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Il ritorno di Ottaviano a Roma

Ottaviano AugustoOttaviano si trovava nel 31 a.C. in una posizione che non aveva precedenti. La guerra civile aveva travagliato Roma negli ultimi 20 anni durante i quali la macchina del governo  era caduta in un caos completo. La costituzione era stata abrogata o ignorata tante volte che si sarebbe detto non fosse mai esistita. Il senato a sua volta era stato alternativamente devastato o ignorato, e i suoi diritti e poteri erano ora largamente teorici.

Per combattere tutto ciò Ottaviano aveva la ricchezza dell'Egitto, duecentomila soldati, una flotta immensa, ed un potere senza limiti. Egli era anche immensamente popolare. Egli si presentava bene, esibiva le antiche virtù romane, ed era  salutato da una parte all'altra del Mediterraneo come il portatore della pace. Dopo una generazione di spargimenti di sangue, il corrispondente antico di due guerre mondiali, tutti erano  ansiosi di avere un donatore di pace.

La sua politica

processione in omaggio a OttavianoLa domanda di tutti era: e adesso cosa succede? Cosa avrebbe fatto Ottaviano? Egli era soltanto un giovane uomo al comando del mondo intero. Sarebbe diventato un tiranno? un re?

Ottaviano era un conservatore, nostalgico delle tradizioni romane. Il suo desiderio sarebbe stato di preservare la repubblica ed aveva un genuino rispetto per essa. Nello stesso tempo egli realizzò chiaramente, forse ancora più chiaramente del suo padre adottivo, che la repubblica era moribonda. Qualcosa di nuovo stava per nascere.

Le sue mete immediate erano semplici: in primo luogo e soprattutto egli voleva terminare la guerra civile. Ottaviano dall'inizio alla fine del suo regno insistette per la pace e per l'ordine pubblico. Per ottenere ciò egli doveva tenere il controllo dei militari.  Il senato e la nobiltà in generale avevano fallito nei loro doveri verso lo stato a questo proposito. Silla aveva commesso un errore nel ritirarsi abbandonando il controllo dell'esercito. Ottaviano non avrebbe commesso lo stesso errore.

Con il controllo dell'esercito andava il controllo della politica estera e, di conseguenza, delle finanze statali. Per un certo tempo egli continuò semplicemente a mantenere i poteri acquisiti come triumviro.

Il suo titolo ufficiale era "imperator" mediante il quale egli deteneva il pieno potere consolare. Come console egli aveva il comando dell'esercito. Per gli altri titoli egli aveva il controllo sopra tutte le province e il diritto di  nominare ufficiali di ogni livello di governo. La sua ricchezza personale era talmente vasta che sarebbe stato in grado di pagare di sua tasca i salari  ad un terzo degli impiegati dell'impero.

E così egli cominciò ad ordinare l'impero. Ridusse il numero delle legioni da sessanta a ventinove,  congedando più di 100.000 soldati e fondando numerose colonie. Egli ancora ridusse il numero dei senatori a 800, quasi tutti sue creature. Questo organo dello stato aveva il compito di mettere il timbro della legge repubblicana ad ogni suo atto. 

In compenso Ottaviano non aveva in mente nessuna grande innovazione. In apparenza egli operava all'interno del sistema, accumulando titoli e uffici tradizionali, ma in realtà egli stava inventando un nuovo sistema. Il titolo di imperator  venne fissato per sempre e l'inizio del principato viene fatto iniziare a partire da Azio.

Anche così passò un certo numero di anni prima che Ottaviano trovasse la combinazione corretta tra i propri poteri e i poteri del senato.

Riforme

Augusto intraprese anche una varietà di riforme ed atti di cui hanno tratto profitto le persone comuni di Roma. La costruzione di una lunga serie di edifici pubblici diede lavoro ai disoccupati oltre ad abbellire la città. Nelle Res Gestae, la sua autobiografia, affermò di aver trovato una città di legno e di aver lasciato una città di marmo.
Assicurò l'approvvigionamento di acqua a molte case romane, costruendo o completando acquedotti ed un sistema di fognature. Costruì o completò molti tempi. Lui creò un reparto vigili del fuoco. Potenziò e rese stabile l'approvvigionamento di grano allontanando lo spettro delle carestie. Inoltre organizzò magnifici giochi e spettacoli gratuiti per i poveri.
Questi ed altri atti simili gli accattivarono l'affetto delle persone comuni, oltre che la fedeltà delle classi superiori.

L'impero nell'est

Augusto non era un grande comandante militare, ma era un genio nell'avvicinare a sè i generali più abili che gli procurarono vittorie su vittorie.
In oriente egli estese l'impero fino in Arabia raggiungendo il mar Rosso. In Egitto l'impero fu esteso fino all'Etiopia. Nel Nordest l'impero comprendeva gran parte dell'odierna Turchia.
Egli evitò la Partia, l'impero concorrente che aveva a lungo causato problemi sui confini orientali, ma mediante negoziati fu in grado di riprendere i territori persi da Crasso a Carre.
L'influenza romana raggiunse tutto il Medio Oriente e Augusto ricevette ambascerie anche dalla lontana India.

L'impero nell'ovest

Anche nell'ovest Augusto estese i confini dell'impero. La Spagna, sorgente di una guerra interminabile alla fine fu pacificata. Gli eserciti romani si muovevano dal nord Africa fino all'Atlantico, rendendo sicuro il territorio. Le navi romane navigavano nell'Atlantico lungo le coste dell'Africa e dell'Europa.

Gli ultimi anni di Augusto

Diventando più vecchio Augusto era sempre più preoccupato del problema della successione. Quello che fece a questo riguardo fu particolarmente importante per il futuro delle sue riforme.

Tutto ciò che Augusto fece fu fatto in virtù della sua autorità personale. Non c'era niente nella costituzione romana, niente nella struttura delle assemblee o dei pubblici uffici, che avrebbe potuto garantire a chiunque di ereditare il suo potere.

Sembrava chiaro che alla sua morte non ci sarebbe stato un ritorno alla repubblica. Una delle sue imprese maggiori fu di avere vissuto una vita lunga e di essere stato capace di vedere chi avrebbe potuto succedergli alla sua morte; chi ci sarebbe riuscito?

Il successore di Augusto sarebbe venuto fuori dalla sua proprio famiglia. Ciò era in accordo con le sue proprie inclinazioni e con le attese di Roma in generale. Augusto dovette subire una tragedia dietro l'altra. Tutti i suoi favoriti morirono,  alcuni in circostanze sospette,  finché uno solo sopravvisse, il suo figliastro Tiberio. Egli stimava Tiberio come generale, ma non gli piaceva come uomo e lo stimava poco come politico.

Nel 12 d.C. Tiberio era l'unico membro maschio della famiglia con qualche competenza politica e di comando. Così Augusto designò lui alla successione.

Così fu stabilito un precedente. Lo stato romano non avrebbe scelto il suo prossimo imperatore.  L'imperatore sarebbe derivato dalla famiglia Giulia e sarebbe stato scelto dall'imperatore in carica. L'esercito, la ricchezza, gli uffici, il potere, tutto gli sarebbe stato devoluto. Questo non era un sistema particolarmente buono, e avrebbe rimesso in discussione l'impero di tanto in tanto, ma per il momento le cose decise sembrava potessero andare bene.

La morte di Augusto

Cesare Augusto morì il 14 settembre del 14 d.C. Tre giorni più tardi fu dichiarato divino,  e furono costruiti sacrari per la sua adorazione. Per la verità sacrari dedicati al suo culto erano già stati costruiti prima della sua morte, ma egli non li aveva approvati.

Egli lasciò istruzioni per Tiberio nelle sue volontà. Tre punti sono notevoli. Innanzitutto egli raccomandò a Tiberio di non eccedere con la concessione della cittadinanza romana e con la liberazione degli schiavi. La cittadinanza sarebbe stata svalutata se estesa con troppa facilità, e il possesso degli schiavi era assolutamente indispensabile per il funzionamento dell'economia (c'erano stati, all'inizio del primo secolo, alcuni suggerimenti di affrancamento degli schiavi)

Secondo, egli disse di fare affidamento solo su uomini di provata abilità. Egli si raccomandava contro i favoritismi, contro l'affidamento di uffici agli amici e ai parenti a meno che non fossero veramente all'altezza di ricoprirli degnamente. 

Finalmente e soprattutto Augusto istruì Tiberio affinché mantenesse l'impero all'interno dei confini attuali. Augusto era rimasto terribilmente scioccato dalla sconfitta di Varo nella foresta di Teutoburgo, ed egli era certo che ulteriori disastri avrebbero colpito Roma se si fosse estesa ulteriormente.

Vale la pena notare che nel corso dei successivi due secoli gli imperatori romani rispettarono a puntino le sue tre raccomandazioni.

La successione ebbe luogo senza intoppi. Non ci furono rivolte, nessun sollevamento popolare per riportare Roma alla repubblica. In primo luogo pochi volevano il ritorno della repubblica, in secondo luogo Augusto aveva provveduto a ogni cosa nelle sue volontà. Questo modo di agire richiedeva di morire in tarda età e di avere il tempo per pianificare. Questo non sempre fu possibile.

Conclusioni

Abbiamo impiegato molto spazio a parlare di Augusto a causa della sua importanza. Egli fu la figura più importante nella storia di Roma, e Roma lo fu nella storia dell'Europa.

Il suo nome divenne un titolo: Cesare. In germania divenne Kaiser. Dopo la caduta di Roma i governanti di Costantinopoli si autodefinirono imperatori romani, sebbene essi parlassero greco. Un migliaio di anni più tardi, dopo che la stessa Costantinopoli era caduta, i governanti di Mosca chiamarono la loro città terza Roma e definirono se stessi Czar (da Cesare).

Suo padre aveva riformato il calendario, in parte aggiungendo due mesi. Il settimo mese fu chiamato, dal suo nome, Luglio, e l'ottavo fi chiamato Agosto, da Augustus. L'inserimento di questi due mesi spiega perché settembre. il cui nome richiama il sette, è attualmente il nono mese; lo stesso si può dire rispetto a ottobre, novembre e dicembre.

Città come Augusta prendono il nome da lui. Così è Augsburg, Germania, che fu fondata dai veterani di Cesare e fu chiamata Augustus Vindelicorum.

La sistemazione data da Augusto al suo impero valeva non solo per Roma, ma per l'intero mondo classico, e riuscì a conservarsi per circa 250 anni.

Eppure stranamente l'uomo non appariva adatto a recitare la parte di padrone del mondo. Egli non era Giulio Cesare, non era Silla, né Marcantonio. Non era particolarmente carismatico, o audace, o innovativo. Egli era testardo, conservatore, prammatico, deciso. Conosceva il suo dovere, sapeva i suoi limiti si circondò di uomini valenti.

Egli non era un genio, eppure ebbe l'abilità di ispirare profonda lealtà in moltissimi generi di persone, dai soldati, ai politici, agli artisti. Egli rappresentava l'epitome delle virtù romane, come i Romani amavano immaginare se stessi. Forse ciò avveniva perché era molto amato. Come Alessandro divenne l'archetipo di tutti i futuri generali, così Augusto divenne l'archetipo dei futuri monarchi.

L'imperatore Tiberio

moneta di TiberioTiberio fu una figura tragica. Egli era un ottimo generale, il migliore del suo tempo, ma non era minimamente interessato alla politica e non era adatto ad essa. Tuttavvia, a causa della sua nascita, era condannato a essere imperatore.

Austero, freddo, riservato, formale. Forte senso del dovere. Egli era un grande leader sul campo di battaglia, dotato di un vero talento. Il grande difetto di Tiberio era la sua profonda diffidenza nei confronti degli altri, tanto profonda da rasentare la paranoia. Egli si offendeva facilmente e si vendicava a freddo.

Egli sapeva che Augusto gli avrebbe preferito altri nel ruolo di imperatore, e che egli era solo un'ottava scelta. Era stata sua madre Livia a determinare che Tiberio succedesse ad Augusto. Egli non era entusiasta di diventare imperatore e finì per odiare la sua posizione.

Dispute familiari

Quando Germanico morì, Tiberio fu sospettato. La vedova di Germanico, Agrippina, iniziò una vendetta senza fine contro la casa di Cesare, creando una crisi dopo l'altra.

Il figlio di Tiberio, Druso, morì. Questo fu un colpo crudele per Tiberio, che affidò tutta la sua fiducia nelle mani del comandante delle guardie pretoriane, Seiano, fino al punto di credere a tutto quello che questi gli diceva.

Seiano iniziò una guerra contro Agrippina. Egli arrestò un certo numero di amici di lei, di suoi sostenitori e parenti. Alcuni furono giustiziati, Seiano usava la guardia pretoriana come una squadra addetta al terrorismo politico. Tiberio era sordo alle lagnanze.

Alla fine Seiano si spinse troppo oltre. Divenne evidente che egli stava tentando di porre se stesso o i suoi eredi a succedere a Tiberio. Tiberio tornò in sé nel 31 e giustiziò Seiano.

La maniera con cui questo fu fatto era tipico degli ultimi anni di Tiberio. Egli non diede alcun segnale di avercela con Seiano, anzi gli fece credere che stava per dargli una promozione.

Quando Seiano fu uscito dalla città, Tiberio colpì. Egli spedì un console a Seiano con una lettera. Il console gli lesse la lettera ad alta voce.  Essa era piena di accenni inseriti per far credere a Seiano che stava per raggiungere la sua promozione.

Nell'ultimo paragrafo egli accusava Seiano di essere un traditore, e il console lo arrestò immediatamente per tradimento. Nessuno mosse un dito per aiutarlo, fino a quel momento tutti avevano avuto paura di lui. Egli fu rapidamente processato e giustiziato.

Tiberius era stato tradito da un uomo che egli aveva considerato il suo vero ed unico amico. Si convinse che nessuno avrebbe meritato più la sua fiducia. Seguì un periodo terribile con molti assassini politici, Tiberio stesso trascurò sempre più gli affari dello stato per dedicarsi alle sue tenute di campagna.

Persecuzioni

Durante questi ultimi anni Tiberio pagò molto degli informatori credendo tutto il peggio che costoro gli raccontavano. Alcuni informatori accumularono una fortuna accusando un potente dietro l'altro di tradimento. Perfino la minaccia di una qualche accusa era sufficiente per ricevere doni.

Ci furono molte esecuzioni basate su prove fittizie. Per tutto il tempo l'imperatore si tenne nascosto nella bellissima isola di Capri, visitando Roma solo raramente.

La successione

Non c'era nessuno nella famiglia Giulia in grado di succedere a Tiberio. Tiberio giocò un gioco astuto rifiutando di designare chiunque. Il problema che aveva tormentato Augusto tornava di attualità: come scegliere un imperatore per Roma? La scelta di Tiberio cadde, alla fine, su un nipote, un giovane ben voluto nei circoli romani. Quando Tiberio morì, Caligola fu scelto come suo successore

Caligola (37-41)

busto di caligolaCaligola era il figlio dell'assassinato Germanico. Poiché l'opposizione a Tiberio ruotava attorno ad Agrippina, il figlio di lei divenne immediatamente popolare. Egli era anche benvoluto dall'esercito. Egli aveva viaggiato con suo padre nelle campagne militari del nord. Egli amava andare in giro  per il campo indossando le calzature di suo padre, da cui ricavò il soprannome di Caligola.

Era conosciuto come un giovane amabile, spiritoso, intelligente. In seguito alcuni storici  confermarono alcune sinistre dicerie che riguardavano perfino i suoi anni giovanili, ma non esistono prove certe di ciò. Egli iniziò bene. Elevato alla porpora dal prefetto del pretorio il senato non ebbe altra scelta che di accettarlo. Caligola fece in fretta ad acquisire l'amicizia di molti. Abolì le tasse sulle vendite, richiamò in patria gli esiliati di Tiberio, soppresse l'uso di pagare gli informatori. Organizzò splendidi giochi e spettacoli, conquistando l'adorazione della plebe romana.

Non ci fu niente nei primi mesi che potesse far presagire cosa stava per accadere. Nel 38 ebbe una febbre che lo portò vicino alla morte per settimane. Quando guarì era diventato un mostro. Alcuni storici parlarono più tardi di suoi atti di follia commessi prima della malattia, ma tenuti nascosti (per esempio avrebbe avvelenato il padre all'età di dieci anni). Comunque i resoconti pubblici non mostrano traccia di questa personalità prima del 38. Dopo la sua malattia i suoi eccessi furono sicuramente pubblici.

Tirannia

Caligola guarì e mostrò una nuova e terribile faccia. Cominciò a pagare informatori e a incoraggiare la presentazione di prove di tradimento consentendo le accuse più oltraggiose. Inoltre incoraggiò la sua deificazione, anche se mai lo stabili direttamente.

Cominciò a esibire bizzarri comportamenti, molti dei quali calcolati per dimostrare il suo disprezzo verso l'ordine costituito.

All'interno del palazzo stabilì stupide parole d'ordine tipo "baciami, dolcezza". Queste parole d'ordine dovevano essere ripetute dalle guardie di palazzo tra cui erano dei vecchi centurioni dai capelli bianchi i quali svolgevano il servizio di guardia come una specie di onorato semipensionamento.

Creò un bordello usando le mogli dei senatori, quindi richiese la presenza. Nominò il suo cavallo senatore romano completo di stalla d'oro e di vestiti senatoriali. Lanciò il vecchio zio Claudio nel fiume nel mese di febbraio perché, egli disse, voleva vedere se il vecchio sapeva nuotare.

Tutte queste cose potevano sembrare divertenti o bizzarre, ma Caligola fece giustiziare moltissime persone. Svetonio e altri parlano di terribili atrocità.

Il peggiore dei suoi errori politici fu il suo rapporto con l'esercito. Intraprese una politica estera eccentrica.  Si alienò la Giudea senza alcuna ragione. Autorizzò un attacco al territorio dei Germani che non serviva a niente. Preparò una grande invasione della Britannia che annullò inesplicabilmente all'ultimo minuto. Queste cose non gli accattivarono la simpatia dell'esercito, ma quando si alienò la stessa guardia pretoriana i suoi giorni furono contati.

Morte e successione

A partire dall'anno 41 Caligola si fece troppi nemici, e quando la guardia pretoriana infuriata per problemi di paga arretrata decise di ucciderlo, nessuno denunciò la trama. Egli fu ucciso dai pretoriani all'uscita dallo stadio dove aveva assistito a uno spettacolo. La guardia pretoriana non aveva ambiziosi piani politici. Il loro scopo era di uccidere Caligola e saccheggiarne il palazzo. Passando le ore essi cominciarono a realizzare le implicazioni politiche della loro azione. Essi avevano assassinato tutti i membri della famiglia di Caligola, così non c'era nessuno in nome del quale essere castigati. E lentamente entrò nelle loro menti che senza imperatore non ci sarebbe stato bisogno dei pretoriani.

Saccheggiando il palazzo imperiale i pretoriani trovarono un anziano uomo nascosto dietro alcune tende. Era Claudio, zio di Caligola. Claudio era vecchio, terrorizzato, e generalmente considerato una specie di idiota. I pretoriani lo acclamarono come imperatore, forse seriamente, forse per burla. Ma quando essi portarono in parata il vecchio uomo per le strade di Roma e il popolo cominciò ad acclamarlo ormai il dado era tratto: il povero vecchio zio Claudio, la vergogna della famiglia, era ormai imperatore.

Tiberio CLAUDIO I Germanico (41-54).
claudioFratello di Germanico.
All'assassinio del nipote Caligola ha 50 anni, si nasconde, viene invece acclamato imperatore dai pretoriani (25 I 41) che ricompensa con cinque anni di soldo (circa 15.000 sesterzi ognuno) e che eleva a 9 coorti, poi a 12 coorti (47 d.C.). Inoltre pur lasciando il divieto di sposarsi a legionari e pretoriani, concede loro il riconoscimento dei figli illegittimi che ottengono quindi la cittadinanza romana.
Combatte molte guerre e allarga ulteriormente i confini dell'impero. Ricordiamo in particolare l'inizio della conquista della Britannia fino al Tamigi.

Il governo è svolto da liberti ed è in realtà in mano alla moglie Messalina, che Claudio ripudia e fa uccidere (48), sposa poi l'amante Agrippina Minore (figlia di Gemanico) che è la prima donna a fondare una colonia (Colonia Agrippina, l'attuale Colonia), ed è ingiustamente sospettata come causa della sua morte (54 d.C.).
Claudio lascia alcune sue opere storiche sugli Etruschi ed i Cartaginesi, l'ampliamento del porto di Ostia e presso Roma i resti del'Aqua Claudia; il più grande acquedotto romano, con 15 chilometri di archi alti fino a 27 metri, più le gallerie (39-52 d.C.). Tra le sue opere pubbliche ricordiamo ancora il parziale prosciugamento del lago Fucino.

Tiberio Claudio NERONE (54-68).
Busto di NeroneFigliastro del precedente che ne ha sposato la madre Agrippina e lo ha adottato (50 d.C.) cambiandogli nome (si chiamava infatti Lucio Domizio).
All'assassinio del patrigno, è acclamato, diciassettenne, imperatore dai pretoriani.
Nerone fa uccidere il fratellastro Britannico, figlio di Claudio I (55 d.C.), poi la madre Agrippina (59 d.C.), la moglie Ottavia (62) e la seconda moglie Poppea.
Cerca di guadagnare popolarità con grandi opere e spettacoli, ma ciò è causa di notevole sperpero di denaro. Durante il suo governo mezza Roma è distrutta da un incendio ( 64), e Nerone accusa i cristiani perseguitandoli sanguinosamente, molti di essi sono sacrificati nel Circus Gaii et Neronis (costruito sul Vaticano da Caligola e ritoccato da Nerone). Questa persecuzione è limitata alla città di Roma.
L'incendio permette la costruzione della sontuosa domus Aurea Neroniana, il più grande e ricco monumento dell'epoca Giulio-Claudia; 300x30 metri più 55 ettari di giardini con boschi, vasche di acque sulfuree ed un colosso alto 30 metri raffigurante Nerone nei panni del dio Helios (dove poi sorgerà il Colosseo).
Durante il suo impero ricordiamo una lunga guerra contro i parti e una campagna contro la Britannia ribellatasi a Roma sotto la guida della regina Baodicea e vittoriosa contro la legione di Petilio Ceriale che si salva a stento. Quindi la rivolta fu domata dall'arrivo di diverse legioni. I druidi dell'isola furono sterminati e la regina Baodicea si suicidò.

Ricordiamo inoltre la ribellione degli Ebrei tra il 66 e il 70, che tante sconfitte inferse ai Romani, ma che alla fine fu domata, momentaneamente, da Tito Flavio Vespasiano.

Nel 66 il fedele Tigellino, prefetto del Pretorio, reprime nel sangue la congiura di C. Calpurnio Pisone appoggiata da numerosi senatori ed equites.
Tra le vittime ci sono Seneca e C. Petronio, che invia a Nerone una lettera satirica prima di suicidarsi. È nota anche Epicaris che dopo essere stata torturata si strangola per non rivelare i nomi dei congiurati (65 a.C.).

Ribellione di Indice (68):
Mentre Nerone ai giochi greci si fa assegnare 1808 premi, contro di lui si ribella il senatore gallico C. Giulio Indice, propretore della Gallia Lugdunense, ma viene sconfitto a Vesontio (odierna Besançon) da L. Virgilio Rufo governatore della Germania Superiore e si suicida.

Ribellione di Galba (69):
Sulplicio Galba governatore dell'Hispania Terroconese insorge trovando l'appoggio di M. Salvio Ottone governatore della Lusitania (ed ex-marito di Poppea), L. Clodio Macro legato d'Africa, Alieno Cecina questore dell'Hispania Betica e Nifidio Sabino prefetto del pretorio.
Nerone raccoglie raccoglie una certa quantità di uomini e tenta di resistere, ma vistosi abbandonato dai pretoriani lascia Roma e si fa uccidere (69), ultimo sovrano della dinastia Giulio-Claudia.