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Micenei
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LA CASA MICENEACENNI STORICO-URBANISTICI SULLA CITTÀ MICENEA
Le città dell' Ellade, Micene, Tirinto, Orcomeno, Argo, presentano caratteri assai diversi da quelli riscontrati a Creta. Gli Achei sono popoli Ariani, bellicosi, violenti, calati in Grecia verso il 2000 circa dalle alte valli dell'Indo assoggettano le popolazioni preesistenti, vivono di agricoltura e di pastorizia ma rapidamente si evolvono a contatto con la civiltà cretese, ne assimilano i caratteri, esercitano il commercio marittimo, prima sotto forma di pirateria, poi di scambi pacifici. I loro prodotti penetrano nell'entroterra e giungono fino all' Asia e all'Egitto. Però gli Achei restano sempre guerrieri e la guerra, come attesta l'Iliade, è considerata una nobile occupazione. La gloria in battaglia ed un ricco bottino sono gli ideali degli eroi omerici, Creta stessa viene da loro invasa e occupata. Gli Achei sono popoli di origine settentrionale e di tale origine resta traccia nel modo di vestire (ampie brache e un "chitone" con maniche), nell'uso di far crescere la barba, nel tipo di città e di abitazione. Le città dell' Argolide, il cui nucleo è come sempre il palazzo (in cui risiedeva la famiglia reale: re, figli, nuore, domestici, guerrieri, ecc.) con gli annessi locali ad uso religioso, amministrativo e di rappresentanza, tombe comprese, sorgono sempre su di un'ardua altura (acropoli) e son cinte di bellissime mura, formate da immensi blocchi di calcare, perfettamente squadrati e combacianti, da cui sporgono possenti torrioni e le cui porte di accesso incutono ancora oggi timore per le loro proporzioni. Ai piedi del palazzo, lungo le pendici si addensa la popolazione, si forma la città. In basso, in pianura, sorgono poveri borghi di contadini. Più il re diviene ricco e potente, più la città prospera, più larga diviene la cinta di mura si allarga fino a comprendere anche pendii inferiori. Da Omero sappiamo che il palazzo di Priamo comprendeva anche gli appartamenti dei figli e delle figlie. « [Quando] giunse [Ettore] alla meravigliosa casa di Priamo, ricca di portici costruiti ad arte, e c'erano, affiancate le une alle altre le cinquanta stanze dei .figli costruite in pietra ben levigata; lì in vero dormivano i cinquanta figli di Priamo vicino alle spose; dall' altra parte, nell' atrio, si affacciavano, sotto lo stesso tetto, affiancate, le dodici stanze delle figlie: lì dormivano i generi di Priamo presso le virtuose spose». (Iliade, VI, 242-250) Sulla sommità della rocca si levava il tempio di Minerva cui si recano in processione le matrone di Troia. «Disse così [Ettore], ed Ecuba entrò nella casa, radunò le ancelle, e quelle fecero affluire [chiamarono] per la città le matrone... e quando giunsero sulla sommità dell' acropoli, al tempio di Minerva, con grandi grida innalzarono le mani verso la Dea... e [Ecuba] depose il peplo sulle ginocchia della Dea dalle belle chiome». (Iliade, VI, 280-300) LA CASA MICENEA La casa micenea e quindi anche il palazzo denotano nella pianta e nella distribuzione degli ambienti l'origine continentale e nordica degli Achei. Essi trapiantarono nei caldi paesi mediterranei un tipo di abitazione dettato dalle condizioni climatiche delle fredde regioni: montuose di origine. Lo schema è, pur ampliato e modificato, quello delle primitive tribù ariane. La pianta della casa micenea è caratterizzata dal megaron (grande sala; però in Omero vuol dire anche semplicemente "casa") centrale con focolare stabile, dalla copertura a doppio piovente e dalla conseguente tripartizione della facciata e del megaron stesso. Osserviamo la pianta del palazzo di Tirinto che domina la pianura. «Per arrivarci bisogna inerpicarsi su per una rampa esterna, costeggiata da una formidabile cinta di mura. Oltrepassato l'ingresso principale si percorre, per circa 75 m., uno stretto passaggio imprigionato tra la muraglia esterna e un' altra muraglia quasi altrettanto massiccia. Si arriva così ai grandi propilei (= portici), profondi 13m ma, valicabili, non ci si trova che in uno spiazzo che bisogna attraversare per giungere dinanzi alle colonne dei piccoli Propilei.(Gloz, op.cit.) IL PALAZZO MICENEO Qui comincia il Palazzo. C'è il cortile interno con il portico quadruplice al cui ingresso è sistemato un altare. In fondo un vestibolo, il protiro, con due colonne tra pilastri angolari quadrati immette nella prima camera mediante tre porte: è il prodromos cioè l'antisala. Una porta dà accesso alla grande sala di rappresentanza, il megaron. Al centro il focolare rotondo, recinto da quattro colonne che sorreggono la parte del tetto aperta per far uscire il fumo. Il megaron è tutto chiuso: la copertura a doppio piovente non può poggiare solamente sui pilastri, il cui sforzo viene alleggerito da colonne piazzate simmetricamente in numero pari, il che determina la suddivisione in tre parti della fronte e del megaron. Le stanze a destra e a sinistra sono più piccole. Ogni vano è indipendente e scarse le comunicazioni. Alle stanze piccole e buie di sinistra si accede da una porta sul muro di sinistra del prodromos. La casa micenea è profonda, chiusa, poco luminosa e articolata, adatta a riparare dal freddo. QUEL CHE SAPPIAMO DA OMERO Analoga a questa, come schema, è la casa, o meglio l'appartamento di Paride, descritto da Omero: «Ettore si diresse alla bella casa di Alessandro (Paride) che egli stesso aveva costruito con gli uomini che allora erano i più rinomati architetti della fertile Troia. Questi avevano costruito per lui il talamo (stanza da letto) e il tetto e l'aula (atrio) vicino alla casa di Priamo e di Ettore». (Iliade) Quando Minerva scende dall'Olimpo e si reca nella casa di Ulisse si arresta « al vestibolo della casa d'Ulisse, sulla soglia dell' aula », trova i Pro ci arroganti, «che si dilettavano davanti alle porte adagiati su pelli di buoi... servi premurosi mescevano nei crateri il vino con l'acqua, altri con spugne porose nettavano le mense, e le ponevano loro davanti colme di carni». Telemaco le va incontro nel vestibolo, la fa entrare nell'alta casa, e depone l'asta della Dea (Odissea. Il, VV. 103 e sgg.) « contro una grande colonna, nella rastrelliera ben costrutta dove c'erano molte altre cose d'Ulisse». (Odissea) La fa sedere «su un trono su cui era poggiato un cuscino lavorato con arte: c'era uno sgabello sotto i piedi, (e. per sé prende) uno sgabello intarsiato. [I Proci entrarono nella sala] e si sedettero in ordine (forse secondo il grado di nobiltà) sui troni e gli sgabelli» . Gli ospiti venivano sistemati nella aithuse (il portico o protiro) : «Elena diede ordine alle ancelle di preparare giacigli nel portico e di disporvi drappi di rossa porpora, tappeti e di aggiungervi coperte di lana in cui potessero avvolgersi». (Odissea) Il padrone di casa dormiva nel talamo situato « nel recesso (parte più appartata) dell' alta casa: e per lui la regina preparò letto e giaciglio ». (Odlssea, III, VV. 403-404) Ulisse narra che egli stesso l'ha costruito con le sue mani: « C'era un albero di ulivo dagli ampi rami entro il recinto, orgoglioso e forte: certo per la grandezza era come una colonna. Intorno a questo io alzai il talamo, fino a quando non lo ebbi costrutto di spesse pietre, e poi lo coprii con cura: vi aggiunsi porte ben connesse, saldamente incastrate. Allora soltanto recisi l'ampia chioma dell' olivo». (Odissea, XXIII, 190-194) Le donne conducevano una vi ta appartata, intente a tessere con le ancelle. Le loro stanze erano al piano superiore: mediante una scala si accedeva al protiro: « L'accorta Penelope dalla parte superiore della casa sentì il canto divino [dell'aedo] e scese l'alta scala della sua casa, non sola, due ancelle la seguivano... e si fermò presso la soglia della stanza ben costrutta... ». (Odissea). |