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Il 3 dicembre 2002 noi della IIA siamo andati a visitare la mostra dei Gonzaga a Mantova

In questa prima pagina riproduciamo il Vademecum con il percorso espositivo

Nelle altre due pagine presentiamo l'album delle opere pittoriche e i nostri commenti.

1. La Celeste Galeria

All'apice della loro estensione, nel 1626, le collezioni Gonzaga erano sistemate secondo un ordine fino a oggi a noi segreto: ogni oggetto, ogni quadro aveva una sua logica espositiva in quella che era la raccolta più famosa d'Europa per quantità e qualità dei pezzi. Gli oggetti selezionati, commissionati e acquistati in sei generazioni di collezionisti appassionati, da Isabella d'Este a Ferdinando Gonzaga, erano stati composti in una raccolta esemplare che stupiva regnanti e ambasciatori, principi e imperatori. II palazzo ducale con i suoi contenuti era diventato così °II più grande edificio principesco del mondo".

Le collezioni Gonzaga, nella loro complessità, erano quindi il frutto di più creazioni individuali a cui bisognava accostarsi come a un'opera d'arte globale. Un insieme perfetto, delicatissimo, che venne sconvolto e frantumato a partire dal 1628, anno della vendita di parte della collezione di quadri e di statue antiche a Carlo I Stuart in Inghilterra, e fino al settembre del 1631, quando i soldati imperiali mandati dall'imperatore saccheggiarono il palazzo ducale e i suoi contenuti, disperdendo verso i quattro punti cardinali le collezioni Gonzaga.

La mostra vuole suggerire, sintetizzando per insiemi, la situazione delle raccolte ducali prima di queste vicende: un attimo prima della morte di Ferdinando Gonzaga, quel VI Duca che aveva sistemato le raccolte, sue e dei suoi avi, secondo la propria personale visione del mondo, che era anche la più aggiornata scienza espositiva messa in pratica in Europa.

Dopo quasi quattro secoli, i quadri e gli oggetti sono stati accostati gli uni agli altri, così come li aveva sistemati Ferdinando Gonzaga, e riprendono a dialogare tra loro, proponendo intrecci e accostamenti che a noi moderni, nella loro lontananza, era impossibile decodificare.

Logion Serato

Luogo eletto della collezione, raccoglieva i quadri e le statue più famose della raccolta Gonzaga. Era una sorta di "Olimpo della pittura" in cui i quadri del Cinquecento trovavano posto per fare gloria ai Duchi: qui si potevano ammirare le opere di Andrea del Sarto e di Tiziano, di Raffaello-Giulio Romano, di Veronese e di Correggio. Qui Ferdinando espose anche i Cesari di Tiziano, smontando il celebrato "camerino" voluto dal suo avo Federico Gonzaga, e le Favole degli Dei di Giulio Romano.

2. Armeria ducale

Questa parte della collezione presenta armi da guerra, da caccia, da pompa, da mostra- solo per l'ostentazione e quindi non armi d'uso - da città, da combattimento e da giostre, e infine da cerimonia, quindi con valenza puramente simbolica. Tali oggetti erano collocati in varie parti della Guardaroba ducale, a seconda della loro funzione: se simbolica e da parata tra le opere più importanti, se da uso personale, tra il vestiario dei Duchi.

3. Corridore di Santa Barbara

Nel 1626 in questo luogo, semplice galleria di passaggio finestrata sui due lati, Ferdinando Gonzaga aveva raccolto un impressionante numero di quadri e alcune statue: nell'elenco dei beni del 16261627 se ne contano 340. Si trattava di quadri di tutte le dimensioni e periodi, alcuni oggi capolavori indiscussi, come le quattro Fatiche d'Ercole di Guido Reni, e molti ritratti. Era una sorta di deposito museale ante litteram in cui il Duca stipava quadri che al momento non servivano per l'allestimento dei suoi palazzi urbani o suburbani, come la Villa della Favorita.

4. Bronzi e bronzetti

Bronzetti all'antica, crocifissi di bronzo e di argento, piccole o grandi opere di fusione, si trovavano a Palazzo Ducale entro gli armadi della Sala di Troia e in quelli della Librada di Ferdinando; erano a decorazione di piccole cornici in grotte e camerini, oppure si trovavano nelle camere del tesoro. Da Isabella d'Este a Ferdinando Gonzaga, la passione per questo tipo di oggetti aveva segnato le biografie dei Gonzaga. Nelle loro collezioni si identificano oggi opere di Jacopo Alari Bonacolsi, detto l'Antico, Severo Calzetta da Ravenna, Andrea Riccio, Giambologna, Pietro Tacca e tanti altri.

5. Galleria della Mostra

Luogo espositivo principale delle collezioni, si configurava come la Galleria dinastica, quella in cui erano collocati quadri e busti, a gloria e vanto delle collezioni Gonzaga. Cominciata da Guglielmo Gonzaga, fatta allestire da Vincenzo su progetto di Rubens, con al centro il ritratto del IV Duca, fu riempita di quadri "moderni" (Guercino, Domenichino, Baglione) da Ferdinando Gonzaga, il quale ne aveva curato anche la decorazione, facendo eseguire da Domenico Fetti i ritratti retrospettivi dei suoi avi e uniformando il tutto con ventitré "puttini" nella sommità. Qui si trovavano, dal 1609, anche i Trionfi di Mantegna.

7. Museo Musicale

Le collezioni musicali sono un ossímoro, poiché parlano di un senso volatile, l'udito e l'orecchio. Ma dal punto di vista collezionistico ci sono oggetti, come strumenti, libri di musica, manoscritti miniati e decorati, che accompagnano e sostengono l'esecuzione musicale e compongono fisicamente le collezioni di oggetti per fare musica. D'altra parte la musica a palazzo era un argomento princeps, e i

musicisti che componevano per i Gonzaga, o che soggiornavano a palazzo, o che eseguivano pezzi scritti per loro, sono una delle colonne portanti della cultura mantovana in centocinquant'anni.

8. Galleria dei Marmi

Si tratta della prima Galleria costruita a palazzo per volere di Guglielmo Gonzaga, il quale vi aveva esposto, con un raffinatissimo sistema, le statue antiche che aveva acquistato sul mercato romano dal 1575. All'epoca di Ferdinando era stata allestita con 19 quadri, probabilmente su cavalletti, spostati da altre zone del palazzo e vi rimanevano alcuni busti e statue. Si ritrovavano qui, tra i tanti, il Diluvio Universale di Bassano, i Ciechi di Brughel il vecchio, il prezioso San Girolamo di Jan Sanders.

Appartamento di Ferdinando

Sono questi gli spazi "privati" del VI Duca. Si tratta di diverse stanze, sistemate su due piani del palazzo ducale: il primo è la continuazione dell'appartamento di Vincenzo, il secondo è l'appartamento Nuovo, fatto costruire per sé, con stanze di rappresentanza. Per la loro decorazione il Duca aveva scelto non soltanto i capolavori celebrati, ma quadri grandi e piccoli, sia commissionati direttamente da lui ai pittori in voga del momento, che già acquisiti nel corso degli anni dai suoi avi, sempre che seguissero il concetto della bella maniera e della varietà, più che del nome altisonante.

9. Libraria

Luogo secretum e intimo voluto da Ferdinando Gonzaga, conteneva degli armadi di meraviglie in cui occhieggiavano centinaia di quadretti di piccolo formato, su tavola, rame e supporto lapideo che decoravano le ante degli stessi armadi. Tra i tanti, di appartenenza sia a Vincenzo Gonzaga che allo stesso Duca, si identificano alcuni pezzi omologhi per criterio di scelta, dimensione e supporto, indipendentemente da chi li avesse acquistati sul mercato. Si ritrovavano qui le piccole opere metamorfiche su alabastro, su lapislazzulo, su rame, su tavola.

10. Camerino delle Muse

Inserito nell'appartamento di Ferdinando Gonzaga, era così chiamato perché decorato da dieci quadri di Giovanni Baglione raffiguranti le nove Muse e Apollo, datati 1620. La prima serie venne donata nel 1624 dal Duca alla zia Maria de Medici per il suo nuovo Palazzo di Lussemburgo a Parigi. AI pittore romano venne chiesta una seconda serie per il Palazzo Ducale di Mantova, oggi perduta, ma ancora citata nella Relazione del colonnello Cesareo Ottavio Piccolomini del 1631.

11. Camere del tesoro

Camera dei cristalli, degli argenti, dei sassi: era questo il luogo in cui era esposto un tesoro di proporzioni impressionanti, probabilmente la raccolta più preziosa d'Europa. Nei vari camerini erano disposti in diversi armadi, divisi per materiali, gli oggetti inestimabili in cristallo di rocca e in pietre dure che Vincenzo Gonzaga e suo figlio Ferdinando avevano commissionato agli orafi milanesi di loro fiducia, come Miseroni e Saracchi. Qui si trovavano i reliquiari incomparabili sia come oggetti di devozione che come prodotti di oreficeria.

12. Città

Le scelte collezionistiche dei Duchi di Mantova furono un modello trainante per la società di corte: dignitari, cancellieri, tesorieri, ambasciatori fecero a gara, tra Cinquecento e Seicento, nell'acquisire quadri e oggetti preziosi in concorrenza con i loro regnanti. Figure come quelle di Annibale Chieppio, Nicola Maffei, Marcello Donati, Tullio Petrozzani, Nicola Avellani, Giulio Cesare Strozzi o Giulio Agnello Maffei sono dei punti di riferimento per un collezionismo speculare alla corte: le loro collezioni, o solo alcuni pezzi pregiati, confluivano molto spesso, per eredità o per vendite forzate, nelle stesse collezioni ducali.

13. Palazzo

Dagli anni di Isabella d'Este, proseguendo attraverso Federico Gonzaga per arrivare fino a Ferdinando, una delle abitudini decorative dei Gonzaga committenti era quella di fare produrre ai propri artisti di corte, residenti o di passaggio, opere di piccolo o di grande formato a decorazione di studioli, grotte, camerini, inserendo i pezzi entro boiserie. Questi "quadri", molto spesso capolavori di Giulio Romano, Rubens o Domenico Fetti, furono scalzati dalle loro sedi durante il sacco di Mantova, disperdendo così la memoria della loro collocazione originaria.

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