 Alberto Figliolia
Notturni a venire
ExCogita Editore
11,35 Euro
Un poeta, giovane e vitale, si getta tra
i flutti del fiume della vita, cercando di raggiungere l'altra sponda,
quella della prosa. Approdandovi, per ritrovarsi ancora, e sempre, poeta.
Scrivere, oltre la forma, per dare forma
concreta a quell'irrequietezza astratta, sfogo all'ispirazione che preme
eternamente sulla medesima pulsione, la più antica: uomo, conosci te stesso.
Che è anche la più moderna: nel tentativo struggente di tenere il passo
della storia (delle storie) senza perdere il senso...
Notturni a
venire‑Racconti di spaesamento...
è
il primo percorso di Alberto Figliolia fuori dalle rime, anche se la sua
natura poetica riemerge continuamente, e prepotentemente,
nell'aggettivazione forte, a tratti veemente, nella ricerca esasperata del
dettaglio, nell'immagine incisiva, insomma, nella ricerca del "tutto" in
poche parole, che "lievitano dentro" al lettore, e continuamente
ripropongono nuove letture e nuovi significati...
Diciannove novelle. Senza orario e
senza bandiere.
Travalicando le frontiere della favola,
della fantascienza, della detective‑story, racconti onirici che abbattono la
pesante barriera che separa il passato dal presente. Diciannove quadri
ambientati sullo sfondo di una natura sempre estremamente vitale, portatrice
di vita in modo eroico, sia essa paesaggio urbano, oppure deserto, o
lussureggiante valle, in cui l'uomo di Figliolia si muove, attore senza
nome, in caccia d'identità, costantemente solo, come soli sono tutti i
cercatori...
Com'è profondo il mare! E
quale
cimento arduo, fatica improba, andarvi
a
cercare luce
nel suo buio più profondo. Scoppiano i polmoni ed anche il cervello.
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Ma non si
arrendono, i protagonisti Notturni, disposti a squarciare il velo del reale
ed inoltrarsi nel mondo dei sogni (o incubi?), la dimensione in cui l'uomo
si perde, o forse l'unico spazio profondo in cui è possibile ritrovarsi... A
patto di spezzare il tragico diaframma che divide l'angoscia dal piacere.
Come "Il
Ciccione!", splendido e drammatico tratteggio, che sogna di possedere una
donna meravigliosa, e in sogno, appunto, ci riesce. In modo che prende a
coricarsi sempre più presto, per disporre di maggior tempo per sognare,
sempre più presto, dimenticandosi di mangiare, finché lo trovano morto sul
letto. Ma quel che trovano, adesso, è una forma d'uomo stupenda, perfetta,
senza più l'oscena deformazione, immobile, gli sopravvive solo il radioso
sorriso che gli illumina il viso, per una vittoria sulla realtà che ai più
può sembrare una sconfitta...
Dove sta il
sogno, dove il reale? In un prezzo altissimo? Come quello che deve pagare
l'uomo de "La Valle", che trova il posto dei suoi sogni, l'Eden bellissimo,
ma smarrisce la strada del ritorno, e sfuma prigioniero in quella valle
tanto agognata...
Oppure
"L'uomo dell'ascensore", il ragazzo che trova nella scatola metallica quello
che cerca, ma non ne può uscire se non al prezzo di mutilazione orrenda...
Uomini senza nome, il cui nome è"ognuno". Racconti crudi, come nella
"Palingenesi" dell'anno 2110, in cui è impossibile trovare una coniugazione
tra la bontà e la sopravvivenza. Uomini che si feriscono a morte
nell'impatto con l'assurdo, quell'assurdo che altro non è che il reale, e
l'uomo che ci muore dentro, soffocato dalle regole sociali, al punto da
farne una patologia mortale... Un'ispirazione e una tematica potente, quella
che sottende ai racconti di Alberto
Figliolia, una costruzione che abbiamo già incontrato, soltanto nei grandi
narratori russi.
Un'ultima avvertenza ai lettori. Come
disporsi alla lettura?
Mettendosi "Al cospetto di Caífa".
È questo, infatti, il titolo di una
significativa raccolta di poesie del Nostro Autore. Ma Caifa chi è?
"...
il testimone, il corruttore, il
custode, Caifa lo strumento del mondo"?
Quante identità possibili, in
contraddizione, in un solo uomo, nello stesso uomo.
È
quello che Fìglìolia ci racconta anche in queste diciannove novelle. E
ingorgo di contraddizione nasce dal fatto che l'uomo, oggi, ha superato
anche l'ormai arcaica discrasia tra essere ed avere, sostituita dalla più
subdola e pericolosa opposizione tra essere ed apparire. Un uomo
contemporaneo, quello che si muove nei Notturni a venire, non cerca più ciò
che realmente è, bensì ciò che vuole apparire di essere... E in questo gioco
perverso dell'apparire, è diventato così bravo nel mentire che il principale
referente della menzogna è diventato il "se stesso". Ecco, allora, non si ha
più il coraggio dì mettersi "al cospetto di Caìfa", ossia nudi di fronte a
noi stessi. Preferendo continuare a nasconderci dietro quell'ombra pallida
che molti di noi agitano nel corso della loro vita.
"Caifa", soltanto un fonema, un suono al
quale ciascuno deve dare significato proprio. E a questo che ci costringe il
lavoro di Alberto Figliolia: porci al cospetto della nostra storia
personale. Far corrispondere al proprio nome la propria vita. In questo la
sua incredibile attualità.
Wherther Pedrazzi
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