1948
                    

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  • Con le insurrezioni
    del 1848 sorsero in Europa
    nuovi governi nazionali
    e liberali
  • Gran parte delle rivolte furono schiacciate dalla repressione, che fu particolarmente dura nel Lombardo-Veneto
  • In Italia il '48 coincise con la prima guerra d'indipendenza, nella quale i patrioti appoggiarono l'azione di Carlo Alberto, re del Piemonte
     

1. INIZIA L'ANNO DELLE RIVOLUZIONI
 

Il 1848 fu un anno di grandi rivoluzioni. Esso segnò l'avvento di un nuovo periodo storico in cui la borghesia liberale avrebbe svolto un ruolo determinante, mentre sa ebbe anche iniziata la partecipazione del popolo alla vita politica.
Come già nel 1789 e nel 1830, anche nel '48 la rivoluzione iniziò a Parigi, dove la monarchia di Luigi Filippo si dimostrava incapace di affrontare un periodo di gravi difficoltà economiche.
Parigi era già divenuta un'importante città industriale: artigiani e operai chiedeva no quindi di partecipare più attivamente alla politica, condizioni di vita migliori e salari più adeguati. Inoltre anche la piccola e media borghesia chiedeva un maggior peso politico; il diritto di voto spettava in fatti a sole 200.000 persone.

Il 22 febbraio 1848 ebbe luogo una grande sollevazione popolare: Luigi Filippo fu costretto ad abdicare.

 

 

 

2. LE RIFORME DI PARIGI

Proclamata la repubblica, venne creato un governo provvisorio. Con esso collaborò anche il socialista Louis Blanc. Il socialismo, come vedremo meglio più avanti, era un movimento che si proponeva di difendere i lavoratori, assicurando loro un maggior peso politico e migliori condizioni di lavoro e di vita.

Grazie a Louis Blanc, il governo riconobbe la li bertà di stampa e di asso ciazione, concesse il suf fragio universale ma schile (ovvero il diritto di voto esteso a tutti i cittadini maschi) e determinò la durata massima della giornata lavorativa, fissandola in dieci ore.

PARIGI: RIVOLUZIONE POLITICA E RIVOLUZIONE SOCIALE

Il socialista francese August Bianqui lanciò il 22 marzo 1848 questa appello ai circoli democratici parigini.

La repubblica sarebbe una menzogna se dovesse essere soltanto la sostituzione di una forma di governo a un'altra. Non basta cambiare le parole, bisogna cambiare le cose. La repubblica significa: l'emancipazione degli operai; la fine dello sfruttamento; l'avvento di un ordine nuovo, che libererà il lavoro dalla tirannia del capitale. Niente balocchi! Non siamo più bambini. Non c'è libertà quando manca il pane. Non c'è uguaglianza quando la ricchezza dà scandalo a fianco alla miseria. Non c'è fraternità quando l'operaio si trascina alle porte dei palazzi coi suoi figli affamati. Lavoro e pane. L'esistenza del popolo non può restare alla mercé del capitale.

 

 

3. IL RITORNO DI UN BONAPARTE

Tuttavia, Parigi non era tutta la Francia: nella rinnovata Assemblea legislativa confluirono i deputati delle altre regioni, in massima parte ancora legate all'agricoltura, alla proprietà della terra e a una borghesia moderata. I deputati di indirizzo democratico o socialista eletti a Parigi non furono in numero sufficiente a controbilanciarli.

Nel frattempo, già prima del '48, aveva ripreso importanza in Francia il partito bonapartista, così chiamato perché legato al ricordo dei trionfi di Napoleone Bonaparte. Esso sosteneva il ritorno di un Bonaparte alla testa dei Francesi.

Contando sull'appoggio dell'esercito e della borghesia, i bonapartisti riuscirono a far eleggere presidente della repubblica francese Luigi Napoleone, nipote del grande imperatore. Egli formò un governo moderato che favorì soprattutto la borghesia e ben poco fece per le classi popolari.

 

4. LE RIVOLTE DILAGANO IN EUROPA

Alle notizie degli avvenimenti parigini le ribellioni si diffusero in Europa. Insorsero Berlino, Vienna, Praga. Si ribellarono regioni e città tedesche, italiane, ungheresi, croate.

A Berlino, il 10 marzo, la popolazione scese nelle piazze, chiedendo una costituzione, che il re di Prussia Federico Guglielmo IV fu costretto a concedere. Le città e gli Stati tedeschi minori, do po varie sommosse, elessero un'Assemblea che si riunì a Francoforte per preparare l'unità della Germania.
 

Vienna iniziò invece la sua rivolta il 13 marzo, ottenendo la cacciata di Metternich, il ministro che da oltre trent'anni governava l'impero. L'imperatore Ferdinando I per mise di formare un'Assemblea Costituente.

Nell'impero austriaco, tuttavia, i problemi erano assai più complessi che non a Berlino o a Parigi. I Viennesi si erano sollevati solo per ottenere una costituzione e un governo più tollerante. A Praga, a Budapest, a Milano, a Venezia e in Croazia si chiedeva invece l'indipendenza dall'Austria, che il governo imperiale non era affatto di sposto a concedere.

Così, le rivolte vennero represse con durezza. Il nuovo imperatore Francesco Giuseppe inviò in Italia l'esercito.

 

5. LA SITUAZIONE ITALIANA
 


In Italia il 1848 era stato preceduto da alcuni avvenimenti che avevano sollevato molte speranze in tutta la penisola.
A Roma il nuovo pontefice Pio IX, appena eletto (1846), aveva liberato svariati pri gionieri politici, allentato i controlli di polizia, autorizzato una certa libertà di stampa. Si parlò, allora, di un "papa liberale", che avrebbe potuto mettersi alla testa della libe razione d'Italia, come aveva suggerito il Gioberti.
In realtà non era proprio così. Pio IX era di carattere conciliante e tollerante, contra rio alla repressione delle idee e dei regimi di polizia, ma non era un liberale. Così pure non era un liberale il bonario granduca di Toscana Leopoldo II che pure aveva realizzato alcune riforme.
Era semmai il re piemontese, Carlo Alberto, che si dichiarava adesso vicino alle idee liberali e ostile all'Au stria. Dopo le incertezze del 1821, pareva adesso desideroso di impegnarsi per l'Italia.


 

6. LE COSTITUZIONI
 


Il '48 italiano ebbe inizio a Palermo. Dalla città la rivolta si estese a tutta l'isola, che chiese la concessione della costituzione e l'elezione di un Parlamento.
In breve tempo l'esempio di Palermo fu seguito da Napoli, dove il re Ferdinando II fu costretto dalle dimostrazioni popolari a concedere la costituzione.
L'iniziativa del re delle Due Sicilie provocò una reazio ne a catena: concessero delle costituzioni anche Leopoldo II di Toscana, Carlo Alberto (dal suo nome la costituzione piemontese fu detta Statuto albertino) e il papa Pio IX.
Erano tutte costituzioni concesse dai sovrani e non votate dai cittadini, ma, per quel momento, esse costituirono un deciso passo in avanti.
 

 

LO STATUTO ALBERTINO
 

 

Lo Statuto concesso da Car lo Alberto, re di Sardegna, nel 1848. era diviso in due por ti. Nello prima gli articoli più importanti sancivano l'autorità della monarchia e della figura del re riaffermando l'importanza della religione cattolica, considerata l'unica religione ufficiale dello Stato. Ma, nella seconda parte, altri articoli riportavano tutte le garanzie. i diritti e le libertà già sancite dalle costituzioni francese, inglese e americana. Riportiamo qui di seguito gli articoli più importanti.

Art. 1 - La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi.

Art. 2 - Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. il Trono è ereditario secondo la legge salica

Art. 3 - Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.

Art. 4 - La persona del Re è sacra ed inviolabile.

Art. 5 - Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra; fa i trattati di pace, d'alleanza, e di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazioni di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l'assenso delle Camere.

Art. 6-Il Re nomina tutte le cariche dello Stato; e fa i decreti e i regolamenti necessari per l'esecuzione delle leggi

Art. 9 il Re convoca in ogni anno le due Camere: può prorogarne le sessioni, e sciogliere quella dei Deputati, ma in quest'ultimo caso ne convoca un'altra nel termine di quattro mesi.

Art. 10 La proposizione delle leggi apparterrà al Re ed a ciascuna delle due Camere. Però, ogni legge d'imposizione di tributi, o di approvazione dei bilanci e dei conti dello Stato, sarà presentata prima alla Camera dei Deputati

 

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

Art. 24 - Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono uguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili, e militari, salvo le eccezioni determinate dalle leggi. Art. 25 - Essi contribuiscono in distintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato.

Art. 26 - La libertà individuale è guarentita. Niuno può essere arrestato o tradotto in giudizio se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme che essa prescrive.

Art. 27 - Il domicilio è inviolabile. Niuna visita domiciliare può aver luogo se non in forza della legge, e nelle forme che essa prescrive.

Art. 28 - La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno esse re stampati senza il preventivo permesso del Vescovo.

Art. 29 Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, so no inviolabili. Tuttavia, quan do l'interesse pubblico legalmente accertato lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante una giusta indennità conformemente alle leggi.

Art. 30 - Nessun tributo può essere imposto o riscosso se non è stato consentito dalle Camere e sanzionato dal Re.

Art. 31 - Il debito pubblico è guarentito. Ogni impegno dello Stato verso i suoi creditori è inviolabile.

Art. 32 È riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senz'armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l'esercizio nell'interesse della cosa pubblica. Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici, od aperti al pubblico, i quali rimangono intieramente soggetti alle leggi di polizia.

 

 

7. INSORGONO VENEZIA E MILANO

Il governo austriaco non fece alcuna concessione. Venezia insorse e formò un proprio governo guidato dai patrioti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. A Milano i cittadini scesero in piazza, guidati da Carlo Cattaneo.

Per cinque giorni (le cinque giornate di Milano), divamparono i combattimenti per le strade del capoluogo lombardo; poi gli Austriaci si ritirarono nelle quattro fortezze di Verona, Peschiera, Legna go, Mantova (chiamate il quadrilatero), che sorgevano in un'ottima posizione militare, al confine tra la Lombardia e il Veneto.

A Milano si formò un governo provvisorio, e lo stesso avvenne a Parma e a Modena. Il vero problema restava tuttavia quello di combattere l'esercito austriaco e cacciarlo da tutto il Lombardo-Veneto. Milano e Venezia infatti non avevano un esercito proprio, addestrato e armato. Potevano semmai raccogliere dei volontari e aggregarli a un esercito già esistente. Ma quale sovrano sarebbe intervenuto al loro fianco?

8 .LA PRIMA GUERRA D'INDIPENDENZA


La risposta era apparentemente facile: Carlo Alberto, che aveva l'esercito più forte ed era di tendenza liberale.
Tuttavia l'insurrezione di Milano aveva colto il Piemonte impreparato: l'esercito piemontese non era pronto alla guerra. Ma, sulla spinta degli avvenimenti, Carlo Alberto dichiarò ugualmente la guerra contro l'Austria, confermando ai popoli lombardo e veneto "quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, l'amico dall'amico".
L'esercito piemontese varcò il confine posto sul Ticino, adottando il tricolore come bandiera nazionale, al posto della bandiera del regno di Sardegna.
Spinti dall'entusiasmo popolare, anche gli altri sovrani si videro costretti a inviare proprie truppe in sostegno a quelle piemontesi.
 

La campagna militare di Carlo Alberto iniziò felicemente: gli Austriaci vennero battuti a Goito, dopo che i battaglioni di volontari toscani, in gran parte studenti universitari di Pisa e Siena, avevano valorosamente resistito a Curtatone e Montanara.

I Governi provvisori di Milano, Venezia, Modena e Parma proclamarono allora l'unione col Piemonte, ma tale gesto provocò i sospetti degli altri sovrani italiani. Temendo un eccessivo rafforzamento del regno di Carlo Alberto, la Toscana e il Regno delle Due Sicilie ritirarono le loro truppe; il papa fece lo stesso, temendo che la cattolica Austria si volgesse contro la Chiesa di Roma.

Questo impedì all'esercito piemontese di sfruttare la vittoria ottenuta. L'offensiva si fermò davanti alle fortezze del quadrilatero, mentre altre truppe austriache giungevano da Vienna. Riorganizzato l'esercito, il maresciallo Radetzky sferrò la controffensiva.

Carlo Alberto, sconfitto a Custoza, fu costretto a firmare un armistizio e a ritirarsi in Piemonte.

9. LA SCONFITTA DEFINITIVA. IL NUOVO RE

L'anno seguente (1849) Carlo Alberto riprese la guerra. Ancora una volta, l'esercito piemontese si dimostrò impreparato. Carlo Alberto venne definitiva mente battuto presso Novara.

Il sovrano rinunciò al trono a favore del figlio, Vittorio Emanuele II e andò in esilio nel lontano Portogallo. Morì a Oporto pochi mesi dopo. Vittorio Emanuele II riuscì a firmare un onorevole trattato di pace con gli Austriaci. Mantenne in vita tutte le riforme già concesse e, soprattutto, lo Statuto albertino.

10. LE RIFLESSIONI SULLA SCONFITTA

La prima guerra d’indipendenza si chiudeva con una serie di fallimenti.

Tramontava l’ideale di Gioberti e dei moderati neo-guelfi, che avrebbero voluto una confederazione di Stati italiani guidata dal pontefice Pio IX: al momento decisivo il papa aveva ritirato il suo appoggio. D’altra parte il Piemonte da solo si era dimostrato troppo debole per far fronte all’Austria.

Politici e uomini di governo compresero che la causa dell’indipendenza italiana doveva trovare il sostegno di altre potenze europee.

Per ottenere questo risultato presero le distanze dai democratici e dai repubblicani che spaventavano l’opinione pubblica moderata. Proposero invece un programma politico che mirava a raggiungere l’unità italiana e l’indipendenza nazionale sotto la monarchia liberale e costituzionale di Vittorio Emanuele II

 

LA REPRESSIONE NELLE CITTÀ ITALIANE

Mentre il Piemonte sconfitto abbandonava la lotta, le truppe austriache riprendevano il controllo dell’Italia. Cercarono di resistere le città dove si erano costituiti dei governi democratici.

Brescia venne conquistata dall’esercito austriaco dopo un’eroica resistenza durata dieci giorni, che costò numerose vittime anche fra la popolazione civile.

Lo stesso avvenne a Livorno, dove un corpo di spedizione austriaco riconquistò la città. In Sicilia Catania, Palermo e Messina vennero bombardate, saccheggiate e quindi occupate militarmente.

 

12. LA CADUTA DELLA REPUBBLICA ROMANA

A Roma si era costituita una repubblica: del governo faceva parte Giuseppe Mazzini. Per difenderla erano accorsi volontari da ogni parte d’Italia. Fra questi spiccava Giuseppe Garibaldi, che aveva già valorosamente combattuto per la libertà dell’America meridionale.

Insieme a lui vi erano il genovese Goffredo Mameli, il lombardo Luciano Manara e molti altri.

Contro di loro si mosse Luigi Napoleone, appena eletto presidente della repubblica francese. Egli inviò un corpo di spedizione a Roma, in aiuto di Pio IX, sia per conquistarsi le simpatie dei cattolici francesi sia per contrastare il predominio austriaco in Italia.

In un primo tempo Garibaldi riuscì a contrastare le forze nemiche. Poi la città fu assediata da truppe numerose, dotate di cannoni.

Roma fu presa il 30 giugno 1849; nell’ultimo combattimento persero la vita Manara e Mameli.

Garibaldi fuggì con duemila volontari e la moglie Anita. Anita mori nella pineta di Ravenna per le fatiche e gli stenti. Garibaldi, braccato, riuscì ancora a fuggire. Fu il governo piemontese che lo fece arrestare e lo mandò in esilio, tranquillizzando così l’Austria e le grandi potenze.

 

13. LA VITTORIA DELL’AUSTRIA IN ITALIA

Anche a Venezia si era formata una repubblica. Essa fu costretta alla resa dai bombardamenti, da un’epidemia di colera, dalla fame.

I capi della rivolta, Daniele Manin, Niccolò Tommaseo e il vecchio generale napoletano Guglielmo Pepe vennero condannati all’ esilio.

La vittoria dell’Austria in Italia fu quindi totale.

Si fece evidente la differenza tra la monarchia piemontese, unica a voler conservare la costituzione e il regime parlamentare, e gli altri sovrani italiani (compreso il pontefice) che avevano chiesto il sostegno degli Austriaci e si erano affrettati a revocare le riforme concesse.

 

14. LA VITTORIA DEI REAZIONARI IN EUROPA

Il 1849 si chiuse ovunque con la vittoria delle forze reazionarie.

La Russia soffocò nel sangue la rivolta dell’ungheria per conto dell’Austria. Questa aveva già precedentemente domato le rivolte dei Boemi e dei Croati.

In Germania l’Assemblea di Francoforte si sciolse, mentre in Prussia il re abolì la costituzione appena concessa.

Due anni dopo (1851), con l’appoggio della borghesia moderata, dei cattolici e dell’esercito, Luigi Napoleone fu proclamato imperatore dei Francesi. Egli prese il nome di Napoleone III (il secondo era stato il figlio di Napoleone Bonaparte, morto giovanissimo e mai salito sul trono) e il suo fu chiamato secondo impero (il primo era stato quello del grande zio).

 

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10