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REGNI ROMANO BARBARICI sommario del capitolo Onorio, Arcadio, Stilicone Ufficialmente l'unità dell'impero esisteva ancora, ma in realtà era finita. Grande era la rivalità tra Roma e Costantinopoli e tra Stilicone e Rufino. Rufino si arrabbiò molto, ma non fino al punto - come dice una tradizione - da fargli chiamare contro l'impero i Visigoti di Alarico, stanziati in una striscia di terra al di qua del Danubio. Alarico invece mosse contro l'impero d'Oriente sia perché a sua volta era spinto dagli Ostrogoti e sia perché si rendeva conto della debolezza militare dell'avversario. Nel 396 nuovamente Alarico invade la Grecia e nuovamente è fermato da Stilicone. La corte di Costantinopoli però ha più paura di Stilicone che di Alarico e nomina quest'ultimo dux e governatore dell'Epiro e della costa Illirica fino a Durazzo. Nelle visione politica gretta e personale di Eutropio, nuovo potente consigliere di Arcadio dopo l'assassinio di Rufino, Alarico avrebbe dieso l'impero d'oriente dalle mire di Stilicone. Stilicone intanto rafforzava la sua posizione nella corte di Milano facendo sposare la figlia Maria con Onorio. Abolì le festività pagane (399), ripristinò le mura aureliane, si recò in Gallia per arruolare nuove truppe. Nel 400, mentre Stilicone era in Gallia, Alarico invase la pianura Padana mentre il barbaro Radagaiso penetrava nella Rezia. Nel 401 Alarico espugnò,Aquileia invase l'Istria e la Venezia, e puntò su Milano senza riuscire a raggiungerla perché Stilicone piombò come un fulmine su Radagaiso e lo scacciò dalla Rezia e raggiunse Alarico sotto le mura di Milano. Alarico evitò lo scontro e si ritirò nella Venezia per l'inverno (fine 401). Stilicone spostò la sede della corte a Ravenna ritenuta più sicura sia perché difesa dalle paludi e sia perché vicina ad un porto. Il 6 aprile del 402, giorno di pasqua si combattè una grandiosa battaglia a Pollenzo Tra le truppe di Ezio e quelle di Alarico. Alarico, passato il Po, si rifugiò ad Asti, benché la perdite fossero state gravissime da entrambe le parti. Fu stipulato un accordo che permetteva ad Alarico di ritirarsi senza ricevere noie, ma questi non ne approfittò e nel 403 presso l'Adige si ebbe una nuova sconfitta dei Goti. Stilicone però non riuscì a distruggere i nemici che si aprirono un varco e scapparono attraverso le Alpi. Nel 404 Stilicone era considerato il salvatore dell'Italia. Una nuova orda di Germani, Sarmati e Goti, spaventati dagli Unni e comandati da Radagaiso attraversarono le Alpi e dilagarono nella valle padana. Poiché Stilicone aveva poche truppe si limitò a difendere Pavia mentre i barbari dilagavano in Liguria e poi in Toscana. Stilicone raccolse quante più truppe potè e diede battaglia a Radagaiso presso Fiesole. I Barbari furono macellati o fatti prigionieri: i prigionieri erano così numerosi che furono venduti come schiavi ad un prezzo bassissimo. Radagaiso fu raggiunto e ucciso. Queste grandi vittorie contro Alarico e contro Radagaiso ebbero quale rovescio della medaglia l'abbandono del confine Renano che fu attraversato sul finire del 406 da Vandali, Alani, Svevi, Franchi, Burgundi i quali invasero e saccheggiarono la Gallia. Le milizie di guarnigione in Britannia si ribellarono e proclamarono imperatore un certo Falvio Claudio Costantino il quale si unì alle treuppe barbare che avevano invaso la Gallia e si preparò a resistere a Onorio. Stilicone comprese che non poteva combattere contro tanti nemici da solo e tentò di assumere Alarico al servizio di Onorio in cambio della prefettura dell'Illirico. In cambio Alarico si doveva impegnare a combattere in Gallia contro i barbari di Costantino. Alarico accettò e arruolò truppe per l'impresa. Siccome però Onorio non si decideva a dare il via Alarico chiese 4000 libre d'oro in compenso delle spese sostenute. Il prezzo fu pagato, ma i nemici di Stilicone alzarono la testa e riuscirono a convincere Onorio, (che aveva sposato un'altra figlia di Stilicone dopo la morte di Maria) che stava preparando la successione al figlio Eucherio e che era complice degli invasori della Gallia. Mentre a Ravenna si briga per mandare in rovina Stilicone a Costantinopoli muore Arcadio e gli succede il figlioletto Teodosio II di sette anni. Stilicone chiese l'autorizzazione a conquistare Costantinopoli per riunificare l'impero, ma Onorio, sobillato dai nemici del generale, firmò un ordine di arresto contro di lui. Stilicone si rifugiò in una basilica di Ravenna, fu chiamato fuori con la promessa di avere salva la vita e fu trucidato dai sicari (23 agosto 408). ALARICOOlimpio, capo dei congiurati e successore di Stilicone era feroce e inetto. Trucidò in parte i barbari fedeli a Stilicone insieme con le loro donne e i loro figli. I superstiti scapparono nel Norico e si misero al servizio di Alarico. La seconda moglie di Onorio, Termanzia, fu ripudiata e il sicario Eraclione ebbe in premio la carica di governatore dell'Africa. Nel 408 con un decreto si allontanava da ogni carica i generali barbari pagani o Ariani, e anche questi andarono ad arruolarsi con Alarico. Alarico mandò un'ambasceria a Onorio promettendogli di abbandonare il Norico in cambio di ostaggi e di una somma di denaro. Onorio rispose con arroganza e affidò l'esercito a tre generali inetti che schierarono le truppe attorno a Ravenna anziché ai confini dell'Italia. Alarico giunse indisturbato fino a Roma e la pose sotto assedio. I Romani accusarono di tradimento Serena, la vedova di Stilicone, e la condannarono a morte. Le condizioni per togliere l'assedio furono:
Alla corte di Ravenna Giovio, successore di Olimpio caduto in disgrazia, cercò di convincere l'imperatore ad assumere Alarico al servizio dell'impero e a concedergli terre per i suoi uomini e tributi in denaro. Onorio rifiutò inducendo Alarico a un nuovo assedio di Roma. Alarico, dopo aver preso Roma, indusse il senato a deliberare un nuovo imperatore, Atalo Prisco, che nominò Alarico capo di tutte le milizie imperiali e suo cognato Ataulfo capo della guardia palatina. Intanto in seguito a questo fatti il governatore dell'Africa Eracliano smetteva di mandare il grano in Italia. Mentre si decideva una spedizione in Africa giungevano proposte di trattative da Onorio. Le trattative erano a buon punto quando un generale di Onorio assaliva alcuni reparti di Alarico e li distruggeva. Alarico dopo un lungo assedio entrò in Roma la notte del 23 agosto 410. Roma fu saccheggiata, in parte incendiata, ma non rasa al suolo. Gli schiavi liberati si vendicarono dei loro padroni andandoli a cercare uno per uno. Alarico non si proclamò imperatore, ma si diresse verso l'Africa alla ricerca di una regione dove trovare la tranquillità per la sua gente. Si portò dietro molti prigionieri, tra cui Galla Placidia, nata dal secondo matrimonio di Teodosio I con la figlia di Valentiniano I. La Campania e il Bruzio, furono devastati dai Visigoti, i quali giunti all'estremità della penisola, con le navi raccolte nei porti dell' Italia meridionale, si accinsero a passare lo stretto. Ma una furiosa tempesta distrusse la flotta e salvò la Sicilia. |
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