Macedonia
La Macedonia è una vasta regione situata a nord della penisola greca. Tale regione aveva una
grande importanza economica per le città greche, Atene compresa. Essa, infatti, era ricca di legname
di buona qualità, necessario ad Atene per la costruzione delle sue navi. C'erano inoltre miniere d'oro,
estesi pascoli per il bestiame e pianure coltivate a grano.
I suoi abitanti parlavano un dialetto greco, ma erano considerati quasi barbari dagli altri Greci.
Il loro livello di sviluppo e la loro organizzazione politica erano in effetti ancora arretrati.
Divisi in tribù, i Macedoni eleggevano un re, il quale era assistito da un consiglio di anziani.
Uno di questi sovrani, Filippo II, salito al trono nel 360 a.c., in pochi anni trasformò il suo modesto
regno in una grande potenza militare e in uno Stato ben organizzato. Inoltre, usando in maniera avveduta
le ricchezze naturali del paese, in particolare l'oro delle sue miniere, egli creò un esercito permanente
e ben addestrato, con cui iniziò a occupare le città e i territori confinanti.
A quel punto la Grecia risultò divisa in più parti:
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al nord, la Macedonia, un forte Stato unitario che mirava ad allargarsi; |
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al sud, nel territorio greco vero e proprio, le diverse città-stato, sempre più indebolite
al loro interno dalle lotte tra le fazioni. |
Le città greche, inoltre, erano assai più deboli del regno di Macedonia anche sul piano militare.
I loro eserciti erano composti da soldati mercenari, cioè arruolati a pagamento,
perché i cittadini rifiutavano ormai di prestarvi servizio preferendo dedicarsi alle loro attività economiche.
In questa situazione, le città greche non apparivano in grado di difendere efficacemente la propria
indipendenza.
L'abile ascesa del re Filippo
Filippo II, grande generale ma anche abilissimo diplomatico, capì che l'idea di una guerra di tutti
i Greci contro la Persia avrebbe potuto trovare molti consensi e si propose alle città come capo di
un' alleanza costituita a tale scopo.
Alcuni oratori, come gli ateniesi Isòcrate ed Èschine, appoggiarono tale idea, pensando che la vittoria
della Macedonia avrebbe permesso anche la conservazione della cultura greca; altri invece, come
Demòstene, continuarono a vedere nella monarchia macedone un grave pericolo per l'indipendenza e
la libertà delle città-stato. In una famosa serie di orazioni contro Filippo (dette appunto "filippiche"),
Demostene sostenne che il re macedone non aveva affatto a cuore la difesa della civiltà greca, ma voleva
solo affermare il proprio potere personale.
Seguendo tale orientamento, Atene e Tebe si posero a capo di un'alleanza contro Filippo.
Questi allora affrontò e sconfisse le forze greche nel 338 a.C. a Cheronea.
Si formò allora una nuova lega dei Greci per combattere l'impero persiano, sotto la direzione dei
Macedoni. Ma, poco prima della partenza delle truppe, Filippo venne misteriosamente assassinato
(336 a.c.) e il governo del regno fu assunto dal suo giovanissimo figlio Alessandro (nato nel 356 a.c.),
che aveva comandato la cavalleria nella battaglia di Cheronea.
Atene e Tebe cercarono di approfittare della morte di Filippo per ribellarsi; tuttavia Alessandro,
con una rapidissima spedizione militare, si impadronì di Tebe, la distrusse e ne vendette
come schiavi gli abitanti.
DOCUMENTO
Due eserciti molto diversi
Curzio Rufo, storico latino vissuto nel I secolo d. C. (e dunque tre secoli dopo i fatti da lui
narrati), descrive così gli eserciti persiano e macedone prima della grande battaglia di Isso.
I Persiani si mettevano in marcia all' alba al suono della tromba, seguendo quest' ordine:
veniva portato il fuoco sacro, accompagnato dai sacerdoti che cantavano; seguivano 365 giovani, tanti quanti
sono i giorni dell' anno; un gruppo di cavalli bianchi; 10 carri d'oro e d'argento massiccio;
la cavalleria di 12 popoli, diversa per armi e per abitudini; la guardia del corpo, circa 10.000 uomini,
chiamata dai Persiani "gli immortali", con collane d'oro, vesti trapuntate di fili d'oro, tuniche
dalle larghe maniche adorne di gemme; 15.000 uomini chiamati "parenti del re", dall' acconciatura
quasi femminile, notevoli più per il lusso che per le armi; seguivano poi le guardie del corpo che
dovevano custodire la veste del re; il carro d'oro, adorno di figure sbalzate in oro e argento con
gemme e con statue, su cui stava il re in persona, lussuosamente abbigliato, scortato da 200 persone;
c'erano poi 10.000 uomini armati di lance, ornate d'argento con dardi dalla punta d'oro; 30.000 fanti
e 400 cavalieri; il cocchio della madre di Dario e quello della moglie, accompagnate da una gran folla
di donne a cavallo; 15 carri con i figli del re e il loro seguito; una schiera di arcieri che proteggevano
il tesoro del re trasportato da 600 muli e 300 cammelli; per ultimi venivano parenti, amici, vivandieri,
domestici e le truppe con le armi leggere.
Ben diverso era l'esercito macedone: uomini e cavalli non brillavano né di oro, né di vesti variopinte,
ma di ferro e di bronzo. La schiera era pronta a fermarsi e ad avanzare, non impedita nei movimenti
dalla folla di accompagnatori, né appesantita da carichi inutili, attenta non soltanto al segnale del
comandante, ma addirittura al suo cenno; ogni luogo andava bene come accampamento e ogni cibo come vitto.
Filippo
Filippo unì la Macedonia, creò un esercito potente, rese più
ricca la Grecia, morì lasciando al giovane figlio Alessandro un'eredità
magnifica. Filippo II di Macedonia aveva compiuto la sua istruzione militare
sotto Epaminonda di Tebe, dove fu ostaggio reale per tre anni. Là imparò
l'importanza di coordinare la cavalleria con la fanteria in battaglia. Imparò
anche a sufficienza su come la politica greca funzionava. Suo padre morì
giovane, e Filippo divenne re ad età 25 anni nel 359. Filippo ereditò un regno
che era stato diviso storicamente tra città e coltivatori dei bassopiani, e
nobili guerrieri sulle colline. Eliminò i suoi concorrenti con efficienza
brutale, schiacciò tutte le ribellioni, e riuscì ad unire tutta la Macedonia
sotto il suo comando. Era un sovrano autoritario, era abile nel mettere le
diverse fazioni una contro l'altra. Fu anche fortunato: fu scoperto nel suo
regno un grande filone d'oro che egli mise in produzione nel giro di pochi mesi.
Condusse il suo esercito ad una sequenza di vittorie straniere.
Queste vittorie furono rese possibili dalla creazione di un tipo nuovo di
esercito, un esercito formato da soldati che servivano annualmente. Quando non
combatteva, l'esercito macedone era accampato a spese dello stato e subiva
un addestramento sofisticato che durava tre mesi. Il soldato macedone era così
di gran lunga il meglio addestrato del mondo e ancor meglio equipaggiato.
Filippo apprese dai tebani e sviluppò la tattica di combinare cavalleria e
fanteria. La sua invenzione militare più importante fu forse la falange
macedone.
Filippo Conquista la Grecia
La Macedonia, che i greci meridionali considerarono poco più che un paese di
barbari, conquistò la Grecia perché Filippo esercitò una combinazione di
forza e di abilità politica. I greci persero perché non riuscirono ad
unirsi per affrontare la minaccia finché non fu troppo tardi. Filippo conquistò
la Tessaglia e la Tracia prima, quindi il territorio tra l'Ellesponto e le
Termopili. Queste azioni resero nervosi i Greci, ma usando a piene mani l'oro
del Monte Bribed Filippo entro il 330 conquistò alla sua causa la fedeltà di
molti cittadini in ogni polis. I Greci erano divisi tra il rifiuto di essere
sottomessi ad un sovrano considerato barbaro e il desiderio di usare la sua
forza contro i nemici esterni. Quindi Filippo si districò con abilità e
decisione premiando gli alleati e schiacciando gli oppositori; in altre
occasioni si presentava come arbitro disinteressato nelle dispute tra le città
greche.
Battaglia di Cheronea
L'oratore ateniese Demostene, tentò di spingere la sua città all'azione. In
una serie di discorsi che sono ancora un modello di retorica, avvertì i
greci del pericolo proveniente dal nord. Quei discorsi furono chiamati
filippiche; ancora oggi con questo termine si indicano quei discorsi politici
che mettono in guardia contro un pericolo imminente. Quando Filippo fu
considerato una minaccia era ormai troppo tardi. I greci si unirono e lottarono
contro Filippo,
Tebani ed ateniesi si misero a capo di una coalizione
anti-macedone, ma a Cheronea nel 338, dopo una battaglia durissima, Filippo
sconfisse i nemici. Filippo ora era in grado di organizzare la Grecia come gli
pareva più opportuno e il segnale che mandò fu molto chiaro. Distrusse la città di Tebe,
risparmiando solo la casa di Pindaro. Risparmiò anche Atene. Diede a Sparta l'opportunità
di far parte della nuova alleanza delle città greche in unzione anti-persiana;
quando Sparta rifiutò la distrusse. La battaglia
a Cheronea segna la fine delle città sovrane della Grecia.
La Morte di Filippo
Filippo ritornò a Pella nel 336 per
partecipare al matrimonio della figlia. Mentre il corteo nuziale passava
attraverso la popolazione esultante tre sicari sbucarono dalla folla e
pugnalarono Filippo a morte.
I tre uomini furono uccisi sul posto. Ci sono state da molte dicerie le quali
accusavano Olympia, moglie di Filippo e madre di Alessandro, di aver pianificato
la morte del marito perché era ansiosa sul destino regale del figlio Alessandro.
Non c'è prova materiale di queste accuse. Cosa avrebbe
fatto Filippo se fosse vissuto ancora? Lui era uno dei grandi
leader della Grecia antica; se il figlio Alessandro non avesse creato la sua
leggenda straordinaria, Filippo sarebbe considerato una figura principale nella storia
greca. Noi sappiamo che lui aveva progetti sull'Asia, per questo aveva spedito
il suo generale favorito, Parmenio, a stabilire un campo sul Bosforo. È
probabile che egli non avesse altro scopo che di assicurare l'esistenza delle
città greche dell'Asia Minore, ma nessuno può dircelo.
L'educazione di Alessandro
Filippo aveva voluto che suo figlio avesse la migliore
istruzione. Alessandro studiò per tre anni con Aristotele che fu assunto perché
era il filosofo più rinomato del suo tempo. Alessandro ricevette un'istruzione
militare e politica ancora superiore. Alessandro era un coacervo di
contraddizioni ed eccessi. Era mistico e pratico, sognatore e pragmatico. Era
capace di pianificare grandi strategie, ma poneva anche grande attenzione ai
dettagli dell'approvvigionamento e della logistica durante le marce. Lui curò
molto la sua sua immagine tanto che è molto difficile per noi disgiungere la
realtà dalla propaganda. I suoi soldati l'adoravano, ed egli poteva contare su
di loro anche per le imprese apparentemente più disperate. Era bello,
coraggioso, intelligente. Nel campo era coraggiosissimo e acerbo combattente,
tutti coloro che lo circondavano davano il meglio di sé. Era molto influenzato
dai sogni che influenzavano le sue azioni e i suoi comportamenti. Aveva delle
visioni. Sua madre gli aveva detto che non era il figlio di Filippo ma figlio di
Zeus. In breve, lui era tutto quello che una leggenda dovrebbe essere. Ma
chiaramente Alessandro non conquistò l'Asia da solo.
L'Esercito macedone
Filippo lasciò suo figlio una montagna di oro, tutta della Grecia
ed un esercito magnifico. Dei tre doni, il secondo era il più cruciale. La
falange macedone era la creazione di Filippo, adottata e potenziata da
Alessandro. Mentre i greci ancora combattevano nelle loro tre linee di battaglia
tradizionali, la falange era un'unità flessibile e addestrata capace di assumere
una grande varietà di formazioni. Era formata da un quadrato di 16 uomini per
lato (in tutto 256) sempre ed esclusivamente macedoni. Erano armati
sarissa, una lancia più corta dell'asta usata dagli opliti greci. La vera forza
della falange era la sua capacità di assumere molte formazioni manovrando in
pochi secondi. Mentre il quadrato era la formazione di base si poteva
trasformare in una linea o in cuneo e così via. I soldati erano addestrati per
rispondere adeguatamente ad appositi squilli di tromba. Nessun esercito nel
mondo Occidentale nel 4 secolo era alla pari di quello macedone. Ma quello non
era tutto. La forza tradizionale dell'esercito macedone era la sua cavalleria
pesante, e cavallerizzi bene armati continuarono ad essere vitali. Oltre a
questi gli arcieri di Creta erano fra i suoi guerrieri più fieri, e poi
lanciatori di giavellotto, e altre unità di fanteria che combattevano
secondo lo stile tradizionale di ogni città. E, chiaramente, le marina militare
approvvigionata da Atene, Corinto e da altre città. Ma non erano superiori solo
i corpi combattenti, anche le strutture di supporto era state curate e portate
ad un livello di eccellenza. . Importantissime erano le sue macchine per
l'assedio: potenti arieti, torri mobili dotate di ponti, la catapulta di
torsione che secondo la leggenda u fu inventata dallo stesso Alessandro. Come
gli altri grandi comandanti, dava enorme importanza alla logistica e alle
comunicazioni. Sul campo di battaglia, Alessandro metteva solitamente la
fanteria pesante macedone (la falange) nel centro. Parmenio comandava la
sinistra, Alessandro la destra, conducendo la cavalleria macedone. Alessandro
preferiva un ordine obliquo di attacco, con l'ala di Alessandro che conduce
l'attacco. Ma le battaglie di Alessandro sono caratterizzate dalla sua abilità
di mescolare tutti gli elementi del suo esercito secondo il bisogno del momento.
Qualità di Comando
Oltre a tutti questi fattori, Alessandro esibì un valore personale e tremendo.
Lui era in prima linea sempre e sempre in mezzo alle mischie più serrate. Di
solito i generali guidavano l'esercito in battaglia rimanendo nelle posizioni
arretrate, Alessandro faceva il contrario. Questo, chiaramente metteva il grande
uomo in grande pericolo. Alessandro fu ferito al collo sul fiume Granico, nella
coscia ad Isso, alla spalla a Gaza. Si fratturò una gamba in Turkestan, fu
ferito in tre occasioni in Afghanistan, e, più seriamente, ebbe il suo polmone
forato da una freccia in India. Spesso Alessandro era il primo uomo a saltare il
muro di una città assediata. Non perse mai una battaglia. Mano a mano che si
accumulavano le vittorie, i suoi uomini giunsero a credere che lui era
invincibile. Lo stesso pensavano suoi nemici. Come ogni grande generale egli
capiva e amava i suoi uomini. Ricordava i loro nomi e le loro azioni, li
chiamava per nome prima dell'inizio di una battaglia e citava le loro imprese.
Concedeva ai suoi veterani dei permessi per andare a trovare le loro famiglie.
Era generoso nel concedere regali ed onori. Tutti di questi fattori crearono un
esercito che semplicemente non poteva essere fermato. Le sue imprese eclissarono
qualsiasi cosa fosse stata mai fatta prima di lui. Alessandro e i suoi Macedoni
entrarono nella leggenda.
La conquista dell'Asia Minore
Alessandro iniziò la spedizione asiatica nella primavera del
334, dopo aver domato gli ultimi tentativi di rivolta in Grecia e aver
sistemato le cose in Macedonia in seguito all'assassinio di suo padre. Uno del
molti enigmi su Alessandro sono se lui fin dall'inizio avesse inteso conquistare
il mondo. Noi sappiamo che portò al seguito artisti, geografi, storici,
botanici, geologi e altri scienziati, ben di più di quanto richiedesse una
spedizione militare normale. Il suo primo atto di statista fu di visitare
Troia, il luogo della grande vittoria dei greci sull'Asia. La visita aveva anche
un interesse personale, egli aveva sempre ammirato Omero e gli eroi della Guerra
di Troia. Era un gesto di propaganda brillante, e lui lo eseguì con diplomazia
astuta. Mentre marciava in giù lungo la costa ionica liberava le città greche,
facendo vedere queste azioni come un ripristino della democrazia piuttosto che
come una conquista militare.
Presentandosi come liberatore e salvatore conquistò nuovi
alleati e potenziò il suo esercito con molte nuove reclute. Il satrapo persiano
non fu capace di fermarlo nella prima grande battaglia sul fiume di Granico.
Questa battaglia fu la più importante nella carriera di Alessandro, sebbene
altre battaglie sono più famose. Era importante perché era la sua prima vera
battaglia in Asia; si trattava di un vero e proprio gioco d'azzardo, una cosa
che i suoi generali avevano sconsigliato. Ma le circostanze della battaglia non
solo rivelano il suo coraggio e la sua immensa fiducia in se stesso, ma anche il
suo senso tattico e la sua buona fortuna enorme.
Dopo la sua vittoria, Alessandro attraversò l'Asia Minore senza incontrare
resistenza, facendo una deviazione a Gordio per incontrarsi con il suo generale
Parmenio. Gordio era l'antica capitale de Frigi. Nella città c'era un carro
allacciato ad un pilastro. Era un pilastro molto comune ed un carro molto comune
con un'eccezione: il carro era assicurato al palo con un groviglio di nodi così
complesso che era impossibile districarlo. Una leggenda diceva che chiunque
avesse sciolto sarebbe stato il conquistatore dell'Asia. Alessandro doveva
provare naturalmente a sciogliere quel favoloso nodo. Egli aveva annunciato la
sua intenzione di conquistare Asia, e lasciare Gordio senza esaminare il nodo
era impensabile. Quindi, lui ed alcuni dei suoi uomini, ed una grande folla di
locali si recarono all'acropoli ed al carro. Il Nodo Gordiano era
particolarmente difficile, Alessandro tentò per un po' senza successo.
Pensò che quel fallimento sarebbe stata una propaganda negativa, quindi
esclamò:" Cosa importa in che modo lo sciolgo?". Estrasse la spada e tagliò il
nodo. In questo modo rivelò di essere lui il profetizzato.
Si trattava di un gioco di parole: la parola greca luein poteva significare
sciogliere, ma anche disgiungere o staccare. Da quell'episodio discende il modo
di dire "tagliare il nodo di Gordio" riferendosi a chi taglia con un colpo
di spada, un colpo di audacia, un problema che a tutti appare insolubile. Ma la
vera prova si sarebbe presentata nell'affrontare l'esercito imperiale, dopo aver
affrontato l'esercito di una provincia periferica.
La macchina militare dell'Impero Persiano era potente e
ponderosa. Quando Dario finalmente venne a incontrarlo, Alessandro già era nella
Turchia meridionale. La situazione per i Greci era seria. Essi erano ancora in
mezzo alle montagne, tentando di trovare un passaggio sicuro verso il mare.
Dario riuscì a bloccare Alessandro tra sé e la montagna, ed Alessandro doveva
combattere per crearsi una via di fuga. 30,000 greci si trovavano di fronte a
100,000 Persiani, tra di loro scorreva un piccolo fiume chiamato Pinaro, vicino
la città di Isso. Lottare attraverso un fiume è difficile sempre, l'assalitore
deve attraversare a guado l'acqua e scalare la riva opposta prima di impegnare
il difensore. Parmenio guidava l'ala sinistra dei greci ed ingaggiò un
combattimento durissimo. Alessandro condusse personalmente la destra che era
costituita dalla cavalleria macedone. La battaglia era incertissima quando
Alessandro condusse una carica puntando diritto contro Dario stesso.
Vedendo Alessandro che si apriva un varco attraverso i Persiani, puntando
chiaramente contro il re stesso, Dario fu colto dal panico e fuggì. Una volta
che il re fu visto abbandonare il campo - era facile vederlo sul suo carro
dorato - l'esercito Persiano crollò. Isso segnò l'inizio della fine della
potenza persiana nel Mediterraneo. Dopo Isso Alessandro seppe che poteva
abbattere Dario e cominciò a sognare di sostituirlo come Re di Re.
L'Assedio di Tiro (333)
La presa di Tiro da parte di Alessandro non era importante come le battaglie
di Isso o Gaugamela, ma la città era vitale per i vasti piani di Alessandro e
l'assedio mostra il livello di abilità raggiunto dai Greci in questo tipo di
guerra. Tiro sorgeva su un'isola lungo la costa del Libano moderno, lontano
abbastanza dal continente. Dotata di mura mastodontiche, di un porto fortificato
e nessuna terra fuori dalle mura la città era considerata imprendibile.
Alessandro aveva bisogno della città, per controllare il Mediterraneo Orientale
ed avere un porto sicuro attraverso cui far passare gli approvvigionamenti e i
rinforzi. I greci dominavano il mare. I tentativi iniziali di prendere la
città andarono a vuoto. Rapidamente tagliò fuori la città da ogni possibilità di
rifornimento, ma Tiro aveva previsto ciò e aveva fatto provviste, ed aveva
le proprie sorgenti di acqua fresca. Alessandro provò a bombardare i muri con
catapulte montate sui ponti delle navi. Provò a installare torri di assedio
sulle navi, portandole sotto le mura, ma gli assediati affondarono le navi
lanciando grandi massi. Finalmente, Alessandro decise un approccio
ambizioso. Comprese che avrebbe potuto espugnare la città solo riuscendo ad
avvicinare i suoi soldati a tal punto da permettere l'installazione della
macchine da guerra. Ordinò ai suoi ingegneri di costruire un ponte che
collegasse l'isola alla terraferma. La costruzione del ponte richiese mesi di
lavoro. Quando l'opera fu terminata, Alessandro fece spingere le sue
macchine d'assedio sotto le mura. I
cittadini lottarono disperatamente, ed i greci furono responti ripetutamente
indietro. Ma la città mancava di cibo e, dopo un assedio di sette mesi, Tiro
cadde. Alessandro era così furioso che questa città aveva
fermato la sua avanzata così a lungo, che lasciò ai suoi soldati il permesso di
saccheggiarla senza pietà. L'assedio di
Tiro ebbe un effetto durevole perché il ponte povocò un insabbiamento ed ora la
città è connessa al continente. Alessandro, nella sua marcia di conquista cambiò permanentemente la faccia della terra.
Furono imprese come questa che alimentarono le molte leggende di Alessandro fino
ai giorni nostri.
Alessandro in Egitto
Quando lui arrivò in Egitto, dove si era rifugiata la flotta
persiana, Alessandro non incontrò resistenza. Gli egiziani erano contenti essere
liberati dai Persiani che avevano loro imposto tributi e dazi doganali e diedero
il benvenuto ai greci liberatori. In Egitto Alessandro fondò la città di
Alessandria e fece un'altra delle sue deviazioni divenute leggendarie. Lui
visitò il sacrario di Zeus Ammon, un luogo sacro ad egiziani e greci nello
stesso tempo. I sacerdoti egiziani proclamarono la natura divina di Alessandro e
quest'ultimo non rifiutò l'onore. Egli si sottomise alle cerimonie egiziane fino
al punto da indossare vestiti egiziani. Questo fatto non fu preso bene da alcuni
dei veterani di Alessandro, i quali non lo ritenevano affatto un dio. Alessandro
li riassicurò che lui stava soltanto adeguandosi momentaneamente alla cultura
locale che considerava divina la natura del faraone, ma non tutti furono
convinti. Più di una volta i soldati di Alessandro si chiedevano se il
loro generale si considerasse un uomo o un dio.
Alessandro impiegò un certo tempo a rendere più sicura la sua posizione in
Egitto, in Palestina e in Siria. Lui sapeva che avrebbe dovuto affrontare Dario
per lo scontro finale, ma sapeva anche di non potersi permettere non potesse
permettersi di stare tanto lontano dalla Grecia senza rendere sicure le sue vie
di rifornimento. Alla fine, tuttavia, si sentì pronto. Malgrado dovesse lasciare
guarnigioni dappertutto il suo esercito era cresciuto perché reclutava truppe in
tutte le nazioni conquistate.
La Battaglia di Gaugamela
Dario decise che non avrebbe commesso gli errori di Isso. Là,
lui aveva affrontato Alessandro in una valle di montagna stretta, dove non era
stato in grado di esprimere tutta la potenza della superiorità numerica. Questa
volta scelse con cura il terreno più adatto a lui.
Gaugamela si trova in Iraq settentrionale, in pianura. Qui, Darius sarebbe stato
in grado di schierare i suoi 200.000 soldati sfruttandone in pieno la forza.
Alessandro ne aveva solo 40,000 circa. Dario era sicuro della vittoria, i suoi
soldati erano meno sicuri. Alessandro non tentò di evitare l'accerchiamento da
parte della superiore forza del nemico, anzi addirittura attaccò il centro dello
schieramento Persiano dove era Darius, e contò sulla cavalleria per proteggersi
i fianchi. Questo era un gioco d'azzardo calcolato e tipico del carattere di
Alessandro. Egli giocava d'azzardo perché sapeva che se rompeva il centro
persiano il resto si sarebbe dissolto e aveva calcolato che i suoi soldati erano
abbastanza valorosi e motivati per portare a termine il rischioso piano. Anche
questa volta ebbe chiaramente ragione, ancora una volta Alessandro condusse la
carica contro Dario stesso e di nuovo Dario fu colto dal panico e fuggì, ed
ancora una volta il resto dell'esercito Persiano evaporò. E, ancora una volta,
Dario riuscì a scappare nonostante una ricerca furiosa di Alessandro
durata tre giorni.
Occupazione della Persia
Alessandro ora penetrava nel cuore dell'impero persiano.
Babilonia gli diede il benvenuto come liberatore. La città sacra di Susa resistè
ma fu espugnata dopo un assedio. Alessandro ordinò di incendiare la città. Egli
proseguì l'occupazione della Persia finalmente sedette sul trono di Dario.
Alessandro ora dominava il più grande impero che il mondo Occidentale mai aveva
visto, ma non poteva ritenersi al sicuro, perché Dario costituiva ancora una
minaccia. Finché Dario rimaneva in vita Alessandro non avrebbe avuto diritto al
titolo di re dei re. Dopo avere sistemato gli affari in Persia, Alessandro si
rimise alla caccia di Dario. Dario fuggì, riuscendo sempre a precedere i Greci
di poco. Dario penetrò nella Bactriana e mandò un messo al suo satrapo
chiedendo aiuto. Il satrapo di Bactriana decise di porsi dalla parte del
più forte e assassinò il suo re. Alcuni giorni più tardi, Alessandro trovò Dario
morto (330). Alessandro, per mostrare il suo senso della giustizia, fece punire
l'assassino di Dario condannandolo a morte.
Campagne in Iran e in Afghanistan
Avendo eliminato Dario, Alessandro affrontò il compito di
rendere sicuro il suo nuovo impero. A questo fine combattè numerose battaglie in
Afghanistan e domò cospirazioni e ribellioni nei territori conquistati.
Cambiamenti interni
Ora che era re di Persia, Alessandro cominciò ad indossare
vestiti persiani, almeno quando trattava con soggetti Persiani. Con i suoi
Macedoni continuava a vestire come un greco, ma questo non represse
completamente il malcontento fra i suoi ufficiali. Ma altri cambiamenti
rendevano i greci molto più malcontenti.
Alessandro voleva creare un nuovo impero, unendo fra loro i diversi popoli sottomessi. Per raggiungere
questo scopo, egli doveva apparire come il vero erede dei grandi imperatori persiani.
Quindi, egli stesso prese in moglie dapprima la principessa persiana Rossane, poi Statira,
la figlia di Dario e favorì i matrimoni dei Macedoni con donne persiane. Lasciò
inoltre molti governatori di Dario al loro posto e arruolò nel suo esercito
numerosi soldati e comandanti persiani.
Per la prima volta, i greci furono considerati membri del suo impero e non più i
preziosi alleati che erano stati in precedenza. I Macedoni non solo furono
contrariati dalla sua adozione di costumi Orientali, ma ancora di più
dalla nomina di ufficiali Orientali. Ci fu un certo numero di cospirazioni
e ribellioni, ma Alessandro fece fronte a tutte. Il grosso dei problemi
proveniva dagli ufficiali, mentre le truppe rimanevano fedeli fino alla
venerazione.
Alessandro lanciò una campagna molto dura di due anni in Afghanistan, si spinse
a nord fino al fiume Oxus. Questo paese era selvaggio, duro e i suoi abitanti
erano cavalieri formidabili. Sembrava che Alessandro non si volesse fermare mai.
Alla fine annunciò la sua intenzione di invadere l'India.
Alessandro in India
Alessandro entrò in India nel 327 dovendo affrontare alcuni
dei combattimenti più duri della sua carriera. Giunse al fiume di Indo nel 326.
Nessuno dei greci aveva mai avuto una qualsiasi esperienza che li preparasse
all'incontro con l'India. aveva incontrato qualsiasi cosa che li preparasse per
l'India. Il territorio, i monsoni, le tribù fiere, i lunghi anni di campagne
militari accumulate, cominciarono a scoraggiare i Macedoni inducendoli a
lamentarsi di continuo. I geografi di Alessandro lo avevano convinto che
oltre l'India esisteva solo il grande oceano che circondava tutte le terre del
mondo. India stessa sicuramente non era più vasta dell'impero persiano. Noi non
sappiamo quello che passò nella mente di Alessandro, ma la maggior parte degli
storici suppone che Alessandro non aveva alcuna idea della vastità del
subcontinente indiano e aveva veramente l'intenzione di unire tutto il mondo
orientale in un solo impero.
Sconfitta di Porus
Due fattori si combinarono insieme per bloccare la marcia di
Alessandro: egli cominciava a comprendere che l'India molto era più grande di
quanto avesse pensato, e una guerra contro il principe indiano Porus fece capire
che l'India non sarebbe precipitata facilmente nelle mani dei greci. Porus era
forte sia come uomo che come re. Era di statura imponente e aveva un regno
potente, vasto e temuto. Guidava un esercito forte e organizzato che aveva un un
vantaggio supplementare: gli elefanti da guerra. Questo fu il primo vero
incontro dei greci con gli elefanti da guerra e ne furono terrorizzati. Peggio
ancora, Alessandro incontrò Porus durante il monsone e l'affrontò attraverso un
fiume in inondazione. Nonostante tutto questo, Alessandro sconfisse Porus, e
uccidendo i due figli del re. Alessandro costrinse Porus a un'alleanza, una
politica che egli aveva seguito altrove.
Ammutinamento e ritorno
Avendo resa sicura l'alta valle del fiume Indo, Alessandro
cominciò a spingersi nell'interno dell'India. Le città e i regni incontrati
erano formidabili. Man mano che i greci avanzavano, gli indigeni parlavano di
regni senza fine ad est, e di un altro grande fiume, ed ancora di altri regni
oltre quello. Nessuno aveva mai visto la fine di quelle terre senza fine.
Finalmente, i soldati di Alessandro si rifiutano di procedere oltre.
I soldati si erano già rifiutati altre volte di procedere, ma Alessandro in
quelle occasioni faceva loro un discorso e si ritirava imbronciato nelle sue
tende come Achille: i soldati, terrorizzati dalla prospettiva di rimanere privi
dell'appoggio del loro eroe, cedevano.
Non questa volta.
Alessandro si rese conto della determinazione del suo esercito e di malavoglia
diede il comando di ritornare in Persia. Ma questo non era un compito da poco.
Ritornare attraverso l'Imalaia e l'Afghanistan non era possibile. La via
migliore sembrò quella di raggiungere l'Oceano Indiano discendendo il corso
dell'Indo per poi imbarcarsi verso occidente. Ci volle un anno per farlo.
I greci dovevano combattere per aprirsi la strada verso il mare contro città
molto forti. In uno di questi combattimenti, Alessandro fu ferito da una freccia
che forò un suo polmone. Per tre settimane fu vicino a morte, ma miracolosamente
recuperò. Una volta giunti all'Oceano Indiano, i greci costruirono una flotta di
navi. Metà dell'esercito fu affidato a Nearco per mare, mentre Alessandro prese
l'altra metà per terra seguendo la costa in modo che le due parti si
sostenessero a vicenda. Il ritorno in Persia fu un'impresa eroica ed è un altro
esempio della forza e della disciplina dei Macedoni. Alessandro giunse a Susa
nel 324. Era reduce da una campagna ininterrotta di cinque anni.
Organizzazione dell'Impero
Dopo il suo ritorno, Alessandro entrò in una frenetica attività
amministrativa. Questo periodo della sua vita ha affascinato gli storici tanto
quanto le sue imprese militari. Alcuni esempi basteranno. Lui prese una moglie
Persiana, ed incoraggiò i suoi ufficiali a fare lo stesso, in netto contrasto
con il campanilismo greco tradizionale. Aveva già fondato molte città greche e
adesso ne fondò ancora di più concedendo terreni ai suoi veterani. Aiutò il
commercio istituendo una moneta unica valida per tutto l'impero. Queste ed altre
azioni, combinate con le alcune speculazioni ed asserzioni fatte da
scrittori antichi hanno condotto alcuni storici moderni a credere che Alessandro
stava puntando in qualche modo a una sorta di fratellanza universale. Non solo
le fonti per affermare ciò sono scarse e non obiettive, ma esaminando tutta la
vita di Alessandro pare improbabile che nutrisse isentimenti di universalismo
che gli si vorrebbero attribuire.
Indubbiamente egli intendeva governare tutto il mondo, ma nel suo disegno non
c'era il dominio di un popolo su tutti gli altri, bensì l'integrazione delle
diverse culture. Questo era un concetto rivoluzionario per i tempi: pensiamo
soltanto che fino ai giorni nostri gli imperi sono stati considerato come
territori le cui risorse erano a disposizione della nazione conquistatrice. Egli
voleva essere il re di tutti i popoli sottomessi e pensava che l'integrazione
fosse il modo migliore. Alessandro voleva caratterizzare il nuovo impero, unendo fra loro i diversi popoli sottomessi. Per raggiungere
questo scopo, egli doveva apparire come il vero erede dei grandi imperatori persiani.
Per questo egli stesso prese in moglie dapprima la principessa persiana Rossane, poi Statira, la figlia di
Dario e favorì i matrimoni dei Macedoni con donne persiane. Lasciò inoltre molti governatori di Dario
al loro posto e arruolò nel suo esercito numerosi soldati e comandanti persiani. Coniò una moneta unica,
valevole in tutto l'impero, e impose l'uso del greco come lingua ufficiale dell'amministrazione dello
Stato e dell'istruzione pubblica. Infine, per consolidare il proprio potere e il proprio prestigio, si
adeguò alla tradizione orientale e si proclamò figlio di un dio.
L'Arabia
A noi appaiono in tutta la loro chiarezza i piani a breve
termine di Alessandro: le riforme gli servivano per consolidarsi in vista di
nuove conquiste. Ordinò ai suoi generali di preparare una spedizione in Arabia.
Fin dove si sarebbe spinto Alessandro? In Arabia certamente, Probabilmente
anche in Russia e in Europa. Ma non possiamo saperlo: prima di potersi imbarcare
per l'Arabia morì improvvisamente.
La sua Morte
Le sue ferite, unite all'eccessivo di lavoro l'indebolirono.
Lui fece un viaggio in battello attraverso la Babilonia in estate, quando le
paludi del fiume erano infestate dalla malaria. In aggiunta a tutto ciò egli
aveva partecipato la notte precedente a una di quelle gare di bevute per le
quali era famoso. Il 13 giugno 323 Alessandro morì per una febbre. Per quattro
giorni fu silenzio a Babilonia, per lo sgomento e il dolore. Il suo corpo
fu portato ad Alessandria in Egitto, dove fu seppellito. Mentre stava morendo i
suoi generali vennero da lui. Egli non aveva dato disposizioni per la sua
successione, non sappiamo per quale motivo. Quando fu chiaro il problema
diveniva pressante. I generali chiesero ad Alessandro chi avrebbe ereditato la
guida dell'impero ed egli rispose che lo lasciava l'impero al più forte tra
essi.
Nascono i regni ellenistici
Il suo impero andò in pezzi quasi immediatamente. Era,
forse, troppo vasto e troppo diversificato per qualunque sistema politico;
sicuramente il sistema monarchico macedone non era all'altezza del compito.
L'impero di Alessandro non andò al più forte. I generali di Alessandro si
combatterono aspramente e dopo circa 50 anni di lotte, nel 281, il vasto
territorio risultò così diviso:
- regno di Macedonia, che comprendeva la Grecia, ai
discendenti del generale Antigono;
- regno d'Egitto assegnato ai discendenti del generale
Tolomeo;
- regno di Siria, comprendente anche la Mesopotamia e la
Persia, ai discendenti del generale Seleuco.
Alessandro
aveva fondato città greche in tutto il vicino Oriente (ci sono 20 Alessandrie),
così la cultura greca non solo fu diffusa, ma incorporata profondamente
all'interno delle culture della regione. Questo creò tensioni non di poco conto
all'interno delle popolazioni dell'ex impero di Alessandro. Le popolazioni si
dividevano spesso tra filo-greci e tradizionalisti. Un esempio è dato dalla
divisione, all'interno del popolo ebreo, tra Sadducei e Farisei: i primi
rappresentavano il nuovo e il progresso e adottavano liberamente i costumi e la
cultura greca, gli altri invece erano rigorosamente tradizionalisti. Questo
dualismo fu ripetuto altrove, anche se non tutti i popoli furono capaci di
conservare le loro tradizioni di fronte all'influenza greca. Comunque
l'influenza culturale tra Grecia ed oriente fu reciproca, per cui l'Oriente si
impose nel campo religioso, gli Egiziani in campo filosofico e scientifico. La
cosa importante da dire che questa nuova cultura greco-orientale (ellenistica) è
giunta anoi attraverso Roma, Bisanzio, l
'Islam.
Questa è la più importante eredità di Alessandro.
Se la civiltà greca ha esercitato una così forte influenza su tutta la nostra cultura, ciò è dovuto in
gran parte alla sua divulgazione promossa dall' ellenismo.
I regni ellenistici ebbero una storia durata quasi tre secoli, fino alla successiva conquista da parte dei
Romani, e furono molto spesso in lotta fra loro.
Le continue guerre li indebolirono e favorirono un lento processo di disgregazione. Parti di territorio si
staccarono e sorsero regni più piccoli e autonomi, come quello di Pergamo, di Bitinia e del Ponto in Asia
Minore.
A Oriente, invece, si formarono i regni dei Parti, in Persia, e dei Battriani, nel territorio corrispondente
all' odierno Afghanistan.
Economia e società negli Stati ellenistici
Nel periodo ellenistico l'Egitto conobbe una nuova fase di prosperità e ricchezza, durante la quale
Alessandria divenne un grande centro commerciale e un porto famoso.
Anche Pergamo ebbe un notevole sviluppo,
Anche Pergamo ebbe un note e così pure Rodi e Antiochia, capitale del regno di Siria.
La lingua greca si diffuse
La lingua greca si diffuse non solo come lingua della cultura, ma anche dell' economia e della tecnica, perché il commercio veniva
praticato soprattutto da mercanti greci. Costoro svilupparono anche il credito e il sistema bancario.
L'oro e l'argento vennero utilizzati per coniare , nuove monete, che favorirono grandemente gli scambi
commerciali, praticati su larga scala: dal territorio dell' odierna Russia meridionale, attraverso il mar
Nero e il Mediterraneo, fino alle coste oggi francesi e spagnole e alla città fenicia di Cartagine.
Ancora una volta, poi, scoppiarono rivolte sociali (in Egitto e in Siria), dovute al fatto che le ricchezze
ottenute con il commercio non venivano equamente distribuite.
Quanto alla Grecia, non solo aveva ormai perso la sua stabilità, ma subiva anche la concorrenza economica
dei regni orientali, che finiva per impoverirla.
L'adozione del greco come lingua comune ebbe un'importanza enorme nel favorire la diffusione della cultura
greca. Ogni popolo continuò a mantenere le proprie tradizioni e i propri valori, ma la cultura adottata
dai gruppi sociali più ricchi fu senza dubbio quella greca.
Le città furono costruite secondo i modelli greci: con teatri, palestre, terme, ippodromi, biblioteche,
templi e altari. Nelle più grandi città del tempo, da Alessandria a Tiro, da Antiochia ad Atene, poeti,
storici, matematici, ingegneri, astronomi scrissero e pubblicarono le loro opere in greco.
Sorsero anche nuovi generi letterari: il mimo, breve composizione teatrale di argomento comico;
l'idillio, poema di argomento pastorale; il romanzo d'avventura e il romanzo d'amore, la novella;
si diffuse la favola, d'origine orientale, che, tradotta in greco da Esopo (VI secolo a.C),
ha avuto un successo straordinario fino a oggi.
Anche nella scultura e nella pittura si ebbero alcune novità. La scultura in particolare tentò di
rappresentare i sentimenti e le emozioni dell'uomo, ma riuscì anche a cogliere momenti della vita quotidiana,
raffigurati con grande realismo.
Il settore scientifico ebbe un grande sviluppo: vi furono studiosi di grande rilievo nel campo della
matematica, della geometria, dell' astronomia, della medicina. Non bisogna tuttavia dimenticare che molte
conoscenze trasmesseci in lingua greca dagli studiosi dell' epoca erano tuttavia frutto di studi e ricerche
precedenti.
Infine, l'influenza greca e la diffusione in tutto il mondo orientale di una base culturale comune
modificarono anche la vita religiosa. Si diffusero infatti i culti legati a divinità come Dioniso e
Orfeo, che davano a tutti la speranza di una vita oltre la morte. Tali culti ebbero un'enorme diffusione