Antonio sommuove il Foro
Cesare
era morto e nessuno sapeva cosa fare tranne Marco Antonio. Aveva fatto
politica a lungo e conosceva i comportamenti sia dei senatori che del
popolo. Con la sua propria autorità convocò il Senato in seduta
straordinaria. Chiese che i cospiratori fossero perdonati e che al suo amico
fosse assicurato un funerale pubblico.
Entrambe le mosse erano brillanti. Antonio non era nella
posizione giusta per punire Bruto e Cassio. Se avesse tentato avrebbe far
esplodere una sanguinosa nuova guerra civile. Invece egli li perdonava e
così facendo disarmava le eventuali reazioni alla paura che Antonio volesse
vendicare la morte di Cesare in un bagno di sangue.
La seconda mossa fu ancora più astuta. Il funerale di
Cesare avrebbe offerto l'occasione giusta per suscitare la rabbia dei
Romani. I senatori sapevano ciò, naturalmente, ma Antonio promise che essi
non avevano niente da temere da quella parte. Egli disse che non avrebbe
parlato dei cospiratori e non avrebbe glorificato Cesare: egli disse di
volere semplicemente per il suo amico gli onori funebri dovuti a una figura
pubblica dello spessore di Cesare. Rassicurato il senatto accettò.
Essi si posero in questo modo nelle mani di Antonio. Con
una mossa sola Antonio aveva acquisito il comando effettivo dello stato e
non gli restava che comportarsi nel modo opportuno per conservarlo sine die.
Il funerale fu un grande successo. Antonio Mostrò il corpo
di Cesare ancora avvolto nella toga insanguinata con i buchi delle lame ben
visibili. Egli fece un commovente discorso. All'insaputa dei senatori
Antonio si era procurato il testamento di Cesare e lo lesse alla folla.
Tra i diversi provvedimenti c'era la creazione di un certo numero di
giardini per i poveri della città ed una somma di denaro da distribuire ai
cittadini romani in segno di gratitudine per la loro lealtà nei confronti di
Cesare. Non esattamente le ultime volontà di un crudele tiranno.
La folla infuriata insorse, Bruto e Cassio spaventati per
la loro vita scapparono da Roma. Vagarono per l'Italia, abbandonati e
senza amici, incapaci di capire le dimensioni della loro colpa.
Andarono in Grecia, dove furono ricevuti meglio.
Ottaviano
Nelle
settimane che seguirono l'uccisione di Cesare appare una nuova figura sulla
scena: Ottavio, figlio adottivo di Giulio Cesare. Egli aveva 18 anni al
tempo della morte del padre, e si trovava in Epiro. Fu chiamato con urgenza
a Roma dai suoi amici per difendere i propri interessi.
La cosa che tirò fuori Ottavio è che egli era erede del
potere di Cesare. Antonio, essendo amico di Cesare da lungo tempo e suo
collega naturalmente aveva sperato di vedere se stesso in quel ruolo.
Trovandosi la strada sbarrata da un quasi ragazzino egli si mostrò
contemporaneamente arrabbiato e sprezzante. Ottaviano secondo lui
sarebbe stato facilmente condizionato e dominato.
Ottaviano tuttavia era un giovane molto serio e
determinato ad ottenere ciò che gli era dovuto per testamento. Vedendo
che Antonio pagava i suoi costosi svaghi con i fondi dello stato fu offeso,
ed adirato. Quando egli insisteva per ottenere la soddisfazione dei suoi
diritti era Antonio ad arrabbiarsi a sua olta. Nell'estate del 44, i due già
erano ai ferri corti.
Ancora guerra civile
In autunno Ottaviano si sentì veramente minacciato da
Antonio. In ottobre egli azzardò un gioco disperato: su sua propria
autorità e senza alcuna autorizzazione legale egli prese a richiamare
alle armi i veterani di suo padre. Questo fu un momento critico per il
giovane. Egli si giocava tutto sulla forza di un semplice nome: Giulio
Cesare. Ed egli lo fece. I veterani accorsero in gran numero ed egli
ebbe il suo esercito.
Cicerone, nella speranza di poterlo manipolare,
rivestì Ottaviano del ruolo di campione della repubblica ed Antonio del
ruolo del grande nemico (ricordiamo che Antonio era il vecchio amico di
Cesare e Cicerone aveva odiato Cesare). Cicerone, come Antonio, credé di
poter guidare il giovane Ottaviano nelle sue decisioni politiche.
Così Cicerone si appellò ad Ottaviano per salvare la
Repubblica e il senato dichiarò Antonio fuorilegge nel febbraio 43.
Antonio andò in Gallia dove arruolò 22 legioni, una forza formidabile.
Entrò in Italia nell'estate del 43.
In inverno il Senato riuscì ad irritare Ottaviano.
Alla maggior parte dei senatori Ottaviano non piaceva perché si
rifiutava di interpretare semplicemente il ruolo della marionetta. Egli
aveva in mente il suo piano e pensava di cooperare col senato fino a
quando la cosa gli avesse fatto comodo.
Quindi, con Antonio che proveniva dal nord, Ottaviano
per prima cosa colpì il senato. Occupò Roma col suo esercito e forzò il
senato a revocare l'amnistia per Bruto e Cassio, quindi rivolse la sua
attenzione nei confronti dell'amico di suo padre.
Il secondo triunvirato
Ottaviano si scontrò con Antonio a Modena e lo
sconfisse in una scaramuccia, ma immediatamente lo persuase a congiungere le
loro anziché combattere. Lepido, uomo ricco e potente, servì loro
da terzo e il secondo triunvirato fu creato. La relazione critica,
tuttavia era tra Ottaviano ed Antonio, e questa fu sigillata da un
matrimonio: Marco Antonio sposò la sorella di Ottaviano, Ottavia.
I tre uomini in senato costrinsero l'assemblea
all'approvazione di una legge che attribuiva loo il potere consolare
per cinque anni. Lepido ricevette la Spagna come sua area di
comando, Antonio la Gallia e Ottaviano l'Africa e la Sicilia, ma
nessuno di loro chiese di risiedere nella provincia assegnata. In
effetti i tre miravano al potere supremo in Roma.
Col Secondo Triumvirato, il governo di
Repubblicano fu buttato via per sempre. I triumviri nominavano i
magistrati secondo la propria volontà. Riempirono il senato di
propri uomini. Essi avevano il pieno controllo degli eserciti e del
tesoro, e seguivano la loro propria politica estera. Ottaviano
istituì un altro ciclo di proscrizioni, ed approssimativamente 2300
persone furono uccise esiliate.
Morte dei cospiratori
Una volta che Roma fu messa in ordine secondo la
volontà di Ottaviano, egli mosse contro i cospiratori. Nel 42
egli ed Antonio mossero contro la Grecia dove Bruto e Cassio
avevano raccolto un esercito per ciascuno. In seguito alle
proscrizioni di Ottaviano molti senatori con simpatie
repubblicane si erano rifugiati al riparo degli eserciti dei
cospiratori, così Bruto e Cassio ora rappresentavano il baluardo
dei vecchi repubblicani.Gli eserciti si
scontrarono a Filippi. In due successive battaglie furono
sconfitti prima Cassio e poi Bruto. Queste furono le prime
battaglie combattute da Ottaviano. Egli non era un genio
militare, ma aveva il talento di farsi sostituire da uomini
brillanti a lui fedeli. Questi comandanti vinsero la
battaglia per lui. E Antonio, naturalmente giocò un ruolo
importante.
Bruto e Cassio preferirono suicidarsi
piuttosto che cadere nelle mani dei nemici. Un gran numero di
senatori morì a Filippi e con essi morì un'altra parte della
repubblica stessa. Tutti gli avvenimenti futuri erano solo
nelle mani dei triumviri.
Fallimento della repubblica
Perché la Repubblica fallì?
Forse questa domanda è posta male perché la repubblica
romana durò per oltre cinquecento anni, una durata superiore a quella di
qualunque altro sistema di governo. La domanda giusta sarebbe invece: come
riuscì la repubblica a resistere tanto a lungo specialmente in momenti
in cui il sistema sembrava fare acqua da tutte le parti?
Ma noi uomini siamo di gran lunga più colpiti dai
fallimenti dei potenti piuttosto che dai loro successi ed il problema del
tramonto della repubblica romana ha occupato gli storici per centinaia di
anni. Le cause sono molteplici e complesse e non è questo il luogo per dare
una risposta definitiva. Possiamo però elencare alcuni fattori importanti.
Un fattore importante fu il fallimento del senato. La
Repubblica, nella sua essenza, era il senato e questo, nella crisi della
tarda repubblica si mostrò indegno. Di fronte alla necessità di riforme
radicali esso fu troppo conservatore e contrario al cambiamento. Un esempio
di ciò è il rifiuto di concedere la cittadinanza agli alleati italici.
Inoltre il senato fu incapace di offrire grandi leader
quando ce ne sarebbe stato bisogno. Le grandi figure della tarda repubblica
erano uomini esterni al senato. L'unico senatore, forse, che avrebbe potuto
avere un certo rilievo fu Cicerone, giunto troppo tardi sulla scena
politica.
Il senato non ebbe una politica chiara e coerente: i
senatori furono capaci solo di anteporre i propri interessi a quelli della
repubblica.
Comunque la crisi che ha messo alla prova il senato non
aveva origini nel senato stesso, ma nella struttura della stato romano. Una
volta che quei difetti furono portati alla luce nessuno fu in grado di porvi
riparo.
Roma non aveva protezioni contro la dittatura militare:
una volta che il comando di un esercito divenne strumento di lotta politica,
la politica si decise sui campi di battaglia e il dibattito politico si
trasformò in una lunghissima guerra civile.
Un altro fattore di grave instabilità fu l'uso cinico di
bande tumultuanti e violente durante le votazioni delle assemblee: chi
ingaggiava il maggior numero di facinorosi faceva passare le sue leggi. E
non dimentichiamo il terrorismo e le proscrizioni.
A partire dalla proposta di riforma agraria di Tiberio Gracco la storia
romana è una serie di episodi di uso della violenza per fini politici. Si
trattò di una guerra civile quasi ininterrotta durata un secolo. La
fine di quel resoconto copre un secolo di trimestre di guerra civile e quasi
non rotta. Quale struttura politica avrebbe potuto resistere a questo?
Dopo il diluvio
Un altro elemento nel fallimento della repubblica fu
l'acquisizione di un grande impero al cui dominio la struttura dello stato
romano non era adatta. D'altra parte essa non poteva rifiutare la
responsabilità del dominio dell'impero.
Quindi, nel 31, Ottaviano e Roma dovettero affrontare un
dilemma: da una parte era chiaro che il vecchio sistema non era in grado di
governare nel migliore dei modi l'impero, d'altra parte i romani odiavano la
monarchia. Cosa fare? Ottaviano era un abile politico e conosceva la
psicologia dei romani. A 32 anni di età aveva nelle sue mani tutti i popoli
del Mediterraneo. Cosa avrebbe fatto?