Il miraggio deI campionato deI mondo è cominciato a
balenare sino dalla fanciullezza a Robert James Fischer, nato il 10 marzo
1943 a Chicago e iniziato dalla sorella Joan, a sei anni, al gioco degli
scacchi. Trasferito poi a Brooklyn, ammesso ancora ragazzo nel celebre
Manhattan Chess Club, egli ha trovato a New York l'ambiente adatto per
accarezzare i suoi sogni e sviluppare il suo enorme talento di giocatore. E
tutta la sua vita è stata protesa ben presto verso il massimo obiettivo: la
conquista deI titolo mondiale.
A soli tredici anni, nel 1956, Fischer partecipava per la
prima volta a un torneo di maestri negli Stati Uniti. L'anno dopo, vinceva
il campionato nazionale libero (open) e quindi ripeteva il successo nel
campionato ufficiale. Nel 1958 entrava (a quindici anni!) nell'elenco dei
grandi maestri, classificandosi quinto al torneo interzonale di Portorose.
Da allora, la sua carriera è stata una ripetizione di successi, fra cui
citiamo anzitutto gli otto campionati statunitensi, il torneo di Mar deI
Plata vinto nel 1960 ex aequo con Spasskij, la vittoria nel torneo di
Stoccolma (1962). La sua ambizione era già così ardente che egli si dolse
moltissimo di essere arrivato solo quarto nel torneo dei candidati di
Curaçao (1962) vinto da Petrosian: data da quel momento la sua polemica con
i grandi maestri russi, da lui accusati di fare «giuoco di squadra» (cioè di
impegnarsi al massimo con gli stranieri e di pareggiare amichevolmente tra
di loro). ln realtà non è ancora maturo: tre punti e mezzo lo dividono dal
vincitore.
Ben presto arriveranno per lui le trionfali rivincite.
Montecarlo e Skopje nel 1967, Nathania e Vinkovci nel
1968 lo vedono primeggiare in maniera superiore. Splendide le vittorie di
Rovigno-Zagabria (1970) e di Palma de Majorca dello stesso anno: in quest'ultimo
torneo è la sua volta di lasciare a tre punti e mezzo di distanza il secondo
classificato, Geller. Nel 1971 la selezione per il campionato deI mondo lo
oppose a Taimanov (battuto a Vancouver per 6 a zero); a Larsen (sconfitto
con lo stesso schiacciante punteggio a Denver) e infine a Petrosian, che
dopo una vigorosa resistenza iniziale soccombeva, a Buenos Aires, per 6,5
a 2,5. Era libera così la via per il confronto finale col detentore deI
titolo mondiale, Boris Spasskij.
Tuttavia il «match deI secolo », (così venne prontamente
definita la sfida) è stato in forse sino all'ultimo momento. Molta
pubblicità è stata fatta alle pretese di Fischer, ed invero si è assistito
al singolare fenomeno di un incontro per il titolo mondiale combattuto non
già alle condizioni volute dal detentore, ma a quelle fissate dallo
sfidante. Fischer ha ottenuto che la «borsa » complessiva dell'incontro
fosse portata a 138 mila dollari: ha scartato una dopo l'altra varie
località proposte (notoriamente i suoi favori andavano a Buenos Aires, che i
russi non gradivano): ha fatto fallire i grandi sforzi e sacrifici
affrontati da Belgrado e dalla federazione scacchistica jugoslava, che
avevano preparata un'organizzazione grandiosa, e finalmente si è risolto ad
accettare Reykjavik, dove dopo altri contrattempi il match ha avuto inizio
l'11 luglio.
Capricci da prima donna? Non si pub liquidare cosi in
poche parole sprezzanti il comportamento deI campione americano.
Fischer si considera un artista professionista, anzi
(sono parole sue) il solo autentico professionista degli scacchi; impone (lo
ha sempre fatto) certe condizioni di ambiente, di illuminazione, di
tranquillità al solo scopo di dare, quando giuoca, il meglio di se stesso.
Né va dimenticata un'altra sua caratteristica biografica, che spiega molti
lati della sua psicologia. Fischer non ha avuto maestri, è sostanzialmente
un grandissimo campione autodidatta: la consapevolezza di non dovere nulla a
nessuno lo condiziona nell'atteggiamento e nelle richieste. Un eccezionale
talento naturale, uno studio incessante e un'applicazione ferrea hanno fatto
di lui un degnissimo successore di Lasker, di Capablanca, di Alekhine. Molto
deve essergli perdonato, perché per la popolarità deI giuoco degli scacchi
egli ha fatto moltissimo. Nell'epoca dei mass-media, egli li ha
validamente sfruttati, comparendo molte volte alla televisione ad illustrare
il suo pensiero: ma si inalbera se le telecamere o le macchine
cinematografiche lo riprendono a sua insaputa o, peggio, contro la sua
volontà. Gli incidenti di Reykjavik sono stati quasi tutti provocati
dall'aver trascurato la particolare mentalità deI giovane americano.
Unico momento di gloria scacchistica per l’Occidente fu l’ascesa
di Bobby Fischer ai piu alti gradi del gioco.
Egli rappresentò, specie dopo il suo incontro con Spassky nel
1972, un punto di rottura con il passato per tutto il mondo scacchistico.
Da Fischer in poi il giocatore divenne "professionista",
dedicandosi quasi esclusivamente al gioco nella sua vita.
Prima di Fischer i precedenti campioni avevano tutti trovato
altri interessi in importanti settori: insegnamento, avvocatura, scienza etc.
Bobby Fischer dichiarò fin dall’adolescenza di non avere altro
interesse al di fuori degli scacchi, e mantenne questa "vocazione" esclusiva per
tutta la carriera.
Altro motivo di rottura, anche se temporanea, con il passato, è
l’interruzione che finalmente si riuscì dare alla dominazione sovietica dei
vertici scacchistici; dopo Botvinnik, campione dal 1948, fino al 1972, anno
della vittoria di Fischer, solo giocatori sovietici si erano alternati al
titolo.
Con l’incontro tra Fischer e Spassky si propose anche sulla
scacchiera l’opposizione politica e militare tra Occidente e blocco sovietico,
sublimando nel gioco le tensioni della Guerra Fredda.
Bobby Fischer nasce a Chicago il 9 marzo 1943, figlio di un
fisico tedesco e di una svizzera; la sua infanzia non fu felice poiché i suoi
genitori si separarono quando aveva l’età di due anni, ed egli in pratica non
conobbe mai il padre.
Amche con la madre i rapporti non furono dei più felici e ben
presto si guastarono e si interruppero del tutto.
Molta della sua infanzia la passerà davanti ad una scacchiera o
in compagnia della sorella Joan.
Imparò a giocare all’età di sei anni e da allora gli scacchi
sostituirono in lui ogni rapporto umano: con gli amici, con la famiglia, con le
donne etc.
Fin da questa piccola età egli si rese conto che questo gioco
sarebbe diventato la ragione della sua esistenza e ben presto abbandonò lo
studio delle altre discipline per dedicarvisi completamente.
Meritò subito una scarsa, per non dire nulla, accettazione della
sconfitta, ritenendosi, anche se a quel tempo non ne aveva ragione, ben
superiore a qualunque suo avversario.
La sua passione e il suo impegno diedero i primi grandi frutti
nel 1956 quando all’età di tredici anni vinse il Campionato degli Stati Uniti, e
da allora venne considerato uno dei maggiori maestri del mondo.
Si impose anche in molti tornei internazionali attestandosi ai
vertici scacchistici ed attirando l’attenzione su di sé anche per le stravaganze
del suo carattere.
La prima cosa che salta all’occhio è la sicurezza nei propri
mezzi e la mancanza assoluta di incertezze, almeno nelle dichiarazioni, sul
fatto che un giorno sarebbe divenuto campione del mondo.
Tuttavia l’eccessiva concentrazione sul proprio Io ostacolò i
suoi rapporti con le altre persone; nota è la sua avversione verso le donne, e
più volte rifiutò di partecipare a tornei in cui erano presenti delle
giocatrici.
Fine ricorda che l’unica donna il cui nome sia stato accostato a
quello di Fischer fu una misteriosa signora Grumette di Los Angeles, molto più
grande di lui; è facile, in chiave psicanalitica, vedere in questa figura una
sostituzione della figura materna, distaccatasi da Bobby.
La figura paterna , secondo Fine, è sostituita nella vita di
Fischer dalla sua conversione alla setta Worldwide Church of God, una sorta di
mescolanza tra giudaismo vetero-testamentario e fondamentalismo avventista.
Tra l’altro chiede l’osservanza della dieta ebraica e del
Sabato.
Il padre non conosciuto sarebbe così sostituito da un Dio a cui
fare riferimento.
Tutte le ansie, le preoccupazioni, le frustrazioni, trovano in
Bobby Fischer una sola ed unica valvola di sfogo: gli scacchi.
Passano 29 anni
Bobby
Fischer: il mito nell'anonimo online
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Ex campione del
mondo di scacchi, rimasto imbattuto, ricompare. Ma il suo è un nick
anonimo che gioca con un gran maestro britannico. Dalla rete segnali di
vita di un mito del mondo scacchistico |
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11/09/01 -
News
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Londra - L'eccitazione è alle stelle per tutti gli scacchisti:
Bobby Fischer, campione del mondo di scacchi rimasto imbattuto e scomparso
dalla circolazione dopo la conquista del titolo, ha dato un segno di vita
via internet. O almeno questo è quello che crede il gran maestro britannico
Nigel Short, una delle menti scacchistiche più apprezzate di questi anni.
Stando a quanto riportato dal Sunday Telegraph di Londra, infatti,
Nigel Short ha dichiarato che nel corso dell'ultimo anno ha giocato contro
Fischer via internet almeno 50 partite.
Short, che nel 1993 tentò l'assalto al campionato del mondo perdendo però
contro Garry Kasparov, ritiene di essere convinto che il giocatore con cui
ha combattuto tanti match sia proprio Fischer, sebbene abbia ammesso di non
averne la sicurezza, in quanto lo "sconosciuto giocatore" non avrebbe mai
ammesso la sua identità, trincerandosi dietro un nickname. Ma la "prova"
sarebbe in una domanda rivolta da Short al suo sconosciuto amico, una
domanda su Armando Acevedo, grande giocatore messicano. Short avrebbe
chiesto "al nickname" se conoscesse Acevedo e la risposta sarebbe stata
fornita immediatamente: "Siegen 1970". Proprio nel 1970 e proprio a Siegen,
Fischer sconfisse Acevedo alle Olimpiadi di scacchi...
L'eccitazione di Short è al massimo, come ammette lui stesso: "Sono sicuro
al 99 per cento di aver giocato con la leggenda degli scacchi. È
assolutamente eccitante". Ed è di grande interesse che quello che è
considerato forse il più grande giocatore della storia si sia fatto "vivo"
proprio via internet.
Nei primi match combattuti contro il suo avversario, Short ha perso 8 a 0,
lui che può vantare 6 partite alla pari con l'ex campione del mondo Garry
Kasparov. Secondo Short, Fischer a 58 anni è ancora il più forte di tutti. E
sebbene non sappia se dopo le sue dichiarazioni giocherà di nuovo con
Fischer, Short ha dichiarato che quelle partite "sono per me quello che una
sinfonia inedita di Mozart rappresenterebbe per un amante della musica".
Per
capire la leggenda che circonda Fischer occorre tornare al 1972, in piena
guerra fredda, quando l'allora giovanissimo campione americano, neppure
30enne, sconfisse il campione del mondo sovietico, Boris Spassky. Fu un
campionato pieno di sorprese, dettate dalla personalità assolutamente
eccentrica di Fischer che disertò diversi match, accusò l'avversario di
avergli schierato contro un mago (a cui replicò con un fachiro) e via
elencando. Da quel match che tenne il mondo in sospeso, sul quale pendeva la
responsabilità di uno scontro USA-URSS su una scacchiera, venne tratto anche
un ottimo film. Nonostante le condizioni sfavorevoli Fischer vinse il match,
salvo poi sparire e fare rarissime apparizioni, senza mai partecipare ai più
importanti tornei internazionali. Nel 1992 Fischer riapparve per vincere di
nuovo contro Spassky in Serbia in una celebrazione del 20ennale della loro
sfida, salvo poi scomparire di nuovo.
Di lui si è detto tutto: che fosse convinto che i sovietici l'avrebbero
ucciso, che fosse tossicodipendente, che vivesse in un bunker e ora si narra
che viva in Giappone. Per il momento parrebbe che la sua dimora sia
internet.
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