Steinitz
Una voce isolata in pieno periodo romantico fu quella di
Paulsen, precursore tra l'altro di un sistema nella Difesa Siciliana che la
moderna teoria considera perfettamente valido. Paulsen attribuì alla
configurazione dei Pedoni significato strategico; la posizione riprodotta
sulla scacchiera doveva essere valutata in funzione della struttura assunta
dai Pedoni. Furono proprio le idee di Paulsen a costituire la scintilla di
reazione alla tendenza romantica; infatti sotto l'autorità di Paulsen, i
maestri tedeschi per primi cominciarono ad allontanarsi dai gambetti e ad
adottare impianti tendenti al gioco manovrato. Ma questi impianti, e
segnatamente la Partita Spagnola, certamente non avrebbero conosciuto uno
sviluppo così rapido e vigoroso senza le ampie e appassionate ricerche di una
grande mente razionalizzante, Wilhelm Steinitz, detto il Michelangelo della
scacchiera.
Dopo gli insuccessi di Parigi nel 1867 e di Baden Baden nel
1870, Steinitz, che sino ad allora era stato un seguace della tendenza
romantica, sottopose a severa critica le proprie partite nonché il gioco dei
contemporanei, giungendo alla conclusione che nella maggioranza dei casi il
successo degli attacchi combinativi mediante sacrifici era dovuto
principalmente alla debolezza o all'erroneità del difendente. Steinitz si
convinse che un attacco poteva aver successo soltanto se e quando nella
posizione avversa ria si erano
determinate delle debolezze; da qui le indicazioni di Steinitz, basate sulla
pianificazione delle manovre, lasciando alla combinazione il ruolo di
strumento per concretizzare l'opera posizionale. Si ebbero così una revisione
delle aperture e la formazione di nuovi sistemi. E' significativo che nel
match AnderssenPaulsen del 1877 non venne giocato un sol Gambetto! Il
sacrificio, che presso i romantici era stato un feticcio dominante, venne
attentamente sezionato e analizzato. Steinitz giunse alla conclusione che se
un attacco non è strategicamente fondato, la perdita di un solo Pedone conduce
alla sconfitta. Nelle sue analisi sulle aperture, naturalmente egli contemplò
anche i sacrifici, ma solo quando esisteva una giustificazione posizionale
come la precaria situazione del Re, lo sviluppo arretrato dei pezzi, la spinta
errata dei Pedoni ecc... Steinitz per primo osservò che la copertura di un
arrocco con i Pedoni è tanto più solida, quanto meno mossi sono i Pedoni; le
mosse del tipo h2-h3 sono criticabili; un attacco non motivato su un arrocco i
cui Pedoni non siano stati mai mossi, è più facilmente rintuzzabile, perché il
Re è un pezzo forte; i Pedoni muovendosi lasciano alle spalle case deboli, e
queste nel medio-gioco sono particolarmente pericolose; in finale i Pedoni
spinti prematuramente in
profondità corrono il serio rischio di essere
eliminati; bisogna evitare di subire l'isolamento di un Pedone centrale, anche
se tale Pedone obbliga i pezzi avversari a manovrare in spazio ristretto.
Questi principi di Steinitz trovarono ampia diffusione grazie ai successi
conseguiti dal loro propugnatore a Londra nel 1872, a Vienna nel 1873 e nel
match contro Blackburne nel 1876. Il manuale di Steinitz
The Modern Chess Instructor divenne il libro guida del tempo. Ed è davvero
sintomatico che una mossa come Cg5-h3 nella Difesa dei due Cavalli, così
radicalmente condannata dai critici suggestionati da alcuni successi di
Cigorin, sia stata poi riabilitata da quel genio del nostro tempo che risponde
al nome di Fischer.
Influenza non poca operò l'insegnamento di Steinitz su un giocatore, il cui
nome ha simboleggiato nella storia scacchistica il
Wilhelm Steinitz, the first
official world chess champion was born in Prague in 1836. Born to a Jewish
parents in Bohemia, Steinitz's initial passion was mathematics & he finished his
polytechnic course in Vienna. Steinitz belonged to the Morphy era and was elder
to him by one year. However, he seriously took to chess only after 1862 by which
time Morphy had past his prime!
Steinitz was the first systematic
thinker and opened the doors of scientific approach breaking the game into its
elements and maintaining a thin thread of connectivity between the phases. At a
time when it was considered the only honorable thing is to play for a win right
from the start through violent attack on the opposite king, Steinitz firmly
believed that one should look for such an attack only if he held an advantage.
He was also the first one to emphasis on accumulation of small advantages. He
said when a position is balanced, the relative strengths & weaknesses of both
sides neutralized each other. The correct play by both sides would lead to a
drawn result and when a player succeeds over the other, the ability to exploit
one's strength simultaneously safeguarding his weakness surfaces.
Steinitz emphasized that one has
to search for the combination & believed in its existence & seek to discover it.
If one has searched in vain for 100 times- continue, possibly the advantage that
you think you hold is only an illusion, your valuation may be at fault- prove
them & improve them! But, search diligently, only such a work is rewarded.
The 'Austrian Morphy' as Steinitz
was referred to, was a tremendous match player. His superb fighting qualities &
superior ideas always propelled him to victory. After finishing second to
Zukertort in the London tournament of 1883, Steinitz & Zukertort laid their
claim for an official world championship, which finally took shape in 1886.
Zukertort was a disciple of Andersson and one of the most profound players of
that time (he had almost past his prime in 1886 and as the famous saying goes, "
the first time he lost to Steinitz he was not yet the Zukertort, & the second
time he lost - he was no longer the Zukertort!) and Steinitz himself claimed
that the combination Zukertort played against Blackburn in London 1883 was one
of the most noble combinations conceived over the chess board. In the match of
1886, Zukertort could not find any dent in Steinitz structures and hence could
not devise any combination and went down with the match score reading +10; -5;
=5 in favour of Steinitz. According to Lasker it was the triumph of the greater
thinker over the better player; deep strategist over brilliant talent!
Steinitz held his title till 1894
before losing it to the great psychologist Dr.Emmanuel Lasker. This fell as a
great blow and depression set on Steinitz and he died as a pauper in New York on
June 22, 1900.
passaggio dalla scuola romantica a quella moderna. Si
tratta di un giocatore che all'inizio della sua carriera ben conosceva il
Gambetto Evans e il Gambetto di Re, ma che di colpo dopo il torneo di Londra
del 1883 cambiò radicalmente il proprio stile. Si tratta di Zukertort che,
abbandonati gli impianti con attacchi immediati e diretti sul Re, passò alla
Partita di Donna in generale e al Gambetto di Donna in particolare. Zukertort
intuì certi sistemi moderni posizionali, ma non ebbe la possibilità di
imporli, perché la sua personalità fu soverchiata da quella di Steinitz. E
così il suo nome rimase nella storia scacchistica più che nella teoria delle
aperture.
Wilhelm Steinitz nacque a Praga nel 1836 e fu il primo giocatore
di scacchi ad essere considerato ufficialmente campione del mondo.
In età giovanile si distinse soprattutto negli studi scientifici
e in particolare nella matematica ma ben presto decise di dedicarsi totalmente
agli scacchi.
Al contrario di Morphy, Steinitz non negò mai la sua passione
per il gioco ed anzi è ancora oggi ricordato come uno dei più appassionati
innovatori e cultori della scacchiera.
Steinitz influenzò il mondo scacchistico, forse in modo meno
appassionante e clamoroso di quanto non abbia fatto l’americano, ma sicuramente
in modo più duraturo; molti dei concetti teorici che ancora oggi sono alla base
della tecnica e tattica scacchistica sono dovuti all’infaticabile lavoro di
Steinitz, che vi si dedicò per tutta la vita.
Ecco ciò che Steinitz pensava degli scacchi:
Il gioco degli scacchi non è fatto per i timidi. Richiede
un uomo completo, che non si attenga passivamente a quanto gli è stato
insegnato, ma cerchi con iniziativa personale di approfondirne gli
aspetti. E’ vero che, riguardo agli altri giocatori, io non mi accontento
facilmente e sono pronto alla critica, ma come possiamo non essere critici
quando così spesso sentiamo esprimere opinioni superficiali riguardo alle
posizioni che invece possono essere adeguatamente chiarite soltanto se
analizzate con grande attenzione? Come possiamo non preoccuparci nel
vedere la tranquilla acquiescenza con cui si rimane abbarbicati a tecniche
antiquate semplicemente perché non vogliamo prenderci la briga di cambiare
le nostre comode abitudini? Si, il gioco degli scacchi è difficile,
richiede fatica e seria riflessione, che solo uno studio attento può
soddisfare. Solo una critica spietata può condurre alla meta, ma,
sfortunatamente, molte persone considerano il critico come un nemico,
invece che una guida verso la verità. Nessuno, però, riuscirà mai a
sviarmi dal sentiero della verità.
Eppure anche Wilhelm Steinitz manifestò, verso la fine della sua
carriera e della vita, forme paranoiche e psicotiche.
Secondo Fine il gioco di Steinitz subì una evoluzione dovuta al
cambiamento psicologico che in lui avvenne dopo la conquista del titolo nel
1886.
In Steinitz il rapporto tra personalità e stile
scacchistico è abbastanza semplice e diretto: in gioventù fu uno
spericolato giocatore di gambetti, che vinceva con attacchi audaci e
brillanti combinazioni; ironicamente, le partite da lui giocate in questo
periodo sono tipiche di un modo di giocare erroneamente attribuito a
Morphy. È chiaro che egli spodestava il padre con la forza bruta; ma una
volta divenuto campione, il padre era lui stesso, e doveva difendersi
dagli attacchi dei figli. Di conseguenza il suo stile di gioco subì una
trasformazione radicale e divenne un giocatore difensivo insuperabile. E
come aveva spinto l’attacco alle estreme conseguenze, così fece con la
difesa…
Le manifestazioni di un cedimento psicologico già si potevano
intuire se, come afferma Fine, dopo la conquista del titolo scivolò
"gradualmente verso una specie di complesso del Messia: quasi alla lettera si
sentiva chiamato a redimere i giocatori perduti".
Tutto ciò raggiunse comunque il suo apice negli ultimi anni
della vita quando si convinse di poter rispondere al telefono senza sollevare la
cornetta o di essere capace di muovere i pezzi con il pensiero; celebre è anche
la sua convinzione di poter sfidare e battere Dio stesso a scacchi offrendo un
pedone di vantaggio.
Le due psicosi, di Motrphy e di Steinitz, anche se accomunate
dal sottofondo scacchistico, appaiono diverse.
Morphy scivolò nella paranoia a causa del fatto che gli scacchi
avevano raggiunto nella sua vita un’importanza che egli non voleva dare loro, e
si sentì così smascherato nella sua ricerca di un mezzo di sfogo e regressione.
Steinitz invece manifestò i sintomi più gravi dopo la sconfitta
del 1894 ad opera di Lasker, che gli tolse il titolo mondiale; lui voleva essere
il Re, il "Messia" degli scacchi, e sia l’eccessivo investimento psichico sia il
fatto di non poter più essere ciò per cui aveva vissuto devono aver alterato il
suo equilibrio.
|