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casa romana
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CENNI STORICO-URBANISTICI SULLA CITTÀ ROMANA La città romana nasce sulla collina, è circondata da mura, presenta, all'esterno ed all'interno di esse, una cinta sacra, il : pomerio, in cui non si può costruire, assume una pianta rettangolare a reticolato che, forse, si riallaccia alla tradizione italica delle terra mare. Le strade principali, più larghe delle altre, sono il cardine (orientato da N a S) e il decumano (da E a O). All'incrocio di esse sorge il foro, l'equivalente romano dell'agorà e dell'acropoli greche, per le funzioni pubbliche. Le strade sono spesso a portici affiancate da edifici con botteghe al piano terra ed inframmezzate da edifici pubblici che i Romani creano numerosi e perfetti: teatri, terme, latrine pubbliche, arene, fontane. Lo schema della città romana, in seguito alle conquiste ed alla colonizzazione si propaga in tutto l'Occidente. Durante l'Impero si moltiplicano sistematicamente le città costruite per presidiare i territori conquistati, però, mentre Roma assume proporzioni sempre più dilatate tanto che la popolazione assomma nel pieno fulgore dell'Impero a circa 1.500.000 abitanti - le altre città si mantengono generalmente limitate e la popolazione, in media, si aggira intorno alle 50.000 persone. Le nuove città, anche se hanno vicino le colline, come Torino, sorgono di solito in pianura, vicino al corso di un fiume. Uno dei problemi più gravi della vita cittadina, che si presenta prima a Roma, poi anche nelle città di provincia, è quello . della congestione del traffico al centro. Si cerca di rimediare con regolamenti municipali che vietano durante il giorno il traffico dei veicoli a ruote. Cesare nel I sec. a. C. lo applica a Roma, Claudio lo estende a tutti i municipi in Italia, M. Aurelio ad ogni centro dell'Impero. Si capisce quindi quale possa essere il riposo notturno per coloro, e sono i più che abitano in edifici posti lungo le strette vie, lungo le quali di notte transitano i carri dalle pesanti ruote di legno e ferro. ABITAZIONE A Roma i tipi di abitazione sono due, la domus e l'insula, l'uno riservato alla ristretta classe dei patrizi circa 1800 famiglie e dei ricchi, l'altra alla massa della media e piccola borghesia e del proletariato. I due tipi sono presenti in tutta la storia di Roma, dalla Repubblica al tardo Impero e subiscono, con il tempo, evoluzioni particolari. Basti pensare che i cataloghi regionali del 375 d. C., assegnano a Roma 1790 domus contro 46.602 insulae. LA DOMUS La tipica domus romana, quale la conosciamo soprattutto dagli scavi di Pompei, risulta dalla combinazione: della antica casa italica, formata da un solo cortile aperto (atrium) su cui si aprono le stanze e da un giardinetto, con la casa greca (peristylium). È caratteristico che i nomi dei vari elementi del corpo anteriore siano latini (atrium, tablinium, cubiculum, ecc.) e invece quelli del corpo posteriore siano greci (perystilium, exedra, triclinium, ecc.). La domus romana di pianta rettangolare, è l'abitazione di popolazioni meridionali che invita alla vita all'aperto. I vari ambienti sono tutti disposti intorno alle due aree centrali da cui ricevono aria e luce. Le finestre, se ci sono, sono rare, poco ampie, aperte regolarmente nella muratura esterna, spessa e rozza. Talvolta, all'esterno, si protendono balconi in legno. È di solito ad un solo piano e, se pur esiste un secondo piano, le costruzioni sono limitate a pochi vani e si capisce che si è trattato di una sopraelevazione. Si accede alla domus percorrendo prima un vestibulum, un corridoio cioè, e poi varcando la porta principale, ianua. Il porticum è la porta di servizio che si apre su un muro laterale. Orazio consiglia con queste parole un suo amico: « Sfuggi al cliente, che ti attende al varco nell' atrio per la porta di servizio (portico) ».(ORAZIO, Epistolae I. 5, v, 31) L'atrio è un grande vano che presenta un'ampia apertura nel soffitto (impluvium) in corrispondenza della quale nel pavimento è incavata una vasca rettangolare (compluvium) per raccogliere l'acqua piovana. A detta di Vitruvio l'atrio può essere di cinque tipi a seconda che presenti o meno colonne. Il tipo più comune sembra sia il tuscanico, privo di colonne in cui il peso del tetto è sostenuto dalle travature in legno. Intorno all'atrio si aprono i cubicoli, destinati ad uso fisso: il tablinium, una grande sala prima anche da pranzo poi solo di rappresentanza, situata in fondo all'atrio, di fronte alla porta d'ingresso, chiusa da una tenda; le alae, il cui uso è incerto, i cubicula, stanze da letto. Attraverso un corridoio detto andron si passa al secondo corpo della casa, il peristylium, che consiste in un giardino circondato da un portico sorretto da colonne e di solito a due piani, ricco di fiori, statue, nicchie, fontanelle. Intorno si aprono altri ambienti: il triclinium, sala da pranzo, altri cubicula e vani di vario uso. La cucina non ha un luogo fisso, è un ambiente piccolo e buio con un buco nel tetto per far uscire il fumo, dato che mancano i fumaioli; contiene il camino, un piccolo forno per il pane, l'acquaio. Vicino alla cucina sono disposte le latrine e il bagno. Gli schiavi sono sistemati in camerette dette celle che non hanno una disposizione fissa. Le pareti delle stanze sono affrescate a riquadri di vivaci colori, con motivi floreali o architettonici, scene di caccia, soggetti mitici. Il soffitto è a cassettoni (lacunari) intarsiati o decorati con stucchi. Il pavimento è ricoperto da mosaici. Logicamente il numero e l'ampiezza degli ambienti e dei giardini, l'arredamento e la decorazione delle stanze variano a seconda dell'età (repubblicana, imperiale, ecc.) e della ricchezza del proprietario. Certo è che le domus dei ricchi, spaziose, areate ed igieniche, fornite di bagni e latrine, riscaldate d'inverno dagli ipocausti, dotate di acqua sono forse le più comode che si siano costruite fino al sec. xx. LE TABERNAE Al piano terreno della domus, dalla parte esterna, si susseguono, lungo la strada, le botteghe (tabernae) in genere con un banco murato per l'esposizione della merce. Nella parte più interna vi sono uno o più retrobottega separati da pareti divisorie: inoltre la taberna è divisa in due parti; sotto la bottega vera e propria, sopra un mezzanino, pergula, che funge da abitazione e cui si accede dall’interno della bottega, mediante una scala, o anche dall'esterno. In latino pergula e taberna hanno significato che corrisponde al nostro "tugurio", "stamberga". Un proverbio popolare dice: «Chi è nato in un tugurio (pergula) non può sognare le case ». e Orazio parlando della morte che coglie tutti cosi si esprime: «La squallida morte picchia con il suo piede impaziente ai tuguri (tabernas) dei poveri e alle turrite dimore dei re ».(ORAZIO, Odi, 1,4, VV. 13, 14) LE INSULAE La grande massa della popolazione vive nelle insulae, grandi edifici a tre o quattro piani divisi in appartamenti dati in affitto. Augusto ne limita l'altezza a 60 piedi (circa 20 m). Ogni insula contiene 200 abitanti circa. Durante l'Impero però l'altezza supera di gran lunga i 60 piedi se Giovenale nel II sec. d. C. afferma: « Guarda la massa torreggiante di quella dimora, dove, un piano sopra l'altro, si arriva al decimo ». (citato da MUMFORD, op. cit.) Il fenomeno dell'urbanesimo sempre crescente, la necessità di sfruttare lo spazio, la miseria di gran parte della popolazione cittadina determinano, nel corso dei secoli, l'accrescersi di questo tipo di dimore che sono uno dei più chiari esempi di pessima organizzazione municipale. La costruzione delle insulae è un'attività: assai lucrosa. Gli imprenditori edili - gli unici, si noti, cui è consentito il traffico a ruote anche di giorno - mettono su muri sottili che mal si reggono in piedi, con materiali scadenti, esposti al continuo pericolo del crollo. I proprietari poi, imparano presto a suddividere i già angusti alloggi in celle ancor più esigue, vere tane, per accogliervi inquilini ancor più poveri. Crasso, il potente banchiere e triumviro, con queste case accumulò ricchezze favolose e si vantava di non aver mai speso per costruirle: gli era più vantaggioso acquistare immobili danneggiati e messi in vendita a basso prezzo, procedere a sommarie riparazioni e poi affittarli. Esistono insulae in cui alloggia la classe media (funzionari, mercanti, piccoli industriali) forse abbastanza decenti e insulae in cui vive il proletariato: la struttura talvolta è in muratura ma il materiale fondamentale è il legno per cui sono facile preda degli incendi. L'acqua di cui Roma abbonda, alle insulae non arriva e la si attinge dalle fontane. Sorgono, questi alti e sconnessi edifici, appiccicati l'uno all'altro nei vicoli fetidi e rumorosi. Le finestre e talvolta i balconi in legno, ingentiliti dai fiori posti dalla povera gente sui davanzali, guardano nella strada e ne ricevono poca luce. Tali abitazioni mancano di tubi di scarico, di gabinetti, di cucine, di riscaldamento. Le grandi fogne di cui Roma va superba non sono collegate alle abitazioni più affollate. I rifiuti di ogni genere vengono deposti in cisterne coperte in fondo alla tromba delle scale, dove, periodicamente, vengono prelevate da contadini in cerca di letame o da spazzini. Si immagina quindi quale fosse il fetore di quelle case e come facilmente vi divampassero le epidemie. Le insulae romane costituiscono l'esempio tipico di una società divisa in una classe di privilegiati e in un proletariato depresso. Dice Petronio Arbitro in piena età imperiale: «La piccola gente se la cava male, perché le mascelle degli aristocratici fanno continuamente festa». Ma già prima, in età repubblicana, Tiberio Gracco così arringava il popolo: «Le bestie dei campi e gli uccelli del cielo hanno le loro tane ed i loro nascondigli, ma gli uomini che combattono e muoiono per l'Italia godono soltanto dell' aria e del sole». LA VILLA L'amore per l'agricoltura e la ricchezza che da essa deriva, rafforzato dal senso pratico dei Romani, crea la villa che è luogo di riposo e di svago ma anche centro di un'azienda agricola. Essa pertanto è costituita da un insieme di edifici e di annessi, abitazione, locali di rappresentanza, giardini, stalle, fienili, granai, ecc. La forma e le dimensioni si adattano liberamente alla natura del luogo e variano nel corso dei tempi. Sono costruite in posizione dominante, esposte a mezzogiorno o a ponente, ricavate a mezzacosta con muri di sostegno. In età repubblicana le famiglie patrizie che, in conseguenza delle guerre vittoriose, vedono sempre più accresciuti i loro possedimenti terrieri, si costruiscono numerose ville, prima intorno a Tivoli, Alba, Anzio, poi, più a sud fino a Formia, ai Campi Flegrei, a Napoli. In età imperiale le ville diventano più monumentali e fastose, a volte grandi come centri abitati. L'abitazione è distaccata dal complesso e costituisce un edificio a parte. Abbondano gli edifici di rappresentanza e di svago (terme, biblioteche, teatri, ippodromi) ed i giardini arricchiti da portici, esedre, ninfei. Resti di ville imperiali si vedono tuttora ai piedi del Circeo, a Baia, Pozzuoli, Portici, Capri e sul lago di Garda. |