sistemare il suo regno di Spagna e prepararsi all'eventuale successione nei domini asburgici, e possibilmente nell'Impero, cui egli avrebbe avuto diritto al momento della morte dell'altro nonno, l'avo paterno Massimiliano d'Austria.

Tra i due giovani sovrani di Spagna e di Francia si giunse perciò nel 1516 alla pace di Noyon, per cui l'Italia veniva ad essere spartita in due zone di influenza. Alla Spagna restava l'Italia meridionale ed insulare, con il dominio sui regni di Napoli, Sicilia e Sardegna. Alla Francia viceversa toccava buona parte delle regioni più ricche economicamente e strategicamente più importanti della penisola.

Da lei veniva infatti a dipendere direttamente il ducato di Milano, che trascinava seco entro l'orbita politica francese anche Genova, con le sue potenti forze marittime. Sempre nell'orbita francese gravitavano la repubblica di Firenze, con le sue cospicue disponibilità finanziarie, e i ducati dei Savoia e degli Este, unitisi ambedue in alleanza con Francesco I, suggellata da matrimoni con la dinastia reale di Francia.

Carlo V

 

Nell'anno 1496 Massimiliano d'Asburgo,  Arciduca d'Austria, e imperatore del Sacro Romano Impero, fece in modo che il figlio ed erede al trono,Filippo il Bello prendesse in moglie Giovanna di Castiglia, figlia dei sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia.  Da questo matrimonio nacque Carlo, nel febbraio del 500, a Gand, una cittadina delle Fiandre.

Carlo era predestinato a diventare il sovrano più potente del mondo. L'unico figlio maschio dei nonni materni era già scomparso nel1497. Subito dopo, scomparve anche la loro figlia primogenita seguita nella tomba nello stesso anno 1500 dall'unico figlio maschio di quest'ultima Quindii, nell'anno 1504, con la morte della Regina Isabella, sua figlia Giovanna, madre di Carlo, divenne l'erede di tutti i beni di Castiglia.

Subito dopo, Giovanna venne colpita da follia e si trovò nella impossibilità di governare. Nel 1506  scomparve Filippo, padre di Carlo, per cui, quest'ultimo, all'età di soli sei anni, si trovò ad essere il potenziale erede dei regni di Castiglia, di Austria e del ducato di Borgogna quest'ultimo quale eredità dei nonni paterni, in quanto Massimiliano d'Asburgo aveva sposato Maria Bianca di Borgogna ultima erede dei Duchi di Borgogna. 

Nell'anno1516, con la morte del nonno materno Re Ferdinando d'Aragona, Carlo, ereditò anche il trono d'Aragona, per cui poté fregiarsi del titolo di Re di Spagna a tutti gli effetti, assumendo il nome di Carlo I

Nell'anno 1519, con la morte del nonno paterno Massimiliano I, Carlo, a soli diciannove anni, ascese anche al trono d'Austria, entrando in possesso, anche dell'eredità borgognona della nonna paterna. Nello stesso anno, precisamente il 28 giugno 1519 nella città di Francoforte, sostenuto dai banchieri tedeschi Fugger, fu eletto Imperatore del Sacro Romano Impero, prevalendo su Francesco I, Re di Francia.

Genealogia semplificata di Carlo V

Da Massimiliano d'Asburgo e Maria Bianca di Borgogna nasce Filippo il Bello

Da Ferdinando d'Aragona e Isabella Di Castiglia nasce Giovanna di Castiglia (la Pazza)

Da Filippo il Bello e Giovanna la Pazza nascono  Carlo (Poi Carlo I di Spagna e Carlo V Imperatore) e Ferdinando

Carlo V abdica e lascia la Spagna e le colonie Americane al figlio Filippo II

Carlo V abdica e lascia l'Austria e l'Impero al Fratello Ferdinando

 

A questo punto diventava Cruciale, per Carlo V, il possesso del ducato di Milano per poter mettere in collegamento la Spagna, i Paesi Bassi, l'Austria e il regno di Napoli. Naturalmente altrettanto importante era per Francesco I, re di Francia, impedire la realizzazione da parte di Carlo V di tale disegno. Francesco I vedeva stretti in una morsa i propri territori e combatté con tutte le proprie forze lo strapotere del re spagnolo.

La lunga contesa fra i due sovrani vide numerose battaglie svolgersi in Italia.Fra i molti tragici eventi che la caratterizzarono, tristemente noto è il sacco di Roma, del 1527. Poiché il papa Clemente VII Medici si era schierato con la Francia, Carlo V inviò contro Roma un esercito di mercenari tedeschi (lanzichenecchi) di religione protestante. Questi riuscirono a conquistare la città e, spinti dal fanatismo religioso, massacrarono circa 4000 persone e saccheggiarono le chiese con le loro opere d’arte.

Riappacificatosi per forza con l’imperatore, il papa ottenne il suo aiuto per riportare a Firenze i Medici, che erano stati nuovamente cacciati.

L’assedio di Firenze (1529-30) vide le truppe repubblicane, guidate da Francesco Ferrucci, resistere valorosamente per un anno. Morto in battaglia il Ferrucci, i fiorentini furono costretti ad arrendersi.Tornavano così a Firenze i Medici. Essi tennero il potere fino alla morte senza eredi dell’ultimo discendente Gian Gastone (1737).

Milano e Napoli, invece, divennero dominio della Spagna.

Carlo V: il trionfo e la rinuncia

Carlo V riuniva sotto la sua sovranità enormi territori: la Spagna; la Sicilia, la Sardegna, Milano e Napoli in Italia; i Paesi Bassi; i domini degli Asburgo (Austria, Boemia, Ungheria) e l’impero, gli sterminati possedimenti spagnoli nelle Americhe. Egli stesso dichiarò una volta con orgoglio che nei suoi domini non tramontava mai il sole.Eppure un impero così vasto era anche profondamente fragile e diviso. Carlo V doveva infatti governare paesi e popoli molto diversi fra loro, divisi dalla lingua, dai costumi politici, dalla cultura, soprattutto dopo la riforma protestante, dalla religione, con i conflitti che ne derivavano.Per tenere insieme il suo vastissimo dominio Carlo V fu costretto a continue guerre:contro la Francia, i principi protestanti tedeschi, i Turchi, che minacciavano di espandersi in Europa. A questo fine dovette sacrificare enormi quantità di uomini e mezzi, a carico soprattutto della Spagna e delle ricchezze che la stessa traeva dalle colonie americane. In tal modo, somme gigantesche vennero spese in maniera improduttiva e l’economia spagnola ne soffrì molto. Così pure, una parte consistente della popolazione spagnola in età adulta fu costretta ad abbandonare le attività produttive per combattere.Questo enorme sforzo si rivelò più tardi fatale per la Spagna: lo stesso Carlo V si rese conto che il suo sogno di ricostituire l’antica unità dell’impero, sotto la religione cattolica, era ormai impossibile.Le grandi nazioni europee come la Francia o l’Inghilterra non lo avrebbero accettato se non a prezzo di guerre sempre più sanguinose e neppure lo avrebbero voluto gli stati tedeschi protestanti. Altri popoli come gli Olandesi dei Paesi Bassi volevano rendersi indipendenti e in breve ci sarebbero riusciti. Ripetutamente vittorioso in battaglia, ma stanco di combattere contro tutto e contro tutti per un risultato che gli appariva irraggiungibile, Carlo V rinunciò al trono.

LO STATO DELLA CHIESA E IL GRANDUCATO DI TOSCANA

Nel Seicento i pontefici avevano ormai perso gran parte della loro autorità politica: le grandi potenze, infatti, ormai non subivano più l'influenza del papato. Tuttavia in Italia riuscirono ancora a impadronirsi delle città di Ferrara e Urbino, dove le fami glie degli Estensi e dei Della Rovere si erano estinte per mancanza di eredi.

Lo Stato della Chiesa si caratterizzò per il forte contrasto tra lo splendore di Roma e la miseria delle campagne circostanti. Roma venne infatti abbellita di edifici che il nuovo stile barocco rendeva splendidi e imponenti. Ma appena fuori Roma lo spetta colo cambiava. Gli enormi latifondi delle famiglie nobili romane, in genere tenuti a pascolo, erano fonte di ricchezza per pochi proprietari e di miseria per i contadini e i pastori.

Quanto alla Toscana, essa riuscì a rimanere indipendente sotto la dinastia dei Me dici, ma conobbe una grave decadenza economica. Le manifatture fiorentine, un tempo fonte di enormi ricchezze, non erano più competitive e vennero progressivamente chiuse. Solo la fondazione del porto di Livorno produsse qualche miglioramento a una situazione economica ormai in forte difficoltà.

LA PACE DI CATEAU-CAMBRÉSIS:

SI CONSOLIDA IL DOMINIO SPAGNOLO

La guerra tra la Francia e la Spagna continuò per alcuni anni anche con Filippo II.

Tuttavia nel 1557, presso la piccola città di San Quintino, Emanuele Filiberto di Savoia, comandante delle truppe spagnole, sconfisse l’esercito francese. Con la pace di Cateau-Cambrésis, firmata nel 1559, la Francia rinunciò definitivamente ai domini in Italia. Emanuele Filiberto tornò in possesso del Piemonte e della Savoia che la Francia aveva sottratto alla sua famiglia. La pace di Cateau-Cambrésis segnò il consolidamento del dominio spagnolo in buona parte dell’Italia: Filippo II conservò Milano e Napoli, la Sicilia e la Sardegna.

Altri stati minori, come la Toscana, Genova, Mantova, Lucca mantennero un proprio governo, ma passarono sotto l’influenza spagnola.

TRE STATI ITALIANI INDIPENDENTI

Rimasero veramente indipendenti solo tre stati: il ducato di Savoia, la repubblica di Venezia e lo Stato della Chiesa.

Il duca di Savoia, Emanuele Filiberto trionfatore di San Quintino si rivelò anche un capace sovrano. Trasferì la capitale dello stato a Torino, riformò i tribunali e migliorò l’amministrazione pubblica. Sotto i suoi successori, il Piemonte riuscì lentamente ad allargare il suo territorio.

Venezia fu lo stato italiano più sviluppato, sia dal punto di vista culturale che da quello economico. Per proteggere i propri commerci con l’Oriente, Venezia fu anche lo stato italiano più coinvolto nella guerra contro i Turchi. Costretta a difendere i suoi possedimenti nelle isole greche e nell’Adriatico, la flotta veneziana, alleata con quelle del pontefice e del re di Spagna, ottenne una grande vittoria navale, nel 1571, presso Lepanto. Si fermò così l’espansione turca nel Mediterraneo.

L'INDIPENDENZA DI VENEZIA


Venezia vide via via la sua importanza commerciale ridursi, a causa dello sposta mento dei maggiori traffici dal Mediterraneo all'Atlantico e dei conseguenti successi di inglesi e olandesi.
Per sostenere la propria economia, essa cercò allora un'alternativa e si dedicò a sviluppare l'agricoltura nella cosiddetta terraferma, cioè nelle campagne venete e friulane.
Bonificò vasti territori paludosi, sviluppò un sistema di canali per irrigare i campi, costruì dighe, introdusse nuove colture come il riso, il mais e il gelso. Questo non le consentì di accumulare la stessa ricchezza dei tempi d'oro, ma tuttavia rallentò il suo declino.
Anche sul piano politico l'importanza di Venezia si ridusse. Minacciata nel Mediterraneo dalla presenza dei Turchi, essa via via rinunciò ai domini di Cipro (1573), di Creta (1669) e delle altre isole greche.
Per mantenere la propria indipendenza, fu obbligata a tenersi in equilibrio fra le grandi potenze, conservando una stretta neutralità.

 

 

 

Fonti

  • D.B. Wyndham Lewis, Carlo V, Dall'Oglio, Milano, 1974
  • P.P. Merlin, La forza e la fede. Vita di Carlo V, Laterza, Roma-Bari, 2004
  • G. Gerosa, Carlo V. Un sovrano per due mondi, Mondadori, Milano, 1992
  • M. Rady, Carlo V e il suo tempo, Il Mulino, Bologna, 1997
  • H.G. Koenigsberger, G.L. Mosse, G.Q. Bowler, L'Europa del Cinquecento, Laterza, Roma-Bari, 1990

 

 

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10