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tardo impero
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I GERMANI E L'ESERCITO DI CONFINE In periodi nei quali Roma precipitò nei disordini e l'amministrazione imperiale era corrotta, la riverenza dell'esercito per l'ideale di Roma rimase intatta anche quando acclamavano il proprio generale come imperatore e marciavano su Roma per porre fine all'anarchia. Di conseguenza, essi impiegavano molto del loro tempo a trasformare le città nate attorno ai loro accampamenti in tante piccole Rome, o almeno cercavano di riprodurre il modello ideale che essi avevano di Roma. L'esercito di frontiera creava reti di trasporto e di comunicazione (strade, ponti, luci di segnalazione, canali, porti, acquedotti). Le frontiere occidentali dell'impero non avevano il compito primario di tenere fuori le popolazioni germaniche, ma di regolarne il flusso. C'era un discreto movimento attraverso la frontiera e molti popoli germanici si stabilivano appena oltre il confine in luoghi dove loro potessero godere relazioni estese e sicure coi romani. Le città di quei romani di confine forse erano più romane di Roma stessa, e così alcuni dei popoli germanici che vivevano più tranquilli lungo la frontiera svilupparono una discreta familiarità con i modi romani e tentarono di emularli. Roma scoprì che spesso era più semplice assorbire ed arruolare come
alleati i popoli di confine (Germani) piuttosto che respingerli con le armi. I Germani I Romani chiamavano Germani tutti i popoli al di là dei confini del Danubio e del Reno. Erano tanti: Alemanni, Franchi, Sassoni, Eruli, Burgundi Vandali e così via. Il primo scrittore latino che ci parla di loro è Cesare nel "De Bello Gallico." Un'altra opera antica molto famosa è la "Germania" di Tacito, di un secolo posteriore al De bello Gallico. Al tempo di Cesare erano pastori nomadi dediti anche alla caccia e alle razzie. Al tempo di Tacito già li troviamo stanziati lungo i confini dell'impero, non più nomadi, dediti all'agricoltura e alla pastorizia. Questo passaggio dal nomadismo alla stanzialità si doveva alla barriera costituita dal confine dell'impero romano. Non potendo più avanzare liberamente erano stati costretti a fermarsi, ma avevano stabilito rapporti abbastanza proficui con i romani, basati su scambi commerciali, ma anche su servizio militare ottimo e gratuito in cambio di ospitalità all'interno dei confini del Limes. Già nel corso del III secolo intere legioni erano formate da soldati e ufficiali germanici. D'altra parte gli ultimi e più gloriosi generali dell'esercito tardo-romano furono germanici (Stilicone, Oreste, Ezio ecc.) Organizzazione sociale L'organizzazione sociale dei Germani era basata sulla consanguineità. Il primo e più forte nucleo era quindi la famiglia, i cui legami erano sentiti molto strettamente. Offendere un dei membri significava offendere tutta la famiglia. Tante famiglie più o meno imparentate formavano una gente e tante genti una tribù (Tacito diceva una "civitas", una specie di nazione). La donna era soggetta sempre alla tutela del marito, le offese erano riparate mediante la faida (in seguito sostituita dal guidrigildo), l'ospitalità era considerata sacra e inviolabile. La società germanica era costituita dagli Arimanni, dagli aldii e dagli schiavi. Gli Arimanni (da herr mann - uomo di guerra) erano dotati di diritti civili, portavano le armi e combattevano. Gli Arimanni si riunivano annualmente in primavera per discutere di pace, di guerra, dell'elezione dei magistrati ecc. Questa assemblea era l'unica istituzione che in qualche modo rappresentava un surrogato di unità statale. Gli aldii (o semiliberi), erano privi del diritto di proprietà e dei diritti civili. Gli schiavi erano privi di ogni libertà, lavoravano in casa e nei campi o nelle botteghe artigiane e appartenevano completamente ai proprietari. Soltanto in caso di guerra i Germani eleggevano un capo, o kónig (= re), con poteri dittatoriali, che doveva deporre alla fine dell'impresa. La giustizia La giustizia era soprattutto un affare privato che si regolava mediante la faida (vendetta privata), cosicché gli odi tra le famiglie duravano per generazioni. In seguito la faida fu sostituita dal guidrigildo, o compenso in denaro, nel rispetto di un tariffario dei delitti e delle pene. Le offese venivano riparate mediante la cosiddetta faida (o vendetta privata), in modo che gli odi e i delitti si perpetuavano di generazione in generazione. Talvolta per stabilire la colpevolezza o l'innocenza di un imputato si ricorreva all'ordalia, che consisteva in un duello, nella prova del fuoco o in altre prove pericolose uscendo vivi dalle quali si veniva dichiarati innocenti. La religione Il panteon germanico era costituito da una numerosa schiera di divinità grandi e piccole, buone e cattive, di natura prevalentemente antropomorfa. La divinità principale era Odino, padre degli Asi; sposo di Frigg; era il capo degli dèi; sue sfere di competenza erano la guerra, la poesia e la magia delle rune; si impiccava, ma poi resuscitava; rinunciava ad un occhio per poter acquisire una speciale "vista mistica"; assumeva di volta in volta appellativi diversi; alla fine dei tempi sarà inghiottito dal lupo Fenrir, ma sarà vendicato dal figlio Vidharr. A Odino venivano offerti sacrifici cruenti a volte anche umani. Thor, figlio primogenito di Odino, era dio del fulmine e del tuono, Loki era dio del male. Gli dei vivevano nel Walhalla dove finivano anche gli eroi morti in guerra. Nel Walhalla si trovavano le Walkirie bellissime donne guerriere. Castigo per gli ignavi era il tenebroso Nifleim. Numerosi i dèmoni e gli spiritelli, come i Silfi e le Silfidi, i Nani, i Coboldi, ecc. Nel sec. IV i Germani cominciarono a convertirsi al Cristianesimo per opera del vescovo Ùlfila, che tradusse la Bibbia in lingua gotica; ma poiché Ulfila era ariano, i Germani furono quasi tutti ariani, e, quindi, avversi al Papato e alla latinità. Soltanto i Franchi si convertirono subito al cattolicesimo, per cui la Francia ebbe il titolo di nazione primogenita della Chiesa. LE GRANDI INVASIONI BARBARICHE CAUSE DELLE, INVASIONI BARBARICHE Le principali cause delle invasioni barbariche furono: a) la fame di terre, da parte dei Germani, passati da popolazione nomade a popolazione stabile. L'agricoltura, praticata in modo rudimentale, non era sufficiente ai bisogni di una popolazione in continuo aumento; per cui l'incessante fame di terre indusse masse sempre più imponenti a varcare i confini per trovare i mezzi da vivere. I barbari servirono come coloni nelle terre e come leti (mercenari) nell'esercito; e tanto grande divenne il loro numero, che già nella prima metà del III secolo intere legioni erano formate da barbari e comandate da generali barbarici. b) l'avanzarsi degli Unni, per cui l'infiltrazione pacifica dei Germani nei territori dell'impero trapassò in invasione vera e propria. I VISIGOTI IN ITALIA Le grandi invasioni barbariche in Occidente hanno inizio con l'invasione dei Visigoti, che si erano stanziati nell'Illirico. I Visigoti erano spinti verso l'impero dagli Ostrogoti, che a loro volta erano spinti dagli Unni. Nel 401 questi Visigoti, eletto a loro capo Alarico, dopo aver saccheggiato la Macedonia e la Grecia, penetrarono in Italia, dilagando nella pianura padana. Stilicone riuscì tuttavia a batterli a Pollenza (sul Tanaro) e a Verona, respingendoli verso l'Illiria. L'imperatore Onorio, in tale occasione, trasferì la capitale da Milano a Ravenna, che, difesa dalle paludi e posta vicino al mare, offriva maggiori possibilità di difesa. Nel 405 altre popolazioni barbariche, condotte da un re probabilmente ostrogoto, Radagàiso, penetrarono anch'esse in Italia, spingendosi fin nell'Italia centrale; ma Stilicone riuscì ancora a rigettare tali popolazioni al di là delle Alpi. Nonostante tali meriti, Stilicone, accusato di tradimento dal partito antigermanico, che era fortissimo a corte, fu qualche anno dopo mandato a morte. Nel 410 Alarico, approfittando della morte del grande generale, ripiombò in Italia, e, mentre Onorio si rinchiudeva in Ravenna, si spingeva fino a Roma, mettendola a sacco per tre giorni. Poi prosegui verso l'Italia meridionale, ma mori presso Cosenza, e, secondo una nota leggenda, fu sepolto nel fiume Busento con tutti i suoi tesori. Il successore Ataulfo, che aveva sposato Galla Placidia, sorella di Onorio, e che era un grande ammiratore della civiltà romana, fece pace con Onorio, ottenendo che i Goti si stanziassero nella Gallia sud-occidentale (Aquitania). Poco più tardi i Visigoti passarono in Spagna, sostituendosi ai Vandali. mentre questi a loro volta, passavano nell'Africa settentrionale. Altre invasioni dal confine renano Stilicone, per combattere contro Alarico, aveva lasciato sguarnito il confine Renano. Dalla porta lasciata aperta penetrarono Burgundi, Svevi, Vandali e altri che saccheggiarono la Gallia. I Burgundi fondarono il regno di Borgogna in Gallia, gli Svevi si fermarono in Lusitania (Portogallo), i Vandali si stabilirono nella regione del Guadalquivir (vandalusia - Andalusia). In seguito i Vandali furono respinti in Africa settentrionale dalla pressione dei Visigoti. Nello stesso tempo anche la Britannia veniva invasa dagli Angli e dai Sàssoni, che provenivano dalle regioni dell'Elba. I REGNI ROMANO-BARBARICI Con l'apparizione dei Visigoti ai confini dell'impero prende inizio il periodo delle invasioni barbariche e la conseguente formazione dei regni romano-barbarici. I barbari non vengono nell'impero con l'intenzione di distruggerlo e di fondare stati autonomi, ma per essere insediati nel medesimo come foederati, cioè come alleati di confine, che avrebbero dovuto difenderlo contro eventuali irruzioni di altri barbari. L'impero romano, con la forza e la sapienza delle sue leggi, era l'unico stato che conoscessero, e perciò miravano non a distruggerlo, ma a rinvigorirlo. Germani e Romani potevano completarsi a vicenda: se ai barbari mancavano le leggi, all'impero mancava assolutamente una forza militare adeguata. Sorgono in tal modo, ai confini dell'impero, i cosiddetti regni romano-barbarici. Romani, perché intatte rimangono le istituzioni e le leggi romane; barbarici, perchè la milizia è in mano a re barbari, federati dell'impero romano. Il modo di stanziamento è quasi ovunque il medesimo: poiché esso era permanente, i barbari si presero il terzo delle terre secondo l'uso romano, rispettando la precedente popolazione romana: cosa molto importante, perchè non fu mai possibile una durevole separazione tra popolazione romana e popolazione germanica, e la prima fini per assorbire la seconda con la sua lingua e la sua civiltà. GLI UNNI IN GALLIA E IN ITALIA Frattanto gli Unni, popolo di provenienza mongolica, dopo essere dilagati dall'Asia nell'Europa orientale, incalzando i popoli che trovavano sul loro cammino (Visigoti, ecc.), si affacciarono ai confini dell'impero. Nel V secolo erano stanziati in Ungheria. Uno dei loro guerrieri riuscì a convincerli a farsi eleggere loro capo promettendo la gloria e la grandezza che avevano avuto in Mongolia secoli prima. Questo guerriero, veramente molto valoroso, determinato e feroce era Attila. Nel 450 Attila invase la Gallia, seminando la distruzione e il terrore; ma il generale Ezio l'ultimo dei grandi generali romani, riuscì con l'aiuto dei Visigoti a sconfiggerlo ai Campi Catalauni (nella Champagne), costringendolo ad abbandonare il paese. Nel 452 Attila si rovesciò sull'Italia, e, dopo aver distrutto Aquileia (i cui abitanti si rifugiarono sulle isole della vicina laguna, dando origine a Venezia), dilagò per l'Italia settentrionale. Ma il papa Leone I, a capo di un'ambasceria, si incontrò con Attila sul Mincio, e con le sue preghiere accompagnate da ricchi doni lo indusse a rivalicare le Alpi. Del resto, la posizione dell'esercito di Attila in Italia si era fatta difficile, per le difficoltà di vettovagliamento e per una gravissima epidemia di dissenteria che gli aveva dimezzato il numero dei soldati. Infatti faceva grande fatica a trovare da mangiare nelle paludi della pianura padana, e bevendo l'acqua sporca si ammalavano quasi tutti. L'anno seguente il feroce unno moriva e il suo popolo crollava sotto i colpi dei popoli germanici prima sottomessi. Gli ultimi unni furono assorbiti o si dispersero nelle steppe della Russia. Era appena cessata la minaccia, degli Unni, che i Vandali, con la loro terribile flotta, veleggiarono su Roma e la saccheggiarono (455), portando via prigioniere l'imperatrice Eudossia(vedova dell'imperatore Valentiniano III) e le figlie. Riuscì tuttavia a Ricímero, un generale barbarico, di sconfiggere in una grande battaglia la flotta dei barbari. FINE DELL'IMPERO D'OCCIDENTE (476) L'ANARCHIA DEGLI ULTIMI ANNI L'impero d'Occidente sopravvisse ancora circa venti anni, ma furono anni d'anarchia, durante i quali si succedettero una decina di imperatori. Nel 475 il goto Oreste, capo dei mercenari barbari, promettendo all'esercito il terzo delle terre, depose l'imperatore Giulio Nepote, e fece nominare al suo posto il proprio figlio Romolo, che, essendo ancora fanciullo, fu soprannominato Augùstolo (= l'imperatorino). Ma l'anno seguente Odoacre, re degli Èruli e di altre milizie barbariche alleate dell'impero, non avendo Oreste mantenute le sue promesse, discese dal Nòrico in Italia, vinse Oreste (che fece uccidere) e depose Romolo Augustolo (476). Odoacre, a differenza degli altri generali, non nominò un successore a Romolo Augustolo, ma governò per conto proprio. Egli fece dichiarare dal senato che bastava al mondo un solo imperatore, e, quindi, inviò le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente, che era allora Zenone, ottenendo in cambio il titolo di patrizio romano (= vicario imperiale). Così, nel 476 d. C., senza scosse violente, finiva l'impero romano d'Occidente. |
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