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Il ventesimo secolo ha sicuramente segnato una svolta nella storia scacchistica in quanto si è verificato un proliferare di tornei e competizioni mai riscontrato nelle poche precedenti; questa rinnovata attenzione verso gli scacchi ha naturalmente stimolato lo sviluppo di un gran numero di giocatori di alto livello.
Mentre durante il medioevo e le epoche successive si avevano pochi grandi astri che restano ancor oggi nell’immaginario collettivo, nell’ultimo secolo sono moltissime le personalità che hanno segnato la storia degli scacchi.
Finora abbiamo esaminato le figure di molti campioni del mondo ma crediamo che per rendere più completa la nostra rassegna sia opportuno soffermarci anche su qualche "campione" minore.
Akiba Rubinstein, polacco (1882-1961), ebbe una vita molto travagliata.
Egli raggiunse l’apice della carriera nel 1912 quando vinse in cinque mesi ben cinque tornei: San Sebastiano, Breslavia, Pistyan, Varsavia e Vilna.
Avrebbe dovuto battersi contro il campione mondiale Lasker nel 1914 ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rese impossibile l’incontro.
Nel 1925 spartì con Nimzowitsch il primo posto nel torneo di Marienbad e da quel momento in poi la sua carriera conobbe un lento ma inesorabile declino.
Rubinstein è forse una delle figure, al di fuori dei campioni del mondo, ha più di altre ha concentrato su di sé le attenzioni, sia per il suo gioco, sia per la propria storia personale.
Nel 1949 fu nominato Grande Maestro Internazionale dalla FIDE.
Aaron Nimzowitsch, lettone (1886- 1935), è stato un grandissimo teorico egli scacchi e molti suoi scritti sono ancora oggi considerati dei "classici".
Die Blockade, Mein System e Die Praxis meines System, sono testi classici della letteratura scacchistica ed espongono le teorie innovative e personali di Nimzowitsch, che fecero da base alla scuola "ipermoderna".
Egli fu naturalmente anche un grande giocatore, temuto anche dai campioni del mondo, e tra i suoi successi ricordiamo quelli di Copenhagen (1923), Marienbad (1925) e Londra (1927).
Xavier Tartakower, russo naturalizzato francese (1887-1956), è ricordato per le sue qualità di studioso, ed anch’egli appartenne alla scuola ipermoderna.
Si laureò in Giurisprudenza a Vienna nel 1909, e tra i suoi scritti possiamo menzionare Die Neuromantische Schach, Die Hypermoderne Schachpartie, Modern Schachpartie, Indisch; grazie ai suoi studi e alla sua personalità egli godette di grande popolarità in Europa e si segnalò anche con le vittorie a Vienna (1923), Varsavia(1935) e Venezia(1947).
L’ultima figura che vogliamo citare è quella di Evfim Dmitrievic Bogolijubov, russo naturalizzato tedesco (1889-1952); fu un grandissimo giocatore e la sua grandezza risentì solo della contemporanea presenza di Alechin sulla scena mondiale.
Egli vinse addirittura trentaquattro tornei, dal 1921 al 1951.
Nel 1929 e nel 1934 perse per due volte un match mondiale contro il campione del mondo Alechin, riuscendo tuttavia a combattere in modo onorevole (+5 –11 =9 nel primo match e +3 –8 =15 nel match del 1934)
Bogolijubov ebbe gravi problemi dopo la fine del secondo conflitto mondiale poiché, avendo richiesto la cittadinanza tedesca, fu accusato di simpatie naziste.
Queste accuse rallentarono anche la sua nomina a Grande Maestro che arrivò infatti solo nel 1951.