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IL CASTELLO

CENNI STORICI SULL'ETÀ FEUDALE

L'età del feudalesimo va dal IX al XIII sec. dopo Cristo; interessa l'Europa occidentale e centrale e presenta caratteri e forme particolari a seconda dei luoghi e dei tempi in cui si sviluppa. Le nuove civiltà sorte in Europa dalla disgregazione dell'Impero Romano sono esposte, nel corso dei secoli v - VIII d. C., alle terribili invasioni degli Arabi a sud, degli Ungari ad est, degli Scandinavi a nord.

In quest'epoca di sconvolgimenti e di terrore il problema fondamentale è quello di sopravvivere, di difendersi, di trovare protezione ed aiuto. L'organizzazione feudale assicura questa difesa. Essa è tutta imperniata sul rapporto di devozione-beneficio. I guerrieri si legano col giuramento alla persona del re, in cui si impersona lo Stato, diventano suoi fideles, comites, vassalli e gli assicurano i loro servigi (obsequium); il re, come ricompensa, concede loro il beneficium, cioè l'usufrutto di un territorio (la terra è l'unica forma di ricchezza in questi tempi) e il godimento di ogni diritto di sovranità ad esso legato: nasce il Feudo.

Dalla villa fortificata al castello

La forma di residenza dei re romano-barbarici (VII-VIII sec.) è la villa fortificata. Di solito è situata sul pendio di un colle: vicino alle rive di un fiume, circondata: da una palizzata in legno. All'interno: della cinta si presenta una serie di cortili

successivi intorno a cui son disposti gli edifici destinati a vari usi: corpi di guardia, cucine, alloggi per la servitù, scuderie, cappella, torre a più piani in cui risiede il re. I fabbricati sono costruiti in piccole pietre tagliate e riunite con calce: il tetto, le pareti divisorie interne, le scale sono di legno.

Dalla villa fortificata deriva il castello

simbolo della vita feudale. Il castello, noto in età carolingia, nel IX sec. consiste innanzi tutto in una palizzata in legno recinta da un fossato. Grosse torri sorgono lungo il perimetro. Al centro spicca un'alta costruzione di legno, donjon (in Francia), mastio (in Italia), la cui porta è sollevata di parecchi metri dal suolo; ad essa si giunge per mezzo di un ponte levatoio. Tutto il complesso sorge su un luogo elevato ma il mastio spicca perché poggia su una piattaforma artificiale. Intorno alla torre si apre un ampio spiazzo in cui sorgono vari edifici tra cui la cucina, isolata per diminuire il pericolo degli incendi, frequenti e rovinosi. La struttura della torre è semplicissima:

« al primo piano una sala dove il potente con la sua masnada (= schiera) viveva, conversava, mangiava, dormiva; a pianterreno il celliere (= cantina) per le provviste... una vedetta vegliava la notte sulla torre... sotto la scala stabilivano il loro domicilio i poveri».

(BLOCH,)

Verso la fine del sec. x si cominciano a costruire in pietra prima la cinta, poi anche la torre.

Castelli in pietra

Il primo castello in pietra conosciuto è quello di Langlois, costruito da Foulques Nerra, conte d'Anjou (Angiò) nel 992. La costruzione dei castelli in pietra si diffonde e si perfeziona nel corso dei secoli XII e XIII in tutta Europa, in conseguenza del frazionarsi dei feudi e delle continue lotte tra vassalli. I castelli tedeschi (famosi quelli lungo la valle del Reno che si ammirano ancor oggi), francesi, italiani (soprattutto in Val d'Aosta e in Piemonte, ma anche in Toscana, nel Lazio e nell' Italia meridionale) assumono

l'aspetto di fortezze vaste e complesse. Circonda il castello una cinta di mura, alte 5-10 m; ogni 30-50 m si innalzano grosse torri a pianta varia (circolare o semicircolare, quadrata, esagonale, ottagonale, ecc.). Le torri sono a 3-4 piani, divisi da volte in muratura o da solai in legno: la comunicazione tra i piani è assicurata da scalette a chiocciola interne o ricavate dai muri. La copertura è nei primi secoli in paglia, poi di ardesia o di coppi (tegole di argilla cotta) a seconda dei luoghi. Sul piano più alto vengono poste le macchine da guerra, catapulte, balestre, ecc. Sulla sommità delle mura corre il cammino di ronda o girone protetto verso l'esterno da un muretto (parapetto). Esso si snoda lungo la cinta ma presso le torri è sbarrato da porte o passatelli. Alle varie parti della cinta si arriva o con scale dai cortili o con ponti dalle torrette esterne o dallo stesso palazzo ove risiede il signore per corridoi e scale. Nel sec. XIII le mura terminano con i merli. L'ingresso è formato da una possente porta che permette il passaggio di due cavalli e cui si accede mediante il ponte levatoio. Sulla torre più alta sventola il vessillo del Feudatario. Dentro la cinta muraria lo spazio è diviso in due o più cortili separati da un muro. Il cortile, o i cortili più grandi ospitano vari edifici, tra cui talvolta la cappella, gli edifici riservati agli alloggiamenti delle truppe, dei servi tori, degli artigiani, i magazzini di deposito delle provviste e delle merci.

Il cortile più piccolo e più interno è occupato dal mastio (torre, fortezza). Sui piani superiori son disposte le camere di abitazione, al pianterreno il corpo di guardia, la sala di giustizia con il tronetto del Signore, le cucine, i servizi, nei sotterranei alcuni servizi e le prigioni

« dove i prigionieri, nelle tenebre, tr, g li insetti e la sporcizia, mangiano il pane del dolore ».

L’arredamento

L'arredo è semplicissimo nei tempi più antichi, come sappiamo dalle opere d'arti del tempo. Il letto, basso e largo, s'appoggia al muro o è disposto al centro della sala, sollevato su predelle. Circondato di cortine che scivolano su sostegni, è fornito di cuscini, coperte, lenzuoli di lino.

Sul freddo pavimento pelli di bestie uccise durante le cacce costituiscono lo scendiletto. Intorno al letto cassoni di legno di semplice fattura servono per contenere gli indumenti ed insieme per sedere.

Nella grande sala il signore ed il suo seguito mangiano. Gli aspiranti cavalieri, i giovani figli dei feudatari minori, trascorrono anche due anni di tirocinio alla corte del signore, e lì imparano anche a servire a tavola. Galerano, il protagonista di un romanzo del XII sec., aspirante cavaliere, « si presentò al Duca prima che si mettesse a tavola perché si può meglio giudicare il carattere di una persona prima che beva. Si inginocchiò ai piedi del duca, fece la sua richiesta: "Sire, ho lasciato il mio paese per servirvi, se vi aggrada" pronunziò il suo nome. Il Duca si alza in piedi, lo fa alzare, lo bacia sulle guance e poi cavalieri e dame si seggono sui banchi, il Duca a capotavola... Galerano e i suoi (quelli del suo seguito), entrando subito in funzione, servono a tavola e tagliano a dovere».(LANCLOIS)

Si mangia su tavole di legno lunghe che si dispongono su sostegni anch'essi di legno, solo al momento del pranzo. I seggi hanno quasi sempre forma di banchi per star seduti vicino. Possono essere addossati alle pareti o mobili anch'essi. I cibi sono copiosi e i pranzi a numerose portate (da sei a diciotto nei pranzi solenni, soprattutto in Francia).

Riscaldamento

Dimenticato il sistema di riscaldamento usato dai Romani, torna in vigore nell' Alto Medioevo, a difesa dal freddo intenso, il focolare centrale. Poiché il legno è il materiale predominante in quei tempi, è pericoloso addossare il focolare al muro, per cui si costruisce una speciale camera, la caminata, di forma esagonale o circolare, che ha nel mezzo, rialzato sul pavimento, un grande focone su cui, per il tiraggio del fumo, incombe un'enorme cappa sospesa al soffitto. Quando poi il legno fu sostituito dalla costruzione in muratura, torna in auge il camino, dapprima appoggiato al muro con una grande cappa sporgente, poi inserito in esso, completamente o in parte. Il camino però non è sufficiente a riscaldare vasti ambienti in cui porte e finestre chiudono male e per questo pullulano nel Medioevo bracieri, scaldini, scaldamani e scaldapiedi vari per foggia e materiale.

Illuminazione

L'illuminazione durante il giorno è imperfetta perché i telai delle finestre sono coperti di carta chiara oleata o di tela trasparente imbevuta di trementina e qualche volta dipinta. In epoca più tarda però si diffondono le vetrate, costituite da dischi rotondi, spesso colorati, uniti insieme con saldature di piombo, fabbricati a Venezia, in Francia, nelle Fiandre. L'illuminazione notturna delle sale, dei cortili, dei passaggi di ronda è assicurata da fiaccole, candele, torce, sostenute da candelabri massicci, collocati In

«portafiaccole in ferro infissi alle pareti, su cui sono apposite cavità per spegnervi le fiaccole pigiandovele contro».

(VOCINO, Storia del costume, Istituto Poligrafico dello Stato)

Condizioni igieniche

Le condizioni igieniche sono assai rudimentali. Di solito i rifiuti di ogni genere vengono gettati dalle finestre, però in qualche castello le torri e il mastio avevano fin dal principio del sec. XIII latrine in ogni piano, costruite con particolari accorgimenti; quelle del mastio avevano lo scarico in una fossa da potersi vuotare senza troppe noie, le altre con lo scarico sulle scarpate che cingevano il castello. Per i bagni mancano locali appositi; si prendono nella tinozza e ci si lava nei catini. Dopo le Crociate viene introdotta la moda dei bagni caldi.

LE ABITAZIONI DEI CONTADINI

La società feudale è rigidamente separata in due classi: nobili e contadini. I contadini nel sec. IX vivono disseminati nelle campagne: ciascuna famiglia abita sul manso (= lotto di terra) che lavora, in capanne di legno con tetto di paglia, facile preda degli incendi; dorme per terra su pagliericci, ha pochissime, elementari suppellettili di legno. Nel secolo X le frequenti invasioni di Normanni e Ungari e le scorrerie dei Saraceni provocano, per la necessità di una mutua assistenza, il formarsi dei primi miseri villaggi intorno al castello del signore. Il castello offre, in caso di pericolo, protezione ed aiuto, unica ricompensa allo sfruttamento quotidiano. Entro la cinta fortificata si ritirano i villani con il bestiame e gli arredi. È vero che occorre anche pagare il diritto di rifugio.

« Talvolta lo stesso castello serve di rifugio a quaranta villaggi (borghi) disseminati nella vallata. Rifugiarsi, in linguaggio feudale si dice "ritirarsi". Ma occorre avere il diritto di rifugiarsi nel castello ed il signore che l'accorda lo fa pagare. Una cinta è aperta a coloro che hanno il diritto al rifugio».

Così tratteggia un villaggio l'autore del Galerano, romanzo del XII sec.:

«egli [un messaggero] scorse un villaggio le cui casette erano sparse. Si avvicinò prudentemente ad una di esse, isolata in mezzo ai campi, recinta da una vecchia siepe di spine e da un fosso; entrò attraversando il ponticello e picchiò, finché una donna venne ad aprire ».(LANGLOIS,)

Nulla naturalmente resta di queste misere capanne, in tutto analoghe a quelle preistoriche.

I PALAZZI-CASTELLO

L'introduzione delle artiglierie e le mutate condizioni politiche e sociali fanno sì che dal '400 in poi il castello perda il suo carattere di fortino e venga adattato ad altri usi. Alcuni castelli vengono trasformati in caserme o prigioni. I più divengono dimora abituale o di caccia o di villeggiatura di famiglie signorili. Si trasformano in palazzi-castelli (famosi quelli del '400-'500 che sorgono lungo la valle della Loira) dalle facciate riccamente decorate, e su di essi i merli, le torri, gli archetti restano e a volte si accrescono, ma solamente come motivi architettonici decorativi. Passano altri secoli ed i castelli vanno in rovina; il loro tempo è finito. Sono ruderi innocui e suggestivi. N el1'800 Ippolito Nievo così descrive il castello di Fratta, ispirandosi al castello, realmente esistente, di Colloredo, presso Udine:

« Era a quei tempi un gran caseggiato con torri e torricelle, un gran ponte levatoio scassinato dalla vecchiaia e i più bei finestroni gotici che si potessero vedere tra il Lemene e il Tagliamento... Non c'è edificio che disegnasse sul terreno una più bizzarra figura né che avesse spigoli, cantoni, rientrature e sporgenze da far meglio contenti tutti i punti cardinali ed intermedi della rosa dei venti... L'edera temporeggiatrice era venuta investendolo per le sue strade coperte; e spunta di qua e inerpica di là aveva finito col fargli addosso tali paramenti d'arabeschi e festoni che non si discerneva più il colore rossigno delle muraglie di cotto ».

(IPPOLITO NIEVO, Le confessioni di un ottuagenario)