L'intera Europa a partire dal 1873 (sino al 1895 circa) affrontò una fase di
recesso economico: non investì tutti gli stati e tutti i settori ma in
particolare l'agricoltura di alcuni paesi. La ragione principale va cercata
nello sviluppo dei trasporti soprattutto ferroviari, della conservazione e
refrigerazione del cibo che portò sempre più cereali a basso costo dagli
Stati uniti in Europa.
Ne risentì l'agricoltura europea e il mercato
interno e l'unico modo per difendersi da questa concorrenza fu di alzare
tantissimo i dazi doganali intraprendendo una politica protezionista: questo
fu fatto in Germania, Francia, Russia e Italia.
L'Inghilterra invece, ormai ampiamente
industrializzata, non fu colpita dalla crisi e mantenne caratteri liberisti.
La situazione più complessa fu in Germania dove il calo dei prezzi danneggiò
l'aristocrazia prussiana, gli Junker, ma la scelta protezionistica fu
ostacolata dalla borghesia imprenditoriale che era beneficiata dai bassi
prezzi.
Bismarck, che aveva a cuore gli interessi
aristocratici, elaborò un progetto per mantenere la stabilità sociale: in
primo luogo promosse una legislazione repressiva nel 1878 che colpì il
partito operaio tedesco; essa proibiva le riunioni, gli assembramenti di
gruppi che si ispirassero a Marx. Bismarck, che aveva utilizzato l'ondata di
indignazione successiva ai due attentati contro il Kaiser Guglielmo I, era
consapevole che questa legislazione anti-socialista avrebbe provocato odio e
rancore nelle masse operaie: per questo promosse nel 1833-34 una serie di
norme che potenziavano il sistema di assicurazione dei lavoratori; con
questo paradosso Bismarck dimostrava con la legge repressiva di voler
impedire scioperi e altri incidenti che ostacolassero la produzione e con le
leggi sociali che lo stato non era nemico del popolo. Queste riforme sia a
favore dei borghesi che del proletariato erano finalizzate a placare le
obiezioni per l'adozione di tariffe protezionistiche sui cereali che
danneggiavano entrambi i ceti legati alle industrie ma avvantaggiava gli
Junker e gli agricoltori. L'adozione del protezionismo era ottenibile solo
tramite il voto del partito cattolico di Centro e per ottenere il consenso
di tale partito Bismarck dovette attenuare il Kulturkampf (lotta per la
civiltà) stabilito dopo l'unificazione: una serie di provvedimenti
restrittivi ai danni delle scuole e delle organizzazioni cattoliche che, ad
esempio, esprimeva l'assoluta supremazia dello Stato.
La bell'epoque: intorno al 1895 l'economia
mondiale superò le difficoltà e si introdusse in una fase di espansione che
si concluderà solo con la prima guerra mondiale. I contemporanei si resero
conto della vitalità del periodo e lo battezzarono bella epoque. La
depressione precedente era in realtà una fase di assestamento dovuta alla
comparsa sulla scena economica di nuovi protagonisti come la Germania
unificata e gli USA. Se il sistema economico ottocentesco possedeva un unico
centro, quello inglese, quello della bella epoque no: accanto
all'Inghilterra si posero Germania e Usa nei quali erano emigrati negli
ultimi 30 anni del secolo due milioni di tedeschi: tale emigrazione era
segno di disagio lavorativo dovuto a un passaggio dall'agricoltura alla
crescita industriale.
Seconda rivoluzione industriale: durante
l'ultimo trentennio dell'ottocento si utilizzarono in Europa e negli Usa
nuove fonti e nuove forme di energia grazie alla ricerca scientifica sempre
maggiore collegata sia alla tecnologia sia ai finanziamenti di banche e sia
al consistente ruolo degli Stati che favorirono questo processo tramite il
protezionismo e le commissioni statali alle imprese. Una delle scoperte più
importanti fu quella dell'acciaio, considerato costoso e poco efficace sino
all'800, a cui fu tolto il fosforo e il carbonio in eccesso rendendolo così
materiale robusto e utilizzato in ogni settore: gli Usa erano i primi
produttori mondiali seguiti dalla Germania (Krupp). Analogo successo ottenne
il settore chimico (Reich - tedesca) che favorì la crescita farmaceutica
testimoniata dall'invenzione nel 1899 dell'aspirina a opera della Bayer. Le
nuove fonti scoperte, in contrapposizione a quelle del carbone e del vapore
che caratterizzarono la prima rivoluzione, furono il petrolio e l'energia
elettrica. Il petrolio dapprima fu utilizzato solo in Russia e poi esportato
in tutto il mondo e utilizzato come combustibile per autoveicoli. Anche
l''invenzione dell'elettricità, da prima fu sottovalutata, (attribuibile a
Siemens inventore della dinamo e a Edison inventore della lampadina)e in
seguito cambiò radicalmente la vita dei cittadini: furono così costruiti
impianti di produzione di energia elettrica in Inghilterra negli Usa e in
Germania dove si instaurò la più potente industria dell'energia elettrica,
l'AEG, che, come molte altre imprese, dava lavoro a un enorme numero di
dipendenti. Questo gigantismo era dovuto anche alla comune fusione di più
imprese tramite trust (fusione) o cartelli (accordi di sinergia, rinuncia di
concorrenza per il controllo di un settore produttivo). Anche le banche, che
finanziarono molte operazioni, assunsero una grande importanza e si
compenetrarono sempre più con le industrie. Tutti questi elementi portarono
a un fenomeno di urbanizzazione. Il sopraggiungere della modernità non fu
sempre accolto con entusiasmo ma anzi, soprattutto in Germania e Francia, i
ceti medi si videro ristretti i campo di guadagno a causa della concorrenza
delle grandi industrie. Da qui nacquero sentimenti di disagio, di rabbia e
frustrazione che sfociarono spesso in atteggiamenti antisemiti o comunque
razzisti, nel tentativo di trovare i responsabili della rovina economica.