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LA STORIA DEGLI SCACCHI

Un saggio di M.L. Rantala (tratto da ChessMaster 9000)

I giocatori di scacchi che accettano il veto che a lungo è stato posto a temi quali la religione o la politica, possono aggiungere la storia degli scacchi a questi argomenti.

Ancora oggi infuria la polemica sulle origini di questa disciplina. Scrittori e teorici hanno variamente attribuito l'invenzione degli scacchi a quasi tutte le antiche civiltà africane, asiatiche ed europee, mentre alcuni arrivano a sostenere che le origini possano addirittura risalire alla nascita dell'umanità.

Alcune teorie attribuiscono a personaggi singoli l'onore dell'invenzione; l'elenco dei presunti inventori è arrivata a includere (insieme a una delle loro effettive `invenzioni'): Adamo (il peccato), Ermes (la lira), Palamedes (l'abitudine di mangiare tre volte al giorno), la Regina Semiramis (la fondatrice di Babilonia), Re Salomone (la giustizia) e Aristotele (la metafisica).

Non solo nessuno di questi individui ha inventato gli scacchi, ma nessuno di loro vi giocò mai.

Giochi con somiglianze superficiali agli scacchi sono esistiti per migliaia di anni e sono stati dipinti, per esempio, sulle tombe degli antichi egizi. Ma   queste similitudini sono con ogni probabilità dovute al caso. Non è ancora stato provato alcun legame diretto tra gli scacchi e questi giochi, né probabilmente lo verrà mai.

I primi scacchi

Il nome originale del gioco fu chaturanga (letteralmente "diviso in quattro"), dalle parole in sanscrito chatur, che significa "quattro", e anga, che significa "parti". Il nome fa riferimento alla divisione delle quattro armate - fanteria, cavalleria, carri ed elefanti. Questa prima forma di scacchi veniva giocata sull'ashtapada (letteralmente "a otto piedi"): una scacchiera di 64 quadrati.

L'aspetto "quadripartito" della parola sanscrita in riferimento al gioco è stato spesso travisato, ed è così che si credette che nella forma originale fosse un gioco per quattro persone.

Ci sono prove di una versione a quattro partecipanti del gioco degli scacchi, ma questa sarebbe stata solamente una variante della versione originale e non fu mai particolarmente popolare.

Gli scacchi a quattro, comunque, sembrano non essere mai usciti dai confini dell'India. È importante notare che chaturanga era una parola che faceva riferimento direttamente agli eserciti indiani; solo in seguito agli scacchi. Così anche la parola ashtapada esisteva già dal secondo secolo d.C.. Questo significa che, nella forma originale, gli scacchi erano esplicitamente considerati un gioco di guerra, avendo preso il nome direttamente dalle armate.

Poiché una partita a scacchi veniva affrontata su una scacchiera già da lungo utilizzata per diversi giochi nel corso dei secoli, molti teorici hanno convenuto nel credere che gli scacchi stessi fossero molto più vecchi di quanto non siano in realtà.

Quale ruolo specifico abbia avuto l'ashtapada nello sviluppo degli scacchi non è dato sapere. Una possibilità è che fosse utilizzata per giochi totalmente diversi dagli scacchi e che la sua introduzione in questa disciplina fu una vera innovazione. Un'altra teoria sostiene che l'ashtapada sia sempre stata associata a qualcosa di simile agli scacchi, ma del quale non sappiamo nulla. Altri sostengono che essa fu inizialmente utilizzata per propositi astrologici e solo gradualmente introdotta come scacchiera.

II primo riferimento agli scacchi nella letteratura sanscrita giunta fino a noi appare nel 625. Il poeta Bana elogia il sovrano indiano Harsha, che regnò dal 606 al 647; Bana descrive questo Re di Kanauj quale principe di pace, notando che nel suo regno le uniche guerre combattute erano quelle tra le api in cerca di polline, gli unici piedi mozzati erano quelli in letteratura e le sole armate erano quelle mosse sui 64 quadrati.
 

I misteri della storia

Molte date possono essere stabilite grazie ai documenti storici. Per esempio, l'incoronazione di un nuovo monarca verrà preceduta dalla morte di quello precedente, da trattati sulla preparazione della cerimonia d'incoronazione, da documenti sull'insediamento del nuovo reggente, e così via. In questi casi, i registri storici sono spesso ricchi e dettagliati. Ma riguardo a nuovi giochi "inventati" o fissati in una forma che fosse riconosciuta come "scacchi", è una questione differente. Chi avrebbe potuto immaginare che il nuovo gioco sarebbe sopravvissuto nel corso dei secoli? Perché sarebbe stato necessario registrare i dettagli del primo periodo di esistenza degli scacchi?

Dal momento che non esistono chiari riferimenti storici sulle origini degli scacchi, possiamo determinare il periodo e il luogo della loro invenzione solo indirettamente e approssimativamente.

Il compito è simile a quello dell'archeologo che deve ricostruire la storia di una animale di cui possiede solo lo scheletro incompleto - dobbiamo cercare di riempire i buchi con ragionevole approssimazione, sfruttando tutti gli elementi a nostra disposizione.

Le origini indiane

Di tutti i periodi chiamati in causa, l'ipotesi più verosimile è che gli scacchi siano nati in India intorno alla metà del 6° secolo d.C.. Questa data viene indicata da un poema persiano scritto circa nell'anno 600, che fa riferimento al gioco degli scacchi proveniente dall'India.
La letteratura dei seguenti 50-150 anni descrive nuovamente il gioco degli scacchi, individuandone l'origine in India o in Persia. Le fonti più antiche, insomma, si sostengono l'un l'altra su questa importante questione.

In seguito, nessun riferimento specifico agli scacchi appare fino al periodo intorno al 550 d.C., sebbene ci sia una vasta letteratura sia indiana sia prodotta da stranieri che visitarono la stessa India. Questo suggerisce chiaramente che gli scacchi non erano ancora stati inventati, altrimenti sarebbero stati trovati riferimenti nella letteratura di questo periodo che ci è giunta.

È proprio perché l'invenzione degli scacchi può essere determinata solo con metodi indiretti che sono nate così tante teorie sulle origini di questo gioco, ognuna con le proprie prove indiziarie. In aggiunta a questa mancanza di testimonianze dirette, i passi compiuti nel corso degli anni nel campo della ricerca hanno dimostrato l'infondatezza della maggior parte di queste teorie e, allo stesso tempo, gli storici ne hanno create di nuove. I primi scrittori tendevano a prendere per buone anche storie di narrativa come prove della vera storia degli scacchi, tanto che perfino Re Artù fu considerato un possibile inventore! È dunque facile comprendere come mai le teorie sulle origini degli scacchi siano rimaste confuse per un periodo così lungo.

I persiani

Dall'India, gli scacchi si spostarono in Persia (l'odierno Iran). Sembra che questo gioco sia stato introdotto durante il regno del monarca persiano Khusrau Nushirwan, che governò dal 531 al 579.

Sappiamo da fonti letterarie di questo periodo che, già nell'anno 600, gli scacchi erano diventati una comune attività della nobiltà persiana.

Nei primi anni in Persia, gli scacchi gareggiarono in popolarità con numerosi altri giochi, il più noto tra i quali era il bachgammon. Scritti che comparavano le due discipline erano abbastanza ricorrenti. I documenti dove apparivano riferimenti agli scacchi erano spesso accompagnati da spiegazioni più o meno reali della provenienza del gioco - fu detto che era un metodo di educazione dei principi, o un surrogato per i Re senza nemici da combattere.

Un pedone tra i pedoni

Gli scacchi si spostarono nel mondo islamico dalla Persia probabilmente nel periodo tra il 650 e il 750. È proprio dal mondo islamico alla metà del 9° secolo che provengono le prime testimonianze documentate sull'esistenza della teoria scacchistica. Nell'anno 988, lo scrittore Ibn an-Nadim nomina numerosi giocatori che avevano scritto libri sul gioco degli scacchi.

Durante questo periodo, molti autori non solo contribuirono all'apprendimento della teoria scacchistica, ma si diedero un gran da fare per trovare una giustificazione morale per questo gioco: dal momento che non era menzionato nel Corano, il suo stato religioso era incerto.

I sostenitori degli scacchi lo elogiavano nella speranza che non fosse inserito nella categoria delle attività bandite, come il gioco d'azzardo. I pezzi in questo periodo erano generalmente non rappresentativi, in quanto la pratica musulmana non permetteva l'uso di immagini.

I poeti islamici scrissero sugli scacchi e utilizzarono le idee scacchistiche come metafore. Al-Farazdaq compose un poema che conteneva riferimenti a1 basso livello sociale dei pedoni: "Li tengo lontano dalla tua eredità e dalla corona reale, cosicché, ostacolato dalla mia armata, tu rimanga un pedone tra i pedoni".
 

Oscurità impenetrabile

La storia degli scacchi prima di questi riferimenti sanscriti e persiani ci è sconosciuta - e forse lo rimarrà in eterno, sebbene l'interesse e le controversie al riguardo abbondino.

Dopo aver esaminato la totale mancanza di ogni documentazione plausibile antecedente al settimo secolo, uno storico degli scacchi fece riferimento al periodo antecedente a questo nella sua storia degli scacchi, definendolo come "oscurità impenetrabile". Forse senza risposta rimarrà anche l'eterna domanda se il gioco degli scacchi fu creato da una mente singola o dall'accumularsi di contributi da parte di ideatori provenienti da diversi luoghi e tempi.
 

Ulteriori spostamenti

Dall'India, gli scacchi si spostarono fino alla Cina, al Giappone e ad altre nazioni asiatiche. Gli scacchi furono menzionati nella letteratura cinese per la prima volta intorno all'800. Nella forma attuale, gli scacchi cinesi e giapponesi sono significativamente diversi da quello che il resto del mondo definisce oggi scacchi; tuttavia, ci sono delle analogie importanti: gli scacchi cinesi, per esempio, hanno un Cavallo che si muove esattamente come il cavaliere indiano. Questo rende improbabile che siano giochi completamente differenti che si sono evoluti indipendentemente l'uno dall'altro. In alcune parti dell'Asia, quali l'Isola di Burma, gli scacchi indiani e cinesi sono stati adottati come giochi popolari.

Una teoria interessante sulle origini degli scacchi ne indica la nascita in Cina, come la naturale evoluzione di un rituale astrologico. Ma questa teoria è sostenuta maggiormente dalla speculazione piuttosto che dall'evidenza.

L'Europa occidentale

Gli scacchi penetrarono nell'Europa occidentale attraverso il mondo arabo, prima della fine del primo millennio. Di conseguenza, l'Europa divenne la più fertile zona per lo sviluppo degli scacchi nel secondo millennio.

Non si sa se gli scacchi siano giunti prima in Spagna o in Italia; é anche possibile che siano arrivati in entrambe le nazioni più o meno contemporaneamente.

Il primo documento scritto europeo che fa riferimento al gioco degli sacchi risale a poco prima dell'anno 1000; ma non è chiaro se gli scacchi fossero un gioco nuovo o se facessero già parte della cultura dell'Europa occidentale del secolo precedente.

Fin da quando gli scacchi appaiono regolarmente nella letteratura europea, spesso sono state fatte ipotesi sulle loro origini: una storia diffusa nella letteratura medievale narrava per esempio che gli scacchi fossero nati durante l'assedio di Troia per vincere la noia.

Fu in Europa che le pedine subirono la trasformazione da disegni astratti a forme rappresentative. Tra i vari pezzi importanti, in quanto costituiscono prove dell'esistenza degli scacchi in epoca medievale e ci dicono che forma rappresentativa assunsero, i più celebri sono quelli detti Lewis Chessmen.

Scoperti nel 1831 nell'isola scozzese di Lewis, questi 78 pezzi - parte di quattro serie incomplete - sono datati intorno al 12° secolo. Sono ricavati dall'avorio di tricheco e, probabilmente, originari della Scandinavia. Attualmente si trovano tutti al British Museum o al National Museum of Antiquities, in Scozia.

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Dall'Indo all'Islanda

Dopo aver raggiunto l'Europa, gli scacchi si diffusero rapidamente: già all'inizio del 13° secolo avevano conquistato il continente. Uno storico degli scacchi descrisse la loro diffusione con queste parole: "dall'Indo all'Atlantico e dal Sahara all'Islanda".

In epoca medievale gli scacchi furono così popolari da soppiantare tutti gli altri giochi. L'irlandese "fidchell" e il gallese "gwyddbwyll" furono tra i giochi che non sopravvissero all'introduzione degli scacchi e ancora oggi sappiamo poco di loro. La vittoria degli scacchi fu così netta che i pochi riferimenti a questi giochi furono spesso tradotti nelle altre lingue con il medesimo termine di "scacchi".

Tra i primi a giocare a scacchi in Europa furono gli ecclesiastici. Ci sono molti documenti che testimoniano il bando della chiesa nei confronti degli scacchi, ma chiaramente questo bando fu inefficace. Verso i1 14° secolo, uno scrittore cristiano condannò un giocatore solamente per aver peccato di orgoglio nel voler giocare bene a scacchi, senza tuttavia condannare il gioco in sé.

Dalla Chiesa, gli scacchi si spostarono alla nobiltà. Già nel 12° secolo un elenco delle attività preferite dai cavalieri annoverava gli scacchi in un elenco comprendente l'equitazione, la caccia col falco e lo scrivere versi.

Spesso gli scacchi venivano legati a scommesse di natura economica, come per molti passatempi dell'epoca. Una delle forme di vittoria più comuni in età medievale era chiamata "re nudo", quando cioè venivano catturati tutti i pezzi all'infuori del re. Questo è documentato da vecchissimi registri delle scommesse, dove appariva come questo tipo di scaccomatto, relativamente difficile, pagasse doppio.

Gli scacchi, come molti altri giochi e passatempi, venivano regolarmente menzionati nella letteratura di questo periodo, con due amanti che si incontravano durante una partita a scacchi, per esempio, come elemento comune a molte storie. Ma la letteratura scacchistica medievale è degna di nota soprattutto per l'utilizzo delle allegorie. Una storia su una partita a scacchi poteva essere una vicenda d'amore, di guerra o di tradimento, e così via. Queste allegorie correlavano spesso le differenti caratteristiche dei pezzi alla gerarchia sociale del momento: una partita a scacchi poteva quindi essere utilizzata come strumento letterario per rappresentare due signori feudali e i loro vassalli in guerra o, più generalmente,i ruoli di persone di differenti classi sociali. Una delle più famose di queste allegorie morali fu scritta da Jacobus Cessolis; William Caxton la tradusse in inglese con il titolo di "The Game and Playe of the Chesse" e, nel 1475, questo testo divenne il secondo libro a essere stampato in lingua inglese.
 

Il rinascimento degli scacchi

In Europa, nei primi cinquecento anni, gli scacchi subirono solo lievissime modifiche. Erano in primo luogo un passatempo sociale più che un'occupazione intellettuale; di conseguenza, furono fatti pochi passi avanti, teorici o tecnici, rispetto a quelli descritti nella letteratura musulmana che arrivò in Europa subito dopo l'introduzione degli scacchi.

I piccoli cambiamenti che si verificarono in questo periodo furono sostanzialmente superficiali, come l'evoluzione dal disegno astratto a quello rappresentativo dei pezzi. C'erano però alcuni segnali che lasciavano presagire cambiamenti più sostanziali: in certe località, le regole permettevano a volte a un pedone di avanzare di due caselle alla prima mossa e si verificavano i primi tentativi di modificare il movimento della Regina. Queste mosse, però, potevano essere considerate più degli esperimenti che non dei cambiamenti codificati.

Ma verso la fine del 15° secolo ci fu un'improvvisa riforma nelle regole che fu adottata velocemente in tutta Europa: si tratta del maggior cambiamento di questo gioco nel corso di tutta la sua storia documentata. Una delle nuove regole permetteva a un pedone di avanzare di due caselle alla sua prima mossa e questo ebbe l'effetto di velocizzare il gioco senza stravolgerne troppo le tattiche generali.

Due ulteriori variazioni risultarono ancora più sostanziali: fu permesso all'Alfiere di spostarsi più lontano, fornendogli approssimativamente lo stesso valore del Cavallo, mentre la Regina divenne, da un pezzo debole che era (di fatto più debole del re), quello in assoluto più forte sulla scacchiera.

La cosa si verificò rendendo il movimento della Regina una combinazione del movimento della Torre e del nuovo Alfiere. Quest'ultimo cambiamento fu così radicale che la letteratura del tempo fa riferimento al gioco riformato come "gli scacchi della Regina" o, con giudizio poco elogiativo, "gli scacchi pazzi".
 

La maturazione della cultura scacchistica


Come abbiamo già visto, la maggior parte dei progressi negli scacchi avvenne in modo non lineare. Nel periodo che si estende tra la fine del rinascimento e l'inizio dell'illuminismo, gli scacchi subirono una fase di stagnazione in molte regioni dell'Europa, sebbene non passassero mai completamente di moda; mentre in alcuni luoghi del continente ci furono innovazioni teoriche e persino aumenti di popolarità.

Durante il 17° secolo l'ambiente scacchistico iniziò a maturare e la maggior parte di ciò che associamo alla moderna disciplina iniziò ad emergere: una letteratura dettagliata, giocatori professionisti, incontri a squadre, competizioni internazionali, una folta schiera di giocatori amatoriali ed eventi spettacolari, come incontri alla cieca. In questo periodo gli scacchi non erano considerati un passatempo della classe privilegiata, ma piuttosto un'attività con validi elementi di sfida, sia in senso sportivo che intellettuale; al significato simbolico era data meno importanza che alla qualità intrinseca del gioco stesso.

Gli scacchi nei caffè



Particolari circoli di ritrovo, chiamati "coffehouse", apparvero per la prima volta in Europa durante il 17° secolo: luoghi destinati a diverse attività di piacere, casuali o più ricercate, divennero in quegli anni particolarmente popolari a Londra e a Parigi.

Nel 18° secolo gli scacchi acquistarono sempre maggior favore tra gli intellettuali; Leibniz il grande matematico, li considerava come un buon esercizio mentale. I centri dell'attività scacchistica durante questo secolo furono l'Inghilterra e la Francia; a Parigi, il Café de la Régence era il luogo d'incontro preferito dai giocatori di scacchi; fondato alla fine del 17° secolo, il principale caffè scacchistico londinese era invece il Slaughter's Coffee House.

Il Café de la Régence fu fondato nel 1670 da un americano. Riunì i migliori giocatori dell'epoca, inclusi Légall de Kermeur, Francois-André Danican, Philidor, Alexandre Deschapelles, Bourdonnais e Saint-Amant così come famosi giocatori non professionisti quali Voltaire, Rousseau, Robespierre, Napoleone e Benjamin Franklin.

Il famoso saggio scacchistico del 1779 di Benjamin Franklin "The Morals of Chess", dimostrò la stima che il grande teorico provava nei confronti di questo gioco. Molte delle qualità che egli attribuiva agli scacchi, però, possono derivare da altri tipi di allenamento mentale: Franklin non indicò nessun elemento esclusivo del gioco. Il suo saggio diede il via al galateo degli scacchi e comprendeva alcuni divertenti consigli:

Non dovete, quando avete conquistato la vittoria, usare espressioni di esultanza o di insulto, né mostrare troppa soddisfazione; dovete, invece, tentare di consolare il vostro avversario e di renderlo meno insoddisfatto di se stesso, con ogni tipo di espressione gentile e civile che possa essere usata senza l'uso della menzogna; provate, per esempio, con

"capisci il gioco meglio di me, ma sei leggermente distratto", oppure "Giochi troppo velocemente"; o ancora "Hai giocato decisamente meglio, ma è successo qualcosa che ti ha deconcentrato".

Sebbene fosse americano, il contributo di Franklin agli scacchi va considerato in un contesto francese. II suo saggio fu scritto mentre viveva in Francia e pubblicato a Londra prima che negli Stati Uniti.

Inoltre, Franklin ebbe difficoltà a trovare avversari in America e, di conseguenza, giocò la maggior parte delle sue partite nei suoi anni di soggiorno a Parigi.

Il primo best-seller

Una completa descrizione di questi nuovi scacchi apparve in un libro spagnolo del teorico Luis de Lucena intitolato "latte degli scacchi". Curiosamente, il saggio fu stampato e pubblicato nel 1496 unitamente al suo libro il "Discorso sull'amore" (come affermò uno studioso di scacchi, "amore e scacchi possono non sembrare argomenti correlati, ma per Lucena erano entrambi due battaglie in miniatura"). Il libro di Lucena contiene undici esempi di aperture e 150 problemi equamente divisi tra i vecchi scacchi e gli scacchi "della Regina". Esempi del suo lavoro sopravvivono ancora oggi.

Il secondo libro sulla teoria scacchistica di questo periodo sopravvissuto fino ai giorni nostri venne pubblicato nel 1512 dall'italiano Damiano, che non cita neppure gli scacchi medievali, deducendo che la nuova formula aveva completamente conquistato l'Italia. Il libro di Lucena era elaborato e molto esauriente, ma non fu mai ripubblicato.

Quello di Damiano, stampato in italiano e spagnolo, fu ripubblicato otto volte in edizioni diverse nel corso di mezzo secolo, portando uno storico ad affermare che fosse il "primo best-seller del gioco moderno".

Un prete spagnolo che lesse il libro di Damiano, trovandolo totalmente inadeguato, ne scrisse uno personalmente. Ruy Lòpez de Segura fu considerato uno dei più grandi giocatori dei suoi giorni e il suo libro, pubblicato nel 1561, fu un passo in avanti rispetto alle scuole precedenti. Concentrò la sua attenzione sulle aperture piuttosto che sui problemi, introducendo il termine "gambit" (prima mossa) nella letteratura scacchistica. Viene, inoltre, ricordato per il suo suggerimento di cercare sempre di collocare la scacchiera in modo tale che il sole fosse in faccia all'avversario!

Prima nel 1574 e poi nell'anno successivo il prete sfidò Leonardo di Bona e Paolo Boi a Madrid. Queste partite furono significative non solo perché le sconfitte di Lòpez segnarono l'inizio del declino della sua fama scacchistica, ma anche perché rappresentarono il primo esempio documentato di un incontro di scacchi organizzato e patrocinato. Filippo II sovvenzionò entrambi gli incontri di Lòpez contro i due avversari stranieri, tanto che sia Leonardo che Boi ricevettero ricchi premi dal regnante spagnolo.

È difficile mettere insieme un'accurata biografia di questi due uomini. Furono i protagonisti di molti scritti dell'epoca, ma ormai è difficile determinare quali potessero essere veri e quali falsi. Si diceva che entrambi fossero stati catturati dai pirati e che entrambi fossero riusciti a liberarsi battendo a scacchi il capo dei pirati e che fossero poi morti avvelenati.

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Dall'oscurità alla luce

Il periodo seguente la pubblicazione del libro di Ruy Lòpez fu tra i più importanti per lo sviluppo degli scacchi e incluse 1a pubblicazione di alcuni importanti contributi al gioco stesso. Il patrocinio di reggenti e nobili sostenne giocatori di talento e promosse notevoli progressi nella teoria. Se il prete spagnolo disprezzò il suo predecessore Damiano, uno dei critici tedeschi di Lòpez affermò che il progresso verificatosi tra Lòpez e l'avvento del teorico italiano Polerio poteva essere considerato "il passo dall'oscurità alla luce", sottolineando la rapidità con cui gli scacchi si svilupparono durante il rinascimento.

Un altro personaggio che largamente contribuì allo sviluppo degli scacchi in quel periodo fu il giocatore italiano Gioacchino Greco, nato nel 1600. Costui viaggiò attraverso l'Europa guadagnandosi da vivere con le vittorie a scacchi e vendendo il suo manoscritto copiato a mano. Circa venti delle copie sopravvivono ancora oggi, mostrando come la teoria scacchistica italiana fosse più evoluta rispetto a1 resto dell'Europa. Greco scrisse per i giocatori esperti, utilizzando delle analisi di aperture estensive e svariati esempi, ma in modo piuttosto carente per quanto riguardava la spiegazione.

La sua maggiore influenza sugli scacchi europei si ebbe dopo la sua morte, all'età di 34 anni, quando il suo lavoro fu pubblicato e stampato in varie lingue, incluso l'inglese, il francese e il tedesco. Circa 50 anni dopo la sua morte, lo storico francese Pierre Bayle scrisse nel suo Dictionaire Historique et Critique che Greco "era un così abile giocatore di scacchi, che non deve sembrare strano che io scriva un breve articolo su di lui. Non ebbe eguali al gioco in nessuna parte del mondo".

Durante la vita di Greco, tuttavia, i libri che andavano per la maggiore erano per lo più di un livello inferiore al suo. Il "Famous Game of Chessplay", per esempio, pubblicato in Inghilterra nel 1614, fornì soprattutto dettagli di natura puramente comportamentale durante una partita a scacchi, più che vere e proprie analisi teoriche. II successo di questo libro dimostra come gli scacchi fossero diventati sempre più popolari, ma solo come passatempo per le persone di un certo livello sociale.

Gli scacchi continuarono poi, per tutto il rinascimento, a fornire lo sfondo per interventi di varia natura non strettamente inerenti al gioco stesso. Nel 1624, una commedia antispagnola, "A Game at Chess", fu rappresentata a Londra per nove giorni consecutivi facendo segnare il tutto esaurito e fu interrotta solo a causa delle proteste dell'ambasciatore spagnolo.

L'eredità di Philidor

Senza dubbio, la stella più luminosa che emerse dal Café de la Régence fu Philidor. Ricordato nei circoli scacchistici per le sue imprese di gioco e i suoi manuali, questo francese, il cui padre era stato custode presso la biblioteca musicale del re, fu anche un grande compositore di opere. Una delle sue prime e più divertenti imprese scacchistiche si svolse durante una pausa di riposo trascorsa con i musicisti del re. Il giovane Philidor, che era allora membro del coro alla Cappella Reale a Versailles, giocò a scacchi con uno degli anziani musicisti, il cui umore peggiorò man mano che la sua situazione si aggravava; appena Philidor diede scaccomatto, scappò dalla stanza, preoccupato della reazione del suo avversario alla sconfitta!
Quando la sua voce cambiò, lasciò il coro per trascorrere gran parte del tempo al Café de la Régence, dove incontrò Legai] de Kermeur, che divenne suo maestro. Philidor superò presto Légall, che fino a quel momento era stato il miglior giocatore in circolazione. A poco più di venti anni, Philidor si recò a Londra dove vinse una partita contro Philip Stamma, partita giocata al centro del circolo scacchistico londinese, Slaughter's.

Era solo ventiduenne quando scrisse il suo libro sugli scacchi di maggior successo, "Lanalyze de échecs" (1749). Philidor sosteneva che il più grande difetto dei giocatori di scacchi del suo tempo era l'uso scorretto dei pedoni. "I pedoni sono l'anima degli scacchi" è la più comune interpretazione della più famosa frase del suo libro. Introdusse inoltre i concetti di "assedio" e "sacrificio di posizione", allora assolutamente all'avanguardia.

Nonostante le sue notevoli capacità in svariati campi, Philidor fu descritto dai suoi contemporanei come un uomo assai poco interessante. Si dice che uno dei suoi ammiratori, per spiegare la sua mancanza di spirito, abbia affermato: "Quell'uomo non ha senso comune, è solo genio".

Non deve sorprendere che Philidor fosse attirato da Londra; i giocatori di scacchi da Slaughter's erano infatti seri studenti della disciplina. Un celebre saggio pubblicato in quel periodo conteneva lo slogan "Venduto solo alla Coffe House di Slaughter's, in Si. Martin's Lane"; e un frequentatore del circolo Philip Stamma, aveva pubblicato il più influente libro sugli scacchi del decennio antecedente il lavoro di Philidor.

Stamma si diede molto da fare nell'attaccare il lavoro di Greco, per esempio deridendo l'attenzione prestata da Greco alla prima mossa del re; scrisse a tale proposito: "considero questo metodo assolutamente inutile e privo di fondamento. Tuttavia, dopo la sua sconfitta nella sfida contro Philidor non pubblicò più nulla. Mentre Philidor dominava la scena scacchistica del 18° secolo, c'erano comunque anche altri teorici di riguardo fuori dalla sua influenza. In Italia, tre scrittori acquistarono importanza: Ercole del Rio, Giambattista Lolli e Domenico Ponziani. Gli scritti di Del Rio contenevano problematiche di alta qualità; Lollí scrisse il migliore lavoro sulla chiusura di partita del suo tempo; il libro di Ponziani fornì un'ampia panoramica delle strategie e analizzò un vasto numero di aperture. Insieme, questi tre scrittori erano conosciuti come la Scuola Modenese ed erano critici nei riguardi di Philídor Essi rappresentarono la fine di un'era per quanto riguarda gli scacchi italiani: dopo la pubblicazione delle loro opere a metà del 18° secolo, non furono prodotti documenti degni di nota in Italia nei seguenti 100 anni.

Il 19° secolo

La prosperità economica del 19° secolo portò a un aumento del numero di persone dotate di cultura sufficiente a trovare appassionanti gli scacchi. Fu in questo periodo che nacquero club destinati esclusivamente agli scacchi, particolarmente in Gran Bretagna. Le scoperte tecnologiche supportarono l'espansione del gioco degli scacchi: la riduzione del costo di stampa si rifletté in edizioni economiche di numerosi libri sugli scacchi e sempre in questo periodo nacque la prima rivista di scacchi. A causa della complessità del gioco, il materiale scritto per giocatori di ogni livello fu fondamentale per la sua diffusione.

Uno degli eventi più importanti della prima metà del secolo fu lo scontro tra Louis Charles Labourdonais (un membro del Café de la Régence) e Alexander MacDonnell (uno scozzese che acquistò notorietà in Inghilterra) in numerose partite londinesi del 1834. Sebbene Labourdonnais fosse senza dubbio il vincitore degli incontri, MacDonnell vinse alcune partite interessanti. Questa contesa tra due affermati giocatori creò un forte interesse nei confronti degli scacchi. Alcune partite furono pubblicate e studiate dagli allievi e dagli stessi insegnanti di scacchi. L'anno successivo all'incontro Labourdonnais-MacDonnel, apparve il primo articolo di scacchi di tipo popolare, sul Bell's Life di Londra. La domanda di letteratura scacchistica fu così forte che due case editrici si sfidarono ribassando sempre più i prezzi dei libri; il pubblico trasse vantaggio da questa situazione, trovando sul mercato edizioni veramente economiche di famosi libri sugli scacchi.


Non tutti i centri scacchistici sperimentarono lo stesso successo che arrise a Londra durante la prima parte del 19° secolo. Labourdonnais fondò la prima rivista di scacchi nell'anno che seguì le sue grandi vittorie su MacDonnel. Ma Le Palamède (che ricevette il nome da Palamedes, uno dei presunti inventori degli scacchi) durò solo pochi anni. La rivista non venne più pubblicata dopo la morte di Labourdonnais nel 1840, per poi risorgere, ma solo per un breve periodo, grazie a un altro giocatore francese di successo. Più o meno in questi anni, un gruppo di appassionati di Berlino, conosciuto come Pleiades, realizzò la prima moderna enciclopedia delle aperture. Paul von Bilguer iniziò a scrivere 1'Handbuch des Schachspiels e la prima edizione fu terminata dal Barone Tassilo von der Lasa dopo la morte di Bilguer.

 

Il contributo di Staunton

La preminenza di Londra come capitale mondiale degli scacchi nel 19° secolo fu indiscutibilmente stabilita dall'apparizione di Howard Staunton sulla scena scacchistica. Egli fondò il Chess Player's Chronicle e piccole sfide avvenivano di tanto in tanto, attraverso la sua rivista e il Palamède, tra giocatori inglesi e francesi.

Staunton fu descritto da uno storico degli scacchi come "quasi sempre pronto a discutere con quasi chiunque". Ciononostante, era il più forte giocatore del mondo. Quello che tutt'oggi è considerato il più popolare disegno per i pezzi della scacchiera è chiamato Staunton - non perché egli li avesse disegnati, ma perché il loro creatore, Nathaniel Cook, volle usare il prestigioso nome di Staunton per promuoverli.

Durante l'era di Staunton fu creata la prima organizzazione nazionale per promuovere il gioco degli scacchi, che nacque dalla `Yorkshire Chess Association'. Allo stesso tempo, mentre sbocciavano locali scacchistici, gli scacchi divennero un gioco sempre più internazionale, almeno agli alti livelli. Per la fine del 19° secolo, venivano condotte partite internazionali via telegrafo.

La rivelazione Morphy

Mentre il 19° secolo è conosciuto per alcuni tra i più grandi scontri nella storia degli scacchi, è anche famoso per uno dei più grandi incontri mai svoltisi. L'americano Paul Morphy divenne una rivelazione degli scacchi ancora in gioventù. Nel 1858, all'età di 21 anni, viaggiò in Europa per giocare a scacchi, in particolare per il desiderio di disputare una partita contro Staunton (Staunton aveva rifiutato di andare negli Stati Uniti per giocare contro Morphy). Vinse facilmente alcune partite a Londra e a Parigi, giocando brillantemente, ma non ebbe mai la possibilità di affrontare Staunton alla scacchiera. L'inglese, che sarebbe con ogni probabilità stato sconfitto dal suo sfidante, spostò ripetutamente l'incontro e infine si rifiutò di giocare, negando a Morphy la possibilità di accedere al titolo non ufficiale di campione del mondo di scacchi. Morphy tornò in America, smise di giocare a scacchi e soffrì, più avanti, di instabilità mentale.

I tornei internazionali

Ma il più importante sviluppo internazionale di questo periodo fu il torneo internazionale. Il primo si tenne a Londra nel 1851, organizzato da Staunton, il quale stabilì le regole della competizione. Molti dei migliori giocatori europei si recarono a Londra per partecipare, avendo le spese garantite se non avessero vinto un premio. Fu un torneo a eliminazione diretta e così alcuni popolari giocatori furono eliminati prima della fine del torneo, incluso lo stesso Staunton, che fu eliminato in semifinale da Adolph Anderssen, che poi vinse il torneo. Nel secondo torneo londinese, tenutosi l'anno seguente, fu utilizzata la formula tutti contro tutti e solo pochi anni dopo fu istituita la convenzione di assegnare mezzo punto alla patta. L'aumentare dei tornei rese necessaria l'introduzione dei limiti di tempo: senza limiti, i giocatori potevano andare avanti per ore. Henry Buckle, uno storico britannico e un affermato giocatore di scacchi, fece questo commento sul fastidio del giocare contro un avversario lento: "La lentezza del genio è difficile da sopportare, ma la lentezza della mediocrità è intollerabile". Staunton stabilì al primo torneo tenutosi a Londra che i giocatori avessero un limite di due ore per effettuare le ventiquattro mosse; furono utilizzate le clessidre. Circa vent'anni dopo, fu perfezionato uno speciale orologio per tenere il tempo. Oggi, nessun torneo serio si svolge senza l'ausilio dell'orologio.

L'uomo contro la macchina

Una curiosa "innovazione" del 18° secolo fu il cosiddetto giocatore meccanico. Ne furono progettati numerosi, ma tutti seguivano uno schema di base: una scatola che metteva in mostra un meccanismo contenuto all'interno e che sembrava in grado di giocare a scacchi grazie a un braccio meccanico; ma in realtà, naturalmente, tutte queste invenzioni giocavano a scacchi solo grazie all'intervento umano.

Le prime automazioni nascondevano una persona all'interno della scatola, in seguito divennero comandate a distanza, elettricamente. Il primo giocatore di scacchi automatico fu una macchina creata nel 1769 dal Barone Wolfgang von Kempelen, un pubblico ufficiale ungherese. Era composto da un manichino di forma umana vestito di abiti turchi, attaccato a un mobile.

 Kempelen descrisse la sua creazione come un automa in grado di giocare a scacchi, ma in realtà veniva fatto funzionare da molti giocatori; ciononostante, il suo funzionamento divenne argomento di discussione. Suscitò abbastanza interesse da fare in modo che Philidor volesse giocarvi: naturalmente, lo sconfisse con facilità. Un centinaio di anni dopo, nel 1868, comparve un'invenzione simile.

Ajeeb era una macchina che, a detta del suo realizzatore, l'inglese Charles Arthur Hopper era in grado di giocare a scacchi. Fu esibita per la prima volta al Royal Polytechnical Institute e in seguito al Crystal Palace; aveva le sembianze di un egiziano e funzionava grazie a una persona che vi si celava all'interno. A New York ebbe come avversari, tra gli altri, Sarah Bemhardt e O. Henry.

Uno dei giocatori all'interno della scatola negli Stati Uniti fu Harry Pillsbury e, dopo la morte di quest'ultimo, la macchina fu usata solo come scacchiera. Charles Godfrey Gumpel costruì Mephisto e tenne la prima dimostrazione a Londra nel


1878. Mephisto, come i suoi predecessori non era altro che un dispositivo con una persona all'interno che giocava a scacchi. Comandato da Isidor Gunsberg, fu la prima macchina a vincere un torneo di scacchi.

Il primo campione mondiale

 L'incalzante professionismo scacchistico portò a stabilire nuovi titoli per i giocatori. Sebbene molti giocatori, grazie al supporto dei loro sostenitori, si dichiarassero campioni del mondo, il primo giocatore largamente riconosciuto come tale è stato Wilhelm Steinitz (avendo battuto Anderssen nel 1858, Morphy è stato spesso considerato il campione del mondo non ufficiale). Steinitz stesso istituì il titolo nel 1866 e lo difese più volte, perdendolo infine contro Emanuel Lasker nel 1894. Steinitz aveva 58 anni quando finalmente rinunciò al titolo e visse solo altri sei anni; egli rimase campione del mondo per 28 anni e Lasker per 27: nessuno dei loro successori è mai riuscito a regnare così a lungo.

Il titolo di Grande Maestro divenne popolare nel tardo 19° secolo dopo che lo zar russo lo utilizzò per descrivere i cinque migliori giocatori che giocarono il torneo di S. Pietroburgo nel 1895-96.

Il ventesimo secolo

Gli scacchi fiorirono nel nostro secolo, sia in popolarità che in tecnica. Come altre manifestazioni, gli scacchi furono accantonati durante la prima guerra mondiale. La natura prettamente internazionale del gioco svantaggiò alcuni giocatori quando iniziarono le ostilità - i giocatori russi che parteciparono al torneo di Mannheim del 1914 furono internati in Germania quando fu dichiarata la guerra! E la scena scacchistica fu differente dopo la fine della guerra. Alcune delle manifestazioni più importanti che si erano svolte prima della guerra, come incontri tra professionisti della durata di alcune settimane, non furono mai più ripetute.

 Il più importante cambiamento amministrativo del 20° secolo fu la creazione di un comitato mondiale per gli scacchi. Nell'estate del 1924, delegati provenienti da 15 nazioni si incontrarono a Parigi e costituirono la Féderation Internationale des Eches: questa organizzazione mondiale è generalmente citata con la sigla di FIDE. Al momento della creazione non era particolarmente potente; per esempio, né gli Stati Uniti né l'unione Sovietica ne erano membri fondatori; ma acquistò lentamente influenza nella scena scacchistica internazionale, iniziando dalla creazione delle olimpiadi di scacchi: tornei a squadre giocati ogni due anni.

Negli anni 20 emerse un'eccitante nuova scuola di pensiero scacchistico. Chiamata la scuola ipermoderna, comprendeva teorici quali Reti, Tartahower e Nimzowitsch. Essi sostenevano, tra le altre cose, il controllo del centro a distanza. Promulgarono le loro idee non solo scrivendole, ma grazie a numerose vittorie sulla scacchiera. Il 20° secolo ha assistito anche alla crescita dell'importanza delle numerose organizzazioni scacchistiche nazionali, che generalmente promuovevano una volta all'anno i vari campionati; il campionato mondiale, però, rimase distinto. Per la prima metà del secolo si tenne a intervalli irregolari; era basato su incontri, non tornei e rimase sotto il controllo del campione stesso. Lasker fu battuto da Capablanca nel 1921, che poi perse in favore di Alekhine nel 1927. Quest'ultimo, che si presentò ubriaco ad alcune partite, perse il titolo nel 1935 cedendolo a Max Euwe in una partita appassionante. Vinse nuovamente il campionato mondiale nel 1937 e mantenne il titolo fino alla sua morte, nel 1946.


Scacchi sovietici

Gli scacchi vennero tenuti in alta considerazione in Unione Sovietica fin dall'inizio del regime comunista e nessuna nazione ha avuto maggiore influenza sul gioco degli scacchi nel nostro secolo. Con il sostegno del governo, gli scacchi venivano incoraggiati in tutta l'Unione Sovietica (vi sono alcuni aspetti ironici nell'entusiasmo sovietico per gli scacchi: la maggior parte del sostegno agli scacchi negli anni antecedenti al comunismo veniva dall'aristocrazia; gli scacchi come strumento di allenamento alla guerra sono un'idea borghese, e così via). Ma denaro e impegno furono riversati negli scacchi, permettendo a questo gioco di fiorire. Ciò che è difficile da comprendere è se questo supporto da solo abbia permesso la nascita dei numerosi giocatori sovietici di talento del 20° secolo o se tale successo sia dovuto in larga misura al fatto che gli scacchi erano l'unica attività in cui l'organizzazione sovietica permetteva a un individuo dotato di talento di emergere e di guadagnare prestigio e denaro. Solo dopo la morte di Alekhine nel 1946 la FIDE fu in grado di estendere il proprio controllo al campionato mondiale. Per assicurare ai suoi giocatori la possibilità di partecipare, l'Unione Sovietica si uni finalmente alla FIDE nel 1947. Quest'ultima organizzò il campionato mondiale del 1948 che consacrò il sovietico Mikhail Botvinnik  campione del mondo.

Egli, un giocatore molto esperto, mantenne il titolo fino al 1963, con due uniche piccole pause (Smyslov dal 1957 al 58 e Tal dal 1960 al 61). I titoli scacchistici formali, come quello di grande maestro, furono stabiliti ufficialmente dalla FIDE nel 1950, mentre le olimpiadi continuavano a guadagnare popolarità.

La febbre Fischer

Gli anni `60 segnarono la nascita di un fenomeno americano. Brillante e vivace, Bobby Fischer catturò l'attenzione ovunque si trovò a giocare. Sfiorò il titolo mondiale più di una volta e, finalmente, lo ottenne nel 1972. La sua partita contro il campione del mondo Boris Spassky fu un evento sensazionale non solo per lo stile di Físcher, ma per la sue buffonerie all'inizio della partita. Sul punto di essere eliminato, diede forfait in una delle prime partite e infine vinse il titolo dopo essere stato sotto di due partite. Fischer, un pittoresco anticomunista, diede una forte spinta agli scacchi occidentali. II mondo degli scacchi subì una grande delusione quando, dopo lunghe trattative con la FIDE, Fischer rifiutò di difendere il titolo nel 1975; Karpov fu nominato automaticamente il nuovo campione del mondo. Fischer rimase in esilio (auto-imposto) dal mondo degli scacchi per 20 anni. Quando tornò sulla scena mondiale nei primi anni `90, fu per giocare e vincere una controversa rivincita contro Spassky nella Jugoslavia straziata dalla guerra.

 Mutamento di fine secolo

Gli scacchi sono oggi più competitivi che mai. Gli eventi mondiali supportano una vasta classe di giocatori professionisti e un numero infinito di giocatori amatoriali, più di quanti ce ne siano mai stati nel corso della storia. Forse inevitabilmente in queste circostanze, il titolo mondiale è diventato oggetto di controversia: attualmente due organizzazioni mondiali sostengono di avere assegnato il titolo di campione del mondo.

 Ciononostante, gli scacchi sono oggi quanto mai emozionanti e vivi. Tra i più grandi giocatori ci sono finalmente anche delle donne, come le sorelle Polgar piene di talento. Di tanto in tanto ci sono giocatori che criticano l'avanzare del computer in questa disciplina affermando che distruggerà il gioco umano. Per il momento, l'unico dato di fatto è che i progressi del computer hanno solamente giovato allo sviluppo degli scacchi: gli incontri tra grandi campioni e computer continuano ad affascinare il grande pubblico; inoltre, programmi quali Chessmaster o Frtz offrono grandi quantità di informazioni scacchistiche e materiale didattico ai giocatori, aiutando a diffondere sempre più questo splendido gioco.