La domanda di tutti era: e adesso cosa succede? Cosa avrebbe
fatto Ottaviano? Egli era soltanto un giovane uomo al comando del mondo
intero. Sarebbe diventato un tiranno? un re?
Ottaviano era un conservatore, nostalgico delle tradizioni romane. Il suo
desiderio sarebbe stato di preservare la repubblica ed aveva un genuino
rispetto per essa. Nello stesso tempo egli realizzò chiaramente, forse
ancora più chiaramente del suo padre adottivo, che la repubblica era
moribonda. Qualcosa di nuovo stava per nascere.
Le sue mete immediate erano semplici: in primo luogo e
soprattutto egli voleva terminare la guerra civile. Ottaviano dall'inizio
alla fine del suo regno insistette per la pace e per l'ordine pubblico. Per
ottenere ciò egli doveva tenere il controllo dei militari. Il senato e
la nobiltà in generale avevano fallito nei loro doveri verso lo stato a
questo proposito. Silla aveva commesso un errore nel ritirarsi abbandonando
il controllo dell'esercito. Ottaviano non avrebbe commesso lo stesso errore.
Con il controllo dell'esercito andava il controllo della
politica estera e, di conseguenza, delle finanze statali. Per un certo tempo
egli continuò semplicemente a mantenere i poteri acquisiti come triumviro.
Il suo titolo ufficiale era "imperator" mediante il quale
egli deteneva il pieno potere consolare. Come console egli aveva il comando
dell'esercito. Per gli altri titoli egli aveva il controllo sopra tutte le
province e il diritto di nominare ufficiali di ogni livello di
governo. La sua ricchezza personale era talmente vasta che sarebbe stato in
grado di pagare di sua tasca i salari ad un terzo degli impiegati
dell'impero.
E così egli cominciò ad ordinare l'impero. Ridusse il
numero delle legioni da sessanta a ventinove, congedando più di
100.000 soldati e fondando numerose colonie. Egli ancora ridusse il numero
dei senatori a 800, quasi tutti sue creature. Questo organo dello stato
aveva il compito di mettere il timbro della legge repubblicana ad ogni suo
atto.
In compenso Ottaviano non aveva in mente nessuna grande
innovazione. In apparenza egli operava all'interno del sistema, accumulando
titoli e uffici tradizionali, ma in realtà egli stava inventando un nuovo
sistema. Il titolo di imperator venne fissato per sempre e l'inizio
del principato viene fatto iniziare a partire da Azio.
Anche così passò un certo numero di anni prima che
Ottaviano trovasse la combinazione corretta tra i propri poteri e i poteri
del senato.
Gli ultimi anni di Augusto
Diventando più vecchio Augusto era sempre più preoccupato
del problema della successione. Quello che fece a questo riguardo fu
particolarmente importante per il futuro delle sue riforme.
Tutto ciò che Augusto fece fu fatto in virtù della sua
autorità personale. Non c'era niente nella costituzione romana, niente nella
struttura delle assemblee o dei pubblici uffici, che avrebbe potuto
garantire a chiunque di ereditare il suo potere.
Sembrava chiaro che alla sua morte non ci sarebbe stato un
ritorno alla repubblica. Una delle sue imprese maggiori fu di avere vissuto
una vita lunga e di essere stato capace di vedere chi avrebbe potuto
succedergli alla sua morte; chi ci sarebbe riuscito?
Il successore di Augusto sarebbe venuto fuori dalla sua
proprio famiglia. Ciò era in accordo con le sue proprie inclinazioni e con
le attese di Roma in generale. Augusto dovette subire una tragedia dietro
l'altra. Tutti i suoi favoriti morirono, alcuni in circostanze
sospette, finché uno solo sopravvisse, il suo figliastro Tiberio. Egli
stimava Tiberio come generale, ma non gli piaceva come uomo e lo stimava
poco come politico.
Nel 12 d.C. Tiberio era l'unico membro maschio della
famiglia con qualche competenza politica e di comando. Così Augusto designò
lui alla successione.
Così fu stabilito un precedente. Lo stato romano non
avrebbe scelto il suo prossimo imperatore. L'imperatore sarebbe
derivato dalla famiglia Giulia e sarebbe stato scelto dall'imperatore in
carica. L'esercito, la ricchezza, gli uffici, il potere, tutto gli sarebbe
stato devoluto. Questo non era un sistema particolarmente buono, e avrebbe
rimesso in discussione l'impero di tanto in tanto, ma per il momento le cose
decise sembrava potessero andare bene.
La morte di Augusto
Cesare Augusto morì il 14 settembre del 14 d.C. Tre giorni
più tardi fu dichiarato divino, e furono costruiti sacrari per la sua
adorazione. Per la verità sacrari dedicati al suo culto erano già stati
costruiti prima della sua morte, ma egli non li aveva approvati.
Egli lasciò istruzioni per Tiberio nelle sue volontà. Tre
punti sono notevoli. Innanzitutto egli raccomandò a Tiberio di non eccedere
con la concessione della cittadinanza romana e con la liberazione degli
schiavi. La cittadinanza sarebbe stata svalutata se estesa con troppa
facilità, e il possesso degli schiavi era assolutamente indispensabile per
il funzionamento dell'economia (c'erano stati, all'inizio del primo secolo,
alcuni suggerimenti di affrancamento degli schiavi)
Secondo, egli disse di fare affidamento solo su uomini di
provata abilità. Egli si raccomandava contro i favoritismi, contro
l'affidamento di uffici agli amici e ai parenti a meno che non fossero
veramente all'altezza di ricoprirli degnamente.
Finalmente e soprattutto Augusto istruì Tiberio affinché
mantenesse l'impero all'interno dei confini attuali. Augusto era rimasto
terribilmente scioccato dalla sconfitta di Varo nella foresta di Teutoburgo,
ed egli era certo che ulteriori disastri avrebbero colpito Roma se si fosse
estesa ulteriormente.
Vale la pena notare che nel corso dei successivi due
secoli gli imperatori romani rispettarono a puntino le sue tre
raccomandazioni.
La successione ebbe luogo senza intoppi. Non ci furono
rivolte, nessun sollevamento popolare per riportare Roma alla repubblica. In
primo luogo pochi volevano il ritorno della repubblica, in secondo luogo
Augusto aveva provveduto a ogni cosa nelle sue volontà. Questo modo di agire
richiedeva di morire in tarda età e di avere il tempo per pianificare.
Questo non sempre fu possibile.
Conclusioni
Abbiamo impiegato molto spazio a parlare di Augusto a causa della sua
importanza. Egli fu la figura più importante nella storia di Roma, e
Roma lo fu nella storia dell'Europa.
Il suo nome divenne un titolo: Cesare. In germania divenne Kaiser.
Dopo la caduta di Roma i governanti di Costantinopoli si autodefinirono
imperatori romani, sebbene essi parlassero greco. Un migliaio di anni
più tardi, dopo che la stessa Costantinopoli era caduta, i governanti di
Mosca chiamarono la loro città terza Roma e definirono se stessi Czar
(da Cesare).
Suo padre aveva riformato il calendario, in parte aggiungendo due
mesi. Il settimo mese fu chiamato, dal suo nome, Luglio, e l'ottavo fi
chiamato Agosto, da Augustus. L'inserimento di questi due mesi spiega
perché settembre. il cui nome richiama il sette, è attualmente il nono
mese; lo stesso si può dire rispetto a ottobre, novembre e dicembre.
Città come Augusta prendono il nome da lui. Così è
Augsburg, Germania, che fu fondata dai veterani di Cesare e fu chiamata
Augustus Vindelicorum.
La sistemazione data da Augusto al suo impero valeva non
solo per Roma, ma per l'intero mondo classico, e riuscì a conservarsi per
circa 250 anni.
Eppure stranamente l'uomo non appariva adatto a recitare
la parte di padrone del mondo. Egli non era Giulio Cesare, non era Silla, né
Marcantonio. Non era particolarmente carismatico, o audace, o innovativo.
Egli era testardo, conservatore, prammatico, deciso. Conosceva il suo
dovere, sapeva i suoi limiti si circondò di uomini valenti.
Egli non era un genio, eppure ebbe l'abilità di ispirare
profonda lealtà in moltissimi generi di persone, dai soldati, ai politici,
agli artisti. Egli rappresentava l'epitome delle virtù romane, come i Romani
amavano immaginare se stessi. Forse ciò avveniva perché era molto amato.
Come Alessandro divenne l'archetipo di tutti i futuri generali, così Augusto
divenne l'archetipo dei futuri monarchi.
L'imperatore Tiberio
Tiberio
fu una figura tragica. Egli era un ottimo generale, il migliore del suo
tempo, ma non era minimamente interessato alla politica e non era adatto
ad essa. Tuttavvia, a causa della sua nascita, era condannato a essere
imperatore.
Austero, freddo, riservato, formale. Forte senso del
dovere. Egli era un grande leader sul campo di battaglia, dotato di un
vero talento. Il grande difetto di Tiberio era la sua profonda
diffidenza nei confronti degli altri, tanto profonda da rasentare la
paranoia. Egli si offendeva facilmente e si vendicava a freddo.
Egli sapeva che Augusto gli avrebbe preferito altri
nel ruolo di imperatore, e che egli era solo un'ottava scelta. Era stata
sua madre Livia a determinare che Tiberio succedesse ad Augusto. Egli
non era entusiasta di diventare imperatore e finì per odiare la sua
posizione.
Dispute familiari
Quando Germanico morì, Tiberio fu sospettato. La vedova di
Germanico, Agrippina, iniziò una vendetta senza fine contro la casa di
Cesare, creando una crisi dopo l'altra.
Il figlio di Tiberio, Druso, morì. Questo fu un colpo
crudele per Tiberio, che affidò tutta la sua fiducia nelle mani del
comandante delle guardie pretoriane, Seiano, fino al punto di credere a
tutto quello che questi gli diceva.
Seiano iniziò una guerra contro Agrippina. Egli arrestò un
certo numero di amici di lei, di suoi sostenitori e parenti. Alcuni furono
giustiziati, Seiano usava la guardia pretoriana come una squadra addetta al
terrorismo politico. Tiberio era sordo alle lagnanze.
Alla fine Seiano si spinse troppo oltre. Divenne evidente
che egli stava tentando di porre se stesso o i suoi eredi a succedere a
Tiberio. Tiberio tornò in sé nel 31 e giustiziò Seiano.
La maniera con cui questo fu fatto era tipico degli ultimi
anni di Tiberio. Egli non diede alcun segnale di avercela con Seiano, anzi
gli fece credere che stava per dargli una promozione.
Quando Seiano fu uscito dalla città, Tiberio colpì. Egli
spedì un console a Seiano con una lettera. Il console gli lesse la lettera
ad alta voce. Essa era piena di accenni inseriti per far credere a
Seiano che stava per raggiungere la sua promozione.
Nell'ultimo paragrafo egli accusava Seiano di essere un
traditore, e il console lo arrestò immediatamente per tradimento. Nessuno
mosse un dito per aiutarlo, fino a quel momento tutti avevano avuto paura di
lui. Egli fu rapidamente processato e giustiziato.
Tiberius era stato tradito da un uomo che egli aveva
considerato il suo vero ed unico amico. Si convinse che nessuno avrebbe
meritato più la sua fiducia. Seguì un periodo terribile con molti assassini
politici, Tiberio stesso trascurò sempre più gli affari dello stato per
dedicarsi alle sue tenute di campagna.
Persecuzioni
Durante questi ultimi anni Tiberio pagò molto degli
informatori credendo tutto il peggio che costoro gli raccontavano. Alcuni
informatori accumularono una fortuna accusando un potente dietro l'altro di
tradimento. Perfino la minaccia di una qualche accusa era sufficiente per
ricevere doni.
Ci furono molte esecuzioni basate su prove fittizie. Per
tutto il tempo l'imperatore si tenne nascosto nella bellissima isola di
Capri, visitando Roma solo raramente.
La successione
Non c'era nessuno nella famiglia Giulia in grado di succedere a Tiberio.
Tiberio giocò un gioco astuto rifiutando di designare chiunque. Il problema
che aveva tormentato Augusto tornava di attualità: come scegliere un
imperatore per Roma? La scelta di Tiberio cadde, alla fine, su un nipote, un
giovane ben voluto nei circoli romani. Quando Tiberio morì, Caligola fu
scelto come suo successore
Caligola (37-41)
Caligola era il figlio dell'assassinato Germanico. Poiché l'opposizione a
Tiberio ruotava attorno ad Agrippina, il figlio di lei divenne
immediatamente popolare. Egli era anche benvoluto dall'esercito. Egli aveva
viaggiato con suo padre nelle campagne militari del nord. Egli amava andare
in giro per il campo indossando le calzature di suo padre, da cui
ricavò il soprannome di Caligola.
Era conosciuto come un giovane amabile, spiritoso, intelligente. In
seguito alcuni storici confermarono alcune sinistre dicerie che
riguardavano perfino i suoi anni giovanili, ma non esistono prove certe di
ciò. Egli iniziò bene. Elevato alla porpora dal prefetto del pretorio il
senato non ebbe altra scelta che di accettarlo. Caligola fece in fretta ad
acquisire l'amicizia di molti. Abolì le tasse sulle vendite, richiamò in
patria gli esiliati di Tiberio, soppresse l'uso di pagare gli informatori.
Organizzò splendidi giochi e spettacoli, conquistando l'adorazione della
plebe romana.
Non ci fu niente nei primi mesi che potesse far presagire
cosa stava per accadere. Nel 38 ebbe una febbre che lo portò vicino alla
morte per settimane. Quando guarì era diventato un mostro. Alcuni storici
parlarono più tardi di suoi atti di follia commessi prima della malattia, ma
tenuti nascosti (per esempio avrebbe avvelenato il padre all'età di dieci
anni). Comunque i resoconti pubblici non mostrano traccia di questa
personalità prima del 38. Dopo la sua malattia i suoi eccessi furono
sicuramente pubblici.
Tirannia
Caligola guarì e mostrò una nuova e terribile faccia. Cominciò a
pagare informatori e a incoraggiare la presentazione di prove di
tradimento consentendo le accuse più oltraggiose. Inoltre incoraggiò
la sua deificazione, anche se mai lo stabili direttamente.
Cominciò a esibire bizzarri comportamenti, molti dei quali
calcolati per dimostrare il suo disprezzo verso l'ordine costituito.
All'interno del palazzo stabilì stupide parole d'ordine tipo
"baciami, dolcezza".
Queste parole d'ordine dovevano essere ripetute dalle guardie di
palazzo tra cui erano dei vecchi centurioni dai capelli bianchi i
quali svolgevano il servizio di guardia come una specie di onorato
semipensionamento.
Creò un bordello usando le mogli dei senatori, quindi
richiese la presenza. Nominò il suo cavallo senatore romano completo
di stalla d'oro e di vestiti senatoriali. Lanciò il vecchio zio
Claudio nel fiume nel mese di febbraio perché, egli disse, voleva
vedere se il vecchio sapeva nuotare.
Tutte queste cose potevano sembrare divertenti o
bizzarre, ma Caligola fece giustiziare moltissime persone. Svetonio
e altri parlano di terribili atrocità.
Il peggiore dei suoi errori politici fu il suo
rapporto con l'esercito. Intraprese una politica estera eccentrica.
Si alienò la Giudea senza alcuna ragione. Autorizzò un attacco al
territorio dei Germani che non serviva a niente. Preparò una grande
invasione della Britannia che annullò inesplicabilmente all'ultimo
minuto. Queste cose non gli accattivarono la simpatia dell'esercito,
ma quando si alienò la stessa guardia pretoriana i suoi giorni
furono contati.
Morte e successione
A partire dall'anno 41 Caligola si fece troppi nemici,
e quando la guardia pretoriana infuriata per problemi di paga arretrata
decise di ucciderlo, nessuno denunciò la trama. Egli fu ucciso dai
pretoriani all'uscita dallo stadio dove aveva assistito a uno
spettacolo. La guardia pretoriana non aveva ambiziosi piani politici. Il
loro scopo era di uccidere Caligola e saccheggiarne il palazzo. Passando
le ore essi cominciarono a realizzare le implicazioni politiche della
loro azione. Essi avevano assassinato tutti i membri della famiglia di
Caligola, così non c'era nessuno in nome del quale essere castigati. E
lentamente entrò nelle loro menti che senza imperatore non ci sarebbe
stato bisogno dei pretoriani.
Saccheggiando il palazzo imperiale i pretoriani
trovarono un anziano uomo nascosto dietro alcune tende. Era Claudio, zio
di Caligola. Claudio era vecchio, terrorizzato, e generalmente
considerato una specie di idiota. I pretoriani lo acclamarono come
imperatore, forse seriamente, forse per burla. Ma quando essi portarono
in parata il vecchio uomo per le strade di Roma e il popolo cominciò ad
acclamarlo ormai il dado era tratto: il povero vecchio zio Claudio, la
vergogna della famiglia, era ormai imperatore.
Tiberio CLAUDIO I Germanico (41-54).
Fratello
di Germanico.
All'assassinio del nipote Caligola ha 50 anni, si nasconde, viene invece
acclamato imperatore dai pretoriani (25 I 41) che ricompensa con cinque
anni di soldo (circa 15.000 sesterzi ognuno) e che eleva a 9 coorti, poi
a 12 coorti (47 d.C.). Inoltre pur lasciando il divieto di sposarsi a
legionari e pretoriani, concede loro il riconoscimento dei figli
illegittimi che ottengono quindi la cittadinanza romana.
Combatte molte guerre e allarga ulteriormente i confini dell'impero.
Ricordiamo in particolare l'inizio della conquista della Britannia fino
al Tamigi.
Il governo è svolto da liberti ed è in
realtà in mano alla moglie Messalina, che Claudio ripudia e fa uccidere
(48), sposa poi l'amante Agrippina Minore (figlia di Gemanico) che è la
prima donna a fondare una colonia (Colonia Agrippina, l'attuale
Colonia), ed è ingiustamente sospettata come causa della sua morte (54
d.C.).
Claudio lascia alcune sue opere storiche sugli Etruschi ed i
Cartaginesi, l'ampliamento del porto di Ostia e presso Roma i resti del'Aqua
Claudia; il più grande acquedotto romano, con 15 chilometri di archi
alti fino a 27 metri, più le gallerie (39-52 d.C.). Tra le sue opere
pubbliche ricordiamo ancora il parziale prosciugamento del lago Fucino.
Tiberio Claudio NERONE (54-68).
Figliastro
del precedente che ne ha sposato la madre Agrippina e lo ha adottato (50
d.C.) cambiandogli nome (si chiamava infatti Lucio Domizio).
All'assassinio del patrigno, è acclamato, diciassettenne, imperatore dai
pretoriani.
Nerone fa uccidere il fratellastro Britannico, figlio di Claudio I (55
d.C.), poi la madre Agrippina (59 d.C.), la moglie Ottavia (62) e la
seconda moglie Poppea.
Cerca di guadagnare popolarità con grandi opere e spettacoli, ma ciò è
causa di notevole sperpero di denaro. Durante il suo governo mezza Roma
è distrutta da un incendio ( 64), e Nerone accusa i cristiani
perseguitandoli sanguinosamente, molti di essi sono sacrificati nel
Circus Gaii et Neronis (costruito sul Vaticano da Caligola e
ritoccato da Nerone). Questa persecuzione è limitata alla città di Roma.
L'incendio permette la costruzione della sontuosa domus Aurea
Neroniana, il più grande e ricco monumento dell'epoca Giulio-Claudia;
300x30 metri più 55 ettari di giardini con boschi, vasche di acque
sulfuree ed un colosso alto 30 metri raffigurante Nerone nei panni del
dio Helios (dove poi sorgerà il Colosseo).
Durante il suo impero ricordiamo una lunga guerra contro i parti e una
campagna contro la Britannia ribellatasi a Roma sotto la guida della
regina Baodicea e vittoriosa contro la legione di Petilio Ceriale che si
salva a stento. Quindi la rivolta fu domata dall'arrivo di diverse
legioni. I druidi dell'isola furono sterminati e la regina Baodicea si
suicidò.
Ricordiamo inoltre la ribellione degli
Ebrei tra il 66 e il 70, che tante sconfitte inferse ai Romani, ma che
alla fine fu domata, momentaneamente, da Tito Flavio Vespasiano.
Nel 66 il fedele Tigellino, prefetto del
Pretorio, reprime nel sangue la congiura di C. Calpurnio Pisone
appoggiata da numerosi senatori ed equites.
Tra le vittime ci sono Seneca e C. Petronio, che invia a Nerone una
lettera satirica prima di suicidarsi. È nota anche Epicaris che dopo
essere stata torturata si strangola per non rivelare i nomi dei
congiurati (65 a.C.).
Ribellione di Indice (68):
Mentre Nerone ai giochi greci si fa assegnare 1808 premi, contro di lui
si ribella il senatore gallico C. Giulio Indice, propretore della Gallia
Lugdunense, ma viene sconfitto a Vesontio (odierna Besançon) da L.
Virgilio Rufo governatore della Germania Superiore e si suicida.
Ribellione di Galba (69):
Sulplicio Galba governatore dell'Hispania Terroconese insorge trovando
l'appoggio di M. Salvio Ottone governatore della Lusitania (ed ex-marito
di Poppea), L. Clodio Macro legato d'Africa, Alieno Cecina questore
dell'Hispania Betica e Nifidio Sabino prefetto del pretorio.
Nerone raccoglie raccoglie una certa quantità di uomini e tenta di
resistere, ma vistosi abbandonato dai pretoriani lascia Roma e si fa
uccidere (69), ultimo sovrano della dinastia Giulio-Claudia.