da Diocleziano a Teodosio

                                          


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Diocleziano (284-305)

Diventa sempre più difficile raccontare la storia dell'impero in termini di singoli Dioclezianoimperatori. Con Diocleziano abbiamo una formale divisione dell'impero in impero d'oriente e impero d'occidente con un imperatore e un vice imperatore per ogni parte. Il sistema da lui architettato fallì addirittura durante la sua vita, ma qualcosa era destinato e rimanere. Dopo Diocleziano vedremo spesso almeno due imperatori contemporaneamente. In questo capitolo concentreremo l'attenzione soprattutto sugli imperatori occidentali.

Nacque a Diocles, in una povera famiglia dalmata. Fece la sua carriera nell'esercito. Sconfisse l'imperatore Carino il 1 Aprile 285 e prese il nome di Gaio Aurelio Valerio Doiocleziano. Passò molti anni affrontando invasioni e ribellioni su una varietà di fronti: Mesia, Pannonia, Sarmazia, Siria.

Nel 293 creò la tetrarchia, un sistema di quattro sovrani. Egli e il suo amico Massimiano presero il titolo di Adugusto, con Massimiano al governo dell'ovest e Diocleziano al governo dell'est. Inoltre scelse Costanzo come vice di Massimiano nell'ovest e Galerio come suo vice nell'est. Costoro ebbero anche il titolo formale di Cesare. Il progetto era che a ciascun Augusto sarebbe successo il relativo Cesare il quale a sua volta avrebbe scelto un nuovo Cesare e così via. Questo sistema creava quattro centri di comando che avrebbero sviluppato il loro effetto nei quattro angoli dell'impero. Ognuno di essi aveva sostanzialmente gli stessi onori e in questo modo si allontanava, in teoria, il rischio di una guerra civile ad ogni successione.  Il Cesare veniva scelto parecchio tempo prima della morte dell'Augusto e ciò avrebbe allontanato le probabilità di richieste da parte di eventuali rivali.

L'impero era diviso solo dal punto di vista militare, ma non dal punto di vista politico. Le leggi riguardavano tutto l'impero e portavano le quattro firme degli Augusti e dei Cesari. Questa era non tanto l'ammissione che nessun uomo poteva governare l'impero, quanto il riconoscimento che il potere politico doveva essere maggiormente distribuito per aiutare il mantenimento della pace.

Diocleziano promosse riforme in molti campi. Riorganizzò completamente il sistema provinciale raddoppiando il numero delle province avendone dimezzato la superficie.  Questo per rendere difficile ai diversi governatori di avere sufficienti risorse per tentare la presa violenta del potere imperiale. Le province furono raggruppate in unità amministrative più ampie dette diocesi, sotto un governatore generale che rispondeva a sua volta al prefetto del pretorio il quale a sua volta rispondeva a uno sei tetrarchi.

L'esercito fu completamente riformato. Con Diocleziano abbiamo la divisione formale tra esercito di frontiera ed esercito campale.  L'esercito campale era mobile e poteva essere spostato dappertutto secondo le necessità. Ogni tetrarca aveva un esercito campale sotto il suo comando. Ogni tetrarca aveva anche una guardia di palazzo, innovazione, questa, che riduceva la guardia pretoriana a poco più di una guarnigione cittadina. Le truppe di frontiera erano chiamate "limitanei" o "riparienses" (letteralmente uomini della riva, a dimostrazione dell'importanza dei confini del Danubio, del Reno, dell'Eufrate. Diocleziano aumentò il numero dei soldati fino ad avere mezzo milione di uomini sotto le armi.

Le spese militari e per il mantenimento della burocrazia richiedeva l'aumento delle entrate statali. Diocleziano vedeva che che il sistema di riscossione fiscale attuale era abbastanza efficiente, ma non bastava. Nel 294 tentò di riformare le finanze, ma fallì. Tentò di bloccare prezzi e salari, ma anche queste misure rimasero inefficaci.   Egli rese normali dei prelievi fiscali che in passato erano stati eccezionali, e impose tassazioni ogni volta che ce ne fu bisogno. Egli tentò di fissare alcune professioni nelle relative famiglie obbligando  i figli a seguire la professione del padre. Egli non ottenne un grande successo in queste riforme. Le condizioni delle finanze dell'impero erano nel marasma e ci sarebbe voluto tanto tempo per migliorare la situazione. I suoi tentativi sarebbero stati ripresi con maggiore successo dai successori.

Diocleziano è entrato nella storia del cristianesimo per aver promosso una delle più violente e sanguinose persecuzioni contro i cristiani. Galerio premeva di continuo su di lui perché promuovesse un'azione forte contro i Cristiani. Diocleziano inizialmente era riluttante, ma quando finalmente cedette alle insistenze di Galerio, lo fece con la tipica energia e   senza trascurare niente. La persecuzione fu talmente capillare che intere comunità semplicemente scomparvero, o abiurarono o si nascosero.

Diocleziano abdicò il 1 maggio del 305. Questo suo ritiro sembra sia stato motivato da una grave malattia presa nel 303. Egli costrinse anche il suo coimperatore Massimiano a ritirarsi a sua volta. Massimiano non avrebbe mai voluto ritirarsi, ma lo fece per rispetto nei confronti del suo vecchio amico. Essi si dimisero nello stesso giorno.

Diocleziano visse ancora due anni, abbastanza per vedere il suo sistema a tetrarchia andare in frantumi. Ma egli aveva stabilito alcuni cambiamenti di importanza vitale per l'impero. Se gli fosse succeduto un uomo altrettanto abile le sue riforme avrebbero avuto una chance di divenire permanenti. Diocleziano è ricordato come uno dei massimi imperatori romani.

LA GUERRA CIVILE E LA DISSOLUZIONE DELLA TETRARCHIA (305-312).

Diocleziano vide ben presto il crollo della sua tetrarchia.

costantinoI due Cesari, Galerio e Costanzo Cloro, divennero Augusti e si scelsero due nuovi Cesari; ma ben presto da tutte le parti dell'impero pullularono altri Augusti e altri Cesari (fino a sei Augusti contemporaneamente!), finché rimasero due soli imperatori:

  • Costantino, figlio di Costanzo Cloro, proclamato Augusto dalle legioni della Gallia e favorevole al cristianesimo.
  • Massenzio, figlio di Massimiano, proclamato Augusto dal senato e dal popolo di Roma, e favorevole al paganesimo.

Costantino calò in Italia, e, per quanto disponesse di forze inferiori, sconfisse Massenzio presso ponte Milvio, 312 determinando la vittoria del cristianesimo sul paganesimo.

Massenzio, nella fuga dei suoi, precipitò nel Tevere, dove mori annegato; Costantino entrò trionfalmente in Roma, dove gli fu dedicato l'arco famoso, che ancora si conserva.

Narra la tradizione che alla vigilia della battaglia Costantino vide nel cielo una croce con le parole: "In hoc signo vinces", e che, in seguito a questa apparizione, fece fare uno stendardo a forma di croce, sormontato dal monogramma di Cristo (labaro).

EDITTO DI MILANO.
Pochi mesi dopo la vittoria di ponte Milvio, Costantino, trovandosi a Milano, emanò il famoso Editto di Milano (313), col quale concedeva ai Cristiani la piena libertà di culto.

COSTANTINO E I SUOI SUCCESSORI
(312-363)

COSTANTINO (312-337).

Costantino, a cui i contemporanei diedero il titolo di Grande, fu il primo imperatore cristiano.

Egli aveva appreso a conoscere e a rispettare la nuova religione dal padre Costanzo Cloro, e soprattutto dalla madre Elena fervente cristiana (Santa  Elena imperatrice).

Ma, nonostante e sue convinzioni religiose, ricevette il battesimo poco prima di morire.

Costantino, continuando la politica di Diocleziano, rese ancor più assoluto il potere imperiale, accentrando nelle sue mani gli affari più importanti e tenendo nel suo saldo pugno il comando dell'esercito.

Egli mantenne la divisione dell'impero in quattro parti (corrispondenti alle quattro parti della tetrarchia di Diocleziano), ma diede a tale divisione carattere semplicemente amministrativo, e, perciò, le chiamò prefetture mettendo a capo di ciascuna di esse un prefetto del pretorio, rivestito soltanto di poteri civili.

Tali parti furono l'Italia, la Gallia, l'Illirico, l'Oriente.

Mantenne inoltre la suddivisione in diocesi (12) e in province (117). Ogni provincia fu suddivisa in regioni, che corrispondevano ai territori delle varie città.

Ma il fatto più notevole del suo governo fu il trasferimento della capitale da Roma a Bisanzio (che i posteri chiamarono Costantinopoli), poiché la nuova città, per la sua posizione, sembrava più adatta per la difesa del confine danubiano e orientale, da cui provenivano le più gravi minacce alla sicurezza dell'impero (330).

Costantino favori in ogni modo il cristianesimo, non solo emanando il famoso Editto di Milano (313), col quale concedeva ai Cristiani la piena libertà di culto), ma difendendo la nuova religione contro le eresie che ne minacciavano l'unità. La più famosa tra esse fu allora l'arianesimo, fondato da Ario, prete di Alessandria d'Egitto, che sosteneva che Cristo era figlio di Dio, ma non partecipe della divinità del Padre.

Costantino, accordatosi col papa, convocò il concilio di Nicea (325), primo concilio ecumenico (o universale), in cui, per opera soprattutto di Atanasio, vescovo d'Alessandria, fu condannata l'eresia di Ario e fu fissato il Credo (o Simbolo) della religione cristiana.

I SUCCESSORI DI COSTANTINO (337-363).

Costantino, morendo, divise l'impero fra i suoi tre figli, Costantino II, Costante e Costanzo II, che si combatterono fra loro in una lunga guerra fratricida. Costanzo II (353-361), dopo la morte dei fratelli, riuscì a riunire sotto di sé tutto l'impero; ma, seguendo una politica contraria a quella del padre, favorì gli ariani e perseguitò i cattolici.

Giuliano (361-363), cugino di Costanzo, a cui i Cristiani diedero l'odioso titolo di  "apòstata", cercò invece di restaurare il paganesimo, pur senza giungere ad una vera e propria persecuzione dei Cristiani.

Egli aveva avuto una prima educazione cristiana, ma poi, avendo appreso ad Atene la filosofia greca, era divenuto un fervido ammiratore dell' ellenismo e del paganesimo.

Morì durante una spedizione contro i Persiani, e si narra che, morendo, esclamasse: a Galileo, hai vinto! s, riconoscendo così la vittoria del cristianesimo.

Con lui si estingueva la discendenza di Costantino.

TEODOSIO E I SUOI SUCCESSORI
(379-423)

TEODOSIO (379-395).
Teodosio, a cui i contemporanei diedero il titolo di Grande, fu l'ultimo imperatore degno di Roma.

Egli, fervente cattolico, subì fortemente l'influenza di S. Ambrogio, vescovo di Milano.

Nel 380 pubblicò, insieme all'imperatore Graziano (che governava allora l'Occidente) l'editto di Tessalonica, con cui si dichiarava che "sola religione dell'impero era quella che il divino apostolo Pietro aveva trasmessa ai Romani"

Nel 390, avendo agito con troppa crudeltà contro gli abitanti di Tessalonica. che si erano ribellati, S. Ambrogio lo escluse per ben otto mesi dalla comunione dei fedeli, obbligandolo a fare pubblica penitenza.

Teodosio vinse anche i Visigoti (o Goti occidentali), che avevano varcato il Danubio, invadendo la penisola balcanica; ma, non potendo allontanarli, permise ad essi di stabilirsi nella Tracia e nel a Macedonia in qualità di alleati dell'Impero (379).

ARCADIO (395-408) E ONORIO (395-423)

Teodosio, morendo, divise l'Impero tra i suoi due figli, Arcadio, che ebbe l'Oriente, e Onorio, che ebbe l'Occidente; ma poiché i due nuovi sovrani erano ancora molto giovani, pose il primo sotto la tutela del prefetto del pretorio Fufino, gallo di origine; e il secondo sotto il generale Stilicone, vandalo di origine, ma fedele agli ideali romani.

Questa volta la spartizione si trasformò in una vera e definitiva divisione dell'impero: ma mentre l'impero d'Occidente, travolto dalle invasioni barbariche, si avviò a una precipitosa rovina, l'impero d'Oriente sopravvisse per più di mille anni.