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sommario del capitolo

Onorio, Arcadio, Stilicone

teodosioTeodosio divise l'impero tra i figli Onorio e Arcadio. Onorio, undicenne, fu affidato al valoroso generale Stilicone e fu messo al governo dell'occidente.Arcadio, diciottenne, fu messo a governare l'oriente e fu affidato alle cure del prefetto del Pretorio Rufino. Arcadio era debole di corpo e di mente, per cui il vero padrone dell'impero d'oriente divenne Rufino.

Ufficialmente l'unità dell'impero esisteva ancora, ma in realtà era finita. Grande era la rivalità tra Roma e Costantinopoli e tra Stilicone e Rufino.

onorioRufino, per aumentare la sua potenza, tentò di maritare una delle figlie con l'imperatore Arcadio, ma questo suo piano fu mandato in fumo dall'eunuco Eutropio, geloso della potenza di Rufino. Mentre Rufino era assente da Costantinopoli Eutropio organizzò in tutta fretta le nozze di Arcadio con Eudossia, figlia del generale Bautone.

Rufino si arrabbiò molto, ma non fino al punto - come dice una tradizione - da fargli chiamare contro l'impero i Visigoti di Alarico, stanziati in una striscia di terra al di qua del Danubio. Alarico invece mosse contro l'impero d'Oriente sia perché a sua volta era spinto dagli Ostrogoti e sia perché si rendeva conto della debolezza militare dell'avversario.

stiliconeNel 395 Alarico invase la Tracia e giunse fino alla Grecia, ma fu affrontato prontamente non dai generali di Costantinopoli, ma da Stilicone. Dalla corte di Arcadio giunse a Stilicone l'ordine di mandare a Costantinopoli la parte delle sue truppe che apparteneva all'amministrazione d'oriente e di ritirarsi in Italia con il resto del suo esercito. Stilicone obbedì e Alarico fu tenuto buono con ricche concessioni.

Nel 396 nuovamente Alarico invade la Grecia e nuovamente è fermato da Stilicone. La corte di Costantinopoli però ha più paura di Stilicone che di Alarico e nomina quest'ultimo dux e governatore dell'Epiro e della costa Illirica fino a Durazzo.

Nelle visione politica gretta e personale di Eutropio, nuovo potente consigliere di Arcadio dopo l'assassinio di Rufino, Alarico avrebbe dieso l'impero d'oriente dalle mire di Stilicone. Stilicone intanto rafforzava la sua posizione nella corte di Milano facendo sposare la figlia Maria con Onorio.  Abolì le festività pagane (399), ripristinò le mura aureliane, si recò in Gallia per arruolare nuove truppe. 

Nel 400, mentre Stilicone era in Gallia, Alarico invase la pianura Padana mentre il barbaro Radagaiso penetrava nella Rezia.

Nel 401 Alarico espugnò,Aquileia invase l'Istria e la Venezia, e puntò su Milano senza riuscire a raggiungerla perché Stilicone piombò come un fulmine su Radagaiso e lo scacciò dalla Rezia e raggiunse Alarico sotto le mura di Milano. Alarico evitò lo scontro e si ritirò nella Venezia per l'inverno (fine 401).

Stilicone spostò la sede della corte a Ravenna ritenuta più sicura sia perché difesa dalle paludi e sia perché vicina ad un porto.

Il 6 aprile del 402, giorno di pasqua si combattè una grandiosa battaglia a Pollenzo Tra le truppe di Ezio e quelle di Alarico.

Alarico, passato il Po, si rifugiò ad Asti, benché la perdite fossero state gravissime da entrambe le parti. Fu stipulato un accordo che permetteva ad Alarico di ritirarsi senza ricevere noie, ma questi non ne approfittò e nel 403 presso l'Adige si ebbe una nuova sconfitta dei Goti. Stilicone però non riuscì a distruggere i nemici che si aprirono un varco e scapparono attraverso le Alpi.

Nel 404 Stilicone era considerato il salvatore dell'Italia.

Una nuova orda di Germani, Sarmati e Goti, spaventati dagli Unni e comandati da Radagaiso attraversarono le Alpi e dilagarono nella valle padana. Poiché Stilicone aveva poche truppe si limitò a difendere Pavia mentre i barbari dilagavano in Liguria e poi in Toscana.

Stilicone raccolse quante più truppe potè e diede battaglia a Radagaiso presso Fiesole. I Barbari furono macellati o fatti prigionieri: i prigionieri erano così numerosi che furono venduti come schiavi ad un prezzo bassissimo. Radagaiso fu raggiunto e ucciso. Queste grandi vittorie contro Alarico e contro Radagaiso ebbero quale rovescio della medaglia l'abbandono del confine Renano che fu attraversato sul finire del 406 da Vandali, Alani, Svevi, Franchi, Burgundi i quali invasero e saccheggiarono la Gallia. Le milizie di guarnigione in Britannia si ribellarono e proclamarono imperatore un certo Falvio Claudio Costantino il quale si unì alle treuppe barbare che avevano invaso la Gallia e si preparò a resistere a Onorio.

Stilicone comprese che non poteva combattere contro tanti nemici da solo e tentò di assumere Alarico al servizio di Onorio in cambio della prefettura dell'Illirico. In cambio Alarico si doveva impegnare a combattere in Gallia contro i barbari di Costantino.

Alarico accettò e arruolò truppe per l'impresa. Siccome però Onorio non si decideva a dare il via Alarico chiese 4000 libre d'oro in compenso delle spese sostenute. Il prezzo fu pagato, ma i nemici di Stilicone alzarono la testa e riuscirono a convincere Onorio, (che aveva sposato un'altra figlia di Stilicone dopo la morte di Maria) che stava preparando la successione al figlio Eucherio e che era complice degli invasori della Gallia. Mentre a Ravenna si briga per mandare in rovina Stilicone a Costantinopoli muore Arcadio e gli succede il figlioletto Teodosio II di sette anni.

Stilicone chiese l'autorizzazione a conquistare Costantinopoli per riunificare l'impero, ma Onorio, sobillato dai nemici del generale, firmò un ordine di arresto contro di lui. Stilicone si rifugiò in una basilica di Ravenna, fu chiamato fuori con la promessa di avere salva la vita e fu trucidato dai sicari (23 agosto 408).

ALARICO

Olimpio, capo dei congiurati e successore di Stilicone era feroce e inetto. Trucidò in parte i barbari fedeli a Stilicone insieme con le loro donne e i loro figli. I superstiti scapparono nel Norico e si misero al servizio di Alarico. La seconda moglie di Onorio, Termanzia, fu ripudiata e il sicario Eraclione ebbe in premio la carica di governatore dell'Africa.

Nel 408 con un decreto si allontanava da ogni carica i generali barbari pagani o Ariani, e anche questi andarono ad arruolarsi con Alarico.

Alarico mandò un'ambasceria a Onorio promettendogli di abbandonare il Norico in cambio di ostaggi e di una somma di denaro. Onorio rispose con arroganza e affidò l'esercito a tre generali inetti che schierarono le truppe attorno a Ravenna anziché ai confini dell'Italia.

Alarico giunse indisturbato fino a Roma e la pose sotto assedio. I Romani accusarono di tradimento Serena, la vedova di Stilicone, e la condannarono a morte. Le condizioni per togliere l'assedio furono:

  • il pagamento di una somma enorme
  • la liberazione degli schiavi barbari
  • l'impegno di chiedere a Onorio di concedere ad Alarico il comando dell'esercito imperiale.

Alla corte di Ravenna Giovio, successore di Olimpio caduto in disgrazia, cercò di convincere l'imperatore ad assumere Alarico al servizio dell'impero e a concedergli terre per i suoi uomini e tributi in denaro. Onorio rifiutò inducendo Alarico a un nuovo assedio di Roma.

Alarico, dopo aver preso Roma, indusse il senato a deliberare un nuovo imperatore, Atalo Prisco, che nominò Alarico capo di tutte le milizie imperiali e suo cognato Ataulfo capo della guardia palatina. Intanto in seguito a questo fatti il governatore dell'Africa Eracliano smetteva di mandare il grano in Italia.

Mentre si decideva una spedizione in Africa giungevano proposte di trattative da Onorio. Le trattative erano a buon punto quando un generale di Onorio assaliva alcuni reparti di Alarico e li distruggeva.

Alarico dopo un lungo assedio entrò in Roma la notte del 23 agosto 410. Roma fu saccheggiata, in parte incendiata, ma non rasa al suolo.

Gli schiavi liberati si vendicarono dei loro padroni andandoli a cercare uno per uno.

Alarico non si proclamò imperatore, ma si diresse verso l'Africa alla ricerca di una regione dove trovare la tranquillità per la sua gente.

Si portò dietro molti prigionieri, tra cui Galla Placidia, nata dal secondo matrimonio di Teodosio I con la figlia di Valentiniano I.

La Campania e il Bruzio, furono devastati dai Visigoti, i quali giunti all'estremità della penisola, con le navi raccolte nei porti dell' Italia meridionale, si accinsero a passare lo stretto. Ma una furiosa tempesta distrusse la flotta e salvò la Sicilia.
Poco tempo dopo (autunno del 410) Alarico, colto da violentissima malattia, morì all'età di circa trent'anni. 

I VISIGOTI NELLA GALLIA

Ad Alarico successe come re il cognato Ataulfo, che, smessa l' idea di passare in Sicilia e in Africa, rimase in Italia.
Due anni rimase Ataulfo nella penisola. Era con lui Galla Placidia, che il barbaro teneva con sé perché desiderava sposarla. Onorio decise di Usare Ataulfo contro i barbari che avevano invaso la Gallia.
Per allontanare i Visigoti dall'Italia e per servirsi di loro nella lotta contro i barbari della Gallia e della Spagna, Onorio offrì ad ATAULFO di andare in Gallia. Nel 412 i Visigoti lasciarono l'Italia (sempre con Placidia in ostaggio) e combatterono per oltre un anno e mezzo, d'accordo con il generale Costanzo, contro le bande barbariche e contro l'usurpatore Giovino, che fu alla fine vinto. La stessa sorte toccò ad un altro usurpatore, Sebastiano.
 Nel 414 la Gallia potè dirsi assicurata ad Onorio. In questo stesso anno, a Norbona, Ataulfo con grandissima pompa sposò la sorella dell'imperatore, poi si recò in Spagna per liberarla, a nome di Onorio, dai Vandali, dagli Svevi e dagli Alani.

Ataulfo fissò il suo quartier generale a Barcellona e qui nei 415 la moglie diede alla luce un figlio cui fu posto il nome di Teodosio; ma morì nel medesimo anno e poco tempo dopo Ataulfo lo seguì nel sepolcro, assassinato da un suo nemico personale. Successore di Ataulfo fu Vallia, che tenne ottimi rapporti con Onorio.
In premio dei suoi servizi, Vallia si ebbe l'Aquitania, dai Pirenei alla Garonna, che fu costituita in stato vassallo dell' impero. La sua capitale fu Tolosa. GALLA PLACIDIA venne restituita al fratello e fu data in sposa al generale COSTANZO.

Non avendo figli, dietro consiglio della sorella Onorio l' 8 febbraio del 421 si associò all'impero il cognato Costanzo, ma il prode generale che tanti e eccellenti servizi aveva reso morì nell'estate di quell'anno.
Con la morte di Costanzo,  nel 423 Galla Placidia, coi due figli Valentiniano ed Onorio, dovette lasciare Ravenna e recarsi a Costantinopoli alla corte di Teodosio II.

Non molto tempo dopo, il 15 o il 27 agosto del 423, Onorio moriva. L'imbelle imperatore aveva regnato circa trent'anni e lasciava l'impero di Occidente in uno stato pietoso. Le migliori province che Roma tanto aveva stentato a sottomettere erano state abbandonate o invase.

TEODOSIO II  si proclamò imperatore dell'Occidente e dell'Oriente, ma spuntò subito  in Italia un pretendente a contendergli i domini di Onorio: GIOVANNI, primicerius notariorum, capo dei notari imperiali, il quale, presa la porpora a Ravenna e sapendo di non aver forze sufficienti da opporre a Costantinopoli, s'affrettò a mandare EZIO, suo maggiordomo, in Pannonia per assoldarvi un esercito di Unni. 
FLAVIO EZIO era figlio di madre italiana e del magister equitum Gaudenzio, della Mesia; entrato giovanissimo nell'esercito, era rimasto tre anni come ostaggio presso Alarico (con lei c'era pure Placidia) e per parecchio tempo, in qualità pure di ostaggio, era vissuto presso gli Unni; tornato a Ravenna era stato nominato comes della guardia e maggiordomo.

Mentre Ezio si recava in Pannonia, Giovanni mandava la maggior parte delle truppe, di cui disponeva, in Africa, contro il governatore Bonifacio che si era schierato in favore di Teodosio II. Questi intanto, proclamava Augusto il cugino Valentiniano II e poiché il figlio di Costanzo e di Galla Placidia,  non aveva che sei anni lo metteva sotto la tutela della madre e con essa lo mandava in Dalmazia, perché di là proseguisse per l' Italia. Un'altra flotta al comando di Aspare la mandò a Ravenna per abbattere Giovanni (425). Giovanni, fatto prigioniero, venne mandato ad Aquileia, dove Galla Placidia e Valentiniano erano giunti, e qui fu giustiziato.

EZIO, alla testa di sessantamila Unni, si presentava. alle porte d'Italia. Giungeva tardi e non riusci a far di meglio che accordarsi con Galla Placidia, che lo fece insignire della dignità di comes e lo mandò in Gallia a combattere contro i Visigoti che tenevano assediata Arles. 
Nello stesso periodo un popolo barbarico che pareva si fosse accontentato del dominio di un remoto angolo della Spagna prende di nuovo in mano le armi contro l' impero d'Occidente: i VANDALI.

È meglio ricercare le cause del passaggio dei Vandali in Africa nelle condizioni in cui questo popolo si trovava. Queste condizioni non erano certo invidiabili: sospinti dai Visigoti nell'estremità meridionale della Spagna, preoccupati dalle minacce della corte di Ravenna, la quale prima o poi avrebbe tentato di cacciarli da quel territorio in cui si erano rifugiati, non potevano non pensare a trovarsi sedi più sicure. La ricchezza dell'Africa vicina li attirava, e gli scarsi presidi imperiali li assicurava della facilità dell' impresa.  Loro re era GENSERICO,  salito al trono nel 428.
Il suo popolo contava solo ottantamila anime.

Genserico partì nel 429. Nella primavera di quell'anno passò con il suo popolo nella Mauritania e iniziò la conquista dell'Africa. Il governatore Bonifacio tentò sbarrare il passo ai barbari: fu sconfitto e costretto a chiudersi a Ippona.
Dentro Ippona, il cui seggio episcopale era allora tenuto da S. AGOSTINO, si rifugiarono tutti i vescovi delle città occupate dai Vandali. Ippona resistette quattordici mesi, poi Bonifacio, con i rinforzi ricevuti da Ravenna, diede battaglia campale; ma fu battuto nel 432 e con gli avanzi del suo esercito fece ritorno in Italia.

 

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Ultimo aggiornamento: 03-11-08