morphy

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Paul Morphy nacque il 22 giugno  1837 a New Orleans. Egli apprese il gioco degli scacchi da suo padre all'età di 10 anni. Morphy apparteneva a una famiglia benestante ed ebbe una solida educazione. Si laureò nel 1854. In quel periodo era attratto dagli studi matematici e legali. Naturalmente Naturalmente cresceva anche come buon giocatore negli stessi anni.  Il suo nome divenne famoso nella confraternita degli scacchisti solo in seguito al suo trionfo nell'American Chess Congress del 1857, dove egli sconfisse Louis Paulsen. Da allora in poi egli ottenne solo successi contro avversari americani e l'impressione fu tale che egli fu considerato invincibile.

Morphy allora organizzò un giro in Europa per stabilire là il suo valore e soprattutto per affrontare Staunton. Egli arrivò a Londra nel giugno del 1858 and prima giocò contro Lowenthal e vinse con un buon margine: +9 –3 =2. Morphy allora giocò un match contro Harrwitz dal momento che Staunton evitava di gocare con lui. Egli vinse il match con il punteggio di +5-2=1. Allora giocò un match con Anderssen mentre era chiaro che Staunton stava volontariamente evitando di incontrare Morphy. Morphy vinse l'incontro col punteggio di +7-2=2. Egli tenne anche alcune esibizioni mentre aspettava di giocare con Staunton. Escluso un paio di incontri di consultazione entrambi persi dal suo team, Staunton sempre rifiutò di affrontare un match serio. In aggiunta a ciò Staunton lo ridicolizzava trattandolo come un avventuriero privo di possibilità economiche. Morphy fu intimamente offeso da questo e volle ritornare immediatamente in America per intrapprendere la carriera legale, ma non ottenne la fiducia dei clienti in quel campo. Crollò psichicamente quando una ragazza ricca rispose alla sua proposta di matrimonio dicendo che non intendeva sposare un semplice giocatore di scacchi a "mere chess player". Divenne uno psicotico e non si riprese fino alla morte a New Orleans nel luglio del 1884 all'età di 47 anni.

La comprensione di Morphy dei principi dello sviluppo dei pezzi e la sua strategia in generale fu nettamente superiore a quella dei contemporanei. Egli fu definito come una meteora luminosa "flashing meteor" che segnalò l'avvento di una nuova era.

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L’ultimo dei campioni non ufficiali fu il grande Paul Morphy, che ha attirato su di sé le attenzioni di tutti gli scacchisti ed anche di moltissimi psicologi che analizzarono la sua personalità e la sua breve ma intensa carriera.

Paul Morphy nacque, come già detto, il 22 giugno 1837 a New Orleans.

Morphy imparò a giocare all’età di 10 anni da suo padre, il giudice Alonzo Morphy, e all’età di dodici anni era già il primo giocatore della città.

Nel 1857, quando aveva 20 anni, fu ammesso nell’Ordine degli Avvocati della Luisiana, e decise, dopo tanto studio, una meritata vacanza.

Approfittò dell’occasione per partecipare al 1° congresso Scacchistico di New York, e naturalmente vinse con facilità.

L’anno successivo visitò Parigi e Londra dove incontrò i maggiori scacchisti europei, e li sconfisse, tra i quali Anderssen allora considerato come il migliore del mondo.

Howard Staunton fu l’unico giocatore con il quale Morphy non riuscì a confrontarsi, e gli studi psicologici sul campione americano vedono in questo mancato incontro uno dei momenti cruciali della vita di Morphy.

Come già detto la figura di Paul Morphy è forse la più studiata dell’universo scacchistico anche a livello psicologico.

In questo campo lo studio più conosciuto ed influente è senza dubbio quello di Ernest Jones , Il problema di Paul Morphy, del 1930.

Le analisi di Jones, così come quelle di Fine, si incentrano soporattutto sulla personalità di Morphy e sui momenti cruciali della sua vita agonistica e psichica.

Due figure, secondo Jones, che segnarono la vita di Morphy, in senso negativo, furono quelle di Harrwitz e di Staunton.

Come abbiamo detto Staunton veniva considerato all’epoca come uno dei migliori giocatori del mondo, anche se forse senza merito, ed era per Morphy l’avversario più importante da affrontare.

Howard Staunton tuttavia si rifiutò sempre di incontrare su una scacchiera Paul Morphy, adducendo alle volte le scuse più improbabili: di certo non immaginava le incredibili conseguenze che questo rifiuto avrebbe avuto sulla psiche del campione americano.

Contemporaneamente Staunton continuò a bersagliare di critiche Morphy dalle pagine delle proprie pubblicazioni, sostenendo anche una ormai tramontata superiorità dei giocatori europei sugli americani.

Gli americani naturalmente la pensavano in maniera differente e lo spiega bene lo stesso Jones:

 

E’ facile immaginare le accoglienze che gli furono riservate al suo ritorno a New York, dove al normale entusiasmo si aggiungeva il fervore patriottico. Tutti sentivano che per la prima volta nella storia un americano si era dimostrato nel suo campo non solo alla pari, ma addirittura superiore ai rappresentanti di Paesi di più antica civiltà: grazie a Morphy, la statura della civiltà americana creaceva di un cubito. Alla presenza di un folto pubblico Morphy ricevette nella cappella dell’Università un riconoscimento consistente in una scacchiera con le case in ebano e madreperla e i pezzi in oro e argento; ricevette pure un orologio d’oro che al posto delle ore aveva i vari pezzi degli scacchi a colori.

Dopo il ritorno di Morphy in patria iniziano a verificarsi nella sua personalità le evidenti tracce della decadenza psichica che lo avrebbe accompagnato fino alla morte.

Howard Staunton, in questo Jones e Fine concordano, rappresentava nell’inconscio di Paul Morphy la figura paterna, ed incontrarlo sulla scacchiera e batterlo rappresentava per lui un’importante tappa della propria vita.

Fine a questo proposito ci dice:

 

Staunton era per lui la suprema immagine paterna e per Morphy sconfiggerlo significava mettere alla prova non solo la propria capacità di giocare a scacchi, ma, inconsciamente, anche molte altre cose.Quando Staunton, invece di incontrarlo alla scacchiera, gli lanciò attacchi maliziosi e triviali, il cuore di Morphy cedette ed egli abbandonò il 'cattivo sentiero’ della sua attività scacchistica. Era come se il padre avesse smascherato le sue cattive intenzioni e, per ritorsione, adottasse ora nei suoi confronti questo atteggiamento ostile.

Un’altra particolarità analizzata dagli studiosi della personalità di Paul Morphy è quella del suo atteggiamento verso il gioco degli scacchi, soprattutto dopo le sue strabilianti vittorie.

Il giovane campione americano non accettò mai di considerare gli scacchi come un’attività seria e "professionale", rifiutando in ogni modo l’appellativo di "giocatore di scacchi".

Durante un suo discorso a New York, di ritorno dall’Europa, disse:

 

Gli scacchi non sono mai stati né possono essere che uno svago. Non si dovrebbe indulgere in esso a detrimento di altre e più serie occupazioni, né dovrebbe assorbire o accaparrarsi i pensieri dei suoi adoratori, al contrario, essere tenuto in secondo piano, confinato entro i limiti che gli sono propri. Come puro gioco, come distensione nei duri impegni della vita è degno del massimo elogio.

Fine vede in questo atteggiamento la necessità per Morphy di utilizzare gli scacchi come mezzo per una fissazione che non gli permetta di crescere ed esprimersi come persona.

Morphy imparò a giocare a dieci anni, divenne campione di New Orleans a dodici, campione degli Stati Uniti a venti e campione del mondo a ventuno. Imprese come queste sono state compiute da molti altri dopo di lui, ma esse possono riuscire solo a prezzo di un enorme dispendio di tempo e di fatica; in altre parole, per tutta la sua adolescenza, Morphy deve aver dedicato la maggior parte del proprio tempo al gioco degli scacchi. A quanto risulta, non ebbe mai esperienze sessuali o, tutt’al più, solo occasionali: in questo modo, le normali attività competitivo-sessuali dell’adolescente furono da lui tralasciate in favore degli scacchi. In pratica, quindi, furono questi che lo salvaguardarono dalla psicosi.

Quando cercò di impegnarsi in un’attività "seria", quella legale, l’ambiente intorno a lui favorì ancor di più il suo crollo nervoso e psichico, poiché tutti coloro che l’avevano conosciuto come grande scacchista si rifiutarono di prenderlo sul serio come avvocato.

Il suo passato di scacchista lo danneggiò addirittura nel campo affettivo, peraltro molto limitato, allontanando da lui le attenzioni di una ragazza di New Orleans:

 

…essendosi innamorato di una ricca e bella ragazza di New Orleans, partecipò la cosa a un amico comune affinchè la sottoponesse alla fanciulla in questione; ma la fanciulla scartò l’idea di poter sposare ‘un semplice giocatore di scacchi’ .

La causa, almeno scatenante, della psicosi di Paul Morphy fu, come già detto, l’ostinato rifiuto da parte di Howard Staunton di sfidare l’americano; perché fu così importante, e grave, nella vita di Morphy, questo rifiuto?

 

Abbiamo visto come Staunton dovette rappresentare per lui la super-imago e come Morphy non riuscisse a indurlo ad impegnarsi.[…]

Il temuto padre non solo si tenne alla larga, ma mostrò segni inequivocabili di ostilità. Non essendo riuscito a risolvere come pensava questa aggressività repressa nei confronti del padre (e la paura di quella del padre nei suoi confronti), Morphy la convertì in uno scontro omosessuale amichevole. Staunton lo ferì duramente sotto ciascuno di questi aspetti: lo trattò in maniera tutt’altro che amichevole, anzi in modo addirittura triviale; in pratica lo accusò di essere un avventuriero in cerca di quattrini; e finalmente lo evitò con la scusa di avere cose più serie (cioè più da adulto) di cui occuparsi. Di fronte a queste accuse Morphy soccombette: il coraggio gli venne meno e abbandonò l’infamante carriera di giocatore di scacchi. Fu come se il padre avesse smascherato le sue cattive intenzioni e a sua volta avesse adottato nei suoi confronti un atteggiamento ostile. Quella che gli era sembrata un’innocua e lodevole espressione della propria personalità, veniva ora inquadrata come una realizzazione del più infantile ed ignobile dei suoi desideri: l’impulso inconscio di aggredire sessualmente il padre e mutilarlo, cioè di ‘mattarlo’ nel senso vuoi italiano che persiano del termine.

Resta un’ultima domanda: che ruolo hanno gli scacchi in tutto questo? Hanno gli scacchi contribuito alla psicosi di Morphy?

Sicuramente la causa scatenante della psicosi di Morphy è il rapporto irrisolto con la figura paterna; tuttavia gli scacchi, come rilevato da Fine, costituiscono un’attività che chiama in gioco grandi energie psichiche e nasconde significati inconsci non del tutto studiati (omosessualità latente, uccisione del padre, crescita personale etc) .

Essi furono quindi il modo migliore che Morphy trovò per dare sfogo alla propria energia psichica repressa , e svelano da questo punto di vista un importante ruolo di sublimazione degli istinti inconsci.

Tutto ciò crollò con il trasformarsi del gioco stesso in un’attività troppo seria, che non poteva più nascondere le vere intenzioni di Morphy.

In ogni caso, la gloria e il fascino di Morphy, che lo hanno fatto divenire un simbolo degli scacchi nel mondo, sono anche legati al mistero e all’improvviso scoppio, sia del suo talento sia della sua psicosi.