seconda guerra civile

                                          

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Marco Crasso

Crasso Marco Crasso era uno degli uomini più ricchi a Roma. Era un membro dell'ordine equestre e aveva fatto una fortuna con indovinati investimenti. Comunque, lui desiderava ardentemente la gloria militare. Era un comandante competente con ambizioni politiche, ma sapeva che per scalare la cima del potere politico bisognava prima aver compiuto un'impresa militare.

Sulla fine degli anni 70, Crasso trovò la sua opportunità. Nell'anno 73, un schiavo trace della scuola dei gladiatori di Capua, Spartaco, guidò una ribellione di schiavi. Le guarnigioni locali si dimostrarono incapaci di reprimere la rivolta che si sparse rapidamente in tutta l'Italia meridionale. Nel  72 l'Italia fu percorsa dalla paura di un rivolta generalizzata degli schiavi.

Questa ribellione di schiavi era un'altra conseguenza della formazione di un impero romano repubblicano. Nel secolo precedente gli schiavi giunti in Italia come risultato di conquiste era solo la metà. Al tempo di Crasso, essi erano veramente numerosi ed una ribellione generale avrebbe avuto una vera opportunità di successo.

L'esercito di Spartaco si ingrossava sempre più. Molti dei ribelli erano gladiatori esperti nell'uso delle armi e addestravano gli altri.

Ma Spartaco era condannata fin dall'inizio alla sconfitta. Ottenne inizialmente qualche vittoria, ma quando il senato gli spedì contro Marco Licinio Crasso, Spartaco fu sconfitto e ucciso. I superstiti cercarono di salvarsi scappando verso l'Italia settentrionale, ma imbattutisi in Pompeo che tornava dalla Spagna furono da lui sterminati. Crasso, nel 71 era diventato l'eroe di guerra che aveva sempre sognato di essere. Fu salutato come il salvatore di Roma. Aveva un esercito di veterani ai suoi ordini e si sentiva pronto per la scalata al potere politico.

 

Pompeo (78-62 a. C.)

Dopo la morte di Silla, il partito aristocratico riconobbe come proprio capo Cn. Pompeo, un giovane generale del Pompeodefunto dittatore, il quale aveva debellato gli ultimi democratici in Sicilia e in Africa.
Pompeo ottenne anzitutto il comando della guerra contro Sertorio in Spagna (76-72), guerra che veniva condotta da qualche anno senza alcun risultato.
Sertorio era un antico luogotenente di Mario, che si era rifugiato in Spagna sollevando quelle popolazioni contro i Romani. Pompeo riportò contro di lui numerosi successi; ma la guerra si sarebbe
ancora protratta a lungo, se Sertorio, inviso ai suoi seguaci per la sua severità, non fosse stato assassinato da un suo luogotenente.

Pompeo ottenne quindi il comando della guerra contro i pirati (67), che infestavano il Mediterraneo. L'impresa, che durò solo tre mesi, fu condotta in modo veramente brillante e fu celebrata come la più bella di Pompeo. Pompeo ottenne infine il comando della guerra contro Mitridate (66-63), che aveva ripreso le armi contro i Romani. Egli sconfisse il vecchio re, (che abbandonato da tutti si fece trafiggere da uno schiavo), e costituì il Ponto e la Bitinia in provincia romana. Poi occupò la Siria e la Palestina, costituendo anch'esse in provincia romana.
Così, in soli tre anni, Pompeo riuscì a conquistare a Roma tutta l'Asia Minore, estendendo i confini della dominazione romana fino all'Eufrate.

Pompeo era un generale molto migliore di Crasso; infatti se Pompeo non fosse stato oscurato da Cesare sarebbe passato alla storia come uno dei migliori condottieri.
Pompeo era considerato salvatore di Roma. Questo è un segno delle condizioni di Roma: c'era bisogno di  salvatori perché c'erano molte ribellioni. Il Senato era nominalmente al timone, ma nei fatti Roma era preda ad ogni generale di successo  scontento della situazione.

Nel 72 si espresse al senato il desiderio di correre per il consolato. Il Senato si oppose ai suoi desideri perché - diceva - era troppo giovane per il consolato. Nel 71 Crasso tornava col suo esercito dalla campagna contro Spartaco. I due uomini si accordarono per congiungere i loro interessi e fondere i due eserciti. A quel punto a Pompeo fu permesso di candidarsi e fu eletto senza sorprese.  Notare che ormai i soldati sono fedeli solo al proprio comandante. Il possesso di un esercito è diventato una necessità politica dell'uomo ambizioso.

Non sarebbe trascorso molto tempo ed un generale si sarebbe impadronito di Roma e le avrebbe tolto la libertà per sempre.

 

Le riforme di Cesare

Cesare tornò a Roma dopo aver sconfitto tutti i nemici interni es esterni e celebrò 4 trionfi: per la vittoria contro i Galli, per la vittoria contro i pompeiani, per la vittoria in Spagna e per la vittoria contro Farnace.

I Romani sapevano cosa avevano fatto Mario e poi Silla trovandosi nella sua posizione; in più Cesare sembrava avere un polso più fermo e maggiore lucidità politica degli altri due.

La prima e più notevole azione fu quello che non fece: niente rappresaglie nei confronti degli avversari politici e dei nemici di ieri, niente liste di proscrizione, niente bagno di sangue. Cesare chiedeva solo ai nemici di non opporglisi ancora. I pochi che rifiutarono  furono puniti, ma coloro che decisero di non essere più suoi nemici furono lasciati in pace.

Perdonò anche Cicerone, il suo nemico più acceso.

Tale clemenza era inusuale, ma non riuscì ad eliminare completamente i rancori che seguivano la guerra civile. Egli diede ai suoi veterani una sistemazione generosa, fondando molte colonie, così l'esercito non sarebbe stato una fonte di agitazione e malcontenti.

Cercò di risanare l'amministrazione di Roma stessa, resa inefficiente e costosa dalla corruzione dei senatori. Con le ricchezze accumulate, Cesare iniziò molti lavori pubblici, dando lavoro ai disoccupati ed un'alternativa ai facinorosi che vivevano di tumulti politici alle dipendenze di chi pagava.

Conquistò il favore delle province riducendo le tasse e facendo in modo che la riscossione avvenisse senza succhiare il sangue dei provinciali. Cesare accordò la cittadinanza romana a tutta la Gallia Cisalpina e a molte zone della Gallia Transalpina e della Spagna. Realizzò un'ampia riforma agraria inviando i cittadini poveri nelle colonie in qualità di piccoli proprietari terrieri.

La maggior parte di queste riforme furono perfezionate a detrimento dell'interesse della classe Senatoriale. Dove erano i Senatori? Morti, molti di loro. O in esilio. Molti del resto erano semplicemente silenziosi e deboli contro il grande uomo. Ma tutti gli atti di Cesare furono approvati dal Senato, incluso la delibera che l'ha fatto, come Sulla dittatore a vita. Per sostituire i molti senatori che erano venuti a mancare Cesare creò molti senatori nuovi, ma nello stesso tempo raddoppiò il numero dei membri. In questo modo anche quando alcuni senatori erano contro di lui, egli aveva comunque una tranquilla maggioranza a suo favore.

Istituì anche una riforma del calendario romano. Il risultato fu il calendario Giuliano, che funzionò da calendario dell'occidente fino al 16° secolo. Anche se poi ci fu una piccola rettifica, il nostro calendario essenzialmente è quello che ci hanno dato i Romani.

 

La cospirazione

Nonostante la sua clemenza, Cesare aveva molti nemici, specialmente fra i più giovani membri della nobiltà. Essendo dittatore nominava gli ufficiali senza elezioni. Questo voleva dire che l'unica possibilità per avanzamento di carriera era di essere uno degli uomini di Cesare. I meccanismi tradizionali della carriera politica erano saltati, e questo creava sordi risentimenti nei giovani i quali vedevano chiuso il loro futuro.  Cesare non aveva alcuna intenzione di lasciare il potere come aveva fatto Silla. Cesare peggiorò la situazione con il suo comportamento autocratico.

Disgustato dalla corruzione e dalla futilità dei i senatori, Cesare non si prese il fastidio di consultarli prima di prendere le sue decisioni. Egli non dava peso alle loro obiezioni ed esitazioni, ma se essi non osavano contrastarlo apertamente comunque si lamentavano in segreto e temevano per la libertà della repubblica (che coincideva con i loro interessi). Egli non confidava a nessuno i suoi piani, per cui chiunque poteva prevedere il peggio o il meglio per il futuro.

Nel 44 fu nominato dittatore a vita e Marco Antonio gli offrì la corona reale che egli rifiutò.

Alcuni dicono che il gesto era genuino, ma altri sospettarono che era un altro esempio di politica Cesariana, un evento attentamente orchestrato tra lui ed Antonio per rassicurare gli oppositori sul pericolo che volesse istituire la monarchia.

A febbraio, Cesare congedò anche la sua guardia del corpo personale. Forse credeva veramente di non correre più alcun pericolo, forse riteneva politicamente opportuno mostrare fiducia nei confronti di tutta la popolazione.

Annunciò anche che lui intendeva lasciare Roma  il 18 marzo per una spedizione militare contro i Parti.  Nessun romano aveva dimenticato l'umiliazione della sconfitta di Crasso. I Parti avevano catturato due aquile romane (simboli di una legione) e li avevano portati in parata come trofei.  Cesare avrebbe vendicato Crasso.

Questo annuncio fece precipitare gli eventi: i suoi nemici avevano ragioni nuove per temere ed odiarlo. Dovevano colpire prima del 18 marzo perché una volta partito per la guerra sarebbe stato sicuro nel suo esercito e sarebbe ritornato ancora (nessuno dubitava che egli non sarebbe stato vittorioso, neanche i suoi nemici). E, congedando la sua guardia del corpo, egli aveva loro offerto un'opportunità che non si sarebbe più ripetuta.

Moneta con la testa di BrutoBruto e Cassio, erano due giovani nobili romani che avevano ricevuto un'istruzione greca e completa. Si erano formati su storie edificanti di tirannicidi greci che sempre erano finiti con la liberazione dello stato. Entrambi erano mossi potentemente dall'idea che la loro Repubblica antica era sul limite del crollo a causa del dittatore.

Quindi organizzarono una cospirazione nella quale coinvolsero altri senatori disposti a colpire, in modo che nessuno di loro potesse essere accusato di assassinio. Colpirono il 15 marzo,  attaccando Cesare mentre era da solo e disarmato. Cesare fu colpito da 20 pugnalate e morì sul posto.

I cospiratori,  immediatamente corsero al Foro a proclamare la morte del tiranno e la restaurazione della libertà. Il loro annuncio fu accolto da qualche applauso e da qualche grido di giubilo, ma i senatori scapparono, e la maggior parte della popolazione non reagì come Bruto e Cassio avevano sperato.

 

Il tiranno è morto

Le cose si svolsero diversamente dai piani dei congiurati. Essi pensavano che la repubblica sarebbe rivissuta da se stessa appena il tiranno fosse morto, invece si accorsero di aver creato un vuoto di potere e di non avere idea su come riempirlo.

Bruto, Cassio e gli altri cospiratori, al pari dei senatori, mancavano di capacità di comando e di visione politica. Questo a dimostrazione del fatto che da troppo tempo ormai il senato era stato privato delle sue prerogative.

I Senatori rimasti a Roma stavano chiusi in casa timidi e incerti. Cesare era morto: chi sarebbe venuto al suo posto? Tutti temevano che i partigiani di Cesare, persino i suoi veterani, avrebbero potuto compiere una terribile vendetta, e tutti desideravano marcare la propria distanza dagli assassini.

Molti di essi, oltre tutto, erano creature di Cesare. Se gli uomini di Cesare non si prendevano la vendetta, allora sicuramente i cospiratori lo avrebbero fatto, dopo aver conquistato il potere. Le vie di Roma si erano svuotate

I cospiratori furono confusi dalla reazione della città e cominciarono a preoccuparsi. Le cose non sembravano mettersi bene dopo tutto.