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Grecia antica
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| Il periodo che va dal 1200 all'800 a.C. circa prende il nome di Medioevo ellenico; è in quest'epoca che intervennero numerosi cambiamenti nella civiltà greco, come l'introduzione dell'uso del ferro Il
MEDIOEVO ELLENICO ( XII - IX SEC. A.C. )
L'età buia, tuttavia, fu non solo un'epoca di decadenza; a poco a poco
la Grecia si riprese economicamente, uscì dal vuoto provocato dal crollo della
civiltà micenea e costruì una società nuova. Nuova per la Grecia stessa, ma
nuova anche per l'umanità intera. LA NASCITA DELLA POLIS
( CITTÀ - STATO ) Ovunque il re, che ora veniva chiamato basiléus, rimase in carica ancora per un certo periodo, ma solo come un primo tra gli uguali che governava sotto lo stretto controllo degli altri aristocratici. Poi egli fu ridotto al ruolo, molto più modesto, di supremo sacerdote. Con la dissoluzione dei regni micenei emerse dunque una situazione sociale del tutto inedita: gli aristocratici colsero l'occasione di creare un'organizzazione in cui il potere del singolo nobile trovava un rafforzamento, ma anche un limite, nel potere degli altri nobili. Fu un processo lungo, ma alla fine nacque una forma associativa del tutto nuova nella storia dell'umanità: la polis. La polis comprendeva
anche il territorio circostante, costituito dai campi, dai villaggi, dai pascoli
e dai porti. La polis dei cittadini Nella polis tutti coloro che possedevano la qualifica di cittadini avevano
gli stessi diritti e gli stessi doveri; si riunivano in assemblea ed eleggevano
i magistrati, cioè gli esecutori del volere collettivo. Bisogna tuttavia tener
ben presente che i cittadini non si identificavano completamente con gli
abitanti; essi erano dei privilegiati che detenevano il potere e lo esercitavano
sul resto della comunità. Nelle prime poleis il gruppo dei cittadini era
estremamente ristretto e coincideva con gli aristocratici, ma presto, anche se
non dovunque, esso si allargò anche ad altre classi sociali. La piazza La polis gravitava attorno all'« agorà », che è la piazza in cui i cittadini si riuniscono in assemblea per discutere i problemi della comunità e decidere collegialmente sulle leggi che occorrono ; essa è contemporaneamente il luogo del mercato e il centro economico e religioso, e perciò vi sorgono gli edifici pubblici, gli uffici, i templi, gli altari. L'agorà è un'autentica invenzione urbanistica, che non trova riscontro né nei centri del Vicino Oriente né in quelli micenei dove tutto dipendeva dal re e non c'era bisogno di un luogo dove tenere l'assemblea. Il potere e la discussione Quando tutti i cittadini diventano uguali e le decisioni politiche nascono da un accordo o da un compromesso tra diverse istanze, ecco che diventa fondamentale farsi capire bene e riuscire a convincere una folla che ascolta e ha delle emozioni tutte particolari e tipiche della folla. La retorica diventa un'arte o una scienza con regole ben
definite e con insegnanti prestigiosi. Prevale chi esprime l'idea migliore nel
modo migliore. I Greci fecero addirittura della persuasione una dea, la dea Peithó. Religione greca Benché Zeus fosse il sommo dio, i greci lo consideravano più il governatore del mondo che il suo creatore. La sua supremazia era limitata dal fatto che gli altri dei possedevano volontà e funzioni indipendenti: Apollo (identificato anche con Febo, il dio della luce) presiedeva alla medicina, agli animali, alla musica e all'Oracolo di Delfi; Era, sposa di Zeus e protettrice del matrimonio; Poseidone, dio del mare e provocatore dei terremoti; Atena, patrona di Atene e delle arti; Afrodite, dea dell'amore. Più tardi, Dioniso, dio della vegetazione e centro dei culti misterici, giunse ad occupare uno dei primi posti. A mano a mano che le città-stato si sviluppavano, la religione si mescolava sempre di più alla vita politica; il culto venne infine disciplinato dalle esigenze della comunità, assumendo più che altro il valore politico e formale di religione di stato. Le funzioni del culto, che prima erano privilegio del monarca o di pochi aristocratici vennero ora affidate ai sacerdoti; questi erano privati cittadini che venivano eletti come i normali magistrati, e al termine del loro mandato abbandonavano la carica. In assenza di una casta sacerdotale specializzata come, per esempio, i bramini indiani o i sacerdoti cristiani, il culto aveva in Grecia un carattere di estrema semplicità : chiunque poteva rivolgersi agli dei e praticare i riti in loro onore. Per soddisfare le esigenze di una religione più intima, profonda e personale ci fu un sempre maggiore sviluppo dei culti misterici: - l'orfismo e i misteri eleusini o quelli dionisiaci - molti greci erano scontenti degli dei olimpici che rispecchiavano i costumi di un'aristocrazia dominante. L'oligarchia I nobili avevano nelle mani un forte potere economico; erano proprietari
terrieri e allevatori di bestiame. I nomi con cui venivano chiamati esprimono la
realtà di una casta che si riteneva superiore per origine divina, per virtù
morali, per ricchezza; sappiamo infatti che si definivano eupatridoi, « i ben
nati », eughenéis, « di buona stirpe », kalòi kài agathói, « i belli e buoni »,
hippobótes, «allevatori di cavalli ». I loro ideali di vita si manifestavano nel
lusso e nello sfarzo: quando si recavano all'assemblea stupivano la gente
comune con il loro incedere superbo, i mantelli di porpora, le capigliature ben
curate e la scia di profumo che lasciavano dietro di sé. I loro passatempi
preferiti erano i cavalli e la caccia. Carestie ed espansione Una serie di carestie e di cattivi raccolti coinvolse
nell'ottavo secolo non solo i poveri contadini senza terre, ma anche i piccoli
proprietari terrieri, che nel secolo precedente se l'erano cavata abbastanza
bene. D'altra parte i terreni agricoli della Grecia non permettevano di sfamare una popolazione in espansione, quindi ad un certo punto i cittadini in soprannumero di una polis erano costretti a scegliere tra la miseria e la partenza per fondare una nuova colonia. Ma sfuggendo alla fame e alla miseria divennero protagonisti dell'espansione della civiltà greca in tutto il Mediterraneo. L'espansione greca
Colonia in greco antico si dice apoikìa, che letteralmente significa "casa
fuori". Il termine, nella sua etimologia, non contiene alcun significato
riconducibile all'intento di conquista o di imperialismo. I primi viaggi furono promossi da Calcide, polis della penisola Eubea, ma ben presto seguirono altre spedizioni da tutta la Grecia per oltre 150 anni. Focea, Corinto, Megara, Sparta, Locri, Rodi, Samo, divennero, città-madri di altrettante poleis greche in terre lontane. Coloni greci approdarono sulle coste dell'Italia meridionale, dell'Italia Meridionale e insulare, della Gallia, della Spagna, dell'Africa, del Mar Nero, e fondarono città che divennero presto ricche e potenti: Metaponto, Sibari, Reggio, Messina, Siracusa, Catania, Agrigento, Marsiglia, Malaga, Sagunto, Cirene e tante altre. La cultura greca si fuse con quella delle popolazioni locali, dando origine a civiltà splendide e originali. Il termine apoikìa usato dai Greci per definire le colonie indica con maggiore esattezza il fenomeno: all'atto della partenza, infatti, la città-madre forniva ai coloni ogni genere di aiuti: navi, mezzi, informazioni; quando però la spedizione prendeva possesso delle nuove terre formando una nuova comunità, la polis che nasceva era del tutto autonoma rispetto alla madrepatria. Restavano i legami di lingua, di cultura, di religione, fiorivano i rapporti commerciali, ma cessavano completamente quelli politici; la colonia era libera di espandersi, di seguire un suo sviluppo originale stipulava trattati, fondava a sua volta altre colonie, si dava leggi, sceglieva i propri magistrati, il tutto senza alcuna interferenza della madrepatria. Le colonie greche più importanti, in territorio italiano, sorsero a:
Agricoltura e controllo del traffico commerciale La grandezza e il vanto della maggior parte delle colonie erano basati sull'agricoltura: la prosperità agricola di Cuma, Catania, Lentini, Siracusa, Sibari, Nasso era famosa nell'antichità. Alcune colonie erano state invece fondate con lo scopo preciso di controllare
i flussi del traffico commerciale: in queste l'attività prevalente non fu
l'agricoltura, ma il commercio. Dalle colonie del Mar nero proveniva il legname da Costruzione e il grano. I rapporti con le culture locali I Greci colonizzatori dovettero confrontarsi con i Siculi della Sicilia, i Lucani e i Bruttii dell'Italia meridionale (la cosiddetta Magna Grecia), i Traci del Mar Nero, i Libici dell'Africa. Vediamo tre esempi completamente diversi
riguardanti la colonizzazione della Sicilia. Nelle colonie ci sono minori differenze
sociali Legislazione scritta Dalle colonie le leggi scritte furono poi gradualmente adottate anche nelle poleis della madre-patria. I beni in comune delle isole Lipari Poiché i pirati etruschi facevano agli abitanti di Lipari una guerra
continua, essi crearono una flotta e si divisero in due gruppi: gli uni
coltivavano le terre che avevano messo in comune, gli altri combattevano i
pirati; i beni erano di tutti e i pasti venivano consumati insieme. Essi vissero
per un certo tempo così, in regime comunistico. Più tardi si spartirono l'isola
di Lipari, dove si trovava la loro città, ma continuavano a coltivare in comune
le altre isole. Infine si divisero il suolo per un periodo di venti anni; ogni
volta che terminava questo periodo rimettevano a sorte i lotti. Così sconfissero
gli Etruschi in molte battaglie navali ... Il « comunismo » delle isole Lipari è certo un caso del tutto eccezionale, ma non per questo meno significativo, della tendenza verso l'uguaglianza sociale che doveva manifestarsi lontano dalla madrepatria, in situazioni particolarmente difficili. Tuttavia, con il passare del tempo, i tradizionali modelli sociali finirono per prevalere, e sorsero ovunque, anche nelle colonie, potenti aristocrazie locali detentrici del potere politico e della maggior parte della ricchezza. |
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