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Adolf Anderssen fu un giocatore molto brillante. Professore di matematica e di lingua tedesca nell'università di Breslau, Anderssen prese gli scacchi più seriamente dopo il suo trionfo nel grande torneo di Londra del 1851. Egli amava profondamente il gioco degli scacchi, vi si dedicava completamente e lavorò senza posa per raggiungere un livello di distinzione. Il suo amore per il gioco fu così profondo che rifiutò di sposarsi per paura che la sua concentrazione potesse venire sviata. Nato il 6 luglio 1818, egli fu avviato agli scacchi da suo padre all'età di nove anni. Egli praticò il gioco costantemente durante il suo tempo libero, mentre progrediva negli studi. Durante il periodo della sua formazione Anderssen mostrò particolare interesse per la composizione di problemi scacchistici, che ebbero notevole influenza sulla formazione del suo stile in seguito. Spesso si può notare che le sue partite hanno un finale simile a un problema di scacchi. Talvolta egli trascurò delle tranquille conclusioni o delle mosse strategicamente corrette per delle conclusioni stravaganti che deliziavano i suoi fans. Dopo la sua vittoria a Londra del 1851, Anderssen fu considerato campione del mondo senza corona e conservò tale titolo virtuale fino al 1870, quando Morphy fu considerato il più grande, e non senza ragione. La vittoria di Anderssen nel torneo di Baden-Baden può essere considerato come un grandissimo risultato. A quel torneo partecipò anche il futuro campione del mondo Wilham Steinitz. Anderssen soffriva di una malformazione al pericardio e il dolore era tanto acuto che egli desiderava che la sua ine giungesse rapidamente. Egli morì il 13 marzo 1878. Una lunga processione seguì il suo feretro che era decorato con fiori e corone di alloro giunte da Berlino, Leipzig, Stettin, Vienna e da molte altre città. Sid Packard nel suo bellissimo libro intitolato ‘Master of Attack’, scrisse “the laurels will be green forever like the honorable remembrance of our immortalized, who earned an estate in the history of chess and who forever secured a place in the hearts of all true friends of this noble recreation of the mind".
Anderssen,A - Dufresne 1.e4 e5 2.Nf3 Nc6 3.Bc4 Bc5 4.b4 Bxb4 5.c3 Ba5 6.d4 exd4 7.00 d3?! 8.Qb3 Qf6 9.e5 Qg6 10.Re1 Nge7 11.Ba3 b5? 11...a6 preparing b5 was better. Blacks intention of this sacrifice is mainly to develop his bishop on the long diagonal 12.Qxb5 Rb8 13.Qa4 Bb6 14.Nbd2 Bb7 15.Ne4 Qf5? Lasker suggested 15...d2; 16.Ned2 OO; with some what better chances, for e.g.., 17.Be7 Ne7; 18.Qd7!? Nf5; 19.e6 Rbd8; 20.ef7 Kh8; 21.Re8 Rde8; 22.fe8=Q Qe8; 23.Qe8 Re8 and though white still retains his extra pawn, black should have enough play with his bishop pair. 16.Bxd3 Qh5
Come abbiamo accennato, il torneo del 1851, fu l’ultimo dell’attività di Staunton, ma segnò anche l’entrata in scena di Adolph Anderssen, figura senz’altro più serena e positiva. rispetto a quella di Staunton. All’epoca del torneo di Londra Anderssen aveva 33 anni ed era professore di matematica al Friedrich Gymnasium di Breslavia; i suoi unici interessi furono l’insegnamento e gli scacchi. Egli fu negli scacchi l’esatto opposto di Staunton: mentre il britannico era tanto aggressivo nella vita quanto prudente e poco brillante sulla scacchiera, così Anderssen sfoderava sulla scacchiera tutta la fantasia ed i sacrifici più azzardati. Due sue partite, che sono ormai considerate mitiche, la "Sempreverde" giocata contro Dufresne nel 1852 e l’"Immortale" giocata nel 1851 contro Kieseritzky, confermano proprio questa inclinazione all’attacco tipica di Anderssen. Tuttavia egli non fu mai particolarmente traumatizzato dalle sconfitte che dovette subire in carriera, mostrando un equilibrio non comune a questi livelli di agonismo. L'impostazione del gioco posizionale iniziata con Philidor fu interrotta con Anderssen, il vincitore dello storico torneo di Londra del 1851. Anderssen era un fautore del gioco intraprendente, già preconizzato da Greco, e pertanto la sua vittoria in quello che è considerato il primo torneo della storia scacchistica, fu un potente stimolo per riproporre i sistemi del gioco di attacco. Né la grossa sconfitta subita da Anderssen nel 1858 ad opera di Morphy significo un arresto di questa riscoperta dei giochi aperti, perché Morphy contribui proprio a precisare l'importanza di certi fattori del gioco aperto; mentre infatti in Anderssen lo spazio era al servizio della strategia - onde una tendenza ad aprire e occupare le linee - in Morphy era lo sviluppo, e quindi la precisa funzione attribuita ai pezzi in apertura, a collocarsi al servizio della strategia. Si ebbe cosi una revisione delle aperture, con l'esaltazione di quelle che assicuravano maggiore dinamicità di gioco. Conseguentemente al Nero venne proposto il contrattacco in sostituzione della difesa. La strategia metodica di Staunton, che era stato il più quotato giocatore sino all'avvento di Anderssen, venne relegata in secondo piano; andò invece sempre più affermandosi la tendenza all'avventura combinativa, per altro già presente alcuni lustri prima in Deschapelles e Kieseritzky. Modello da imitare divennero la « Immortale » e la « Sempreverde »; da ciò un'espansione del Gambetto di Re e del Gambetto Evans per il Bianco, mentre per il Nero sorse il grande momento della Difesa dei due Cavalli. L'attacco brillante contro il Re condotto in modo eroico, con una girandola di brillanti e inattesi sacrifici, senza tener conto dei pericoli derivanti dal contrattacco avversario, andava naturalmente a scapito della sana impostazione strategica; basta ricordare, una fra tutte, l'apparizione della Variante Steinitz nella Partita Viennese! La mossa spettacolare divenne la pennellata d'obbligo senza della quale la partita non era considerata degna di essere inc1usa nelle antologie. Il periodo caratterizzato da questa tendenza al sacrificio che doveva stupire per profondità e rischiosità è detto romantico. Romantici furono Lowental, Dubois, Hampe, Kolisch, Mackenzie, Steinitz prima maniera, Cigorin e tanti altri.
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