mosca strana ascesa
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24-09-09 |
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Una strana ascesa politica… di Aldo C. Marturano © 2007 (per la bibliografia rivolgetevi direttamente all'autore (turanomar@libero.it)) Quella parte di storia europea riguardante la Pianura Russa e dintorni che possiamo tranquillamente chiamare Medioevo Russo in pratica non è altro che la storia di un ramo cadetto della dinastia dei Rjurikidi che dominarono la regione per ben oltre sette secoli nei suoi ultimi anni e cioè fino alla disperazione di Giovanni IV detto il Terribile davanti alla morte di suo figlio Giovanni che avrebbe dovuto succedergli. La storia delle origini della dinastia è avvolta nelle nebbie delle favole. Si racconta infatti che essa originasse dalla leggendaria chiamata dalla Svezia di un certo Variago a nome Rjurik nel IX sec. d.C. "allo scopo di sedare i litigi fra Slavi dell’estremo nord e gli altri popoli vicini" (come ci riportano le antiche Cronache Russe, più o meno). La versione è certamente adattata alle esigenze ideologiche della parte "di famiglia rjurikide" che dominava a Mosca al tempo in cui furono redatte quelle Cronache in cui si legge la leggenda, ma malgrado tutto questo non ci meraviglia più di tanto poiché non esiste casa regnante che non abbia rimaneggiato le proprie tradizioni di famiglia per vantare un antenato leggendario e fantastico… In altri lavori abbiamo tracciato gli eventi sulle origini della Rus’ di Kiev e quindi ad essi rimandiamo il lettore curioso che volesse risalire a tempi ancor più remoti quando il centro politico era ancora la bella città ucraina. E’ doveroso aggiungere inoltre che la storia delle molte entità nazionali che oggi sono ancora presenti nella Pianura Russa e che oggigiorno si guardano in cagnesco, in fin dei conti derivano anch’esse dagli atti e dalle imprese di questi Rjurikidi e per questo motivo diciamo che, se fino all’arrivo dei Tatari (Mongoli) la Rus’ di Kiev è ancora possibile vederla come una creazione "slavo-orientale comune", dopo il 1300 emergeranno un po’ alla volta solo i Grandi Russi ossia proprio i Moscoviti quali eredi dei Rjurikidi, escludendo Bielorussi e Ucraini dalla storia medievale russa. Né si può negare che questi lunghi secoli siano disseminati di avvenimenti sconvolgenti che interessarono finanche l’Europa Occidentale se si pensa che la Rus’, primo stato "russo" e "rjurikide", diventò e restò per molto tempo l’unica sorgente di materie prime e di articoli di lusso per le corti europee e del vicino Oriente! In questo lavoro abbiamo scelto di partire da un evento (probabilmente inventato o addirittura artificialmente gonfiato per le sue implicazioni ideologiche e religiose a favore della dinastia moscovita) il quale, secondo la storiografia tradizionale, dovrebbe aver preparato, o almeno presagito in positivo, il ruolo di Mosca a trasformarsi in una Terza Roma (vedremo meglio questo punto più oltre) ossia in futura capitale del nuovo Impero Universale che, pretendendo di essere l’erede dell’Impero Romano e persino di quello di Cinghiz Khan, si estenderà fino alle sponde del Pacifico! Diamo allora un’occhiata alla situazione geografica e politica della regione nella quale ci moviamo. La maggior parte degli eventi che presenteremo si svolge nei confini dell’enorme bacino del Volga la cui parte inferiore oltre le alture del Valdai fino all’attuale città di Kazan’ è nota meglio col nome "la Bassa (Nizovie in russo)" ed è disseminata di città fortificate (in russo gorod), normalmente distribuite non proprio sulle rive del fiume e dei suoi maggiori affluenti, ma neanche molto lontano da essi. Nel tratto superiore queste città sono, ognuna, capitali di un udel (territorio assegnato) governato da un rjurikide (chiamato in russo in questa funzione knjaz e tradotto convenzionalmente con "principe") il quale quasi sempre è un discendente diretto di un personaggio famoso nella storia russa, Alessandro Nevskii. Proseguendo verso sud, il bacino passa sotto il controllo militare e fiscale dell’Orda dei Tatari kipciaki nota genericamente con il nome di "Orda d’Oro" che ha capitale e sede del khan (dignità corrispondente a quella del knjaz) nella città di Sarai, anch’essa situata sul basso Volga. Dal khan, secondo un sistema costruito con fatica e concordato con l’allora Batu Khan dal sopracitato Alessandro Nevskii nella seconda metà del XIII sec. (ricordato con amarezza dalla Cronache come la soggezione ai Tatari ossia il "giogo" tataro), viene concessa la dignità massima di Gran Principe (in russo Velikii Knjaz) ad uno dei Rjurikidi il quale è così autorizzato a tenere sotto controllo tutti gli altri principi parenti e a raccogliere da questi le tasse di soggezione dovute a Sarai. Questa concessione è nota col nome di jarlyk (yarligh, secondo la traslitterazione del turcologo M. Bernardini) ed è un documento scritto in lingua turco-uigura (usata per gli atti ufficiali alla corte dell’Orda) in cui tutto - nei limiti e nei doveri - è puntigliosamente descritto e si acquisisce tramite doni personalmente portati al khan dal knjaz candidato a quella carica. Chi può essere il Gran Principe? Fra i Rjurikidi sin dalle origini vigeva un sistema di successione chiamato "la scaletta" (in russo lestviza) per cui al Gran Principe morto succedeva il suo fratello più anziano in vita e così via. In mancanza di fratelli, succedeva il figlio più anziano in vita dei fratelli del morto… Era un sistema probabilmente mutuato ai nomadi della steppa asiatica, ai Cazari di religione ebraica, che per governarsi sceglievano una famiglia nobile destinata alla funzione di rappresentare gli uomini di fronte a Dio. Il territorio e le genti affidati erano quindi spartiti fra i membri della famiglia ai quali toccava quindi dirimere liti, organizzare la difesa del territorio e qualsiasi altra necessità collettiva. I figli erano educati all’obbedienza dura e rigida al padre-padrone che aveva diritto di vita e di morte su di loro e durante l’educazione (com’è è sempre ancora oggi) era inculcato un modello sociale di comportamento di fronte ai problemi reali d’ogni giorno. Era una specie di progetto ispirato ed "eterno" (secondo la Torà, ma anche secondo il substrato culturale pagano centro-asiatico) per il conseguimento del benessere di tutti gli uomini, dominanti e dominati. Il progetto sociale infatti veniva discusso e adattato nel corso del tempo in assemblee ristrette, ma a questo punto non contava più il principe individuale come realizzatore del progetto, ma l’intera famiglia. Quando il più anziano moriva, gli succedeva chi già sapeva che cosa doveva fare per continuare a governare senza cambiamenti. Questi lasciava il territorio (ossia l’udel) fino ad allora occupato e prendeva il posto del defunto lasciando tutto quello che aveva avuto finora a chi avrebbe preso il suo posto. In altre parole l’udel libero veniva scambiato col fratello o parente che seguiva per età e così via. Nelle Terre Russe i territori di dominanza erano già stati ritagliati in partenza dal tempo di san Vladimiro (fine del X sec.) e se c’era un parente che non riusciva ad averne un udel tutto per sé, doveva aspettare il suo turno fuori dal giro. Questo tipo di governo per le comunicazioni dell’epoca era il più conveniente per tenere insieme una nazione estesa come la Rus’ di Kiev, ma allo stesso tempo era anche causa di scontri sanguinosi in caso di incomprensioni fra fratelli o di un troppo grande accrescimento del numero dei membri della famiglia "aventi diritto". Dunque con la lestviza si può immaginare quale carosello di personaggi si metteva in moto quando moriva il Gran Principe. Per inciso aggiungiamo che questo sistema, in vigore anche fra i khan kipciaki, fu la causa più importante della caduta dell’Orda d’Oro, ma lo vedremo meglio più avanti… Nella Rus’ di Kiev le liti armate perciò diventarono l’attività esclusiva dei principi e quando Kiev fu mezzo distrutta dai Tatari di Batu Khan nel 1240 la frammentazione del nuovo stato russo in udel separati e ormai semi-indipendenti a causa della decadenza dell’autorità del Gran Principe era pienamente in atto. Giorgio detto Lungamano successore e figlio di Vladimiro Monomaco, l’ultimo più famoso Gran Principe di Kiev, aveva pensato bene già da tempo di "comprare per conto proprio" terreni nel "selvaggio" nordest in modo da evitare le regole della lestviza. Il sistema era piaciuto al figlio Andrea detto Bogoljubskii il quale, stanco delle battaglie per il trono di Kiev, si era trasferito nelle terre acquistate e cioè nella Bassa del Volga. Aveva ristrutturato la città di Vladimir sulla Kljazma (conservando come modello Kiev) e l’aveva eletta a sua sede personale e per i suoi discendenti. Aveva anche tentato di avere una sede metropolitana separata della Chiesa Russa di Kiev per questi nuovi possedimenti, ma non era riuscito. L’esperimento di avere un territorio fisso da lasciare ai propri figli non era però riuscito ed aveva trovato la contrarietà di tutti i parenti che alla fine per mezzo di una congiura, l’o avevano tolto di mezzo. La lestviza doveva aver vigore anche qui, nella Bassa in questa terra di confine ancora tutta da colonizzare! Dopo erano arrivati i Tatari, Kiev era caduta e Vladimir era ora la sede "nominale" del Gran Principe che qui veniva consacrato dal Metropolita chiamato apposta per la cerimonia dalla Kiev in rovina e dove veniva consegnato ufficialmente anche il jarlyk. Fra le città maggiori della Bassa oltre Vladimir c’era Rostov la Grande sul lago Njero, Tver’ subito dopo le sorgenti del Volga, e Rjazan’ ai confini con la steppa e coi Bulgari del Volga. La piccola ed insignificante Mosca invece rimaneva immersa nella foresta detta Mescera (o Mesciòra) e per questa ragione era toccata al più piccolo dei figli di Alessandro Nevskii, Daniele, e non godeva di gran prestigio. Col passare del tempo però era diventata a poco a poco una delle città ricche della Bassa mettendosi subito in lizza con le altre per il jarlyk di Gran Principe. Infatti negli anni che stiamo percorrendo necessità economiche dei Tatari avevano cambiato le condizioni per ottenere il jarlyk ed ora quel principe che pagava di più, lo otteneva senza problemi, e la lestviza in questo caso era ormai messa da parte o usata a seconda delle convenienze. Da dove traiamo tutte queste informazioni? Dalle Cronache notate e tramandate dal "pensatoio" di quei tempi: La Chiesa Russa! In questo pensatoio l’universo abitato era visto come un grande regno divino governato da principi scelti da Dio, secondo disegni divini di solito incomprensibili ma che tendevano ad un ultimo ed unico fine, la ricompattazione dell’umanità peccatrice sotto lo scettro di un unico sovrano cristiano ed universale... affidato all’occhio vigile dei ministri della Chiesa stessa, rappresentante di Dio in Terra! Addirittura, un grande monaco che incontreremo spesso più avanti, san Sergio di Radonezh, si era fatto interprete della missione universale affidata al Cristianesimo e forse per primo vide in Mosca e nella sua dinastia coloro che avrebbero condotto una lotta vincente contro il giogo tataro che durava ormai da oltre cento anni ricostituendo la Rus’ di Kiev, santa e cristiana. Nella realtà però una tale visione del mondo futuro non aiutava, anzi! Riattizzava, ad esempio, le rivalità di Mosca con Tver’, il cui principe quale discendente di un fratello maggiore del capostipite dei rjurikidi della Bassa non aveva mai accettato che il cugino moscovita, "inferiore di rango" perché discendente da un fratello minore, aspirasse al ruolo di Gran Principe. Tver’ vantava una posizione geografica centrale nella regione e manteneva buoni rapporti sia con Novgorod la Grande sia con la Lituania e perciò rendevano i rjurikidi lì governanti molto più degni per un ruolo di leadership. E la lestviza? In realtà ormai da anni ogni principe nel proprio udel si considerava inamovibile, ora che Kiev non contava più e visto come si poteva ottenere il jarlyk, e non accettava facilmente le vecchie regole tentando invece in tutti i modi di affermare l’eredità per primogenitura! Dunque l’esperimento Bogoljubskii era piaciuto… Un problema nuovo era però venuto alla luce durante il tempo di Alessandro Nevskii: I Lituani! C’era sempre stata una commistione fra principi russi e lituani come con quelli di altre stirpi presenti nelle Terre Russe, ma in questo caso l’evoluzione degli eventi aveva portato, già a partire da Polozk, un apporto di sangue lituano ed ora facevano parte della famiglia rjurikide anche principi lituani. Se teniamo presente che in quegli anni il peso politico dei Lituani s’accresceva sempre più da quando uno dei figli di Giuliana di Tver’ (ricordiamola questa donna) e del lituano Olgherd a nome Jogaila era stato scelto a diventare Re di Polonia col nome di Ladislao Jagellone possiamo immaginare quali contrasti si stavano preparando… Ai lituani apparteneva ormai tutta la Terra dei Vjatici e con la conquista di Grandi Anse (Velikie Luki) e la regione di Kiev con gli altopiani di Podolia, Volynia e Moldavia ricevuti in eredità. La Bassa era in sé solo un "piccolo" nordest disprezzata persino perché… terra da colonizzare!! Perché però indicare i principi lituani come degli estranei alla dinastia rjurikide? Perché non considerarli legittimati a partecipare ad un regno russo futuro? E perché Kiev non ha più l’importanza di una volta, dopo la batosta ricevuta da Batu Khan? Queste domande hanno delle risposte solo se esaminiamo l’evoluzione della politica dei rjurikidi di Mosca a partire da Kulikovo Polje… Kulikovo Polje è appunto l’evento dal quale comincia la storia presente. Esso si verifica nel tardo Quattrocento (nell’agosto del 1380 secondo la datazione convenzionale più o meno corretta del calendario gregoriano) ed è la vittoria "russa" a Pian delle Beccacce (in russo appunto Kulikovo Polje) sulle rive del Don. La Battaglia è stata in tutti i modi esaltata ed ha ispirato una letteratura molto toccante alla quale di solito ci si riferisce sotto il titolo di Zadonsc’cina. In essa il protagonista è Demetrio, principe riurikide di Mosca, il quale, dopo aver raccolto intorno a sé insieme con le loro armate quasi tutti i rjurikidi parenti che governavano nei territori circostanti, passa il Don diretto a sud per scontrarsi con i Tatari di Nogai a capo dei quali c’è il khan Mamai. I Tatari attendono i russi nella detta piana vicino all’odierna Tula e la tradizione ci racconta che s’iniziò prima con un duello fra due campioni scelti nelle parti avverse, ma che alla fine, dopo vari scontri sanguinosi, Mamai e i suoi (c’era anche un grosso contingente genovese!) scapparono verso sud battuti e vinti. I russi trionfalmente raccolgono le spoglie lasciate sul campo dal nemico in rotta e ritornano verso il nord cantando vittoria, ma portando con sé il ricordo e i cadaveri dei compagni caduti. Le perdite umane da parte russa infatti furono molte, tanto che per il risarcimento alle vedove e ai genitori orbi di un figlio la cassa di Demetrio si svuotò quasi subito… La vittoria a Kulikovo Polje tuttavia non dovette essere così rilevante. Lo stesso Demetrio l’aveva etichettata spontaneamente, ma con grande prudenza, come una specie di spedizione punitiva eseguita per conto del khan di Sarai contro il sedicente khan ribelle Mamai e, come tradiscono le scritte commemorative sulle monete coniate a ricordo della Battaglia, si esprimono chiare e umili lodi al khan "legittimamente in carica" Toqtamysc’. Insomma una specie di corvée dovuta dai principi della Bassa ed eseguita a puntino. Ciò non toglie che aver capeggiato un’armata e conseguito una vittoria dava adito a molte invidie e timori in quei principi russi contrari alla crescita di Mosca e così da Kulikovo Polje cominciò tutta una serie di manovre politiche contro Demetrio e il suo udel. A questo punto, dai documenti a disposizione e per amor della verità, non si può dire che esistesse un progetto di un nuovo stato russo che inglobasse tutta la Bassa inclusa l’Orda di Sarai e con Mosca da capitale! Se un qualcosa in questo senso sia stato mai teorizzato in piani d’azione concreta, rimase soltanto negli scritti della Chiesa Russa visto che Demetrio fu canonizzato santo e che la Battaglia di Kulikovo Polje è celebrata ogni anno come la vittoria d’una crociata condotta contro l’Islam! In altre parole uno spirito di riscossa "russo-moscovita" in funzione anti-tatara e l’idea della creazione di un eventuale impero erano tutte cose ancora da costruire alla fine del Quattrocento …E poi, ammesso che ci fosse la necessità di ricostituire uno stato russo, perché la Chiesa Russa avrebbe dovuto scegliere Mosca per un progetto imperiale futuro? Qui la storia si complica e dobbiamo portarci al tempo in cui nella Chiesa ci furono dei problemi molto seri. Come noi sappiamo, le Terre Russe erano un’unica grande e ricca Metropolia dipendente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e la sede metropolitana continuava ad aver base a Kiev. C’era stato un primo tentativo di dividere la Metropolia di Kiev, come abbiamo accennato prima, dopo il saccheggio offensivo fatto da Andrea Bogoljubskii nel 1169. Nonostante la distruzione successiva da parte dei Tatari che avevano messo in ginocchio la città nel 1240, il Metropolita manteneva il titolo e l’autorità su tutte le diocesi delle Terre Russe. Logicamente con l’intensificarsi della colonizzazione nelle terre di nordest in area finnica, il prelato viaggiava nella la Bassa senza incontrare grandi problemi con la politica conciliatrice di Alessandro Nevskii nei confronti dei Tatari. In quegli anni la grande tolleranza religiosa dei Tatari permise addirittura di fondare una diocesi (dipendente da Rostov) a Sarai per i russi lì presenti e per i Tatari che si convertivano! In altre parole la crescita delle città della Bassa, rispetto a Kiev, fece sì che il massimo prelato cominciasse a trovarsi sempre più frequentemente a Vladimir! Gli anni poi erano passati ed era aumentata la pressione del Papa di Roma sia attraverso i regni cattolici di Ungheria e Polonia sia con le azioni militaresche dei Cavalieri Teutonici dalle basi del Baltico affinché anche gli ortodossi passassero nella giurisdizione romana. Finalmente, dopo varie vicende, entra in scena sul soglio metropolitano la grande figura di Alessio I, prelato legatissimo alla famiglia di Demetrio e moscovita egli stesso, che dà una svolta alla politica della Chiesa nel nordest. Era stato lui l’uomo guida a corte in tutti quegli anni sin da quando Demetrio era succeduto a suo padre all’età di soli 10 anni. Aveva incoraggiato e benedetto in tutti i modi la grande amicizia fra Demetrio di Mosca e il cugino orfano Vladimiro di Serpuhov (altro personaggio chiave della nostra storia) e quando sentì che ormai la sua vita era alla fine decise di cercare un degno successore di sicura fede moscovita. La sua indagine cominciò presso il grande monaco, san Sergio di Radonezh, addirittura proponendo che fosse proprio costui a prendere il suo posto. Ne sarebbe stato contentissimo e avrebbe proposto con calore al Sinodo e poi al Patriarca costantinopolitano la degnissima candidatura. San Sergio però è da anni, con tutto l’appoggio possibile di Alessio e di Demetrio, che si occupa della missione di evangelizzare le parti più abbandonate della Terra Russa. Non solo! Proprio adesso gli preme rafforzare la fede cristiana specialmente nel nord minacciata dai "latini" (leggi: Cavalieri Teutonici e Cavalieri Portaspada) in quei momenti in cui lo stesso Patriarcato Costantinopolitano è minato dall’apostasia "latina" dell’Imperatore Giovanni V. Dunque rifiuta, apportando le sacrosante ragioni di voler restare semplicemente un uomo di fede e di non intendersene di conti e di amministrazioni economiche, cose che ha sempre odiato e respinto. Che Alessio cerchi altrove! In verità Alessio stesso era in certo qual modo provvisorio nel suo ufficio in quanto nel passato era accaduto proprio quello che nessuno aveva mai desiderato: A causa di vari eventi che ora non staremo a raccontare il Patriarca aveva consacrato ben due metropoliti per le Terre Russe, uno per la Lituania e un altro per la Rus’ del Volga! In seguito a rimostranze e richieste di spiegazioni si decise con giudizio salomonico di lasciare Alessio, il più anziano, a reggere la Metropolia nominalmente ancora chiamata di Kiev e l’altro, un bulgaro a nome Cipriano, messo in attesa del suo turno (purché fosse rimasto in vita abbastanza) per il posto che ora stava per diventare vacante. La questione era di per sé ingarbugliata, ma diventò ancor più incomprensibile per le autorità patriarcali di Costantinopoli che avevano conservato nei loro archivi come definitive le decisioni dette sopra, quando le missioni giunte da Mosca con la richiesta d’imporre le mani (era questo l’atto di consacrazione ufficiale su un nuovo Metropolita) erano… ancora altri due! Che cosa era successo? Vediamo un po’. Demetrio aveva una specie di precettore-confessore-confidente, il prete Mitiai, che, quando l’aveva incontrato per la prima volta, gli era subito piaciuto sia per il bell’aspetto sia per il modo di parlare sia perché sapeva scrivere bene. D’allora in poi lo aveva sempre voluto al suo fianco (lo aveva persino nominato suo guardasigilli!) e Mitiai aveva così accumulato molte ambizioni. Quando seppe delle intenzioni di Alessio, costui decise di sfruttare la sua posizione vicinissima al principe, ma non essendo monaco non poteva aspirare automaticamente alla dignità di Metropolita tanto che, quando Demetrio gli propose di prendere il posto del defunto Alessio, spiegò la propria situazione dicendo appunto di non avere la qualifica adatta. L’occasione propizia però si presentò quando l’archimandrita della Cattedrale del Salvatore a causa dell’età avanzata decise di ritirarsi e poco dopo morì. Il furbo prete, Demetrio connivente, costrinse il successore a fargli prendere immediatamente l’abito monacale e a nominarlo archimandrita al posto del defunto. Si disse allora che era stato toccato da un vero miracolo, stigmatizzando il suo comportamento di "arrampicatore": La mattina era ancora un prete semplice e a mezzogiorno era già monaco e archimandrita! Gran parte di questi eventi avvennero già sotto gli occhi di Alessio, ma questi sopportava per non mettersi in netto contrasto con Demetrio e non avendo altra persona giusta da contrapporre. Tuttavia, quando Demetrio insistette ancora una volta per Mitiai, Alessio rifiutò perché non ritenendolo una persona d’esperienza avrebbe fatto solo confusione. Concesse soltanto che potesse essere proposto purché il Sinodo, la Vergine e il Patriarca poi lo consacrassero! Poi Alessio viene a morte! Mitiai requisisce i paramenti da Arcivescovo e si insedia arbitrariamente nella sede in attesa di poter essere riconosciuto dal Sinodo e di recarsi a Costantinopoli per la consacrazione definitiva. Il Patriarca, venuto a sapere dei desideri di Demetrio e della posizione quasi consenziente di Alessio, invia una lettera al sedicente nuovo Metropolita nella quale si riconosce la sua posizione e quindi lo si invita a recarsi al più presto con i dovuti documenti comprovanti la sua elezione da parte del Sinodo nella capitale sul Bosforo per la benedizione. Il vescovo Dionisio di Suzdal’, a Mosca dopo la morte di Alessio, non aveva però accettato (non era da solo ed aveva persino l’approvazione di san Sergio di Radonezh su questo punto!) questo atto di superbia ed aveva accuratamente evitato di omaggiare Mitiai e ciò aveva indispettito quest’ultimo. Dionisio però non si era lasciato intimidire nemmeno dall’ira di Demetrio e si era messo in contatto con Cipriano conoscendo bene i precedenti. Cipriano capì che poteva così finalmente riprendere le sue piene funzioni e con un gran seguito si mise in viaggio verso Mosca. Demetrio però non aveva dimenticato il trattamento inflitto dal principe lituano Olgherd al "suo" Alessio anni prima e, non appena il prelato mise piede nel territorio moscovita, lo fece arrestare e il giorno dopo lo rimandò là da dove era venuto. Il prelato oltremodo adirato mentre si allontanava riuscì a far recapitare una lettera a san Sergio a Radonezh con le sue lamentele e dove annunciava che sarebbe andato immediatamente a Costantinopoli a reclamare. Intanto anche sul Bosforo il Patriarca era cambiato e Mitiai temendo di non essere più riconfermato sul suo seggio a causa di Cipriano, pensò di evitare l’imposizione delle mani (ossia la cerimonia della conferma) questa volta e di ricorrere alla sola acclamazione del Sinodo locale presieduto da Demetrio. A questa frettolosa procedura si oppose naturalmente Dionisio di Suzdal’. Demetrio cercò di evitare che quest’ultimo si recasse a perorare contro Mitiai sul Bosforo e fece in modo di trattenerlo. Di nascosto però Dionisio e i suoi riuscirono a mettersi in viaggio via fiume Volga per Costantinopoli. Anche Mitiai e i suoi fedeli si erano messi in cammino per la stessa meta, sebbene via terra. Quest’ultimo gruppo era stato fermato dai Tatari che avevano chiesto i motivi di tale viaggio. Dopo varie discussioni e spiegazioni Mitiai riesce ad ottenere da Sarai persino il famoso jarlyk (ossia quella specie di riconoscimento scritto dal punto di vista di esenzione fiscale sui beni della Chiesa, in special modo) per sé quale futuro Metropolita e riprende il cammino. Purtroppo la sorte è contro di lui (oppure qualcuno dette una mano alla sorte col veleno) e prima di arrivare alla sede patriarcale si ammala e muore. Al suo posto la missione, imbarazzata di arrivare a Costantinopoli senza un candidato proponibile e per paura dalle reazioni eventuali di Demetrio in caso di ritorno senza successo, trova fra i propri membri un certo Pimen’ e lo presenta al Patriarca quale candidato di Mosca, mentre Mitiai con una solenne cerimonia è sepolto in un convento a Galata. Sembra che attraverso elargizioni (ottenute su un grosso credito concesso dai genovesi di Costantinopoli) Pimen’ riuscisse a farsi consacrare (anche lui!) Metropolita. Alla fine Cipriano restava Metropolita della Lituania e della Piccola Russia (come si chiamava allora l’Ucraina) e Pimen’ diventava Metropolita di Kiev e della Grande Russia ossia di Mosca e dintorni, compresa al giurisdizione su Novgorod la Grande. Era il luglio del 1380! Le due missioni non possono ripartire a causa dei preparativi militari in corso per la guerra contro Mamai presto conclusasi nella Battaglia di Kulikovo Polje e sono costrette a restare per un po’ a Costantinopoli. Non entreremo qui nei dettagli e diremo per il momento che quando Pimen’ ritornò a Mosca con la sua nomina, Demetrio aveva ancora una volta cambiato opinione sulla faccenda e, fattolo imprigionare e destituire della sua carica dal Sinodo locale, con grandi promesse invitò invece Cipriano a venire da lui. Probabilmente Kulikovo Polje e l’uccisione a Caffa da parte dei Genovesi del fuggitivo khan vinto Mamai avevano imbaldanzito Mosca e cambiato le premesse politiche precedenti. Soprattutto l’alleanza di Jogaila con Mamai contro Mosca e la defezione del Lituano dal patto stretto precedentemente con Demetrio, lasciava capire a quest’ultimo l’importanza di avere adesso Cipriano dalla sua parte invece che lasciarlo nelle mani di Jogaila, ormai padrone di Kiev. D’altronde la frenetica attività moscovita aveva messo in allarme anche il giovane e sospettoso khan Tokhtamysc’ di Sarai. Così questi temendo un ulteriore rafforzamento di Mosca nella Bassa qualche anno dopo decise di dare a una lezione definitiva che confermasse la soggezione di Demetrio a Sarai e assediò la città, la dette alle fiamme e la saccheggiò pesantemente. La città si difese come poté, visto che il suo principe era fuggito presso Vladimiro di Serpuhov e visto che anche Cipriano – uomo però assolutamente dedito allo studio e non alla guerra – fece la figura del pusillanime rifugiandosi nella lontana Novgorod la Grande quando gli annunciarono l’arrivo dei Tatari. Alla fine la città nulla poté sotto l’attacco nemico e ne uscì abbastanza malconcia. Anzi! Michele di Tver’ vedendo la disastrata posizione dell’udel dell’odiato Demetrio si affrettò ad offrire parole di pace (e ricchi doni) a Sarai pur di ottenere il jarlyk di Gran Principe di Vladimir. Invitò naturalmente Cipriano a venire a Tver’ perché era questa la città che avrebbe ora preso il primo posto nella Bassa del Volga! La presenza del Metropolita a Tver’ destò una grande preoccupazione in Demetrio anche perché il Patriarca in persona, Nilo, avendo saputo che Pimen’ era stato rinchiuso a forza in un convento era intervenuto affinché il monaco ritornasse alla sua dignità, sebbene poi questa mossa non contasse politicamente granché. Cipriano, di certo venuto a sapere anche di questo, si ritrovava in una situazione imbarazzante. Il suo titolo lo autorizzava a consolidare la posizione di Tver’ e la Rus’ del Volga nell’orbita lituana che aveva migliori relazioni con Sarai e stava già per rivolgersi a Vytàutas per averne tutto l’appoggio politico, quando Demetrio corse ai ripari. Mandò a chiamare Cipriano per mezzo del suo stretto e potente parente, il bojaro Veljaminov! Anche questa volta però era una trappola! L’intenzione non era quella di tenersi Cipriano che appariva troppo difficile da maneggiare data la sua connivenza con i lituani, ma di costringerlo a ritornare a Kiev per lasciare la politica della Bassa nelle sue sole mani! Così per la seconda volta Cipriano fu rimandato a Kiev e Pimen’ fu rimesso al posto di Metropolita a Mosca. Nel 1389 Demetrio scompare. Pimen’ è ora in lite con Cipriano e va a Costantinopoli, ma anche per lui la sorte gli è contro perché muore proprio in quel viaggio! A Demetrio nel frattempo è succeduto suo figlio Basilio. Il ragazzo rimasto a lungo a Sarai in ostaggio presso Toqtamysc’ e, quando attraverso i buoni uffici di Vytàutas era stato finalmente liberato, aveva soggiornato presso il signore lituano dove era diventato il promesso sposo della figlia e perciò in certo qual modo il suo futuro pupillo! Basilio logicamente a questo punto accoglie Cipriano (favorevolissimo a questo matrimonio) a braccia aperte. Pimen’ ormai è morto, Cipriano è libero da ogni concorrente e, quando qualche anno dopo muore anche san Sergio di Radonezh, la vecchia partita è definitivamente chiusa con una Chiesa Russa ritornata una! I domini di Demetrio erano stati divisi fra i figli: A Basilio, il maggiore, andava Mosca e le sue dipendenze, a Giorgio, Zvenigorod e Galic’, ad Andrea Mozhaisk e la lontana (ma economicamente e strategicamente importante) Lagobianco e infine a Pietro, Dimitrov. Se localizziamo questi nomi sulla carta geografica vedremo che essi si trovano tutti, più o meno, lungo le rive del Volga e dei maggiori affluenti nel suo corso superiore e tutti confinano con la regione di Mosca. Sembra poi che al primogenito siano passati in eredità alcuni progetti politici da perfezionare… Quali? Dopo la spedizione di Toqtamysc’ del 1382 su Mosca per ribadire l’autorità di Sarai alla quale abbiamo accennato sopra, vendicarsi sembrava dover diventare il primo obbligo istituzionale di Basilio né nel testo del testamento spirituale di Demetrio tramandato dalle Cronache sono chiaramente menzionati consigli o suggerimenti per liberarsi della soggezione dai Tatari se non la semplice chiosa "… se Dio farà cambiare l’Orda, i miei figli non cercheranno vie di scampo in essa…". Anzi! Per il fatto di poter diventare genero di Vytàutas la cui stella era in fase ascendente rispetto a Jogaila nelle Terre Russe già così il rango della dinastia moscovita raggiungeva un livello molto alto, benché in tal caso diventava più probabile che qualsiasi politica nella Bassa sarebbe passata nelle mani del suocero. Tutt’al più a Basilio sarebbe toccato il ruolo di guardiano dell’ordine, di mantenere lo status quo instaurato dalla Lituania che aspirava anch’essa ad incorporare il bacino del Volga nella Rus’ di Kiev in ripresa. Per tutte queste ragioni se Mosca in realtà avesse avuto in serbo qualche velleità di affermarsi quale "erede" della Rus’ di Kiev come si crede di leggere nel testamento spirituale di Demetrio, certamente non toccò a Basilio. Non esiste dunque una scelta preferenziale da parte della Chiesa Russa del sovrano moscovita come Riunificatore delle Terre Russe rispetto al sovrano lituano! Saranno in realtà le circostanze a deciderlo e a dare una mano al Metropolita per far sì che veda negli epigoni della dinastia moscovita i veri Riunificatori delle Terre Russe in nome di Cristo! Se poi notiamo la nuova figura di sovrano che si va formando in questi anni... In poche parole, se in precedenza abbiamo parlato del sistema di governare le Terre Russe come un affare "privato" della famiglia dei Rjurikidi attraverso la famigerata lestviza, ora il nuovo modello è quello occidentale del monarca assoluto "benedetto da Dio" e non più dell’autorità dovuta all’anzianità o per il fatto di ricevere il jarlyk di Gran Principe dai Tatari. E non solo! Morto un sovrano, il successore è il primo dei figli ancora in vita! Una vera rivoluzione delle vecchie regole! In più, capitale istituzionale della Bassa rimaneva Vladimir sulla Kljazma dove Alessandro Nevskii si era fatto proclamare Gran Principe nella Cattedrale dell’Assunzione tantissimi anni prima. E’ vero che, benché questa città continuasse ad esser considerata la sede naturale del principe anziano, da tempo ormai, non appena ottenuto il jarlyk da Sarai di Gran Principe, era obbligo di questi di venire qui a farsi incoronare dal Metropolita, ma poi poteva decidere di continuare a risiedere nella città di provenienza ed occuparsi dei propri affari. Vladimir dunque aveva destituito, senza una ragione giuridica vera il ruolo di Kiev… Se si riconosceva questa situazione, allora un primo passo per assurgere al rango di città importante nella Bassa era svuotare l’importanza di Vladimir e Demetrio lo aveva già fatto quando aveva accolto presso di lui a Mosca il Metropolita garantendogli protezione. Contro chi? Non si riesce a capire bene… Poi con la confusione creatasi intorno a questa carica ecclesiastica e col fatto che anche il Metropolita aveva bisogno di un jarlyk dai Tatari abbiamo visto poi come la faccenda era andata a finire. A Vladimir comunque continuava a risiedere il Gran Baskak (esattore capo delle imposte tataro) che faceva da occhi e orecchie per il khan di Sarai e la presenza di quest’altro personaggio andava tenuta sempre in dovuto conto. Dal punto di vista religioso alla Chiesa Russa è dato il ruolo di interpretare i disegni divini ai quali è affidata tutta l’umanità e le azioni politiche di coloro che Dio ha scelto quali suoi strumenti per governare "santamente" gli uomini. Ora che si profilavano più centri di potere nelle Terre Russe (Lituania, Mosca, Tver e Novgorod) come fare a collaborare e a guidare un principe "santo", se non si sa qual è quello giusto? Certo! Una soluzione potrebbe essere un prelato eternamente itinerante "alla ricerca dell’eletto da ungere", ma, se così fosse stato, come intervenire adeguatamente e tempestivamente sul Gran Principe (chiunque esso fosse) quando ce n’era bisogno? Al contrario che in Occidente la situazione di frammentarietà degli stati russi, la limitatissima osmosi fra città pensante e sudditi operanti, la quasi inesistente stratificazione in classi della società medievale russa (l’eventuale e funesta presenza di due Metropoliti era ora risolta con Cipriano) avrebbe potuto portare solo sconquasso nel monopolio del pensiero ecclesiastico. Dunque andava rimesso tutto di nuovo nei canali della dottrina ufficiale aborrendo addirittura qualsiasi pensiero laico e laicista. Il sovrano doveva proteggere sì la Chiesa, ma anche sottostare alle indicazioni che Dio dava attraverso di essa! Soltanto così la Chiesa Russa, unica organizzazione "pensante" delle Terre Russe, concepisce un futuro stato russo riunito sotto l’egida di Cristo ed elabora la teoria della santità della Rus’, purché unita: E’ la teoria storico-religiosa della missione del Sobiratel’stvo Rusi… Anche dall’Occidente dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204 da parte dei Crociati d’altronde viene una spinta simile a riunire tutti i popoli cristiani, ma… sotto l’unica autorità papale che sta avendo tanto successo in Europa! Le relazioni fra le due Chiese che si condannano vicendevolmente come scismatiche sono ancora buone. E allora, c’è la possibilità di riunire latini e ortodossi? Cipriano lavorerà anche per questo, alleandosi e appoggiando le mosse politiche ora di Jogaila, sicuramente cattolico romano, e ora di Vytàutas, sebbene quest’ultimo passi con disinvoltura da un battesimo all’altro o litighi aspramente col cugino, stando a Mosca. La Chiesa Russa però dipende comunque da Costantinopoli (ridiventata ortodossa nel 1261 con Michele VII Paleologo, ma rimasta amica dei Latini), ma il Patriarca sembra non aver più l’autorità di prima per intervenire e appoggiarlo ora che ci sono contrasti fra Patriarcato e Impero. Qui sul Bosforo infatti Giovanni V Paleologo (fautore di Cipriano che allora era ancora monaco a Monte Athos) addirittura è passato alla fede latina e il Patriarca in carica ha già dichiarato che non a niente a che vedere con questa operazione considerata una questione strettamente personale dell’Imperatore! Se occorre scegliere autonomamente la protezione di uno dei signori della Bassa, sarà quella del più promettente, ma ora come ora se Cipriano dovesse scegliere con quale principe stare nel mondo ortodosso della Bassa, dovrebbe anche accollarsi la responsabilità della confusione. Basilio potrebbe essere il candidato buono in questo caso particolare: Vytàutas è anziano, non ha altri figli oltre Sofia e quindi Basilio, come marito di Sofia, potrebbe benissimo essere il suo successore e Cipriano potrebbe giocare su entrambi i tavoli, russo e lituano, per riunificare le Terre Russe! In quel XIV secolo poi, sempre a causa delle beghe della Chiesa Russa, s’aggiunge alle altre questioni la minacciata autocefalia da parte dell’Arcivescovado novgorodese quando la repubblica del nord paventa degli attentati alla "sua" indipendenza! E’ una questione importantissima giacché il controllo di Novgorod si può attuare (a costi minori) proprio attraverso le buone manovre del Metropolita che solo ha la facoltà di opporsi al potente Arcivescovo novgorodese, diventato l’unica autorità massima della città! Qui si capisce anche la parte che Vladimiro di Serpuhov può avere in questa questione. La sua soggezione a Basilio è totale, sebbene si senta anche il suo padrino visto che gli era stato affidato alla morte di Demetrio e poi perché era molto più vecchio ed aveva tantissima esperienza. In questa veste, controllando col suo udel gran parte del fiume che Novgorod la Grande usa per entrare nel Volga da destra, costituisce una leva importante per ricattare la ricca città del nord dalla quale dipende tutta l’economia della Bassa! Dunque, per quanto riguarda Novgorod (attenzione a non confonderla con Novgorod-di-sotto), ufficialmente non dipende da Sarai non avendo bisogno di jarlyk per esistere, ma senza un’agricoltura sviluppata deve importare cereali dalla Bassa e così per il quieto vivere già al tempo di Alessandro Nevskii si era piegata a pagare una tassa "tatara" molto consistente al Gran Principe di Vladimir e ad accettare come capo militare della propria difesa un principe rjurikide. La tassa non era pagata regolarmente e talvolta non era arrivata neppure nelle tasche del khan in carica e perciò faceva gola a chiunque fosse in grado di appropriarsene. Proprio sulla raccolta di questa tassa Giovanni (detto a ragione il Borsello ossia col linguaggio della gente semplice, Ivàn Kalità), un famoso avo di Basilio, aveva arricchito l’udel moscovita inaugurando la scalata economico-territoriale-politica di Mosca e Demetrio, con l’aiuto di Vladimiro di Serpuhov, l’aveva continuata. Da quel che abbiamo detto sopra, si può capire benissimo come la Chiesa Russa in quegli anni restasse l’unica istituzione che facesse una politica unitaria in Terra Russa. A questo punto la storia dei Rjurikidi esiste per davvero, ma può essere raccontata solo all’ombra della "loro" Chiesa e noi siamo dell’avviso (e non siamo soli) che l’eredità bizantina dell’Impero Moscovita era da questo punto di vista un’eredità legittima che non poteva che sfociare nell’atteggiamento estremo verso il resto del mondo che ebbe e consolidò la figura di Giovanni IV detto il Terribile. Questo è il vero ed ultimo Romano Imperatore, nipote diretto di Basilio di cui stiamo parlando in queste righe… A proposito poi dell’epiteto (ci perdonerete la digressione), terribile, siamo d’accordo con lo storico K. Valiscevskii (1912) che avvisa il suo lettore a non intendere questo aggettivo nel significato che effettivamente ha in russo (anche oggi!) di terribile o spaventoso, ma con il senso che aveva nel XV sec. e cioè "che deve essere temuto e stimato", "che impone rispetto (grozà)" come un qualsiasi imperatore romano di stampo antico… Aldo Marturano
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Ultimo aggiornamento: 24-09-09