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La popolazione e la cultura

La rivoluziono demografica del settecento

Nel Settecento, in particolare nella seconda metà del secolo, si verificò in Europa una forte crescita demografica; infatti in cento anni la popolazione europea crebbe di circa 70 milioni di individui, un aumento superiore a quello verificatosi nei tre secoli precedenti.

Con la rivoluzione demografica del Settecento, che può essere paragonata a quella prodotta dalla scoperta dell'agricoltura nell'età neolitica, ebbe inizio un processo irreversibile di crescita della popolazione, tipico dell' età contemporanea.

Innanzi tutto si registro un progressivo declino della mortalità. Per secoli la popolazione europea era cresciuta lentamente, perché a un alto tasso di natalità corrispondeva un quasi altrettanto elevato tasso di mortalità. Invece nel corso del XVIII secolo si verificò un calo progressivo della mortalità, soprattutto  quella infantile, per diversi motivi favorevoli.

Innanzitutto i progressi dell'agricoltura (di cui parleremo tra poco) produssero un miglioramento dell'alimentazione.

Un altro fattore che favorì la diminuzione della mortalità europea fu la scomparsa della peste dal nostro continente, per motivi ancora poco conosciuti. L'ultima terribile epidemia si abbattè sulla Francia meridionale, in particolare a Marsiglia, nel 1720-1 721. Altre malattie, come il vaiolo, diventarono meno pericolose grazie all'introduzione di rimedi più efficaci  .

Armi più efficaci contro le epidemie

Nel Settecento la lotta contro le epidemie divenne più efficace attraverso I' applicazione di più rigorosi provvedimenti per isolare le zone colpite. Inoltre durante il Settecento si giunse alla scoperta di un mezzo molto efficace per prevenire le malattie infettive, la vaccinazione.

Ciò a partire dal 1720 in Inghilterra alcuni medici, per combattere le epidemie di vaiolo, avevano sperimentato un sistema giunto da Costantinopoli, dove lo si praticava da tempo: pungersi con un ago infettato nel pus del vaiolo. In questo modo la persona contraeva la malattia, ma in forma benigna, e dopo un breve periodo acquisiva un'immunità definitiva nei confronti del vaiolo.

Il  sistema fu perfezionato dal medica inglese Edward Jenner, il quale aveva notato che alcune donne di campagna, che avevano contratto il vaiolo bovino (0 "vaccino"), risultavano immuni dal vaiolo umano.

Nel 1796 Jenner iniettò per la prima volta il vaccino, cioè il vaiolo ricavato da una mucca infetta, a un bambino: era nata la vaccinazione, uno strumento di difesa fondamentale nei confronti delle malattie infettive.

 

La nuova agricoltura europea

La crescita demografica del XVIII secolo fu non solo l'effetto ma anche la causa della rivoluzione agricola, verificatasi soprattutto in Inghilterra, nei Paesi Bassi e in Francia.

Infatti la crescente richiesta di cibo da parte della popolazione faceva salire i prezzi dei prodotti alimentari e spingeva i contadini ad aumentare la produzione agricola attraverso l'espansione dei terreni coltivati e l'introduzione di nuove tecniche. L'ampliamento delle zone coltivate fu realizzato bonificando pianure paludose e abbattendo boschi di collina e di montagna per far posto alle coltivazioni e ai pascoli artificiali.

Ancora più importante per la crescita della produzione agricola fu il passaggio dalla rotazione triennale alIa rotazione permanente, cioè l'eliminazione del maggese improduttivo e la sua sostituzione con piante foraggere (trifoglio, erba medica), adatte all'alimentazione degli animali allevati. Queste piante, oltre ad arricchire il terreno di sostanze utili alIa coltivazione dei cereali, permisero di sviluppare l'allevamento e di dare vita a una moderna agricoltura, nella quale le coltivazioni e l'allevamento erano tra loro strettamente integrati. All'interno di queste moderne aziende furono introdotte nuove piante alimentari, come il mais, la patata, la rapa e la barbabietola da zucchero.

La produzione agricola aumentò anche per l'impiego di nuovi e più perfezionati attrezzi da lavoro, quali l'aratro di ferro adatto per arature profonde, la falce lunga più efficace del falcetto, i nuovi tipi di seminatrici ed erpici.

La formazione di grandi aziende agricole

L'incremento della produzione agricola nelIe regioni atlantiche del continente fu realizzato anche grazie alIa formazione di aziende di grandi dimensioni e all'eliminazione delle terre comuni (boschi, pascoli).

In Inghilterra alcuni proprietari più ricchi attraverso le cosiddette recinzioni (enclosures) raggrupparono diversi campi e parti delle terre comuni in modo da formare aziende agricole abbastanza vaste e produttive. Ma in questo modo molti contadini rimasti senza terra furono costretti a emigrare nelle città, dove spesso diventarono operai delle nascenti fabbriche.

 

Lo sviluppo del commercio internazionale

Nel Settecento si verificò un forte sviluppo dei commerci tra gli stati europei, ma soprattutto si intensificarono gli scambi commerciali tra i diversi continenti del mondo, in particolare con quelle regioni dell'America, dell'Africa e dell'Asia colonizzate dalle potenze europee. Nel 1780 le potenze europee controllavano circa i tre quarti di tutto il commercio internazionale. Il centro di questa rete di scambi mondiali era costituito dall'Inghilterra, che allora disponeva della flotta più potente del mondo, seguita dalla Francia.

La ripresa economica dell'ltalia

Durante il Settecento anche in Italia si verifico una ripresa economica, favorita dalla crisi dell'egemonia spagnola sulla penisola e dall'influenza positiva dell'Austria, che controllava l'Italia settentrionale. Dopo più di un secolo di crisi dei commerci mediterranei, l'Italia era diventata un paese prevalentemente agricolo.

Nel Settecento si ebbe un aumento della produzione agricola in seguito alla crescita della popolazione, ma anche per !'incremento delle esportazioni verso i paesi più ricchi d'Europa, di alcuni prodotti italiani, come vino, olio e soprattutto seta greggia lavorata in Piemonte, Lombardia e Calabria.

L'aumento della produzione agricola fu favorito dalla bonifica di territori paludosi in alcune regioni italiane, come la Toscana, ma anche dalla distruzione di boschi collinari e montani e dalla riduzione di terre comuni e pascoli collettivi, che aggravarono l'instabilità idrogeologica del nostro territorio e le condizioni di vita delle masse contadine.

Porti franchi e nuove strade

L'intensificazione degli scambi commerciali tra l'Italia e l'Europa fu favorita dalla costituzione nel corso del Settecento di numerosi porti franchi, cioè luoghi nei quali le merci non erano soggette al pagamento di tasse doganali, a Livorno, Trieste, Ancona, Civitavecchia, Messina.

Altrettanto importante per i commerci fu la costruzione, nel1771 da parte delle autorità austriache, di una carrozzabile che attraverso il passo del Brennero collegava l'Austria alla pianura padana e attraverso il valico dell'Abetone giungeva a Firenze.

 

La scienza si collega alla tecnica

Nel XVIII secolo la nuova scienza sperimentale, nata nel Seicento con la cosiddetta "rivoluzione scientifica" compì importanti progressi e divenne sempre più collegata alla tecnica.

Infatti le scoperte scientifiche non rimanevano nel chiuso dei laboratori e degli studi, ma diventavano il punto di partenza di nuove invenzioni, nuove applicazioni pratiche nei campi dell'economia (agricoltura e industria), dei trasporti, della produzione energetica.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo della scienza e della tecnica nel Settecento fu svolto dalle numerose accademie e società scientifiche, fondate soprattutto in quei paesi come l'Inghilterra dove era più forte la richiesta di nuove tecniche da applicare nella produzione.

Ricordiamo, per esempio, che nel corso del Settecento furono effettuate importanti ricerche e sperimentazioni sull'elettricità a opera di scienziati come l'americano Benjamin Franklin, inventore del parafulmine, e l'italiano Alessandro Volta, che nel 1800 costruì la prima pila.

Inoltre nel XVIII secolo furono inventate le prime macchine a vapore che svolgeranno un ruolo decisivo nella nascita delle industrie moderne e della ferrovia. Il vapore venne a sostituire le fonti energetiche usate fino ad allora dagli uomini, cioè la forza umana e animale e la forza motrice dell'acqua e del vento.

I progressi della chimica

Il settecento fu anche il secolo di nascita della chimica moderna, grazie agli studi degli scienziati, prima fra tutti il francese Lavoisier. Costui, utilizzando le scoperte di scienziati inglesi su alcuni gas come l'anidride carbonica, giunse alla scoperta che nell'aria era presente un gas che egli chiamò ossigeno.

Dimostrò poi che l'acqua era composta da ossigeno e idrogeno e giunse alla comprensione di alcuni fenomeni chimici come la combustione.

Le ricerche chimiche sulla composizione dell'aria spinsero due francesi, i fratelli Montgolfier a costruire un pallone aerostatico, la mongolfiera, il primo oggetto volante costruito dall'uomo che si sollevò in aria nel 1783.

 

La rivoluzione industriale: un nuovo modo di produrre

Negli ultimi decenni del Settecento si verificò in Inghilterra la prima rivoluzione industriale, cioè un radicale cambiamento nel modo di produrre, che si differenziava totalmente dal modo di produzione delle botteghe artigiane e delle manifatture", e che diventerà tipico dell'età contemporanea.

L'aspetto distintivo della rivoluzione industriale e costituito dal notevole aumento della produzione di merci, inizialmente soprattutto prodotti tessili, grazie all'impiego di nuove macchine e di una nuova forza motrice, il vapore, che sostituì le fonti energetiche usate fino ad allora dagli uomini, cioè la forza umana e animale e la forza motrice dell'acqua e del vento.

Questo nuovo sistema di produzione è stato chiamato rivoluzione industriale, perché ha modificato profondamente il lavoro e la vita degli uomini e più in generale il volto della Terra.

Le conseguenze prodotte dalla rivoluzione industriale possono essere così sintetizzate:

  • un aumento considerevole della produzione di beni e di conseguenza l'allargamento dei consumi ai ceti me no abbienti della popolazione;
  • la crisi del lavoro artigianale e la nascita di un nuovo modo di produrre basato sulla divisione del lavoro;

  • la formazione di nuove classi sociali, gli operai di fabbrica e la borghesia industriale;

  • la formazione delle nuove città e la trasformazione degli agricoltori in operai;
  • la diffusione dei prodotti industriali in mercati sempre pili vasti, anche grazie allo sviluppo di nuovi mezzi di trasporto come la ferrovia.

Perché la rivoluzione industriale inizia in Inghilterra?

L'Inghilterra nel XVIII secolo era diventata padrona di un vasto impero commerciale e ciò aveva favorito, da parte della borghesia mercantile, l'accumulo di capitali, cioè di grosse somme di denaro, che potevano essere impiegati nelIe nuove attività industriali. Inoltre le colonie permettevano all'Inghilterra di importare alcune materie prime, come il cotone, necessarie alIa nascente industria tessile e di esportare i suoi manufatti industriali.

Anche i grandi progressi dell'agricoltura favorirono l'accumulo di capitali da parte della borghesia inglese, e stimolarono lo sviluppo di fabbriche che lavoravano le materie prime agricole (lanifici, distillerie, mulini e di quelle che producevano nuovi attrezzi da lavoro (cioè le industrie meccaniche). Inoltre, in seguito alIa recinzione delle terre comuni e alIa formazione di grandi aziende agricole, si era formata una massa di disoccupati pronti a migrare nelle città e a lavorare nelle nuove fabbriche.

L'Inghilterra inoltre, nel corso del Settecento, aveva registrato un forte aumento demografico; ma piu popolazione significava non solo maggiore disponibilità di manodopera, ma anche maggiore richiesta di beni di consumo alle nuove industrie, che basavano il loro sviluppo proprio sull'aumento delle vendite.

Infine va ricordato che l'Inghilterra era uno dei paesi europei più ricchi di carbon fossile, cioè della materia prima utilizzata per far funzionare le macchine a vapore nell'industria tessile e metallurgica

Fabbriche e cittit nell'lnghilterra dell'OUocento

Ecco come 10 scrittore inglese Charles Dickens, autore di molti romanzi tra i quali ricordiamo David Copperfield e Oliver Twist, descrive una tipica citta industriale inglese del suo tempo.

"Era una citta fatta di mattoni rossi, 0 meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere 10 avessera permesso... Era una citta di macchinari e lunghe ciminiere dalle quali strisciavano perennemente interminabili serpenti di fumo che non si srotolavano mai. Cera un can ale nero e un fiume che scorreva, arrossato do tinture maleodoranti e c'erano enormi blocchi di costruzioni piene di finestre in cui si sentiva tutto il giorno un tintinnio tremolante e in cui il pistone della macchina a vapore andava su e giù con monotonia.

 

Dalla produzione secondo il sistema domestico...

In Inghilterra, sin dal XVI secolo, la produzione dei tessuti avveniva in maniera sempre più diffusa secondo il sistema domestico: nelle campagne e nei villaggi rurali, molti contadini erano anche artigiani che filavano e tessevano la lana nei mesi morti dell'anno agricolo, cioè soprattutto nel periodo invernale: il contadino tesseva con il telaio domestico, mentre sua moglie filava e i figli cardavano la lana. I prodotti finiti erano poi acquistati da mercanti, che si recavano regolarmente nei villaggi rurali, e che li rivendevano nelle città.

Con l'aumento della produzione e con l'ampliamento dei mercati di vendita si verificò una prima importante trasformazione del sistema domestico: alcuni mercanti che avevano capitali adeguati compravano una grande quantità di materia prima (lana o cotone) che poi affidavano per la filatura e la tessitura a molti artigiani-contadini. Costoro poi riconsegnavano il prodotto finito al proprietario che li pagava per il.lavoro svolto. In questo sistema l'artigiano lavorava ancora a domicilio con i suoi attrezzi, ma non era più un artigiano indipendente perché lavorava alle dipendenze di un mercante manifatturiero.

 ... alla produzione in fabbrica

La definitiva trasformazione del sistema domestico si verificò con l'introduzione delle prime macchine per filare e tessere azionate dal vapore.

Infatti queste erano molto più costose dei tradizionali arcolai e telai, perciò potevano essere acquistate solo da ricchi mercanti.

Costoro iniziarono a costruire degli edifici appositi, le fabbriche, nelle quali venivano installate alcune macchine per filare e tessere la lana e il cotone e nelle quali lavoravano a tempo pieno operai salariati.

 

Dall'artigiano all'operaio

Nelle nuove fabbriche inglesi lavoravano ex contadini costretti a migrare in citta a causa delle recinzioni che li avevano privati della terra, oppure ex artigiani mandati in rovina dalle nuove mac chine che riuscivano a produrre tessuti di lana in gran quantita e a prezzi ridotti.

Questi operai delle fabbriche si distinguevano dagli artigiani dei secoli passati per diversi aspetti. In primo luogo gli operai si differenziavano dagli artigiani perche erano privi dei mezzi di produzione, cioe degli strumenti di lavoro (telai, filatoi). L'unica "ricchezza" che era loro rimasta era la capacita produttiva, illavoro, che essi vendevano agli industriali in cambio di un salario.

In secondo luogo, l'artigiano era un lavoratore indipendente, anche perche poteva decidere come organizzare il suo lavoro, quanta produrre e quante ore lavorare, quando interrompere e riposarsi. Invece, nelle fabbriche il lavoro era ritmato dalle macchine e dagli orari, ed era sottoposto a severi regolamenti che prevedevano multe in caso di interruzioni ingiustificate: non era piu l'uomo a usare l'attrezzo secondo le sue esigenze, ma era la macchina a imporre i suoi ritmi agli operai.

L'artigiano inoltre, possedeva un'abilita, una qualificazione professionale che spesso gli permetteva di produrre un oggetto finito, partendo dalla materia prima. Invece l'operaio all'interno della fabbrica doveva solo controllare la macchina e compiva dei lavori motto semplici e ripetitivi, che non richiedevano una particolare abilità.

Per questo motivo nelle fabbriche inglesi durante la prima rivoluzione industriale spesso erano assunti bambini e donne, che erano in grado di compiere questi lavori e che permettevano all'industriale di risparmiare sui costi perché donne e bambini erano pagati me no degli uomini.

La nascita delle città industriali

Con la rivoluzione industriale ebbe inizio in Inghilterra lo sviluppo di nuove città caratterizzate, rispetto ai vecchi centri urbani dell'Europa, innanzitutto da una rapidissima crescita della popolazione. Spesso si trattava di piccoli villaggi rurali o cittadine di poche centinaia o poche migliaia di abitanti che nel giro di alcuni decenni crebbero fino a 100 mila abitanti: infatti le città sedi di fabbriche richiamavano dalle campagne circostanti moltissimi contadini e artigiani privati del lavoro dalla meccanizzazione sia agricola sia industriale.

Con la crescita della popolazione e delle fabbriche, nelle città industriali nacquero quartieri operai formati da abitazioni anguste e malsane, prive di luce e di servizi elementari, dove spesso le condizioni di vita erano peggiori di quelle delle pur misere abitazioni di campagna. Ma ciò che caratterizzava maggiormente le nuove città industriali era la fitta selva di ciminiere che emanavano giorno e notte grandi quantità di fumo che rendevano l'aria malsana, cui si aggiungevano i fiumi e i canali diventati fogne di scarico delle industrie.

Il secolo dei lumi

Il Settecento non fu solo il secolo della rivoluzione agricola e industriale; esso viene ricordato anche come il secolo dell'Illuminismo: questo fu un importante movimento culturale nato in Francia e poi diffusosi in Europa, che produsse un profondo rinnovamento nella vita culturale, politica e sociale dell'epoca.

La parola "illuminismo" deriva dal francese lumiere (luce) e indica la caratteristica fondamentale di questo movimento: la volontà di rischiarare con la luce della ragione le tenebre dell'ignoranza, dei dogmi e delle superstizioni; questo significa anche che bisogna sottoporre ogni aspetto della vita umana all'esame critico della ragione e dell'esperienza sensibile, cioè l'esperienza diretta, che si acquisisce attraverso i sensi.

Per gli illuministi ogni conoscenza doveva essere utile, cioè doveva contribuire a quelle che essi ritenevano le finalità fondamentali della vita umana, cioè il benessere e la felicita degli individui ma anche il progresso della società umana.

La diffusione della cultura

Ma per far trionfare la ragione sulle tenebre dell'ignoranza e per contribuire al progresso umano era necessaria la diffusione della cultura tra tutte le persone; all'intellettuale illuminista spettava quindi il compito di educatore nei confronti di tutta l'umanità.

Non a caso la più famosa opera degli illuministi francesi fu l'Encyclopedie, un grande dizionario enciclopedico in 28 volumi, destinato a diffondere la cultura e i progressi raggiunti fino ad allora, soprattutto nel campo delle scienze e delle tecniche. Alla stesura delle 60 mila voci dell'Encyclopedie, pubblicata a Parigi tra il1751 e il1772 sotto la direzione di Diderot e D'Alembert, contribuirono i principali esponenti dell'llluminismo francese, quali Montesquieu, Voltaire, Rousseau, Buffon.

Le idee religiose e politiche degli illuministi

L'illuminismo  fu un movimento culturale vario e complesso, caratterizzato da alcune idee comuni, ma anche da differenze sostanziali tra i suoi esponenti.

In campo religioso gli illuministi erano uniti nella strenua difesa della tolleranza e nella critica di ogni fanatismo religioso. "Preso di mira fu soprattutto il cristianesimo, in particolare ne//a sua variante cattolica: la Rivelazione, la morale ascetica, la Sacra Scrittura, i dogmi gli ecc/esiastici furono maltrattati senza riguardi. E un violentissimo attacco fu sferrato contro la pretesa di ogni religione di essere /'unica vera: pretesa il cui frutto avvelenato era /'into//eranza, con il suo sanguinoso corteo di guerre e persecuzioni" (L. Guerci).

AlI'intolleranza delle religioni storiche alcuni illuministi contrapponevano il deismo, una concezione religiosa nella quale Dio è I'essere supremo che garantisce I'ordine e le leggi della natura, un "orologiaio" artefice della meravigliosa macchina della natura.

Altri illuministi invece giungevano all'ateismo e al materialismo, cioè alla spiegazione fisica di tutti gli aspetti della vita, anche quelli spirituali.

 

Il secolo dei lumi

Gli illuministi erano impegnati nella costruzione di un governo che sapesse armonizzare il benessere e la felicità degli individui. In generale gli illuministi erano favorevoli a una monarchia costituzionale, simile a quella inglese, nella quale il potere era affidato al sovrano e ai rappresentanti della classe aristocratica; tale governo doveva garantire a tutti i cittadini anche alcuni diritti fondamentali, come la libertà religiosa e di pensiero, e il diritto alla proprietà privata. Inoltre, per evitare i soprusi propri dei regimi dispotici, era necessaria secondo alcuni illuministi come Montesquieu, la divisione dei poteri (Iegislativo, esecutivo e giudiziario).

Invece il ginevrino Rousseau nella sua opera il Contratto sociale proponeva una democrazia nella quale tutto il popolo governasse tramite i propri rappresentanti, revocabili in qualsiasi momento. Rousseau si differenziava dagli altri illuministi anche per la critica della società del tempo, basata sull'egoismo, sul lusso sfrenato, sulle diseguaglianze sociali. Solo nel primitivo "stato di natura" secondo Rousseau gli uomini erano stati veramente liberi e uguali.

Che cos'è l'illuminismo

Nel 1784 una rivista culturale tedesca pose questa domanda a molti intellettuali: riportiamo la risposta del filosofo Immanuel Kant (1724-1804).

Nelle sue opere egli si dedico all'indagine interne al potere e ai limiti della ragione umana.

"L'illuminismo è I'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è I'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Questa minorità è imputabile a se stesso, se la causa non dipende dalla mancanza di intelligenza ma da mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza. E' questo il motto dell'illuminismo."

 

L'llIuminismo italiano

Uno dei principali centri dell'Illuminismo italiano fu Milano; qui alcuni giovani esponenti della nobiltà lombarda, in rottura con le idee e la societa dei loro padri, diedero vita a un'accademia, la "Società dei Pugni" e a un giornale, "Il Caffe", che divennero vivaci mezzi di diffusione delle idee illuministiche provenienti dalla vicina Francia.

I maggiori contributi al gruppo milanese furono dati dai fratelli Pietro e Alessandro Verri e da Cesare Beccaria, autore dellibro Dei delitti e delle pene, che ebbe una notevole diffusione in tutta l'Europa. In questo scritto Beccaria sosteneva che le pene dovevano avere una funzione di prevenzione dei delitti e non di repressione. Sulla base di questo principio egli giungeva alIa condanna della tortura allora usata nei processi, perchè "un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice" e quindi non può essere sottoposto a una punizione come la tortura. Cesare Beccaria inoltre argomentava il ripudio della pena di morte.

Napoli fu il secondo importante centra di diffusione delle idee illuministiche in Italia.

Nella città campana si forma un gruppo di giovani illuministi, soprattutto attorno alIa figura dell'economista Antonio Genovesi, deciso sostenitore di una società libera da ogni vincolo feudale e corporativo, aperta allo sviluppo dei commerci e dell'agricoltura, suI modello di quella inglese.

 
 

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10