osservazioni sull'impero

                                          


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Sotto molti aspetti l'impero romano rimane l'ideale su cui la civiltà occidentale ha disegnato se stessa. Basta guardare il palazzo del campidoglio a Washington per vedere che i fondatori degli Stati Uniti hanno seguito il modello dell'antica Roma per foggiare una nuova nazione. Poiché molti principi della civiltà romana sono incarnati nelle moderne istituzioni, è importante chiedersi perché l'impero romano è caduto. La risposta potrebbe rivelarci un difetto o una debolezza che magari è passato nella cultura occidentale.

La gente è sempre molto interessata alla domanda sul perché della caduta dell'Impero Romano, e legge avidamente tutte le risposte date attraverso riviste e altre pubblicazioni a questa domanda.

Qualche autore dà la colpa alla malaria che avrebbe indebolito i cittadini romani, altri al piombo contenuto nelle loro stoviglie, che li avrebbe fatti impazzire, altri ancora danno la colpa al cristianesimo che avrebbe distratto i romani dalle preoccupazioni terrene per farli concentrare sui problemi dell'aldilà. Altri ancora teorizzano che la fibra morale dei romani sia stata rammollita dalle orge. Prima di tentare una risposta alla nostra domanda dovremmo cercare di capire la natura dell'impero romano. inoltre forse dovremmo chiederci che cosa ha permesso all'impero romano di durare tanto a lungo.

 

L'impero romano consisteva principalmente nelle terre attorno al Mediterraneo

1. L'impero romano non era monolitico. Esso era uno dei classici imperi del mondo antico. Quattro imperi classici --Han in Cina, Mauryan in India, Partico in Persia, e Impero Romano -- sorsero tra il 200 e il 100 a.C. Ognuno di essi era caratterizzato dal fatto che essi erano stati formati dall'unificazione di almeno due regioni più ampie geograficamente separate e distinte.

  • L'impero Han in Cina era nato nella valle superiore del fiume Huang-ho, terra dal clima temperato dove si coltivava il grano,  e si era espanso verso sud conquistando il territorio tropicale del fiume Yang-Tse, dove si coltivava il riso.
  • L'impero Mauryan in India si era espanso dalla relativamente arida valle del fiume Indo, dove si coltivava il grano, per conquistare le fertili risaie del fiume Gange.
  • I Persiani abitavano le montagne e gli altipiani dell'attuale Iran, una regione dove si coltivava il grano, caratterizzata da fenomeni climatici estremi. Essi avevano esteso il proprio dominio sulla Mesopotamia, attuale Iraq, bacino sub-tropicale dei fiumi Tigri ed Eufrate, territorio caratterizzato dalla coltivazione del granoturco. Occorre notare che i Persiani avevano stabilito il loro dominio circa nel VI secolo a. C. ma il loro reale dominio iniziò quando delle popolazioni di montagna, conosciute come Parti, aumentarono il potere e ristabilizzarono le basi dello stato.
  • I Romani, abitanti di una piccola città nella penisola italiana, nel bacino occidentale del Mediterraneo, condusse la conquista prima su tutto il bacino occidentale, quindi sul bacino orientale di questo specchio d'acqua bloccato tra i continenti.

    In ciascuno di questi imperi le regioni che erano state unite erano talmente differenti che non avrebbero mai scelto di stare insieme se non vi fossero state costrette con la forza, e non sarebbero state insieme tanto a lungo se i governanti non avessero sviluppato istituzioni adatte a tenerle insieme.

    Generalmente si pensa ad un impero come ad uno stato che soggioga altri stati con la forza e li tiene soggiogati con la propria potenza militare. In effetti vi sono stati imperi di questo genere, ma raramente sono sopravvissuti ai loro fondatori e in ogni caso non sono durati abbastanza da avere un effetto durevole sullo sviluppo storico delle loro regioni. Gli imperi che hanno forgiato la storia sono stati caratterizzati dalle loro istituzioni fino al punto che tali istituzioni spesso sono sopravvissute agli impero che le hanno create. Da questo punto di vista non fu l'abilità di conquista che costruiva un impero, ma il suo bisogno di sviluppare le istituzioni necessarie a consolidare e governare le terre conquistate. Questo fu certamente il caso dell'impero romano.

[Map of the Mediterranean 260 AD]
Il Mediterraneo nel 260 d.C.

2. Come abbiamo già notato le regioni che comprendevano questi classici imperi, incluso l'impero romano, erano talmente differenti che era stato necessario metterle insieme con la forza e i governi imperiali le stabilizzarono mediante l'uso di istituzioni comuni. In tutte le regioni furono usati la stessa lingua, la moneta unica, un solo sistema di pesi e misure, una rete di strade e canali, un esercito stabile, un'autorità centralizzata, l'aspetto delle città ecc.

geografia

La maggior parte della popolazione dell'impero romano visse nelle vicinanze del Mar Mediterraneo ed il governo imperiale promosse e protesse le attività marinare e le comunicazioni navali tra le varie parti dell'impero. Anche se poteva essere relativamente pericoloso, il trasporto via mare era molto più veloce e sicuro di quello terrestre. Grossi imperi commerciali si erano succeduti nel Mediterraneo per duemila anni prima dell'avvento della potenza romana. I romani lavorarono molto per tenere il mare libero dai pirati, costruirono fari e grandi porti, protessero i porti e le grandi città commerciali che vivevano dell'attività sul mare. Si potrebbe quasi dire che l'esistenza dell'impero dipese dall'unità del Mediterraneo, che i Romani chiamavano "Mare Nostrum". 

Le regioni esterne dell'impero furono connesse al mare dai fiumi che vi sfociavano. I romani costruivano e mantenevano puliti molti canali navigabili, costruirono molti porti di fiume in posti ritenuti vitali come Parigi, Londra, Colonia, Vienna, Belgrado e così via ed ebbero attive flotte fluviali per tenere ordine e sicurezza su queste pubbliche vie d'acqua.

Ma la rete delle vie d'acqua si estendeva sempre di più. I Romani e le popolazioni locali che essi controllavano impiegavano una grande mole di lavoro nel tracciare canali, molti dei quali  per bonifica, ma molti altri progettati per la navigazione e costruiti così bene che continuarono ad essere usati per migliaia di anni dopo che il potere imperiale romano era sparito.

Questo complesso sistema di vie d'acqua era tenuto insieme e completato da un sistema di strade e ponti che sono usati ancora oggi. Molti rimangono stupefatti dallo sforzo che è dovuto essere speso nel costruire tali strade pubbliche senza l'aiuto degli apparati moderni, ma occorre ricordare che le grandi opere pubbliche sono necessitano più di organizzazione che non di tecnologia avanzata. I romani erano bene consapevoli che il mantenimento di un esercito stabile era molto costoso, specialmente se teniamo conto che esso combatteva al massimo il dieci per cento del tempo.  Quindi gli amministratori romani si presero cura di utilizzare i soldati in attività produttive quando non erano impegnati in attività belliche. Uno di questi impieghi di pace era la costruzione di strade che permettevano ad unità militari di spostarsi rapidamente. Tale mobilità aumentò l'efficienza dell'esercito romano così che era possibile ridurre il suo numero, e quindi la sua spesa, senza diminuire la sua efficacia. La grande rete di percorsi di terra che hanno aiutato tenere insieme le terre dell'impero era un sottoprodotto di questa "politica di contenimento dei costi".

Governo

Il massimo livello del potere era incarnato nell'imperatore a cui era dovuto un culto divino. Ad eseguire la volontà dell'imperatore c'era una burocrazia bene addestrata. Sebbene questo apparato burocratico potrebbe apparire piccolo se confrontato con gli stati moderni e la sua organizzazione fosse rudimentale se confrontata con gli standards dell'impero Han della Cina, esso era superiore a qualunque cosa ci fosse stata prima in occidente, e comunque era perfettamente adeguata ai compiti per i quali era stata creata.

La maggior parte delle persone quando pensa all'impero romano pensa agli imperatori e a chi lo circondava. In effetti gli storici romani proprio su quello concentrarono la loro attenzione e lasciarono abbastanza materiale per centinaia di romanzi, film e personaggi leggendari. Nella vita quotidiana del cittadino romano, tuttavia, l'imperatore spesso era una figura distante conosciuta solamente come una faccia impressa sulle monete nuove. La maggior parte dei cittadini romani viveva la propria vita in una civitas locale, un'unità locale di governo qualche cosa come la contea americana. Le civitates consistevano di due parti - la città in cui erano concentrati la vita politica, le attività commerciali e culturali del distretto, ed il pagus, la campagna gravitante su quel centro urbano. La maggior parte di queste civitates emulava la grande capitale, Roma, ed era davvero un luogo povero quello che non ha posseduto un grande foro, una basilica, un anfiteatro, un circo per le corse delle bighe. Le civitates avevano statue che adornavano i bagni pubblici, mercati affollati, ricchi fannulloni che si mostravano in giro con la loro eleganza. Governo locale e la vita locale in tutto l'impero furono concentrati su tali comunità, ed un romano poteva muoversi dalle frontiere della Scozia alle montagne della Siria ed ancora poteva sentirsi a casa.
A questo aggiungiamo un sistema di leggi uniforme e ben sviluppato, la stessa moneta in tutto l'impero, un sistema uniforme di pesi e misure.

Esercito

Il vasto esercito stanziale era concentrato sulle frontiere e difendeva l'impero contro le invasioni straniere. L'amministrazione imperiale romana cercò di rendere l'esercito romano il più produttivo possibile. Alcune unità costruirono fabbriche di mattone, industrie delle tegole, lavorazioni del piombo, fonderie di ferro, e molte altre imprese. I soldati spesso erano in servizio permanente ed acquartierati nella stessa guarnigione e venivano reclutati presso la popolazione locale. Alcuni di quelli che si arruolavano sceglievano il proprio lavoro per la vita a partire da quando l'arruolamento standard era di 25 anni. Siccome molte reclute provenivano da regioni povere ed isolate dai centri della vita romana, l'esercito letteralmente insegnò loro tutto. Essi impararono a vestirsi appropriatamente,  a parlare latino, a praticare l'igiene personale così come impararono uno e forse più di un mestiere. Insieme a questo, comunque era anche più importante che essi apprendessero della grandezza di Roma e della maestà delle sue istituzioni. Il loro anno era segnato dai grandi rituali durante i quali onoravano Roma, una dea che era l'esemplificazione di Roma,  rinnovavano la lealtà all'imperatore, rinforzavano il loro legame con il generale e  così via.

Effettivamente, in periodi durante i quali Roma stessa precipitò nei disordini o quando l'amministrazione imperiale precipitava nella corruzione, la riverenza dell'esercito per l'ideale di Roma rimase intatta anche quando acclamavano il proprio generale come imperatore e marciavano su Roma per porre fine all'anarchia. Di conseguenza, essi impiegavano molto del loro tempo a trasformare le città nate attorno ai loro accampamenti in tante piccole Rome, o almeno cercavano di riprodurre il modello ideale che essi avevano di Roma. Collocati sulle frontiere a loro fu affidato il compito di creare reti di trasporto, reti di comunicazione (strade, ponti, luci di segnalazione, canali, porti, acquedotti), così come altri lavori pubblici erano eseguiti in tutto l'impero.

Bisogna ancora ricordare che le frontiere occidentali dell'impero non avevano il compito primario di tenere fuori le popolazioni esterne, ma di regolare il loro passaggio. C'era un discreto movimento attraverso la frontiera e molti popoli germanici si stabilivano appena oltre il confine in luoghi dove loro potessero godere relazioni estese e sicure coi romani. Le città di quei romani di confine forse erano più romane di Roma stessa, e così  alcuni dei popoli germanici che vivevano più tranquilli lungo la frontiera svilupparono una discreta familiarità con i modi romani e tentarono di emularli. Roma scoprì che spesso era più semplice assorbire ed arruolare come alleati i popoli di confine piuttosto che respingerli con le armi.
Dovunque fu spedito o dovunque fu stanziato, l'esercito romano offrì un esempio notevole di Romanità, il senso di appartenenza ad una grande civiltà
 

Pax romana
I Romani portarono un grado di pace e di sicurezza senza precedenti nelle terre del loro impero, e i loro cittadini e sudditi apprezzarono pienamente che questa benedizione dipendeva dalla prolungata unità dell'impero. Grazie alla pace l'impero raggiunse un livello di civiltà e uno sviluppo economico davvero eccezionali. Nello stesso tempo fiorirono la letteratura e l'arte, si svilupparono la scienza e la tecnica. Roma dunque conquistò, oltre al primato militare e politico, anche quello culturale.

 
Romanitas
 La Romanitas (il senso di appartenenza - il senso di essere romano) era  un sentimento profondamente radicato che sopravvisse all'impero stesso per molti secoli.

Importanti mutamenti per le classi sociali

due liberti ricordati nel rilievo laterale di un sarcofagoAugusto e i suoi successori fecero molta attenzione a evitare i conflitti fra le diverse classi sociali.
Se i senatori, come abbiamo visto, mantennero un ruolo in qualche modo privilegiato anche la classe dei cavalieri fu favorita dal potere imperiale. Essa fu ufficialmente riconosciuta come la seconda classe dello Stato. I cavalieri avevano diritto a determinati titoli e onori, a molte cariche ufficiali, ad alcuni comandi nell' esercito, a diversi governi di importanti province (tra cui quello dell'Egitto). Essi inoltre continuarono a occuparsi del commercio e della banca, mentre persero in parte il privilegio della riscossione delle imposte, che Augusto preferiva controllare attraverso funzionari imperiali.
L'imperatore si dimostrò attento anche nei confronti della plebe di Roma, in gran parte formata da nullatenenti e disoccupati. La politica del governo romano nei confronti di queste masse è ben sintetizzata nel celebre motto del poeta GiovenaIe (nato tra il 50 e il 65 d.c., morto intorno al 140): "pane e spettacoli da circo" (panem et circenses). Infatti, per tenerla tranquilla, venivano garantite alla plebe razioni gratuite di cibo, distribuzioni di denaro, e l'organizzazione di un numero sempre crescente di giochi e spettacoli. Il costo di tutto ciò era indubbiamente alto, ma Roma poteva permettersi di coprirlo con le ricchezze e con le tasse che provenivano dai territori dell'impero.
Nel complesso, tutti gli abitanti dell'Italia furono favoriti dal nuovo assetto imperiale. I più abili potevano divenire facilmente cavalieri o senatori. Potevano prestare servizio nell' esercito come ufficiali, esercitare il commercio e l'industria, divenire fornitori dell' esercito, o anche professionisti: avvocati, architetti, magistrati. Il favore dell'imperatore poteva assicurare a chiunque, persino agli schiavi, il successo e la ricchezza.
rara raffigurazione di uno schiavo bastonato dal padrone Sotto l'impero infatti la schiavitù era notevolmente aumentata; a Roma, per esempio, gli schiavi erano diventati un quinto della popolazione (200.000 su circa un milione di abitanti), e in questo periodo la loro condizione subì profonde trasformazioni.
Già in precedenza lo schiavo poteva essere manomesso, cioè liberato dal padrone: egli diventava allora liberto, acquistava la cittadinanza romana e i diritti politici, anche se restava ancora legato all' ex padrone come cliente.
Ma, ancor prima di venire liberato, lo schiavo che si rivelava intelligente e capace poteva essere avviato dal padrone a un lavoro o a una professione. Il padrone gli affidava un piccolo patrimonio (peculium), permettendogli di diventare così un piccolo imprenditore. Allora, pur restando schiavo, gli era concesso di esercitare la sua attività e anche un' autorità sui sottoposti. I guadagni che ne derivavano venivano divisi fra padrone e schiavo, in misura certo assai più favorevole al padrone. Questo fenomeno, dapprima limitato e casuale, durante l'impero divenne estremamente diffuso. Moltissimi schiavi si arricchirono a tal punto da comprarsi la libertà, versando al padrone una forte somma. Le loro capacità e le loro abilità furono tanto apprezzate, che molti liberti o schiavi diventarono funzionari dell'imperatore, spesso di alto livello, garantendo anche ai propri figli una brillante carriera. Nel I secolo d.c. molti senatori discendevano da famiglie di liberti, e il fenomeno divenne ancora più diffuso nel II e III secolo d.c.

La pace romana e lo sviluppo economico

Iscrizione funeraria del banchiere Calpurnio Dafno Durante l'impero la cultura e il modello di vita romano si diffusero in tutte le province. La lingua latina divenne ovunque la lingua delle classi dominanti, mentre il sistema di vita cittadino fu adottato anche in quelle regioni, come la Gallia, la Britannia, la Germania, la Spagna, dove prima non erano mai esistite vere e proprie città. Nacquero centinaia di nuove città, e ognuna, grande o piccola che fosse, imitava la struttura della tipica città romana o greca: sorgevano templi, una piazza centrale, il teatro, lo stadio per i giochi, le terme e i palazzi pubblici. Ancora oggi centinaia e centinaia di rovine di queste splendide città testimoniano la diffusione del modello di vita romano. Per i primi due secoli seguiti alla morte di Augusto la pace assicurò un livello di sviluppo e di ricchezza che non fu più eguagliato per molti secoli.
Un segno evidente dello sviluppo economico raggiunto è costituito dalla celebre rete stradale fatta costruire dai diversi imperatori e costata allora somme enormi. Inoltre le città avevano fognature e impianti idraulici, bagni pubblici e terme riscaldate, teatri, anfiteatri, circhi, biblioteche, alberghi.
Che la ricchezza fosse diffusa in tutto l'impero e in tante province lo dimostrano i sontuosi monumenti funebri. Ogni categoria sociale dedicava ai propri morti sarcofagi, tombe, piramidi, mausolei, archi, statue, busti, lapidi, ancora oggi conservati in tutta Europa, ma anche in Africa e in Asia.
nave carica di botti (dalla tomba di un commerciante) La ricchezza di quest' epoca si basò su uno sviluppo equilibrato delle varie attività economiche. Nell'agricoltura e nell' allevamento del bestiame si affermarono in tutte le province le tecniche usate dai Romani, le quali permisero la diffusione di molte colture e dell' allevamento specializzato anche dove non erano mai esistiti. Così molti territori divennero talmente ricchi da poter esportare grano, olio e vino in tutto l'impero.
L'artigianato e l'industria si diffusero anch' essi. La ceramica, la fabbricazione dei tessuti e delle armi, la lavorazione del cuoio e del vetro non furono più prerogativa della Grecia o dell'Egitto, ma divennero attività molto redditizie anche in Gallia, in Germania o in Africa. Il sistema delle strade e dei trasporti marittimi, il clima di pace e di sicurezza favorirono lo scambio anche a lunga distanza delle merci e dei prodotti di ogni regione. La Spagna e la Britannia esportarono metalli; l'Africa oro, avorio e legname prezioso; la Germania pellicce, ambra, pesce, legname.
scalpellini che modellano le lastre di pavimentazione stradale I primi due secoli dell'impero furono un periodo di progresso tecnico e scientifico. Le costruzioni di opere pubbliche contribuirono al perfezionamento dell' architettura e dell'ingegneria. In molte regioni furono introdotti i mulini azionati da ruote ad acqua. L'irrigazione si diffuse anche nelle province africane, che disponevano allora di un' agricoltura assai più ricca di quella di oggi. La pace romana e la fioritura delle arti All' alto livello di sviluppo dell' economia, della scienza, della tecnica fece riscontro una fioritura culturale di eccezionale rilievo.
Lo sviluppo della letteratura era già iniziato in precedenza, a seguito della conquista dell'Italia meridionale e della Grecia. Già nel periodo repubblicano grandi poeti come Lucrezio (98-55 a.C) e Catullo (87-54 a.C),storici come Sallustio (86-35 a.C), oratori come Cicerone (106-43 a.C) avevano reso pubbliche le loro opere. Successivamente, nell' età di Augusto, Virgilio (70-19 a.C) aveva celebrato nell'Eneide la leggenda delle origini di Roma, collegandole alla Grecia e alle vicende descritte da Omero nell'Iliade e nell'Odissea. In altri poemi, come le Bucoliche e le Georgiche, egli esaltò la pace serena della ritratto di donna realizzato nell'Egitto romanonatura e del lavoro nei campi. Altri grandi poeti furono Orazio (65-8 a.C) e Ovidio (43 a.C-17 d.C), mentre gli storici Tito Livio (59 a.C-19 d.C) e Tacito (54-120 circa d.C) narrarono le vicende della storia repubblicana di Roma, il primo, e del primo secolo dell'impero il secondo.
L'arte dell' età imperiale seguì e sviluppò i modelli greci.
 Si perfezionarono l'architettura, la scultura, il bassorilievo, il mosaico; ma anche le arti" minori", quali l'oreficeria, la coniazione di monete e medaglie, il taglio di gemme e cammei, produssero opere di grande bellezza e di notevole valore decorativo.

raffigurazione del dio persiano Mitra

 

La tolleranza religiosa di Roma e le nuove religioni

Una delle caratteristiche più importanti dell'impero romano fu la tolleranza religiosa. Roma infatti rispettava le religioni e i culti degli altri popoli e spesso permetteva ai loro adepti di aprire templi e luoghi di culto nella stessa capitale dell'impero. Molte religioni che venivano dall'Oriente (come il culto egizio di Iside e Osiride, quello greco di Orfeo o di Dioniso, quello persiano di Mitra) divennero sempre più popolari fra i Romani. Questo perché, a differenza delle religioni tradizionali, essi offrivano ai fedeli la speranza di una vita che si prolunga anche dopo la morte: il dio che le rappresentava, infatti, risorgeva dal regno dei morti e con lui potevano tornare alla vita anche i suoi fedeli.
A questi culti ogni individuo poteva essere "iniziato" (cioè introdotto) attraverso una serie di cerimonie, chiamate anche misteri perché erano riservate solo a coloro che accettavano il culto del dio, mentre venivano nascoste a tutti gli altri. Oltre alle religioni orientali, e proprio grazie alla tolleranza religiosa dell'impero, in molte città, compresa la stessa Roma, si poteva predicare anche l'ebraismo.

Unica forma di unità religiosa promossa in tutto l'impero fu il culto dell'imperatore. Questo culto, comunque, aveva poco a che fare con la religiosità intima e personale: il suo scopo era soprattutto di rinforzare il senso di appartenenza di tutti gli abitanti dell'impero, i sentimenti di lealtà, da rinforzare mediante cerimoniali ricchi di simboli, parate, inni, bandiere.

Rifiutare il culto dell'imperatore era come offendere la venerazione di Roma, sentimento fortemente sentito nell'impero. Forse a causa di questo rifiuto i Cristiani furono gli unici a essere perseguitati per motivi religiosi.

DOCUMENTO I MERITI DI AUGUSTO

cammeo con ritratto di Ottaviano Augusto Prima di morire, l'imperatore Augusto ripercorse con la memoria le vicende della sua carriera e le mise per iscritto nelle Res Gestae Divi Augusti ("Le imprese del Divo Augusto"), importantissime per conoscere la sua personalità politica e il periodo storico in cui visse e che egli condizionò fortemente.
Leggi attentamente il testo e cerca di capire come questo imperatore, il primo a Roma, sia riuscito nell'impresa di governare tentando di non entrare in contrasto con il senato e dimostrando di voler essere il restauratore degli antichi costumi romani.


Durante il consolato di Marco Marcello e Lucio Arrunzio, rifiutai la dittatura che il popolo e il senato mi avevano offerto, sia quando ero presente, sia in mia assenza. Accettai, invece, in un periodo di grave carestia di frumento, la sovrintendenza del l'annona (l'organismo che distri buiva i generi alimentari) che am ministrai in modo tale da liberare in pochi giorni dalla paura e dal presente pericolo tutta la città, a mie spese e per mia sollecitudine. Non accettai nemmeno il consolato, sia annuo sia perpetuo, che mi fu offerto a quel tempo.
Durante il consolato di Marco Vinicio e Quinto Lucrezio, e poi di Publio Lentulo e Gneo Lentulo, e per la terza volta quando erano consoli Paolo Fabio Massimo e Quinto Tiberone, sebbene il senato e il popolo romano volessero che io fossi eletto, da solo e con supremo potere, come supervisore delle leggi e dei costumi, rifiutai ogni magistratura che fosse contraria al costume degli antenati. Grazie al potere tribunizio, che esercitai con un collega [.. .], portai a termine ciò che allora il senato volle che io facessi.
[. . .] Con nuove leggi, emanate di mia iniziativa ripristinai le consuetudini degli antenati, ormai cadute in disuso nella nostra epoca, e io stesso tramandai alle future generazioni molte tradizioni da imitare.
[.. .] Non volli diventare pontefice massimo al posto di un mio collega ancora vivo [si trattava di Lepido], quando il popolo mi assegnò quel sacerdozio che mio padre aveva avuto.
Il tempio di Giano Quirino, che i nostri antenati vollero restasse chiuso quando in tutto l'impero del popolo romano, per terra e per mare, la pace fosse stata assicurata grazie alle vittorie, e che, secondo quanto si tramanda, prima della mia nascita restò chiuso per sole due volte dalla fondazione della città, durante il mio principato il senato ordinò che si dovesse chiudere tre volte.

documento: I ROMANI A TAVOLA

bassorilievo raffigurante uno scontro contro un popolo barbaro Dalla lettura di questo brano dello studioso Ugo Enrico Paoli (1884-1963) ti risulteranno evidenti le profonde differenze di gusto esistenti tra gli antichi Romani e i nostri tempi.
A noi sembrerebbe di sprecar la grazia di Dio se si cucinassero i piccioni in un intingolo formato, oltre che da altri ingredienti di cui non si conosce il preciso corrispondente, ma che ispirano una grave diffidenza, con pepe, datteri, miele, aceto, vino, olio e senape; o se, quando si hanno degli uccelli, invece di mettedi ad arrostire allo spiedo, si lasciassero cuocere in un umido composto di aceto, miele, olio, uva passa (ovvero susine di Damasco, che fa lo stesso), vino, menta, pepe e un'infinità di erbe dal sapore acuto. La differenza di gusto fra noi e i Romani è ancora più grave di quel che potrebbe sembrare se ci lasciassimo illudere da apparenti coincidenze; come noi, i Romani erano ghiotti di funghi, ma li cuocevano col miele; pregiavano le belle pesche, ma le trattavano a un dipresso come facciamo noi con le anguille marinate; avevano una predilezione per molti dei pesci che anche oggi si vedono volentieri sulla tavola, ma li preparavano con certi intrugli, diciamo così, preoccupanti, in cui entrava di ogni cosa un po' [.. .].

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