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  1. Cresce la popolazione
  2. La trasformazione dei paesaggi
  3. La produzione agricola
  4. Migliorano le tecniche agrarie
  5. Il mulino ad acqua
  6. Il mulino a vento
  7. Rivolta contro il feudalesimo
  8. Le nuove classi sociali
  9. La città e l'economia monetaria
  10. Il rinnovamento nella vita civile
  11. Rinnovamento artistico e culturale
  12. La società tripartita

Cresce la popolazione

Per quanto le variazioni demografiche in età alto-medievale siano difficilmente quantificabili, non c'è contadina del IX secolodubbio che l'Europa occidentale manifestò i primi segni di ripresa concreta nel X secolo e, a partire dal Mille, vide letteralmente moltiplicarsi il numero dei suoi abitanti.

Segnali evidenti di un tale fenomeno sono l'ampliamento dello spazio coltivato grazie a grandi opere di disboscamento e bonifica di terre, lo sviluppo delle città, la fondazione di un gran numero di nuovi centri abitati. I documenti riguardanti le famiglie nobili mostrano una tendenza all'aumento del numero dei figli per ogni matrimonio passando di generazione in generazione, mentre gli studi condotti sugli scheletri degli uomini e delle donne del tempo, portati alla luce nel corso degli scavi archeologici, fanno pensare che la gente vivesse in media più a lungo.

L'unico paese per il quale disponiamo di dati precisi è l'Inghilterra, in quanto nel 1086, per ordine di Guglielmo il Conquistatore, fu redatto il Domesday book (Libro del Giorno del Giudizio), un censimento fiscale di tutti gli abitanti del Regno. Gli Inglesi risultarono essere allora circa un milione e centomila e dal confronto con nuovi censimenti effettuati nel XIV secolo possiamo rilevare che dopo due secoli la popolazione risultava più che triplicata.

Le trasformazioni dei paesaggi

cacciaDopo il Mille il paesaggio europeo andava gradualmente trasformandosi: grandi estensioni di campi coltivati strappati alla foresta o alle acque, ovunque migliaia di nuovi villaggi, sempre più numerose le grandi aziende agrarie create dai monaci.

Nelle campagne di alcune regioni ebbe inizio la costruzione di casolari isolati, prima del tutto inesistenti a causa della minaccia costante del brigantaggio e delle razzie. Nei fondovalle, invece, dove si incrociavano antiche strade e nuovi sentieri, e dove era più facile l'attraversamento di eventuali torrenti e fiumi, crescevano nuclei abitati da artigiani e mercanti, che si contrapponevano ai castelli dei signori feudali situati sulle alture e sui monti circostanti.

Attorno alle città che si andavano via via costituendo, si diffondevano vigneti, frutteti e orti concimati e lavorati con particolare cura, in modo da poter fornire ogni giorno diversi prodotti al mercato urbano. Inoltre i boschi, a causa dell'avanzare dei campi, non apparivano più come luoghi orridi e selvaggi, ma come un mondo verde da tenere pulito, sfoltendolo, eliminando gli sterpi secchi e spinosi, tagliando le piante cedue per rinforzarne le radici.

Un po' alla volta gli uomini avevano ripreso a spostarsi. Viaggiavano pellegrini diretti verso i principali luoghi di culto, contadini che si trasferivano in città con la speranza di migliori condizioni di vita, mercanti che si recavano alle fiere, monaci itineranti che vagavano tra un monastero e l'altro e studiosi che erano attirati dai più famosi centri di cultura.

Aumenta la produzione agricola, vengono colonizzati nuovi territori

All'incremento della popolazione si accompagnò un sensibile sviluppo della produzione agricola.

Vennero dissodati e messi a coltura terreni precedentemente occupati da foreste, sterpaglie e

acquitrini che arretrarono praticamente dovunque, dall'Inghilterra all'Italia appenninica, dalla Francia alla Germania orientale e alle coste del Baltico.

aratro pesanteNella pianura padana si cominciò ad arginare il Po e i suoi affluenti; venne iniziata la costruzione di una fitta rete di canali irrigui; furono realizzati i primi prati a marcita, cioè irrigati in permanenza in modo da consentire al foraggio, protetto dall'acqua a temperatura costante (circa 10°C) dei fontanili, di crescere anche nei mesi invernali. In alcune zone della Spagna gli Arabi crearono un efficiente sistema di irrigazione; nelle Fiandre, intorno al 1100, gli Olandesi cominciarono a «strappare» terre al mare, innalzando dighe, drenando il suolo, desalinizzando le acque.

La messa a coltura di nuovi terreni fu spesso promossa dagli stessi signori feudali per accrescere le rendite. Essi garantivano infatti ai contadini disposti a insediarsi nelle zone disabitate speciali carte di libertà, le cosiddette franchigie, che rendevano meno gravose le corvées e prevedevano l'esenzione dai tributi e dal servizio militare. Villanuova, Castelnuovo, Francavilla, Borgofranco, Castelfranco, sono toponimi frequenti tra i centri abitati nati in questo periodo, che nel nome ricordano l'origine recente o l'esenzione fiscale che veniva concessa ai coloni per favorirne il popolamento («franco», significa infatti «libero», «esente da tassazione»). Querceto, Frassineto, Ronco, ecc. richiamano invece l'opera di disboscamento che aveva permesso di strappare all'incolto le terre coltivabili, a presidio delle quali erano sorti i nuovi villaggi.

Un ruolo importante nell'opera di colonizzazione lo ebbero anche gli enti ecclesiastici e in particolare i nuovi ordini monastici, come i certosini e i cistercensi.

I monaci di tali ordini infatti, animati dallo spirito di riforma della vita religiosa e desiderosi di restituire la regola benedettina all'originaria purezza, eleggevano a loro dimora luoghi solitari e selvaggi, nel cuore delle foreste e in territori impervi, che poi faticosamente dissodavano e coltivavano per provvedere al proprio sostentamento.

Migliorano le pratiche agrarie e l'attrezzatura dei contadini

Il risveglio demografico ed economico dell'Occidente fu favorito anche dal perfezionamento degli strumenti e delle tecniche di coltivazione.

Al tradizionale aratro leggero di legno, tipico dell'area mediterranea, si affiancò l'aratro pesante, ben più efficace sui suoli umidi dell'Europa centro-settentrionale dove permetteva arature più profonde. Questo aratro era munito di due ruote, di un coltro, la lama verticale che incideva a fondo il terreno, e di un versoio, che rivoltava le zolle. L'introduzione dell'aratro a ruote richiese maggiori prestazioni alla forza animale, e questo fu possibile attaccando una o più coppie di buoi al timone o mediante il giogo frontale di legno.

Insieme all'aratro pesante apparvero altre innovazioni tecniche. L'erpice di ferro, che serviva a frantumare le zolle; il collare di spalla per il cavallo e il bue, un aggiogamento rigido e imbottito che consentiva agli animali sia di respirare liberamente, a differenza della vecchia bardatura che li stringeva alla gola, sia di scaricare lo sforzo su tutto il corpo aumentando notevolmente l'efficacia del traino; la ferratura dei cavalli, che ne rese più sicuro il passo sui terreni sassosi e irregolari e impediva che lo zoccolo si usurasse con il tempo.

Un'altra importante innovazione fu la diffusione della rotazione triennale delle colture, in luogo della tradizionale rotazione biennale. Con il nuovo sistema il terreno veniva diviso in tre parti: sulla prima si seminavano cereali invernali (frumento, segale, farro, miglio); sulla seconda cereali primaverili (orzo e avena), oppure legumi e piselli; la terza in-vece era lasciata a maggese, vale a dire a riposo. Così la superficie utilizzata annualmente passò dalla metà ai due terzi; il pericolo delle carestie si ridusse, in quanto un cattivo raccolto primaverile poteva essere compensato da un buon raccolto estivo, mentre i legumi rappresentavano una ulteriore fonte di vitamine e proteine vegetali.

Il mulino ad acqua

Il nuovo slancio produttivo dopo il Mille è attestato anche dalla rapida diffusione del mulino ad acqua in quasi tutte le regioni europee.

Il Domesday Book, cioè l'inventario delle proprietà inglesi voluto da Guglielmo il Conquistatore per stabilire i tributi dei sudditi, enumera ben 5.624 mulini in Inghilterra nell'anno 1086 (un mulino ogni 46 famiglie). Cifre non dissimili possono essere immaginate per gli altri paesi del continente, dal momento che i signori, padroni esclusivi dei mulini, realizzavano un duplice profitto dalla loro installazione: un guadagno diretto derivante dalla macinazione del grano dei contadini, costretti a servirsi, secondo l'usanza feudale, del mulino signorile, e un guadagno indiretto, poiché potevano controllare meglio i raccolti e quindi stabilire con esattezza i canoni a carico degli affittuari e degli agricoltori dipendenti.

Il mulino ad acqua, utilizzando una fonte energetica abbondante in natura e a costo zero, realizzava una produzione giornaliera che, secondo i calcoli degli storici, era pari a quella di quaranta operai. Ben presto, grazie all'invenzione dell'albero a camme che permise, tramite la trasformazione del moto rotatorio in moto rettilineo, di azionare magli, cunei e mantici, il mulino entrò anche nel ciclo delle lavorazioni artigiane; fu impiegato ad esempio per la follatura della lana e la battitura dei metalli, due operazioni eseguite in precedenza a mano con ritmi molto lenti e notevole fatica.

Il mulino a vento

Tra il XII e il XIII secolo si diffusero anche i mulini a vento, largamente utilizzati dagli Arabi e da loro introdotti nell'Occidente cristiano. Essi furono impiantati nei luoghi dove le correnti d'aria erano costanti, come in Spagna e nei Paesi Bassi. Qui i mulini a vento si rivelarono indispensabili per il drenaggio delle acque e la manutenzione del sistema di dighe e canali che si andava sviluppando.

Il risveglio economico dopo il Mille e la rivolta contro il feudalesimo

una fieraIntorno al Mille incominciarono tra le popolazioni latino-germaniche quel risveglio economico e quel rifiorimento culturale ed artistico, che portarono enormi conseguenze in tutta la storia d'Europa.

Il risveglio economico nel secolo XI incomincia con una vera e propria rivoluzione contro l'ordinamento feudale della società, ordinamento che non corrisponde più alle nuove condizioni, create appunto da due secoli di feudalesimo.

Prima causa del malessere generale fu l'aumento della popolazione rurale. Questa, che al tempo delle invasioni barbariche si era molto diradata per la poca sicurezza delle campagne, ora, durante due secoli di tranquillo e stabile regime feudale si é moltiplicata, sia perché la prole numerosa é, nei tempi di pace, la ricchezza del contadino, sia perché il signore impedisce ai servi della gleba di uscire dal feudo, di cui essi con le loro braccia costituiscono la maggiore risorsa. Così il feudatario ha creato inconsapevolmente una situazione autolesionista: i confini del feudo sono divenuti troppo ristretti, i campi del signore non bastano più a nutrire i suoi servi, i vecchi patti feudali non possono più reggere di fronte ai nuovi bisogni. La società feudale é allora in preda ad un'agitazione nervosa: c'é per tutta Europa  la fame della terra.

Ed ecco l'attacco al latifondo feudale: si obbliga il signore a cedere una parte delle sue terre, specialmente quelle rimaste incolte da secoli perché poco fertili o bisognose di bonifica. Si escogitano ingegnosi sistemi di contratti enfiteutici, i quali servono per coprire vere e proprie vendite di benefici inalienabili; si occupano le terre di dubbio diritto, e specialmente i latifondi ecclesiastici, quelli vescovili prima di tutti, che sono i più soggetti alle vicende politiche.

Le nuove classi sociali

Nei terreni liberati dal dominio del signore appare la nuova classe dei contadini liberi. Sono discendenti da antichi servi della gleba, che hanno potuto sottrarsi alla servitù feudale e che coltivano un fondo proprio, oppure terre, sulle quali il diritto del signore é appena nominale. Accanto ai nuovi contadini liberi sta elevandosi un'altra classe importante, destinata a succedere un giorno alla vecchia nobiltà decaduta: la borghesia. Questa classe era sempre esistita; essa si componeva degli abitanti dei borghi e delle città; ma siccome nella economia feudale l'unica fonte di ricchezza era la terra, così questa classe, che non ne possedeva e viveva di piccoli mestieri, non aveva allora alcun peso nella società. Invece in questi tempi la borghesia trova la sua redenzione nella rinascita delle industrie, provocata dall'aumento delle popolazioni rustiche e dalla insufficienza dei piccoli mestieri (ministeria) esercitati dai servi dell'età feudale. Sorge perciò tutta una nuova organizzazione industriale, che si sviluppa fuori dell'ambiente feudale ed é opera della borghesia.

La città e la nuova economia monetaria.

VeneziaLa sede più adatta alla rinascita delle industrie e al risveglio della vivace attività borghese é naturalmente la città: questa si risolleva dalla decadenza in cui l'aveva relegata l'economia fondiaria del feudalesimo e riprende la sua vera funzione di centro produttore e distributore. Come la nobiltà feudale ha creato il castello, così la borghesia ora restaura nella pienezza delle sue tradizioni latine la città. Alla città dunque, come in altri tempi al castello, accorrono ora quanti dal lavoro delle proprie braccia attendono una fuga dalla miseria; alla città affluiscono i servi liberati dai gravami feudali, i figli dei primi contadini arricchiti, gli audaci che hanno spezzato il ferreo confine del feudo; e tutti si affollano nelle strette vie cittadine, costruiscono borghi al di fuori delle porte, aprono botteghe, impiantano piccole aziende. E la città s'ingrandisce, abbraccia con più ampie mura i borghi, apre nuove vie e nuove piazze, dove formicola un movimento nuovo, non inceppato da alcuna angheria feudale, poiché, come spesso allora si dice, "l'aria della città fa liberi." 

Intanto nella città, ridivenuta il centro dell'attività economica, si aprono i mercati, ai quali convengono d'ogni parte non solo le plebi campagnole, ma anche i mercanti di paesi lontani, specialmente quelli delle repubbliche marinare. Sono essi che, trafficando con l'Oriente, maneggiano l'oro e lo riportano all'impoverito Occidente; essi che comprano i prodotti campagnoli; essi che vendono le stoffe arabe, gli avori bizantini, le spezierie orientali. E qui nel mercato cittadino il danaro corre, poiché tutta la nuova attività si fonda sull'economia monetaria. Diviene allora affannosa la ricerca del danaro; onde verso il Mille si avverte in tutta l'Europa un risveglio nell'industria mineraria, specialmente in Germania, dove esistono le più ricche miniere del medioevo. Le piccole monetine d'argento, così rare nell'età' carolingia, cominciano a divenire più comuni e si diffondono come il mezzo più rapido negli scambi, si insinuano nelle campagne, dove il contadino comincia ad apprezzarle perché con esse farà i suoi acquisti in città; si inoltrano nei castelli, ambite dal signore, il quale vede con angoscia il suo reddito terriero divenire insufficiente di fronte alle esigenze della nuova vita.

ll rinnovamento nella vita civile.

Il risveglio economico avvia ben presto le popolazioni verso uno splendido rinnovamento civile. La città, simbolo di libertà e di progresso, oscura il castello, triste ricordo di un periodo di umiliante servaggio; al mestiere delle armi, occupazione unica della nobiltà feudale, si preferisce in città il lavoro, che arricchisce; all'eterna mania di guerra si sostituisce il desiderio di pace. I costumi feroci del medio evo tendono a divenire più miti, perché la nuova civiltà odia i privilegi e non giustifica la violenza; il servo della gleba, che fugge in città, diviene libero, perché entro le mura cittadine non esiste la servitù feudale; la città stessa più tardi affrancherà i servi delle campagne che verrà conquistando, sì che alle classi oppresse dal feudalesimo il regime cittadino si presenterà come una speranza di redenzione.

Il rinnovamento artistico e culturale.

Col benessere economico e civile ecco riapparire il desiderio del godimento della vita, l'aspirazione al lusso, il fasto degli edifici pubblici, la comodità nelle dimore cittadine. L'arte, questo indice sicuro della civiltà, appunto intorno al Mille si risveglia: sorgono allora le grandi cattedrali romaniche, dove trionfano, con un senso di rinnovata grandezza, l'arco romano, la volta romana. Scultori nuovi vanno decorando capitelli, portali, pulpiti con antichi motivi classici e con audaci imitazioni della natura; essi fanno sfoggio di una maestria e di una ricchezza decorativa, che rivelano le aspirazioni fastose di gente arricchita da poco tempo. Intanto, attratti dalle ricchezze nuove, vengono in Occidente gli artisti bizantini, orafi, pittori, alluminatori, i quali educano al disegno e al buon gusto le generazioni, che. vedranno presto il miracolo della nuova arte italiana.

E rifiorisce anche la cultura, che la società feudale aveva tanto disprezzata. A questa rinascita contribuisce senza dubbio la civiltà bizantina, con la quale l'Occidente viene in più diretto contatto, sia con le ambascerie di Ottone I all'imperatore di Costantinopoli, sia con l'estendersi e il coordinarsi del dominio bizantino nell'Italia meridionale, durante il secolo X.

Uomini intelligenti e dotti, come il ministro di Ottone I, Liutprando, vescovo di Cremona, mandati ambasciatori a Bisanzio e là rimasti a lungo, riportano poi nell'Occidente l'eco della vita e della civiltà greca, tanto più fine di quella germanica. Più tardi Teofane, la greca moglie di Ottone II, inaugura fra i Germani il raffinato vivere orientale, ed educa il figlio Ottone III al gusto del mondo antico, sì che questo singolare sovrano precede di secoli nei suoi classici entusiasmi i principi del Rinascimento. Né va confuso coi mediocri o cattivi papi del suo tempo Gerberto d'Aurillac, dotto di filosofia e di matematica, che, salito sulla cattedra pontificia col nome di Silvestro Il, ebbe giustamente fama di uomo tanto superiore al normale, da essere creduto poco meno che un mago dal popolino ignorantissimo: a lui si attribuisce l'introduzione nei paesi latini delle cifre arabiche, apprese probabilmente nelle relazioni scientifiche con dotti arabi di quel tempo.

Tutto ciò avveniva nel secolo X, ma fu il seme che nel secolo seguente fruttificò meravigliosamente. Gli studi si risvegliarono soprattutto nei monasteri benedettini, che allora erano il centro di un grande movimento di riforma della Chiesa: prevalsero per cultura in Italia le grandi abbazie di Montecassino, di Farfa, di Bobbio; in Francia quella di Cluny; in Germania quella di Fulda. Naturalmente la Teologia e in generale le scienze sacre vi venivano coltivate con preferenza; ma vi si studiavano pure le così dette arti liberali del Trivio (Grammatica, Retorica, Dialettica) e del Quadrivio (Aritmetica, Geometria, Musica, -Astronomia).

La società tripartita

CHI PREGA, CHI COMBATTE, CHI LAVORA

Nella società feudale Dio e la fede cattolica avevano un ruolo molto importante. Gli intellettuali erano quasi sempre degli ecclesiastici, cioè uomini di Chiesa: per questo, i loro studi e le loro opere erano sempre ispirate alla fede e ai suoi principi.

Nelle loro riflessioni sulla società in cui vivevano e sul modo in cui doveva essere organizzata, essi la immaginarono perfetta e immutabile, una specie di trasposizione in terra della Santissima Trinità. Doveva essere divisa in tre ordini: gli oratores (coloro che pregano), i bellatores (coloro che combattono), i laboratores (coloro che lavorano). Ai primi spettava il compito di «volgere le genti alla devozione e alla vita santa». I secondi dovevano difendere e mantenere la «Santa fede cattolica», combattendo «gli infedeli». Gli ultimi dovevano «arare, zappare e strappare la gramigna dalla terra, affinché essa dia i frutti necessari alla nutrizione» per sé e per gli altri ordini.

DALLA RAPPRESENTAZIONE IDEALE ALLA REALTÀ

Questa immagine della società tripartita, cioè divisa in tre parti, non era un'immagine reale bensì ideale. Non rappresentava le tante differenze che invece esistevano all'interno di ciascun ordine.

Proviamo allora a capire quali figure in carne e ossa si nascondessero dietro i tre ordini. Per avviare l'indagine, concentriamoci prima di tutto sui "lavoratori".

E chiaro che, in una società agricola come quella medievale, con l'espressione "lavoratori" si intendevano principalmente i contadini, che del resto costituivano la maggioranza dei lavoratori medievali. Ma, attenzione! In primo luogo i contadini non erano tutti uguali fra di loro e poi, al loro fianco, intorno al Mille, cominciarono ad affermarsi nuove figure di lavoratori, che vivevano e svolgevano le loro attività soprattutto nelle città: artigiani, commercianti, cambiavalute, banchieri e mercanti.

I CONTADINI

Nelle curtes, delle quali abbiamo parlato, i contadini erano servi: non erano schiavi (come nell'antica Roma), cioè proprietà del padrone, ma avevano pur sempre degli obblighi nei confronti del signore fondiario, tra i quali quello delle corvées. Quando, intorno al X secolo, il lavoro nelle campagne cominciò a trasformarsi e a diventare più moderno ed efficace, cambiarono anche il modo di vivere dei contadini e i loro rapporti con i signori fondiari. Si ridussero le corvées e aumentarono i canoni in natura (parti del raccolto) o in denaro, che i contadini dovevano pagare ai proprietari della terra.

Per procurarsi i prodotti agricoli o il denaro necessario a pagare questi canoni, però, i contadini dovevano aumentare la produttività della terra. Solo così avrebbero realizzato quel "di più" di produzione da cedere al signore o da vendere nei mercati cittadini per procurarsi il denaro. Bisognava quindi essere intraprendenti e coraggiosi, e sperimentare nuove tecniche. Non tutti i contadini furono in grado di reggere la sfida del nuovo sistema, ma quelli che ci riuscirono resero più moderne e produttive le terre che coltivavano.

CAVALIERI

All'inizio dell'epoca feudale, i signori che stringevano un patto di fedeltà con il sovrano erano solo pochi potenti (i cosiddetti "compagni d'arme"), nobili e ricchi abbastanza da permettersi un'armatura da cavaliere, un cavallo e uno scudiero personale.

Con il trascorrere del tempo, però, anche i nobili, a loro volta, cominciarono a stabilire rapporti vassalla­tici con altri signori: a questi concedevano il benefi­cio di controllare e amministrare un territorio, in cambio di fedeltà e aiuti militari.

La società feudale, quindi, era costituita non solo da masse di contadini, ma anche da migliaia di vassalli, che erano dei veri e propri professionisti della guerra.

Le loro abitudini, il loro stile di vita, il loro temperamento erano quelli tipici di persone abituate a risolvere con la forza ogni controversia.

Tra il X e l'XI secolo, anche quando in Europa le invasioni di popoli come gli ungari o i saraceni erano ormai cessate o diventate meno frequenti, nelle campagne e nelle città continuava a imperversare la violenza del più forte sul più debole: i contadini subivano angherie e soprusi di ogni genere da parte di cavalieri violenti e senza regole.

GLI ECCLESIASTICI

La Chiesa aveva un ruolo fondamentale nella società medievale. In una situazione in cui il potere centrale era debole e poco visibile, spesso rappresentava l'unica autorità capace di governare la società, d'imporre una legge.

La sofferenza dei contadini, costretti a sopportare i soprusi dei cavalieri, spinse la Chiesa a intervenire: vescovi e abati cercarono di imporre a quella schiera di signori armati la cosiddetta "pace di Dio". I nobili che accettavano questa "pace", promettevano di non usare violenza contro i contadini e di non sfruttarli.

Chi non manteneva la promessa subiva la scomunica della Chiesa. Tale difficile tentativo di educazione influenzò anche la cerimonia con la quale si diventava cavaliere.

Questa cerimonia suggestiva, attraverso la quale il giovane nobile entrava a far parte del mondo degli adulti, non aveva inizialmente nessun significato religioso. A partire dal IX secolo, invece, la Chiesa riuscì a far inserire nella cerimonia il giuramento sul Vangelo e poi, dall'XI secolo, la consacrazione del cavaliere e della sua spada da parte di un ecclesiastico.

In questo modo, la Chiesa cercava di dare al cavaliere una responsabilità non solo militare, ma anche religiosa e sociale: egli, infatti, doveva giurare di difendere i più umili e i più deboli e di opporsi a ogni forma di sopraffazione. La nobiltà del giovane cavaliere non era più solo una condizione sociale, ma una caratteristica del suo animo e un ideale da raggiungere.

 

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Ultimo aggiornamento: 03-11-08