La
crisi dell'unità cristiana
Gli anni tra il 1535 ed
il 1545 sono determinanti nella storia spirituale
dell'Europa. Fino ad allora infatti
le speranze della ricomposizione dell'unità cristiana
nell'Europa non erano ancora perdute. All'infuori di quei
paesi, nei quali la Riforma si era imposta con un trionfo
deciso, nella maggior parte dell'Europa la distinzione tra
gli aderenti alla tradizione e i riformisti era ancora
imprecisa.
L'illuminata pietà
cristiana, che i seguaci di Erasmo avevano diffuso in Europa
formava ancora una piattaforma comune, sulla quale uomini di
grande cultura e di prestigio dall'una e dall'altra parte
potevano incontrarsi e comprendersi.
Ma l'atteso
ravvicinamento tra i due rami del cristianesimo non avvenne.
Anzi gli anni intorno al 1540 segnarono un allontanamento,
conducendo protestanti e cattolici alla rottura definitiva.
All'irrigidimento del
protestantesimo, sotto l'influenza del calvinismo,
corrispose nel campo
cattolico un irrigidimento analogo. Questo irrigidimento su
posizioni dogmatiche sempre più rigorose, accompagnato da
una revisione morale e disciplinare e da una vasta
controffensiva verso il protestantesimo, è
la Controriforma.
Nel determinare
l'indirizzo della controriforma particolare influenza ebbero
alcuni eventi tra cui i principali
furono la nascita della Compagnia di Gesù, fondata da
S. IGNAZIO DI LOYOLA nel 1534, la riorganizzazione
dell'Inquisizione e l'istituzione del S. Uffizio (1542),
l'apertura del Concilio di Trento (1545), cui seguirono i
primi provvedimenti contro la stampa di libri eretici,
culminanti poi nella compilazione dell'Indice dei libri
proibiti (1564).
La
Compagnia di Gesù
Forza propulsiva
centrale della controriforma fu la Compagnia di Gesù,
fondata INIGO YANEZ DE ONAZ
Y LOYOLA, noto come S. Ignazio di
Loyola (1491-1556).
Discendente
di una nobile famiglia basca, il Loyola
aveva condotto un'esistenza totalmente mondana,
sinché in uno scontro a
Pamplona (1521)
riportò una ferita che lo lasciò zoppicante per tutta
la vita. Fu costretto ad una lunga e dolorosa convalescenza,
durante la quale si dette a letture religiose che gli
destarono un'ardente aspirazione alla santità. Abbandonò
il mondo e si votò alla povertà ed alle più aspre
penitenze, nel corso delle quali sentì rafforzata la propria
vocazione da visioni celestiali. Per dominar la parte
terrena di se stesso, condusse un'eroica lotta interiore, da
cui scaturì il primo nucleo di quegli Esercizi Spirituali,
che egli doveva completare e perfezionare negli anni
successivi.
Gli Esercizi propongono
una serie di graduali riflessioni, che si rivolgono tanto
all'intelletto quanto alla
fantasia, onde portare l'uomo a sentire
rammaticamente l'orrore del peccato e lo spavento del
castigo, l'amore di Dio e l'aspirazione al Paradiso.
Ignazio uscì presto
dalla solitudine, per recare nel mondo il suo messaggio,
affrontando con sofferenze più dure, in lunghe
peregrinazioni, fra cui una anche in Terra Santa.
Egli si convinse che una
solida preparazione culturale era indispensabile all'opera
religiosa.
Si mise a studiare,
frequentando le università spagnole. La nuova cultura
erasmiana
non
ebbe
attrattiva su di lui ed Ignazio accettò
senza esitazioni la teologia
scolastica della tradizione medievale. Ciò non tolse però
che la pietà ignaziana, con la
sua ardente vena mistica tornasse sospetta ai più
intolleranti custodi dell'ortodossia, i quali scambiarono
Ignazio per un pericoloso innovatore. Dimostrata la sua
innocenza davanti all'Inquisizione, egli passò
all'università di Parigi (1528) e qui radunò
un nucleo di condiscepoli, specie italiani e
spagnoli, come FRANCESCO SAVERIO, DIEGO LAÍNEZ, ALFONSO
SALMERÓN. Insieme a costoro, fece
voto di dedizione a Cristo e lasciò Parigi, contando di
recarsi in Terra Santa.
Venuti in Italia,
Ignazio ed i suoi amici non riuscirono a
i partire per il Levante, ma guadagnarono una larga
ammirazione per l'abnegazione al servizio dei poveri e degli
ammalati.
Mettendosi ad
incondizionata disposizione del pontefice, il gruppo si
trasferì a Roma e quivi assunse forma definitiva, col nome
di Compagnia di Gesù, ottenendo l'approvazione della propria
costituzione dal papa Paolo III (1540).
Grazie all'abnegazione,
al coraggio, alla pedagogia degli Esercizi, la Compagnia
ebbe un successo rapidissimo.
Essa si sparse in tutto
il mondo cattolico, guadagnando l'appoggio dei principi e
delle classi dirigenti, ed assunse la guida morale della
Controriforma, trasformandosi in una potenza
internazionale.
Lo spirito gesuitico.
Caratteristica della
Compagnia di Gesù è una commistione singolare di ardore
mistico e di realistico attivismo, di rigida obbedienza e di
potenziamento delle attitudini individuali di ciascuno dei
suoi membri.
Il problema della
redenzione è al centro dello spirito di S. Ignazio quanto di
quello del Lutero o di Calvino. Ma, mentre i riformatori
protestanti insistono soprattutto sul contatto diretto ed
immediato del credente col suo Salvatore, Ignazio di
Loyola ritiene indispensabile la
mediazione della Chiesa e del sacerdozio per la salvezza e
la santificazione.
La Compagnia di Gesù ha
come scopo essenziale la difesa della chiesa, del suo
prestigio e della sua potenza e la difesa dell'autorità
assoluta del papa.
La Compagnia di Gesù
mantiene anche al proprio interno la disciplina più rigorosa
col precetto della cieca obbedienza ai
superiori. L'ordine gesuitico non conserva niente di
quegli organi collegiali, nei quali si esprimeva il
sentimento corale del monachesimo
medievale. Il generale è un comandante, che ha diritto
all'obbedienza illimitata, ed a sua volta dipende
direttamente dal papa, senza alcuna intermediazione.
Il gesuita deve sentirsi
sciolto da ogni vincolo politico, di patria o di
nazionalità, quando siano in
giuoco gli interessi della Chiesa e del Papato.
Accanto a questo ferreo
autoritarismo, la Compagnia di Gesù sviluppa un insonne
attivismo. Il gesuita non sta in monastero, ma lavora nel
mondo per il trionfo della Chiesa,
come confessore o direttore spirituale, come
insegnante, come missionario, come oratore. Il realismo e
l’abile penetrazione psicologica conducono i gesuiti a
valersi di ogni mezzo per di indurre gli animi alla
soggezione alla Chiesa, alla pratica costante e frequente
dei suoi sacramenti. L'arte, l'eloquenza, l'influenza
politica, ed in modo tutto particolare l'istruzione, sono
ugualmente tenute in conto. I gesuiti perciò indirizzano non
di rado le proprie cure verso i membri più influenti della
società, onde guadagnarli alla propria causa.
Membri dell'ordine
divengono confessori e direttori spirituali di buona parte
dei regnanti. I figli della nobiltà studiano nei collegi
gesuitici, che si impongono ben presto fra tutti gl'istituti
per la qualità dell’insegnamento. Sono gesuiti i più
eloquenti predicatori del tempo, che fanno appello alla
fantasia ed ai sensi dei propri ascoltatori con la
rappresentazione impressionante delle sofferenze
dell'inferno o delle glorie del paradiso.
L'
Inquisizione
Nunzio in Spagna nel
1536, il cardinale CARAFA, il maggiore esponente
dell’opposizione a qualunque tolleranza religiosa, aveva
visto all'opera l'Inquisizione e ne aveva constatati i
successi contro gli ambienti sospetti di eterodossia. Egli
quindi ispirò nel 1542 la riorganizzazione dell’Inquisizione
romana.
Una congregazione di
nove cardinali, detta Congregazione del Santo Uffizio,
venne creata con poteri
vastissimi per l'estirpazione delle eresie. Mentre
l'inquisizione spagnola dipendeva dal re e la maggior parte
dei tribunali inquisitoriali
erano soggetti al controllo dello stato,
l'inquisizione romana doveva operare alle dirette dipendenze
del papa, sciolta da ogni altro vincolo. Gli effetti furono
veloci soprattutto in Italia, dove i simpatizzanti per la
Riforma furono dispersi e costretti a riparare oltralpe. Già
nel 1542, uomini come il Vermigli,
il Curione e l'Ochino
erano costretti a prendere la fuga.
Il
Concilio di Trento
Parte cospicua ebbero i
gesuiti anche nel Concilio di Trento (1545-1563).
Da lungo tempo era
diffusa la convinzione che il solo rimedio per molti abusi e
scandali fosse la convocazione di un Concilio ecumenico.
Nella sua attività
riformatrice il pontefice PAOLO III non affrontò anche
questo problema. I luterani avrebbero accettato il concilio,
proposto da Carlo V, purché il papa vi comparisse non già
come la suprema autorità, ma semplicemente come una delle
parti contendenti, pronta ad assoggettarsi al giudizio della
maggioranza.
Anche in mezzo al clero
e specialmente all'episcopato francese, tedesco e talora
spagnolo, non mancavano coloro che
ritenevano necessario limitare l'autorità del papa e
rafforzare quella dei vescovi e del concilio.
Per questo motivo benché
il papa avesse indetto il concilio fin dal 1536, fu
impossibile riunirlo per molto tempo. I luterani non
accettavano un concilio convocato dal papa in
disconoscimento delle loro richieste. Carlo V non osava
irritarli, e impediva al
clero dei suoi stati di partecipare al concilio.
Il papa avrebbe voluto
indire il concilio in Italia per poterne meglio controllare
le vicende, mentre da altre parti lo si
chiedeva fuori d'Italia. Soltanto nel 1542 fu precisata, con
una sorta di compromesso, la città di Trento come sede del
concilio. Le vicende della guerra ne ritardarono i lavori,
che poterono iniziare solo nel 1545, grazie allo stato di
tensione determinatosi dopo la pace di
Crépy, tra Carlo V ed i luterani, che terminò più
tardi nella guerra contro la lega di
Smalcalda e nella sconfitta dei protestanti a
Mùhlberg (1547).
Il concilio procedette
sollecitamente alla condanna radicale delle tesi dei
protestanti.
Questi ultimi
affermavano che il fondamento della fede doveva trovarsi nel
testo originale greco o ebraico della Scrittura, mentre il
concilio stabiliva l'autorità, oltre che della Scrittura,
della tradizione. Solo il clero deteneva il diritto di
interpretazione della Scrittura il cui
testo valido veniva considerato la traduzione latina
di S. Girolamo, nota come Vulgata.
Di contro alla tesi
della Riforma della giustificazione per fede,
venne precisato il concetto di
giustificazione per fede e per opere.
Di contro alla
riduzione a due soli dei sacramenti, operata dai
protestanti, ed alla concezione
spiritualistica del sacramento della comunione, sostenuta
dallo Zwingli e dal Calvino, si
stabilì a sette il numero dei sacramenti, e si affermò il
loro carattere oggettivo e la loro efficacia ex opere
operato, cioè per intrinseca virtù propria.
Praticamente, ciò
significava la sconfitta della corrente che cercava il
compromesso coi protestanti e la vittoria degli
intransigenti difensori della tradizione scolastica del
Medioevo, sostenuti dai gesuiti.
Più difficile appariva
la riforma morale della Chiesa, in cui si profilava un
conflitto tra i vescovi e il Papato per definire la
reciproca sfera di autorità e prerogative.
Si stabilì l'obbligo di
residenza per i vescovi e fu vietato il cumulo dei benefici
nella stessa persona, onde far cessare lo scandalo di
vescovi mondani ed assenti dalla propria diocesi o l'uso a
fini profani di benefici ecclesiastici.
Nel 1547 una pestilenza
diede la possibilità al pontefice di trasferire il concilio
a Bologna, più vicino a Roma,
dove meglio avrebbe potuto seguirne gli sviluppi e far
prevalere il clero italiano. La decisione sollevò
discussioni e renitenze, che provocarono una sospensione del
concilio fino al 1551.
La seconda riunione del
concilio di Trento durò anch'essa due anni, dal 1551 al
1552.
Si affrontò la natura
dei vari sacramenti e si confermò, contro le tesi
protestanti, il dogma della transustanziazione, cioè della
presenza reale del Cristo nella comunione eucaristica.
Grazie alle insistenze
imperiali una delegazione protestante comparve questa volta
davanti al concilio, ma avendo constatato che le decisioni
più importanti in materia dogmatica fossero state già prese,
essa si ritirò e non tornò più.
La ripresa
del conflitto tra Carlo V e la
Francia, sostenuta dai principi protestanti, mise in forse
la sicurezza stessa del concilio, che dovette ancora una
volta aggiornarsi ed interrompere i propri lavori.
L'interruzione durò
dieci anni. La ripresa avvenne nel 1563 per opera del
pontefice Pio IV e durò ancora due anni, concludendosi nel
1564.
Vennero confermati la dottrina
del Purgatorio, la venerazione dei Santi, il culto delle
immagini, l'indissolubilità del matrimonio, il divieto
della celebrazione dei matrimoni clandestini. Nel campo
disciplinare venne resa più
stretta l'osservanza delle regole claustrali ed imposto a
vescovi e parroci l'obbligo di esercitare il ministero della
predicazione.
Furono confermati
l'obbligo del celibato ecclesiastico e l'uso del latino nel
culto pubblico. Fu stabilito che presso ogni chiesa
cattedrale sarebbe stato istituito un Seminario per la
preparazione del clero.
L’antica questione della
superiorità tra il papa i vescovi e il concilio fu risolta a
favore del papa vincendo le resistenze soprattutto del clero
francese e dell’imperatore. Fu infatti
riconosciuto che l'approvazione e l'interpretazione delle
decisioni del concilio sarebbe stata riservata alla Santa
Sede e su questa conclusione il concilio stesso ebbe
termine.
Le decisioni conciliari
furono racchiuse subito dopo nella
Professio Fidei
Tridentinae, che il pontefice
fece proclamare il 13 novembre 1564, e che divenne così il
fondamento
medesimo
della dottrina della Chiesa
cattolica. Le decisioni del concilio furono comunicate
ai vari stati europei ed accettate
senz'altro dalla maggioranza di essi.
Soltanto
la Francia si oppose alla
menomazione delle libertà gallicane della Chiesa francese ed
accettò pertanto solo la parte dogmatica delle decisioni
stesse.
La distruzione del protestantesimo in
Italia ed in Spagna.
Accanto alla ripresa dei
lavori del Concilio di Trento, il pontificato
di Giulio III assisteva altresì all’ intensificarsi della
attività dell'Inquisizione, specie in Italia.
A Napoli il governo
spagnolo disperdeva le ultime tracce del moto
valdesiano, a Venezia
l'Inquisizione iniziava una serie di sanguinose
persecuzioni sterminando gli anabattisti.
La repressione si fece
ancora più dura, allorché salì al trono papale lo stesso
cardinale Carafa col nome di
PAOLO IV (1555-1559). La persecuzione non risparmiò allora
nemmeno i membri dello stesso collegio cardinalizio,
colpevoli di avere mostrato le proprie simpatie verso le
moderate tendenze erasmiane.
Enrico II moltiplicava
in Francia i provvedimenti repressivi e le esecuzioni
capitali e
Filippo II, tra il 1558
ed il 1559, con solenni autos da
fè mandava al rogo gli scarsi
aderenti che la Riforma aveva trovato in Spagna.
In Francia la solida
organizzazione data dal calvinismo ai protestanti permetteva
loro di resistere, in una
interminabile serie di guerre religiose, invece in Italia ed
in Spagna i provvedimenti repressivi raggiunsero lo scopo di
far scomparire ogni penetrazione del protestantesimo.
Anche in Inghilterra
parve per qualche tempo che la Chiesa romana potesse avere
ragione dei propri avversari. Ad Edoardo VI, che aveva
promosso una evoluzione della
Chiesa di Inghilterra in senso protestante, succedeva nel
1553 la sorella MARIA (1553-1558), figlia di Caterina di
Aragona e sposa di Filippo II.
Quest'ultima, ardente
cattolica e pienamente consenziente con la politica di
spietata distruzione del protestantesimo seguita dal
marito, tornava ad imporre il ritorno dell'Inghilterra alla
obbedienza verso il papa.
Persecuzioni sanguinose
colpirono i promotori dello scisma anglicano. L'unione
dell'Inghilterra al carro della politica spagnola, come la
Controriforma inglese, ebbero però durata assai breve. Prima
ancora che terminasse il
pontificato di Paolo IV, MARIA LA CATTOLICA veniva a morte e
le succedeva un'altra sorella, figlia di Anna
Boleyn, la regina ELISABETTA,
sotto la quale l'anglicanesimo era restaurato come religione
ufficiale dell'Inghilterra.
Indice
dei libri proibiti
La Controriforma
proseguiva la sua opera nel
corso del sec. XVI. Il ritorno dell'Inghilterra
allo scisma anglicano, le guerre di religione in Francia, i
successi del calvinismo in Scozia, nei Paesi Bassi ecc., la
sempre più vasta penetrazione del protestantesimo
nell'Europa centro-orientale, erano colpi cui il Papato
rispondeva rafforzando la repressione, rinvigorendo il
clero, ravvivando la vita spirituale e la devozione popolare
nei paesi rimasti fedeli.
A Paolo IV era successo
Pio IV (1559-1566), discendente da un ramo milanese della
casa dei Medici. Duttile e bonario, il nuovo pontefice
appariva di temperamento assai diverso dal focoso ed
inflessibile Carafa. L'influenza
tuttavia di una potente personalità religiosa, il CARDINALE
S. CARLO BORROMEO, assai valse a fare procedere l'opera di
risveglio della pietà e di risanamento del costume nella
Chiesa.
Si devono
infatti all’ attività di Carlo
Borromeo diverse iniziative d'importanza storica che
segnarono il pontificato di Pio IV. Sono tra queste, oltre
la conclusione del Concilio di Trento e la proclamazione
della Professio
Fidei
Tridentinae, anche la pubblicazione
dell’ Index
librorum
prohibitorum a Summo
Pontifice, un elenco cioè dei
libri di cui da avrebbero dovuto essere proibite con severe
pene la stampa, la lettura e la circolazione. Sotto
l'influenza ancora del Borromeo
veniva stampato nel 1566, il Catechismo Tridentino, nel
quale la dottrina canonizzata dal Concilio
veniva riassunta in forma
schematica per l'uso dei fanciulli e del popolo.
L'Indice di Pio IV
coronava una serie di sforzi già compiuti da papi e
inquisitori per arginare la diffusione di libri pericolosi
per la fede.
Esso doveva trovare il
proprio complemento sotto il pontificato di Pio V
(1566-1572), con l’istituzione della Congregazione
dell'Indice, con lo scopo di tenere aggiornato l'elenco dei
libri proibiti.
Il pontificato di Pio V
fu dei più caratteristici dell'età della Controriforma. Il
nuovo pontefice (MICHELE GHISLIERI), prima di ascendere alla
suprema dignità ecclesiastica era stato frate di austeri
costumi ed inquisitore severo.
I papi del Rinascimento
avevano dato lo spettacolo di una mondanità lussuosa, Pio V
rinnovava l'ascetismo più rigido nella sua vita
di dura penitenza, nelle
manifestazioni pubbliche di umiltà e di acceso fervore
devoto, nella instancabile attività persecutrice verso gli
eretici.
Dopo il
Carnesecchi, già mandato al rogo
nel 1562, periva così anche l'ultimo superstite del
cenacolo valdesiano, l'umanista
AONIO PALEARIO, arso vivo a Roma nel 1567.
Per la volontà di
rinnovare i tempi dei grandi pontefici del Medioevo, il papa
ripubblicò la bolla di Bonifacio
VIII, in Coena Domini, cercando
di riaffermare il principio dell’assoluta supremazia del
potere papale su quello di ogni altro sovrano.
Forti resistenze
accolsero questo gesto del papa, perfino nella
cattolicissima Spagna, il cui sovrano,
colonna della cattolicità contro turchi ed eretici,
non intendeva vedere intaccato il proprio potere assoluto.
Il
rinnovamento interno della Chiesa
Alla difesa del
cattolicesimo corrisponde un’azione
capillare che permea l'intero corpo della Chiesa.
Nuovi ordini religiosi
sorgono, portando in sé quel caratteristico attivismo,
quella sollecitudine per l'azione educativa e caritatevole,
che sono caratteristiche della vita ecclesiastica della
Controriforma.
Nel 1548 il fiorentino
S. FILIPPO NERI fonda la Congregazione dei preti
dell'oratorio o Filippini, dedita
all'assistenza dei poveri ed alla istruzione popolare.
Altri ordini, come
quello dei
Fatebenefratelli fondato dal portoghese S.
GIOVANNI DI DIO, e dei Camilliani,
fondati da S. CAMILLO DE LELLIS, rispettivamente nel 1572 e
nel 1582, si consacrano all' assistenza degli infermi.
Più tardi si aggiunge
l'ordine degli Scolopi, istituito nel 1600 dallo spagnolo S.
GIUSEPPE CALASANZIO, col compito precipuo
dell’organizzazione scolastica.
Vescovi animati da
profondo zelo pastorale rinnovano la vita religiosa e morale
del clero.
Gli stessi ordini
religiosi medievali ritrovano un entusiasmo nuovo.
Non è tanto
all'intelletto ed alle sue speculazioni che si rivolge la
pietà della Controriforma, quanto al sentimento ed alla
fantasia.
È l'appassionata
esaltazione mistica che si effonde dagli scritti dei due
grandi santi spagnoli, SANTA TERESA DI AVILA e SAN GIOVANNI
DELLA CROCE.
È l'arte della
Controriforma, che mette al servizio della Chiesa la maestà
scenografica delle sue fastose costruzioni nel nuovo stile
barocco, che nell'enfasi delle proporzioni gigantesche,
nello sfarzo delle decorazioni, nel concitato atteggiarsi
delle statue e delle immagini, sembra volere esprimere
sensibilmente l'onda della commozione sentimentale e la
maestà secolare dell'istituzione ecclesiastica.
È la musica sacra
rinnovata dai grandi maestri della polifonia cattolica, come
PIER LUIGI DA PALESTRINA.
È l'
accentuazione posta sulla carità che prodiga tesori
di abnegazione e di amore nel soccorso dei sofferenti.
È l’insistenza per la
continua, frequente pratica dei sacramenti, quasi come
rifugio contro le tentazioni del
pensiero.
Questo fervore di
iniziative per la rinascita religiosa dei fedeli, per la
preparazione del clero, per la carità verso i sofferenti,
unitamente alla presenza di alte figure di mistici, di
santi della carità, di missionari, impediscono alla
controriforma di esaurirsi in una semplice azione
repressiva, e le permettono di segnare una fase di
rinnovata vitalità della Chiesa.
L’azione della Chiesa si
esplica anche nelle missioni in Asia e in America.
Particolare vigore
spiega anche in questo campo la Compagnia di Gesù, alla cui
iniziativa si deve una generosa e benefica opera di difesa
degli infelici indiani d'America dalla barbarie dei
conquistatori e perfino la creazione di una sorta di stato a
sé, nel Paraguay, guidato e retto
dai gesuiti, onde avviare alla civiltà gli indigeni e
difenderli dalla brutalità dei bianchi.
Nel corso della seconda
metà del sec. XVI l'Europa vede determinarsi uno dei
fenomeni più caratteristici dell'età moderna: la sua
frattura spirituale in mondi diversi e fra loro
contrastanti, lo scavarsi cioè
di un solco, fra i popoli formati dalla Controriforma ed i
popoli formati dal protestantesimo.
La lotta non si svolgerà
soltanto sul terreno teologico ed ecclesiastico. Per oltre
cento anni l'Europa vedrà infatti
affrontarsi sanguinosamente due diverse maniere di concepire
la vita religiosa e di concepire la vita politica, sociale,
economica. Gli Asburgo di Spagna
e di Austria, la Polonia, la Baviera, costituiranno i
baluardi di una concezione: l'Inghilterra, l'Olanda, la
Svezia, formeranno i capisaldi dell'altra.
Alcuni testi consultati
Rosario Villari "Storia
Moderna" - Laterza
Giorgio Spini "Disegno storico della civiltà" - Cremonese,
Roma
Vittoria Calvani "Quadri di civiltà" - Arnoldo Mondadori