
Carlo Cattaneo |

Carlo Alberto |

Cesare Balbo |

Vincenzo Gioberti |

M. D'Azeglio |

Giuseppe Mazzini |

Pio IX |

Ferdinando II |
Il Congresso di Vienna aveva rispettato il principio di
legittimità solo
nell’interesse delle grandi potenze. Infatti il Belgio fu unito all’Olanda formando un regno
unico, i piccoli principati tedeschi furono uniti alla Prussia
e il Sacro Romano Impero fu sostituito da una Confederazione di
39 stati.
Anche il principio dell’equilibrio fu sfruttato a
favore degli stati più potenti. Gli stati vincitori uscirono
rafforzati:
- La Russia ottenne
il possesso della Polonia;
- La Prussia assorbì diversi
principati nella Germania;
- L’Inghilterra si fece
assegnare diverse colonie francesi;
- L’Austria ottenne la
Lombardia e il Veneto. Alla Francia furono lasciati i
confini che aveva prima della Rivoluzione, ma essa u
costretta a pagare forti danni di guerra e a subire un
periodo di occupazione militare.
- Alla Svizzera fu riconosciuta la neutralità perpetua.
L’Italia u oggetto di spartizioni tra le diverse potenze dato
che nessun regno italiano era abbastanza potente da far valere
le sue pretese.
- Il Regno di Sardegna
(Piemonte, Valle d’Aosta Sardegna) a cui viene aggiunta
la Liguria, vede il ritorno dei Savoia;
- Il Regno delle due Sicilie
è il risultato dell’unificazione del regno di Napoli e
del Regno di Sicilia. È dato alla dinastia dei
Borbone.
- Il Papa ritornò nel
Regno della Chiesa;
- Il Granducato di
Toscana fu restituito agli Asburgo-Lorena;
- L’Austria si impadronì
della Lombardia e del Triveneto formando il Regno
Lombardo-Veneto.
Come si vede l’Austria avrebbe potuto esercitare in Italia un
indiscusso dominio.
Per quanto riguarda la Santa Alleanza e il diritto
d'intervento puoi leggere il capitolo
Restaurazione e primi moti liberali
In Europa tante realtà molto diverse
Dopo il Congresso di Vienna l’Europa presenta molte
diversità.
Ai grandi stati nazionali come Spagna, Portogallo, Francia e
Inghilterra si contrappone una fascia centrale di piccoli stati,
(Boemia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Polonia, Grecia, stati
italiani, stati tedeschi) e tre imperi multinazionali a est:
Russia, Prussia, Austria.
Le diversità riguardano anche il campo politico: alle
monarchie più liberali si contrappongono monarchie assolute e
conservatrici. Gli staterelli minori vivono sotto la tutela o il
controllo degli stati maggiori.
Anche nel campo economico le differenze sono notevoli. Gli
stati dell’Europa Occidentale sono evoluti, moderni e con
un’economia in forte sviluppo.
A oriente esiste la servitù della gleba, grandi proprietà
terriere sono in mano a nobili poco interessati allo sviluppo
dell’agricoltura, l’industria è praticamente assente: l’economia
è molto arretrata. Inoltre nell’Europa occidentale si era
formata una borghesia forte che dominava l’economia e
influenzava anche la politica, mentre nell’Europa orientale il
predominio apparteneva alla nobiltà terrier e fedele alla
monarchia.
Restaurazione
Il congresso di Vienna tentò di far ritornare l'Europa ai
tempi precedenti la Rivoluzione Francese. Naturalmente la storia
non torna indietro: i cambiamenti avvenuti in campo sociale,
economico e culturale faranno apparire del tutto inadeguata la
Restaurazione dell'Antico Regime.
Con la restaurazione delle monarchie nobiltà e clero
tornarono a occupare le antiche posizioni di privilegio ai
vertici dello Stato.
Fu contrastata ogni forma di modernità in campo economico e
politico: furono abolite la libertà di pensiero, di religione,
di spostamento da un paese all'altro, di scelta di un lavoro o
di una professione. Proprio quelle libertà abolite avevano
permesso, dopo la rivoluzione e nell'epoca napoleonica, a molti
borghesi di diventare ufficiali dell'esercito, funzionari,
amministratori, deputati dello Stato, di avviare industrie, di
ammodernare l'agricoltura, di sviluppare il commercio.
Si diffuse la concezione, propria del medioevo, che
l'alleanza fra lo Stato e la Chiesa poteva garantire la pace e
la prosperità dei popoli.
I giornali furono sottoposti a una rigida censura. Le forze di polizia furono notevolmente potenziate.
Malgrado la condanna della Rivoluzione francese furono
accolte dai sovrani alcune delle sue conquiste come la
coscrizione obbligatoria e la creazione di una burocrazia
efficiente.
Borghesia e sviluppo economico in Europa
Esisteva in Francia, Inghilterra, Belgio e in tutte le zone
europee industrializzate una borghesia
dinamica, istruita, potente. La Rivoluzione
francese aveva abolito i diritti feudali, fortemente indebolito
e in alcuni casi cancellata l'aristocrazia, aveva dato maggiore
libertà ai contadini prima ridotti in stato di servitù, aveva
permesso l'ammodernamento dell'agricoltura. L'allargamento del
diritto di voto aveva portato al potere i rappresentanti del
popolo.
Grandi estensioni di terreno erano passati dalle mani dei
nobili e del clero in quelle di imprenditori abili e preparati.
Le attività economiche erano state favorite dalle leggi moderne
dell'epoca napoleonica. L'abbattimento delle dogane aveva reso i
mercati grandi e ricchi e i traffici intensi.
Modernità e conservazione
La scena politica e intellettuale è dominata dallo scontro
tra vecchio e nuovo, arretratezza e progresso, tra liberali e
conservatori.
Il desiderio di una maggiore libertà e di una effettiva
partecipazione alla politica dello stato non era solo un ideale
astratto, ma l'esigenza concreta di una moderna classe
imprenditoriale che vuole crescere in modo moderno.
Per questo la borghesia chiedeva una maggiore partecipazione,
chiedeva di collaborare all'amministrazione dello stato per
correggere le storture ereditate dal vecchio regime che
impedivano o rallentavano il progresso economico.
I sostenitori di questa tesi furono chiamati "liberali": essi
sostenevano il diritto alle libertà politiche, civili, religiose
ed economiche. Queste libertà dovevano essere stabilite e
garantite da un parlamento di cittadini eletti dal popolo.
Secondo i liberali anche i sovrani dovevano essere sottomessi
alla legge.
Differenze di pensiero tra i liberali
Una
grande maggioranza dei liberali pensava ad una monarchia
costituzionale, mentre una minoranza pensava ad uno stato
repubblicano.
Alcuni liberali pensavano ad un suffragio universale mentre altri
pensavano al diritto di voto per i cittadini più ricchi ed
istruiti.
Un concetto nuovo era il diritto delle
nazioni all'auto determinazione. Anche questo andava contro
la Santa Alleanza.
Anche i conservatori non
erano tutti uguali. Essi erano soprattutto
aristocratici nostalgici del vecchio regime, contrari a
cambiamenti e riforme sia in campo politico e religioso, sia in
campo economico. Naturalmente alcuni erano conservatori radicali
mentre altri si limitavano alla conservazione dei privilegi
delle classi aristocratiche senza bloccare
i progressi della borghesia.
Risveglio economicoDopo il 1830 si era verificato in Italia un
risveglio economico, che accompagnava il risveglio
politico. L'Italia aveva partecipato alla rivoluzione
industriale europea. Aveva floride industrie tessili nelle regioni settentrionali.
Nel 1839 fu inaugurata la ferrovia Napoli - Portici, ad essa ben presto se ne
aggiunsero altre in Lombardia e in Piemonte. Sorsero le
prime industrie metallurgiche: la Taylor a Sampierdarena, da cui
si svilupperà poi l'Ansaldo, la Societa
Elvetica di Milano, da cui nasceranno le O fficine Breda.
Il porto di Genova vedeva aumentare in
modo notevole il numero delle navi in
partenza e in arrivo: le rilevanti importazioni di ferro, di
ghisa, di carbon fossile e di macchinari, indicavano che anche
nel regno sardo l'economia industriale e commerciale si
affiancava all' economia agricola.
Sempre a Genova si costituivano le prime
grandi compagnie di navigazione per i trasporti transoceanici,
come la società Rubattino.
L'agricoltura faceva notevoli progressi
soprattutto in Toscana con lo sviluppo dei lavori di bonifica in
Maremma e nella Val di Chiana in particolare con la diffusione della mezzadria, che per quel tempo rappresentava
un'avanzata for-ma di collaborazione
datore di lavoro e lavoratore. Furono istituite le prime scuole agrarie per
l'istruzione dei
contadini.
Anche nell'Italia meridionale alcune
iniziative assunsero una certa consistenza nel
campo della coltura del baco da seta e in quello
della tessitura e filatura dei cotoni importati. Notevole l'attivita di
alcune fabbriche di cristalli, di porcellane e di guanti.
Questo sviluppo industriale rendeva
necessaria una maggiore rapidità di comunicazioni:
nel Piemonte e nel Lombardo-Veneto i governi promossero la costruzione di una rete ferroviaria
e allestirono un'ottima rete stradale. Nell'Italia
meridionale, invece, la scarsezza e la cattiva manutenzione delle
strade, l'abbandono di molte zone, il banditismo, rendevano difficili gli
scambi.
La borghesia lamentava quanto fosse dannoso il peso degli impedimenti
doganali tra i vari Stati italiani. Appariva sempre più
necessaria l'unificazione economica della penisola.
Dibattito culturale
Il
Risorgimento italiano non sarebbe stato possibile senza un
vasto dibattito culturale, che interessò la penisola,
e si diffuse in modi e forme diverse presso
strati di popolazione sempre piu consistenti.
Mazzini
Notevole importanza ebbe Giuseppe Mazzini (1805-1872). Egli riteneva che solo uno Stato repubblicano avrebbe permesso
il raggiungimento di libertà, uguaglianza e fraternità. Avversò continuamente la formazione di uno
Stato monarchico. Cercò la propria base di
azione nel popolo. Affrontò con spirito e
mezzi nuovi il problema dell'indipendenza e dell'unità d'Italia.
Rimproverava alla carboneria la mancanza di una visione nazionale,
la fiducia nei sovrani locali o stranieri, l'eccessiva
segretezza, la mancanza di una linea politica chiara, lo scarso
coinvolgimento popolare.
Secondo Mazzini bisognava rivolgersi a tutti gli Italiani con
un programma chiaro e pubblicizzato con ogni mezzo.
Mazzini nel luglio del 1831
creava a Marsiglia la Giovine Italia. La nuova associazione doveva ispirarsi a principi.
Questo perché...
- "tutti gli uomini di una nazione sono chiamati,
per la legge di Dio e dell'umanità, ad essere uguali e fratelli;
- "l'istituzione repubblicana è la sola che
assicuri questo avvenire;"
- "l'esistenza di un re vizia l'uguaglianza dei
cittadini e minaccia la libertà di un paese" in quanto lascia
che qualcuno goda di straordinari
privilegi;
- la sovranità risiede non in un individuo, ma nel popolo, la cui volontà
discende da Dio ed è la sola capace di esprimere il volere divino negli ordinamenti di uno Stato.
Il programma politico e spirituale di Mazzini
si
può cosi sintetizzare:
- provvedere all'educazione e alla formazione di una nuova
coscienza popolare quale premessa di ogni azione
("pensiero e azione");
- fare dell'Italia, con una "rivoluzione di popolo", una
nazione unita, indipendente, libera e padrona del suo
destino;
- fondare una repubblica democratica basata sul suffragio
universale, perché tutto il popolo, nella sua interezza, ha il
diritto di autogovernarsi;
- lottare per un sistema sociale migliore basato su una
più giusta distribuzione delle ricchezze;
- rinnegare il predominio di una nazione sull'altra.
I moderati
Verso il 1840 il problema dell'unificazione
nazionale era diffusamente sentito, ma molti erano contrari al
programma mazziniano.
Al Mazzini si rimproverava una certa leggerezza
nell'organizzare le sommosse e nel mettere in pericolo la vita
dei giovani. Gli si rimproverava anche l'anticattolicesimo del
suo penseiero religioso e politico, che dichiarava esaurita la
funzione storica della Chiesa e del Papato e vedeva nella loro
esistenza un ostacolo all'unificazione della penisola.
Si affiancò alla corrente mazziniana
una corrente di opinione più moderata, detta riformista,
che all'insurrezione armata preferiva l'azione persuasiva per
ottenere opportune riforme. In seno ad essa si
manifestarono diversi indirizzi, due dei quali assunsero una
fondamentale importanza: quello federalista, ispirato alle idee
di Vincenzo Gioberti, e quello liberale e monarchico, sostenuto
da alcuni pensatori piemontesi, quali Cesare Balbo e Massimo
D'Azeglio.frtyt
Vincenzo Gioberti
Vincenzo
Gioberti (1801-1852) del 1843 intitolato Del primato morale e civile degli Italiani,
considerava la fede come elemento di fusione e di incentivo
all'unificazione nazionale. Escludendo la rivoluzione violenta
occorreva trovare una soluzione pacifica,
che rendesse il papato artefice dell'unità
nazionale. Pensava ad una confederazione di tutti i principi italiani sotto la
presidenza del pontefice.
Era un discorso chiaro,
un programma apparentemente possibile: esso venne accolto
favorevolmente da scrittori famosi, quali il Manzoni, il Rosmini,
il Pellico e il Tommaseo, e da una vasta corrente di opinione.
Neoguelfi e neoghibellini
Ricordando il guelfismo medioevale i seguaci delle idee giobertiane si dissero
neoguelfi. Col termine di neoghibellini
invece vennero indicati quanti volevano
una repubblica federalista.
Primeggiavano fra questi il Niccolini, il Guerrazzi, il Ferrari
e it Cattaneo.
Il Ferrari e il Cattaneo rappresentavano
l'orientamento più democratico, persuasi
che la situazione italiana richiedeva anche una soluzione delle gravi differenze tra le classi sociali:
cresceva la miseria dei lavoratori mentre grandi ricchezze si
accentravano nelle mani di pochi grandi
proprietari e industriali. Idee, queste, destinate a
costituire un elemento essenziale della futura storia d'Italia e
ad avere in quegli anni il loro più appassionato sostenitore in
Carlo Pisacane.
Cesare Balbo
Il programma del Gioberti non chiariva a
sufficienza quale parte avrebbe avuto l'Austria nella nuova confederazione:
o l'Austria vi sarebbe
entrata, e in tal caso avrebbe preteso il primo posto
rafforzando il suo predominio; oppure ne sarebbe
stata esclusa, ma allora sarebbero rimaste
fuori dalla confederazione la Lombardia e le Venezie.
Fu questa la critica mossa al Gioberti da Cesare
Balbo (1789-1853) nella sua opera "Le speranze d'Italia",
pubblicata a Parigi all'inizio del 1844.
Secondo il Balbo l'Austria avrebbe finito presto o tardi per abbandonare l'Italia per espandersi verso it Danubio e i Balcani, dove tutto lasciava
prevedere il crollo dell'impero turco: il "compenso balcanico" avrebbe permesso alla monarchia asburgica di rifarsi largamente della perdita
subita.
Per spingere ii governo di Vienna a
lasciare l'Italia per i Balcani, era necessario che ci fosse
nella penisola un forte esercito, capace di
affrontare e vincere l'Austria in campo aperto: ecco perché non
tanto al pontefice bisognava guardare quanto a Carlo Alberto,
sovrano dell'unico Stato dotato di una lunga e gloriosa
tradizione militare.
Anche il Balbo, dunque, mirava ad una federazione nell'ambito
della quale pero doveva essere riservata al papato una funzione
moderatrice e al Piemonte un compito preminente.
Massimo D'Azeglio
Il torinese
Massimo D'Azeglio (1798-1866) riteneva inutili le rivoluzioni, e sollecitava gli Italiani a confidare in Carlo Alberto, il solo principe disposto a combattere contro l'Austria. Convinto della
bontà delle sue idee, si era recato nel 1845 in Romagna per
avvicinare al re piemontese i numerosi mazziniani di quella
regione. Risultato del viaggio fu la pubblicazione dell'opuscolo
"Degli ultimi casi di Romagna" (1846), nel quale cercava di dimostrare
la necessità di un nuovo metodo di lotta fondato su una
specie di cospirazione alla luce del sole, su una lotta
condotta a viso aperto con l'appoggio della pubblica opinione e
con l'aiuto politico e militare di Carlo Alberto.
Pio IX
A dare maggiore importanza e più ampia diffusione al
programma giobertiano contribuì l'elezione di Pio IX
al pontificato, avvenuta il 16 giugno 1846.
Alla morte di Gregorio XVI, avversario del
liberalismo e di ogni riforma politica,fu eletto al pontificato
il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti (1846-1878), già vescovo
di Imola dove aveva stabilito contatti con i liberali di cui
apprezzava le aspirazioni di fondo, specie dopo la lettura del
Primato.
Appena salito al soglio pontificio accordò ai
condannati politici un'amnistia generale e ai fuorusciti il ritorno in patria.
Un tale gesto provocò un entusiasmo che segnò l'inizio di
manifestazioni popolari in tutta la penisola. Il papa concesse anche una limitata libertà di stampa
e l'istituzione di una Consulta di Stato, cioè di un organo collegiale
a cui erano chiamati alcuni autorevoli cittadini perché suggerissero utili riforme.
Un'altra rivendicazione accolta dal nuovo pontefice fu la formazione della guardia civica, cioé di una
polizia composta da volontari, che si sostituiva alla odiata polizia di
mestiere.
Così, mentre il principe di Metternich dichiarava la sua
preoccupazione per gli avvenimenti di
Roma, anche il granduca di Toscana Leopoldo II concedeva una certa
libertà di stampa e la guardia civica, avviando anche una riforma dei
codici.
A sua volta Carlo Alberto, sotto l'incalzare
degli eventi, cominciò a cercare la collaborazione dei patrioti e
a manifestare un'aperta avversione nei riguardi dell'Austria,
specie dopo che nel 1846 essa mirò con vari provvedimenti
doganali a rovinare l'economia piemontese.
Un altro chiaro segno dei nuovi propositi del re fu il permesso accordato ai Genovesi di celebrare il primo centenario
della cacciata degli Austriaci dalla città, la concessione di
una certa libertà di stampa e la formazione di una lega doganale
con il papa e con il granduca di Toscana (1847): primo passo
verso l'unificazione nazionale.
Alla vigilia del '48
nell'opinione pubblica italiana, accanto all'entusiasmo per
Pio IX, si determinò un diffuso senso di simpatia
per Carlo Alberto.
Il patto doganale stretto fra Piemonte, Toscana e Stato
Pontificio non fu accettato dagli altri Stati della
penisola. Il regno delle Due Sicilie si era distaccato economicamente anche da
altri Stati europei e in particolare dall'Inghilterra, che aveva
cessato di acquistare in Sicilia zolfo e agrumi. Si era
così determinato un profondo malcontento, soprattutto
nell'isola ove nel settembre del 1847 la popolazione aveva
dato origine ad alcune manifestazioni di rivolta.
A Milano intanto erano brutalmente stroncate dalla polizia le
dimostrazioni popolari per il nuovo arcivescovo italiano, giunto
nella capitale lombarda a sostituire l'arcivescovo austriaco.
Poco dopo nuovi disordini erano provocati dalla
decisione dei Milanesi di astenersi dal fumo per danneggiare le finanze
imperiali.
Il 12 gennaio 1848, giorno del compleanno del re, scoppiava a
Palermo una rivolta, dilagata ben presto in tutta l'isola.
Ferdinando II chiese aiuto all'Austria.
Quando però vide che il papa si rifiutava di concedere agli
Austriaci ii passaggio attraverso il suo territorio, promise la Costituzione (29 gennaio
1848). Dopo pochi giorni anche gli altri sovrani erano costretti a concedere la Costituzione e precisamente
l'11 febbraio Leopoldo II in Toscana, il 4 marzo Carlo Alberto e il 14 marzo Pio IX.
All'inizio del '48, bruciando le tappe, l'Italia
intera, fatta eccezione per il Lombardo-Veneto e per i ducati di
Parma e di Modena, — era divenuta « costituzionale.
Si trattava di "Costituzioni" caratterizzate
da molte limitazioni e restrizioni, ma si deve riconoscere
che lesse segnarono un deciso
passo avanti verso un regime liberale.
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