la scuola sovietica

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Si organizzò allora un torneo pentagonale, cioè con cinque giocatori, in cui, nel 1948, riuscì a vincere Mikhail Botvinnik.

Egli fu il primo vero campione creato dalla cultura sovietica, cultura che dava molta importanza a questo gioco.

Si distinse anche negli studi di ingegneria, che non abbandonò totalmente anche se divenne campione del mondo.

La cultura sovietica, che considerava gli scacchi alla stregua di un’arte, non accettava dagli artisti comportamenti particolarmente eccentrici o fuori dal comune, giustificati dal talento.

Botvinnik rispecchiò questa cultura non manifestando comportamenti fuori dalla norma ma anzi conducendo una vita di studio ed impegno. Egli fu addirittura decorato con l’Ordine di Lenin.

Euwe definì Botvinnik come "il campione più versatile nella storia degli scacchi" fornendone la seguente descrizione:

La maggior parte dei giocatori si sentono a disagio in posizioni difficili, ma Botvinnik sembra divertircisi… Quando i pericoli lo minacciano da tutte le parti e la minima diminuzione di concentrazione può essere fatale, in posizioni che richiedono nervi d’acciaio e intensa concentrazione, Botvinnik è nel suo elemento… Il suo metodo di preparazione di un attacco è molto caratteristico: quando pare che egli sia totalmente sulla difensiva, tenterà pressantemente di sfondare, spesso per mezzo di qualche profonda combinazione. Con rapidità devastante egli è all’attacco, e da campione. Simili sorprendenti cambiamenti sono caratteristici delle sue partite, con l’intera situazione che cambia in un attimo.

Da questo punto la scuola sovietica dominerà letteralmente la scena mondiale, a parte la parentesi di Bobby Fischer, ed ancora oggi vediamo ai vertici giocatori prodotti da quella cultura.

Si può dire che per una buona parte del secolo i Campionati Sovietici siano stati più importanti degli stessi Tornei Interzonali, designanti lo sfidante al titolo.

Molto spesso, specie da parte americana, fu denunciato un ostruzionismo sovietico all’ingresso di nuovi giocatori, non-sovietici, nell’Olimpo scacchistico.

Tra i giocatori sovietici vi fu molta collaborazione tecnica, ed il giocatore che si dimostrava come il più forte in patria veniva da quel momento sostenuto da tutti i propri connazionali.

Noi non possiamo naturalmente dire cose nuove e definitive in merito, ma sicuramente, guardando con attenzione la storia recente non si può negare che il blocco dei sovietici abbia fatto ostruzione, ad esempio con patte piu o meno concordate in tornei importanti, verso gli europei e gli americani.