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penisola anatolica
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| La penisola anatolica (Asia Minore), manca di grandi fiumi; il più lungo è l'Halys (Kizil Irmak), segue il Sangarius che nasce dall'altipiano occidentale e sfociava nel mar di Marmara (oggi sfocia nel mar Nero). Nella zona occidentale scorrono fiumi dal corso breve e dal nome antico: Meandro, Ermo, Caistro. I fiumi dell'Asia Minore non sono navigabili. Alte catene montuose circondano l'altopiano, quindi il clima è asciutto e continentale: estati molto calde ed inverni freddi. La vegetazione è di tipo mediterraneo sulle coste; i monti sono molto boscosi. La steppa domina il paesaggio dell'altipiano. Gli Ittiti Le origini Gli Ittiti (o Hittiti) di origine indeuropea, comparvero in Anatolia agli inizi del Il millennio a.C. e si scontrarono con una popolazione autoctona insediata da più secoli, gli Hatti, e allo stesso tempo con le colonie commerciali assire stabilite dalla metà del III millennio a.C. nella regione. L'invasione di popolazioni indeuropee comprese, oltre agli Ittiti, i Luviti o (Luvii) insediatisi a Sud, e i Palaiti, stanziatisi a Nord-Ovest. Gli Ittiti si stabilirono nella zona centrale. Nella storia ittita si distinguono in genere due fasi:
Già dal XIX sec. a.C. l'Anatolia centrale era frazionata in un gran numero di principati ittiti. Il paese fu riunificato da Anitta, come sappiamo da un testo trovato ad Hattusa. Hattusili I dovette affrontare ribellioni interne (guidate dai suoi figli) e combattere contro gli Urriti che, dopo essersi stanziati in Siria, avevano invaso i territori ittiti. Gli successe sul trono il figlio Mursili I (1620 a.C. circa), che conquistò il regno di Aleppo e, alleatosi con i Cassiti, prese Babilonia nel 1595 a.C., ma, prelevato il suo bottino, lasciò la regione a questi ultimi, per proseguire la lotta contro gli Urriti. Alla sua morte, avvenuta per una congiura, successe un periodo di circa mezzo secolo in cui il potere fu continuamente disputato tra i nobili, situazione a cui pose fine Telebinu (1525-1500 a.C.) con una politica di clemenza e una legislazione riguardante la successione (da cui veniva esclusa la nobiltà). Urriti e Mitanni I regni urriti e semiti della Mesopotamia settentrionale furono uniti in un vasto impero: quello di Mitanni, il cui processo di formazione ci é sconosciuto. I documenti ci attestano, nel sec. XV a.C., la presenza diffusa degli Urriti nella Mesopotamia del Nord. Essi si estendevano ad Est fino a Nuzi (città ad Est del Tigri) e ad Ovest fino a Ugarit, nella Siria settentrionale, sul Mediterraneo. Questa popolazione né semita né indeuropea, guidata da una casta militare di origine indo-aria, proveniva dai monti a Nord dell'Assiria. L'equilibrio egizio-mitannico Una stele egiziana sull'Eufrate, del 1520 a.C. circa, attesta l'arrivo di una spedizione faraonica in queste zone. L'espansione verso Est della XVIII dinastia iniziata con Ahmosi I, che inseguiva gli Hyksos, proseguita con Amenofi I e Thutmosi I e II, ebbe una battuta d'arresto con Hashepsut, perché gli Egiziani non potevano mantenere il loro dominio su regioni così lontane senza uno sforzo militare costante. Ne approfittò il Mitanni che estendeva il suo dominio fino agli Zagros ad oriente, alla Siria settentrionale e al Tauro ad occidente. La sua espansione fu favorita anche dal declino della potenza ittita. Lo scontro diretto fra Egitto e Mitanni avvenne a più riprese durante il regno di Thutmosi III, il quale ottenne brillanti vittorie (Meghiddo, Qatna, Aleppo, Karkemish) che non sfruttò appieno, permettendo all'avversario di adottare una tattica di guerriglia continuata per circa 20 anni. Alla fine pare che ci sia stato un trattato tra i due contendenti: nel 1440 a.C. si registra un avvicinamento tra le due corti, entrambe preoccupate del risorgere della potenza ittita. L'impero ittita Dopo Telebinu la successione dei re ittiti é molto confusa. Il susseguirsi di lotte civili per il potere aveva indebolito lo stato ittita e lo aveva reso vulnerabile agli attacchi delle potenze vicine, che non lo sopraffecero solo perché privi di coordinazione. Con il regno di Suppiluliuma, salito al trono nel 1380 a.C., lo stato ittita si avviò alla rinascita. Dopo aver rinforzato l'esercito con l'adozione del carro da guerra, Suppiluliuma, in circa 20 anni di guerre, vinse tutti i suoi avversari e soprattutto il Mitanni. Gli strappò tutta la Siria durante tre campagne e ne prese la capitale: il regno di Mitanni scomparve sotto i colpi del re ittita e di cruente lotte intestine. Il consolidamento e la pacificazione dell'impero ittita si ebbero solo con Mursili II, figlio cadetto di Suppiluliuma, che in dieci anni di guerre continue batté gli antichi avversari e gli Assiri, dandosi in seguito alla riorganizzazione dello stato. Alla fine del suo regno una tremenda pestilenza si abbatté sul paese degli Ittiti. Il fatto più saliente del regno di Muwatalli, figlio e successore di Mursili II, fu lo scontro con l'Egitto, avvenuto presso Qadesh. Muwatalli impedì a Ramesse II di proseguire la sua avanzata, pur non riuscendo ad ottenere una vittoria completa. Hattusili III, succeduto sul trono al fratello (1295 a.C.) dovette affrontare il problema delle ostilità con l'Egitto e della rinata potenza assira. Con il primo stipulò un trattato di pace (1284 a.C.). I due avversari si impegnavano a rinunciare ad aggressioni e a mantenere un'alleanza difensiva reciproca. Con l'Assiria ci fu una lunga guerra, terminata con la sconfitta degli Ittiti per mano di Salmanassar I. Il sovrano ittita successore di Hattusili III, Tudhalya IV, timoroso della potenza assira, strinse legami con l'Egitto. La fine dell'impero ittita é da connettere con l'invasione dei Popoli del mare, che si abbatterono su tutto il territorio siro-palestinese e sull'Anatolia. L'altopiano anatolico risulterà occupato dai Frigi, venuti forse dalla
Tracia. Dell'impero ittita rimarranno solo staterelli sparsi qua e là che nei
secc. IX e VIII a.C. saranno i centri di sopravvivenza della civiltà ittita,
finché non diventeranno province assire. L'amministrazione dello stato L'organizzazione dell'impero ittita é di tipo feudale: l'aristocrazia ha una
posizione di privilegio ed il re affida ai propri fedeli dei feudi ed ai
principi i paesi soggiogati. Figura preminente in campo politico e religioso é quella della regina, che conserva il suo potere anche se vedova ed é partecipe delle decisioni politiche del sovrano. L'esercito annovera reparti di carri ben organizzati e un'efficiente fanteria, armata di lancia lunga e scudi oblunghi (a forma di otto). La società La massa della popolazione, essenzialmente contadina, era libera e lavorava alle dipendenze di un tempio o di un palazzo. Vi erano anche parecchi artigiani e schiavi, che avevano una situazione simile a quella della Mesopotamia. I grandi lavori servili, di cui il principale consisteva nel dissodamento delle terre incolte, spettavano ai prigionieri di guerra. La religione Il pantheon ittita era molto numeroso, perché ogni componente etnica vi aveva
lasciato le sue tracce. Ogni regione dell'impero aveva i propri déi, che a volte erano forme locali
di una medesima divinità. Il pantheon ittita era oltremodo misto: accanto agli antichissimi déi degli
Hatti (come la dea solare e il dio della tempesta) vi erano divinità babilonesi
ed urrite. Gli déi erano raggruppati in famiglie divine. La scrittura e la lingua In Anatolia esistono due sistemi di scrittura contemporanei, uno cuneiforme e
l'altro geroglifico. Riguardo al primo basti dire che gli Ittiti si
servirono dei segni sumero-accadici per trascrivere vari dialetti indigeni. La letteratura Molte composizioni letterarie sono quasi identiche alle parallele babilonesi
(inni, scritti astrologici, epici, etc.). L'architettura e le arti plastiche L'architettura ittita poté avvalersi della pietra (soprattutto basalto) e presenta caratteri peculiari come l'asimmetria della pianta, la presenza di un vestibolo a colonne nei santuari (che venne poi adottato dagli Assiri) e le ampie finestre verso l'esterno degli edifici. Hattusa, già abitata nei sec. XIX e XVIII, raggiunge la massima estensione
nel Nuovo Impero. Essa mostra un sistema di fortificazioni che sfruttava il
terreno montagnoso su cui era edificata la città. I Frigi La popolazione che agli inizi del I millennio occupò la zona che era stata il centro dell'impero ittita, fu quella dei Frigi. Durante i secoli X-VIII a.C. i Frigi costituirono la potenza principale
dell'Asia Minore con capitale Gordio. Nel periodo di massima
espansione il regno frigio comprendeva anche la Lidia e la Troade ad Ovest,
mentre dell'estensione verso Est dànno notizia le fonti assire. Il loro alleato principale era il paese di Urartu, ma furono cercati appoggi anche tra le città greche; tuttavia, nonostante una discreta forza militare, il regno frigio fu sconfitto sia da Tiglat-Pileser III (738 a.C.) sia, a più riprese, dal suo successore Sargon Il, che vinse il re Mida e occupò il paese. Contemporaneamente erano calati dal Nord i Cimmeri, che contribuirono alla distruzione del regno frigio con la conquista di Gordio, la capitale, il suo incendio e saccheggio (verso il 710 a.C.). Nel 679 a.C. Asarhaddon, re di Assiria, eliminati i Cimmeri, si impossessò definitivamente dell'Anatolia. Lo stato, l'economia, la lingua e l'arte Pare che i Frigi, originariamente un'aristocrazia di cavalieri, non avessero creato un regno unitario, ma una ventina di stati più o meno autonomi. Da un lato essi sovrapposero alla società preesistente un'aristocrazia militare e dall'altro si collegarono alla potente casta sacerdotale proprietaria di terre, che risiedeva nel paese prima del loro arrivo. La risorsa maggiore dell'economia era costituita dall'allevamento di ovini e dalla lavorazione della lana. Un altro cardine dell'economia era lo sfruttamento dei boschi per la vendita del legname. I rapporti commerciali furono favoriti dalla costruzione o dal miglioramento della rete stradale. La lingua, attestata da alcune iscrizioni del VII - VI sec. a.C. (e del III-V d.C.) é oggetto di discussione. Si tratta con molta probabilità di una lingua che presenta caratteri compositi. I Frigi furono eredi della cultura e dell'arte ittite, ma rivelano profondi contatti con la Grecia e Cipro. L'architettura rimasta é costituita da monumenti scolpiti su pareti rocciose, considerati come centri religiosi. I resti di palazzi e templi sono scarsi. La ceramica, riccamente dipinta, é affine a quella greca contemporanea. Di buona fattura l'oreficeria. I Lidi Dal VII sec. a.C. possediamo le attestazioni del popolo dei Lidi, nella regione occidentale dell'Anatolia, verso l'Egeo. Le iscrizioni nella loro lingua sono scarse. Essi approfittarono della disgregazione del regno di Frigia per acquistare l'indipendenza e rafforzare il loro regno. A differenza dei Frigi sembrano autoctoni. Nel 685 a.C. Gige, divenuto re con un colpo di stato, si alleò col re assiro Assurbanipal dichiarandosi suo vassallo, per ricevere aiuto contro nemici interni. Gige fondò la dinastia dei Mermnadi durata fino al VI sec. a.C. I testi assiri parlano di Gugu re di Ludu alleatosi con Assurbanipal per liberare il suo territorio dai Cimmeri. In seguito però Gige si alleò con Psammetico i e gli inviò truppe mercenarie per aiutarlo a liberare l'Egitto dalla dominazione assira. Ad una nuova invasione dei Cimmeri la Lidia si trovò così senza l'appoggio degli Assiri e la capitale Sardi fu presa dai nemici. Gige morì in battaglia (653 a.C.). Il figlio Ardys si riaccostò all'Assiria. L'iniziatore della potenza Lidia fu Aliatte che, durante il suo lungo regno,
allargò i confini dello stato a gran parte dell'Anatolia occidentale,
combattendo contro i Cimmeri, che sconfisse definitivamente, e contro le colonie
greche della lonia. Aliatte si scontrò anche con i Medi durante il regno di Ciassarre, in
ripetuti combattimenti dall'esito alterno. In seguito, per intervento anche del
re di Cilicia e di Nabucodonosor di Babilonia, fu conclusa la pace. Il confine
fu stabilito al fiume Halys. Creso si alleò con Nabonedo di Babilonia e con Amasi d'Egitto contro il
comune nemico e lo attaccò. Lo scontro ebbe esito incerto e Creso inseguito da
Ciro fu vinto, presso Sardi. Il re persiano espugnò la città (546 a.C.) catturò
il sovrano lidio e annetté la Lidia all'impero persiano. Le divinità principali del pantheon lidio erano Artimu (la greca Artemide), Dioniso (venerato coma Bacco), la Dea madre, Zeus e Men (dio luna a cavallo). |
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