palazzo cretese

 

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LA CITTÀ PALAZZO CRETESE

CENNI STORICO-URBANISTICI SULLA CITTÀ CRETESE

Creta si affaccia alla preistoria in età neolitica. Nel periodo che va dal 6000 al 3000 a. C. essa, tra le terre egee, presenta la civiltà più antica. L'economia si basava sull'agricoltura, assai limitata, l'allevamento del bestiame, la caccia, la pesca. Anche a Creta la prima abitazione è stata la grotta, situata sulle alture, scelta con l'imboccatura verso oriente. Gli uomini "abitavano sottoterra, come le deboli formiche, in fondo a caverne dove non penetrava il sole". (Eschllo, Prométeo, vs. 452-453)

Ma ben presto le tribù neolitiche appresero a costruire capanne. La forma della capanna inizialmente è circolare; essa è situata sul pendio, poggia su una terrazza artificiale, l'apertura è ad oriente. Le capanne vengono costruite una vicina all'altra, la copertura è a tetto conico:

« Erano fatte di graticci di giunchi o di ramaglia coperta d'argilla... Il pavimento fu dapprima di terra battuta e venne in seguito lastricato alla meglio con pietre ».

(G. GLOTZ. La civiltà egea)

Quando si deterioravano, altre ne sorgevano, sullo stesso luogo e con gli stessi materiali. Col passare dei secoli i resti, accumulatisi, rialzavano il livello del suolo. A Cnosso lo strato neolitico raggiunse uno spessore che va dai sei agli otto metri.

Il periodo calcolitico (civiltà del rame) che va dal 3000 al 2400 a. C. segna l'evolversi delle isole dell'Egeo e di Creta ed il passaggio dall'economia essenzialmente agricola a quella industriale e commerciale. L'Egeide si popola e si assiste ad un vasto movimento di popoli di stirpi diverse. La lavorazione dei metalli ed il traffico marittimo portano rapidamente queste genti ad un alto grado di ricchezza e i di civiltà. Le tribù, i clan, divengono sempre più vasti e creano comunità autonome, il nucleo delle future città commerciali. La casa rotonda non è più sufficiente: si tende a riunire insieme i membri del gruppo che prima vivevano in capanne contigue. Ecco quindi sorgere il tipo di capanna ellittica che risolve il problema della copertura comune:

« Era più facile coprire con un sol tetto due mezze capanne, due absidi separate.. si ottenevano così per mezzo di muri divisori rettilinei, camere più comode»

(GLOTZ. op. cit.)

 

L'esempio più notevole di questo tipo è la casa di Chamaizi, trovata a Creta (vedi galleria). Essa misura più di 22 m secondo l'asse maggiore e più di 15 secondo quello minore. Il pianterreno è composto da una dozzina di camere che ricevono luce dal cortiletto centrale di circa 20 m. La casa è a due piani e si accede al piano superiore probabilmente mediante una scaletta esterna. Le camere, costituite dalle due absidi, sono irregolari, le altre hanno all'incirca forma rettangolare.

LA CASA CRETESE

Il tipo di pianta che però finisce con il prevalere e diviene dominante nell'architettura cretese, dalle case più umili alle case più fastose, è quello quadrangolare o rettangolare, che rendeva agevole procurarsi nuovi locali quando fosse necessario. La struttura è semplicissima. Un cortile centrale intorno a cui si aprono gli ambienti. Il tetto talvolta è più alto al centro ed assume la forma di un cappello piramidale ma, più generalmente, si appiattisce sulla superficie che copre e si trasforma in un'ampia terrazza su cui di sera si gode il fresco.

La rivoluzione industriale determinata dall'invenzione del bronzo, è la causa determinante della potenza cretese. Nel periodo che va dal 2400 al 2000 a. C. l'industria ed il commercio si generalizzano. Da Creta partono navi che raggiungono tutti i porti. Le flotte cretesi dominano i mari. I clan si uniscono in comunità, nasce l'organizzazione delle città, i centri sul mare prosperano mentre quelli del sud, tagliati fuori dalle rotte commerciali, decadono. Sorgono possenti potentati a Festo, Cnosso, Mallia. È il periodo detto della prima egemonia cretese (2000-1750), il periodo d'oro della civiltà commerciale cretese, che traffica con l'Asia e l'Egitto, e della talassocrazia (dominio sul mare) dei principi. Sorgono città che vivono dell'industria. Non sono murate perché non si temono attacchi: il mare e la flotta proteggono. Il carattere aperto delle città si manifesta anche nell'architettura aperta degli edifici. l signori di Festo, Cnosso, Mallia, si fan costruire palazzi che sono vere e proprie città con fabbriche, alloggi degli operai, depositi immensi che si ampliano di continuo. Intorno, quartieri di potenti capi di industria e quartieri operai più modesti. Nelle città si incrociano vie principali e trasversali. Le strade vanno da nord a sud e da est ad ovest. È applicata cioè la regola dell'orientamento di fronte ai punti cardinali. La pratica dell'incrocio ad angolo retto, del cardo e del decumano, nota nelle terramare italiche, vige anche a Creta. Lungo le strade sorgono le case, affiancate.

Le case del popolo minuto hanno la pianta rettangolare. Le fondamenta sono di pietra tenera, i muri di mattoni seccati al sole con travi orizzontali di legno incastrate. Il rivestimento è di gesso argilloso. Il pavimento di lastre, ciottoli, cemento, terra battuta. Il soffitto di giunchi e di canne coperte d'intonaco.

CASE SIGNORILI DELLE GRANDI CITTÀ

Oltre ai resti archeologici conosciamo le case del ceto abbiente grazie ad una cinquantina di tavolette di maiolica policroma in cui son riprodotte le facciate di vari edifici (vedi galleria). Risalgono al diciottesimo secolo a. C., sono a più piani e ricevono luce dalle finestre. La forma è cubica, il tetto a forma piana è spesso sormontato da un lucernario, anch'esso cubico. Alcune sono di mattoni e completamente intonacate. Altre sono costruite in pietra da taglio disposta a file regolari cementate con calcina. Le più numerose però presentano strutture di legno.

« Vi sono travi disposte nel senso della lunghezza a intervalli regolari e per lo più rinforzate da altre travi trasversali. Tali incatenamenti e le teste delle travi, lasciate a bella posta visibili, abbelliscono la fabbrica di strisce e dischi che fanno spicco sul resto per la loro tinta cupa ».

(GLOTZ. op. cit., pag. 132)

La copertura forma una terrazza cui si accede mediante una scala e dove è piacevole dormire al fresco.

Sono a più piani. A pianterreno si trovano spesse camere murate, senza apertura, cui si discendeva dal piano superiore mediante una scala interna o, attraverso una botola, con una scala a pioli. Si tratta di magazzini, cellieri. Le mura perimetrali non possono reggere da sole il peso dei piani superiori e dei tetti: per questo troviamo sempre, al centro delle camere al piano-terreno, larghi pilastri quadrangolari che reggono le travi trasversali. Il pilastro poi si trasforma in colonna e si sviluppa nelle forme più svariate.

La colonna è uno degli elementi dominanti dell'architettura cretese, che ama gli spazi aperti e che è ricca di portici, colonnati, balaustrate, scale, elementi i quali permettono il libero gioco della luce e dell' ombra, l' aerazione adatta, la varietà degli ambienti. Le prime colonne in legno, rotonde, coesistono con i pilastri; ma in seguito trionfa la colonna, prima in legno, poi in pietra, di forma cilindrica, via via più ricca di scanalature e di fregi.

La colonna tipo di Creta è di legno a forma di cono rovesciato, con diametro minore alla base che alla sommità (vedi galleria)

«Essa riceveva il carico su di un largo cuscinetto e si appoggiava con la punta su uno zoccolo di pietra largo ed alto. La colonna era in legno di cipresso dipinto a colori vivaci, lo zoccolo di materiale policromo, porfido, serpentino, conglomerato a forti nervature ».

(GLOTZ,)

L'ingresso, sia quello centrale, sia quello di accesso alla varie sale, non si apre mai al centro della facciata ma è spostato in un angolo, per lo più a destra. Ciò è dovuto alla presenza del pilastro centrale di sostegno ma dimostra anche il gusto per l' asimmetria degli architetti cretesi.

All'illuminazione provvedono i cortili interni, il cui numero varia a seconda dell'ampiezza della casa, e le finestre. I cortili sono pozzi di luce: hanno le mura di calcare compatto, il pavimento a lastroni in declivio per consentire lo scolo delle acque. Sono per lo più a colonne e balaustrate: l'Evans ne trovò 5 su uno spazio di 200 m. Le finestre, come risulta dalle tavolette, sono oblunghe, divise in quattro parti da crociere, colorate in rosso vivo: si trattava evidentemente di pergamena oleata o materiale trasparente. A pianterreno, sulla facciata non c'è traccia di finestre, ma esse si affacciavano numerose sui cortili interni, larghe sino a tre metri, e diffondevano luce alle sale, alla serie dei corridoi, alle ampie scale.

Il focolare della casa cretese generalmente non era né centrale né fisso, ma mobile e si cucinava, assai spesso, all'aperto. Perfetto è a Creta il sistema di scolo delle acque. Le acque piovane che scendevano dalle terrazze e quelle di rifiuto dei vari piani venivano convogliate attraverso grossi tubi, curvi e diritti, in condotti sotterranei. Si è trovato a Creta un perfetto e complesso sistema di scolo e fognatura, usato sia per i palazzi che per le case comuni della città.

I PALAZZI

La pianta dei palazzi di Festo e Cnosso non è differente come impianto da quella delle case più umili. La forma è sempre quella rettangolare, ma dilatata ed ampliata. Ambienti rettangolari si affiancano ai preesistenti, camere e camere comunicano tramite corridoi, appartamenti si susseguono e si sovrappongono, magazzini, depositi e fabbriche si giustappongono (vedi galleria).

Il materiale di costruzione dei palazzi è in larga misura il calcare o una speciale pietra gessosa che sembra marmo e che costituisce lo zoccolo. I blocchi sono cementati con malta o anche a secco. Il legno è largamente usato nella costruzione dei muri interni, alternato con pietra mInuta. Il tutto è rivestito con strati di intonaco sempre più fine: l'ultimo è un ottimo stucco su cui si affrescava. Il pavimento è di stucco nella prima fase, di pietra gessosa nella seconda.

IL PALAZZO DI CNOSSO

Osserviamo la pianta di Cnosso. Si estende su 200 ettari e può ospitare un centinaio di persone. Ha un grande cortile centrale lungo 60 m e largo 29, orientato da nord a sud. L'ala occidentale è divisa in due da una galleria longitudinale. Da una parte della galleria vi è il santuario e gli appartamenti di rappresentanza con la sala del trono.

«Minosse s'assideva sul trono di pietra alabastrina, circondato dalle sacerdotesse e dai ministri seduti su bassi sgabelli sotto la guardia dei grifoni dipinti sul muro ».

(GLOTZ, op, cit" pag, 147)

Le sale sono spesso aperte su due lati consecutivi e portici corrono lungo di esse. Sono splendidamente decorate con stucchi e affreschi. Dall'altra parte della galleria c'era il tesoro, una lunga serie di magazzini. Erano quindici, poi saliti a diciotto, e vi si accedeva da un corridoio lungo 60 m. I grandi otri "pithoi" contenevano cereali, vino, olio. In seguito venne scavato nello stesso corridoio « un annesso della lunghezza di 30 m, chiuso da una solida porta, dove fu installata una nuova serie di 27 ripostigli con minuziose precauzioni contro l'umidità" (Evans, The palace of Minos)

Il tesoro del re consisteva quindi in depositi di liquidi e di materie prime che non servivano solo al mantenimento della famiglia del re e dei domestici che alloggiavano nel quartiere meridionale, ma costituivano il tesoro di stato. L'ala orientale è divisa in due nel senso della larghezza da un corridoio che separa gli appartamenti privati dalle fabbriche.

Sono situati sul declivio e guardano verso la valle. Il quartiere privato comprende gli appartamenti della regina, le camere da letto, le stanze da bagno: ad essi si accede dalle vaste scale decorate dalle doppie scuri. Numerosi piccoli cortili, a uno o più colonnati danno luce e accesso alle camere. Le scale portano al piano superiore: le colonne formano le balaustrate, decorano le rampe. Gli appartamenti della regina ai due piani presentano stanze da bagno con vasche di argilla (vedi galleria) e un sistema di latrina con scarico perfettamente funzionante. Il quartiere nord-est è occupato da annessi, uffici, officine, dove un numero cospiscuo di funzionari provvedeva all'amministrazione pubblica.

Il quartiere nord-ovest è costituito una grande sala che poggia su undici pilastri, ed è fiancheggiato all'esterno dal teatro. Il quartiere meridionale è occupato dalle stanze di servizio, ove alloggiavano i domestici e gli operai addetti alle fabbriche regie. I vari elementi sono collegati tra loro da un intreccio di cortili, scalee, portici, corridoi, vestiboli.

Oltre ad un sistema perfetto di canalizzazione di scolo è stata trovata una rete formata da stretti tubi di terracotta saldati con cemento, che ha fatto pensare all'Evans e ad altri archeologi trattarsi di condotti di acqua potabile (vedi galleria). Sono stati anche trovati ampi bacini di pietra ma, più che bagni, si pensa fossero piscine a scopo di culto.

« A nord-ovest del palazzo di Cnosso una scala di 15 gradini fiancheggiata da una balaustrata con colonne, discende ad una specie di vasca quasi quadrata, lunga m 2,56 e larga 2,45, profonda circa due. Le pareti e il pavimento sono rivestiti di pietra gessosa ».

(EVANS, op. cit.)

Il complesso residenziale di Cnosso è costituito, oltre che dal Grande Palazzo, dal Piccolo Palazzo e dalla Villa Reale, che presentano gli stessi caratteri di funzionalità, ariosità e spazialità. Qui i ricchi signori vivévano nel fasto, nella raffinatezza: amavano la vita, la bellezza, l'arte. « Tipica dell' architettura cretese non è la maestosità dell'insieme e nemmeno lo splendore della decorazione, quanto il perfetto adattamento alle condizioni climatiche, la felice distribuzione di luce e ombra, l'aerazione adatta, l'intelligente sistema idraulico, la facilità di comunicazione tra innumerevoli appartamenti, gli accorgimenti usati per soddisfare un bisogno tutto moderno di comfort, un gusto sicuro del teatrale e del pittoresco che si compiace di ingressi monumentali di parata, dell' elegante serie di terrazze sovrapposte, dei belvedere aprentisi su nobili paesaggi ».

(GLOTZ, op. CII., pago 145)