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LA CASA NELLA PREISTORIA, IN MESOPOTAMIA, IN EGITTO

L'uomo compare sulla faccia della terra quando essa è già vecchia di miliardi di anni, nel periodo definito "quaternario" dai geologi. La specie umana ha impiegato forse un milione di anni e più per evolversi, adattarsi all'ambiente, piegarlo alle sue esigenze attraverso le tecniche e gli strumenti di lavoro che è venuta via via inventando. Di questa immane fatica noi non abbiamo testimonianze dirette, cioè scritte, perché l'uomo impiega centinaia di millenni prima di inventare la scrittura che fissa il linguaggio in un elemento duraturo quale il mattone in Mesopotamia, la pietra, ed assai più tardi il papiro in Egitto. Tutto quello che sappiamo della preistoria lo dobbiamo a testimonianze indirette e precisamente a quanto gli scavi archeologici hanno portato alla luce. Si è potuta così ricostruire la vita dell'uomo nelle varie ere: paleolitica o della pietra scheggiata (da 500 o 250.000 anni a. C. a 10 mila anni a. C.) ; neolitica o della pietra lavorata (da lO mila a 5000 anni a. C.); calcolitica da 5000 a 1000 anni a. C.

L'uomo paleolitico è cacciatore e nomade. La sua casa è la capanna di tronchi, se egli abita nelle foreste ricche di legno che si abitua a sfruttare; la tenda di pelli o i ricoveri scavati sotto terra, se abita nelle steppe dove la vegetazione a basso fusto non gli permette di sviluppare la falegnameria; la grotta, se vive in zone di montagna, la capanna di frasche, se abita in zone di pianura.

Nell'età neolitica l'uomo si fa produttore di cibo e sedentario: nascono l'agricoltura, l'allevamento del bestiame, la tessitura delle fibre vegetali, la ceramica (vasi e recipienti d'argilla fatti a mano e cotti al sole). L'uomo abita in capanne di fango, canne, tronchi, vimini intrecciati, argilla; vive associato con altre famiglie nel villaggio. Con il passare dei secoli le capanne vengono costruite in mattoni nelle zone in cui manca la pietra, (come ad esempio nella vallata della Mesopotamia) o in pietra dove essa è copiosa (in Sardegna ad esempio abbiamo resti di interi villaggi in pietra detti nuragici).

L'era calcolitica è ricca di invenzioni e scoperte che preludono alla lenta trasformazione dei villaggi in città. Sono tutte opera dei popoli dell'Oriente. Interessano particolarmente a noi europei i popoli stabilitisi nella bassa Mesopotamia, diversi per stirpi e provenienza, chiamati con il nome generico di Sumeri. Essi scoprono la metallurgia, inventano la ruota, il carro, la vela, l'aratro, la ruota del vasaio. Il materiale con cui costruiscono le case e gli edifici in genere è il mattone. Dal 3000 in poi entriamo nel regno della storia: nascono le città, si forma l' organizzazione statale, avviene la suddivisione dei mestieri, si sviluppano le industrie, i traffici, i commerci, hanno origine le prime divisioni della società in classi re e sacerdoti che governano e godono di tutti i privilegi, popolo che ubbidisce e lavora, ed infine gli schiavi. Assistiamo alla crescita prodigiosa delle straordinarie civiltà della Mesopotamia (Sumeri prima, Babilonesi poi, Assiri infine) e dell'Egitto. I Sumeri, abilissimi architetti, hanno costruito con il materiale che la vallata alluvionale, povera di legno e di pietra offriva, l'argilla, splendide città. Con il mattone prima cotto al sole e poi in fornace, vario di forma a seconda delle età (prima rettangolare liscio poi rettangolare pianoconvesso), costruiscono canali, sistemi di fognatura, mura poderose, templi possenti, grandiosi palazzi, case di abitazione per tutti i ceti.

La vallata del Nilo, uniforme e chiusa dalle montagne, dal deserto e dal mare, si presta ad una economia essenzialmente: agricola e non induce gli abitanti a tentar: la via delle industrie, dei traffici, degli scambi. L'Egitto non vede il succedersi di guerre, l'avvicendarsi di dominazioni: ma, una vo]ta unificato sotto i Faraoni, per mil]enni svolge la sua vita relativamente serena e pacifica. La concezione religiosa per cui il Faraone è l'incarnazione della divinità e la vera vita è quella dopo la morte, fa sì che gli Egiziani diano più importanza alle città dei morti che a quelle dei vivi. Le città dei morti sono grandiosi complessi che contano le tombe dei Faraoni, le piramidi, quelle per gli alti dignitari e sacerdoti, le mastabe; ed inoltre templi, obelischi, sfingi, magazzini. Sono costruiti per durare secoli e secoli e per questo si usa un materiale resistente, la pietra (granito, calcare, ecc.). Per le case dei vivi il materiale predominante è, anche in Egitto, il mattone ma si utilizzano anche le canne, il papiro, il legno e, per le case più umili, il fango impastato.

Il contributo arrecato dalla cultura egiziana e soprattutto da quella sumerica alla civiltà Occidentale è grandissimo ma un discorso approfondito sulla storia e la vita di questi popoli ci porterebbe troppo lontano dal tema che dobbiamo affrontare: la storia dell'abitazione europea.

Quindi contentiamoci di questi rapidi cenni e passiamo ad osservare come vivessero e quali dimore costruissero i primi popoli che si affacciarono al bacino del Mediterraneo, culla della civiltà Occidentale, i Cretesi.