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sparta e atene
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Sparta
Fine del VII secolo. L'organizzazione dei Greci del continente ha inaugurato
un periodo di stabilità, di ricchezza, di ulteriore espansione della popolazione
e di esperimenti sociali ed economici che hanno fatto della Grecia una grande
potenza nel Mediterraneo. I commercianti ed i colonizzatori greci hanno
messo sotto controllo l'intero bacino mediterraneo, diffondendosi verso ovest in
Sicilia, in Italia del sud, in Francia ed in Spagna; verso l'est in Asia Minore;
a sud in Africa settentrionale e
verso il nord fino al Mar Nero fondando colonie che hanno permesso a molte città
della Grecia di diventare centri industriali per la trasformazione delle
materie prime o concentrarsi sullo sviluppo dei raccolti specializzati quali
l'uva e l'oliva, prodotti che potevano essere scambiati con grano, i minerali
e pellicce. I guerrieri spartani riempivano di timore il cuore di tutti i Greci. Avevano una reputazione meritata di gente dura e determinata. Malgrado il piccolo numero dei suoi guerrieri, circa 5000 nei periodi migliori, lo stato spartano ha conservato una posizione di predominio fra le poleis greche per circa tre secoli, ma il prezzo pagato per questa posizione è stato molto alto. Nello stesso periodo in cui le altre città stato smaltivano la popolazione eccedente fondando colonie oltre mare, il destino degli Spartani prendeva un corso differente. In una guerra lunga contro i Messeni, i vicini abitanti a ovest, Sparta conquistava nuovi territori da adibire all'agricoltura. La prima guerra messenica (fine del sec. VIII) durò 20 anni, e durante essa i Messeni, sotto la guida del loro re Aristodèmo, furono costretti a rifugiarsi sul monte Itome, dove resistettero a lungo con disperato valore, ma a a fine dovettero arrendersi. Aristodemo si uccise per non cadere nelle mani del nemico, e i Messeni furono ridotti nella condizione di Iloti. La seconda guerra messenica (fine del sec. VII) durò 18 anni, e durante essa i Messeni, con l'aiuto degli Arcadi, riuscirono, sotto la guida del loro ultimo re Aristomène a mettere in grave pericolo gli Spartani; ma poi questi, ripresero il sopravvento, costrinsero i Messeni a rifugiarsi nella fortezza di Ira, e, quando questa fu presa, parte dei Messeni furono ridotti nella condizione di Iloti, e parte emigrò in Sicilia, nella città greca di Zancle, che prese da essi il nome di Messana (Messina). Gli sconfitti furono ridotti in schiavitù e uniti agli altri popoli già sconfitti e resi schiavi in precedenza durante la conquista della Laconia. Questi schiavi furono detti Iloti. Per impedire una rivolta degli Iloti, molto più numerosi degli Spartani, questi ultimi furono costretti ad adottare misure precauzionali speciali. Questo è uno dei motivi dello lo sviluppo molto differente della società e della vita di Sparta. I fanciulli, appena nati, erano esaminati dagli anziani, e, se risultavano deboli o deformi, venivano esposti sul monte Taigeto perché fossero raccolti dai Perieci o dagli Iloti, oppure lasciati morire. A sette anni erano sottratti alla famiglia, e, divisi in squadre, venivano affidati a pubblici educatori (pedonòmi), che dovevano temprarli soprattutto negli esercizi fisici, nelle privazioni e nelle sofferenze: perciò indossavano la stessa veste d'estate e d'inverno; portavano il capo scoperto e i piedi nudi; ricevevano un nutrimento assai scarso (famoso era il brodo nero o spartano, (rozzo intruglio, di cui ridevano volentieri gli altri Greci), e, se non riuscivano a saziare la propria fame, potevano rubare (ma, se si lasciavano scoprire, venivano gravemente puniti, non per il furto, ma per l'incapacità di tenerlo celato!); dormivano su giacigli di canne, e una volta all'anno venivano flagellati a sangue. Dai 18 ai 20 anni si addestravano alle armi; dai 20 ai 30 anni facevano parte dell'esercito; a 30 anni acquistavano i diritti politici e potevano ammogliarsi, ma fino ai 60 anni erano obbligati a partecipare una volta al giorno ai pasti militari in comune (i cosiddetti sissizi), per cui fino ai 60 si potevano considerare soldati in permanenza. Anche le fanciulle, benché allevate in famiglia, erano addestrate agli esercizi ginnastici e ricevevano la stessa educazione dei maschi; e le donne spartane rimasero famose per la loro fortezza d'animo e per il loro amor di patria. Le madri, quando i figli partivano per la guerra, consegnavano loro lo scudo, ammonendo: "0 con questo o su questo", significando che bisognava ritornare vincitori con lo scudo o giacere su di esso cadaveri. Leggi severissime, infine, colpivano il lusso e impedivano il formarsi di grandi ricchezze: così, ad es., furono vietate le monete d’oro e d'argento, e permesse solo le monete di ferro pesanti e grossolane, perché rifiutate da tutti i popoli vicini. La guerra contro gli Arcadi (VI secolo) Gli Spartani si rivolsero quindi contro gli Arcadi, che nella seconda guerra messenica avevano portato aiuto ai Messeni; ma, avendo trovato una fierissima resistenza tra le montagne inaccessibili della regione, rinunciarono per sempre alla loro politica di annessione e preferirono stringere con gli Arcadi un trattato di alleanza. La guerra contro gli Argivi (VI secolo) - Gli Spartani si rivolsero poi contro Argo e riuscirono a strapparle gran parte dei suoi territori. Poco dopo Sparta otteneva anche l'alleanza dell'Èlide, che racchiudeva entro i suoi confini il sacro recinto di Olimpia, dove si celebravano i Giuochi olimpici, guadagnando in tal modo una grande influenza sulla organizzazione dei giuochi e su tutti i popoli che accorrevano ad essi. La lega peloponnesiaca. - Si venne in tal modo costituendo una potente Lega peloponnesiaca, con cui Sparta ottenne l'egemonia su quasi tutto il Peloponneso. Questa lega ebbe soprattutto uno scopo militare, perché i singoli Stati che la componevano, pur conservando la propria autonomia negli affari interni, si obbligavano a fornire a Sparta, in caso di guerra, una certa quantità di denari e di soldati; ma ebbe anche uno scopo politico, perché i medesimi Stati per le inevitabili interferenze tra la politica estera e la politica interna, si diedero, sull'esempio di Sparta, dei governi aristocratici, e, in tal modo, la Lega peloponnesiaca divenne una confederazione di Stati a regime aristocratico. La società La popolazione della Laconia era divisa in tre gruppi:
LA COSTITUZIONE Gli organi del potere politico spartano erano: i due re, la Gerusia, l'Apella, gli Efori
Le ragioni della decadenza di SpartaIl più grave problema di Sparta era tuttavia il mancato ricambio della classe dirigente. Gli spartiati rifiutavano
qualsiasi ammissione di altre persone alla loro classe, si sposavano solo fra loro e tendevano ad
avere pochi figli (anche perché solo il maschio
primogenito avrebbe ereditato la terra. Atene
La posizione geografica di Atene era molto favorevole ad uno sviluppo agricolo, commerciale e industriale. Atene era situata nelle vicinanze del porto del Pireo e del Falero, era la città capitale di una regione, l'Attica, ricca di miniere di argento e di piombo, dotata di fertili pianure e di rigogliose foreste da cui ricavare legname per le costruzioni, ricca di cave di pietra e marmo. La città di Atene e la regione dell'Attica costituirono sempre una sola entità politica. La posizione geografica dell'Attica era felice anche dal punto di vista della difesa, essendo protetta da una corona di catene montuose. Dalla monarchia all'oligarchia
Nel nostro immaginario Atene è legata alla nascita e
all'esercizio della più antica democrazia della Storia. Si trattava comunque di
una democrazia diversa da quella che noi conosciamo, e che il risultato di un
lungo e doloroso processo fatto di contrasti molto duri fra le esigenze di
gruppi sociali diversi: gli aristocratici, i mercanti, gli artigiani, i piccoli
proprietari terrieri e i proletari. La repubblica aristocratica Dopo essersi sbarazzati della monarchia i nobili si impadronirono del potere. Con l'istituzione della repubblica il governo passò a un collegio di nove arconti ( capi), scelti fra i nobili (i cosiddetti Eupatrìdi), che dapprima furono eletti a vita, poi ogni dieci anni, e infine ogni anno. I primi tre arconti, che avevano maggiore autorità, erano:
Gli altri sei arconti erano detti tesmotèti (custodi delle leggi) e amministravano la giustizia. I nove arconti, quando finivano l'anno di carica, andavano a far parte dell'Areopàgo, essendo formato da gente anziana e pratica degli affari, sorvegliava la condotta dei magistrati, e fungeva da tribunale per quei reati di sangue per i quali era comminata la pena capitale. L'Areopago era così denominato dal colle di Ares (o Marte), presso l'Acropoli, sul quale teneva le sue sedute. Il codice di Dracone Ma l'illimitato potere dei nobili suscitò un forte malcontento nel resto della popolazione, e particolarmente nei piccoli proprietari, che, per la scarsità dei prodotti del suolo e per la concorrenza dei prodotti stranieri, erano costretti a contrarre debiti, e, nel caso di insolvenza, venivano spogliati della loro terra, o addirittura ridotti in schiavitù; e nei molti cittadini che si erano arricchiti nell’industria e nel commercio, e che, esclusi dal governo, aspiravano a farne parte. Nel 621 i nobili credettero opportuno scendere a qualche concessione, e, perciò, affidarono all'arconte Dracone l'incarico di compilare un codice scritto, in modo che i magistrati non potessero più perpetrare arbitri e soprusi a danno del popolo; ma tale codice, che registrava le norme consuetudinarie esistenti, apparve severissimo verso la plebe, e insufficiente a risolvere i più vitali problemi di quel tempo. La Riforma costituzionale di Solone: la repubblica timocratica Il merito di aver operato una vasta e profonda riforma, che nella storia di Atene ha la stessa importanza di quella attribuita a Licurgo in Sparta, spetta all'arconte Solone, nato ad Atene verso il 640 a. C. Solone (640-560 a.c.) In un contesto di forte disgregazione sociale, attuò nel 594a.c. una vasta opera riformatrice, volta a superare i contrasti tra aristocrazia e ceti medio bassi. Fu promotore di una riforma che sostituiva, per ricoprire le alte cariche di governo, il criterio della ricchezza a quello della nobiltà di sangue (timocrazia), assicurando cosi il ricambio della classe dirigente. Ciò comportò la divisione della popolazione in quattro categorie (pentacosiomedimni, cavalieri , zeugiti , teti ) classificate a seconda della rispettiva produttività. Inoltre decretò la SEISACHTEIA ("scuotimento dei pesi") , che annullò le ipoteche sulle persone abolendo così la schiavitù per debiti.Egli divise i cittadini in quattro classi: 1) i pentacosiomedimni, cioè coloro che possedevano una rendita annua di almeno 500 medimni di cereali; oppure, se non erano proprietari, una rendita di almeno 500 dramme. Il medimno era una misura di capacità (per solidi), che corrispondeva a 52 litri. 2) i cavalieri, cioè coloro che possedevano una rendita annuale di almeno 300 medimni; oppure una rendita di almeno 300 dramme. I cavalieri erano così chiamati perché potevano mantenersi un cavallo da guerra. 3) gli zeugìti, cioè coloro che possedevano una rendita annuale di almeno 200 medimni, oppure una rendita di almeno 200 dramme. Gli zeugiti erano così chiamati da « zèugos », o coppia di buoi, perché avevano bisogno di una coppia di buoi per arare le loro terre. 4) i theti, cioè coloro che possedevano una rendita annuale inferiore, e che perciò erano esenti dalle imposte. I pentacosiomedimni e i cavalieri potevano aspirare all'arcontato e alle cariche maggiori; gli zeugìti potevano spirare alle cariche minori; i theti erano esclusi da ogni carica, ma potevano partecipare all'assemblea popolare e giudicare nei tribunali. 3. Solone riparti quindi il governo di Atene fra i seguenti corpi politici:
Esso continuò, come prima, a sorvegliare la condotta dei magistrati e a fungere da tribunale per i reati di sangue; ma, ciò che è molto importante, ottenne il diritto di veto sulle deliberazioni dell'Ecclesia. Esso divenne in tal modo un corpo politico conservatore, che sarebbe servito di contrappeso alle spinte, eventualmente rivoluzionarie, dell'opinione pubblica.
La tirannia Ma la costituzione di Solone, se ebbe a soddisfare i desideri dei grandi proprietari di terre e delle classi più ricche, suscitò molto malcontento tra i piccoli proprietari fondiari e tra gli artigiani e i commercianti, che reclamavano vantaggi superiori a quelli ottenuti. Nel 561 un cittadino di grande talento politico, Pisistrato, approfittando di questo malcontento, riuscì con un colpo di Stato a farsi tiranno di Atene. I nobili, con a capo la potente famiglia degli Alcmeònidi, gli furono naturalmente avversi, e lo costrinsero a prendere la via dell'esilio; ma egli, sbarcato a Maratona con truppe mercenarie, riuscì ad entrare in Atene, mantenendosi al potere per quasi un ventennio (546-528). Pisistrato, pur lasciando sussistere nelle sue linee generali la costituzione di Solone, governò molto saggiamente sia nella politica interna, sia in quella estera. Nella politica interna favorì i piccoli proprietari, distribuendo tra essi le terre confiscate ai nobili ribelli; accordò protezione all'industria di fronte alla concorrenza dei prodottí stranieri; promosse lo sviluppo dei traffici, abbellì inoltre la città con splendidi monumenti, fra cui il Tempio di Atena (detto Hecatompédon), sull'Acropoli; protesse intellettuali ed artisti, ecc. Nella politica estera, comprendendo che l'avvenire di Atene era sul mare, promosse lo sviluppo della marina mercantile e da guerra; fondò le prime colonie ateniesi sull'Ellesponto, in modo da controllare gli Stretti e assicurare ad Atene l'importazione dei cereali dal Mar Nero; strinse relazioni amichevoli con parecchi Stati della Grecia. Alla morte di Pisistrato il popolo ateniese, volendo attestare la propria gratitudine verso il tiranno, accettò di buon grado che il figlio Ippia continuasse ad esercitare il potere. Ma Ippia, pur proponendosi di procedere sulle orme del padre, non ebbe le qualità politiche di lui. Quando due giovani, Armodio e Aristogitòne, ordita una congiura, assassinarono il fratello Ipparco (514), egli divenne crudele e sospettoso, scavando un abisso tra sé e il popolo. I nobili, che erano stati mandati in esilio, con l'aiuto degli Spartani mossero allora contro Atene, posero l'assedio all'Acropoli, e costrinsero Ippia alla fuga Egli riparò in territorio soggetto alla Persia, dove possedeva delle terre e in qualità di vassallo, incitò quel re ad assalire la Grecia. Clistene Dopo la cacciata di Ippia fu eletto arconte Clistene, che, sebbene appartenente alla nobile famiglia degli Alcmeonidi, introdusse nella costituzione di Solone riforme ancor più democratiche. Egli abbassò i limiti del censo, perché un maggior numero di cittadini potesse partecipare al governo, e, pur lasciando sussistere i corpi politici creati da Solone, tolse molta importanza agli arconti, creando un corpo politico nuovo, la Bulè (Senato), costituita da 500 membri, non più eletti, ma sorteggiati tra i cittadini delle prime tre classi che avessero compiuto 35 anni. Il sorteggio, eliminando corruzioni o violenze, impediva che alla Bulé fossero elevati soltanto i cittadini più ricchi e influenti. La Bulé clistenica ebbe estesi poteri amministrativi, finanziari, giudiziari, ecc., che prima erano stati propri degli arconti; e, inoltre, il compito di preparare i disegni di legge, che dovevano essere sottoposti all'approvazione dell’Ecclesia. La Bulé, per ovviare alla difficoltà di tenere sempre o troppo spesso adunata un'assemblea così numerosa, era divisa in dieci sezioni di 50 membri che prendevano il nome di pritanìe e che amministravano a turno lo Stato per una decima parte dell'anno circa 36 giorni. I pritàni, perché tutti, ricchi o poveri, potessero prendere parte al governo, erano mantenuti a spese dello stato, nel Pritanèo. Clistene limitò anche i poteri dell'Arconte polemarco, lasciandogli il comando dell'esercito in pace, ma sostituendolo in guerra con dieci generali, detti strateghi (magistratura forse esistente fin dai tempi di Pisistrato), i quali erano eletti annualmente, uno per tribù, dall'Ecclesia. Clistene, infine, volendo evitare per l'avvenire il pericolo della tirannide, istituì il cosiddetto ostracismo, per cui l'Assemblea popolare, quando fossero presenti almeno 600 cittadini, poteva esiliare per un periodo di dieci anni quel cittadino che anche senza particolari accuse, fosse ritenuto pericoloso per lo stato. Questo provvedimento, che prese il nome dal coccio (òstracon), sul quale i cittadini scrivevano il nome del denunziato, non comportava la confisca dei beni e l'esilio ottenuto in questo modo non era ritenuto una una pena infamante. Esso raggiunse tuttavia spesso l'effetto opposto a quello per cui era stato creato, permettendo ad uomini politici già molto influenti di sbarazzarsi dei loro, avversari, e, in tal modo di privare il partito opposto dei suoi capi.
Dalla cittadinanza ateniese, e quindi dal governo democratico della città, restarono
escluse alcune categorie di abitanti, le più numerose: i meteci, le donne e gli schiavi. Democrazia diretta e democrazia rappresentativa Pur con questi limiti, l'esperienza democratica di Atene e di altre città greche rappresenta un momento fondamentale nella storia della civiltà. Con essa per la prima volta si stabilì il principio del potere sovrano del popolo, dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, della libertà di parola. Molti di questi principi sono stati « riscoperti » dall'uomo moderno soltanto in tempi relativamente recenti. Oggi in Italia tutti i cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno di età, senza distinzione di sesso, hanno il diritto di voto; l'articolo 48 della nostra costituzione stabilisce infatti che « sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età ». Ma non bisogna dimenticare che il suffragio universale maschile è stato introdotto in Italia nel 1918, e che soltanto nel 1948 le donne hanno ottenuto nel nostro paese il diritto di voto. In altri stati il voto alle donne è stato riconosciuto ancora più tardi, in altri ancora non è previsto. Queste considerazioni ci fanno comprendere meglio, per contrasto, l'importanza delle democrazie antiche e attenuano il giudizio negativo su quelli che abbiamo definito i loro « limiti ». Questi limiti inoltre dipendevano in gran parte dalla natura stessa della democrazia antica; essa era infatti una democrazia diretta: ad Atene, tutti i cittadini partecipavano all'assemblea e ogni cittadino influiva direttamente, con il proprio voto, su tutti i problemi che riguardavano la vita dello Stato. Questo modo di governare presupponeva in ogni caso che i cittadini fossero poche migliaia: solo così infatti avrebbero potuto riunirsi in un luogo comune e deliberare senza che il dibattito politico degenerasse nel caos. Da qui la necessità di non estendere a dismisura il corpo civico. Le democrazie moderne, in cui i cittadini sono decine di milioni sparsi su territori enormi, sono proprio per questo democrazie indirette: in esse funziona cioè un sistema di tipo rappresentativo; il popolo, con le elezioni, delega periodicamente il governo dello Stato ai suoi rappresentanti; da questo momento esso non può più influire direttamente sulle scelte politiche. Può però, con nuove elezioni, alle scadenze previste dalla Costituzione dei diversi paesi, confermare le sue scelte o modificarle.
L’espansionismo di Atene, città troppo ricca e potente
Atene divenne ben presto una vera e propria potenza marittima. Una volta iniziata,
la sua politica aggressiva di concorrenza commerciale e di espansione politico-economica
ebbe per la città conseguenze negative, perché la portò alla rivalità con altre
città, greche o della Magna Grecia, che avevano interessi in contrasto con i suoi. Importanza della retorica In una democrazia diretta e non rappresentativa come quella ateniese diventava indispensabile, per chi voleva fare una carriera politica, imparare a parlare ad un'assemblea di qualche migliaio di concittadini non sempre benevoli senza l'aiuto di un altoparlante. Occorreva conoscere la psicologia della folla e sentirne gli umori, occorreva riuscire a farsi sentire dando comunque l'impressione di essere calmi, occorreva saper argomentare senza annoiare il pubblico che doveva decidere pro o contro il discorso appena sentito. Nasceva quindi nelle poleis democratiche l'arte della retorica, l'arte del commuovere e del convincere. A volte gli stessi maestri di retorica erano anche maestri di filosofia e di vita: retorica, politica e filosofia spesso convivevano. |
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