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Sommario
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Il Direttorio inviò il generale
Napoleone Bonaparte a combattere le truppe austriache in
territorio italiano. Qui gli Austriaci e gli alleati
piemontesi furono clamorosamente sconfitti e costretti a
firmare il trattato di Campoformio (1797). L'Austria
abbandonò Milano e la Lombardia, ottenen-do in cambio la
repubblica veneta. Il Piemonte dovette cedere ai
francesi Nizza e la Savoia. II papa perse l'Emilia e la
Romagna. |
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Nei territori italiani conquistati
dai francesi si formarono le cosiddette "repubbliche
sorelle", tra cui la Repubblica Cisalpina (1797). Esse
avviarono una serie di riforme che si ispiravano alle
idee della Francia rivoluzionaria. |
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A Napoli i francesi scacciarono i
Borboni e nacque la Repubblica Partenopea (1799), che
realizzo delle riforme ispirate ai principi della
Rivoluzione francese, ma non riuscì a conquistare la
fiducia popolare. La repubblica venne cosi abbat-tuta in
pochi mesi da un esercito arruolato dai nobili e dai
clero (i sanfedisti). |
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Per ostacolare il commercio
dell'Inghilterra nei Mediterraneo, Napoleone fu inviato
in Egitto (1798) dove, in seguito alla vittoria inglese
ad Abukir, rischio di restare bloccato. Le grandi
poten-ze ostili ripresero il conflitto contro la
Francia. Le repubbliche italiane crollarono. Napoleone
rien-tro in patria e prese tutti i poteri col titolo di
primo console (1799). Sconfisse a Marengo (1800) gli
austriaci e occupo l'Italia settentrionale, estendendo
poi i suoi domini a tutta la penisola. |
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Consolidato il proprio potere,
Napoleone diede vita a un governo autoritario e
accentrato e a un ordinamento politico e sociale
rigidamente gerarchico; inoltre riformo
1'amministrazione pubblica, promosse lo sviluppo
economico, rior-dino le finanze, emano un Codice civile
e firmo un concordato col pontefice. |
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Incoronato imperatore dei francesi
nei 1804 e re d'ltalia nei 1805, Napoleone prosegui
nelle sue conquiste, assicurandosi il predominio
sull'Europa. Colloco vari membri della sua famiglia sul
trono degli Stati assoggettati. |
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Per colpire economicamente
1'Inghilterra, la più tenace nemica, nei 1805 Napoleone
proclamo il blocco continentale: l'Europa non doveva più
comprare o vendere merci agli inglesi. Tale
provvedimento danneggio l'economia di vari paesi, favori
lo sviluppo del contrabbando e non fu mai pienamente
rispettato. |
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Napoleone ottenne altri successi
militari contro le forze nemiche, ma la sua sorte si
rovescio con la campagna di Russia (1812). Riuscì
infatti ad arrivare a Mosca, ma il sopraggiungere
dell'inverno lo costrinse a una ritirata disastrosa. |
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Sconfitto a Lipsia nei 1813,
Napoleone fu obbligato ad abdicare e a ritirarsi
all'isola d'Elba. Fuggito dall'Elba, nei 1815 rientro in
Francia e riprese il potere. Inglesi e prussiani lo
sconfissero definitivamente a Waterloo. Esiliato
nell'isola di Sant'Elena, Napoleone vi mori nei 1821. |
1. La guerra
rivoluzionaria in Europa
Dopo aver
respinto la minaccia della coalizione antifrancese degli stati
europei, le armate rivoluzionarie nel 1793-1794 iniziarono ad
allargare i confini della repubblica con la conquista del Belgio
e diedero vita alla Repubblica Batava in Olanda. Dopo l'ascesa
al potere del Direttorio gli eserciti francesi penetrarono anche
in Svizzera e in Italia, dove sorsero altre "repubbliche
sorelle", ispirate cioè agli ideali della rivoluzione.
La guerra
decisa, dalla Francia rivoluzionaria nel 1792 per difendersi
dalla minaccia delle monarchie europee, si era dunque
trasformata in una "crociata ideologica" contro tutti i regimi
assolutistici e per la libertà dei popoli europei. Infatti, i
rivoluzionari francesi sentivano il dovere di diffondere in
tutta l'Europa i princìpi di libertà, uguaglianza e sovranità
popolare sui quali si era fondata la rivoluzione.
Ma la
spinta militare della Francia era dovuta anche a interessi
politici ed economici.
Per i
dirigenti repubblicani la mobilitazione patriottica contro il
nemico e contro la congiura degli aristocratici era servita a
cementare l'unità del popolo, scaricando all'esterno i contrasti
e le difficoltà della repubblica. Inoltre essi dichiaravano che
la conquista dei territori confinanti e la confisca delle
ricchezze dei popoli sconfitti dovevano essere ritenute una
giusta ricompensa per i sacrifici sostenuti dall'armata
rivoluzionaria.
A sua volta
la borghesia francese, protagonista della rivoluzione, vedeva
nella guerra contro l'Inghilterra un mezzo per contrastare lo
sviluppo impetuoso delle industrie e dei commerci britannici.
2. La campagna
d'Italia di Napoleone
Dopo il colpo
di stato di termidoro un ruolo fondamentale nell'espansione
militare della Francia fu svolto dal giovane generale Napoleone
Buonaparte, nato nel 1769 ad Ajaccio, in Corsica, messosi in
luce nella difesa del Direttorio contro le minacce realiste.
Nel 1796 a
Napoleone era stato affidato il compito di intervenire in
Italia, su un fronte considerato di secondaria importanza nella
guerra tra la Francia e le potenze straniere. L'Armata d'Italia
era composta di soli 38 mila uomini, male equipaggiati e poco
addestrati. Ma il giovane e ambizioso generale in poco tempo
seppe riorganizzare e galvanizzare le sue truppe e con rapide
azioni militari riuscì a battere Piemontesi e Austriaci
giungendo alla conquista dell'Italia settentrionale.
Dopo aver
varcato le Alpi infatti, l'esercito francese sbaragliò a più
riprese i Piemontesi e costrinse il re Vittorio Amedeo III a
firmare un armistizio con cui furono cedute alla Francia Nizza e
la Savoia.
Dopo essere
entrato come trionfatore a Milano e dopo aver costretto alla
capitolazione Mantova, Napoleone penetrò nei territori veneti e
costrinse l'Impero asburgico a firmare il trattato di
Campoformio (1797): l'Austria cedeva alla Francia il Belgio e la
Lombardia e in cambio riceveva la Repubblica di Venezia che così
vedeva terminare la sua plurisecolare indipendenza.
3. La nascita
delle "repubbliche sorelle" italiane
L'ingresso
dell'esercito napoleonico in Italia e le vittorie sui Piemontesi
e sugli Austriaci favorirono la nascita di alcune "repubbliche
sorelle" che si ispiravano agli ideali e alle conquiste della
rivoluzione francese. Nel dicembre del 1796 le popolazioni di
Reggio, Modena, Ferrara e Bologna proclamarono la Repubblica
cispadana, che per prima adottò come emblema il tricolore
bianco, rosso e verde. La Cispadana, però, ebbe breve vita,
perché nel luglio del 1797 fu sciolta e aggregata assieme alla
Romagna e ad alcuni territori veneti e toscani alla Repubblica
Cisalpina, sorta in Lombardia, con capitale Milano. Nel 1798 le
truppe francesi conquistarono Roma e deposero il papa Pio VI,
poi deportato in Francia; Lazio, Umbria e Marche furono riuniti
nella Repubblica Romana.
Infine nel
gennaio del 1799 a Napoli, in seguito alla penetrazione
dell'esercito napoleonico nell'Italia centrale e meridionale,
nacque la Repubblica Napoletana (o partenopea).
Le repubbliche
italiane ebbero, come vedremo, una vita molto breve perché
furono tutte abbattute nel 1799. Tuttavia riuscirono a darsi
delle costituzioni simili a quella francese e presero importanti
provvedimenti economici e civili: l'abolizione dei privilegi
fiscali, la riforma del sistema giudiziario con l'introduzione
dei codici napoleonici e la confisca e la vendita delle
proprietà della Chiesa.
4. Il dibattito
politico e l'attività dei giacobini italiani
Fin dai primi
anni della rivoluzione francese, le notizie degli avvenimenti e
le nuove idee rivoluzionarie provenienti da Parigi si erano
diffuse in Italia, malgrado la rigida censura e i controlli
imposti dai sovrani degli stati italiani. Si formarono così
anche nel nostro paese gruppi di giacobini appartenenti
soprattutto alle classi urbane (intellettuali, professionisti,
borghesi) che erano stati già sensibilizzati dalle idee
dell'Illuminismo.
Nel biennio
1792-1793 questi gruppi organizzarono insurrezioni e congiure in
diverse regioni, che furono tutte scoperte e si conclusero con
condanne a morte. Il programma dei giacobini italiani, tra i
quali spiccava Filippo Buonarroti, affrontava alcuni problemi
che diventeranno centrali nella prima metà dell'Ottocento,
durante il Risorgimento: "La difesa delle libertà democratiche,
il problema dell'unità e dell'indipendenza nazionale,
l'istruzione e l'educazione delle masse contadine e proletarie
per legarle alla repubblica e alla democrazia, l'esigenza di
rinnovare tutte le forme tradizionali della cultura e della vita
civile" (C. Zaghi).
5. La reazione
dei sanfedisti
L'arrivo delle
truppe francesi e la nascita delle repubbliche italiane
trovarono l'appoggio entusiastico dei giacobini italiani, ma
furono seguiti anche da un'ondata di insurrezioni
controrivoluzionarie in tutta l'Italia. Particolarmente violenta
fu la reazione nel sud, dove si formò un esercito di
"sanfedisti", formato da contadini, popolani e anche briganti
che combattevano in nome della santa fede e dei Borboni contro
la Repubblica partenopea.
Nel 1799
l'esercito sanfedista, appoggiato da una flotta inglese, abbatté
la Repubblica partenopea riportando sul trono Ferdinando VI di
Borbone, le cui truppe ristabilirono il governo pontificio sui
territori romani.
Intanto un
esercito austro-russo, approfittando del ritorno di Napoleone in
Francia, era avanzato nella pianura Padana, mettendo in
difficoltà la Repubblica Cisalpina. Ma la minaccia fu respinta
da Napoleone il quale nel 1800 sconfisse gli Austriaci a Marengo
e nel 1802 trasformò la Repubblica cisalpina nella Repubblica
italiana.
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Le
cause delle rivolte antigiacobine
Per quali ragioni molti Italiani, in
particolare i contadini del sud, si erano ribellati ai
Francesi e alle repubbliche giacobine italiane?
Alla
maggioranza della popolazione suonavano insignificanti
le richieste di libertà e costituzione rivendicate dai
rivoluzionari giacobini, i quali appartenevano
soprattutto al ceto borghese più colto delle città.
D'altra parte la vendita delle proprietà feudali della
Chiesa e della nobiltà spesso fu condotta con lentezza e
ad avvantaggiarsene furono soprattutto i proprietari
borghesi, più che i braccianti senza terra.
I
contadini avevano anche un
forte attaccamento alle tradizioni e alla religione, e
quindi guardavano con sospetto i rivoluzionari e le loro
idee anticlericali, soprattutto dopo la deportazione del
papa in Francia; e questi sentimenti popolari erano
abilmente sfruttati dall'aristocrazia e dal clero che
spesso guidarono le rivolte sanfediste.
Infine non dobbiamo dimenticare che i
soldati francesi spesso si comportavano più come dei
conquistatori che come dei liberatori, perché
requisivano i prodotti agricoli, saccheggiavano le
abitazioni, distruggevano i raccolti durante le
battaglie.
Nell'Italia settentrionale
le
rivolte antifrancesi furono organizzate anche da
giacobini che aspiravano all'unità d'Italia e che quindi
rifiutavano la nascita di repubbliche "sorelle", cioè di
fatto sottomesse alla Francia. La delusione dei patrioti
era cresciuta dopo il trattato di Campoformio, con il
quale Napoleone aveva ceduto la Repubblica di Venezia
all'Austria; era sorta così la "Società dei raggi"; una
società segreta che nel 1799 aveva organizzato
insurrezioni nell'Italia settentrionale, in nome
dell'unità e dell'indipendenza dell'Italia.
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6. La
fallita spedizione di Napoleone in Egitto
Nel
1798 Napoleone, dopo aver abbandonato l'Italia, aveva ottenuto
dal Direttorio il comando di una spedizione nel Mediterraneo e
in Egitto; la spedizione aveva un duplice scopo: colpire i
traffici coloniali dell'Inghilterra e tenere lontano dalla
Francia il generale, che stava acquistando troppo potere.
Ma mentre
l'esercito francese procedeva alla conquista dell'Egitto, la
flotta inglese distrusse quella francese nella baia di Abukir,
tagliando così i collegamenti tra l'esercito napoleonico e la
Francia. Dopo aver tentato invano di occupare anche la Siria,
nel 1799 Napoleone abbandonò l'Egitto e fece ritorno in Francia.
7. Napoleone
console
Napoleone,
forte dei successi militari conseguiti in Italia e in Egitto e
del sostegno della popolazione, nell'aprile del 1799 attuò un
colpo di stato imponendo ai Francesi un nuovo ordinamento
politico: il Direttorio e il "Consiglio dei cinquecento" furono
sciolti e venne formato un governo composto da tre "consoli",
con a capo Napoleone, nominato primo console.
Napoleone fece
approvare una nuova Costituzione, nel 1799, che diede alla
Francia una organizzazione politica molto accentrata e
autoritaria. Infatti il potere legislativo ed esecutivo erano
controllati dal primo console che consultava a suo piacere
alcuni organismi legislativi (Senato, Tribunato, Corpo
legislativo, Consiglio di stato) privi di potere effettivo.
Anche le assemblee locali elette dal popolo furono soppresse e
sostituite da prefetti e sindaci di nomina governativa. La nuova
Costituzione fu approvata a larghissima maggioranza dai Francesi
con un plebiscito.
8. La
Francia verso la pacificazione interna
Con il nuovo
ordinamento politico Napoleone si era assunto il compito
fondamentale di chiudere definitivamente il periodo turbolento
della rivoluzione, pur conservandone le conquiste fondamentali,
come la forma repubblicana dello stato e i diritti dei cittadini
accolti nella nuova Costituzione. Napoleone, inoltre, voleva
garantire ai Francesi, in particolare alla nuova borghesia, la
pace civile e la sicurezza delle persone e delle proprietà.
Per dimostrare
la sua volontà di pacificazione, Bonaparte permise a tutti
coloro che erano emigrati o erano stati allontanati dalla
Francia di ritornare in patria, purché giurassero fedeltà al
nuovo governo. Inoltre nel 180 fu firmato tra lo stato e la
Chiesa un Concordato che poneva fine alle violenze e alle
incomprensioni della rivoluzione; in base a tale accordo lo
stato garantiva alla Chiesa cattolica libertà di culto e il
riconoscimento del cattolicesimo quale religione della
maggioranza dei Francesi, mentre la Chiesa garantiva fedeltà
allo stato attraverso il giuramento dei sacerdoti alla nuova
Costituzione.
9. La
riforma amministrativa e il risanamento economico
Durante
il consolato Napoleone realizzò una profonda riforma
amministrativa dello stato, attraverso la creazione di una
burocrazia di funzionari fedeli, provenienti da un nuovo tipo di
scuola superiore, i Licei. Una delle più importanti riforme
realizzate da Napoleone in questo periodo fu l'approvazione del
codice civile (1804) che riordinava le leggi secondo i principi
della Costituzione.
Infatti questo
codice riconosceva l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla
legge, i diritti civili (di stampa, di coscienza, di lavoro) e
il diritto alla proprietà. Tuttavia, accanto a questi principi
fondamentali, nel codice napoleonico erano presenti anche
aspetti negativi, legati al carattere autoritario del regime
napoleonico, quali il divieto di organizzazione sindacale da
parte dei lavoratori e il principio di autorità del marito sulla
moglie all'interno della famiglia.
Napoleone
riuscì a bloccare l'inflazione e la crisi economica attraverso
la riduzione del debito pubblico e l'istituzione della Banca di
Francia. Durante il consolato fu istituito anche un sistema
fiscale più efficiente e fu favorito losviluppo delle industrie
e del commercio.
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10.
Dal
consolato all'Impero
Diventato
ormai arbitro della vita politica francese, Napoleone giunse a
trasformare definitivamente il suo potere personale in un regime
monarchico: nel 1802 fu nominato console a vita e nel 1804 fu
proclamato dal Senato imperatore dei Francesi. Dopo aver fatto
ratificare la decisione da un plebiscito popolare, si fece
incoronare anche dal papa Pio VII. Con il passaggio dal
consolato alla monarchia ereditaria la Francia perse ogni
parvenza di repubblica e di democrazia. Le assemblee legislative
e i ministri divennero dei semplici strumenti delle decisioni
personali di Napoleone, regioni e dipartimenti della Francia
furono privati di ogni autonomia amministrativa.
Anche le
libertà civili conquistate con la rivoluzione subirono una
drastica riduzione e la polizia divenne un oppressivo strumento
di controllo della vita pubblica e privata dei cittadini.
11. Un
ritorno all'ancien regime?
Per certi
aspetti la Francia durante l'età imperiale di Napoleone era
molto simile a quella dell'ancien régime: dalla repubblica si
era passati a una monarchia di tipo assolutistico; la famiglia
Bonaparte aveva allacciato alleanze con i sovrani europei per
mezzo di una politica di matrimoni, allo scopo di rafforzare la
dinastia. Napoleone, inoltre, aveva richiamato in patria
numerosi aristocratici che avevano lasciato la Francia in
seguito alla rivoluzione ai quali vennero restituite le
proprietà confiscate.
Tuttavia per
altri aspetti fondamentali la società francese dell'epoca
napoleonica si presentava ormai molto diversa da quella
dell'ancien régime. Infatti la classe aristocratica che
Napoleone aveva ricostituito non si basava più, come quella
settecentesca, sui privilegi fiscali, ma apparteneva in gran
parte a una nuova borghesia che aveva rafforzato il suo potere
economico durante la rivoluzione.
12.
Napoleone alla conquista dell'Europa
Dal 1799 al
1815, durante il consolato e l'Impero napoleonici, la Francia
continuò a essere impegnata in guerre contro le altre potenze
europee che si erano alleate sin dal 1792. Ma adesso il
conflitto non si presentava più come una crociata ideologica
della Francia per la difesa della rivoluzione e per la
diffusione dei suoi ideali, ma piuttosto come una guerra di
conquista, voluta da Napoleone per consolidare il suo potere e
per trasformare la Francia nella maggiore potenza europea.
Dal 1799 al
1809 Napoleone affrontò vittoriosamente diverse coalizioni
guidate dall'Austria e dall'Inghilterra e nel giro di pochi anni
riuscì a costituire un impero europeo senza precedenti nella
storia francese. Gli eserciti di Napoleone, impegnati contro le
potenze europee alleate fra loro (l'Inghilterra, l'Austria, la
Russia, l'Impero ottomano e il Regno di Napoli), conseguirono
brillanti vittorie a Marengo (1800) e a Ulma (1805) contro gli
Austriaci, ad Austerlitz (1805) contro gli eserciti
austro-russi.
Intanto però
la flotta inglese guidata dall'ammiraglio Nelson aveva battuto i
Francesi nella battaglia navale di Trafalgar (1805), assicurando
così il controllo britannico sui mari. Sul continente gli
eserciti napoleonici restavano comunque per ora imbattibili .
la
superiorità degli eserciti napoleonici
La
"grande armata" che portò Napoleone a conseguire
strepitose vittorie militari e a costruire un impero
europeo, presentava molte caratteristiche dell'esercito
nazionale nato in Francia durante la rivoluzione; era
infatti un esercito basato sulla coscrizione
obbligatoria, con migliaia di soldati in armi, pronti a
combattere per la patria.
Potendo disporre di un numero così elevato di soldati,
Napoleone divideva le truppe in
molteplici schieramenti, che nelle battaglie attaccavano
in modo rapido su diversi fronti, creando
disorientamento tra il nemico.
Per
provocare ancora più scompiglio, i soldati francesi
usavano una tattica adottata durante i primi anni della
guerra rivoluzionaria: attaccavano di corsa e in massa,
provocando una furiosa mischia di corpo a corpo.
Gli eserciti napoleonici erano veloci anche negli
spostamenti da una zona all'altra.
Anche
l'artiglieria francese, molto mobile ed efficace,
giocava un ruolo fondamentale nel creare scompiglio
nelle file avversarie con un continuo e violento fuoco
di sbarramento che precedeva l'assalto dei soldati.
All'interno dell'esercito napoleonico avevano un ruolo
di primo piano gli
ufficiali, molto legati al loro capo; erano scelti tra
gli esponenti di tutte le classi sociali e sulla base
delle loro effettive capacità, e gratificati con ricchi
stipendi e con prestigio sociale.
Infine, non dobbiamo ignorare le eccezionali
qualità militari e strategiche di Napoleone e la sua
capacità di suscitare entusiasmo e cieca fedeltà tra i
soldati e gli ufficiali.
13.
L'Impero napoleonico
Nel 1812, dopo
aver sconfitto ripetutamente le coalizioni nemiche, Napoleone
era giunto al culmine della sua potenza perché dominava su gran
parte dell'Europa continentale, dalla Spagna alla Polonia,
dall'Italia alla Germania.
Alcuni
territori conquistati dagli eserciti francesi erano entrati a
far parte dei nuovi confini dell'Impero francese, come il
Belgio, l'Olanda, il Piemonte, la Toscana. Altri stati europei
erano diventati regni famigliari, perché Napoleone aveva messo
sul trono suoi parenti: i fratelli Giuseppe e Girolamo erano
diventati re di Spagna e di Westfalia, il cognato Gioacchino
Murat re di Napoli. Quanto al Regno d'Italia, costituito nel
1805 con i territori della Repubblica cisalpina e della
Repubblica di Venezia, la corona era stata assunta dallo stesso
Napoleone che aveva nominato come viceré suo figlio adottivo
Eugenio Beauharnais.
L'Impero
germanico era stato dichiarato decaduto nel 1806 e al suo posto
era stata costituita la Confederazione del Reno, posta sotto il
protettorato della Francia; una posizione simile aveva il
Granducato di Varsavia, costituito nel 1807.
Vi erano poi
alcuni regni europei sotto l'influenza della Francia o ad essa
alleati, come i Regni di Danimarca e Norvegia. Austria e
Prussia, che erano state due delle maggiori avversarie di
Napoleone nelle coalizioni antifrancesi, avevano perduto ampi
territori nazionali e di fatto erano diventate succubi della
politica napoleonica. L'alleanza tra Francia e Austria era stata
suggellata dal matrimonio tra l'imperatore francese e Maria
Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore austriaco.
Anche la
Russia aveva stretto un accordo con Napoleone, in base al quale
l'Europa era stata di fatto divisa in due zone d'influenza, una
orientale russa e una occidentale francese.
14. L'inghilterra
e la lotta per il controllo dei mari
L'unico stato
che continuava a essere nemico di Napoleone e immune dalla sua
influenza politica era il regno britannico.
Dopo la
spedizione d'Egitto, Napoleone aveva progettato altri interventi
militari contro le colonie inglesi (India, Caraibi) e
addirittura un piano d'invasione della Gran Bretagna.
Poi nel 1806,
di fronte all'offensiva della flotta inglese e alla vittoria di
Trafalgar, aveva proclamato il blocco continentale, cioè il
blocco di qualsiasi commercio tra l'Europa continentale e
l'Inghilterra, con l'obiettivo di soffocare l'economia inglese.
Ma ben presto il blocco si rivelò irrealizzabile perché avrebbe
comportato un controllo navale di tutte le coste e di tutti i
porti europei; inoltre il blocco aveva fatto aumentare il
contrabbando tra l'Inghilterra e alcuni porti non controllati
dai Francesi, come quelli del Portogallo. D'altra parte i
commerci dell'Inghilterra con l'Europa costituivano solo un
terzo del suo traffico commerciale globale.
Alla lunga
invece, il blocco continentale danneggiò i paesi europei
sottomessi alla Francia, perché ridusse i commerci e provocò un
aumento dei prezzi; crebbe così il malcontento delle popolazioni
europee già duramente provate dalle guerre.
15.
L'Impero verso la crisi: la guerra di Spagna...
Per cercare di
bloccare il traffico di merci che all'Inghilterra giungevano
soprattutto attraverso il Portogallo, Napoleone decise di
intervenire nella regione iberica: nel 1807 con la rapida guerra
di Spagna Napoleone fece occupare il Portogallo e l'anno
seguente destituì il re di Spagna Carlo IV per porre al suo
posto suo fratello Giuseppe. Ma gli Spagnoli si ribellarono ai
Francesi, appoggiati dalle truppe inglesi che erano sbarcate in
territorio iberico. Dopo le prime sconfitte Napoleone decise di
intervenire personalmente e occupò Madrid; ma ben presto fu
costretto ad abbandonare la Spagna per affrontare una nuova
coalizione costituitasi tra le potenze europee; così la
guerriglia spagnola antifrancese riprese con più vigore.
16.
... e la campagna di Russia
Intanto nuove
difficoltà si profilavano per Napoleone a oriente. Infatti lo
zar di Russia Alessandro 1 aveva deciso di riprendere i commerci
con l'Inghilterra e aveva indebolito la sua alleanza con la
Francia.
La risposta di
Napoleone fu la mobilitazione di una "grande armata", quasi 700
mila uomini che nel giugno del 1812 iniziarono ad avanzare in
territorio russo. Le truppe francesi ottennero alcune vittorie
sui Russi e giunsero fino a Mosca. Ma Napoleone non aveva fatto
i conti con il terribile inverno russo e aveva sottovalutato la
tattica del generale russo Kutuzov, che aveva ordinato di fare
"terra bruciata", cioè di distruggere tutti i depositi
alimentari.
Privo di
rifornimenti e con l'inverno ormai alle porte, Napoleone decise
la ritirata di Russia, che si trasformò in una tremenda
catastrofe per l'armata decimata dal freddo, dalle malattie e
dagli attacchi dei Russi.
17.
La fine di
un mito
Abbandonati
i resti dell'armata di Russia, Napoleone si precipitò a Parigi
per prepararsi a fronteggiare una nuova coalizione formata da
tutte le potenze antifrancesi. In una prima fase Napoleone
riuscì a ottenere alcune vittorie, ma a Lipsia, nella cosiddetta
"battaglia delle nazioni" (16-19 ottobre 1813), gli eserciti
della coalizione inflissero una terribile sconfitta alle truppe
francesi.
Mentre il
sistema dei regni vassalli dell'Impero si disgregava, gli
eserciti alleati penetravano in Francia, fino a Parigi.
Il 6 aprile
1814 Napoleone fu costretto ad abdicare in favore di Luigi XVIII
e a trasferirsi all'isola d'Elba, concessagli come principato
personale.
Appena un anno
dopo, Napoleone, spinto dal desiderio di rivincita e
incoraggiato dal malcontento suscitato in Francia dalla politica
del nuovo re, nonché dai contrasti tra le potenze vincitrici,
volle giocare l'ultima carta. Fuggito dall'isola d'Elba, sbarcò
sul suolo francese dove riuscì a raccogliere un nuovo esercito
di soldati a lui fedeli, anche con la promessa di ricostituire
una repubblica di tipo democratico. Ma le armate anglo-prussiane
inflissero una nuova decisiva sconfitta all'esercito
napoleonico, nella battaglia di Waterloo (18 giugno 1815):
finiva così l'ultimo disperato tentativo di Napoleone di
riconquistare il potere e la gloria con la forza delle armi.
Costretto di
nuovo ad abdicare Napoleone fu inviato in esilio a Sant'Elena,
un'isoletta sperduta in mezzo all'Atlantico, dove morì il 5
maggio 1821.
La
battaglia di Waterloo
Fabrizio, il protagonista del
romanzo di Stendhal La certosa di Parma, ha deciso,
sebbene abbia solo diciassette anni, di correre in aiuto
di Napoleone fuggito dall'Elba. Giunto a Waterloo senza
alcuna esperienza di guerra, incontra prima una
vivandiera addetta al rifornimento dei soldati che lo
guida sul campo di battaglia, poi un drappello di
soldati a cui si unisce.
"Fabrizio non aveva fatto cinquecento passi che il suo
ronzino s'arrestò di colpo: era un cadavere messo di
traverso al sentiero che faceva raccapricciare cavallo e
cavaliere.
La
faccia di Fabrizio, pallidissima di natura, prese
un'accentuata tinta verde. Dando uno sguardo al morto,
la cantiniera disse, come parlando a sé: 'Non appartiene
alla nostra divisione.' Poi, levando gli occhi sul
nostro eroe, scoppiò a ridere:
[...] Accostati, - gli disse la cantiniera - scendi da
cavallo, bisogna che ti avvezzi! Dagli una stretta di
mano per vedere se te la rende.
Senza
esitare, sebbene fosse vicino a rendere l'anima dal
disgusto, Fabrizio si gettò giù da cavallo e, presa la
mano del cadavere, la scosse con energia; ma poi restò
li come annientato: non si sentiva più la forza di
rimontare a cavallo. [...]
La
vivandiera, avvenendosene, saltò giù dal carretto e
senza dir parola gli porse un bicchiere d'acquavite
ch'egli trangugiò d'un fiato.
[...]
Tutto a un tratto il maresciallo gridò ai suoi uomini: -
Non vedete dunque l' imperatore!
Subito la scorta lanciò a squarciagola il Viva l'
imperatore! È facile immaginare come sbarrasse gli occhi
il nostro eroe; ma non gli riuscì di scorgere che dei
generali che galoppavano, seguiti anch' essi da una
scorta. 'Così, per colpa di quei maledetti bicchieri d
Acquavite, non ho potuto vedere l'imperatore sul campo
di battaglia! '
[...]
La guerra non era dunque più quel nobile e concorde
slancio di anime amanti della gloria che egli s'era
figurato leggendo i proclami di Napoleone!"
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18.
L'eredità di un'epoca rivoluzionaria
Nel
1814-1815 i diplomatici degli stati europei che avevano battuto
Napoleone si riunirono nel congresso di Vienna.
Lo scopo del
congresso era quello di restaurare l'ancien régime, sconvolto
dalla rivoluzione, e ridisegnare la carta politica dell'Europa,
modificata profondamente dalle conquiste napoleoniche. Tuttavia,
la rivoluzione francese e l'epoca napoleonica avevano prodotto
in Francia e in Europa cambiamenti politici, sociali e culturali
assai profondi che i sovrani europei non riusciranno a
cancellare e che costituiranno le basi di partenza della storia
del XIX secolo.
Soprattutto in
Francia, ma anche in altre regioni europee conquistate da
Napoleone, si era verificata una drastica riduzione delle
proprietà terriere della Chiesa e della nobiltà; a trarne i
maggiori vantaggi era stata la classe borghese che, anche in
seguito alla diffusione delle attività industriali
dall'Inghilterra all'Europa, diventerà la protagonista della
storia europea dell'Ottocento.
Le truppe
napoleoniche, che erano giunte quasi in ogni angolo del
continente, avevano sì portato guerre e distruzioni, ma anche
alcune conquiste fondamentali della rivoluzione, come il codice
civile, con i suoi princìpi di libertà, e il riconoscimento dei
fondamentali diritti civili.
19.
Le
idee di libertà nazionale
Un altro
principio scaturito dalla rivoluzione francese e diffuso in
Europa anche grazie a Napoleone era il sentimento di nazione. Il
concetto di nazione indica un insieme di genti unite dalla
lingua, da un territorio e da tradizioni comuni.
Napoleone in
principio aveva favorito il risveglio dello spirito di
nazionalità presso i popoli oppressi dall'assolutismo. Poi, con
la salita al trono imperiale, egli aveva tradito quei princìpi;
ma proprio la sua politica di soffocamento delle libertà
nazionali diede nuovo alimento al sentimento nazionale dei
popoli, al loro desiderio di libertà e indipendenza, come era
accaduto in modo evidente in Spagna, in Italia e in Russia.
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