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località in cui sorgeva la
città di Hattusa, occupata
già molto prima della venuta
degli Ittiti

veduta delle rovine
di Catal Huyuk

scrittura ideografica ittita

caratteri cuneiformi ittiti

Hattusa: la porta
dei leoni

rilievo neo-ittita rappresentante
una nutrice con il suo principino
(Parigi, museo del Louvre)

Testa di stendardo ittita
(Ankara, museo ittita)

stendardo rituale ittita
Kultepe (antica Kanes)
 Ankara, Museo Ittita

La penisola anatolica (Asia Minore), manca di grandi fiumi; il più lungo è l'Halys (Kizil Irmak), segue il Sangarius che nasce dall'altipiano occidentale e sfociava nel mar di Marmara (oggi sfocia nel mar Nero). Nella zona occidentale scorrono fiumi dal corso breve e dal nome antico: Meandro, Ermo, Caistro. I fiumi dell'Asia Minore non sono navigabili.

Alte catene montuose circondano l'altopiano, quindi il clima è asciutto e continentale: estati molto calde ed inverni freddi. La vegetazione è di tipo mediterraneo sulle coste; i monti sono molto boscosi.

La steppa domina il paesaggio dell'altipiano.
Ricca è la pesca nell'Egeo e nel Mar Nero.
Asini, bovini e ovini sono molto comuni in tutto il territorio.
Notevoli le risorse minerarie dell'Anatolia orientale, che nell'antichità determinarono lo sviluppo della metallurgia (bronzo e ferro) in queste regioni.

Gli Ittiti

Le origini

Gli Ittiti (o Hittiti) di origine indeuropea, comparvero in Anatolia agli inizi del Il millennio a.C. e si scontrarono con una popolazione autoctona insediata da più secoli, gli Hatti, e allo stesso tempo con le colonie commerciali assire stabilite dalla metà del III millennio a.C. nella regione.

L'invasione di popolazioni indeuropee comprese, oltre agli Ittiti, i Luviti o (Luvii) insediatisi a Sud, e i Palaiti, stanziatisi a Nord-Ovest. Gli Ittiti si stabilirono nella zona centrale.

Nella storia ittita si distinguono in genere due fasi:

  • un Regno Antico (1650-1430 a.C.) e un
  • Periodo Imperiale (1430-1200 a.C.) terminato con la sparizione dello stato.

Già dal XIX sec. a.C. l'Anatolia centrale era frazionata in un gran numero di principati ittiti.

Il paese fu riunificato da Anitta, come sappiamo da un testo trovato ad Hattusa. Hattusili I dovette affrontare ribellioni interne (guidate dai suoi figli) e combattere contro gli Urriti che, dopo essersi stanziati in Siria, avevano invaso i territori ittiti. Gli successe sul trono il figlio Mursili I (1620 a.C. circa), che conquistò il regno di Aleppo e, alleatosi con i Cassiti, prese Babilonia nel 1595 a.C., ma, prelevato il suo bottino, lasciò la regione a questi ultimi, per proseguire la lotta contro gli Urriti. Alla sua morte, avvenuta per una congiura, successe un periodo di circa mezzo secolo in cui il potere fu continuamente disputato tra i nobili, situazione a cui pose fine Telebinu (1525-1500 a.C.) con una politica di clemenza e una legislazione riguardante la successione (da cui veniva esclusa la nobiltà).

Urriti e Mitanni

I regni urriti e semiti della Mesopotamia settentrionale furono uniti in un vasto impero: quello di Mitanni, il cui processo di formazione ci é sconosciuto. I documenti ci attestano, nel sec. XV a.C., la presenza diffusa degli Urriti nella Mesopotamia del Nord. Essi si estendevano ad Est fino a Nuzi (città ad Est del Tigri) e ad Ovest fino a Ugarit, nella Siria settentrionale, sul Mediterraneo.

Questa popolazione né semita né indeuropea, guidata da una casta militare di origine indo-aria, proveniva dai monti a Nord dell'Assiria.

L'equilibrio egizio-mitannico

Una stele egiziana sull'Eufrate, del 1520 a.C. circa, attesta l'arrivo di una spedizione faraonica in queste zone. L'espansione verso Est della XVIII dinastia iniziata con Ahmosi I, che inseguiva gli Hyksos, proseguita con Amenofi I e Thutmosi I e II, ebbe una battuta d'arresto con Hashepsut, perché gli Egiziani non potevano mantenere il loro dominio su regioni così lontane senza uno sforzo militare costante. Ne approfittò il Mitanni che estendeva il suo dominio fino agli Zagros ad oriente, alla Siria settentrionale e al Tauro ad occidente. La sua espansione fu favorita anche dal declino della potenza ittita.

Lo scontro diretto fra Egitto e Mitanni avvenne a più riprese durante il regno di Thutmosi III, il quale ottenne brillanti vittorie (Meghiddo, Qatna, Aleppo, Karkemish) che non sfruttò appieno, permettendo all'avversario di adottare una tattica di guerriglia continuata per circa 20 anni. Alla fine pare che ci sia stato un trattato tra i due contendenti: nel 1440 a.C. si registra un avvicinamento tra le due corti, entrambe preoccupate del risorgere della potenza ittita.

L'impero ittita

Dopo Telebinu la successione dei re ittiti é molto confusa. Il susseguirsi di lotte civili per il potere aveva indebolito lo stato ittita e lo aveva reso vulnerabile agli attacchi delle potenze vicine, che non lo sopraffecero solo perché privi di coordinazione. Con il regno di Suppiluliuma, salito al trono nel 1380 a.C., lo stato ittita si avviò alla rinascita.

Dopo aver rinforzato l'esercito con l'adozione del carro da guerra, Suppiluliuma, in circa 20 anni di guerre, vinse tutti i suoi avversari e soprattutto il Mitanni. Gli strappò tutta la Siria durante tre campagne e ne prese la capitale: il regno di Mitanni scomparve sotto i colpi del re ittita e di cruente lotte intestine.

Il consolidamento e la pacificazione dell'impero ittita si ebbero solo con Mursili II, figlio cadetto di Suppiluliuma, che in dieci anni di guerre continue batté gli antichi avversari e gli Assiri, dandosi in seguito alla riorganizzazione dello stato. Alla fine del suo regno una tremenda pestilenza si abbatté sul paese degli Ittiti.

Il fatto più saliente del regno di Muwatalli, figlio e successore di Mursili II, fu lo scontro con l'Egitto, avvenuto presso Qadesh. Muwatalli impedì a Ramesse II di proseguire la sua avanzata, pur non riuscendo ad ottenere una vittoria completa.

Hattusili III, succeduto sul trono al fratello (1295 a.C.) dovette affrontare il problema delle ostilità con l'Egitto e della rinata potenza assira. Con il primo stipulò un trattato di pace (1284 a.C.).

I due avversari si impegnavano a rinunciare ad aggressioni e a mantenere un'alleanza difensiva reciproca. Con l'Assiria ci fu una lunga guerra, terminata con la sconfitta degli Ittiti per mano di Salmanassar I.

Il sovrano ittita successore di Hattusili III, Tudhalya IV, timoroso della potenza assira, strinse legami con l'Egitto.

La fine dell'impero ittita é da connettere con l'invasione dei Popoli del mare, che si abbatterono su tutto il territorio siro-palestinese e sull'Anatolia.

L'altopiano anatolico risulterà occupato dai Frigi, venuti forse dalla Tracia. Dell'impero ittita rimarranno solo staterelli sparsi qua e là che nei secc. IX e VIII a.C. saranno i centri di sopravvivenza della civiltà ittita, finché non diventeranno province assire.
Questi stati, detti neo-ittiti,
situati nella Siria settentrionale, ci hanno lasciato i documenti detti impropriamente ittito-geroglifici, redatti in caratteri geroglifici, e in luvio, lingua affine all'ittito. In questi stati la popolazione ittita si fonderà con quella semitica, che si affermerà nella regione alla fine del II millennio.

L'amministrazione dello stato

L'organizzazione dell'impero ittita é di tipo feudale: l'aristocrazia ha una posizione di privilegio ed il re affida ai propri fedeli dei feudi ed ai principi i paesi soggiogati.
Le province sono amministrate da governatori nominati con decreto reale aventi poteri militari, civili e giuridici e responsabilità del culto.
Il re si riserva la direzione degli «affari esteri» ed esige tributi e assistenza militare da tutti.
Egli non amministra direttamente lo stato, ma é il capo militare e il giudice supremo.
La missione principale del sovrano é di ordine religioso. Egli é il sommo sacerdote e solo dopo la morte viene divinizzato. Per le sue funzioni egli deve guardarsi da ogni impurità ed il culto viene prima di qualsiasi altro affare: perfino di un battaglia in corso.

Figura preminente in campo politico e religioso é quella della regina, che conserva il suo potere anche se vedova ed é partecipe delle decisioni politiche del sovrano.

L'esercito annovera reparti di carri ben organizzati e un'efficiente fanteria, armata di lancia lunga e scudi oblunghi (a forma di otto).

La società

La massa della popolazione, essenzialmente contadina, era libera e lavorava alle dipendenze di un tempio o di un palazzo. Vi erano anche parecchi artigiani e schiavi, che avevano una situazione simile a quella della Mesopotamia. I grandi lavori servili, di cui il principale consisteva nel dissodamento delle terre incolte, spettavano ai prigionieri di guerra.

La religione

Il pantheon ittita era molto numeroso, perché ogni componente etnica vi aveva lasciato le sue tracce. Ogni regione dell'impero aveva i propri déi, che a volte erano forme locali di una medesima divinità. Il pantheon ittita era oltremodo misto: accanto agli antichissimi déi degli Hatti (come la dea solare e il dio della tempesta) vi erano divinità babilonesi ed urrite. Gli déi erano raggruppati in famiglie divine.
I templi, loro dimora, venivano sorvegliati anche di notte, perché l'accesso era solo per i privilegiati. Aiutavano il clero assistenti, più musici e cantori. Le regole erano severe e fondate soprattutto su pratiche d'igiene. La divinazione era molto importante.

La scrittura e la lingua

In Anatolia esistono due sistemi di scrittura contemporanei, uno cuneiforme e l'altro geroglifico. Riguardo al primo basti dire che gli Ittiti si servirono dei segni sumero-accadici per trascrivere vari dialetti indigeni.
Il sistema geroglifico, più complesso, fu inventato dagli Ittiti stessi.
Tale scrittura fu usata soprattutto nelle iscrizioni ufficiali e monumentali.

La letteratura

Molte composizioni letterarie sono quasi identiche alle parallele babilonesi (inni, scritti astrologici, epici, etc.).
Gli Ittiti disponevano di archivi ben tenuti ed avevano il senso della storia perché cercavano di comprendere le cause e le concatenazioni degli avvenimenti narrati e la psicologia dei personaggi.
Gli annali di Suppiluliuma, Mursili e Tudhalya e il rescritto di Telebinu sono le più antiche opere storiografiche che si conoscano. Ricordiamo poi un trattato sui cavalli di un veterinario di Mitanni, Kikkulli, comprendente l'addestramento, l'alimentazione, l'equipaggiamento, etc.

L'architettura e le arti plastiche

L'architettura ittita poté avvalersi della pietra (soprattutto basalto) e presenta caratteri peculiari come l'asimmetria della pianta, la presenza di un vestibolo a colonne nei santuari (che venne poi adottato dagli Assiri) e le ampie finestre verso l'esterno degli edifici.

Hattusa, già abitata nei sec. XIX e XVIII, raggiunge la massima estensione nel Nuovo Impero. Essa mostra un sistema di fortificazioni che sfruttava il terreno montagnoso su cui era edificata la città.
Nell'acropoli stavano gli archivi, e gli edifici amministrativi e nella parte più elevata il palazzo reale e un grande piazzale. Non lontano da Hattusa c'é il miglior esempio di santuario all'aperto (Yazilikaya, fatto erigere da Tudhalya IV, 1250 a.C. circa) la cui destinazione é sconosciuta. In una cerchia rocciosa sono state sfruttate due gallerie naturali decorate con rilievi di déi.

I Frigi

La popolazione che agli inizi del I millennio occupò la zona che era stata il centro dell'impero ittita, fu quella dei Frigi.

Durante i secoli X-VIII a.C. i Frigi costituirono la potenza principale dell'Asia Minore con capitale Gordio. Nel periodo di massima espansione il regno frigio comprendeva anche la Lidia e la Troade ad Ovest, mentre dell'estensione verso Est dànno notizia le fonti assire.
I Frigi riconobbero dapprima la sovranità assira pagando un tributo sin dal 1160 a.C., ma circa mezzo secolo dopo Tiglat-Pileser I (1112-1074 a.C.) dovette intervenire duramente contro di essi.

Il loro alleato principale era il paese di Urartu, ma furono cercati appoggi anche tra le città greche; tuttavia, nonostante una discreta forza militare, il regno frigio fu sconfitto sia da Tiglat-Pileser III (738 a.C.) sia, a più riprese, dal suo successore Sargon Il, che vinse il re Mida e occupò il paese.

Contemporaneamente erano calati dal Nord i Cimmeri, che contribuirono alla distruzione del regno frigio con la conquista di Gordio, la capitale, il suo incendio e saccheggio (verso il 710 a.C.).

Nel 679 a.C. Asarhaddon, re di Assiria, eliminati i Cimmeri, si impossessò definitivamente dell'Anatolia.

Lo stato, l'economia, la lingua e l'arte

Pare che i Frigi, originariamente un'aristocrazia di cavalieri, non avessero creato un regno unitario, ma una ventina di stati più o meno autonomi. Da un lato essi sovrapposero alla società preesistente un'aristocrazia militare e dall'altro si collegarono alla potente casta sacerdotale proprietaria di terre, che risiedeva nel paese prima del loro arrivo.

La risorsa maggiore dell'economia era costituita dall'allevamento di ovini e dalla lavorazione della lana. Un altro cardine dell'economia era lo sfruttamento dei boschi per la vendita del legname. I rapporti commerciali furono favoriti dalla costruzione o dal miglioramento della rete stradale.

La lingua, attestata da alcune iscrizioni del VII - VI sec. a.C. (e del III-V d.C.) é oggetto di discussione. Si tratta con molta probabilità di una lingua che presenta caratteri compositi.

I Frigi furono eredi della cultura e dell'arte ittite, ma rivelano profondi contatti con la Grecia e Cipro. L'architettura rimasta é costituita da monumenti scolpiti su pareti rocciose, considerati come centri religiosi. I resti di palazzi e templi sono scarsi. La ceramica, riccamente dipinta, é affine a quella greca contemporanea. Di buona fattura l'oreficeria.

I Lidi

Dal VII sec. a.C. possediamo le attestazioni del popolo dei Lidi, nella regione occidentale dell'Anatolia, verso l'Egeo. Le iscrizioni nella loro lingua sono scarse. Essi approfittarono della disgregazione del regno di Frigia per acquistare l'indipendenza e rafforzare il loro regno. A differenza dei Frigi sembrano autoctoni.

Nel 685 a.C. Gige, divenuto re con un colpo di stato, si alleò col re assiro Assurbanipal dichiarandosi suo vassallo, per ricevere aiuto contro nemici interni. Gige fondò la dinastia dei Mermnadi durata fino al VI sec. a.C.

I testi assiri parlano di Gugu re di Ludu alleatosi con Assurbanipal per liberare il suo territorio dai Cimmeri. In seguito però Gige si alleò con Psammetico i e gli inviò truppe mercenarie per aiutarlo a liberare l'Egitto dalla dominazione assira. Ad una nuova invasione dei Cimmeri la Lidia si trovò così senza l'appoggio degli Assiri e la capitale Sardi fu presa dai nemici. Gige morì in battaglia (653 a.C.). Il figlio Ardys si riaccostò all'Assiria.

L'iniziatore della potenza Lidia fu Aliatte che, durante il suo lungo regno, allargò i confini dello stato a gran parte dell'Anatolia occidentale, combattendo contro i Cimmeri, che sconfisse definitivamente, e contro le colonie greche della lonia. Aliatte si scontrò anche con i Medi durante il regno di Ciassarre, in ripetuti combattimenti dall'esito alterno. In seguito, per intervento anche del re di Cilicia e di Nabucodonosor di Babilonia, fu conclusa la pace. Il confine fu stabilito al fiume Halys.
Ultimo re di Lidia fu Creso, che completò la conquista della Ionia con la presa di Efeso e Mileto. Ma i problemi venivano da oriente: Astiage, alleato di Creso, era stato vinto dal persiano Ciro.

Creso si alleò con Nabonedo di Babilonia e con Amasi d'Egitto contro il comune nemico e lo attaccò. Lo scontro ebbe esito incerto e Creso inseguito da Ciro fu vinto, presso Sardi. Il re persiano espugnò la città (546 a.C.) catturò il sovrano lidio e annetté la Lidia all'impero persiano.
I Lidi furono famosi cavalieri, commercianti e banchieri e viene loro attribuita l'invenzione della moneta, dovuta assai probabilmente all'abbondanza di oro nella regione.

Le divinità principali del pantheon lidio erano Artimu (la greca Artemide), Dioniso (venerato coma Bacco), la Dea madre, Zeus e Men (dio luna a cavallo).