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I Longobardi

Antico popolo germanico. Dal I secolo a.C. i Longobardi ebbero sede lungo il basso corso dell'Elba. Dopo oscure migrazioni fu loro permesso nel 547 da Giustiniano di stanziarsi in Pannonia e nel Norico (Ungheria e Austria). Nel 568 sotto la guida di Alboino invasero il Nord Italia e fondarono un regno con capitale Pavia. Essi presto penetrarono profondamente nell'Italia centrale e meridionale, ma Ravenna, la Pentapoli (Rimini, Ancona, Fano, Pesaro e Senigallia), e molte delle coste rimasero in mano ai Bizantini, mentre Roma e il patrimonio di San Pietro rimanevano in mano al papa. Dopo la morte di Alboino nel 572 ed il breve regno di Clefi (morto nel 575) nessun re fu eletto e l'Italia longobarda fu divisa fra 36 ducati. I duchi longobardi di Spoleto e di Benevento si resero completamente indipendendti. Nel 584 i nobili Longobardi si unirono per eleggere il figlio di Clefi, Autari, come nuovo re allo scopo di affrontare con più forza i Franchi, i Bizantini e il Papa.

Il regno longobardo raggiunse il massimo della sua potenza nel VII ed VIII secolo. Il paganesimo e l'Arianesimo che erano all'inizio prevalenti tra i Longobardi, gradualmente cedettero il posto al cattolicesimo. La cultura romana e la lingua latina furono accettate e i vescovi cattolici emergevano come autorità politiche nelle città.  Le leggi longobarde combinavano le tradizioni germaniche e romane. Il re Liutprando (712-44) consolidò il regno attraverso la sua legislazione e ridusse in vassallaggio i ducati di Spoleto e Benevento. Uno dei suoi successori, Astolfo, prese Ravenna nel 751, e minacciò Roma. Il papa Stefano II si appellò al re franco Pipino il Breve, il quale invase l'Italia; i Longobardi persero dei territori che costituirono la donazione di Pipino al Papa.  Dopo la morte di Astolfo il re Desiderio rinnovò l'attacco a Roma nel 772. Carlo Magno, successore di Pipino, intervenne, sconfisse i Longobardi, fu incoronato nel 774 con la corona dei Longobardi a Pavia. Del regno longobardo rimase solo il ducato di Benevento, che fu conquistato dai Normanni nell'XI secolo. La corona ferrea dei re longobardi  (ora conservata a Monza) fu anche usata per l'incoronazione nel 951 di Ottone I (il primo santo imperatore romano) come re d'Italia e per l'incoronamento di molti imperatori successivi. I Longobardi lasciarono il loro nome alla regione Lombardia. Il principale storico dei LOngobardi fu Paolo Diacono.

I LONGOBARDI IN ITALIA

Non erano passati 15 anni dalla conquista bizantina, quando nel 568 i Longobardi penetrarono in Italia attraverso il Friuli.

Alboino, re dei Longobardi, dopo una lotta lunga ed accanita, si era impadronito della Pannonia, uccidendo il re stesso dei Gèpidi, Cunimondo; ma in seguito preferì prendere la via dell'Italia.

I Longobardi che scesero in Italia erano, circa 120.000, di cui metà circa gli armati, e l'altra metà donne e fanciulli.

Facile fu la conquista, favorita dallo spopolamento dell'Italia per le pestilenze e le carestie; dal malcontento della popolazione per il fiscalismo bizantino; dalla nessuna resistenza opposta dai Bizantini, che, non avendo forze sufficienti, si rinchiusero in Ravenna.

La prima città occupata fu Cividale (Forum Iulii), centro del sistema di fortificazione nord-orientale, ove Alboino lasciò il nipote Gisulfo come duca del Friuli; poi Aquileia, il cui patriarca fuggi con la popolazione a Grado sulle ben difese isole della laguna; e infine, dopo varie città del Veneto e della Lombardia, fu occupata Pavia, che resistette per oltre tre anni, e divenne la capitale del regno longobardo in Italia.

La conquista longobarda fu, a differenza di quelle precedenti, singolarmente violenta e feroce.

I Longobardi non si limitarono a prendere per sé il terzo delle. terre, ma confiscarono i latifondi dei più ricchi proprietari, dei quali moltissimi furono uccisi; furono prese le terre di proprietà dello stato e della Chiesa; furono asserviti, e forse ridotti a vera e propria schiavitù gli Italiani. Anche tutto il vecchio ordinamento politico-amministrativo dei Romani, che le invasioni precedenti avevano rispettato, fu distrutto e sostituito col nuovo sistema dei ducati. A capo dello stato era il re, e sotto il re erano i duchi, cioè i capi dei vari gruppi longobardi che avevano partecipato alla conquista, e ai quali Alboino aveva distribuito le terre conquistate.

I duchi godevano della più ampia autonomia, nonostante che il re cercasse di limitarne il potere, ponendo accanto ad essi un gastaldo, o amministratore del patrimonio regio del ducato.

 RE LONGOBARDI DA ALBOINO A LIUTPRANDO

Alboino non godette a lungo il frutto della sua impresa. Secondo il racconto di Paolo Diacono, la moglie Rosmunda, figlia dell'ucciso re dei Gèpidi, costretta dal re a bere nel cranio del proprio padre, ordì una congiura, e con l'aiuto di Elmichi, fratello di latte del re, uccise nel sonno il marito (573).

Clefi (573-574), duca di Bergamo, successo ad Alboino, fu anch'egli ucciso dopo appena un anno di regno.

I duchi, alla sua morte, non si accordarono nell'elezione del successore, e fecero seguire un interregno di dieci anni (574-584), durante i quali governarono come altrettanti piccoli re nei loro ducati.

Autari (584-590), figlio di Clefi, fu infine proclamato re in seguito a una invasione dei Franchi, alleati coi Bizantini; e, per consolidare la sua posizione, i duchi, gli cedettero la metà dei propri possedimenti fondiari.

Autari assunse il nome romano di Flavio, e mirò a rafforzare l'autorità regia per poter respingere i nemici esterni ed estendere il dominio longobardo anche al resto della penisola. Egli riuscì infatti a respingere più volte i Franchi, ed a giungere sino all'estrema Calabria. Si unì in matrimonio con Teodolinda, figlia del duca di Baviera e cattolica di religione. L'azione di Teodolinda fu abbastanza determinante nella conversione del suo popolo al cattolicesimo.

Agilulfo (590-615), duca di Torino e secondo marito di Teodolinda, riprese il programma di Autari, rafforzando il potere regio, respingendo i nemici esterni ed estendendo il dominio longobardo su altre terre dei Bizantini, fino a minacciare la stessa Roma.

Era allora pontefice Gregorio Magno, il quale, dopo lunghe trattative, riuscì a far concludere una tregua tra Longobardi e Bizantini, e, con l'aiuto della regina Teodolinda, iniziò la conversione dei Longobardi ariani al cattolicesimo.

Nel 603 il figlio del re, Adaloaldo, ricevette il battesimo cattolico nella chiesa di San Giovanni in Monza; e qualche anno più tardi lo stesso re Agilulfo, secondo Paolo Diacono, si sarebbe convertito con tutta la sua corte.

Col favore del re il monaco irlandese Colombano fondò il celebre monastero di Bobbio, che divenne uno dei più attivi centri di vita religiosa e culturale.

Adaloaldo (615-625), ancora tredicenne, successe al padre sotto la reggenza della madre Teodolinda, ma dopo non molto venne assassinato dal cognato Arioaldo, e la madre non tardò a seguire il figlio nella tomba.

Arioaldo (625-636), duca di Torino e marito di Gundeberga (figlia di Teodolinda), fu considerato come un usurpatore, e ritornò, contro l'esempio dei suoi predecessori, all'eresia ariana.

Ròtari (636-652), duca di Brescia, e secondo marito di Gundeberga, continuò la vecchia politica dei re longobardi, rafforzando con energia il potere regio ed estendendo il dominio longobardo sulla Liguria e sulla Sardegna. Egli è inoltre famoso per il suo editto, (643) redatto in latino, ma che, a differenza di quello di Teodorico, pur risentendo del diritto romano, rispecchia ancora gli usi e i costumi germanici (fàida, guidrigildo, ordalia, mundioI ecc.).

I numerosi Longobardi, che si succedettero al trono da Ròtari a Liutprando (652-712) , furono anch'essi più o meno alle prese coi Bizantini, finché fu stretta con l'impero d'Oriente una pace durevole, nella quale il regno longobardo, che fino allora era stato considerato come una usurpazione, ottenne finalmente il proprio riconoscimento.

La pace, naturalmente, favorì il processo di romanizzazione dei Longobardi.

S. BENEDETTO E IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

 Nei tempi più tristi per l'Italia, particolarmente durante la guerra gotica e l'invasione longobarda, il monachesimo contribuì potentemente a mitigare gli orrori, offrendo agli oppressi ed ai perseguitati un sicuro asilo di libertà e di pace.

Fin dai primi tempi del Cristianesimo vi erano stati uomini, che, per desiderio di maggior perfezione, si erano ritirati nei deserti (Libia,Tebaide, ecc.) a condurre vita austera e solitaria (anacoreti, eremiti, monaci, ecc.)

Ma in progresso di tempo costoro, per la necessità di unirsi a celebrare le sacre funzioni, si erano raccolti a vita comune sotto il governo di una « regola » e di un superiore (cenobiti).

In oriente il primo ordinatore del monachesimo fu S. Basilio (sec. IV), la cui regola, secondo l'indole degli orientali, ebbe carattere contemplativo; in occidente fu S. Benedetto da Norcia (sec. V-VI), fondatore del monastero di Montecassino 529), la cui regola, secondo l'indole del mondo romano-germanico, ebbe carattere prevalentemente attivo ed operoso (« ora et labora »).

Egli impose ai monaci, oltre alla preghiera ed allo studio, il lavoro manuale, specialmente l'agricoltura e la trascrizione dei codici, in tempi in cui queste arti erano profondamente neglette. L'Ordine si diffuse rapidamente in tutto l'occidente, come in Italia ( Bobbio, Novalesa, Farfa, Nonàntola, ecc.), in Francia ( Cluny, Tours, Corbia), in Germania (Fulda), ed ebbe una grande influenza morale e sociale sulla vita del Medioevo.

GREGORIO MAGNO E LA CHIESA NEI SECOLI VI E VII

S. Gregorio, al quale la storia aggiunse il titolo di Magno, fu il primo monaco che salisse il soglio pontificio. Nato a Roma verso il 540 da nobilissima famiglia; egli univa alla mente politica dell'antico romano l'ardore e la fede del cristiano.

Dopo aver coperto la carica di prefetto imperiale in Roma, si ridusse a vita contemplativa sul colle Celio, in un monastero benedettino da lui fondato, e, alla morte di Pelagio II, fu contro la sua volontà eletto pontefice.

Il potere temporale della Chiesa si poteva considerare praticamente fondato.

Durante il suo non lungo pontificato (590-604) egli riuscì, con la molteplicità e la vastità delle opere, ad accrescere enormemente la potenza morale e politica della Chiesa, gettando le basi di quel potere temporale, che nel secolo VII sarà riconosciuto anche di diritto.

Potenza morale - S. Gregorio anzitutto affermò la suprema autorità del papato contro le pretese del patriarca di Costantinopoli, che si arrogava il titolo di patriarca ecumènico, cioè universale, e la piena giurisdizione sulle Chiese d'oriente; si preoccupò della diffusione del Cristianesimo in quelle terre dove non era ancora penetrato, inviando veri e propri missionari presso i Visigoti di Spagna, gli Anglo-Sassoni di Bretagna e di Irlanda (monaco Agostino); sistemò ed unificò il rito, introducendo il canto ecclesiastico che da lui si disse gregoriano.

Ma l'opera più importante di Gregorio Magno fu la conversione dei Longobardi, in cui il papa ebbe l'aiuto della regina Teodolinda (p. 48), ciò che contribuì a rendere i barbari più docili verso il papato e più miti verso i Latini.

Potenza politica. - S. Gregorio, per il suo altissimo sentimento della dignità e della supremazia della Chiesa di Roma, si sforzò di conservare la città eterna immune dalla dominazione longobarda, provvedendo alla sua difesa e riuscendo, dopo lunghe trattative, a far concludere una tregua tra Longobardi e Bizantini.

In tal modo, pur riconoscendo ancora il dominio dell'imperatore sul ducato di Roma, egli venne gradatamente a sostituirsi alle autorità bizantine, che venivano meno alle loro funzioni nell'ora del pericolo.

 

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Ultimo aggiornamento: 06-02-10