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LA VITA RELIGIOSA NEI SECOLI XII E XIII
IL PONTIFICATO D'INNOCENZO III
S. FRANCESCO E S. DOMENICO
sommario del capitolo
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Il risveglio della vita religiosa nei secoli XII e XIII
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Lo_splendore_del_Pontificato_romano_e_la_ricchezza_della_Chiesa
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Il_risveglio_della_scienza_ecclesiastica__
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Il_rinnovamento_dellarte_religiosa_
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Il pontificato d'Innocenzo III (1198-1216) e l'apogeo della potenza politica del
Papato
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Il_pontefice_Innocenzo_III_(1198-1216)e_la_supremazia_politica_del_Papato_
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Innocenzo_III_e_il_controllo_sullImpero
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Lazione_politica_di_Innocenzo_III_in_Italia_e_in_Europa_
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La_contesa_tra_Innocenzo_III_e_Ottone_IV._Federico_II_imperatore_
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Dottrine e moti ereticali
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Origine_e_significato_delle_eresie_medioevali
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Le_principali_eresie
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Dottrine_comuni_a_tutti_i_moti_ereticali_del_medio_evo
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Innocenzo III e la lotta contro
l'eresia: il Tribunale dell'Inquisizione; il controllo del pensiero e le
Università
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a)_La_repressione_
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b)_La_Crociata_contro_gli_Albigesi_
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c)_LInquisizione_
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d)_Le_Università_e_il_controllo_del_pensiero_
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Gli Ordini mendicanti: S. Domenico e S. Francesco.
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Gli_Ordini_mendicanti
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I_Domenicani
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I_Francescani
Il Concordato di Worms (1122), che chiude la lunga lotta per le
investiture, segna l'inizio di un periodo di grande splendore per il Papato e
per la Chiesa. Dopo aver annientato l'ingerenza imperiale nell'elezione del
papa, dopo aver diminuito l'influenza dei laici sulla nomina dei vescovi,
il papato aveva riconquistato autonomia e libertà d'azione.
Gregorio VII aveva aperto la strada ai pontefici che lo
seguirono e accrebbero la forza della chiesa nei confronti dell'impero. La
recente lotta contro Federico I di Svevia si era conclusa con la piena vittoria
del papato: nel convegno di Venezia la figura di papa Alessandro III aveva
giganteggiato di fronte al re di Sicilia, al doge di Venezia, all'imperatore e
ai rappresentanti dei comuni.
La Chiesa romana si era assicurata immense ricchezze, la corte
romana era la più fastosa del mondo, offerte e tributi confluivano a Roma da
ogni parte del mondo cristiano alimentando lusso e magnificenza.
Gli arcivescovi e i prelati maggiori spesso tenevano corti
principesche; d'altra parte erano quasi tutti cadetti di famiglie nobili e
replicavano i costumi delle corti dei genitori.
Anche i monasteri, proprietari di latifondi sterminati,
erano ricchissimi. Gli abati erano uomini potenti, preti e monaci spesso amavano
poco la povertà. La lotta per le investiture aveva ridato prestigio alla
chiesa, ne aveva anche elevato il livello morale e culturale, ma non aveva
diminuito l'amore dell'alto clero per il lusso.
b) Il risveglio della scienza ecclesiastica
Fin dai tempi della rinascita monastica del secolo XI nelle
maggiori abbazie benedettine si erano ridestati gli studi teologici e
filosofici. Parigi divenne il centro di studi più fiorente, a Parigi sorse più
tardi la prima università teologica del mondo. Grazie alle Crociate giunsero in
occidente le opere di Aristotele, che influenzarono profondamente i pensatori
medievali. La teologia fino ad allora si era basata solo sulle sacre scritture e
sui padri della chiesa; in seguito, assumendo il metodo dialettico aristotelico,
la teologia rinforzò il dogma con la razionalità. Nella prima metà del secolo
XII nasceva la Scolastica, una nuova elaborazione filosofico-teologica dei
dogmi, che ebbe il suo centro più attivo nell'università di Parigi e giunse al
massimo splendore nel secolo XIII. Fra i più profondi pensatori di questo
periodo ricorderemo: Anselmo d'Aosta (1033-1109), vescovo di Canterbury; Pietro Abelardo (1079-1142, professore a Parigi, carattere ardente
(è noto il suo infelice amore con Eloisa), ingegno profondo, incline al
razionalismo: egli cadde, colpito dalle scomuniche della Chiesa.
Pietro Lombardo, un dotto monaco di Novara, morto
arcivescovo di Parigi (1164), ricondusse gli studi alla più perfetta ortodossia,
i suoi libri divennero manuali di teologia delle scuole medievali. Su quei
manuali si formarono i massimi maestri della scolastica: l'inglese Alessandro Alense (morto
nel 1245), il
tedesco Alberto Magno (1193-1280) e due italiani, il francescano
San Bonaventura da Bagnorea (1221-1274) e il domenicano San Tommaso d'Aquino
(1225-1274), la cui Summa Theologica é il più grandioso monumento del pensiero
cattolico medioevale.
Accanto alla teologia, la Chiesa promosse lo studio del diritto
canonico. Erano i giorni in cui a Bologna risorgeva, con lo studio del Corpus
Juris, l'antico diritto romano; occorreva che la Chiesa affermasse essa pure il
suo diritto, formatosi nei secoli attraverso le concessioni imperiali e le
decisioni dei papi e dei concili, diritto che era tanto più opportuno mettere in
luce, quanto più frequenti erano i tentativi fatti dall'autorità laica per
limitare la libertà della Chiesa. Già al tempo della lotta delle investiture,
sulla scorta dello Pseudo Isidoro, si erano composte le prime raccolte di decreti
e di canoni, destinate a dimostrare la continuità della tradizione giuridica
della Chiesa.
Nella prima metà del secolo XII, un monaco benedettino del
monastero di S. Felice in Bologna, Graziano, imbevuto degli studi giuridici
fiorenti in quella città, pose le basi del diritto canonico, pubblicando (forse
intorno al 1140) la Concordantia discordantium canonum, raccolta di tutte le
fonti del diritto canonico, la quale col nome di Decretum Gratiani, si diffuse
nelle alte scuole ecclesiastiche e fu il vero "Corpus Juris" della Chiesa.
Come la grande opera giustinianea, anche il Decreto di Graziano ricevette
aggiunte, appendici, rielaborazioni contenenti i decreti, emessi via via dai
papi nei secoli posteriori, finché nel secolo XV la raccolta si considerò
chiusa. Allora il complesso delle leggi della Chiesa, a somiglianza dell'opera
giustinianea, prese il nome definitivo di Corpus Juris Canonici.
c) Il rinnovamento dell'arte religiosa
Simbolo del risveglio
religioso dei secoli XII e XIII sono le grandiose cattedrali, edificate nelle maggiori città d'Europa. Già nel secolo XI una
nuova e più solenne architettura, detta romanica, perché fondata sui ricordi
dell'arte romana, era sbocciata in Italia, in Francia, in Germania, e aveva
costruito chiese grandiose, nelle quali il ritmo degli archi a pieno sesto,
l'ampiezza delle volte, la ricchezza dei portali, il lusso delle decorazioni
scultorie, davano l'impressione di un potente risveglio artistico e spirituale e
di una nuova ricchezza materiale.
L'architettura romanica, giunta alla piena maturità sul finire del
secolo XI, produsse i suoi più splendidi capolavori nel secolo XII, specialmente in Italia , dove sorsero le cattedrali di Parma, di
Modena, di Cremona, le basiliche di S. Ambrogio a Milano, di San Nicola di Bari
e le numerose chiese di Puglia.
Sulle tradizioni dell'architettura romanica si innestò la nuova
architettura gotica, che coi pilastri altissimi e snelli, l'arco acuto, le volte
a crociera, i grandi finestroni, le torri, le guglie, i contrafforti, prese un
suo aspetto così originale, da divenire l'unica architettura veramente nuova
che sia stata ideata dopo il periodo dell'architettura greco-romana. Nato nel
cuore della Francia, il gotico si diffuse per tutta l'Europa, specialmente dai
monaci cistercensi, e raggiunse tra il XIII e il XIV secolo una perfezione
meravigliosa. In Inghilterra l'abbazia di Westminster, in Germania il duomo di
Colonia, in Francia le cattedrali di Parigi, di Reims, di Chartres, di
Strasburgo, nella Spagna il duomo di Toledo, in Italia le cattedrali di Siena,
di Orvieto, di Firenze, e specialmente il duomo di Milano, sono tutti edifici
che sbalordiscono per l'audacia della tecnica costruttiva, per la
imponenza delle masse, per la ricchezza dei marmi.
La rude scultura romanica, accostandosi al gotico, si
raffina, finché in Italia trova il suo grande innovatore in Nicolò Pisano. E la
pittura, sciogliendosi dagl'impacci dell'imitazione bizantina, inizia con Cimabue, con Duccio, con Giotto, un rinnovamento totale.
a) Il pontefice Innocenzo III (1198-1216) e la supremazia
politica del Papato
Il papa Innocenzo III rappresenta meglio di ogni altro lo splendore del Papato e della
Chiesa tra il secolo XII e il XIII. Discendente dalla
nobile famiglia dei conti di Segni, intelligente, esperto di teologia e diritto egli
saliva al pontificato a soli 37 anni, nel pieno vigore della mente e della volontà,
ricco poi di esperienza, acquistata attraverso molti affari ecclesiastici. Il suo pensiero politico-religioso discendeva in linea
diretta da quello di Gregorio VII e di Alessandro III, ed era pronto a
proclamare la superiorità del potere spirituale su tutte le potenze
della terra.
Con Innocenzo III si ha l'ultimo e più grandioso tentativo di
trasformare l'Europa cattolica in una specie di monarchia teocratica.
Questi, come rappresentante di Dio sulla terra, avrebbe potuto eleggere o deporre
imperatori e principi, disporre dei troni e delle corone, comandare ai popoli.
Tali idee, che si riannodano a quelle dello Pseudo Isidoro, trovano in
questi tempi un ulteriore chiarimento nella famosa teoria del sole e della luna, che
diviene il punto centrale delle future controversie politico-religiose del medioevo. I trattatisti papali descrivono il pontefice come il sole raggiante, che
tutto illumina e riscalda; di fronte ad esso, l'imperatore viene rappresentato
come una modesta luna, che dal sole, cioé dal papa, riceve luce e calore, cioé
autorità e forza. La supremazia politica del Papato ha così la sua formula
definitiva.
b) Innocenzo III e il controllo sull'Impero
Innocenzo III
nella sua opera politica non trovò dapprima gravi ostacoli, perché nel 1197,
proprio l'anno precedente la sua elevazione al trono pontificio, era morto in
Sicilia l'imperatore Enrico VI, lasciando il figlioletto Federico sotto la
tutela della madre Costanza, donna mite, che nessuna influenza poté esercitare
in Germania in favore del bambino. L'Impero era dunque vacante. Ma il papa si
vide ancor più favorito dalla sorte quando, un anno dopo (1198), l'imperatrice
Costanza moriva, affidando alla tutela del pontefice il piccolo Federico: il più diretto rampollo della dinastia del Barbarossa, crebbe così sotto la vigilanza della Chiesa romana; il Papato
divenne il pedagogo dell'Impero.
Era il momento di decidere la faccenda
dell'unione delle due corone di Sicilia e Germania, che presentava un grande
pericolo per l'indipendenza del Papato, e sventare così il piano di
assoggettamento della Chiesa e dell'Italia, tentato dal Barbarossa con il
matrimonio di Enrico VI e di Costanza. Federico era ancora un fanciullo; perciò
non sarebbe stato difficile allontanare dal suo capo la corona imperiale, mentre il papa gli avrebbe conservato quella di
Sicilia e di Puglia.
Proprio allora in Germania il partito ghibellino aveva
abbandonato l'idea di riconoscere imperatore il pupillo del papa, e aveva eletto
Filippo di Svevia, fratello di Enrico VI; contro di esso il partito guelfo
nominò invece Ottone IV di Brunswick, figlio di Enrico il Leone, riaccendendo la
lotta tradizionale. Innocenzo III, dopo aver atteso per qualche tempo l'esito
della guerra civile, appoggiò Ottone IV, e nella solenne Capitolazione di Neuss
(8 giugno 1201) si fece da lui giurare il riconoscimento della sovranità papale
sullo Stato Pontificio, compresi l'Esarcato, la Pentapoli, la Marca d'Ancona,
Spoleto e i beni già appartenuti alla contessa Matilde.
Il papa ottenne inoltre
da Ottone la rinuncia a tutti i diritti, che per il Concordato di Worms
l'imperatore aveva sulla nomina dei vescovi, e il riconoscimento dei diritti di
sovranità feudale, esercitati dal papa sul Regno di Sicilia. L'enormità delle
concessioni inasprì la resistenza del partito ghibellino; ma quando Filippo di
Svevia venne assassinato (1208), la candidatura di Ottone IV, per l'energica
insistenza di Innocenzo III, non trovò più opposizioni. Egli fu incoronato
imperatore in Roma nel 1209.
c) L'azione politica di Innocenzo III in Italia e in Europa
Innocenzo III ebbe un costante controllo delle cose d'Italia. Egli assoggettò
definitivamente all'autorità pontificia il Comune di Roma, sottraendo al popolo
l'elezione dei più importanti magistrati; dai feudatari dello Stato Pontificio
pretese espliciti giuramenti di vassallaggio e di fedeltà; profittando poi della
debolezza dell'Impero, sottrasse ai grandi feudatari tedeschi, posti da Enrico
VI in Toscana e nell'Esarcato, i feudatari minori, che rese in buona parte
vassalli della Chiesa, mentre i liberi Comuni si dichiaravano solidali col papa.
Così Innocenzo III riuscì a restaurare lo Stato della Chiesa nella sua
integrità.
Non minore era l'influenza del pontefice nel Regno di Sicilia e
di Puglia, riconosciuto dallo stesso imperatore Ottone IV come uno Stato
vassallo della Chiesa: in quegli anni il giovane re di Sicilia, Federico, era
sotto la tutela di Innocenzo III.
In Francia il pontefice tenne testa al potente sovrano, Filippo
Augusto, geloso delle prerogative sovrane e della libertà del regno; con la
minaccia dell'interdetto a tutta la Francia, lo costrinse a non ripudiare la
moglie Ingeburga.
In Inghilterra Innocenzo III impegnò col re Giovanni Senza Terra una lotta lunga e aspra, e lo
costrinse a sottomettersi e a dichiararsi vassallo di Santa Chiesa. Lo stesso
obbligo di vassallaggio verso il pontefice riconobbero i sovrani di Aragona, di
Bulgaria, di Ungheria.
Nella lotta contro gl'infedeli il papa si prodigò
largamente, inviando aiuti ai re di Castiglia e di Aragona, che proprio in quei
giorni (1212) ottenevano sugli Arabi di Spagna vittorie brillanti.
La
quarta Crociata (1202-1204) fu essa pure opera della instancabile predicazione
di Innocenzo III. Intorno a sé il papa non vedeva dunque ormai che sudditi e vassalli,
recalcitranti spesso, ma dominati tutti dalla potenza spirituale e temporale del
Pontificato romano.
d) La contesa tra Innocenzo III e Ottone IV. Federico II imperatore
Di fronte alla grande potenza di Innocenzo III, lo stesso
imperatore Ottone IV, che pure aveva ottenuto da lui la corona (1209), si levò
per difendere l'autonomia e la dignità dell'Impero. Egli si adoperò per
ristabilire i diritti imperiali sui Comuni toscani, che, con l'appoggio del
papa, avevano cacciato i legati tedeschi; poi ritrattò in parte la Capitolazione
di Neuss, e occupò parecchie terre e città dello Stato Pontificio. Allora
Innocenzo III lo scomunicò, e appoggiandosi al partito ghibellino, che in
Germania osteggiava Ottone, decise di favorire la candidatura del giovane
Federico di Svevia, il quale aveva raggiunto l'età di diciotto anni. Il principe
dovette però giurare di scindere la corona di Sicilia da quella dell'Impero, di
riconoscere il patto firmato da Ottone IV sui territori della Chiesa, e di
allestire quanto prima una Crociata contro i Turchi.
Federico II promise tutto,
giurò tutto, forse con l'animo di non mantenere nulla. In Germania, dove già
infieriva la guerra civile, la fortuna gli arrise, e nel 1212 egli ottenne da
tutti i signori tedeschi il riconoscimento ufficiale: Ottone IV, spodestato,
andò a rinchiudersi nei suoi feudi, dove morì nel 1218.
Innocenzo III credette di aver risolto definitivamente le
difficoltà politiche, in cui aveva trovata la Chiesa, poiché, morendo nel luglio
del 1216, non arrivò a vedere quale docile imperatore avessero allevato in
Federico II i pedagoghi papali.
a) Origine e significato delle eresie medioevali
Lo splendore
e la ricchezza della Chiesa nei secoli XII e XIII, contribuivano certamente ad
aumentare il prestigio politico e materiale del Papato e a consolidare la
potenza dei grandi signori ecclesiastici; poco però giovavano alla missione
religiosa della Chiesa.
Questa contraddizione fra la missione della Chiesa di
Cristo e la mondanità del clero, colpisce il popolo, che
nella parola dei suoi vescovi e dei suoi preti cerca la parola
di Gesù, amico dei poveri, consolatore degl'infelici. Davanti al fasto dei papi,
all'alterigia dei prelati, all'incuranza del clero, nel cuore del popolo nasce
un'indignazione che si assomma a quella contro gli ultimi rappresentanti del feudalesimo dissanguatore e contro i nuovi
ricchi della borghesia cittadina.
Alla tendenza verso l'insurrezione ha dato inconsciamente il primo
impulso il Papato stesso, quando al tempo della lotta per le investiture, ha
eccitato il popolo contro i vescovi simoniaci e immorali, favorendo il movimento
plebeo della Pataria.
Nascono, a cominciare dal secolo XI, quei movimenti religiosi, che
si dicono eresie. Essi sono considerati dal papato e combattuti come un empio assalto al dogma e alla
disciplina della Chiesa cattolica. Ma esaminati più profondamente, questi moti ereticali si
rivelano come un vasto tentativo rivoluzionario delle più umili classi contro le
caste ricche e privilegiate, e quindi anche contro il clero, che nel medio evo è
tra le caste più favorite.
Sotto l'apparenza della lotta religiosa, l'eresia
medievale spesso nasconde la rivolta sociale: principi e papi con mezzi diversi, ma
con finalità uguale, si affaticheranno a schiacciarla. Eppure per tre secoli
continui (XII-XIV secolo) l'eresia resisterà di fronte alla violenza e alla
persecuzione.
b) Le principali eresie
Idee ereticali circolavano da
parecchi secoli in mezzo al popolo cristiano, alimentate da alcune sette di
origine manichea, le quali sostenevano essere il mondo opera di due principi,
buono l'uno, da cui tutte le cose buone provengono, cattivo l'altro, autore
d'ogni male; il primo era lo spirito, l'altro la materia.
Al tempo della lotta per le investiture il moto
religioso dei Catari (Puri) si fonde con le correnti di idee della Pataria e dilaga per
le Fiandre, per la Germania, per la Francia meridionale, per l'Italia.
Alla
fine del secolo XII le sette, cresciute di numero e di audacia, hanno raggiunto
la loro maggiore prosperità e si distinguono un po' meglio: a sud della Francia
ecco gli Albigesi, così detti dalla città di Albi che ne è il centro; in Italia
e in Francia si chiamano Arnaldisti i seguaci del programma antipapale di
Arnaldo da Brescia; a Lione per opera di un ricco mercante convertito, Pietro
Valdo, sorgono dopo il 1170 i Poveri di Lione, che col nome di Valdesi si
diffondono anche in Germania e nell'Italia settentrionale, dove si rifugiano più
tardi nelle valli piemontesi, in cui si trovano tuttora. Non differiscono
molto da essi i Poveri Lombardi, che pullulano nei principali centri della valle
padana e specialmente a Milano, il grande centro delle eresie italiane di questo
tempo.
c) Dottrine comuni a tutti i moti ereticali del medio evo
Sotto l'apparente diversità di nomi vi é generalmente uniformità di aspirazioni
e di idee. Quasi tutti costoro si oppongono alla Chiesa costituita, al papa, al
clero, contro l'autorità dei quali invocano l'insegnamento del Vangelo; di
questo respingono l'interpretazione ufficiale della Chiesa, appellandosi alla
lettura del testo, di cui diffondono tra il popolo le traduzioni in volgare. Abolita così la missione del
sacerdozio, essi rivendicano a sé il diritto della predicazione, e perciò si
mettono a percorrere intere regioni, risvegliando le plebi, strappandole dalle
chiese, eccitandole contro il clero e contro i ricchi, rinfacciando ai preti, ai
vescovi, ai monaci, ai papi la loro opulenza, la loro avidità, la loro
scostumatezza, e dando spettacolo di povertà, di continenza, di dispregio d'ogni
cosa terrena.
I più ardenti fra questi apostoli, che hanno avuto una speciale
iniziazione (consolamentum) e si dicono perfetti, vivono tra il popolo di
elemosine, laceri, coi capelli lunghi e le barbe
arruffate, girovagando continuamente, instancabili nel predicare, seguìti
spesso dall'ammirazione delle folle, che decantano i loro miracoli, stupiscono
alle loro virtù, tremano davanti alle loro predizioni.
Alcuni annunciano
imminente la fine del mondo che distruggerà la nuova Babilonia, cioè Roma
papale; altri, come l'abate calabrese Gioacchino da Fiore (secolo XII), fantastica su strane interpretazioni
bibliche, e diffonde vaticini apocalittici; qualcuno, come Fra Dolcino (tra il
XIII e il XIV secolo) scivola a poco a poco dalla povertà evangelica verso il
comunismo, si pone alla testa di contadini, di servi, crea nuove comunità che
vivono insieme senza proprietà privata, incendia chiese e castelli. E una parte importante nelle agitazioni
hanno le donne, animate da un fervido zelo.
4. lnnocenzo
III e la lotta contro l'eresia: il Tribunale dell' lnquisizione; il controllo del pensiero e le Università.
a) La repressione
Di fronte all'eresia la Chiesa venne
spiegando un'energia tanto più grande, quanto più chiara nel corso degli anni si
fece la fisionomia anticattolica del movimento ereticale. I mezzi
con cui papi e vescovi tentarono di schiacciare l'eresia furono sempre gli
stessi: prediche e ammonimenti dapprima; poi condanne e scomuniche; quindi
energica azione materiale, che andava dall'arresto alla tortura, ai tormenti, al
rogo.
Nel secolo XIII, cresciuto enormemente il numero degli eretici, si ricorse
alle Crociate contro di essi, agli arresti collettivi, ai massacri. Di tutta la
parte materiale s'incaricava generalmente il braccio secolare, cioè l'autorità
civile, a cui la Chiesa affidava i rei dopo la condanna. La procedura
giudiziaria del medio evo si svolgeva allora in tutta la sua crudeltà, e trovava
zelanti esecutori nei grandi signori feudali, nei re, nello stesso imperatore.
Dopo quanto si è detto sopra, ciò non deve fare meraviglia: erano gli eretici i
più audaci sovvertitori di ogni autorità e di ogni ordine sociale, e perciò la
loro colpa cadeva sotto sanzioni religiose e civili ugualmente inesorabili.
b) La Crociata contro gli Albigesi
Gravissima fu la lotta
contro gli Albigesi nella Francia meridionale. Il loro rappresentante più
importante era il conte di Provenza ed essi, che erano soprattutto mercanti e
artigiani, possedevano in questa regione grandi ricchezze che condividevano con
i poveri. Si scatenò una guerra feroce, in cui i
feudatari del nord, guidati da Simone di Montfort, invasero coi loro Crociati le
ridenti terre della Provenza e della Linguadoca, commettendo devastazioni ed
eccidi spaventosi, che sollevarono le proteste dello stesso Innocenzo III.
L'eresia fu soffocata nel sangue (1209); i feudatari favorevoli agli Albigesi
furono in buona parte spodestati, e i loro feudi passarono a Simone di Montfort
e più tardi al re di Francia.
c) L'Inquisizione
Il XII Concilio ecumenico, tenuto da
Innocenzo III nel 1215, rinnovò le scomuniche contro gli eretici, e regolò tutta
la procedura. Di qui ebbe origine il Tribunale dell'Inquisizione. Questo dapprima
fu
sottoposto ai vescovi delle singole diocesi, poi divenne un vero
organismo disciplinare per tutta la Chiesa e fu affidato da papa Gregorio IX ai
frati domenicani (1233). Esso esso aveva l'incarico di ricercare (inquirere) gli
eretici, esaminarli, e, passarli al "braccio secolare" perché fossero
giustiziati, quasi sempre sul rogo.
Il tribunale entrava in funzione sulla base di denunce anonime e
si comportava in modi diversi secondo dei luoghi e degli inquisitori. In alcuni
casi si prendeva cura dell'inquisito e cercava di persuaderlo a rientrare in
seno alla chiesa, in altri lo sottoponeva alla tortura e decideva la pena. Le
mancanze meno gravi, (per esempio aver parlato con un eretico), erano puniti con
multe o con pellegrinaggi in luoghi lontani; quelle più gravi con mutilazioni o,
più spesso, con la morte sul rogo.
Il ricordo di questo tribunale si è fissato
nella immaginazione popolare a colori di sangue. Certo cose atroci furono allora
commesse, tuttavia non si deve dimenticare che la procedura dell'Inquisizione si ispira purtroppo
fedelmente alla normale procedura penale del medio evo.
d) Le Università e il controllo del pensiero
Le esigenze
della lotta contro le eresie indussero il Papato a vigilare più attentamente
sulle Università, che traversavano allora il periodo della loro più rigogliosa
giovinezza.
Nell'alto medio evo le più antiche scuole erano state nei
conventi o presso le cattedrali, sotto il controllo del vescovo. Tra l'XI e il
XII secolo, ridestatosi l'amore alla cultura, sorsero liberamente maestri, che
raccoglievano intorno a sé studenti desiderosi di istruirsi. I due centri più
antichi di studio furono Bologna per il diritto, Parigi per la teologia. In essi
l'organizzazione ricordava quella delle Arti medioevali: a Parigi infatti
maestri e scolari si raccoglievano in un'unica corporazione, detta Universitas
magistrorum et scolarium; a Bologna invece l'Università comprendeva solo gli
scolari, divisi in due separate associazioni di Cismontani (cioé italiani) e di
Ultramontani (cioé stranieri).
Non vi erano allora né palazzi universitari né
regolamenti uniformi. In generale il maestro apriva scuola in casa sua,
accoglieva i discepoli, prestava ad essi perfino i libri; e non riceveva altro
compenso che quello che gli davano gli scolari. La fama di una Università
dipendeva quindi unicamente dalla valentia e dal numero dei professori; e gli
scolari accorrevano là dove insegnavano dottori di gran fama: in certi tempi
Bologna e Parigi hanno contato studenti a migliaia, venuti da ogni parte
d'Europa. A corso finito, lo scolaro si presentava per un pubblico esame,
riceveva la licentia docendi e diveniva dottore, poteva cioé insegnare alla sua
volta.
Lo sviluppo delle Università fu spontaneo, spesso caotico,
saltuario: bastava uno sciopero di scolari, un bando a un professore, un
incidente politico per spopolare un'Università vecchia o per farne sorgere una
nuova altrove. Di qui rivalità, disordini, risse, che avevano la loro
ripercussione nelle scuole.
Più gravi conseguenze poteva avere la libertà, di cui godevano i docenti: essa permetteva a loro
di esprimere idee, teorie, aspirazioni, che, accolte dai giovani e sparse poi
per tutta Europa, potevano portare turbamento agli spiriti, e provocare
disordini religiosi. La Chiesa vide tutto ciò, e tra il XIII e il XIV secolo
s'intromise risolutamente nella organizzazione delle Università, cercò di avere
il controllo di esse; talvolta anche ne fondò di nuove, con lo scopo di
diffondere il proprio insegnamento, come avvenne per esempio con l'istituzione
dell'Università di Tolosa, proprio nella roccaforte dell'eresia albigese.
Naturalmente là dove si insegnava teologia, come a Parigi e ad Oxford, il
controllo della Chiesa fu più insistente. A questo scopo il Papato si servì dei
nuovi Ordini mendicanti, i quali, a Parigi specialmente, occuparono presto una
buona parte delle cattedre, e con Alberto Magno e con S. Tommaso d'Aquino
portarono realmente la teologia cattolica al suo apogeo. Nello stesso tempo si
provvedeva all'assistenza della scolaresca, la quale era spesso indisciplinata e
viziosa, quasi sempre poverissima. Sorsero così collegi, riccamente dotati, come
quelli di Bologna, di Oxford, di Cambridge, e l'altro celeberrimo, fondato a
Parigi da Roberto di Sorbon, che diede poi il nome all'Università (Sorbona).
Ormai, sul finire del secolo XIII e per tutto il seguente, le
Università, non più abbandonate a se stesse, si riordinano e spesso sollecitano
dai papi l'approvazione dei loro privilegi e dei nuovi regolamenti. Esse
divengono così veri organi della Chiesa docente, e tali rimangono fino al
Rinascimento, quando cioé lo spirito laico sarà pienamente formato.
5. Gli Ordini mendicanti: S. Domenico e S. Francesco.
a) Gli Ordini mendicanti
L'eresia fu schiacciata dalla Chiesa
come una formidabile minaccia all'ordine sociale e religioso; essa però
conteneva alcuni elementi che, lungi dal nuocere, potevano aiutare la riforma del clero e promuovere un miglioramento nella
morale. Questo
culto per la povertà, questo disprezzo degli onori, questa aspirazione verso una
maggior purezza di vita non erano in fondo che un ritorno ai più sinceri ideali
evangelici; bisognava dunque profittarne, impedendo che degenerassero in uno
spirito di ribellione ad ogni autorità, e provvedendo a incanalarli entro gli
argini di una riforma ufficiale. Furono allora istituiti gli Ordini
mendicanti, i quali, fondandosi sull'ideale della povertà e vivendo di
elemosine, diedero ai fedeli l'esempio di una vita semplice e nello stesso tempo
ossequente verso la Chiesa, alla cui approvazione sottoposero la propria regola.
Così nella Lombardia, dal ceppo stesso dei Poveri Lombardi, si svilupparono gli
Umiliati, per la maggior parte tessitori di lana ed umili operai, che, dopo un
periodo di incertezze e di malintesi con Roma, finirono per accettare una regola
dal papa Innocenzo III, costituendo uno stato intermedio fra il laico e il
religioso.
Pressappoco con lo stesso spirito sorsero nei Paesi Bassi quelle
monache, conosciute popolarmente col nome di Beghine, le quali resero famosi i
loro Béguinages, vere organizzazioni industriali per la lavorazione dei lini e
dei merletti, che sussistono tuttora nel Belgio.
Ebbero carattere più strettamente monastico gli Ospedalieri e i
Lazzaristi, dediti alla cura degl'infermi, i Trinitari, destinati al riscatto
dei cristiani, fatti schiavi dai Turchi, i Carmelitani e gli Eremitani, amanti
della contemplazione, ecc.. Ma tra gli Ordini mendicanti di quei tempi, i
maggiori furono quello dei Domenicani e quello dei Francescani.
b) I Domenicani
Li istituì lo spagnolo S. Domenico. Egli,
dopo aver lungamente predicato nella Francia meridionale contro gli Albigesi,
raccolse intorno a sé alcuni compagni e con essi fondò l'Ordine dei Frati
Predicatori (detti più tardi Domenicani) con lo scopo di addestrarli alla
predicazione fra gli eretici e fra il popolo. Il nuovo Ordine religioso,
approvato da papa Innocenzo III, brillò presto per uomini d'ingegno, non solo
sul pulpito, ma anche sulla cattedra e nella vita pubblica. Esso diede alla
Chiesa S. Tommaso di Aquino (1225-1274).
c) I Francescani
L'Ordine religioso, che più ricorda lo spirito
medievale, è quello dei Frati Minori, detti anche Francescani. Ne fu il
fondatore S. Francesco, nato ad Assisi verso il 1182. Figlio di un ricco
mercante, dopo una gaia giovinezza, lasciata la vita del mondo, si spogliò
d'ogni bene terreno, e divenuto entusiasta della povertà, col suo semplice
abito di penitente e la sua bisaccia di mendicante, cominciò a percorrere
l'Umbria, apostolo di bontà e di pace, raccogliendo intorno a sé discepoli e poverelli, innamorati della purezza della sua vita, della semplicità della sua parola.
Secondo alcuni storici, dal tempo di Cristo in poi, nessuno aveva esercitato sulle folle un fascino
religioso tanto vivo e profondo. Sorse così un Ordine religioso, che, approvato
da papa Onorio III (1223) col nome di Frati Minori, si diffuse per tutta
l'Italia e ben presto anche per l'Europa: quando S. Francesco moriva ad Assisi
nel 1226, i suoi frati erano già parecchie migliaia.
Essi si diedero al
ministero più umile fra il popolo, percorrendo le campagne, predicando nelle
piazze, pacificando i partiti, dimostrando con la povertà della vita la bellezza
del vangelo. Più tardi però, divisi in varie tendenze, dopo lunghe discordie,
accolsero una riforma della regola ideata da frate Elia da Cortona, che
temperando i primitivi rigori, fece dei Frati Minori un Ordine ricco di beni e
dotto di sapere, cosicché perdette molto della sua fisionomia originale,
tendendo ad uniformarsi agli altri Ordini mendicanti.
Il movimento francescano ebbe in Italia un fortissimo influsso
sulla vita culturale ed artistica: ad esso infatti dobbiamo la diffusione dello
stile gotico e la rinascita della pittura con Giotto. La semplice poesia del
Cantico del sole commosse i poeti, Dante sopra tutti, il quale dedicò al poverello
d'Assisi uno dei canti più belli.
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