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  imperialismo di fine 800

24-09-09

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Caratteri dell'Imperialismo fino agli anni 70

Caratteri.
Tra la fine dell'800 e gli inizi del 900 le grandi potenze europee e mondiali attuarono una politica estera basata sulla sottomissione politica, militare ed economica di molte regioni del mondo. A giustificare tale politica la convinzione della superiorità della civiltà europea e il conseguente diritto degli europei ad imporre il proprio dominio.

L'imperialismo sanciva il diritto del più forte a far valere i propri interessi sui più deboli.

I primi stati europei ad attuare tale politica furono Gran Bretagna e Francia, seguiti poi dal Belgio, dalla Russia, dalla Germania, dall'Italia.

I due stati imperialisti non europei furono il Giappone e gli Stati Uniti d'America.

Limiti temporali
I limiti temporali dell'imperialismo di fine 800 sono precisi:

  • 1876: gli inglesi entrano nell'amministrazione del Canale di Suez
  • 1878, Congresso di Berlino: le grandi potenze si accordano sulla spartizione imperialista del pianeta.
  • 1914: inizio della Grande Guerra.

Nei confini temporali suddetti assistiamo al massimo sviluppo della potenza europea, al suo rapido declino a favore degli Stati Uniti d'America, all'affermazione della potenza giapponese.

Inghilterra e Francia.
Agli inizi dell'ottocento la politica coloniale europea sembrava aver raggiunto una certa stabilità. L'Inghilterra conservava il dominio di vaste aree del mondo da cui ricavava le materie prime alla base del suo predominio economico mondiale. Negli anni venti e trenta l'Inghilterra iniziò una maggiore penetrazione nell'Africa del Sud, nel Golfo di Guinea, nel Corno d'Africa, a Ceylon, in Birmania e in Australia. La Francia a suo volta era impegnata nella costruzione di un impero quasi altrettanto imponente: concentrò la sua attenzione su Sudest asiatico e sul Mediterraneo Meridionale, in particolare sull'Algeria, la Tunisia, e sulle parti del continente africano non ancora conquistate dall'Inghilterra: Senegal, Costa d'Avorio.

Cina
La Cina era molto preoccupata del massiccio intervento delle potenze europee nel continente asiatico. L'Impero cinese si sentiva sotto assedio. La sconfitta nella prima guerra dell'oppio(1839-42) e i successivi trattati commerciali imposti dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti avevano minato l'autorità della dinastia Manciù che regnava da due secoli.

Nel 1856 scoppiò una nuova guerra commerciale tra cinesi e occidentali, che si concluse con la sconfitta cinese nei confronti di inglesi e francesi. Furono istituiti nuovi porti franchi e la Cina fu costretta ad accettare la legalizzazione dell'importazione dell'oppio.

Nuove potenze imperiali

Germania e Italia.
Dopo la vittoria sulla Francia del 1870 la Germania aveva mostrato poco interesse per le conquiste coloniali che Bismarck considerava inutili e costose. Secondo Bismarck lo stato tedesco doveva dimostrare la sua forza in Europa, facendo da arbitro nei conflitti tra gli stati europei. Nel 1888 salì al trono di Germania Guglielmo II e le cose cambiarono. Il nuovo sovrano era in disaccordo con Bismarck e sosteneva che il Reich tedesco doveva competere anche sul piano delle conquiste coloniali. Il vecchio Bismarck si fece da parte ed ebbe inizio la nuova politica imperiale tedesca. A partire dalla fine dell'800 la Germania prese a prepararsi militarmente. In Asia occupò alcune isole del pacifico ed in Africa s'impadronì del Togo e del Camerun e istituì le colonie dell'Africa del Sud-Ovest (attuale Namibia) e dell'Africa Orientale (attuale Tanzania).
Anche l'Italia intraprese in ritardo una politica imperialista conquistando Eritrea, Somalia e Libia.

Giappone
Alla fine dell'800 il Giappone aveva raggiunto un alto grado di industrializzazione diventando una potenza industriale e militare.  Il Giappone aveva un grande bisogno di materie prime per far fronte alle aumentate esigenze delle sue industrie e della sua popolazione. La politica imperialista fu per il Giappone anche una risposta alle sue mutate esigenze economiche. Il Giappone occupò l'isola di Formosa, poi rivolse la sua attenzione alla Corea. Tale comportamento indusse lo Zar della Russia a dichiarare guerra al Giappone nel 1905. La Russia subì una sconfitta durissima e il controllo della Corea rimase nelle mani dei Giapponesi. Ora il mondo sapeva di aver a che fare, nel Pacifico, con una nuova grande potenza ben decisa a far valere la sua forza.

Gli Stati Uniti econo dall'isolamento
Nel corso dell'800 gli Stati Uniti, impegnati nella conquista del West, si disinteressarono di politica estera. A partire dalla fine del secolo cambiarono completamente atteggiamento e nel 1898 si scontrarono con la Spagna per il controllo di Cuba, che si era ribellata agli Spagnoli. Gli Stati Uniti sconfissero facilmente la Spagna assicurandosi il controllo di Cuba, divenuto stato indipendente e delle isole Samoa, Caroline, Marianne e Hawaii.
Panama. Nel 1903 gli USA diedero un'altra dimostrazione della loro nuova politica imperialista. Il governo americano aveva chiesto al governo della Colombia di costruire un canale artificiale che unisse l'Atlantico al Pacifico, in modo da facilitare le comunicazioni commerciali fra le due sponde. La Colombia rifiutò e gli Stati Uniti provocarono un'insurrezione indipendentista nella regione di Panama, che si concluse con la nascita di un nuovo stato indipendente. Il neonato stato di Panama concesse immediatamente agli USA ciò che la Colombia aveva rifiutato.

Nazionalismo e imperialismo

Il sentimento di appartenenza nazionale, che oggi vediamo esprimersi quasi  solo quando gioca la nazionale di calcio, quando corre la Ferrari, quando un nostro atleta partecipa da protagonista alle olimpiadi, quando siamo all'estero e ci viene la nostalgia del nostro paese, quando si arrabbiamo se qualcuno parla male del nostro paese, ebbene, questo sentimento è nato alla fine del 700 con la Rivoluzione Francese. Il popolo Francese nel suo insieme aveva cambiato il proprio destino. In seguito i moti indipendentisti nei vari paesi occupati da stranieri si colorarono di nazionalismo: questo in Europa e nei paesi latinoamericani. Nel periodo dell'imperialismo, però, i governanti delle diverse potenze associarono il sentimento nazionale a nuovi obiettivi politici: non più la difesa della propria identità e libertà, ma l'affermazione violenta della propria supremazia sugli stati più deboli. Il concetto di nazione divenne uno strumento di rafforzamento politico dei governi imperialisti. Esaltare l'appartenenza alla nazione era un modo per accendere lo spirito di competizione fra gli stati e infondere nei cittadini la convinzione della superiorità del proprio paese.

Dal punto di vista politico i nazionalisti non credevano nella democrazia e disprezzavano il suffragio universale. Democrazia e suffragio universale, a loro avviso, nascevano dalla convinzione errata che tutti gli uomini fossero uguali. Secondo loro solo gli uomini più valorosi avevano il diritto di decidere e di guidare le masse; lo stesso diritto avevano le nazioni superiori nei confronti delle nazioni inferiori.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento:  04-11-08

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