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Settimio Severo (193-211)

settimio severoCaio Pescennio Niger fu proclamato imperatore dalle truppe della Siria e Publio Settimio Severo fu proclamato imperatore dalle sue truppe in Pannonia. Severo era il più vicino e marciò velocemente su Roma. Giuliano si recò al senato e lo fece dichiarare nemico pubblico, ma severo aveva a Roma dei sostenitori che lavoravano per lui e lentamente i consensi si spostarono dalla sua parte. Anche i Pretoriani trattavano con lui. Giuliano vide che i consensi gli sfuggivano e si barricò nel palazzo. Il senato ribaltò la sua precedente decisione e proclamò Giuliano traditore e Settimio Severo salvatore dello stato. Giuliano fu assassinato da un soldato nel palazzo l'uno giugno del 93.

Severo sapeva di camminare su una lastra sottile di ghiaccio e si presentò come uomo rispettoso della tradizione. Egli fuori dalla città smontò da cavallo ed attraverso la porta della città a piedi e in abiti civili. Concesse un donativo ai soldati per tenerli contenti. Entrò in senato e giurò di non mandare a morte nessuno di essi. Promise che non avrebbe incoraggiato le delazioni e chiese la deificazione di Pertinace.

Con i pretoriani si comportò diversamente. Prima di entrare in Roma convocò la guardia pretoriana disarmata, la fece circondare dai soldati e la congedò con disonore. Poco dopo, come imperatore, ricostituì la Guardia incrementandone il numero a 15000 effettivi, ma li fece venire dalle legioni di frontiera, inizialmente tutti dalle frontiere danubiane. Egli era determinato a rimuovere l'influenza dei pretoriani dal processo di scelta dell'imperatore.

In seguito Severo rese più sicura la sua posizione a ovest sapendo che prima o poi egli avrebbe dovuto incontrarsi con Niger. Dopo aver sistemato alla meglio le cose dal punto di vista amministrativo e della sicurezza egli lasciò Roma i primi giorni di luglio del 193, e marciò attraverso la Pannonia e la Tracia. Egli evitò la città fortificata di Bisanzio e attraversò l'Asia Minore incontrando Niger sulle pianure del fiume Isso nell'Aprile del 194. Ci fu una battaglia combattuta aspramente, ma Severo vinse. Niger scappò prima in Antiochia e quindi nella Partia, che non volle aver niente da fare con lui. Egli fu raggiunto e ucciso vicino al fiume Eufrate.

Ma il nuovo imperatore aveva da affrontare nuovi rivali. Dalla Britannia emergeva un nuovo pretendente. Severo impiegò del tempo a riorganizzare le forze, ma nel 97 sconfisse il concorrente Albino in Gallia.

Quattro anni di guerre civili avevano lasciato un retaggio pesante. Quando Severo tornò a Roma nel giugno del 97 fece giustiziare 29 senatori e tenne per sé le loro proprietà. Egli si sentiva tradito dal senato e pose la sua fiducia solo nell'esercito. Egli aumentò di un terzo la paga ai soldati e permise loro di sposare donne locali.

Gli ultimi giorni di luglio Severo tornò in oriente per combattere contro i Parti. Ottenne delle brillanti vittorie. Nuovamente Ctesifonte, la città più importante del regno di Babilonia, cadde nelle mani dei Romani e questa volta la città fu saccheggiata e bruciata, e i cittadini furono massacrati. Egli spese diversi anni per risolvere i problemi e conquistare i re locali. Andò in Egitto e in Antiochia e non tornò a Roma fino al 202. Il fatto che Severo poté stare via da Roma cinque anni senza che nessun nuovo pretendente al trono si facesse avanti ci dice con molta eloquenza come fosse stato efficace Severo nell'intimorire il Senato. Dopo aver sopportato alcuni problemi in Africa l'imperatore trascorse molto tempo in Campania, governando l'impero con una piccola corte e godendosi la vita rurale dell'Italia. Il suo regno è uno spartiacque nella storia dell'impero.

Egli eliminò per sempre l'influenza militare dell'Italia nelle cose italiane stabilendovi una legione dedotta dal Danubio e formando la Guardia pretoriana con tutti elementi danubiani. Da quel momento l'Italia fu messa alla pari di qualsiasi altra provincia. Per l'amministrazione dell'impero si servì di moltissimi elementi dedotti dalla Siria, la patria della moglie e dall'Africa, sua provincia nativa. Egli ridusse l'influenza dei senatori tutte le volte che gli fu possibile. La creazione della proprietà privata del principe (res privata principis) dalla confisca dei beni dei senatori giustiziati gli diede una grande ricchezza personale che fece tutt'uno con il tesoro statale. Finanze personali e dell'imperatore e finanze statali furono mescolate per sempre. I tribunali che tradizionalmente trattavano argomenti di competenza senatoriale divennero tribunali imperiali, le decisioni dell'imperatore acquisivano valore legale senza bisogno dell'approvazione di nessuna assemblea. A partire da Severo il titolo di Dominus venne ad essere generalmente usato per l'imperatore.

Nessuna di queste cose era proprio nuova, ma Severo diede loro una forza maggiore e ne fece una questione politica. In ogni caso ciò che Settimio Severo scrisse non fu mai disfatto dagli imperatori seguenti. Una volta ancora sanguinose guerre civili produssero un comandante che cambiò il corso della storia di Roma.

Morì ad Eboracum (York) durante una spedizione contro i Caledoni.

Caracalla (211-217)

Settimio Severo aveva due figli, Caracalla e Geta. Sul letto di morte egli li pregò di andare d'accordo e di governare insieme, ma i due si odiavano. Nel giro di un anno Caracalla uccise il fratello di fronte alla propria madre e mandò a morte il celebre giurista Papiniano perché aveva osato disapprovare il fratricidio.

I suoi comportamenti ebbero conseguenze durature nella storia di Roma. Ad esempio la perdita d'importanza dell'Italia può essere letta alla luce del favore che egli accordava ai Germani e ai Galli: portava una parrucca bionda e indossava una lunga tunica gallica da cui il suo soprannome di Caracalla.  Una riforma dagli effetti duraturi fu la concessione della cittadinanza romana a tutti i maschi adulti dell'impero. La mossa, tipica di Caracalla, aveva più fini fiscali che politici: in seguito a questa decisione aumentava enormemente il numero di persone che avrebbero pagato le tasse direttamente a Roma.

I visitatori di Roma hanno nelle terme di Caracalla una tappa immancabile. Questi sono le più vaste terme di Roma. I lavoro erano stati iniziati da Settimio Severo, ma furono terminati da Caracalla. La sala principale era lunga 185 piedi e 79 piedi largo. e questa era solo una delle tante costruzioni del complesso.

Con il suo stile e le sue grandi gesta Caracalla fu meno odiato di Commodo. Ma tutti gli imperatori si fanno dei nemici. Nel 214 egli guidò le legioni oltre il Danubio per marciare contro la Partia. Egli aveva organizzato sedicimila di essi in una grande falange, arrivando a farli vestire nello stile Macedone.

Mentre era ancora in Mesopotamia il prefetto locale Macrinus ricevette delle informazioni che lo indussero a credere che il suo lavoro e la sua vita fossero messe in pericolo dall'imperatore. Così mentre Caracalla era fuori a cavallo fu assassinato da alcuni soldati.

Macrinus (217-218)

L'assassino di Caracalla regnò solo per pochissimo tempo. E' da ricordare perché è stato il primo imperatore mai stato senatore prima di salire al trono. Egli ebbe grossi problemi fin dall'inizio. Una serie di decisioni sbagliate, esitazioni e imprese impopolari gli alienarono l'appoggio dell'esercito.

Nello stesso tempo la sorella di Giulia Domna (moglie di Settimio Severo), chiamata Giulia Mesa, mise in opera una cospirazione per ottenere l'appoggio dell'esercito al figlio quattordicenne Vario Avito Bassiano. Questo fanciullo, siriano come la madre, er sacerdote del dio Sole a Emesa. Da qui il soprannome di Elagabalo. Il 16 maggio 218 fu proclamato imperatore dalle truppe della Fenicia.

Seguì una battaglia durante la quale un'intera legione disertò e passò dalla parte di Elagabalo. Macrinus perse una seconda battaglia l'otto giugno e tento di scappare mascherato, ma fu riconosciuto, arrestato, portato in Antiochia e giustiziato.

Elagabalo

Il ragazzo, ora quindicenne, passò alla storia con il soprannome di Elagabalo dal nome del dio (El-Gabal). Il suo fu un bizzarro regno riempito di eventi pittoreschi, ma insignificanti. Egli era dominato dall'influenza materna che lo incoraggiava a presentarsi come una manifestazione divina.

Quando Elagabalo giunse a Roma tentò di conformare  le cerimonie al suo credo religioso, con grave scandalo della città. Inoltre rimpiazzò molti ufficiali romani con ufficiali siriani, alcuni dei quali, nominati senatori, erano di estrazione sociale molto bassa.

Elagabalo inoltre scandalizzò i Romani con i suoi costumi sessuali eccessivi e chiassosi. I Romani non condannavano l'omosessualità, ma la consideravano un fatto privato. Elagabalo si truccava gli occhi, si passava il rossetto sulle guance, si riferiva apertamente a questo o a quell'amante come suo marito, e si metteva in attesa sull'accesso delle vie stando in piedi dietro le tende che agitava come una prostituta. Questo tipo di comportamento non era il più indicato per guadagnargli il favore delle truppe.

Sua madre cercava di rendere suo figlio rispettabile e così organizzava dei matrimoni con donne romane. Egli fu sposato a cinque donne diverse in tre anni; la seconda di esse era una vergine vestale.

Malgrado il suo comportamento sessuale furono le sue decisioni in campo religioso a spaventare soprattutto i Romani. Il sesso, dopo tutto, non incideva molto sui destini dello Stato, ma la religione poteva farlo. Diede la de Minerva in moglie al dio El Gabal. Compiva riti religiosi durante i quali egli ballava e le donne siriane cantavano e suonavano, e costringeva i senatori a presenziare allo spettacolo. Costruì un tempio enorme dedicato a El Gabàl sulla collina palatina e vi installò una pietra nera, un meteorite che considerava sacro.
 

Nel 222 Roma ne ebbe abbastanza. La Guardia Pretoriana lo assassinò insieme con la madre e un gran numero di accompagnatori siriani. I cadaveri del ragazzo e della madre furono trascinati per le strade e gettati nel Tevere.

Alessandro Severo (222-235)

Il successivo imperatore fu Alessandro Severo, cugino di Elagabalo, che governò con l'assistenza della saggia madre Mamea e del grande giurista Ulpiano.

Egli restituì al senato l'antica autorità e in certi casi ripristinò anche l'autorità dei comizi popolari. Combattè contro i Persiani che si erano sollevati contro i Parti e avevano fondato un secondo regno di Persia. Combatté contro i Germani che, attraversato il Reno, avevano invaso le regioni occidentali della Gallia.

Morì a Magonza, mentre combatteva contro i Germani, dalle truppe ammutinate.