Controriforma
                    

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Premessa

Frequenti erano le richieste di riforma provenienti dall'interno della Chiesa cattolica. La risposta fu la convocazione del Concilio di Trento.
Con le espressioni Controriforma e Riforma cattolica gli storici definiscono la reazione cattolica alla Riforma protestante. Con la prima si sottolinea la dura opposizione al Protestantesimo, con la seconda si pone l'accento sul rinnovamento della Chiesa.
Il Concilio di Trento (1545-1563) riaffermò la dottrina cattolica, il principio del libero arbitrio, il valore di tutti i sacramenti e l'autorità del pontefice. Inoltre stabilì che solo la Chiesa, guidata dal pontefice, può interpretare le Sacre Scritture. La dottrina cattolica venne raccolta nel catechismo romano.
Il Concilio riformò l'organizzazione della Chiesa. La moralità del clero venne migliorata, obbligando i vescovi a risiedere nelle proprie diocesi, istituendo seminari per la formazione del clero e riconfermando il divieto di matrimonio per i sacerdoti. Per combattere il protestantesimo venne potenziato il Tribunale dell'Inquisizione e fu redatto l'indice dei libri proibiti.
Sorsero nuovi ordini religiosi. Particolare peso ebbe quello dei gesuiti: educatori, missionari, consiglieri di sovrani. Moltissimi sacerdoti, invece, si dedicarono all'assistenza di poveri e malati.
L'intolleranza religiosa si diffuse, senza distinzione, fra cattolici e protestanti. A Roma, fu bruciato sul rogo il filosofo Giordano Bruno; a Ginevra i calvinisti con dannarono a morte Michele Serveto
Frutto di intolleranza, fanatismo e superstizione, si diffuse la caccia alle streghe. Le accuse colpirono soprattutto povere donne malate di mente.

Crisi della tolleranza e dell'unità Cristiana
La Compagnia di Gesù
L'inquisizione
Il Concilio di Trento
La distruzione del protestantesimo in Italia e Spagna
Indice dei libri proibiti
Rinnovamento della Chiesa

La crisi dell'unità cristiana

 Gli anni tra il 1535 ed il 1545 sono determinanti nella storia spirituale dell'Europa. Fino ad allora infatti le speranze della ricomposizione dell'unità cristiana nell'Europa non erano ancora perdute. All'infuori di quei paesi, nei quali la Riforma si era imposta con un trionfo deciso, nella maggior parte dell'Europa la distinzione tra gli aderenti alla tradizione e i riformisti era ancora imprecisa.

L'illuminata pietà cristiana, che i seguaci di Erasmo avevano diffuso in Europa formava ancora una piattaforma comune, sulla quale uomini di grande cultura e di prestigio dall'una e dall'altra parte potevano incontrarsi e comprendersi.

Ma l'atteso ravvicinamento tra i due rami del cristianesimo non avvenne. Anzi gli anni intorno al 1540 segnarono un allontanamento, conducendo protestanti e cattolici alla rottura definitiva.

All'irrigidimento del protestantesimo, sotto l'influenza del calvinismo, corrispose  nel campo cattolico un irrigidimento analogo. Questo irrigidimento su posizioni dogmatiche sempre più rigorose, accompagnato da una revisione morale e disciplinare e da una vasta controffensiva verso il protestantesimo, è  la Controriforma.

Nel determinare l'indirizzo della controriforma particolare influenza ebbero alcuni eventi tra cui i principali  furono la nascita della Compagnia di Gesù, fondata da S. IGNAZIO DI LOYOLA nel 1534, la riorganizzazione dell'Inquisizione e l'istituzione del S. Uffizio (1542), l'apertura del Concilio di Trento (1545), cui seguirono i primi provvedimenti contro la stampa di libri eretici, culminanti poi nella compilazione dell'Indice dei libri proibiti (1564).

 La Compagnia di Gesù

Forza propulsiva centrale della controriforma fu la Compagnia di Gesù, fondata  INIGO YANEZ DE ONAZ Y LOYOLA,  noto come S. Ignazio di Loyola (1491-1556).

Sant'Ignazio di LoyolaDiscendente di una nobile famiglia basca, il Loyola aveva condotto un'esistenza totalmente mondana, sinché in uno scontro a Pamplona (1521)  riportò una ferita che lo lasciò zoppicante per tutta la vita. Fu costretto ad una lunga e dolorosa convalescenza, durante la quale si dette a letture religiose che gli destarono un'ardente aspirazione alla santità. Abbandonò  il mondo e si votò alla povertà ed alle più aspre penitenze, nel corso delle quali sentì rafforzata la propria vocazione da visioni celestiali. Per dominar la parte terrena di se stesso, condusse un'eroica lotta interiore, da cui scaturì il primo nucleo di quegli Esercizi Spirituali, che egli doveva completare e perfezionare negli anni successivi.

Gli Esercizi propongono una serie di graduali riflessioni, che si rivolgono tanto all'intelletto quanto alla  fantasia, onde portare l'uomo a sentire rammaticamente l'orrore del peccato e lo spavento del castigo, l'amore di Dio e l'aspirazione al Paradiso.

Ignazio uscì presto dalla solitudine, per recare nel mondo il suo messaggio, affrontando con sofferenze più dure, in lunghe peregrinazioni, fra cui una anche in Terra Santa.

Egli si convinse che una solida preparazione culturale era indispensabile all'opera religiosa.

Si mise a studiare, frequentando le università spagnole. La nuova cultura erasmiana non

ebbe attrattiva su di lui ed Ignazio accettò

senza esitazioni la teologia scolastica della tradizione medievale. Ciò non tolse però che la pietà ignaziana, con la sua ardente vena mistica tornasse sospetta ai più intolleranti custodi dell'ortodossia, i quali scambiarono Ignazio per un pericoloso innovatore. Dimostrata la sua innocenza davanti all'Inquisizione, egli passò all'università di Parigi (1528) e qui radunò  un nucleo di condiscepoli, specie italiani e spagnoli, come FRANCESCO SAVERIO, DIEGO LAÍNEZ, ALFONSO SALMERÓN. Insieme a costoro, fece voto di dedizione a Cristo e lasciò Parigi, contando di recarsi in Terra Santa.

Venuti in Italia, Ignazio ed i suoi amici non riuscirono a i partire per il Levante, ma guadagnarono una larga ammirazione per l'abnegazione al servizio dei poveri e degli ammalati.

Mettendosi ad incondizionata disposizione del pontefice, il gruppo si trasferì a Roma e quivi assunse forma definitiva, col nome di Compagnia di Gesù, ottenendo l'approvazione della propria costituzione dal papa Paolo III (1540).

Grazie all'abnegazione, al coraggio, alla pedagogia degli Esercizi, la Compagnia ebbe un successo rapidissimo.

Essa si sparse in tutto il mondo cattolico, guadagnando l'appoggio dei principi e delle classi dirigenti, ed assunse la guida morale della Controriforma, trasformandosi in una potenza internazionale. 

Lo spirito gesuitico.

Caratteristica della Compagnia di Gesù è una commistione singolare di ardore mistico e di realistico attivismo, di rigida obbedienza e di potenziamento delle attitudini individuali di ciascuno dei suoi membri.

Il problema della redenzione è al centro dello spirito di S. Ignazio quanto di quello del Lutero o di Calvino. Ma, mentre i riformatori protestanti insistono soprattutto sul contatto diretto ed immediato del credente col suo Salvatore, Ignazio di Loyola ritiene indispensabile la mediazione della Chiesa e del sacerdozio per la salvezza e la santificazione.

La Compagnia di Gesù ha come scopo essenziale la difesa della chiesa, del suo prestigio e della sua potenza e la difesa dell'autorità assoluta del papa.

La Compagnia di Gesù mantiene anche al proprio interno la disciplina più rigorosa col precetto della cieca obbedienza ai superiori. L'ordine gesuitico non conserva niente di quegli organi collegiali, nei quali si esprimeva il sentimento corale del monachesimo medievale. Il generale è un comandante, che ha diritto all'ob­bedienza illimitata, ed a sua volta dipende direttamente dal papa, senza alcuna intermediazione.

Il gesuita deve sentirsi sciolto da ogni vincolo politico, di patria o di nazionalità, quando siano in giuoco gli interessi della Chiesa e del Papato.

Accanto a questo ferreo autoritarismo, la Compagnia di Gesù sviluppa un insonne attivismo. Il gesuita non sta in monastero, ma lavora nel mondo per il trionfo della Chiesa,  come confessore o direttore spirituale, come insegnante, come missionario, come oratore. Il realismo e l’abile penetrazione psicologica condu­cono i gesuiti a valersi di ogni mezzo per di indurre gli animi alla soggezione alla Chiesa, alla pratica costante e frequente dei suoi sacramenti. L'arte, l'eloquenza, l'influenza politica, ed in modo tutto particolare l'istruzione, sono ugualmente tenute in conto. I gesuiti perciò indirizzano non di rado le proprie cure verso i membri più influenti della società, onde guadagnarli alla propria causa.

Membri dell'ordine divengono confessori e direttori spirituali di buona parte dei regnanti. I figli della nobiltà studiano nei collegi gesuitici, che si impongono ben presto fra tutti gl'istituti per la qualità dell’insegnamento. Sono gesuiti i più eloquenti predicatori del tempo, che fanno appello alla fantasia ed ai sensi dei propri ascoltatori con la rappresentazione impressionante delle sofferenze dell'inferno o delle glorie del paradiso.

 L' Inquisizione 

Nunzio in Spagna nel 1536, il cardinale CARAFA, il maggiore esponente dell’opposizione a qualunque tolleranza religiosa, aveva visto all'opera l'Inquisizione e ne aveva constatati i successi contro gli ambienti sospetti di eterodossia. Egli quindi ispirò nel 1542 la riorganizzazione dell’Inquisizione romana.

Una congregazione di nove cardinali, detta Congregazione del Santo Uffizio, venne creata con poteri vastissimi per l'estirpazione delle eresie. Mentre l'in­quisizione spagnola dipendeva dal re e la maggior parte dei tri­bunali inquisitoriali  erano soggetti al controllo dello stato, l'inquisizione romana doveva operare alle dirette dipendenze del papa, sciolta da ogni altro vincolo. Gli effetti furono veloci soprattutto in Italia, dove i simpatizzanti per la Riforma furono dispersi e costretti a riparare oltralpe. Già nel 1542, uomini come il Vermigli, il Curione e l'Ochino erano costretti a prendere la fuga.

 Il Concilio di Trento

Parte cospicua ebbero i gesuiti anche nel Concilio di Trento (1545-1563).

Da lungo tempo era diffusa la convinzione che il solo rimedio per molti abusi e scandali fosse la convocazione di un Concilio ecumenico.

Nella sua attività riformatrice il pontefice PAOLO III non affrontò anche questo problema. I luterani avrebbero accettato il concilio, proposto da Carlo V, purché il papa vi comparisse non già come la suprema autorità, ma semplicemente come una delle parti contendenti, pronta ad assoggettarsi al giudizio della maggioranza.

An­che in mezzo al clero e specialmente all'episcopato francese, tedesco e talora spagnolo, non mancavano coloro che  ritenevano necessario limitare l'autorità del papa e rafforzare quella dei vescovi e del concilio.

Per questo motivo benché il papa avesse indetto il concilio fin dal 1536, fu impossibile riunirlo per molto tempo. I luterani non accettavano un concilio convocato dal papa in disconoscimento delle loro richieste. Carlo V non osava irritarli,  e impediva al clero dei suoi stati di partecipare al concilio.

Il papa avrebbe voluto indire il concilio in Italia per poterne meglio controllare le vicende, mentre da altre parti lo si chiedeva fuori d'Italia. Soltanto nel 1542 fu precisata, con una sorta di compromesso, la città di Trento come sede del concilio. Le vicende della guerra ne ritardarono i lavori, che poterono iniziare solo nel 1545, grazie allo stato di tensione determinatosi dopo la pace di Crépy, tra Carlo V ed i luterani, che terminò più tardi nella guerra contro la lega di Smalcalda e nella sconfitta dei protestanti a Mùhlberg (1547).

 Il concilio procedette sollecitamente alla condanna radicale delle tesi dei protestanti.

Questi ultimi affermavano che il fondamento della fede doveva trovarsi nel testo originale greco o ebraico della Scrittura, mentre il concilio stabiliva l'autorità, oltre che della Scrittura, della tradizione. Solo il clero deteneva il diritto di interpretazione della Scrittura il cui testo valido veniva considerato la traduzione latina di S. Girolamo, nota come Vulgata.

Di contro alla tesi della Riforma della giustificazione per fede, venne precisato il concetto di giustificazione per fede e per opere.

Di contro alla ridu­zione a due soli dei sacramenti, operata dai protestanti, ed alla con­cezione spiritualistica del sacramento della comunione, sostenuta dallo Zwingli e dal Calvino, si stabilì a sette il numero dei sacramenti, e si affermò il loro carattere oggettivo e la loro efficacia ex opere operato, cioè per intrinseca virtù propria.

Praticamente, ciò significava la sconfitta della corrente che cercava il compromesso coi protestanti e la vittoria degli intransigenti difensori della tradizione scolastica del Medioevo, sostenuti dai gesuiti.

Più difficile appariva la riforma morale della Chiesa, in cui si profilava un conflitto tra i vescovi e il Papato per definire la reciproca sfera di autorità e prerogative.

Si stabilì l'obbligo di residenza per i vescovi e fu vietato il cumulo dei benefici nella stessa persona, onde far cessare lo scandalo di vescovi mondani ed assenti dalla propria diocesi o l'uso a fini profani di benefici ecclesiastici.

Nel 1547 una pestilenza diede la possibilità al pontefice di trasferire il con­cilio a Bologna, più vicino a Roma, dove meglio avreb­be potuto seguirne gli sviluppi e far prevalere il clero italiano. La decisione sollevò discussioni e renitenze, che provocarono una sospensione del concilio fino al 1551.

La seconda riunione del concilio di Trento durò anch'essa due anni, dal 1551 al 1552.

Si affrontò la natura dei vari sacramenti e si confermò, contro le tesi protestanti, il dogma della transu­stanziazione, cioè della presenza reale del Cristo nella comunione eucaristica.

Grazie alle insistenze imperiali una delegazione protestante comparve questa volta davanti al concilio, ma avendo constatato che le decisioni più importanti in materia dogmatica fossero state già prese, essa si ritirò e non tornò più.

La ripresa del conflitto tra Carlo V e la Francia, sostenuta dai principi protestanti, mise in forse la sicurezza stessa del concilio, che dovette ancora una volta aggiornarsi ed interrompere i propri lavori.

L'interruzione durò dieci anni. La ripresa av­venne nel 1563 per opera del pontefice Pio IV e durò an­cora due anni, concludendosi nel 1564.

Vennero confermati la dottrina del Purgatorio, la venerazione dei Santi, il culto delle im­magini, l'indissolubilità del matrimonio, il divieto della celebrazione dei matrimoni clandestini. Nel campo disciplinare venne resa più stretta l'osservanza delle regole claustrali ed imposto a vescovi e parroci l'obbligo di esercitare il ministero della predicazione.

Furono confermati l'obbligo del celibato ecclesiastico e l'uso del latino nel culto pubblico. Fu stabilito che presso ogni chiesa cattedrale sarebbe stato istituito un Seminario per la preparazione del clero.

L’antica questione della superiorità tra il papa i vescovi e il concilio fu risolta a favore del papa vincendo le resistenze soprattutto del clero francese e dell’imperatore. Fu infatti riconosciuto che l'approvazione e l'interpretazione delle decisioni del concilio sarebbe stata riservata alla Santa Sede e su questa conclusione il concilio stesso ebbe termine.

Le decisioni conciliari furono racchiuse subito dopo nella Professio Fidei Tridentinae, che il pontefice fece proclamare il 13 novembre 1564, e che divenne così il fondamento medesimo

della dottrina della Chiesa cattolica. Le decisioni del concilio furono comunicate ai vari stati europei ed accettate senz'altro dalla mag­gioranza di essi.

Soltanto la Francia si oppose alla menomazione delle libertà gallicane della Chiesa francese ed accettò pertanto solo la parte dogmatica delle decisioni stesse.

La distruzione del protestantesimo in Italia ed in Spagna. 

Accanto alla ripresa dei lavori del Concilio di Trento, il ponti­ficato di Giulio III assisteva altresì all’ intensificarsi della attività dell'Inquisizione, specie in Italia.

A Napoli il governo spagnolo disperdeva le ultime tracce del moto valdesiano, a Venezia l'Inquisizione iniziava una serie di sanguinose per­secuzioni sterminando gli anabattisti.

La repressione si fece ancora più dura, allorché salì al trono papale lo stesso cardinale Carafa col nome di PAOLO IV (1555-1559). La persecuzione non risparmiò allora nemmeno i membri dello stesso collegio cardinalizio, colpevoli di avere mostrato le pro­prie simpatie verso le moderate tendenze erasmiane.

Enrico II moltiplicava in Francia i provvedimenti repressivi e le esecuzioni capitali e

Filippo II, tra il 1558 ed il 1559, con solenni autos da mandava al rogo gli scarsi aderenti che la Riforma aveva trovato in Spagna.

In Francia la solida organizzazione data dal calvinismo ai protestanti permetteva loro di resistere, in una interminabile serie di guerre religiose, invece in Italia ed in Spagna i provvedimenti repressivi raggiunsero lo scopo di far scompa­rire ogni penetrazione del protestantesimo.

Anche in Inghilterra parve per qualche tempo che la Chiesa romana potesse avere ragione dei propri avversari. Ad Edoardo VI, che aveva promosso una evoluzione della Chiesa di Inghilterra in senso protestante, succedeva nel 1553 la sorella MARIA (1553-1558), figlia di Caterina di Aragona e sposa di Filippo II.

Quest'ultima, ardente cattolica e pienamente consenziente con la politica di spietata distruzione del pro­testantesimo seguita dal marito, tornava ad imporre il ritorno dell'Inghilterra alla obbedienza verso il papa.

Persecuzioni sanguinose colpirono i promotori dello scisma anglicano. L'unione dell'Inghilterra al carro della politica spagnola, come la Controriforma inglese, ebbero però durata assai breve. Prima ancora che terminasse il pontificato di Paolo IV, MARIA LA CATTOLICA veniva a morte e le succedeva un'altra sorella, figlia di Anna Boleyn, la regina ELISABETTA, sotto la quale l'anglicanesimo era restaurato come religione ufficiale dell'Inghilterra.

 Indice dei libri proibiti

 La Controriforma proseguiva la sua opera  nel corso del sec. XVI. Il ritorno dell'In­ghilterra allo scisma anglicano, le guerre di religione in Francia, i successi del calvinismo in Scozia, nei Paesi Bassi ecc., la sempre più vasta penetrazione del protestantesimo nell'Europa centro-orientale, erano colpi cui il Papato rispondeva rafforzando la repressione, rinvigorendo il clero, ravvivando la vita spirituale e la devozione popolare nei paesi rimasti fedeli.

A Paolo IV era successo Pio IV (1559-1566), discendente da un ramo milanese della casa dei Medici. Duttile e bonario, il nuovo pontefice appariva di temperamento assai diverso dal focoso ed inflessibile Carafa. L'influenza tuttavia di una potente personalità religiosa, il CARDINALE S. CARLO BORROMEO, assai valse a fare procedere l'opera di risveglio della pietà e di risanamento del costume nella Chiesa.

Si devono infatti all’ attività di Carlo Borromeo diverse iniziative d'importanza storica che segnarono il pontificato di Pio IV. Sono tra queste, oltre la conclusione del Concilio di Trento e la proclamazione della Professio Fidei Tridentinae, anche la pubblicazione dell’ Index librorum prohibitorum a Summo Pontifice, un elenco cioè dei libri di cui da avrebbero dovuto essere proibite con severe pene la stampa, la lettura e la circolazione. Sotto l'influenza ancora del Borromeo veniva stam­pato nel 1566, il Catechismo Tridentino, nel quale la dot­trina canonizzata dal Concilio veniva riassunta in forma schema­tica per l'uso dei fanciulli e del popolo.

L'Indice di Pio IV coronava una serie di sforzi già compiuti da papi e inquisitori per arginare la diffusione di libri pericolosi per la fede.

Esso doveva trovare il proprio complemento sotto il pontificato di Pio V (1566-1572), con l’istituzione della Congregazione dell'Indice, con lo scopo di tenere aggiornato l'elenco dei libri proibiti.

Il pontificato di Pio V fu dei più caratteristici dell'età della Controriforma. Il nuovo pontefice (MICHELE GHISLIERI), prima di ascendere alla suprema dignità ecclesiastica era stato frate di austeri costumi ed inquisitore severo.

I papi del Rinascimento avevano dato lo spettacolo di una mondanità lussuosa, Pio V rinnovava l'ascetismo più rigido nella sua vita di dura penitenza, nelle manifestazioni pubbliche di umiltà e di acceso fervore devoto, nella instancabile attività persecutrice verso gli eretici.

Dopo il Carnesecchi, già mandato al rogo nel 1562, periva così an­che l'ultimo superstite del cenacolo valdesiano, l'umanista AONIO PALEARIO, arso vivo a Roma nel 1567.

Per la volontà di rinnovare i tempi dei grandi pontefici del Medioevo, il papa ripubblicò la bolla di Bonifacio VIII, in Coena Domini, cercando di riaffermare il prin­cipio dell’assoluta supremazia del potere papale su quello di ogni altro sovrano.

Forti resistenze accolsero questo gesto del papa, perfino nella cattolicissima Spagna, il cui sovrano, colonna della cattolicità contro turchi ed eretici, non intendeva vedere intaccato il proprio potere assoluto.

Il rinnovamento interno della Chiesa

Alla difesa del cattolicesimo corrisponde  un’azione capillare che permea l'intero corpo della Chiesa.

Nuovi ordini religiosi sorgono, portando in sé quel caratteristico attivismo, quella sollecitudine per l'azione educativa e caritatevole, che sono caratteristiche della vita ecclesiastica della Controriforma.

Nel 1548 il fiorentino S. FILIPPO NERI fonda la Congregazione dei preti dell'oratorio o Filippini, dedita all'assistenza dei poveri ed alla istruzione popolare.

Altri ordini, come quello dei Fatebenefratelli fondato dal portoghese S. GIOVANNI DI DIO, e dei Camilliani, fondati da S. CAMILLO DE LELLIS, rispettivamente nel 1572 e nel 1582, si consacrano all' assistenza degli infermi.

Più tardi si aggiunge l'ordine degli Scolopi, istituito nel 1600 dallo spagnolo S. GIUSEPPE CALASANZIO, col compito precipuo dell’organizzazione scolastica.

Vescovi animati da profondo zelo pastorale rinnovano la vita religiosa e morale del clero.

Gli stessi ordini religiosi me­dievali ritrovano un entusiasmo nuovo.

Non è tanto all'intelletto ed alle sue speculazioni che si rivolge la pietà della Controriforma, quanto al sentimento ed alla fantasia.

È l'appassionata esaltazione mistica che si effonde dagli scritti dei due grandi santi spagnoli, SANTA TERESA DI AVILA e SAN GIOVANNI DELLA CROCE.

È l'arte della Controriforma, che mette al servizio della Chiesa la maestà scenografica delle sue fa­stose costruzioni nel nuovo stile barocco, che nell'enfasi delle proporzioni gigantesche, nello sfarzo delle decorazioni, nel concitato atteggiarsi delle statue e delle immagini, sembra volere esprimere sensibilmente l'onda della commozione sentimentale e la maestà secolare dell'istituzione ecclesiastica.

È la musica sacra rinnovata dai grandi maestri della polifonia cattolica, come PIER LUIGI DA PALESTRINA.

È l' accentuazione posta sulla carità che prodiga tesori di abnegazione e di amore nel soccorso dei sofferenti.

È l’insistenza per la continua, frequente pratica dei sacramenti, quasi come rifugio contro le tentazioni del pensiero.

Questo fervore di iniziative per la rinascita religiosa dei fedeli, per la preparazione del clero, per la carità verso i sofferenti, uni­tamente alla presenza di alte figure di mistici, di santi della carità, di missionari, impediscono alla controriforma di esaurirsi in una semplice azione repressiva, e le permettono di segnare una fase di rin­novata vitalità della Chiesa.

L’azione della Chiesa si esplica anche nelle missioni in Asia e in America.

Particolare vigore spiega anche in questo campo la Compagnia di Gesù, alla cui iniziativa si deve una generosa e benefica opera di difesa degli infelici indiani d'America dalla barbarie dei conquistatori e perfino la creazione di una sorta di stato a sé, nel Paraguay, guidato e retto dai gesuiti, onde avviare alla civiltà gli indigeni e difenderli dalla brutalità dei bianchi.

Nel corso della seconda metà del sec. XVI l'Europa vede determinarsi uno dei fenomeni più caratteristici dell'età moderna: la sua frattura spirituale in mondi diversi e fra loro contrastanti,  lo sca­varsi cioè di un solco, fra i popoli formati dalla Controriforma ed i popoli formati dal protestantesimo.

La lotta non si svolgerà soltanto sul terreno teologico ed ecclesiastico. Per oltre cento anni l'Europa vedrà infatti affrontarsi sanguinosamente due diverse maniere di concepire la vita religiosa e di concepire la vita politica, sociale, economica. Gli Asburgo di Spagna e di Austria, la Polonia, la Baviera, costituiranno i baluardi di una concezione: l'Inghilterra, l'Olanda, la Svezia, formeranno i capisaldi dell'altra.

Alcuni testi consultati

Rosario Villari "Storia Moderna" - Laterza
Giorgio Spini "Disegno storico della civiltà" - Cremonese, Roma
Vittoria Calvani "Quadri di civiltà" - Arnoldo Mondadori

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10